I Codici della Bibbia o della Torà

L’altro giorno ho accennato ai cosiddetti Codici della Torah o Codici della Bibbia (in italiano, si dicono anche Codici nella Torah o nella Bibbia) che il movimento Aish HaTorah adopera per convincere ebrei recalcitranti della "scientificità" del testo sacro.

Una decina di anni fa, scrissi proprio sul tema dei "Codici della Bibbia" questa breve nota per la rivista Scienza & Paranormale (numero 18, Marzo-aprile 1998). Eccovela.



Recentemente, Scienza & paranormale ha affrontato la questione delle "espressioni profeticamente significative" (S&p 15, pp. 9-11: "Profezie nascoste nella Bibbia?") tratte con il computer dalla Bibbia (in particolare il libro di Michael Drosnin, Codice Genesi, Rizzoli, 1997). L’articolo – validssimo in linea generale – non prendeva in considerazione però alcune particolarità delle lingue semitiche.[1]

Infatti, se prendo la frase in italiano "alcune particolarità delle lingue semitiche" – e salto una lettera sì e una no come fanno coloro che cercano significati profetici nella Bibbia – viene fuori: "acnprioaiaellnusmtce", che comunque lo giriamo non è molto profetico.

Questo fatto sembra, a chiunque sia abituato alle lingue indoeuropee, un punto a favore della biblo-enigmistica. Conosco l’arabo e poco l’ebraico, ma tutte le lingue semitiche hanno le stesse caratteristiche a) strutturali e b) grafiche. Non è il caso qui di fare un trattato: diciamo, tagliando con l’accetta, che strutturalmente le lingue semitiche si basano su radici-idee di tre consonanti. Prendiamo "mlk": in arabo "malik" vuol dire re; "mulk" regno; "milk" proprietà; "mamluk" un oggetto di proprietà, cioè uno schiavo (i famosi "mamelucchi"); "tamallaka" vuol dire regnare o possedere e così via. Le vocali cambiano, le lettere si raddoppiano, compaiono prefissi e suffissi, ma ci sono sempre le stesse radici.

Graficamente, tutte le lingue semitiche (con l’eccezione dell’etiopico e del maltese) si scrivono normalmente senza vocali. Non c’è da preoccuparsi, la struttura lo permette e ci si capisce benissimo lo stesso: scrivere le vocali non è più importante che scrivere gli accenti in italiano e le poche ambiguità che si possono sempre trovare si risolvono in genere con il contesto, proprio come succede da noi ("perdono la battaglia", "ti chiedo perdono").

Cosa succede quindi? Un esempio del tutto casuale, tratto dall’arabo (con scrittura molto semplificata): "manzar çam lixatt tarkiz çasir altamatim tahta tafrig çala talat marahil" ("panoramica generale della linea di concentrazione di succo di pomodoro sotto vuoto a triplice effetto"). Riscritto in maniera biblica (cioè, togliendo le vocali e seguendo la classica procedura) [2] avremmo:

"mnzrçmlxtttrkyzçsrhtmtmthttfrygçlytltmrhl"

Ora, prendiamo una lettera sì e una no: "mzçlttkzsrttttfyçylmh".

Dentro questo testo, lavorando con il metodo di Drosnin (che, ricordiamo, cerca soltanto "espressioni significative", non frasi intere grammaticalmente sensate), è possibile trovare tra l’altro: "mazaça", stracciare; "muzaççal", annoiato; "takka" schiacciare sotto i piedi; "kazza", provare avversione verso; "kuzza", avere il tetano; "sarra", battere i denti; "taffa", sputare; "tuff", sporcizia sotto le unghie; "fi" in, dentro; "lumma", soffrire di lieve disordine mentale; "lammaha", insinuare.[3]

Tutto sommato, ne viene fuori una cosa almeno altrettanto chiara (e allegra) di una profezia di Nostradamus.

Dimenticavo, il testo profetico da cui ho citato è il dépliant pubblicitario della Ditta di Lavorazione e Confezionamento al-‘Ayn, degli Emirati Arabi.

