Obsession: islamofobia e lobby sionista (3)

Se EMET prende qualche distanza pre-elettorale dal film Obsession, chi è allora che ha investito qualche decina di milioni di dollari per rilanciare in grande stile l’islamofobia negli Stati Uniti e – di riflesso – nel mondo?

Obsession è stato prodotto da qualcosa che si chiama Clarion Fund che si occupa di "National Security Through Education" e promette a breve un nuovo video sul "terzo Jihad".

Ma il sito del Clarion Fund http://www.clarionfund.org/ non dice nulla a proposito dei propri responsabili o finanziatori, né fornisce alcun indirizzo fisico; il sito stesso è registrato anonimamente.

Per pubblicare inserzioni, il New York Times richiede un indirizzo. E il Clarion Fund lo ha prontamente fornito: 255 West 36th St., Suite 800, a Manhattan.

Jews On First, un combattivo sito di ebrei che denunciano le complicità con la destra cristiana, ha scoperto che questo indirizzo corrisponde a quello della Grace Corporate Park Executive Suites, una ditta che affitta ‘virtual office identity packages’ per 75 dollari al mese.[1]

Ad andare più a fondo è stata Meg Laughlin, una giornalista del St Petersburg Times, proprio uno dei giornali pagati per diffondere il video Obsession.

Gregory Ross, il portavoce di Clarion, appare come raccoglitore di fondi internazionali per un’organizzazione denominata Aish HaTorah, su un documento del 2007.

Interpellato, Ronn Torossian, portavoce di Aish HaTorah, spiega che si tratta di una coincidenza.

Elke Bronstein è il nome che compare su un permesso postale di spedizione in massa dei DVD; e una certa Elke Bronstein lavora alla sede di Aish HaTorah, nell’ufficio di Aish Discovery, il settore che produce film.

Interpellato, Ronn Torossian, portavoce di Aish HaTorah, spiega che si tratta di una coincidenza.

All’ente comunale che fornisce informazioni sulle ditte, risulta che l’indirizzo di registrazione di Clarion non è quello che appare sul New York Times, ma è un altro. Che stranamente coincide con quello di Aish HaTorah International, il braccio finanziario di Aish HaTorah.

Interpellato, Ronn Torossian, portavoce di Aish HaTorah, spiega che si tratta di una coincidenza.

Ma l’indirizzo di Clarion e di Aish HaTorah International è lo stesso indirizzo di Honest Reporting. Un nome che dovrebbe essere ben noto ai lettori di questo blog – Honest Reporting Italia è infatti l’agguerrita mailing list dei sionisti italiani di destra.

Ora provate a digitare il sito di Aish HaTorah:

http://www.aish.com/

Lasciate che si apra. Non c’è bisogno per ora di soffermarvici, ne riparleremo più avanti.

Ma provate a digitare subito dopo:

http://www.honestreportingitalia.com/

Interessante, vero?

La giornalista del St Petersburg Times scopre poi che due dei tre direttori del Clarion Fund all’atto della sua registrazione nel novembre del 2006, appaiono come dipendenti di Aish su siti web di Aish; mentre il terzo fa parte del comitato esecutivo di Aish HaTorah.

Interpellato, Ronn Torossian, portavoce di Aish HaTorah, spiega che si tratta di una coincidenza.

A questo punto, siamo curiosi di saperne di più di Aish HaTorah.

Nota:

[1] Conosco bene il sistema: una volta, nel mio ruolo di interprete, ho dovuto accompagnare a New York  un imprenditore italiano che era stato truffato da una presunta finanziaria che aveva ben due indirizzi simili, di cui uno a Wall Street.

(continua…)

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41 Responses to Obsession: islamofobia e lobby sionista (3)

  1. utente anonimo says:

    Post dai toni shakespeariani: “Si tratta di una coincidenza”, come Bruto che è uomo d’onore :-).

    Saluti da Marcello Teofilatto

  2. kelebek says:

    Beh, diciamo che è Ronn Torossian a essere un po’ shakespeariano.

    Miguel Martinez

  3. kelebek says:

    Non si può parlare di tutto, comunque anche Ronn Torossian è un personaggio interessante:

    http://ronntorossian.com/

    Ex-presidente nazionale del Betar, il movimento di estrema destra sionista, referente dell’estrema destra israeliana e combattivo venditore di pubbliche relazioni con una propria ditta, la 5W Public Relations con 80 dipendenti.

    Ecumenicamente, Torossian rappresenta Aish HaTorah, la catena Marriott Hotels, la Christian Coalition of America e il gruppo hip hop “Bad Boy Worldwide Entertainment Group”.

