La demicultura e gli scienziati (2)

Appena dopo la guerra franco-prussiana del 1870, il mite Johann Jakob Bachofen, studioso dalla vita di una "monotonie sans égale" nella quieta Basilea, previde il tragico futuro dell’Europa, nelle mani del nuovo ordine industriale imposto dal nazionalismo e dal militarismo, alimentato senza posa da ciò che Bachofen chiamava la "demicultura di massa promossa dai giornali e dalle conferenze popolari". Ma anche opporvi resistenza, avvisava Bachofen, avrebbe significato cadere nella stessa demicultura di "propaganda, demagogia e letteratura per il mercato".

Bachofen quindi si ritirò nel silenzio delle stradine della sua città, dove elaborò una tesi che a sua volta avrebbe generato demicultura a non finire. Era la tesi dell’esistenza di una fase della storia umana denominata il Mutterrecht, che i traduttori avrebbero reso come "matriarcato". Friedrich Engels, Julius Evola e le femministe degli anni Settanta avrebbero tutti pescato le loro certezze tra le sue brillanti ma fragili ipotesi. Non si scappa, a quanto pare.

Bachofen morì nel 1887. Nel 1914, tutte le forze del male che covavano nascoste nella cosiddetta Belle Epoque sarebbero esplose nel delitto supremo, il crimine che avrebbe finito per divorare qualche centinaio di milioni di vita in trent’anni di strage.[1] E nel Grande Massacro, la demicultura era ovunque presente, su ogni fronte.

La maggioranza della specie umana – a qualunque livello di reddito o di istruzione – non si pone grandi domande sul senso delle cose; e non è detto che ciò sia per loro un male.

Una piccola minoranza – che potremmo definire dei "filosofi", comprendendovi buona parte degli scienziati, ma non solo – si pone invece quelle domande in maniera costante e approfondita, con lo spirito socratico di chi "sa di non sapere".

In mezzo, tra l’incultura e la cultura, si trova la demicultura.[2]

La demicultura è la sfera di quelle persone che sono sicuramente curiose e interessate a capire il mondo in cui vivono, ma non abbastanza da approfondire alcunché.

Vogliono arrivare velocemente a qualche certezza, che ciò riguardi l’immortalità dell’anima, il metodo infallibile per avere successo o i torti e le ragioni del conflitto tra Georgia e Ossezia; e in seguito, non intendono ricredersi o adattarsi a nuove informazioni.

Queste certezze vengono fornite dai Mediatori, in grado di fare affermazioni perentorie e chiare a proposito di realtà molto complesse.

I Mediatori vengono in genere distinti tra Ufficiali e Alternativi. In realtà il quadro è più complesso: per dirla con Guy Debord, entrambi fanno parte dello spettacolo.[3]

I Mediatori ufficiali sono soprattutto i media in senso classico – in primo luogo la televisione. Ma mentre la grande massa ascolta solo quelli (più le raccomandazioni delle zie), i demicolti si rivolgono volentieri a Mediatori alternativi.

Note:

[1] Trent’anni? E la guerra in Iraq, il conflitto in Palestina, i massacri jugoslavi cosa sono, se non l’ultima onda di sangue dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano?

[2] A parlare di demicultura, alcuni decenni dopo Bachofen, furono soprattutto due autori molto diversi: Theodor Adorno e René Guénon. Entrambi lo facevano in riferimento a un fenomeno di enorme importanza culturale, che la grande maggioranza degli studiosi tende a snobbare – il neospiritualismo di massa dell’Occidente otto/novecentesco.

Theodor Adorno ha scritto Stelle su misura. L’astrologia nella società contemporanea, edizione italiana Einaudi, 1997. E’ un testo – peraltro molto più facile da leggere della maggior parte degli scritti di Adorno – decisivo per capire il rapporto tra l’individuo standardizzato, il più grande prodotto di massa del capitalismo, media e la sfera che possiamo definire spirituale o spiritualeggiante.

René Guénon ha invece presentato una critica radicale a mondi che conosceva da vicino: la teosofia (o come dice lui, il teosofismo) e lo spiritismo (si vedano, ad esempio, Il teosofismo. Storia di una pseudoreligione e L’errore dello spiritismo), fenomeni un tempo assai diffusi nelle Americhe e in Europa. Anche accantonando la sua critica "metafisica" a tali movimenti, sono di grande interesse le sue riflessioni sulla loro natura sociale.

[3] "All’accettazione beata dell’esistente può anche unirsi come un’unica cosa, la rivolta puramente spettacolare: ciò traduce il semplice fatto che l’insoddisfazione è divenuta essa stessa merce, dal momento che l’abbondanza economica si è trovata in grado di estendere la sua produzione fino al trattamento di una tale materia prima" (Guy Debord, La società dello spettacolo, Massari editore, Bolsena 2002, senza copyright).