Nota:

[1] Un esempio di lettura credente e un esempio di lettura scettica dei presunti Codici della Bibbia.

[2] Gli arabisti si accorgeranno subito che ho modificato i sostegni delle vocali lunghe per adattarli all’uso ebraico, che è quello che ci interessa in questa sede.

[3] Le parole arabe le ho scelte dal solito dizionario di Wehr, senza intaccare i grandi lessicografi classici: con loro, il materiale significativo sarebbe stato molto di più.

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36 Responses to I Codici della Bibbia o della Torà

  1. utente anonimo says:

    molto interessante

    roberto

  2. PinoMamet says:

    A questi “codici nella Bibbia” dava ampio spazio qualche anno fa la solita trasmissione televisiva sensazionalistica.

    Il contrario della filologia elevato a metodo.

    Ma qualcuno gli crede davvero?

  3. PinoMamet says:

    Una riflessione, non so quanto utile.

    Il “giocare con le parole”, o i numeri, della Torah, ha sempre fatto parte, in vari modi, della tradizione ebraica.

    E vabbé; se lo si prende come mezzo di approfondimento mistico e interiore, non ci vedo niente di male e neanche in fondo di particolarmente strano: ogni religione che ha un testo sacro ha prima o poi la voglia di dire che quel testo sacro contiene tutto lo scibile, passato presente e futuro; che ogni passaggio, ogni parola ecc. ha infiniti significati e così via, fino alla Biblioteca di Borges, come si chiamava, non mi ricordo.

    Anche la tradizione cristiana (ma ci vuole uno più esperto di me) poteva percorrere questa via, e per un po’ credo lo abbia fatto (Origene?); poi ha preferito concentrarsi sul significato letterale dei passi della Bibbia, tutt’al più su quello metaforico, ma senza mai allontanarsi troppo (certo, credendo alle profezie e interpretandole in chiave cristiana).

    In questo modo, tanto i cattolici con la “messa sotto vetro” della Bibbia, quanto i protestanti con la loro rilettura dell’Antico testamento, hanno prodotto ottimi filologi.

    Qui invece abbiamo uno sviluppo che a me sembra tipicamente “americano” della tradizione ebraica, nei suoi aspetti più misticheggianti e fideistici.

    Con il metodo utilizzato (non siamo troppo lontani dal Codice da Vinci e cazzate simili, a livello di credibilità scientifica) si può trovare nella Bibbia tutto e il contrario di tutto.

    E, credo, è proprio questo che si vuole.

    La Bibbia diventa una specie di lessico, di sillabario condiviso dalla nazione americana, sul quale ognuno proietta liberamente le sue fantasie.

    (Qualcuno si spinge più in là fino a creare le sue scritture personali: i Mormoni, o Ron Hubbard, per esempio).

    In uno dei link del post, leggo che qualcuno utilizzando il metodo ha trovato passi che concernono la passione di Gesù Cristo, qualcosa che non può fare felici vaste parti del mondo ebraico tradizionale (diciamo pure tutto) che ovviamente non possono accettare che Gesù sia il Messia (ci sono anche degli ebrei che lo fanno, ma semplifichiamo);

    niente paura, inserendo una “chiave” diversa si ottiene subito l’informazione contraria: Gesù non è il Messia.

    Insomma, va bene tutto, basta che si utilizzi la Bibbia e il metodo brevettato.

    Va bene tutto tranne una vera lettura filologica, che, contestualizzando l’opera, o meglio le opere che compongono la Bibbia, le varie mani che le hanno scritta in diversi periodi storici e le diverse visioni che ci stanno dietro, farebbe crollare tutto il castello di carte su cui si regge la teoria.

    Una cosa che possono permettersi benissimo il cristianesimo e l’ebraismo tradizionali;

    ma non può assolutamente permettersi la “religione americana”, per la quale la Bibbia ha un valore contemporaneamente magico (un Grimorio da nominare senza mai conoscerlo davvero) e sociale (qualcosa che unisce senza chiedere nessun adeguamento a niente di particolare, solo per il suo nome).