    Un articolo parla di quando Torossian da ragazzo era

    “a rough-necked agitator in Israel, when he was escorting bulldozers into East Jerusalem to help force out Palestinian residents.”

    http://www.forward.com/articles/5408/

    Miguel Martinez

  4. controlL says:

    E non meno decurtisiani: “saranno coincidenze che coincidono”, come i due link che coincidono sulla stessa pagina. Interessante anche la recensione al libro sull’omosessualità, che mostra i guasti che la psicologia fa nelle dottrine religiose, che avrebbero argomenti molto più forti per sostenere le loro regole morali, se non si affidassero agli argomenti risibili di questa più che dubbia … anzi indubbia inscienza.p

  5. Eleyne says:

    Ciao

    Scusa se questo commento non ha niente a che vedere con questo tuo post:

    sto cercando di divulgare la notizia a proposito dello scempio che vedremo attuarsi sin dall’anno prossimo nelle Università pubbliche italiane.

    Rimando a te e a chi tutto volesse spiegazioni a tal proposito al mio post, che include anche altri link che spiegano nei dettagli cosa accade:

    http://childofthephoenix.splinder.com/post/18672107/URGENTE+DIVULGAZIONE%3A+il+desti

    Ti chiedo ancora scusa per l’invasione. E spero nella tua attenzione e in quella di chi legge il tuo blog riguardo a una possibile lotta nonviolenta contro tale legge.

    Un saluto. Eleyne

  6. RitvanShehi says:

    >…sto cercando di divulgare la notizia a proposito dello scempio che vedremo attuarsi sin dall’anno prossimo nelle Università pubbliche italiane…..Eleyne< Ti riferisci forse al fatto che qualcuno sta cercando di rimediare allo “scempio” che risulta per le italiche università nella classifica delle università nel mondo stilata da “Times”?*
    Mi spiego: la prima università italiana, “La Sapienza” figura al 197° posto, Bologna e la Bocconi rispettivamente al 207° e 208° posto. Il Politecnico

    di Milano è al 311°, Siena è al 326°, Firenze al 338°, Padova al 370°, la Federico II di Napoli al 376°, Tor Vergata di Roma al 423°, la Statale di Torino al 424°, il Politecnico

    di Torino al 449°. E basta così, visto che la classifica si ferma al 500esimo posto.

    * La classifica del Times non è la solita “giornalata” all’italiana, ma in puro stile british è stilata con rigore scientifico e coinvolgendo i diretti interessati.

    Il giornale ha inviato 3.700 questionari a docenti universitari di tutto il mondo, chiedendo loro di indicare le prime 30 università utilizzate come fonti di prima mano per la didattica e la ricerca scientifica. Contemporaneamente, la redazione del Times ha svolto in proprio una ricerca per valutare la qualità dei corsi, le citazioni scientifiche, la notorietà dei docenti, la capacità di attirare docenti e studenti dall’estero e, infine, il rapporto fra numero di

    studenti e numero di docenti. Le risposte dei docenti e le ricerche empiriche sono poi stati incrociate, e la summa di tutto questo è la classifica delle migliori 500 università al mondo. (dal sito http://www.unimagazine.it/index.php/it/nazionale/prima_pagina/ateneo/classifica_atenei_nel_mondo_l_italia_arretra)

  7. Eleyne says:

    Tagliare i fondi alle università e togliere la possibilità a studenti che non hanno un reddito alto non significa porre rimedio allo scempio come hai scritto…

  8. utente anonimo says:

    beh, potare il numero delle università italiane sarebbe un ottimo inizio; ridurre il numero di studenti (non con un sistema censuario, basta ammazzare i fuoricorso); qualcosa meglio di niente, insomma.

    che poi c’è bisogno di raccoglitori di pomodori e di saldatori, non di laureati in scienze politiche a 34 anni

    saluti

    Francesco

  9. kelebek says:

    Per Eleyne n. 7

    Grazie, l’OT è più che gradito.

    Comunque dire – come fa Ritvan – che le università italiane sono già messe male, non significa che la soluzione consista nel tagliare i fondi.

    Miguel Martinez

  10. falecius says:

    Concordo con Eleyne e Miguel: togliere fondi e personale non migliora una situazione già di per sé di basso livello.

    Per Francesco: non so se il numero delle università italiane debba essere potato, anche se si ha il sospetto che alcune di esse esistano solo in base a logiche di campanile. Il tentativo di risolvere, con il tre più due, il problema dei fuoricorso fu fatto. Mi sembra di capire che non abbia ottenuto grandi risultati. Il problema è l’università deve essere DIFFICILE.

