I numeri della Sinistra reale

Il governo italiano è, al momento nelle mani della Destra reale, che notoriamente sta distruggendo la scuola e compiendo una serie di malefatte.

Opporsi sarebbe quindi un dovere sacrosanto.

Solo che l’opposizione è tutta occupata dalla Sinistra reale, che si divide in due parti: quella condannata a vita alla povertà e quella dove esiste almeno qualche speranza di fare un po’ di soldi. Che poi, non si sa perché, la prima viene chiamata radicale dai media e la seconda moderata.

Entrambe le Sinistre, comunque, hanno tra le loro principali attività la produzione di rituali in cui si cammina con pezzi di carta o di stoffa in mano per le strade di alcune città, segnatamente quelle di Roma.

Ai processionanti, si richiede di recitare a voce molto alta alcuni mantra ritmati, di saltellare, suonare fischietti e compiere altri gesti analoghi a quelli che si fanno allo stadio o nel corso di pranzi matrimoniali particolarmente beceri.

Finita la passeggiata, si danno i Numeri, nella speranza che siano talmente iperbolici da finire per un minuto e tre secondi al telegiornale della sera, tra l’invito del Papa a riflettere sulla bontà della bontà e la sfilata di moda a Milano.

Non sono sempre d’accordo con Roberto Massari; ma nella Flatlandia della Sinistra reale, è una persona tridimensionale, che riflette da una vita sul mondo e l’umanità, e anziché dedicarsi alla ricerca di trucchi per impossessarsi della testa dei cortei, si è veramente occupato di marxismo, sociologia,  filosofia, psicanalisi e  tante altre cose. Date un’occhiata al sito della sua casa editrice.

Roberto ha scritto questo piccolo testo sui meccanismi con cui si danno, appunto, i Numeri. 


TORNANO I CONTI O CORNANO I TONTI?

Grazie alla grande manifestazione del Pd di ieri (25 ottobre) posso concludere la mia tenace ricostruzione veritiera delle cifre degli ultimi cortei contro i falsificatori di ogni genere. Chi ha avuto la pazienza di seguirmi in queste ultime settimane, è pregato di fare un ultimo sforzo perché ormai siamo vicini al raggiungimento di un criterio di verità. E’ la verità delle proporzioni e dei confronti matematici.

Mi spiego. I due cortei principali che hanno composto la grande manifestazione di ieri del PD sono confluiti dentro un contenitore celebre, che non consente di ingannare sulla sua capacità numerica. Il Circo Massimo contiene al suo stracolmo 300.000 persone. Non si scappa. 72.000 metri quadrati, calcolando (criterio del Viminale) 4 persone al metro quadro (che ci vanno un po’ strettine), fa 288.000 persone. Chè con quelli fuori e sopra il Circo e con un arrotondamento favorevole, si potrebbe arrivare alla cifra di circa 300.000.

Ma così tanti non erano ieri quelli Pd, perché non stavano così stretti e non debordavano sulle strade limitrofe, come invece accadde a marzo 2002, quando i manifestanti chiamati da Cofferati arrivavano anche alla Fao/inizio delle Terme di Caracalla, da un lato, e lungotevere/Bocca della Verità dall’altro (più quelli raccolti intorno al monumento di Mazzini, più quelli che ancora non erano arrivati).

Cofferati e soci dissero 3 milioni, io ho sempre accettato per quieto vivere il milione, ma la Questura ci ricorda saggiamente che erano sui 6-700.000. Bene, rettifico la mia stima di allora troppo positiva e mi conservo questa valutazione come una cifra preziosa, che può servire da pietra di paragone nel futuro.

Quelli del Pd, ieri, erano molto meno della metà di quelli di Cofferati nel 2002. Erano per l’appunto circa 200.000 (cifra ineccepibile data anche dalla Questura). Gli organizzatori e Veltroni hanno detto 2 milioni e mezzo e a sinistra nessuno ha osato contraddirli (Manifesto e Liberazione non avrebbero potuto farlo neanche se avessero voluto viste le loro menzogne sui cortei precedenti). A destra si stanno sbellicando dalle risate.

Antonella ed io che ci siamo trovati a fare andata e ritorno Orte-Roma con la A1 (per l’assemblea antirazzista), abbiamo visto sull’autostrada un paio di pullman all’andata e 5-6 al ritorno. Molto poco in giro per Roma. Se ci fosse stato uno spostamento di 2,5 milioni di persone (che, andando a braccio e senza guardare i dati statistici, mi pare grosso modo l’intera popolazione dell’Emilia), e fosse stata quindi una delle più grandi migrazioni interne della storia italica, qualche pulmino in più avremmo dovuto vederlo.

I Romani che non abitano fra il Colosseo e l’Aventino, si sono accorti veramente di questo spostamento biblico, equivalente a metà dell’Urbe e delle sue periferie? Pare di no.

Ordunque – come diceva Totò, che qui potrebbe farci veramente scompisciare dal ridere – possiamo risalire dal primo corteo di questo ottobre così manifestaiolo e vedere di arrivare ai 200.000 racchiusi nel contenitore di ieri. E scusatemi se mi ripeto.

Corteo antirazzista del 4 ottobre. Eravamo circa 8-10.000 (più 8 che 10mila). Cioè il doppio del corteo per il Libano del 30 settembre 2006, quando fummo 4-5.000. Purtroppo la Questura ci ha voluto regalare inspiegabilmente un 5-6.000 manifestanti in più, dicendo 15.000. Ciò ha messo in difficoltà gli organizzatori (tutti, meno il sottoscritto) che non se la sono sentita di smentire la Questura al ribasso.

E’ stata così sprecata un’ottima occasione per dare un segnale di sincerità controcorrente, abbassando la cifra della Questura, invece di moltiplicarla come è consuetudine. si è detto quindi 15.000, anche se io mi sono dissociato in piazza, subito, e il giorno dopo, per iscritto, dicendo la vera verità: eravamo 8-10.000, più 8 che 10mila. Vi è stata quindi una moltiplicazione per 1,5 che, però, è un po’ comprensibile, essendo stata indotta dalla Questura per ragioni che ignoro.

Corteo arcobaleno/Prc dell’11 ottobre. Erano il doppio del corteo antirazzista e la stessa quantità del corteo antiBush del 9 giugno 2007 (quando Bernocchi sparò 100-150.000). Quindi erano 20.000 circa (come ha detto anche la Questura, regalando sempre qualcosa, come ormai fa da tempo). Gli organizzatori, invece, hanno sparato 300.000 (pari all’invasione dei metalmeccanici negli anni ’70, da me più volte citata). Moltiplicazione per 15.

Corteo dei sindacati detti "di base" del 17 ottobre.
Erano 5-6 volte il corteo arcobaleno. Quindi 100.000 o poco più. Bernocchi ha prima moltiplicato per 3 (dal palco), poi, visto che in quel modo avrebbe ridicolizzato il calcolo di Rifondazione che s’era inventata la stessa cifra per l’11 (la sproporzione l’avrebbe vista anche chi non avesse voluto guardare), ha acconsentito a moltiplicare per 4-4,5, sparando la cifra inverosimile di 500.000.

Corteo del PD del 25 ottobre. Erano chiaramente il doppio del corto dei sindacati di base e quindi 200.000. Ma Veltroni non ha temuto di sfiorare il ridicolo, dicendo 2milioni e mezzo, quindi moltiplicando per 12-12,5.

Corteo della Cgil per la scuola del 30 ottobre. Il corteo deve ancora svolgersi. Ma chi mi ha seguito fin qui potrebbe già da ora indicare quanti saranno in piazza secondo gli organizzatori e quanti realmente. Il problema è solo nel moltiplicatore che si deciderà di adottare:

x 1,5 come il corteo antirazzista?

x 15 come il corteo arcobaleno/Prc?

x 4-4,5 come Bernocchi del 9 giugno 2007 e dello scorso 17 ottobre? (è probabile, però, che, trattandosi della Cgil, Bernocchi questa volta dividerà per due, come fece il 30 settembre 2006 per il Libano e il 4 ottobre scorso per noi).

x per 12-12,5 come Veltroni?

Oppure si batterà ogni record, superando la soglia del x 15 che Rifondazione ha usato quest’anno, ma aveva usato anche il 20 ottobre dello scorso anno, quando 60-70.000 persone diventarono miracolosamente 1 milione?

A chi mi dovesse chiedere perché uno come me, che ha tante altre cose da fare (casa editrice, Utopia rossa, Fondazione Guevara, due figli, libri da scrivere, guadagnarsi da vivere e un orto da coltivare) perde tempo con questa storia dei numeri, risponderò sinteticamente: perché è una questione etica. Sì, etica: quella cosa strana che lo stalinismo fece scomparire brutalmente dal movimento operaio e che ormai è diventata ancor più importante del programma politico che ciascuno di noi proclama a viva voce di difendere o di respingere. Senza un ritorno di massa dell’etica (pura e senza aggettivi) siamo/sono tutti miseri fuscelli in balìa della bufera mediatica che soffia sempre più forte dall’ultratrionfante società dello spettacolo.

Que viva Zapata
  que viva Che Guevara
y hasta la victoria siempre!!!

Roberto Massari

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84 Responses to I numeri della Sinistra reale

  1. sapevo anch’io che la capienza del circo Massimo era più o meno questa, e vorrei sottolineare che dalle mie parti sono “migrati a Roma” i nullafacenti…. i lavoratori, i padri di famiglia etc sono rimasti, appunto, a lavorare, per non perdere soldi preziosi in questi tempi di magra… e la constatazione ti proviene da una un po’ più a sinistra del pd, che trema per se’ e per il proprio futuro…

  2. PinoMamet says:

    Abitavo a Roma al tempo della morte del papa, della quale si disse che fece in pratica raddoppiare la popolazione della città (tre milioni di persone in più?)

    Non so se la cosa fosse vera, probabilmente era esagerata; comunque il casino era fin troppo evidente, prendere la metro un incubo ecc. ecc.