    Ciao!!

  4. kelebek says:

    Per PinoMamet n. 3

    Pure questo commento, lo sottoscrivo.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    > fino alla Biblioteca di Borges, come si chiamava, non mi ricordo.

    La Biblioteca di Babele.

    lamb-O

  6. utente anonimo says:

    il filosofo Gadamer sosteneva che “l’essere, che può essere conosciuto, è il linguaggio”. Il che significa, leggendo con attenzione, che non tutta la realtà (non tutto l’essere) è riducibile al linguaggio.

    Perciò chi cerca di utilizzare il linguaggio per comprendere in maniera esclusiva la realtà, o addirittura per prevederla e manipolarla, compie un’operazione non soltanto scientificamente inattendibile, ma anche profondamente irreligiosa.

    Un saluto da Marcello Teofilatto

  7. RitvanShehi says:

    Scusate l’OT, ma capita solo a me di non poter accedere a un noto blog gravemente lesivo dell’Onore degli Italiani Bianchi:-), recentemente balzato agli onori (si fa per dire) della cronaca di giornali come “Il Giornale” e “Libero”, oppure è la Digos che vi ha provveduto?

  8. utente anonimo says:

    Pino

    ma il cristianesimo protestante americano ha una certa tradizione, non credo possa essere legittimamente ridotto alla “religione americana” che Miguel si diverte a dileggiare e che mi risulta essere significativa quanto le sette “cattoliche” che seguono frate e veggenti vari.

    Solo che hanno una (dis)organizzazione islamica e gli mancano i vescovi che tracciano il solco e il confine della comunità.

    Ciao

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    Per Francesco (n. 8) e non solo:

    >Solo che hanno una (dis)organizzazione islamica e gli mancano i vescovi che tracciano il solco e il confine della comunità.

    Nel post precedente, si discuteva di limiti, e conseguenze delle proprie idee. Questo ne è un esempio. Il rifarsi soltanto alla Bibbia (sola scriptura), non bilanciato da qualche forma di autorità centrale, comunque organizzata (o almeno di coordinamento), può funzionare in un modo, per esempio, coi Valdesi di Torre Pellice, e in un modo totalmente diverso con le varie sette protestanti americane, magari cristiano-sioniste. E’ sempre una questione di (dis)equilibrio :-)

    Marcello Teofilatto

  10. RitvanShehi says:

    In riferimento al mio #7.

    Come non detto: adesso vi si può accedere.

  11. PinoMamet says:

    Francesco

    io infatti non riduco tutto il cristianesimo, o tutto l’ebraismo, americano alla sola “religione americana”.

    Dico solo che questa cosa dei “Codici” mi sembra emblematica e tipica di quella “religione” lì; quella che sembra poi quella più diffusa (non solo in America…)

    Ciao!

  12. utente anonimo says:

    Pino

    allora definiscila un pochino meglio … l’impressione è che si voglia giudicare le chiese cristiane in modo molto parziale (come se giudicassi i messicani dal solo Miguel)

    Grazie

    Francesco

  13. utente anonimo says:

    x Marcello

    sempre disordine e confusione si fa.

    Non per niente abbiamo inventato istituzioni e procedure, noi umani

    Francesco

  14. PinoMamet says:

    Oddio, Francesco

    mi fai venire dei dubbi: credevo di aver distinto abbastanza chiaramente tra le letture tradizionali della Bibbia e l’uso che ne fa la cosiddetta (per mancanza di definizioni migliori, certo; ma mi pare un termine molto azzeccato) “religione americana”.

    Poi non ho dubbi che anche negli USA ci siano normalissimi cattolici, protestanti, ebrei ecc., e ottimi studiosi.

    Ma la forza della “religione americana” è quella di saper amalgamare il tutto rendendolo funzionale ai suoi fini.

    Come quelle trasmissioni su Raidue, hai presente?