    Purtroppo, anche se c’è qualche estremo opposto (quando dei candidati nessuno passa l’esame, come è capitato a Ca’ Foscari a degli esami di russo, il docente dovrebbe farsi delle domande) il sistema attuale permette a persone che in realtà NON dovrebbero, e forse nemmeno vorrebbero, studiare, di pascolarci dentro passando esamini.

    Io non penso i fuoricorso siano il problema principale dell’università italiana. Penso che i problemi siano:

    il precariato

    l’insufficiente ricerca

    l’eccessivo provincialismo (anche e soprattutto linguistico; nei criteri del Times, il solo fatto di usare l’italiano è penalizzante)

    la preparazione inadeguata di chi arriva dalle superiori, e per inadeguata intendo dire gente che arriva all’università senza sapere quand’è stata la Rivoluzione francese o credendo che Napoli sia il capoluogo della Calabria.

  11. utente anonimo says:

    Perfettamente d’accordo con Falecius.

    Dalle università italiane, chi vuole fare ricerca in modo decente, tende a scappare a gambe levate, stanti queste condizioni e il loro peggioramento nel prossimo futuro.

    Ale

  12. utente anonimo says:

    Beh, concordo col fatto che le università debbano essere difficili e ci aggiungo che coloro che non sono all’altezza è bene siano spinti fuori con decisione. Questo implica la chiusura delle università di campanile.

    Solo allora, con poche università difficili e con “pochi” studenti, si potrà pensare di migliorare significativamente il livello.

    E non credo che verrà a costare quanto il sistema attuale, e che i privati troveranno così assurdo investirci dei soldi.

    Saluti

    Francesco

  13. RitvanShehi says:

    >Tagliare i fondi alle università e togliere la possibilità a studenti che non hanno un reddito alto non significa porre rimedio allo scempio come hai scritto…Eleyne< Sul primo punto: visto che coi soldi ricevuti finora (da governi di destra, sinistra e centro) le università italiche non è che abbiano fatto una bellissima figura (arivedi inchiesta “Times”) le soluzioni possibili sarebbero teoricamente 2: aumentare i fondi o diminuirli. Pare che il governo abbia scelto la seconda opzione. Forse ispirato dal detto della Saggezza Popolare Italica “la fame aguzza l’ingegno”. Chissa che non abbia ragione:-). (Miguel, la susscritta risposta vale anche per te!) Sul secondo punto: come già detto da quell’altro bieko reazionario affamaproletari:-) di Francesco, il Belpaese, oltre a laureati (fuoricorso) in corsi di studi su “Visioni della Pace nel Mondo” (che poi, una volta laureatisi, affollano in 10 000 uno stadio dove si svolge un concorso per 2 posti da usciere nell’Archivio di Stato di Catania) avrebbe anche un discreto bisogno di idraulici, muratori, piastrellisti, artigiani e così via: mica potete contare sempre su nosotros arrivati sul gommone per queste cose! Perche sai, sorella, forse tu non lo sai ma il “Diritto alla Laurea” non è compreso fra i Diritti Fondamentali dell’Uomo (tipo la libertà, il giusto processo, la salute ecc.).

  14. falecius says:

    Ritvan: di per sé, la soluzione attuata dal governo rende l’università esclusiva su base censitaria, senza apparentemente migliorarne il livello.

    Non esiste un diritto alla laurea, ma come sai benissimo, la Costituzione italiana garantisce il diritto ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” di conseguirla.

    Dimenticavo di dire che nell’università italiana esistono sicuramente dei “rami secchi” da potare, delle baronie, delle prebende e delle sinecure.

    Non avrei nulla in contrario a dei tagli consistenti, se mirati a settori effettivamente improduttivi.

    Però non sono affatto sicuro che, nel caso specifico, la fame aguzzi l’ingegno; dei tagli indiscriminati di questo tipo servono solo a deprimere e semmai ad allontanare l’ingegno (che già preferisce andare all’estero, spesso), IMVHO.

  15. falecius says:

    Aggiungo: l’Italia ha sicuramente bisogno di idraulici e saldatori, ma da quel che ne capisco io, ha anche bisogno di R&D. Siamo molto indietro agli altri paesi occidentali in questo campo, e questo significa comprare brevetti esteri, avere poca innovazione, alla lunga ristagno culturale e tecnologico.

    Alle scuole servirebbero, PIU’, e non meno, docenti, e docenti PIU’, e non meno preparati. Questo vale dalla materna ai dottorati di ricerca, sia chiaro.

    Due cose da fare secondo me sarebbero:

    - rivedere profondamente il concetto di “scuola media”. A suo tempo ero contrario al progetto Berlinguer di riforma dei cicli, ma in seguito mi sono convinto che, malgrado avesse parecchi difetti, sia stata un’occasione persa.