    (almeno dove stavo io).

    Perciò, tutto sommato, mi sembra che Veltroni abbia esagerato di un bel po'; tendenza però non solo della Sinistra, ma anche della Destra.

    Ciao!

  3. utente anonimo says:

    Perchè sarebbe colpa di Stalin?

    Lenin ridicolizzò l’etica nella teoria oltre che nella prassi e, soprattutto, Marx pone chiaramente la questione dell’etica di parte come unica etica possibile.

    Quindi, per un marxista, non può esistere richiamo a verità o etica oggettive; per cui se Veltroni dice che c’erano 2,5 milioni di persone, quella deve essere la verità di parte della sinistra (latu senso) e opporvisi è un errore politico (e quindi etico).

    Oppure buttiamo a mare Marx e ricominciamo a fare sul serio. Anzi, ricominciate, che io ad essere di sinistra non riesco neppure volendo.

    Francesco

  4. kelebek says:

    Per PinoMamet n. 2

    Ovviamente anche la Destra esagera.

    Ma il problema per me è la totale inutilità di questa forma rituale di opposizione, che richiede poi la menzogna per giustificarsi.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    C’è chi si limita a sventolare fazzoletti ai cortei e c’è chi si limita a battere i tasti su un blog…

    Chissà chi ottiene i risultati più efficaci.

    Rock & Troll

  6. irSardina says:

    “…al telegiornale della sera, tra l’invito del Papa a riflettere sulla bontà della bontà e la sfilata di moda a Milano.”

    Miguel hai dimenticato i servizi degli inviati all’estero sui cagnolini della regina Elisabetta e sui brufoli della Bruni.

    Vista la definizione che dai della Sinistra reale mi domando se ci sarà una Rivolta Cromatica…

    Sardina

  7. kelebek says:

    Per Rock & Troll n. 5

    Infatti, è proprio così ed è proprio lì il punto.

    Prendiamo la riforma della scuola.

    Ne sono vittime quasi tutti gli italiani, cioè chiunque abbia o avrà un parente che riceve o dà lezioni a scuola.

    Una forza incredibile, a pensarci.

    Ora, ricordiamoci un attimo a cosa doveva servire tradizionalmente uno sciopero: far pagare un prezzo tale al datore di lavoro da convincerlo che gli conveniva, economicamente, concedere un aumento di stipendio (o altro).

    Occorre fare qualcosa di simile anche nel caso della scuola. Cioè convincere gli attuali “padroni” d’Italia che far passare la riforma costerà di più a loro, personalmente, che ritirare la riforma.

    Come si può fare? Per dire, se chiunque abbia a che fare con la scuola, a prescindere dalle sue idee politiche, firmasse un impegno a non acquistare prodotti Fininvest finché non viene ritirata la riforma.

    E’ solo un esempio che butto lì; ma se centinaia di migliaia di persone si mettessero a pensare creativamente a tutti i modi di danneggiare concretamente non lo Stato, non i cittadini, ma i governanti e i consiglieri della riforma, potrebbero trovare innumerevoli azioni molto più brillanti da compiere. Parlo ovviamente di azioni perfettamente lecite.

    Invece i dirigenti sindacali e politici riescono solo a escogitare i soliti scioperi da sempre fallimentari, pagati di tasca dagli insegnanti e che fanno imbufalire le famiglie. Sapendo in partenza che falliranno.

    E lo fanno perché sono abituati così, perché è una cosa su cui hanno il controllo; e poi giustificano questo rituale con il ricorso ai numeri, e quando i numeri non ci sono, li falsificano.

    Miguel Martinez

  8. irSardina says:

    “Come si può fare? Per dire, se chiunque abbia a che fare con la scuola, a prescindere dalle sue idee politiche, firmasse un impegno a non acquistare prodotti Fininvest finché non viene ritirata la riforma.”

    Bella idea! Però mi ricordo la prima volta che ha vinto la Destra immaginaria: circolava una fola metropolitana secondo cui se non si fosse votato per lui non si sarebbero potute più vedere i canali fininvest! Conosco almeno tre persone che ci hanno creduto…

    Ricordati, quindi, che hanno in ostaggio Elisa di Rivombrosa!

    Sardina

  9. utente anonimo says:

    Allora, facciamo un pò di pulizia della scadente propaganda che di solito non circola in questo posto?

    1) la destra non sta distruggendo affatto la scuola (anche perchè quello che sopravvive ai sindacati degli insegnanti e alla ritualità delle occupazioni deve essere molto coriaceo).

    2) il governo campa di VOTI ricevuti dagli elettori. sarebbe interessante sapere cosa pensano della riforma delle elementari e dei tagli ai lauereifici (pardon, università) detti elettori. magari si scopre che Berlusconi che si sta suicidando politicamente, magari che il popolo italiano è, in maggioranza, con lui anche su questo punto.

    3) acquistare prodotti Fininvest … cosa intendi? le tesserine Mediaset Premium per vedere le partite?

    Miguel, riposati se ti vengono da scrivere certe cose!

    Con affetto

    Francesco

  10. utente anonimo says:

    Mmm…

    Il Circo massimo, leggo, ospitava 250-270.000 spettatori.

    Naturalmente all’epoca non si stava dentro la pista, a meno di non voler finire sotto una biga. Per cui è ragionevole pensare che al giorno d’oggi ce ne stiano – diciamo settecentomila?

    Il discorso di fondo, comunque, non è sbagliato. Del resto, se Tizio la spara grossa è normale che Caio tenti di fare altrettanto. La propaganda è tutto :-)

    Z.

  11. utente anonimo says:

    Però non so bene come fosse la struttura all’epoca dei Romani sicché è evidente che la mia stima è grossolana.

    Z.

  12. utente anonimo says:

    – Ora, ricordiamoci un attimo a cosa doveva servire tradizionalmente uno sciopero: far pagare un prezzo tale al datore di lavoro da convincerlo che gli conveniva, economicamente, concedere un aumento di stipendio (o altro).

    Occorre fare qualcosa di simile anche nel caso della scuola. —

    Ma così si accetta quel principio capitalista, che riduce persino il lavoro a una merce vendibile e contrattabile!! :-)

    In quanto a boicottare i prodotti Fininvest, la vedo dura anch’io.

    E non credo che la stragrande maggioranza degli italiani abbiano voglia di disdire da un giorno all’altro il proprio contratto con Mediolanum Assicurazioni, o farsi la lista di tutti i prodotti pubblicizzati sulle reti Mediaset per non comprarli (e temo che a farlo seriamente, si rischierebbe la morte per fame).

    Comunque faccio i miei complimenti a Miguel, che risponde in maniera cortese ed esaustiva persino a un palese mezzo-troll! :-)

    Rock & Troll

  13. controlL says:

    Sulla scuola, per le inferiori, io vedo solo tagli spacciati per riforme. Sull’università non ho ben capito qual è l’oggetto del contendere. Cosa vogliono davvero. Privatizzarla? Non ce la faranno. Ai privati non interessa. Chiuderla in gran parte? Sono matti. L’università dà ricetto a tanti che non andranno a lavorare, come potrebbero?, ma se li ritroveranno per strada.

    “Il lavoro è merce” è dato di fatto capitalista, ma principio teorico marxista. Chi dice che è un diritto, abolisce tutta l’analisi marxista del capitalismo, una bazzecola così.

    Qual è l’etica liberale? Questa?:

    La rivoluzione dopo la sconfitta subita nel 1848 e 1849, a prepararsi in

    dare il decisivo assalto ai Principi d’Italia, si ha servito dei due grandi

    Corifei delle scelleragini, cioè Lord Palmerston e Cavour; il primo dalla

    sua tribuna, ed il secondo dalla Camera di Torino, sono stati indefessi a

    lanciare parole d’ignominia contro i diversi Governi Italiani, accusandoli

    di tirannia, d’inciviltà, d’insufficienza. La stampa prezzolata a quindici

    centesimi la linea, come ci confessa un Deputalo, (2) echeggiando alle

    bugiarde assertive dei due Caporioni della setta e dei loro satelliti, cercò

    sempre persuadere gl’incauti essere quei detti non altro che evangelio.

    Rovesciati per opera di queste mine i Troni d’Italia; avendo contribuito

    a questo sfacelo del dritto pubblico, di molto i miracoli dell’Oro

    Piemontese, come ci assicura quell’anima candida di Farini, rimase in

    gozzo ai rivoluzionari

    2) Petruccelli della Gattina

    9

    il Trono Pontificale, al quale abbenchè tolto molte puntelle, pure non

    cadde, perché ha per custode e vindice Gesù Cristo che lo edificò.1 Non

    per questo cessarono di sperare; ma veduto che la speranza gl’illudeva, si

    posero l’animo in pace; riponendo l’opera nel tempo, e nel soccorso dei

    suoi potenti allegati Quello però che li affanna e che più li tormenta,

    facendoli sbalzare da letto anche nelle ore che la notte divide, è la

    permanenza di FRANCESCO II in Roma, dal quale, come essi dicono:

    partendo l’idea incoraggiatrice degl’insorgenti del Regno di Napoli,

    l’unità Italiana non può effettuarsi!..!!

    Queste parole se non venissero dette dal Massari, (1) noi avressimo

    riso di cuore, ma perché profferite da un pater patriae, le prendiamo nel

    serio per ismentirlo in altro luogo, e dichiararlo calunniatore

    I rivoluzionari benché trovato nel Trono del Papato un frutto da non

    potersi inghiottire, per non morirne, come saviamente fa riflettere un

    luminare Francese, (2) benché fatta ogni prattica per allontanarsi il Re

    delle due Sicilie d’innanzi agli occhi, sempre già infruttuosa, pure non si

    sono scoraggiati di rendere schiava interamente

    (1) Relazione sulla legge del così detto Brigantaggio.

    (2) Tiers

    10

    l’Italia, con l’intervento della menzogna, unico mezzo che gli rimane.