    Dove parlano di fantasmi e alieni, e c’è magari ospite lo studioso serio che parla per due minuti, insieme al fissato e allo svitato; nessuno vuole convincerti davvero dell’esistenza dei fantasmi, però, di fatto, è l’opinione dello studioso serio quella che se la vede peggio.

    Così non ho dubbi che tra la teoria del bravo filologo (magari religioso, ce ne sono tanti) che sa datarti il Qoelet o il Deuteronomio con uno scarto di due giorni :-), e le cazzate alla “Codice della Torah” o “Codice da Vinci”, siano queste ultime a essere più conosciute.

    Ciao!!

  15. Ritvanarium says:

    Essendo stato più volte a Malta, ho ricevuto l’ impressione che la “Semiticità” del Maltese sia un po’ blanda, un po’ come la “Germanicità” dell’ Inglese … che ve ne sembra ?

    … Ma l’ Etiope non era una lingua “Camita” ? … Per certuni, forse un po’ Sionisteggianti, lo sarebbe un po’ anche l’ Arabo. Mi rimetto a chi ne sa di più.

    by DavidRitvanarium

  16. kelebek says:

    Per Ritvanarium n. 15

    Il maltese è una lingua assai curiosa.

    Per certi versi, non è nemmeno una lingua: è un normale dialetto arabo nordafricano, perfettamente comprensibile a chiunque conosca l’egiziano parlato (e presumo ancora di più per chi conoscesse i dialetti libici).

    Però in quel dialetto, è entrata una quantità enorme di parole siciliane (non italiane), che costituiscono forse (non ho controllato) la metà del vocabolario.

    Quindi il parallelo con l’inglese (rispetto al tedesco) ha qualche senso.

    Le lingue dei popoli dominanti in Etiopia sono tutte semitiche. Sono “camitiche” (ma il termine non si usa più) grandi minoranze, come gli Oromo, i Galla, i Sidamo. i Somali.

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    per miguel et ritvanarium,

    per curiosità guardate il sito delll’unione europeo in maltese:

    http://europa.eu/index_mt.htm

    non è carino? in mezzo a parole incomprensibili, si legge “skopri l-UE” “Viaggar” “iddjaloga ma’ l’UE” ‘Gustizzja libertà u sigurtà”

    :-)

    robert

  18. kelebek says:

    L-UE minn ġurnata għall-oħra

    E cioè:

    al articolo arabo bisex

    min arabo “da”

    ġurnata italo-siculo giurnata

    għall arabo “a” (dialettale)

    oħra arabo (anche classico) “altra”

    Oppure

    Il-Qorti tal-Ġustizzja

    al articolo arabo bisex, che casualmente sembra un articolo maschile italiano

    ta dall’arabo dialettale bita’, “appartenente a”

    -l il solito articolo

    Ġustizzja

    Miguel Martinez

  19. kelebek says:

    Interessanti poi le scelte politiche… mentre il maltese più o meno “si capisce”, l’irlandese no:

    http://europa.eu/index_ga.htm

    Evidentemente il maltese nasce in maniera più o meno spontanea e non “contro” nessuno, mentre l’irlandese moderno è stato elaborato con un preciso (e comprensibile) intento anti-inglese.

    Miguel Martinez

  20. kelebek says:

    Per Ritvanarium n. 15

    Le lingue semitiche sono ben definite: non sono molto più diverse tra di loro di quanto lo siano le lingue romanze.

    Il problema è che “camita” vuol dire diverse cose: nella Bibbia, si riferisce alle pseudo-genealogie dei “figli di Cam”, in cui vengono infilati in maniera mitica vari popoli, tra cui i cananei, che praticamente parlavano… la stessa lingua degli ebrei.

    Nell’Ottocento, il termine è stato riciclato da alcuni studiosi (soprattutto egittologi) per definire una serie di lingue (che c’etrano poco con i discendenti biblici di Cam) che hanno “qualcosa in comune” con le lingue semitiche, ma sono anche nettamente distinte.