    - rivoluzionare quella cosa ormai obsoleta e classista chiamata “liceo”. E’ un tipo di scuola che ha molti pregi, ma ancor più difetti.

    Aveva un senso nel 1930. Adesso, milioni di liceali che non sanno fare letteralmente nulla, e che hanno una preparazione non sempre adeguata, affollano lauree triennali che spesso sono strutturate allo stesso modo, e poi, forti del titolo di dottore, non andranno certo a raccogliere pomodori… l’autonomia degli atenei ha permesso di creare corsi di studio accattivanti e farlocchi con nomi altisonanti, ma che non insegnano a fare nulla di produttivo, completamente slegati dalla realtà delle domande di lavorativo. Il ragazzo magari ci va perché sono “solo tre anni”, perché ha sentito dire che “è facile” (ed è vero; una triennale non si nega a nessuno, in genere) e si prende comunque “il pezzo di carta” ma non ci rende conto che in questo si inflaziona soltanto il titolo, svalutandolo sia sul mercato, che nell’effettivo contenuto di competenze.

    Difficile dire come rimediare ad una situazione certamente scadente. Io credo che accentuare la privatizzazione degli atenei, e quindi la competizione per avere studenti, sia negativo. La cultura e la ricerca non sono interamente riconducibili a valore monetario nel breve termine.

  16. falecius says:

    Sempre a proposito di università, segnalo questo blog, che descrive meglio di quanto io sia in grado di fare la situazione e i possibili rimedi: http://minimacademica.wordpress.com/

    Cito: “Ma quando mai, in Italia, il contribuente è stato messo in grado di controllare come vengono spesi i suoi soldi? Sarebbe decisamente bizzarro voler cominciare proprio dall’università, col rischio che il contribuente stesso ci prenda gusto e vada a curiosare anche altrove. Molto più comodo passare da un’oligarchia universitaria pubblica che si comporta privatisticamente a una oligarchia universitaria privata che si comporta allo stesso modo.

    In una parola: l’università pubblica italiana può essere solo tagliata e non riformata”

  17. falecius says:

    per Francesco 12: mi sono espresso male, prima. Non sono contrario in linea di principio a chiudere le università di campanile, ma non penso che sia indispensabile. In realtà la cosa migliore sarebbe che queste riuscissero a giustificare la propria esistenza. Cioè, non è sbagliato che ci siano università in centri provinciali piccoli, purché la loro offerta abbia senso in relazioni al territorio.

    Il loro status forse dovrebbe essere rivisto, dato che non sono istituzioni capaci di fare decentemente ricerca, le si faccia fare davvero quello che in realtà fanno: dei complementi all’istruzione superiore.

    Quanto ai “pochi” studenti. Dipende da quello che vuoi fare, con un sistema universitario di massa. E’ inutile produrre centinaia di migliaia di dottori in supercazzola prematurata che non hanno sbocchi lavorativi nel settore in cui sono laureati.

    Ci vorrebbe anche un cmabiamento di mentalità: voglio dire, uno ha il diritto di provarci, a fare l’università, e se non ce la fa, ma proprio che non ce la fa, capisce che non vuole studiare, bisognerebbe capire che non c’è in questo niente di disonorevole.

    Il guaio che il maturato di liceo non ha altri sbocchi professionali perché non sa fare praticamente niente.

    Per questo me la prendo anche col sistema liceale (ma non chiedetemi come andrebbe riformato, non lo so).

  18. PinoMamet says:

    Sono d’accordo praticamente in tutto con Falecius.

    Sul sistema liceale: a me sembra che la formazione liceale non solo non possa, ma neppure debba offrire alcuno sbocco professionale.

    Il suo scopo non è quello; trasformarla in una scuola vagamente professionale risulterebbe in un pasticcio che non accontenterebbe nessuno e abbasserebbe i già minimi standard dei maturati liceali.

    Di altri licei non so, perché io ho fatto quello classico, perciò si facciano le debite differenze; ma il maturato classico secondo me dovrebbe conoscere BENE:

    storia; lingua e letteratura italiana, latina e greca; e una o più lingue straniere.

    Non vedo quale utilità possa derivare dal dargli una formazione professionale.

    Al massimo posso pensare alla creazione di qualche scuola di pre-formazione legale; ma a dire il vero credo che il futuro possibile avvocato o pubblico ministero riceva più giovamento dalla conoscenza diretta del latino piuttosto che da qualche magistrato o avvocato che come secondo lavoro gli spiega che esistono il Digesto e le Pandette.