    Se si ricordassero, che l’opera degli empi deve perire; e che se Iddio

    permette una qualche volta, i popoli venir trascinati nelP inganno per

    intrigo del mendacio, non permette però che la vittoria duri,

    smetterebbero ogni idea di unità ed abbandonerebbero l’inganno e la

    menzogna, perché la sola via che mena alla tranquillità, al benessere ed al

    compimento della Giustizia è quella del vero.

    Nei consecutivi capitoli noi andremo esaminando le menzogne di

    maggior rilievo, tralasciando le minori, che con bronzina fronte si sono

    pronunciate da Lord Palmerston e dai suoi seguaci a danno della Chiesa,

    e dei Sovrani d’Italia, ed in conseguenza a rovina dell’Italia medesima.

    Daremo principio col dimostrare: che la rivoluzione in Italia è stata

    cosmopolita e non Italiana; e che i Principi spodestati sono scesi

    momentaneamente dai loro troni per opera del Piemonte, e non per

    volontà dei popoli, come si vuole sostenere.

    Roma e le menzogne parlamentari nelle camere de’ comuni di Londra e di Torino pel cav. Teodoro Salzillo, Malta, 1863

    p

  14. aureolo says:

    non credo che la stragrande maggioranza degli italiani abbiano “voglia di disdire da un giorno all’altro il proprio contratto con Mediolanum Assicurazioni, o farsi la lista di tutti i prodotti pubblicizzati sulle reti Mediaset per non comprarli (e temo che a farlo seriamente, si rischierebbe la morte per fame)”

    Invece è facilissimo: basta comprare le cose che costano meno. Io, da squattrinato precario, mi rifornisco in una nota catena di supermercati e compro solo le cose che hanno il marchio (si fa per dire) di questo supermercato: la birra di marca birra, la mozzarella di marca mozzarella e così via. E con 20 euro ci mangio una settimana. Facile, no?

    E, vi dirò, la mozzarella di marca mozzarella 62 centesimi per 125 g) è molto più buona di quella che, a parità di peso, costa anche due volte tanto solo perché l’azienda che la produce deve ripagarsi i soldi della pubblicità. Per mangiare occore la bocca, non gli occhi.

  15. utente anonimo says:

    “1) la destra non sta distruggendo affatto la scuola (anche perchè quello che sopravvive ai sindacati degli insegnanti e alla ritualità delle occupazioni deve essere molto coriaceo). ”

    La scuola non so, ma è comunque in demolizione da qualche decennio. L’università, invece, è a rischio estinzione. Chi ne parla come di un “laureificio” dovrebbe girare per legge con oggetti enormi non dico dove. La questione è stata peraltro liquidata splendidamente da P.

    “2) il governo campa di VOTI ricevuti dagli elettori.”

    Per quanto non sono un gran sostenitore della nostra squinternata democrazia parlamentare, mi preme correggere questo punto. Il principio di tale sistema politico non è che la maggioranza comanda, punto; dovrebbe invece avere la responsabilità di decidere in seguito ad un confronto dialettico con le opposizioni. Il fatto che ciò non succeda da anni manco per sbaglio mi porta a credere che meglio sarebbe lasciar perdere le elezioni, e sostituirle con un pacifico lancio di moneta.

    E.M.

  16. utente anonimo says:

    Aureolo,

    – Io, da squattrinato precario, mi rifornisco in una nota catena di supermercati e compro solo le cose che hanno il marchio (si fa per dire) di questo supermercato: la birra di marca birra, la mozzarella di marca mozzarella e così via. —

    Io faccio la spesa alla Coop, che è piena di prodotti gialli senza marchio (quelli a cui ti riferisci tu), ma non sono i prodotti “del” supermercato. Quelli costano di più ;-)

    Ah, per inciso: la birra “birra” è praticamente acqua, riuscendo ad essere persino più sgradevole al gusto delle birre italiani uso Peroni o Moretti, che già non sono il massimo. Non solo, non ci riesci a fare nemmeno le frittelle.

    Non parliamo poi di alcuni succhi di frutta della stessa casa, e degli additivi dichiarati (tremo al pensiero di quelli non dichiarati :-) ).

    Detto questo, davvero credi che si possano seriamente boicottare i prodotti pubblicizzati su Mediaset? Certo è possibile farlo per ripicca, per togliersi uno sfizio, ma sei davvero convinto che sia possibile in questo modo colpire Berlusconi? non ricordi che ci ha già provato Eco, e che l’iniziativa è naufragata miseramente?

    Ahimè, temo si debbano studiare altre strade. Che poi è il senso del commento di Miguel, il quale mi pare avesse preso questa proposta solo come esempio…

    Z.

  17. utente anonimo says:

    Se l’università italiana è nello stato descritto da p. chiuderla diventa imperativo etico

    e poco cale del destino degli sfaccendati in essa racchiusi: vi è gran copia di immigrati che dimostrano che lavoro ce n’è, a cercarlo e a volerlo fare

    poi giova ricordare che molte università da’ privati furono e sono fondate e sostenute, opera buona è vagliare il grano dalla gramigna

    saluti

    Francesco

  18. aureolo says:

    Z., anche il mio era solo un esempio.

    Volevo solo dire che a volte una protesta seria può essere fatta semplicemente mutando leggermente la prospettiva usuale con cui di solito si vedono le cose.

    Rovescio i termini della questione: secondo te, se veramente tutti smettessero di comprare prodotti pubblicizzati (e non solo da Mediaset) – e smettessero di farlo solo perché capirebbero che non conviene – credi davvero che le industrie e le aziende investirebbero ancora in pubblicità?

    Il problema non è Berlusconi; lui è solo una delle molte facce – forse la più evidente, ma non certo l’unica – del problema. Il problema è il mondo della finanza che si basa sulla schizofrenia; e il problema è che il nostro sistema economico si basa su questo mondo schizofrenico.

    Riandare all’essenza delle cose (fuor di metafora: assaporare il cibo con il senso del gusto, non con quello della vista) è quanto di più destabilizzante possa capitare a questo sistema che di stabile non ha più nulla (e finalmente qualcuno sembra essersene accorto).

    Sì, io credo che senza la pubblicità che istiga ai finanziamenti privati per avere un televisore più grande, senza le banche, senza l’inganno delle Borse, senza il denaro fittizio e INESISTENTE che in esse circola e su cui esse si basano, senza l’ideologia del ‘benessere’ – che poi vuol dire consumo -, dello sviluppo e della crescita a tutti i costi qualcosa si possa ottenere in vista di una vita leggermente migliore.

    Lo so, non do soluzioni. Ma, per ora, io sono ‘costretto’ alla vita ‘alternativa’ che conduco, lontano il più possibile da banche, borsa e pubblicità (e, no, non sono un bamboccione), e non me ne lamento, anzi. (Chissà cos’è poi che tutti i 40enni o 50enni attuali rimpiangono di quand’erano giovani: io credo sia proprio il tipo di vita che conduco io)

    (Per quanto riguarda la birra “birra”, io me ne devo accontentare quelle volte che me la permetto. Però le mozzarelle son davvero buone ;-)

  19. mariak says:

    A volte mi chiedo a quale sinistra io appartenga, mi sono interrogata proprio come ha fatto Massari e per lo stesso motivo: amor di verità:-).

  20. utente anonimo says:

    Aureolo,

    – Rovescio i termini della questione: secondo te, se veramente tutti smettessero di comprare prodotti pubblicizzati (e non solo da Mediaset) – e smettessero di farlo solo perché capirebbero che non conviene – credi davvero che le industrie e le aziende investirebbero ancora in pubblicità? —

    Probabilmente no. Il fatto è che non succederà. E’ un po’ come se dicessi: se tutti i ladri smettessero di rubare e gli spacciatori di spacciare, come farebbe il governo a giustificare la polizia? Farebbe molta fatica, nel migliore dei casi (infatti, quando è cessato il proibizionismo, hanno dovuto dichiarare la “guerra alla droga”).

    Ma tanto non succederà, e il problema non si pone.

    Per il resto ti capisco benissimo… sul gusto hai ragione da vendere… però, diamine, tutto ma la birra “birra” no! Piuttosto bevo acqua! ;-))

    Z.

  21. utente anonimo says:

    Francesco,

    capisco che ti tocca difendere il governo, e capisco che ti è toccato il post 17 che è sfortunato per definizione…

    però, via, qui si esagera :-))

    Z.

  22. aureolo says:

    –E’ un po’ come se dicessi: se tutti i ladri smettessero di rubare e gli spacciatori di spacciare, come farebbe il governo a giustificare la polizia?–

    Eh no, non è la stessa cosa. Perché la percezione dei due fenomeni è diversa. Prova a chiedere a qualcuno:

    a) ti fa piacere che ti rubino la macchina? Ovviamente la risposta sarà NO

    b) ti fa piacere pagare 5 lo stesso panettone che tu paghi 10 solo perché viene pubblicizzato? Ovviamente la risposta sarà SI’

    Tutti vorrebbero pagare la metà di quello che pagano per avere un bene identico. E io credo che non sia molto difficile colegare l’aumento dei prezzi con la spesa pubblicitaria. Chissà che questa crisi non renda consapevoli di questa semplice dinamica le persone che ancora non hanno fatto questo ragionamento (e molte c’erano già arrivate anche prima che io nascessi, 25 anni fa), e che contribuisca in questo modo a far cambiare il sistema economico assurdo in cui ci troviamo a dover (per ora) sguazzare.

  23. kelebek says:

    Un po’ per tutti.

    1) Chiaramente, mi rivolgo a chi è contro la doppia riforma di scuola e università. Chi è già a favore, non ha bisogno di trovare strategie per combatterla. Diverso è il discorso di “p”, che vede oltre lo scontro immediato, ovviamente.

    2) La riforma è un’azione di forza contro milioni di persone.