    Queste lingue – l’antico egizio, il somalo, il hausa, il berbero ecc. – non hanno però di più in comune tra di loro, di quanto abbiano con l’arabo.

    Insomma, distinguere tra “semiti” e “camiti” è come si distinguesse – all’interno dell’indoeuropeo – tra lingue romanze da una parte e lingue “slave”, mettendo in quest’ultima categoria tutto dal gaelico al tedesco al sanscrito.

    Per cui oggi si parla di lingue “afroasiatiche” con almeno sei sotto-famiglie, di cui quelle semitiche sono solo una.

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    Potemmo definire cosa è questa religione americana e come ne valutiamo l’importanza?

    A me, ma sono un osservatore molto poco “mediano”, pare pesare quanto “Il tromba” nel panorama della letteratura italiana.

    Francesco

  22. utente anonimo says:

    Per Francesco (n. 13):

    >Non per niente abbiamo inventato istituzioni e procedure, noi umani

    Sì, e in non pochi momenti della storia si sono rivoltate contro di noi e ne siamo rimasti prigionieri (come quando torturavamo o uccidevamo dicendo che obbedivamo agli ordini).

    Marcello Teofilatto

  23. kelebek says:

    Per Francesco n. 21

    Abbi pazienza. Questa è un’obiezione che sollevi sempre.

    Per me la “religione americana” non si esaurisce affatto con coloro che si autodefiniscono “evangelicals” – sono d’accordo con Harold Bloom che include nella “religione americana” anche i mormoni, buona parte dei cattolici e degli ebrei – comunque qui c’è un tentativo di contare almeno questi.

    Mettiti gli occhiali, prendi il dizionario d’inglese e leggi.

    http://www.wheaton.edu/isae/defining_evangelicalism.html



    How Many Evangelicals Are There?

    One of the most difficult things to establish about evangelicals is a precise estimate of just how many of them there are in the United States. With so many different evangelical denominations, evangelical constituencies of varying sizes within historically evangelical “mainline” and even non-evangelical denominations (thousands upon thousands of independent churches) there is no single entity that can possibly serve as a representative gatekeeper for the nation’s evangelicals. For that reason, the best approach to an evangelical head count is a judicious triangulation of various scientific surveys. But, even this is fraught with problems. As the discussion about the intricacies of definition above would indicate, the framing of the definition or wording of survey questions are important variables that can produce varying results. Estimates of the number of evangelicals in the United States, therefore, are just that: estimates.

    Since 1976 the Gallup organization has been asking roughly 1,000 adults the question “Would you describe yourself as a ‘born-again’ or evangelical Christian?” In that first survey 34% of the people being surveyed responded “yes.” Over the years, the number has fluctuated dramatically, reaching a low of 33% in 1987 and 1988 during the televangelist scandals, and a high of 47% in 1998.

    Click here for a Bar Graph documenting years and percentage of people describing themselves as Born-Again or Evangelical (Princeton Religion Research Center, 2002)

    In its most recent sampling in 2001 approximately 40% of survey participants described themselves as evangelicals, compared to 45% the previous year. Over the years the Gallup numbers have averaged just under 39% of the population as accepting identification as born-again/evangelical.

    However, describing one’s self as “born again” as the definitive label for evangelical believers–or even the term “evangelical” for that matter–is a questionable benchmark for tabulating the evangelical population (in one study, only 75% of Southern Baptists accepted either term). For a variety of reasons, some groups and individuals which one would describe as “in the team picture” simply do not use those words to describe themselves. For instance, several recent studies and surveys by sociologists and political scientists that utilize more complex definitional parameters have estimated the number of evangelicals in the U. S. at about 25-30% of the population, or roughly between 70 and 80 million people. It should be noted, however, that even these estimates tend to separate out nearly all of the nation’s African American Protestant population (roughly 8-9% of the U. S. population) which is overwhelmingly evangelical in theology and orientation (for example, 61% of blacks–the highest of any racial group, by far–described themselves as “born-again” in the 2001 Gallup poll). When all is said and done, a general estimate of the nation’s evangelical population could safely be said to average somewhere between 30-35% of the population, or about 100 million Americans.