(Continua…)

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10 Responses to La demicultura e gli scienziati (2)

  1. Ritvanarium says:

    ” [1] Trent’anni? E la guerra in Iraq, il conflitto in Palestina, i massacri jugoslavi cosa sono, se non l’ultima onda di sangue dalla dissoluzione dell’Impero Ottomano? ”

    Per un AntiImperialista, davvero niente male ;-))))))

    by DavidRitvanarium

  2. utente anonimo says:

    Cosa c’entra l’impero ottomano con gli slavi del sud? non se ne era andato da tempo, nel 1914?

    Lì quello che mancava era l’impero asburgico, secondo la tua linea di ragionamento.

    Francesco

  3. falecius says:

    Francesco, la Bosnia rimase sotto la sovranità ottomana di fatto fino al 1878 e di diritto fino al 1909. Gran parte degli attuali Serbia e Kosovo, parte del Montenegro e tutte la Macedonia e l’Albania erano ottomane fino al 1912.

    Il resto della Serbia (tranne la Vojvodina ex-ungherese) si era staccato dall’Impero Ottomano nel 1878 (ma per una gran parte della regione aveva goduto dell’indipendenza di fatto, sotto sovranità turca, dal 1832).

    Non ricordo la data dell’indipendenza de iure del Montenegro, autonomo dal 1764, mi pare. Credo ancora il 1878, comunque. Anche la Bulgaria si separa dall’Impero nel 1878, ma diventa indipendente solo nel 1908 e raggiunge gli attuali confini a spese turche in due fasi (1885 e 1912).

  4. ikalaseppia says:

    Due considerazione, caro Miguel, la prima banale la seconda apparentemente folle, ma mi riprometto di illustrarla meglio in futuro:

    La rete (che veicola anche questa controinformazione) è il non luogo ideale per la semi cultura, perché informarsi costa poca fatica e richiede pochissime qualificazioni. Il fatto che permetta di dire tutto e il contrario di tutto dimostra bene quanto lo Spettacolo riesca ad assecondare le sue aspirazioni egemoniche: esso vuole essere l’unità onnicomprensiva e proprio qui si realizza il suo trionfo, effimero certo eppur quasi totalizzante nella diffusione.

    L’errore dello spiritismo si dimostrerà tragicamente attuale, in un futuro prossimo, ad esempio

    quando proprio alla rete potrebbe spettare il ruolo di raccogliere l’ “anima dei defunti” (non scherzo, sono le ultime frontiere delle scienze dell’informazione/comunicazione combinate a nanotecnologie e neurosienze). Saremo immortali, qui, ad esempio potrebbero eliminarti eppure gli amici potrebbero finanziare un Miguel che abbia i tuoi ricordi, il tuo modo di ragionare ecc… così tutti potranno comunicare con i morti, altro che sedute spiritiche, eppure un collegamento, e dei peggiori, ci sarà.

  5. Ritvanarium says:

    Scusate, ma anche Elena Petrovna Blavatskaja cercava di aizzare i Musulmani contro i Cattolici ?

    … Anche se stando a Mmax _dal quale si può benissimo dissentire, ma non si può negare che è “preparato” _ ce l’ aveva di più di tutti con gli Ebrei.

    by DavidRitvanarium

  6. Ritvanarium says:

    “Nostro scopo – diceva allora M.me Blavatsky – non è di restaurare l’Induismo, ma di cancellare il Cristianesimo dalla faccia della terra” 1.

    — “Cristianesimo” dice, mica “Ebraismo” o “Ebrei”.

    by DavidRitvanarium

  7. falecius says:

    Mi confermano che l’indipendenza del Montenegro dall’Impero Ottomano fu riconosciuta internazionalmente nel 1878. All’epoca, il paese era completamente autonomo, nei confronti della Porta, da almeno un secolo.

  8. utente anonimo says:

    io sono scemotta, ma ho il sospetto che fra cultura e incultura non ci sia la demicultura, bensi il mytho o il logos, appartenendo la demicultura all’incultura tout-court. ciao, jam

  9. kelebek says:

    Per David Ritvanarium n. 6

    Helena Petrovna Blavatski era una signora disordinata, visionaria (o mezza metta, secondo i gusti), provocatoria, con un forte senso dell’umorismo, ampiamente contraddittoria.

    Quindi tra i suoi scritti, si può reperire di tutto, ma ciò dimostra solo la fissazione del lettore. Mmax ha la sua, Guénon forse non era fissato con il cristianesimo, ma ha voluto usare quella frase per screditare HPB.

    Comunque per capire cosa pensava realmente HPB, non serve citare qualche frase fuori contesto. Bisogna prendere a peso quello che scriveva: ed effettivamente ha scritto centinaia di pagine contro la Chiesa cattolica, poco contro i protestanti, un po’ di cose a favore della Kabbalah e degli Esseni, qualche battuta contro l’ebraismo, molto a favore del buddhismo.

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    kelebek, aspettiamo con ansia la terza parte. arrivera’ mai?

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