    3) Per reagire, si possono scegliere due strade:

    a) quella della recita teatrale (passeggiate, scioperi che danneggiano solo chi li fa e fanno imbufalire le famiglie, occupazioni che tolgono più ore di lezione di quelle che toglierebbe la riforma, ecc.)

    b) quella dell’azione di forza contro gli aggressori

    4) Gli aggressori se ne fregano – giustamente – della recita teatrale, per lo stesso motivo per cui la siccità se ne frega delle processioni dei contadini con la statua della Madonna delle Piogge.

    5) Quindi occorre un’azione di forza (ovviamente entro i limiti della legalità).

    6) Per fare un’azione di forza, occorre identificare avversari precisi, estensori della riforma, eventuali interessi economici, ecc. e far pagare loro un prezzo (ripeto, entro i limiti della legalità) tale da costringerli a ritirare o modificare radicalmente la riforma.

    Non è detto che si possa vincere; ma fare teatro non è nemmeno provarci.

    Predico bene e razzolo male, ma credo di averne il diritto. Tra i teatranti ci sono centinaia di migliaia di persone più direttamente interessate di me e con più possibilità di accedere direttamente alle informazioni che consentono di identificare la controparte umana e sociale.

    Non spetta quindi a me fare proposte concrete, che andrebbero valutate di volta in volta secondo i rapporti di forza.

    Miguel Martinez

  24. utente anonimo says:

    Z.

    non credo di essere molto favorevole al governo.

    Ha speso tempo e risorse degli italiani invece di chiudere Alitalia e basta. Fortuna che ci stanno pensando i sindacati ma la responsabilità del governo resta.

    Ha scelto la strada facile dei tagli orizzontali invece di chiudere le chiaviche e premiare i meritevoli per paura delle reazioni “locali”.

    Sta cedendo sulla sacrosanta legge elettorale per le Europee.

    Insomma, fortuna che sono uno del popolo bue e mi fanno contnto con Ronaldinho e Beckham, sennò scendevo in piazza a protestare!

    Ciao

    Francesco

  25. abdannur says:

    Miguel, un boicottaggio economico significativo implica un larghissimo consenso sociale, e dunque un’adesione rilevante. Oggi il consenso è invece atomizzato, categoriale, episodico. E’ necessaria una socializzazione del dissenso, che non può che configurarsi come un radicamento ed un’interazione, quasi un’inculturazione.

    Sul fronte della scuola potrebbe combattersi una lotta decisiva, sulla strada della privatizzazione del reale. E’ però necessario uno scarto quasi antropologico, oltre il dominio del Grande Flusso. La resistenza va studiata in questi termini, altrimenti l’alternativa resta tra una manifestazione estemporanea ed un boicottaggio ultraminoritario.

  26. kelebek says:

    Per Abdannur n. 25

    Bella riflessione.

    Miguel Martinez

  27. utente anonimo says:

    “Oggi il consenso è invece atomizzato, categoriale, episodico.”

    cribbio, mica starai parlando delle elezioni? è una vita che litigo coi miei amici democristiani per il loro disprezzo per le elezioni e la loro mania del consenso di gruppo, ideologico, a prescindere, organizzato. E ultraminoritario, perchè a votare vanno molti di più di quelli che fanno politica (anche nei gloriosi anni ’50)

    Francesco

  28. kelebek says:

    Sull’atomizzazione del consenso oggi, nessun dubbio.

    Il problema è che – se si vuole combattere contro la riforma Gelmini – occorre cercare una maniera di mobilitare il consenso atomizzato. E non si fa con le passeggiate.

    Esistono modelli di mobilitazione atomizzata efficaci nel mondo anglosassone. Che magari non condivido culturalmente, ma funzionano.

    Tipicamente, si tratta di concentrare le teste di centinaia di persone (non le gambe di migliaia) per creare una quantità gigantesca di problemi a poche decine di persone, accuratamente selezionate.

    Cento lettere al giorno a ogni piccolo quotidiano, soprattutto locale, che osi non schierarsi contro la riforma; cento telefonate al deputato eletto localmente – di qualunque partito sia – perché si impegni per cambiare la legge; cento denunce al giorno contro il singolo promotore della riforma per ogni abuso d’ufficio e illecito immaginabile; cento persone a manifestare ogni giorno davanti alla villetta abusiva costruita dallo zio del ministro che ha voluto la riforma; cento persone che la mattina chiamano durante la lettura dei quotidiani alla Rai, e così via…

    Miguel Martinez

  29. p,

    mapperò non lo so, per dire, Antropologia di sicuro non gli interessa, Chimica però magari sì.

    (oddio, in realtà nella peggiore delle ipotesi gli interessa anche Antropologia, che senza antropologi finiscono a invadere i paesi con le guide turistiche, eccetera)

    Erika

  30. Dalle riprese aeree comunque pure a me i veltroniani mi erano sembrati un duecentomila.

    E due anni fa per il Libano mi pare lo dissi su fu il mio blog che eravamo di meno.

    Ad ogni modo.

    Questa cosa delle proteste mirate mi lascia perplessa.

    Cioè mi sembra un po’ come contrastare l’erosione delle coste tirando sassi mirati in acqua.

    Non che non lo farei, peggio delle bloggate e delle processioni non sarà, intendiamoci.

    Erika

  31. utente anonimo says:

    Kel

    abbiamo il permesso di agire anche noi favorevoli alla riforma o in quanto Servi del Male dobbiamo astenerci?

    Francesco

  32. RitvanShehi says:

    >Kel abbiamo il permesso di agire anche noi favorevoli alla riforma o in quanto Servi del Male dobbiamo astenerci? Francesco< Per favore, però, almeno voi Bieki Servi Del Male:-) non mandate avanti greggi di bambini indottrinati a dovere e con cartelli “I Love Gelmini” appesi al collo:-). Sai, quando la strumentalizzazione infantile viene fatta A Fin Di Bene e dai Paladini Del Bene Universale è una cosa, qualora lo faceste vosotros sarebbe un’altra:-).

  33. utente anonimo says:

    Pensavo di inondare le caselle di posta di centri sociali e facoltà di scienze politiche con missive minacciose tipo “Andate a lavorare” e “Lavatevi”.

    Francesco

  34. utente anonimo says:

    Caro Ritvan,

    mi sono reso conto di avere una cosa in comune con Miguel.

    Entrambi rivendichiamo come nostro diritto individuale e non soggetto al beneplacito della maggioranza qualcosa.

    Lui il diritto dei musulmani di avere delle moschee in cui pregare, io quello di poter scegliere la scuola dei miei figli liberamente (cioè senza doverla pagare due volte).

    Bel problema questo contrasto tra principi liberali e pratica democratica.

    Francesco

  35. PinoMamet says:

    Ho paura di non riuscire a seguirti.

    Che i musulmani possano avere dei luoghi di culto, non è un diritto personale di Miguel, ma un diritto sancito dalla nostra Costituzione;

    che tu possa mandare i figli alla scuola che preferisci pure;

    non so se la paghi due volte, ma non credo che dovrebbe essere così e sono al tuo fianco nella lotta, kompagno :-)

    Metti uno che li volesse mandare, i figli, a una qualche scuola di indirizzo islamico; gliela chiudono pure, con pretesti di vario tipo (le finestre sono di un centimetro troppo strette, il timbro sul documento è un po’ in diagonale, mi è sembrato di vedere un gatto).

    Come non essere d’accordo con voi?

    Libera scuola in libero stato, certo; e se tu rivendichi il diritto a non pagare due volte l’istruzione dei tuoi figli, io rivendico il diritto di non pagare coi miei soldi, che finiscono nel calderone di quelli pubblici, l’istruzione privata dei figli di qualcun altro.

    Se la paghino da soli: è privata, vorrà pur dire qualcosa, no?

    Vedi che andiamo d’accordo?

    :-)

    Ciao!!

  36. kelebek says:

    Per Francesco n. 31

    La tua legittima domanda andrebbe rivolta, non a un blog che non ti censura mai, ma al:

    - ministero degli interni

    - la questura della tua città

    - l’ufficio permessi del tuo comune

    Miguel Martinez

  37. falecius says:

    Francesco: la questione è interessante. Naturalmente io sostengo il diritto di frequentare scuole private, se si vuole, e di aprirne, senza troppe limitazioni. Cosa che in Italia è una delle libertà che esistono e che non mi risultano messe in discussione praticamente da nessuno.

    La questione del “pagare due volte” invece, dipende in realtà dai punti di vista.

    Provo a chiarire il mio con un esempio. In Italia ci sono le strade (pubbliche) e le autostrade, gestite da una società che mi sembra sia a partecipazione statale, ma comunque a fini di lucro. Le strade sono finanziate dalle tasse di tutti.

    Se tu scegli, per ragioni comprensibili, di prendere l’autostrada, chiederesti di non pagare le tasse per la strada statale perché “paghi due volte”?

  38. utente anonimo says:

    A me interessava sottolineare come un diritto individuale legittimo possa essere conculcato dall’oppressione della maggioranza.

    E quanto più detta oppressione è giustificata con argomentazioni di bassissima demagogia, tanto più da fastidio. E’ il forte che si fa pure beffe del debole a cui sta facendo un torto.

    Saluti

    Francesco

  39. kelebek says:

    Per Francesco n. 38

    Ma se Berlusconi ha la maggioranza; e se ci aggiungo pure Veltroni che per me è molto simile, siamo al 100% dei parlamentari :-)

    Miguel Martinez

  40. utente anonimo says:

    Francesco,

    – Lui il diritto dei musulmani di avere delle moschee in cui pregare, io quello di poter scegliere la scuola dei miei figli liberamente (cioè senza doverla pagare due volte). —

    Tu non paghi due volte la scuola dei tuoi figli, Francè :-) Tu paghi con le imposte l’istruzione pubblica, poi sei liberissimo

    Con le mie il Comune finanzia – ad esempio – le piste ciclabili e le infrastrutture dei trasporti pubblici di cui io non usufruisco perché giro sempre e solo in scooter, piovessero anche meteore.