  24. Ritvanarium says:

    Il Maltese è in effetti sempre un “ricordo simpatico” del Turista Italico di ogni sorta.

    Già all’ aeroporto di La Valletta “emerge” da una selva di parole incomprensibili (per chi ignora l’ Arabo, ovviamente) qualche parola tipo “dikjarari” , “dokument” e simili … per non parlare dell’ “Esotico” ;-) “Rregistra” tradotto con l’ Italicisimmo ;-)) “Check In”. ;-)))))

    Per strada vedi la “karozza” che accompagna gli adolescenti alla famosa Vacanza-Studio-per-l’- Inglese-sperando-di-rimorchiare-la-straniera / lo straniero ;-))) recante la dicitura “Ministeru talli Edukazzjoni” …

    Se accendi la radio e ci sono le incomprensibili telefonate degli ascoltatori, male che vada ti consoli con il saluto di congedo “grazzi talli telefunata”.

    Il “Kazin” non indica né il postribolo legale, né un locale per giochi d’ azzardo più o meno truffaldini … bensì la Sede di Partito ! Ciò sarà pure un “false friend” lessicale, ma pragmaticamente, purtroppo, riassume entrambi i “false friends” di cui sopra.

    Il medico è un irriconoscibile “tabib” arabeggiante, ma almeno, se hai un’ emergenza arriva l’ “ambulanza” (uguale) che ti porta allo “Sptar”, che è appunto l’ ospedale.

    Se hai un buco nello stomaco ti toccherebbe chiedere da “kiel” e da “xorob” … ma almeno guardandoti in giro leggi dappertutto “ristorant” .

    e così via …

    *** Breve: ***

    i Maltesi sono tutti perfettamente trilingui (English, Italiano e Malti) però se conoscete bene sia l’ Arabo sia l’ Italiano e volete provare a dialogare facendo parlare l’ interlocutore in Maltese be’ … Buon Divertimento !!!

    ;-)

    by DavidRitvanarium

  25. falecius says:

    Davide: il Maltese sarebbe un dialetto arabo maghrebino (quindi piuttosto diverso dall’arabo classico) evolutosi con un fortissimo superstrato siculo e senza l’influenza della lingua coranica.

    Non basterebbe conoscere l’arabo ma anche alcune particolarità dei vernacoli arabi del Nordafrica (da esempio, la forma “talli” dovrebbe essere analoga al marocchino “dyel”. Entrambi derivano, credo, da una forma di pronome relativo/dimostrativo che è di o zi in aramaico e dhu in arabo classico.

    Dall’altro lato non è impossibile una relazione con la particella genitiva ebraica “shel”.

    Vabbé, mi sto perdendo.

  26. Ritvanarium says:

    *** Da Wikipedia ***

    Numerose frasi [in lingua maltese, ndr] possono essere espresse enfatizzando il lessico di origine romanza oppure il lessico di origine semitica. La frase “il tempio è situato dall’altra parte della piazza del villaggio” può essere espressa come: It-tempju sitwat oppost il-pjazza tal-villaġġ oppure

    Il-maqdes jinsab biswit il-misraħ tar-raħal.

    La scelta della varietà lessicale può sottintendere una preferenza culturale e politica verso uno stile più “europeizzato” piuttosto che verso uno stile più autoctono.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_maltese

  27. utente anonimo says:

    Miguel

    trovo assai inaccettabile l’approssazione delle fonti che citi nonchè l’uso “politico” della demografia religiosa che poi fai tu.

    Come fa, poi, il signor Bloom a mettere i cattolici USA nel mazzo degli evangelici?

    Mah

    Francesco

  28. Ritvanarium says:

    Rif n# 26

    Azzardo un parallelismo Inglese-Maltese con un’ altra frase, che potrebbe essere pronunciata da un addetto al mantenimento dell’ ordine nei locali pubblici :

    “Prenditela con qualcuno della tua

    taglia !”

