Laici, islamici e altri enigmi turchi

Alcune notizie di questi giorni sullo scontro tra "laici" e "islamici" in Turchia – non sono un appassionato cultore delle virgolette, ma quando le cose sono in realtà molto più complesse, ci vogliono.

Uno strano giudizio

La Corte Costituzionale turca si è riunita solennemente per decidere se l’AKPAdalet ve Kalkınma Partisi, "Partito della giustizia e del progresso" – attualmente al governo viola l’articolo 68, sezione 4 della Costituzone turca, che garantisce la natura laica dello Stato. Ieri, nei commenti a questo blog,  Falecius ha giustamente sottolineato come tale laicità non sia tanto una garanzia di libertà individuale, come nei paesi occidentali, quanto di subordinazione della sfera religiosa a quella statale.

L’AKP, decidono i giudici, costituisce un "pericolo chiaro e incombente per il regime democratico" e può "minacciare le caratteristiche fondamentali della Repubblica", come dimostrerebbero i tentativi dell’AKP di legalizzare l’uso del türban o foulard islamico: innocuo oggetto simbolico che sta alla base della guerra civile non (o poco) violenta in corso ormai da anni.

Ma "anche se l’AKP ha come obiettivo quello di porre fine alla democrazia e al regime laico e di distruggere le principali fondamenta dell’ordine costituzionale tramite il ricorso alla violenza e senza alcuna tolleranza, non è stata trovata alcuna prova che il partito avesse intrapreso alcun passo concreto verso tali fini". E con questa straordinaria motivazione, la Corte Costituzionale salva i sacri principi del kemalismo mentre evita saggiamente di mettere fuorilegge la maggioranza del paese.

Il complotto laicista

In questi giorni, in un tribunale turco si celebra un processo contro 86 persone accusate di aver costituito un movimento denominato Ergenekon, in onore del leggendario luogo di origine della "stirpe turca".

Ergenekon sarebbe stato messo in piedi dall’ex-capo di stato magggiore Hüseyin Kıvrıkoğlu, assieme agli ex-capi delle forze di terra e della gendarmeria, al fine di istigare l’esercito a rovesciare il governo democraticamente eletto e imporre con la forza un regime laicista.

Per tutti coloro che vedono le cose in termini di "Occidente" contro "Islam", va detto che, secondo l’accusa, Ergenekon temeva soprattutto la perdita della sovranità nazionale: l’AKP ha già privatizzato – e quindi ceduto a imprese estere – gran parte del sistema economico turco; è pronto a un compromesso su Cipro; e sempre grazie all’AKP, il paese rischia di finire per prendere ordini da Strasburgo.

Ergenekon avrebbe operato simultaneamente su due piani: da una parte, i dirigenti avrebbero premuto sull’esercito per fare il colpo di stato; allo stesso tempo, Şener Eruygur, ex-capo della gendarmeria, avrebbe organizzato l’operazione Ayışığı, "luce lunare", lanciando un movimento laico-nazionalista grande e altamente visibile, che facesse in modo che l’esercito si sentisse appoggiato e anzi invocato.

Attraverso la "Società per il pensiero di Atatürk", Eruygur avebbe organizzato la manifestazione di Smirne, di cui abbiamo già parlato,  e un gran numero di altri eventi paralleli.

Dopo un fallito tentativo di ottenere l’appoggio degli Stati Uniti, Eruygur avrebbe cercato di convincere i militari a far uscire dalla Turchia dalla NATO e allearsi con la Russia. Il tramite di questa ultima operazione, dicono i giudici, sarebbe stato Aleksandr Dugin del movimento Eurasia, che ha in effetti fatto pubbliche dichiarazioni a sostegno di alcuni degli indagati, come ha fatto anche Deniz Baykal, il capo del partito ataturkista, CHP, il partito fondato da Atatürk che i media definiscono la "sinistra" turca.[1]

Mentre mobilitava le masse laiche, Ergenekon avrebbe progettato una campagna di attentati da attribuire agli islamici: un testimone ha dichiarato che dietro l’omicidio di Hrant Dink come dietro quello di Padre Santoro a Trabzon ci sarebbe stata la mano di Ergenekon,  che voleva suscitare il risentimento occidentale contro gli islamici.