    Non è che per questo ho diritto a farmi sgravare dalle imposte i soldi spesi per la ciclabile, per il famigerato CIVIS, per i parcheggi in centro, per le panchine nel parco su cui non siedo mai, per i cartelli alla fermata dell’autobus che non prendo mai.

    Ah, e non mi restituiscono nemmeno i soldini perché non ho bisogno del bagnino al mare (a nuotare me la cavo piuttosto bene, e visto che non è mai una tettona bionda uso Pamela a che serve?)

    Z.

  41. utente anonimo says:

    Francesco,

    – non credo di essere molto favorevole al governo. —

    Massì, massì, alla fine rinnoverai il tuo voto allo stesso schieramento.

    E come dici giustamente tu, l’urna conta molto di più della piazza, della chiacchiera o delle assemblee di ogni segno e colore :-)

    Z.

  42. RitvanShehi says:

    >La questione del “pagare due volte” invece, dipende in realtà dai punti di vista.

    Provo a chiarire il mio con un esempio. In Italia ci sono le strade (pubbliche) e le autostrade, gestite da una società che mi sembra sia a partecipazione statale, ma comunque a fini di lucro. Le strade sono finanziate dalle tasse di tutti.

    Se tu scegli, per ragioni comprensibili, di prendere l’autostrada, chiederesti di non pagare le tasse per la strada statale perché “paghi due volte”?falecius< Caro Falecius, non mi sembra che – costituzionalmente parlando – il diritto all’istruzione e quello a un viaggio comodo e veloce in auto siano messi sullo stesso piano. Io credo che il diritto all’istruzione sia, invece, più equiparabile a quello alla salute. Nell’ambito di quest’ultimo, esistono strutture PRIVATE ma CONVENZIONATE, in cui se ti ricoveri, fai le analisi ecc.- in alternativa alle strutture pubbliche – lo Stato TI RIMBORSA e così non paghi 2 volte.
    Perché non si potrebbe fare lo stesso anche con le scuole private? Ah, già, perché nella Costituzione Italiana Democratica, Antifascista, Nata Dalla Resistenza, ecc., ecc. sta scritto (grassetto mio-ndr.):

    Articolo 33.

    …….

    Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

    P.S. x Francesco.

    Certo che a suo tempo, infilando quel malizioso paragrafo, i Padri Costituenti Kompagni hanno voluto giocare un pesante scherzo ai Padri Costituenti vicini alle “scuole dei preti”:-). Non sarebbe il caso che tu, caro Francesco, pregassi gentilmente il Berlusca di far abrogare quell’ ormai anacronistico paragrafo costituzionale?

  43. RitvanShehi says:

    ERRATA CORRIGE al mio #42

    In realtà lo Stato non rimborsa il cittadino che usufruisce delle prestazioni sanitarie presso strutture private convenzionate: il cittadino non paga (o paga solo il ticket, a seconda) e lo Stato rimborsa la struttura.

    Giusto per la precisione, poiché la sostanza non cambia.

  44. PinoMamet says:

    In teoria non cambia, carissimo Ritvan, in teoria;

    nella pratica, credo che con la differenza tra il rimborso passato dallo Stato e il costo effettivo della prestazione erogata al cittadino si possano fare tante cose :-) ; ma questo esula.

    C’è da dire che si reggono benissimo entrambi gli esempi; funziona il paragone con la Sanità, che fai tu, quanto il paragone con altre tasse che il cittadino paga pur non usufruendo dei servizi correlati, che fa Z.

    Due visioni diverse di Stato, che in Italia convivono: è qui il problema.

    A complicare la situazione, ci sono altre due distinzioni importantissime in Italia:

    quella tra teoria e pratica, alla quale ho già accennato, e quella tra legge e escamotage per superarla:

    per esempio, nonostante sia scritto in maniera chiarissima anche a uno sbracato dal gommone ;-) che la scuola privata è senza oneri per lo Stato, mi risulta (ma chiedo conferme ai più informati) che poi questi oneri lo Stato, per dirla tutta, li cacci eccome, per le scuole e le università dei pretacci ;-)

    Evidentemente la lingua italiana non è la stessa per tutti, e c’è chi riesce a intendere “senza oneri” come se significasse proprio il contrario.

    Logico quindi che qualunque proposta per togliere il paragrafo (più che anacronistico, lo definirei incoerente, a questo punto) si scontrerà con l’opposizione di chi lo vede come unico residuo margine al completo sfascio dell’istruzione pubblica.

    Da notare che da parte governativa si levano lamentele contro le università “diplomifici” e quelle “minuscole”;

    ma sotto sotto, pare di capire, lo si fa per dare via libera ad altri diplomifici minuscoli, gestiti però da amici.

    Infatti, anche l’opposizione ce l’ha con i “diplomifici”.

    Ciao!!

  45. PinoMamet says:

    Errata corrige:

    “sbarcato”, non “sbracato”!

    :-))

  46. controlL says:

    Si potrebbe iniziare a pensare e agire diversamente già per le cose che si fanno di solito, prima d’inventarsi altro. Per esempio, assentarsi da scuola e manifestare non sono necessarie l’una all’altra. Ci si assenta ma non si manifesta, e si lascia la piazza ai soliti carrieristi politici. Destri o sinistri che siano. Che si contino. Dal quantitativo “eravamo in tanti” al qualitativo “io non c’ero”. Ai ragazzi suggerirei di studiarsi uno sciopero da manuale dei precari americani dell’ups fatto nel ‘97. Ha più di dieci anni ormai. I mezzi per cambiare modo d’agire ci sono. Non c’è ancora la testa. Tanto più se ci si lascia intruppare alla testa di personaggi come lo “studente di cinquant’anni” o quelli di blocco studentesco dall’altra parte.p

  47. paniscus says:

    per p. , n.46:

    quale sarebbe esattamente il significato politico e di protesta nell’assentarsi da scuola e basta, senza nemmeno manifestare? Intendi dire che lo starsene a casa a dormire – come del resto, nei periodi più vivaci di agitazione, l’80% degli studenti fa, passata la sbornia dei primi due giorni – abbia una valenza di impegno sociale visibile? Magari in fabbrica sì, ma a scuola perché mai?

    Lisa

  48. falecius says:

    “il diritto all’istruzione e quello a un viaggio comodo e veloce in auto siano messi sullo stesso piano.”

    No, infatti. Era un esempio per evitare un discorso lungo.

    Ma a me pare che la sanità sia finanziata anche dalla tassazione generale, non solo dai ticket. Poi tu ne sai più di me, ho la fortuna di non aver mai dovuto avere troppo a che fare con problemi medici.

  49. falecius says:

    Pino, quando nel ’97 ci furono i primi finanziamenti (non mi ricordo in che forma) alle scuole private, io ero in prima superiore, e partecipai con convinzione alle agitazioni (del tutto inutili, ma vabbé, ci avevamo provato).

    Ricordo bene però che l’argomento che avevo sentito usare per giustificare costituzionalmente i finanziamenti era di questo tipo: uno studente alla scuola pubblica costa allo stato un tot. Il rimborso per uno studente alla privata costa tot meno-X. Su quella X lo Stato ha un risparmio, quindi agevolare che gli studenti vadano alle private si tradurrebbe in un minor onere complessivo.

  50. falecius says:

    Per Ritvan. Lo stato il diritto alla studio lo garantisce. A tutti. Attraverso la scuola pubblica, finanziata (attualmente) dalla tassazione generale.

    Quello che lo Stato non garantisce (ancora) è la libertà di scelta a pari costo. Tuttavia, una scuola privata i cui costi siano interamente coperti dallo Stato (cioè dalla tassazione generale) che rimborsa le prestazioni (da vedere poi in che forma) sarebbe a tutti gli effetti una scuola statale, cioè finanziata dallo Stato. E come tale dovrebbe rispettare certi criteri anche ed almeno di indirizzo educativo generale, credo.

    Non sarebbe “privata” nel senso che avrebbe per fine la realizzazione di un utile (perlopiù non lo sono nemmeno nella realtà, direi, “diplomifici” a parte), perché se così fosse, si avrebbe un aiuto di Stato :) ad una impresa in contrasto con le normative europee :) a Tutela del Libero Mercato e della Libera Concorrenza.

  51. controlL says:

    Credo che dormire sarebbe più efficace di manifestare. E romperebbe schemi ripetitivi. Io già vedo le solite polemiche e i soliti giochetti montati più o meno ad arte. Tenersi in contatto con computer e telefonini e rendersi invisibili a chiunque li voglia, per qualunque scopo, visibili. Visibile sarà solo l’assenza. O è già pronta la stanca ripetizione di cose già viste.p

  52. Ritvanarium says:

    La più Scomoda delle Verità, per i soliti Idealisti, è che la Gioventù reclama il Diritto Inalienabile al Cazzeggio … perché si può essere “Gggiovani” tutta la vita, ma “Giovani” lo si può essere una volta : se non prima che implacabilmente e inesorabilmente il Tempo ci distrugga e ci dissolva per sempre, quando godere ? Se non finché si è nello stato di grazie di appartenere a quella “Umma Giovanile contro i Matusa”, quando irridere l’ Ipocrisia del Mondo degli Adulti ? Chi è quell’ Ectoparassita dell’ Insegnante, che rinchiudendo il Giovane in un’ Aula-Prigione gli succhia vampirescamente la Primavera e l’ Estate del Vivere ? Cosa sono quegli Endoparassiti delle materie di studio, che seguono i Giovani a casa, a discapito della Felicità del Tempo Libero ?

    Perché conoscere la Cultura quando i Modelli Vincenti della TV sono Eterni Discepoli di Trimalchione che vivono ciò che i Moralisti Invidiosi rosicano ? Per ergersi tronfanti, a loro basta esistere.

    Perché distoglierli dall’ Istinto BassoVentrale con l’ Inutile Ciarpame Culturale quando sanno appunto istintivamente che nulla è più razionale dell’ Istinto e della Pulsione Sessuale, senza i quali nessuno può heideggerianamente “essere nel Mondo” ? Freud ? ! Ha studiato una vita intera per scoprire l’ acqua calda !