    Un madrelingua Inglese può germanicamente dire: “Pick on someone of your own size”.

    Oppure può romanzamente dire: “Select a person whose corporal structure is comparable to yours”

    … In realtà la prima frase viene molto più naturale a qualsiasi madrelingua inglese ed è anche nettamente più “linguisticamente economica”, ma è solo per dare l’ idea.

    Tanto per intenderci: nessun Umarell Italico, nessuna Zdàura Italica (eccezzion fatta per anziani/e intellettuali o insegnanti d’ Inglese, naturalmente) potrebbe mai capire la prima frase, ma non dovrebbe avere difficoltà insormontabili a capire la seconda frase.

    Due frasi che dicono la stessa cosa nella medesima lingua.

    by DavidRitvanarium

  29. PinoMamet says:

    Francesco

    da quello che ho capito io, essere “evangelical” o “born again” non significa appartenere a una confessione cristiana, ma “vivere la fede” in un certo modo;

    una maniera trasversale alle varie denominazioni (avendone tante gli americani sono piuttosto elastici in queste cose).

    Conoscendo un minimo gli americani, non mi stupirebbe di trovare un cattolico che si definisce contemporaneamente “born again christian” o addirittura “evangelical”; naturalmente la cosa può andare contro l’orientamento ufficiale della Chiesa cattolica o lanche a sua storia e tradizione; ma al singolo credente cosa gliene frega?

    (E del resto, lo sai, io personalmente, da “esterno”, trovo ad esempio che il tuo modo, maggioritario in Italia, di intendere la vita cattolica sia profondamente anti-tradizionale).

    In America ad es. la coinquilina di un mio amico, una ragazza del Sud (degli Stati Uniti) mi disse tipo che sua madre era Baptist qualcosa, e suo padre Catholic, anzi, giuro, “french catholic”.

    (Non intendeva dire che suo padre fosse francese, perché non lo era; forse in quella zona la chiesa cattolica era stata portata dai francesi e lei avrà pensato che ci sono differenze tra “french” e “roman catholic”? Non lo so, ipotizzo. Questo per dirti quanto gliene può fregare delle distinzioni che a noi europee sembrano rigide).

    Inoltre, sempre da quello che ci capisco io, la “religione americana” non si identifica neanche al 100% con l’essere “evangelical”, ma è un insieme di idee largamente condivise tra la popolazione (non solo cristiana, ma anche ebraico-americana) che si presentano come basate sui testi sacri della religione, anzi, come loro espressione genuina, pur distorcendone evidentemente le letture tradizionali, a favore di elementi che invece sono espressione totale della società in cui viviamo, le sue idee dominanti:

    -puoi farcela da solo;

    - se non ce la fai è solo colpa tua;

    -Dio influisce non solo attivamente e in maniera semplice sulla vita quotidiana (niente Provvidenza manzoniana con i suoi imprescrutabili motivi, ma se vinci è perché Dio ti aiuta, stop);

    -ergo, Dio vuol bene ai vincenti;

    - noi siamo nel giusto perchè c’è scritto qua; se tu interpreti in maniera diversa questo passo è perché non sei stato ancora illuminato o non hai comprato le mie dispense, miscredente!;

    - prima o poi saranno tutti come noi;

    -la Bibbia dice la verità (nel senso di quella che io sono in grado di interpretare come tale);

    -Armageddon è dopodomani, il mostro di fine livello è Putin (o Osama, o chi ti pare), io ho già prenotato i biglietti. :-)

    Diciamo che è il frutto un po’ malato dell’atteggiamento protestante “chiunque può leggere e commentare la Bibbia” (scordandosi di aggiungere che un minimo di preparazione non sarebbe male) unito al mito del successo.

    Ciao!

  30. Ritvanarium says:

    “In America ad es. la coinquilina di un mio amico, una ragazza del Sud (degli Stati Uniti) mi disse tipo che sua madre era Baptist qualcosa, e suo padre Catholic, anzi, giuro, “french catholic”.