Non pretendo di capire quanto ci sia di vero. E’ certo stranissimo che si possa svolgere un processo a militari di alto rango. I "laicisti" sottolineano che il giudice che ha in mano il caso apparterrebbe a un movimento sufi; e nella chiamata in causa di Aleksandr Dugin, si può sospettare una caratteristica manipolazione del nazionalismo turco. Infatti, i laicisti accusano sempre gli islamici di essersi venduti agli euroamericani e ai sauditi; perché non rispondere, accusando i laicisti di essersi venduti ai russi?

Inoltre, l’esperienza italiana insegna che attorno a veri complotti, si diffonde un alone di paranoia che può coinvolgere tutto e tutti in un clima di scatenamento mediatico.

Il videopredicatore ottiene la Green Card

Fethullah Gülen iniziò la sua carriera come predicatore con licenza statale (ecco perché è giusto parlare di laicismo come subordinazione, non come estraneità della sfera religiosa), parlando vaporosamente dell’ "Era della Felicità" e dialogando sorridente con cristiani ed ebrei,[1] si è impossessato di uno dei rami del movimento sufi dei Nurcu. Con indubbia modernità, ha anche dichiarato recentemente che le donne maltrattate dai loro mariti dovrebbero imparare le arti marziali per ribattere, letteralmente, colpo su colpo.

Oggi, questa versione turca del telepredicatore americano ha milioni di seguaci in Turchia e in Asia Centrale – ma anche nella diaspora turca – , controlla sei università, centinaia di scuole dal Senegal al Pakistan (e anche negli Stati Uniti e in Afghanistan, dove il movimento si appoggia all’occupazione statunitense [2]), la rete bancaria Asya Finance, il canale televisivo Samanyolu, innumerevoli pubblicazioni – tra cui il quotidiano finanziario Zaman – e diffonde ovunque i suoi video; ma soprattutto ha il controllo di buona parte dei parlamentari dell’AKP.

Sul suo sito, potete leggere la risposta alla domanda che si pongono tanti turchi:

Nelle tue prediche  che ho visto in videocassetta per conoscerti, vedo che piangi spesso. Cosa ti rende così sensibile?

– Credo che il fattore principale sia che Dio mi ha creato così. Comunque, sono cresciuto in un luogo che somigliava a "città in rovina, case in rovina". Per citare Akif, "deserti senza casa, comunità senza capi, giorni senza lavoro, sere senza nessun pensiero per il domani, dominio, oppressione…" Vedendo cose come queste, non posso che sentirmi triste, ricordando con nostalgia il passato. Mi rende sensibile come un bambino.

Una versione più turca, e quindi più aerea e poetica, forse, dell‘Islam Muzakato di cui abbiamo già parlato qui.

Fethullah Gülen da dieci anni vive, non in Turchia, ma negli Stati Uniti. Dove gli è arrivata l’accusa dalla patria, alcuni anni fa, di dirigere una vasta cospirazione per rovesciare lentamente la democrazia laica in Turchia: un’accusa, a suo dire, inventata da Ergenekon e dai comunisti (l’astuto videopredicatore insinua anche che uno dei suoi critici avrebbe sangue armeno),  e da cui i tribunali in effetti lo hanno assolto.

Adesso, Fethullah Gülen ha finalmente ottenuto la Green Card che gli concede la residenza a vita in quello che i media chiamano un "secluded compound" tra le montagne Pocono della Pennsylvania.

Bombarolo d’Occidente

Giusto per ricordare che il terrorismo diffuso, spicciolo e cialtrone in Europa non è certo islamico.

Un Roberto Sandalo  austriaco ha lanciato una bottiglia molotov contro il consolato turco a Salisburgo.  L’ultimo in una lunga serie di attentati che non attira l’attenzione dei media.

Nota:

[1] In particolare, Fethullah Gülen collabora con il Council for the Parliament of World Religions, una sorta di lobby interreligiosa che unisce teosofi, cristiani, l’onnipresente Dalai Lama, dubbi nativi americani e altri ottimisti globali. Altri contatti di Fethullah Gülen che hanno suscitato polemiche riguardano vari uomini politici olandesi.