    Cioè, in pratica, non vedo la necessità di snaturare i licei: quello che insegnano, se fosse insegnato e appreso bene, sarebbe più che adeguato per la destinazione naturale dei diplomati liceali, che non è, immediatamente, “la professione”, ma le facoltà umanistiche o scientifiche; che richiedono solide basi, e non infarinature campate per aria.

    Altrimenti ci sono i pomodori.

    Ciao!! :-)

  19. falecius says:

    Pino, d’accordo. Il punto è “perché” uno faccia il liceo. Non può più essere (come era stata pensata in origine) la scuola di formazione dell’élite.

  20. PinoMamet says:

    Falecius, una provocazione:

    perché no? :-)

    Voglio dire: perché il sistema liceale non può essere visto come la scuola di formazione dell’élite?

    (sì, è una bruttissima parola, e se c’è uno che è anti-elitario quello sono io).

    Premesso ovviamente che non si tratti di un’élite economica che tende a perpetuarsi per via ereditarsi, ma del risultato naturale della scelta delle propensioni individuali.

    Se uno è più propenso a non studiare il greco ma la meccanica, non c’è niente di male; malissimo farebbero i suoi genitori borghesi a fargli studiare il greco per forza.

    Premesso che pochissimi genitori borghesi manderebbero il figlio “a studiare da operaio”, si può almeno dare la possibilità ai genitori poracci di mandare il figlio a “studiare da professionista” o “da ricercatore”, cioè fargli fare un iter a lungo termine che sbocchi nella laurea (vera, non triennale) o nel dottorato ecc.

    Il che si ottiene:

    aumentando i fondi, e non tagliandoli;

    e inserendo esami e verifiche serie.

    Insomma, la famosa e mai attuata meritocrazia.

    Un po’ il contrario delle ambizioni di questo governo, a quanto mi pare di capire…

    Ciao!!

  21. falecius says:

    Pino: perché ci sono troppi liceali rispetto ai posti liberi nell’élite… e in Italia, l’élite non include certo i ricercatori, che economicamente guadagnano meno degli elettricisti (con tutto il rispetto).

  22. utente anonimo says:

    Dipende da quello che vuoi fare, con un sistema universitario di massa.

    abolirlo, soprattutto nei paesi in cui un laureato non andrà mai a fare un lavoro manuale, magari neppure umile. anzi, abolirei il valore legale del titolo di studio come prima cosa, che già aprirebbe vuoti paurosi nelle fila delle pseudo-università. e degli pseudo-studenti.

    Ciao

    Francesco

  23. utente anonimo says:

    Pino

    aumentando i fondi è la risposta sbagliata a qualsiasi domanda per i prossimi 3-5 anni almeno.

    Anche quando non dovrebbe essere così.

    Credo che presto il mercato inizierà ad usare il bastone invece che la carota, anche con quelle fasce di italiani finora vissuti nella bambagia.

    Una roba del tipo: o lavori molto qui, o vai a raccogliere pomodori.

    Francesco

    PS d’accordo con te sul liceo ma deve essere una scuola “per pochi”, proprio perchè alla fine c’è solo l’università o la disoccupazione.

  24. Eleyne says:

    Per riprendere ciò che ha affermato Ritvan, ovvero: e ampliando ciò che ha sintetizzato Falecius, riporto quei testi della costituzione e della dichiarazione universale dei diritti umani che vanno a disconfermare la posizione di Ritvan:

    Art. 3 Cost.

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale.

    Art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito.

    Diceva Falecius: “Alle scuole servirebbero, PIU’, e non meno, docenti, e docenti PIU’, e non meno preparati. Questo vale dalla materna ai dottorati di ricerca, sia chiaro.”

    posso affermare che su questo sono d’accordo.

    Il fatto secondo me sta nei Modi dell’educazione (son questi che ne determinano la qualità).

    Su questo forse bisogna apportare cambiamenti e non tanto sulla questione finanziaria: e per precisare come la penso a proposito dei fuori corso, dico che è vera la presenza di fuori corso che lo sono per motivi, chiamiamoli, di “noia” verso lo studio, ma non sempre è così. Molti possono esserlo perché lavorano oltre a studiare, altri ancora possono esserlo perché ognuno ha tempi diversi nello studio, e via dicendo. Inoltre ricordo che i fuori corso, a partire dal secondo anno pagano una percentuale in più rispetto al solito: la prima volta un 15%, seguentemente il 30%.

    Concludo con altri due articoli della costituzione:

    Art. 34 Cost.

    La scuola è aperta a tutti.

    L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

    I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

    La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.

    Art. 33 Cost.