    Per diventare “Adulti Problemosi” ;-) c’ è sempre tempo: finché non ci sono né rughe, ne panzette, né capelli bianchi, né stempiature né “chieriche” sulla testa, né celluliti, né culi ingrossati, né tette scese … andare a sQuola è un Reato contro il Diritto di Essere Giovani.

    by DavidRitvanarium

    Adelfo della DissAlazione in Zucca * ;-) per l’ Occasione.

    * Tra un po’ è pure Halloween, e ogni Credente del Libro ben sa che ciò significa che Satana l’ Astuta Serpe si accinge a trionfare, rivendicando il Trono di Questo Mondo. O _ O

  53. utente anonimo says:

    Miguel

    che c’entra?

    il mio diritto alla libera educazione dei miei figli o quelli dei musulmani alla moschea non dovrebbero dipendere dalla maggioranza.

    Francesco

  54. utente anonimo says:

    Z.

    se tu ti rassegni, è un problema di cattivo atteggiamento nei confronti della vita

    Io non pago le tasse per l’educazione statale ma per quella pubblica, e nella differenza tra i due fatti ci sta quella tra tirannia e libertà

    Francesco

  55. utente anonimo says:

    x Ritvan

    magari carissimo magari

    manco mi chiude l’Alitalia quello, nono fosse per il livello umano e politico delle alternative ci sarebbe da detestarlo

    uomo debole e irresoluto che è

    Francesco

    :(

  56. PinoMamet says:

    Francesco

    voi cattolici siete davvero incredibili!

    Rovesciate la realtà che neanche una frittata.

    Dunque fammi capì.

    Lo Stato tenta di dare un’educazione valida per tutti; insegna cose tipo la storia e la matematica, e visto che si sa come sono fatti i cattolici italiani, ci aggiunge anche un’ora di religione cattolica come bonus:

    è la tirannia.

    La libertà sarebbe quindi non aprire scuole private, perché già ci sono;

    ma togliere, dai soldi che servono alla scuola di tutti (e quindi è tanto pubblica quanto statale) una bella fettona che destinare solo alla scuola di qualcuno (che è privata e basta).

    Ora, tu sei liberissimo di volere che i tuoi figli siano particolarmente educati in senso cattolico;

    io invece voglio che abbiano a scuola la piscina coperta e il maneggio per i cavalli;

    capirai, è una battaglia di libertà: l’equitazione e il nuoto sono per me mezzi fondamentali di educazione; ti dirò di più, la mia religione li consiglia caldamente.

    Allora, me li paghi?

    Grazie, ciao! :-)

  57. utente anonimo says:

    Francesco,

    – se tu ti rassegni, è un problema di cattivo atteggiamento nei confronti della vita —

    Cioè, perdonami – per aver un “buon atteggiamento nei confronti della vita” dovrei organizzare petizioni contro la fermata del tram? :-)

    E’ giusto che il comune offra ai cittadini parcheggi scambio, piste ciclabili, tangenziali scorrevoli e gratuite (e se il PD prova a riproporre la tangenziale a pagamento giuro che voto Beppe Maniglia :-) ).

    E ciò anche se giro in scuter sotto la neve.

    Se uno vuole un diplomificio per i figli – per di più riconosciuto dallo stato come fosse una vera scuola – che se lo paghi, almeno ;-)

    Z.

  58. Ritvanarium says:

    Ma PD e Sx Arcobaleno hanno ricucito o no, dopo che Cofferati ha deciso che … amministrerà solo “il suo cinno” :-) ?

    by DavidRitvanarium

  59. utente anonimo says:

    Lo Stato tenta di dare un’educazione valida per tutti … è la tirannia

    Sì, perfetto, non avrei saputo dirlo meglio. E il bello che lo chiama libertà e riesce a fottere la gente meglio che nel 1984 di Orwell. geniale, a modo suo.

    Francesco

  60. utente anonimo says:

    >> Ora, tu sei liberissimo di volere che i tuoi figli siano particolarmente educati in senso cattolico;

    None, lo stesso vale per tutti i genitori, con i limiti posti dallo Stato (scuole naziste no grazie). Basta che dimostrino di sapersi organizzare per offrire una buona educazione ai figli (loro e di chi vuole seguirli in quella impresa).

    Non esiste alcun buon motivo per privilegiare la scuola statale. Per me una scuola pubblica è quella in cui tutti possono entrare.

    Francesco

    PS buono scuola

    PPS abolizione del valore legale del titolo di studio

    ciao

  61. utente anonimo says:

    Un po’ come la tirannia della sinistra che (a volte) impedisce ai SUV di entrare in centro :-)

    Z.

  62. utente anonimo says:

    x Lisa

    se la scuola “riformata” venisse boicottata da un numero significativo di studenti, appoggiati dalle famiglie, questo sarebbe un fatto politico rilevante.

    Casino in piazza e canne nei corridoi sono (minimo minimo) mezzi politicamente più deboli

    Francesco

  63. utente anonimo says:

    Francesco,

    – PPS abolizione del valore legale del titolo di studio —

    Perché fermarsi a metà? Andiamo fino in fondo, perbacco: istituzione del valore legale della raccomandazione!

    L’abolizione del valore legale del titolo di studio, del resto, serve precisamente a questo e a null’altro: far sì che i raccomandati riescano ad ottenere il posto senza nemmeno costare al papà un costoso corso di studi al diplomificio privato :-)

    Però non sono certo che sia una buona idea: se non altro, il somarissimo figlio di un noto industriale italiano ha fruttato alla facoltà di Economia dove si è laureato una sala computer nuova di zecca…

    Z.

    PS: W Juve!

    PPS: W Virtus!

    :-)

  64. PinoMamet says:

    Francesco

    per me, ha ragionissima Z., da vendere. :-))

    Ma questo, immagino che lo sospettavi già.

    Comunque, Francesco:

    sì, lo so benissimo che tu non sei, come dire, un esclusivista cattolico dell’educazione.

    In teoria, come scrivi, a te va bene ogni gruppo di persone che dimostrino di saper educare, per formare una scuola; e come non darti ragione?

    Ma scusami: forse le scuole dello stato italiano, che io, permettimi, continuo a chiamare pubbliche, perché è quello che sono, non danno un’educazione valida?

    “Ah, ma ci sono i famosi insegnanti comunisti”; caso strano, a me ne sono capitati di liberali, cattolici e anche un paio decisamente di destra.

    Mica è colpa mia se a quelli di destra, evidentemente, interessa poco fare l’insegnante.

    “Ah, ma discriminano la mia religione!”

    sai benissimo che non è il tuo caso.

    Se non ti va di chiamarlo Stato, carissimo Francesco, chiamiamolo “Gruppo di genitori molto grande che hanno deciso di organizzarsi in questo modo per mandare i figli a scuola”; oppure Beppe.

    Bene, perchè Beppe dovrebbe rinunciare a un pezzo dei suoi soldi per darli a un altro gruppo di genitori organizzati diversamente- per convenzione, Guido-che tra l’altro ottengono benissimo da soli i soldi che gli servono?

    Non è tirannia questa? Non è prevaricazione?

    Sì: ma da parte di Guido.

    Ciao!!

    PS

    Poi tanto lo so che nonostante tutta la tua buona volontà, quando il gruppo di persone che vogliono aprirsi la scuola lo fanno davvero, ecco che altri cattolici (non te, certo) hanno già pronta la scusa che tu gli fornisci per NON fargliela aprire:

    ma questi non sanno educare!

    Via, è evidente: sono musulmani! :-)

  65. PinoMamet says:

    L’abolizione del valore legale del titolo di studio a cosa servirebbe, se non a quello che giustamente fa notare Z.???

    Scusami Francesco, ma non ci arrivo proprio.

    Firmato, prof. dott. chirurgo avv. PinoMamet

  66. utente anonimo says:

    Pino,

    – Firmato, prof. dott. chirurgo avv. PinoMamet —

    Ehi, almeno aspetta che che il ddl Francesco sia approvato prima di scrivere certe cose, ché altrimenti una bella condanna per usurpazione di titolo non te la leva nessuno :D

    Z.

  67. utente anonimo says:

    Senza valore legale del titolo di studio, le scuole peggiori non offriranno assolutamente nulla, se non a personaggi che quello si meritano.

    E nella testa del popolo italiano potrebbe farsi largo l’idea che per avere un pezzo di carta di una qualche utilità il pargolo deve studiare.

    Mi pare un buon inizio.

    Potremmo chiudere un gran numero di pessime istituzioni per abbandono da parte dell’utenza e licenziarne il corpo “docente”.

    Francesco

    PS posso decidere io, GENITORE, quale è l’educazione valida per i miei figli (con le opportune cautele)? perchè mai dovrebbe farlo lo Stato? la maggioranza del popolo ha diritto a mettere bocca in questo campo? direi proprio di no.

    E ribadisco che i soldi dello Stato sono MIEI che pago le tasse e gli vengono affidati esclusivamente per la cura del bene comune.

    Saluti incazzosi

  68. PinoMamet says:

    Carissimo, anche in versione incazzosa, Francesco

    quello che dici sull’abolizione del valore legale del titolo di studio, potrebbe, in teoria, essere vero.

    Nella pratica, succederà che io e i miei amici apriremo una scuola come ci pare senza nessuna garanzia di qualità, con l’unico scopo di fare soldi (ricchi rampolli+ contributi dello Stato);

    e grazie alle amicizie con politici locali e no, riusciremo a farci passare per un Istituto serio e e di ottimo livello.

    Ai genitori dei ricchi rampolli ovviamente non importerà affatto se e quanto studino i figli; anzi, meno studiano e meglio è; in fondo, hanno pagato! Avranno pur diritto al loro diploma, no?

    Bene, se proprio proprio ci va, potremmo anche allettare qualche insegnante valido ,privandone così la scuola dei poveracci-

    sfigati, tanto quelli non si meritano niente: in fondo non possono PAGARE!