[2] Il padrino di tutti gli islamofobi del mondo, Daniel Pipes, dichiara di aver "rapporti eccellenti" con Fethullah Gülen, e cita volentieri questi rapporti quando viene accusato di odiare indiscriminatamente i musulmani.

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5 Responses to Laici, islamici e altri enigmi turchi

  1. Daniel Pipes è solito presentarsi come “storico”…

  2. Peucezio says:

    Molto interessante come sempre.

    Un passaggio mi ha colpito, che sintetizza un po’ il senso dell’articolo: “i laicisti accusano sempre gli islamici di essersi venduti agli euroamericani e ai sauditi”.

    Ma se la Turchia è nella Nato dal dopoguerra ed è quindi da più di mezzo secolo uno dei più fedeli alleati degli Stati Uniti, come è possibile che i portabandiera dell’occidentalismo siano questi nuovi gruppi islamisti emersi negli ultimi anni, quasi che la Turchia kemalista del ‘900 fosse antioccidentale?

    Questo è un punto che non mi è chiaro e su cui mi piacerebbe capire di più.

  3. kelebek says:

    Per Peucezio n. 2

    Su un piano teorico, il kemalismo ha sempre messo al centro l’indipendenza nazionale, pur ammettendo che a volte ci si debba abbassare ad allearsi con questo o con quello, ma solo per restare indipendenti.

    Nella pratica, credo che il kemalismo si sia fondato su un’economia piuttosto statale o parastatale; e probabilmente (ma mi potrei sbagliare) i legami dei kemalisti erano con le grande industrie militari estere, mentre i legami degli islamisti sono piuttosto con gli importatori europei.

    E forse – azzardo – con i primi ci si rapporta da stato, con i secondi da colleghi.

    Miguel Martinez

  4. falecius says:

    Confermo per quel che ne so quanto scrive Miguel al suo 3. In effetti la Turchia entrò nella NATO quando al potere vi era un partito, che potremmo definire “liberaldemocratico” e che, pur non essendo islamista (anche perché l’islamismo politico non esisteva nel 1955 in Turchia) esprimeva le stesse istanze sociali dell’attuale AKP, ed era meno diffidente verso l’Occidente di quanto lo fossero i kemalisti.

    Si dovrebbe tener presente che il kemalismo nasce e trionfa come reazione ad un trauma profondo come la caduta dell’Impero Ottomano; e che questo trauma fu causato, dal punto di vista turco, dagli occidentali. kemal impone il suo potere vincendo delle guerre “d’indipendenza” contro Grecia, Francia, Armenia, e in generale contro i paesi vincitori della Prima Guerra Mondiale ed i loro alleati, che volevano smembrare quanto restava dello Stato turco.

    Ne risulta una perdurante paranoia nazionalista che pone l’accento sull’integrità e l’unità indivisibile della nazione.

    Naturalmente si sta parlando di un preciso gruppo sociale che porta avaneti queste istanze: l’esercito e la burocrazia, gruppi strettamente legati allo Stato ed una imprenditoria legata a commesse statali. Questi gruppi rappresentavano anche la continuità tra Stato Ottomano e Stato turco repubblicano. La gestione economica dei kemalisti fu piuttosto statalista in economia, non tanto per ragioni ideologiche quanto per impedire che si verificasse la svendita di attività economiche nazionali agli imperialisti stranieri, che aveva danneggiato così tanto l’Impero ottomano.

  5. utente anonimo says:

    …l’husband beating fatwa, non é una novità, anzi sembra che lo stesso Profeta Mohammed(s) l’avesse instituita nella città di Medina per rendere i suoi seguaci più gentili e non cosi rudi come erano abituati ad esserlo nel tempo pre-rivelazione. Le donne non erano tenute in molta considerazione chez gli arabi! Cioé il Profeta aveva instituito un al qisâs, dove le donne potevano picchiare pubblicamente il marito, nello stesso modo nel quale avevano subito. E’ chiaro che fu un usanza che non duro’ a lungo perché gli uomini se ne lamentarono ed in quel momento storico-politico il Profeta aveva soprattutto bisogno della coesione di tutti i suoi seguaci perché moltecose dovevano essere fatte. Interessante comunque notare la personalità di quest’uomo che camminava sulla terra con l’Arcangelo Gabriele al suo fianco…ciao, jam

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