    L’arte e la scienza libere e libero ne è l’insegnamento.

    La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

    […]

  25. mariak says:

    Una roba del tipo: o lavori molto qui, o vai a raccogliere pomodori. F.

    Beh non è detto che tale ipotesi debba essere accolta senza batter ciglio, a parte il fatto che il bastone si agita di già, non saprei come chiamare altrimenti essere obbligati a fare decine d’ore di lavoro straordinario al mese

    per riuscire a campare, certo poi agli operai precari o regolari come agli studenti svogliati si può sempre prospettare, se non gradiscono ,di andare a raccogliere pomodori insieme agli sporchi negri!

    Lavorare di più e cioè aumenti non sul salario di base ma sulla produttività e sul lavoro straordinario opportunamente defiscalizzato , contrattazione aziendale e non più nazionale, privatizzazione dei servizi essenziali dando a bere che così funzionerebbero meglio, stage di lavoro già nella scuola di base per i soliti noti, giacchè non saranno i figli della borghesia anche se zucconi ad andarci e così via ,e se non ci state andate a raccattare pomodori , nella bambagia siete stati anche troppo!

  26. RitvanShehi says:

    >riporto quei testi della costituzione e della dichiarazione universale dei diritti umani che vanno a disconfermare la posizione di Ritvan: Eleyne< Si vede che sei abituata a vendere la pelle dell’orso prima di aver ucciso quest’ultimo, sorella. >Art. 3 Cost.

    Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

    E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale.< Che minchia c’entra questo lodevolissimo dettame costituzionale con il “diritto al pezzo di carta (laurea) per TUTTI!”??!! O che per caso un bravo idraulico possiede meno “pieno sviluppo della persona umana” oppure meno “effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale” di un laureato in “Moduli di Sviluppo Della Pace Nel Mondo”? Beh, se pensi così, mi auguro che quanto prima il tuo bagno s’intasi e il tuo rubinetto perda: voglio proprio vedere come farà il sullodato laureato in Pace Nel Mondo ad aggiustarteli:-) >Art. 26 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

    Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. L’istruzione elementare deve essere obbligatoria. L’istruzione tecnica e professionale deve essere messa alla portata di tutti e l’istruzione superiore deve essere egualmente accessibile a tutti sulla base del merito. (grassetto mio-ndr)

    Appunto, non “laurea per tutti” (come gli altri Diritti Umani) ma solo per i MERITEVOLI, ovvero la famosa “meritocrazia”. Ti risulta che i kompagni, una volta al potere dopo la demolizione del Muro di Berlino abbiano tradotto in pratica questo lodevole dettame onusiano? A me no. Gli si può chiedere al presente Governo di istituire borse di studio per meritevoli dalle tasche vuote (previo accertamento che non siano i soliti figli dei baroni che dichiarano redditti inferiori a quelli di una colf:-) ) invece di fare solo demagogia sui “tagli”, please?

    >Concludo con altri due articoli della costituzione:

    Art. 34 Cost.

    La scuola è aperta a tutti.

    L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

    I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

    La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.< Appunto, sorella. Repetita iuvant: ti risulta che i kompagni, una volta al potere dopo la demolizione del Muro di Berlino abbiano tradotto in pratica anche questo lodevolissimo dettame costituzionale? A me no. Dove eri tu, cara Eleyne quando governavano i kompagni (poco più di un paio d’anni fa, eh, mica decenni fa)? Perché non hai scaricato anche allora qui il tuo sdegno equo&solidale per tale brutale calpestamento dei Dettami Costituzionali/Onusiani? Mistero..:-)

  27. PinoMamet says:

    Ritvan

    a me però non sembra che Eleyne abbia mai chiesto “Laurea per tutti”; sono parole che gli metti in bocca tu.

    Ha chiesto invece che si ponga rimedio al presunto (e io credo reale) scempio dell’istruzione italiana.

    Mi pare che abbia anche difeso, e io credo abbia ragione da vendere, l’accessibilità all’istruzione da parte di tutte le classi sociali, secondo il dettato della nostra Costituzione; che è cosa diversa dalla “laurea per tutti”.

    E non ha manco parlato di Kompagni o di Berluskoni, per dirla tutta :-)

    Comunque, secondo me alcune cose inventate dai kompagni (e mantenute dai berluskones per un bel po’) tipo la famigerata SSIS, erano una cazzata bella e buona, e andavano anch’esse nella direzione di una selezione classista; e all’epoca ho riversato il mio sdegno dove ho potuto.