    E se davvero mi gira, strizzando l’occhio, farò entrare il figlio di un mio amico gratis, e poi lo inserisco lavorativamente, non perché è bravo, ma perché è il figlio di un mio amico.

    Non ti ho descritto “Fuga da New York”;

    ma ti ho descritto, per esperienza personale, una cosa che già esiste in un ambito dove il valore legale del titolo di studio non conta nulla (le scuole di cinema, che proliferano; e delle quali il mio omonimo :-) americano David, brutalmente ma sinceramente, dice che servono a fregare soldi ai giovani ricchi- vedasi Bambi contro Gozilla).

    Sei sicuro che sia questa l’istruzione che vuoi per tutti?

    Punto due.

    Mi chiedi se non sei libero, tu come GENITORE, di scegliere che educazione vuoi per i tuoi figli.

    Ma io, Francesco, so benissimo che tu, per i tuoi figli, vorresti l’educazione migliore del mondo;

    purtroppo non sono sicuro di che educazione vogliano dare ai loro figli Rosa&Olindo, M il mostro di Dusseldorf, Osama bin Laden e la famiglia Addams.

    Mi pare, con scorno di alcuni, che la scuola italiana pubblica non proponga più il Sabato Fascista, la divisa delle Piccole italiane e il pregiudizio razziale;

    è vero che, chissà perchè, propone ancora un trattamento di favore a una bizzarra religione medio-orientale, concedendole un’ora settimanale, per fortuna non più obbligatoria, come se non ci fossero altre religioni e come se questo non fosse un paese libero;

    ma, a parte questo, non mi sembra tanto male.

    Allora, se vuoi più ore di religione medio-orientale per i tuoi figli, per me va benissimo; basta che paghi tu;

    ma non mi pare che lo Stato italiano se la cavi troppo male, le tue preoccupazione genitoriali meritano un obiettivo migliore.

    Saluti assolutamente NON incazzosi.

    :-)

    Ciao!!

  69. utente anonimo says:

    Pino

    sul punto 2 non trovo nulla di risponderti. Per mancanza di tue argomentazioni. Sai, considero la libertà un tema grave e rilevante ma non mi pare tu condivida questo giudizio. Solo ti faccio notare che NON ho chiesto una scuola di religione ma la libertà di scegliere.

    E ai signori che disonestamente citi andrebbero opposti i limiti che lo Stato, in nome della civile convivenza e senza violare i diritti dell’uomo, porrebbe ad ogni scuola, chiunque la faccia.

    Sul primo punto: ammesso che nel tuo schifo di scuola convinci qualcuno ad entrare, buon pro faccia alle tue tasche. Non mi pare un problema.

    Ora, col buono scuola, i poveracci potranno scegliere quale scuola preferiscono per i loro figli e non saranno costretti ad accontentarsi di quella dello Stato a prescindere dalla sua qualità. Mi pare assai bello e giusto.

    Saluti

    Francesco

  70. PinoMamet says:

    France’

    e abbozza: in Italia abbiamo tante emergenze; è lo sport nazionale.

    L’emergenza “libertà nell’istruzione”, però, non ce l’abbiamo.

    le scuole pubbliche non sono, come fingi di paventare, “scuole di stato” che inquadrano indottrinano e fanno il lavaggio del cervello ai nostri poveri figli.

    Sono scuole normalissime che insegnano a leggere, scrivere e far di conto, a tutti.

    Se c’è qualcuno che riceve da esse un trattamento di favore, quella è proprio la tua parte (religiosa); non capisco assolutamente di cosa tu ti debba lamentare.

    Non ti piacciono?

    Benissimo, ci sono anche la scuole private.

    Dove è tutta questa tirannia?

    In più, le scuole private prendono GIA’ anche finanziamenti pubblici.

    Dove sta il problema allora??

    Il problema, e per mancanza di TUE argomentazioni non mi hai ancora dimostrato del contrario, è che queste scuole private vogliono semplicemente PIU’ soldi PUBBLICI.

    Il resto è tutto aria fritta per convincerci di quanto sia bello spendere i soldi di tutti per le scelte di qualcuno, più ancora di quanto si faccia adesso (infatti lo si fa già).

    e come argomentazione mi andrebbe, guarda, anche benissimo;

    ma per favore non tirate in ballo a vanvera la libertà e altri temi “gravi e rilevanti”;

    oppure, per coerenza, liberate le aule di tutti dai vostri simboli religiosi particolari, che io non ho mai LIBERAMENTE scelto.

    Grazie.

  71. PinoMamet says:

    Dimenticavo:

    non ho mai detto niente di specifico contro il “buono scuola”, mi pare.

    è un modo come un altro di distribuire i soldi pubblici; il modo credo più macchinoso e inefficace, e scommetto che nel passaggio tra Stato e privati la maggior parte dei soldi si perderà in qualche meandro, ma tant’è, è un’idea come un’altra.

    Quanto alla scuola che aprirò io :-), ti assicuro che con le amicizie giuste la gente farà la fila per entrarci.

    Tanto, se il titolo non certifica più niente, allora i criteri di selezione devono essere altri;

    e i criteri che vanno per la maggiore in Italia li conosciamo tutti.

    Saluti distessimi e amichevolissimi

    Ciao Francesco!! :-)

  72. utente anonimo says:

    Francesco,

    – Senza valore legale del titolo di studio, le scuole peggiori non offriranno assolutamente nulla, se non a personaggi che quello si meritano. —

    Senza valore legale del titolo di studio tutte le scuole – salvo le più inaccessibili – sarebbero null’altro che parcheggi. Così è negli Stati Uniti: noi, in aggiunta, avremmo anche il problema che segue.

    – E nella testa del popolo italiano potrebbe farsi largo l’idea che per avere un pezzo di carta di una qualche utilità il pargolo deve studiare. —

    Nah. Il popolo italiano si convincerà – più ancora di quanto non lo sia oggi – che studiare diverrebbe assolutamente inutile. E infatti così sarebbe, dato che chiunque potrebbe esercitare pressoché ogni professione anche se presquanalfabeta, purché goda di conoscenze sufficienti.

    La scuola va resa, semmai, più dura e selettiva, perché solo così il ragazzo che proviene dal ceto umile può avere qualche speranza di carriera. Vogliamo risparmiare? Istituiamo un numero chiuso rigoroso e tagliamo (meglio: eliminiamo in radice) le borse di studio per reddito all’università.

    Z.

  73. utente anonimo says:

    >> Senza valore legale del titolo di studio tutte le scuole – salvo le più inaccessibili – sarebbero null’altro che parcheggi. Così è negli Stati Uniti:

    e perchè mai parcheggiare la giovane gente la dentro?

    >> Nah. Il popolo italiano si convincerà – più ancora di quanto non lo sia oggi – che studiare diverrebbe assolutamente inutile.

    Al contrario, studiare servirebbe per poter entrare, e diplomaris, nelle scuole difficili con un nome e il cui titolo di studio ha un valore riconosciuto (almeno da chi dovrà decidere se assumerti o meno).

    >> E infatti così sarebbe, dato che chiunque potrebbe esercitare pressoché ogni professione anche se presquanalfabeta, purché goda di conoscenze sufficienti.

    ottimo, pure si parli di conoscenze relative a quella professione. se invece si tratterà di amicizie e relazioni, allora tanto vale suicidarci tutti e farci sostituire da albanesi e americani, non ci sarebbe nessuna speranza mai

    >> La scuola va resa, semmai, più dura e selettiva, perché solo così il ragazzo che proviene dal ceto umile può avere qualche speranza di carriera.

    Sante parole

    >> Vogliamo risparmiare? Istituiamo un numero chiuso rigoroso

    T amo!

    >> e tagliamo (meglio: eliminiamo in radice) le borse di studio per reddito all’università.

    che roba è?

    Francesco

  74. utente anonimo says:

    >> Quanto alla scuola che aprirò io :-), ti assicuro che con le amicizie giuste la gente farà la fila per entrarci.

    Cosa vuole dire? davvero pensi una cosa del genere? si vede che viviamo in due mondi diversi

    Fracesco

  75. PinoMamet says:

    “Cosa vuole dire?”

    Vuol dire che senza valore legale del titolo di studio, una scuola diventerà importante a causa chi ci insegna, o di chi la organizza, o di chi la frequenta (non dimenticarti che l’Italia, da Bolzano a Lampedusa, è un paese che si regge sulle relazioni personali);

    e per tutte queste cose, servono salde amicizie, altrimenti non parti neanche.

    Prova a organizzare un corso qualunque in un comune senza avere il tuo “santo in Paradiso” nell’amministrazione e/o tra gli imprenditori locali più in vista.

    Naturalmente, più hai amicizie, più puoi crearti una realtà solida e attrattiva; basandoti sulla qualità dell’insegnamento, se sei onesto, certo;

    ma non è affatto detto.

    Prendi gli attori: esistono naturalmente scuole più o meno acclamate per diventare attore; ma visto che non esiste la “laurea da attore”, uno può riuscire a diventare un attore perché è bravo (ma di solito non basta), perché ha fatto una scuola importante (anche se magari gli insegnano le stesse cose del corso di teatro sotto casa che costa due lire; ma quella è “importante”…) o perché conosce le persone giuste.

    Ora, a me l’attore cane può farmi schifo; ma il chirurgo cane mi fa anche un po’ paura.

    ” davvero pensi una cosa del genere? si vede che viviamo in due mondi diversi”

    mai avuto dubbi in proposito :-)

    Anzi, stavo proprio pensando che tu vedi le cose in maniera così diversa da me perchè in fondo vivi in un mondo diverso.

    Magari mi sbaglio io e hai ragione tu;

    ma a me sembra che le tue idee funzionerebbero benissimo non in Italia, nel paese che tutti vediamo dove prosperano i Report e i Mi manda Raitre, ma in un’America ideale dove tutti si basano su una concorrenza sana e i “solidi” valori del capitalismo anglosassone (che chissà perchè voi ciellini spacciate per tradizione cattolica, ma quelli sono fatti vostri :-) ).