    (Non intendeva dire che suo padre fosse francese, perché non lo era; forse in quella zona la chiesa cattolica era stata portata dai francesi e lei avrà pensato che ci sono differenze tra “french” e “roman catholic”? Non lo so, ipotizzo. Questo per dirti quanto gliene può fregare delle distinzioni che a noi europee sembrano rigide).”

    by PinoMamet

    ____________________________________________________________

    Può essere che con quel “french catholic” intendesse dire “Lefebvriano” ?

    by DavidRitvanarium

  31. PinoMamet says:

    Tutto sommato, direi proprio di no.

    Però mi sembra che ci siano anche là.

    Ciao! :-)

  32. utente anonimo says:

    Pino

    da noi i cattolici evangelici sono quelli ultraprogressisti che vogliono usare la propria interpretazione delle scritture contro la tradizione e la gerarchia, mentre giustamente i ciellini sono più vicini al concetto born again … però le conseguenze politiche in entrambi i casi non sono quelle indicate da Miguel.

    OK, per Miguel la Chiesa cattolica è la cappellana di corte del capitalismo, ma ci siamo capiti, credo :)

    Ciao

    Francesco

  33. PinoMamet says:

    Francesco

    che i ciellini siano vicini al concetto di born again volevo dirtelo io, ma avevo paura che ti incazzavi ;-)

    comunque, in definitiva, mi sembrate i più “americani” all’interno del cattolicesimo italiano, per il poco che ne so io.

    PS

    Non so Miguel, ma per me la Chiesa Cattolica, in Italia (la cosa mi sembra molto diversa in altri paesi), non hatanto il ruolo di “cappellano di corte” del capitalismo;

    quanto è l’erede quasi totale delle funzioni della vecchia religione romana, con la differenza non secondaria di avere un’organizzazione gerarchica più rigida e slegata dalla carriera politica.

    Di fatto, offre, per così dire, gli stessi servizi:

    numi da pregare, festività popolari e ricorrenze condivise a sfondo religioso ma che non richiedono nessuna vera adesione alla pratica religiosa (a differenza dei musulmani col loro Ramadan, ad es.), benedizione e ratifica delle tappe della vita privata (nascita, matrimonio, morte) e delle occasioni della vita civile (inaugurazioni, benedizioni alle forza armate e alla polizia, funerali di stato ecc.)

    In tutto questo, l’adesione al dogma cattolico e o la conoscenza stessa della sua dottrina, e molto spesso anche l’adeguamento ai suoi standard morali, restano molto, molto sullo sfondo.

    Non sono gli elementi principali della vita del cattolico medio italiano, secondo me.

    D’altro canto, per questo motivo, risulta difficile al cattolico medio italiano e alal Chiesa Cattolica capire che ci siano appartenenti ad altre religioni che si “tirino fuori” dal pacifico adattarsi a questa sorta di innocua religione di Stato.

    Ciao!

  34. falecius says:

    , una ragazza del Sud (degli Stati Uniti) mi disse tipo che sua madre era Baptist qualcosa, e suo padre Catholic, anzi, giuro, “french catholic”.

    Era della Louisiana, per caso?

  35. PinoMamet says:

    Del Tennessee

    (non ricordo mai quante “e” e quante “s” ci vanno), però studiava a Boston;

    ma non mi sono documentato più di tanto sulle sue origini.

    Ciao!

  36. utente anonimo says:

    Pino

    e i neocatecumenali?

    solo che se ti riprendi la ricchezza della tradizione cattolica, di influenza americana ne subisci ben poca

    sei molto più a rischio se vieni esposto nudo e crudo

    chissà perchè poi alla versione fighetta e liberal delle coste e non a quella ruvida e cristiana del centro

    ciao

    Francesco

    PS mi sa che il primo born again sia stato Paolo di Tarso, a buoni conti di rinascita parla Gesù stesso!

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