    Ciao!! :-)

  28. RitvanShehi says:

    >Ritvan: di per sé, la soluzione attuata dal governo rende l’università esclusiva su base censitaria, senza apparentemente migliorarne il livello. falecius< Mio caro, in tempi di vacche magre (ti sei accorto che c’è una crisi economica MONDIALE in giro) e a parità di somaraggine generale (con pocchissime ccezioni, che poi se ne vanno giustamente all’estero) dello studentato italico, francamente preferisco che si facciano studiare solo i “figli di papà”, ma coi soldi sganciati dai suddetti “papà”, piuttosto che foraggiare con le mie sudate tasse la somaraggine proveniente da ceti “diversamente abbienti”:-). >Non esiste un diritto alla laurea, ma come sai benissimo, la Costituzione italiana garantisce il diritto ai “capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi” di conseguirla.< Vedi mio #26. >Dimenticavo di dire che nell’università italiana esistono sicuramente dei “rami secchi” da potare, delle baronie, delle prebende e delle sinecure.

    Non avrei nulla in contrario a dei tagli consistenti, se mirati a settori effettivamente improduttivi.

    Però non sono affatto sicuro che, nel caso specifico, la fame aguzzi l’ingegno; dei tagli indiscriminati di questo tipo servono solo a deprimere e semmai ad allontanare l’ingegno (che già preferisce andare all’estero, spesso), IMVHO.< Può darsi. Ma chi fugge dalla lotta (senza almeno provarci – dati i tempi di magra – a combattere un po’ per tagliare nani e ballerine annidati nell’Università) è un gran ……:-). Pertanto, che vada pure a quel paese (nel senso di “all’estero”)!

  29. falecius says:

    Ritvan, mi sono accorto che c’è una crisi mondiale. Onestamente, mi sembra che l’istruzione in generale sia l’ultimo settore a cui si dovrebbero togliere risorse, anche in congiunture sfavorevoli, perché si tratta di un “investimento a lungo termine”.

    Altra cosa, sacrosanta, è far sì che tali risorse siano spese bene, nel modo più utile ed efficace.

  30. RitvanShehi says:

    >Ritvan a me però non sembra che Eleyne abbia mai chiesto “Laurea per tutti”; sono parole che gli metti in bocca tu. PinoMamet< A me invece lo sembra. E semmai “le” metto, visto che Eleyne è nome squisitamente femminile. Vedi che so leggere fra le righe meglio di te?:-) >Ha chiesto invece che si ponga rimedio al presunto (e io credo reale) scempio dell’istruzione italiana.< Già, buttando altri soldi (nostri) nell’immonda voragine. Soldi da spartirsi fra altre mogli, concubine, amanti, nani e ballerine che hanno incrostato i diplomifici italici. >Mi pare che abbia anche difeso, e io credo abbia ragione da vendere, l’accessibilità all’istruzione da parte di tutte le classi sociali, secondo il dettato della nostra Costituzione; che è cosa diversa dalla “laurea per tutti”.< Non ho visto una sua richiesta di borse di studio assegnate PER CONCORSO. Ho visto solo richeste riguardanti le tasse universitarie. >E non ha manco parlato di Kompagni o di Berluskoni, per dirla tutta :-)< Non c’è bisogno che parli: si vede tutto a occhio nudo:-) >Comunque, secondo me alcune cose inventate dai kompagni (e mantenute dai berluskones per un bel po’) tipo la famigerata SSIS, erano una cazzata bella e buona, e andavano anch’esse nella direzione di una selezione classista; e all’epoca ho riversato il mio sdegno dove ho potuto.< Mica parlavo di te, io. Ciao!! :-)

  31. RitvanShehi says:

    >Ritvan, mi sono accorto che c’è una crisi mondiale. Onestamente, mi sembra che l’istruzione in generale sia l’ultimo settore a cui si dovrebbero togliere risorse, anche in congiunture sfavorevoli, perché si tratta di un “investimento a lungo termine”.

    Altra cosa, sacrosanta, è far sì che tali risorse siano spese bene, nel modo più utile ed efficace. falecius< Falecius, non sto dicendo che Berlusconi (o chi per lui) stia facendo la cosa giusta. Sto dicendo solo che probabilmente lui (o chi per lui) spera che lo sforbiciamento dei fondi statali induca la casta baronale universitaria a farne minor spreco e/o alla ricerca di fondi alternativi, come p.es. il coinvolgimento dell’industria nella ricerca (invece di far ricerche sulla supercazzola prematurata con scappellamento a…sinistra:-) ).