    (Che poi nell’America reale succede che nell’università più schifosa ci vanno, guarda un po’, i poveracci, e che anche quelli che fanno l’Università buona, se non rientra tra i loro interessi, scoprono dell’esistenza di Troia dal film visto al cinema, ma lasciamo perdere.)

    Ciao!!

  76. utente anonimo says:

    Francesco,

    – e perchè mai parcheggiare la giovane gente la dentro? —

    Perché è meglio avere un figlio parcheggiato in una pseudoscuola che non saperlo a zonzo mentre spaccia per strada. Le scuole pubbliche americane, com’è noto, non offrono altro da svariati decenni.

    – Al contrario, studiare servirebbe per poter entrare, e diplomaris, nelle scuole difficili con un nome e il cui titolo di studio ha un valore riconosciuto (almeno da chi dovrà decidere se assumerti o meno). —

    Scuole del genere, negli Stati Uniti, sono riservate ad una ristretta elite economica: e questo già basterebbe. Ma qui siamo in Italia, dove i posti in molti concorsi pubblici sono spesso assegnati in anticipo, ciò che a volte suscita scandalo e più spesso no. Abolendo il valore legale del titolo, naturalmente, quei posti sarebbero legittimamente assegnabili ad un analfabeta con la quinta elementare.

    – ottimo, pure si parli di conoscenze relative a quella professione. —

    No, per conoscenze intendevo “bazze” :-) Poi certamente si può discutere del fatto che non tutti i laureati sono uguali, e certo non tutti i medici sono uguali, per dirne una. Vero. Ma dato che mi sei simpatico, Francè, sapere che il tizio che ti aprirà lo stomaco è un medico e non un edicolante con la terza media mi dà molta più serenità :-)

    – che roba è? —

    Oh, mal te ne incolse: mo’ dti sorbisci il pippone :-)

    All’università le borse di studio vengono assegnate anzitutto per reddito. Significa che un somaro con tutti 18, se il padre evade il fisco, non pagherà una lira di tasse.

    Io credo che con un numero chiuso rigoroso ci sarebbe la possibilità:

    1. di avere classi piccole e professori che ti seguono per bene;

    2. di disporre di strutture accademiche adeguate, di alloggi a buon mercato, di agevolazioni economiche per gli studenti su beni e servizi;

    3. di consentire progetti integrati che permettano agli studenti di combinare studio e lavoro mentre sono all’università, di modo che si possano mantenere da soli e non escano dal mondo accademico senza una vaga idea di cosa sia il mondo reale.

    Credo che a quel punto, tra le altre cose, si potrebbero eliminare quell’istituto arbitrario e ingiusto che sono le borse di studio attualmente previste, non di rado assegnate a personaggi che girano firmati dalla testa ai piedi, dato che in Italia un operaio guadagna circa il doppio di un gioielliere.

    Tra parentesi, dopo il terzo anno all’università non ho più votato alle elezioni studentesche perché il programma di entrambe le liste (cattolici e sinistra) era, con varianti minime: meno numero chiuso, più borse di studio. E dato che io la penso esattamente all’opposto…

    Z.

  77. PinoMamet says:

    Z.

    il tuo nome completo è Zeus, vero?

    Perché pensavo di costruirti un piccolo altare :-)

    Dici ciò che penso io, ma molto meglio!!

  78. Fatemi capire.

    No, è che io essendo assegnataria di borsa di studio per reddito, sono automaticamente cretina (oltre che ricchissima, come chi mi conosce ben sa) e quindi mi ci vuole un po’.

    Ma in base a che cosa lo volete istituire, il rigoroso numero chiuso? Ai test a crocette? Ai risultati delle superiori? Davvero credete che ciò sia in grado di determinare chi abbia e chi no le qualità per diventare uno studioso serio?

    Classi piccole? Professori che ti seguono perbene? Questa è una cosa che ha un senso alle elementari. Non all’università. Dove uno dovrebbe imparare a studiare anche senza essere tenuto per manina.

    Vabbè

  79. utente anonimo says:

    Pino

    ma nell’Italia che tu descrivi, il pezzo di carta legalmente valido non mi da nessuna garanzia che ad operarmi non sia un analfabeta privo di qualsiasi conoscenza medica.

    e così via, ti diletti a illustrare un mondo senza nessuna speranza di salvezza e non capisco quale utilità o capacità di contenimento del male abbia il VLdTdS

    idem per i concorsi pubblici: il figlio analfabeta dell’amico dell’amico prima si prende la laurea senza saper leggere e poi vince il suo concorso.

    sai che affare!

    Francesco

  80. utente anonimo says:

    Francesco,

    – ma nell’Italia che tu descrivi, il pezzo di carta legalmente valido non mi da nessuna garanzia che ad operarmi non sia un analfabeta privo di qualsiasi conoscenza medica. —

    Non esageriamo. Almeno il tizio deve aver fatto elementari, medie, liceo e sei anni di medicina. E’ piuttosto improbabile che abbia ogni volta comprato la promozione, e anche nell’improbabile caso che sia andata così avrà almeno orecchiato qualcosa nel frattempo.

    – idem per i concorsi pubblici: il figlio analfabeta dell’amico dell’amico prima si prende la laurea senza saper leggere e poi vince il suo concorso. —

    Appunnto: prima si prende la maturità, poi la laurea, poi eventualmente beneficia della raccomandazione.

    Questo rende se non altro più ridotta la base di raccomandati da cui pescare. E dato che non sono in molti ad aver la possibilità di comprare una laurea (diversamente del noto industriale di cui si discuteva qualche giorno addietro) è molto probabile che il funzionario neoassunto alle Entrate non sia completamente digiuno di diritto.

    Forse non è molto. Ma senza il valore legale del titolo di studio, l’aspirante funzionario potrebbe ottenere il posto senza neanche aver finito la scuola media.

    Non vedo nessun vantaggio in questo, mentre gli svantaggi sono palesi. Salvo che per i raccomandabili, naturalmente :-)

    Z.

    PS: Ho preso le Entrate come esempio a caso, e non ho nessuna ragione di dubitare della loro correttezza nella gestione dei concorsi.

  81. utente anonimo says:

    pc,

    – Ma in base a che cosa lo volete istituire, il rigoroso numero chiuso? Ai test a crocette? —

    In quasi tutto il mondo funziona così. In quasi tutti i concorsi pubblici funziona così. Non ci vedo nulla di scandaloso.

    – Ai risultati delle superiori? —

    No, variano troppo da scuola a scuola.

    – Davvero credete che ciò sia in grado di determinare chi abbia e chi no le qualità per diventare uno studioso serio? —

    L’università serve a solo diventare “studiosi seri” o serve soprattutto ad apprendere una professione qualificata, dato che i nobilotti spagnoli in grado di vivere senza lavorare oramai scarseggiano? :-) Comunque, se un test d’ingresso è in grado di determinare chi abbia o no le qualità per diventare un funzionario dello stato non vedo perché non dovrebbe essere in grado di determinare chi abbia o no le qualità per studiare ingegneria o architettura.

    – Classi piccole? Professori che ti seguono perbene? Questa è una cosa che ha un senso alle elementari. Non all’università. Dove uno dovrebbe imparare a studiare anche senza essere tenuto per manina. —

    PC, perdonami, ma come faccio ad imparare una professione se nessuno me la insegna? Nelle università estere uno studente di legge impara a redigere atti, a escutere i testi, a discutere i processi. In Italia niente di tutto questo: sarà perché all’estero sono più intelligenti di noi oppure perché in quelle facoltà le classi non sono di trecento persone come in Italia [1]?

    D’altronde, se lo scopo del professore è solo scaldare il banco ché tanto ognuno deve far da sè, tanto vale licenziare i professori e vendere gli immobili dove si trovano le aule, che è periodo di crisi economica…

    Z.

    [1] Solo uno dei miei professori ci insegnava a redigere atti e memorie per poi correggercele ad uno ad uno. Questo era possibile perché al suo corso eravamo iscritti in 15.

  82. utente anonimo says:

    Pino,

    – il tuo nome completo è Zeus, vero?

    Perché pensavo di costruirti un piccolo altare :-)

    Non opere di bene, ma soldi, che c’è crisi!! :D :D :D

    Z.

  83. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan. Lo stato il diritto alla studio lo garantisce. A tutti. Attraverso la scuola pubblica, finanziata (attualmente) dalla tassazione generale.

    Quello che lo Stato non garantisce (ancora) è la libertà di scelta a pari costo. falecius< Già. >Tuttavia, una scuola privata i cui costi siano interamente coperti dallo Stato (cioè dalla tassazione generale) che rimborsa le prestazioni (da vedere poi in che forma) sarebbe a tutti gli effetti una scuola statale, cioè finanziata dallo Stato.< No, perché le cliniche private convenzionate col SSN mica son diventate “cliniche statali”:-). >E come tale dovrebbe rispettare certi criteri anche ed almeno di indirizzo educativo generale, credo.< E ci mancherebbe altro! Ma guarda che anche se lo Stato non ci mette neanche un euro bucato, le scuole private per vedersi riconosciuto il titolo di studio che rilasciano (scuole cosiddette “parificate”, ne hai sentito parlare?:-) )sono già obbligate a uniformarsi a certi criteri ministeriali. >Non sarebbe “privata” nel senso che avrebbe per fine la realizzazione di un utile (perlopiù non lo sono nemmeno nella realtà, direi, “diplomifici” a parte), perché se così fosse, si avrebbe un aiuto di Stato :) ad una impresa in contrasto con le normative europee :) a Tutela del Libero Mercato e della Libera Concorrenza.< Minchia, allora anche nel caso delle cliniche PRIVATE convenzionate col SSN ci sarebbe “contrasto con le normative europee :) a Tutela del Libero Mercato e della Libera Concorrenza”? E adesso chi lo dice a Bruxelles?:-)

  84. DAL BLOG DI MIGUEL MARTINEZ

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