  32. Eleyne says:

    voglio solo concludere con i miei interventi, che vedo hanno portato una accesa discussione a partire da un mio OT nel blog di Miguel.

    dunque finisco con due appunti:

    per primo, mi pare che PinoMamet abbia letto tra le righe di ciò che ho scritto, meglio di come ha Ritvan, o meglio, ha riassunto esattamente ciò che volevo dire, mentre tu, giustamente, hai desunto le tue personali conclusioni.

    secondo, ognuno può pensarla come vuole a proposito di ogni qualsivoglia cosa, quindi non ti sto obbligando a pensarla come me (sempre rivolta a Ritvan, ma estendibile a chiunque), semplicemente, ti dico come la penso.

    Detto questo, preferisco non intasare più lo spazio di Miguel. Se avete qualcosa da dire direttamente a me, il mio link è visibile a tutti.

    Un saluto.

  33. RitvanShehi says:

    >mi pare che PinoMamet abbia letto tra le righe di ciò che ho scritto, meglio di come ha Ritvan..Eleyne< Compreso anche che in realtà sei un maschio, immagino:-).

  34. kelebek says:

    Concordo con Eleyne, di portare la discussione sul suo blog, non perché si intasa questo spazio – tutt’altro – ma perché mi sembra giusto parlarne in casa di chi ha proposto questo importante tema.

    Una cosa che mi affascina della destra italiana al potere:

    Allora, dicono –

    1) viva la Globalizzazione Competitiva

    2) nel mercato mondiale, è l’Eccellenza che vince

    3) gli italiani devono eccellere per Ingegno, visto che sono il popolo di Leonardo e di Meucci e di Fermi ecc. ecc. Altrimenti creperanno, come è darwinianamente giusto.

    4) Conclusione logica, proprio dal punto di vista managerial-capitalista:

    eccellentizziamo gli italiani (no, non ho ancora sentito ‘sta parola, ma ci sta). Quindi investiamo tutto ciò che il paese ha per forgiare geni creativi, supertecnici ecc., trasformando la scuola in un luogo di durissima formazione, per battere i cinesi. E facciamolo subito, perché i tempi stringono.

    5) Conclusione illogica: tagliamo i soldi e lasciamo che la scuola si arrangi.

    Miguel Martinez

  35. utente anonimo says:

    Mig

    ma questa idea che l’eccellenza si forgi a scuola con chi è nata?

    la trovo talmente ideologica e controfattuale che ogni volta che mi ci imbatto resto basito come la prima volta.

    Francesco

    PS complimenti alla compagna Maria, che ha riportato alla perfezione il mio pensiero. Peccato che lei si illuda di poter contrastare la forza di gravità con gli slogan. un vero peccato.

    PPS MERITO: credo che questo tagli la testa ad ogni difesa dell’università di massa

  36. falecius says:

    Francesco: non è questione di difendere o meno l’università di massa.

    L’università di massa ESISTE, e difficilmente smetterà di farlo. Quello che io troverei consigliabile è far sì che la sua esistenza diventi un fatto positivo.

  37. mariak says:

    Questa è bella, contrastare lo spappolamento dei contratti di lavoro, la privatizzazione della sanità e delle università, pensare che qualità e numero non debbano essere per forza concetti antagonisti,rifiutarsi di fare lavoro straordinario in modo permanente specialmente se faticoso o pericoloso , volere adeguamenti di stipendi non vincolati da maggiore produttività, esigere una scuola dell’obbligo uguale per tutti ecc. ecc., sarebbe come opporsi alla forza di gravità, sì questa è proprio bella!

  38. utente anonimo says:

    No, che sia bello che tutto quello che dici sia senza senso non lo ho detto e neppure lo penso. Ma i fatti non cambiano per quel che ne pensiamo noi.

    Fal. l’università di massa NON può che essere quello che è, uno spreco di soldi (di tutti) e di tempo (dei giovani che potrebbero e dovrebbero essere a lavorare). Non vedo come se ne potrebbe fare qualcosa di buono, nessun mondo è fatto di Alfa (A. Huxley).

    Saluti

    Francesco

  39. RitvanShehi says:

    >pensare che qualità e numero non debbano essere per forza concetti antagonisti….sarebbe come opporsi alla forza di gravità, sì questa è proprio bella! mariak< Sì, in effetti, p.es. spendendo un sacco di carburante ci si può opporre benissimo alla forza di gravità:-).
    Pertanto, io credo che il paragone giusto in questo caso sarebbe “pensare che qualità e numero non debbano essere per forza concetti antagonisti…. sarebbe come credere che la forza di gravità respinga anziché attrarre”:-)

  40. mariak says:

    A proposito della formazione di massa, una volta, prima dell’entrata in vigore della scuola media unica, si sosteneva che era giusto

    che non tutti facessero le medie in quanto non tutti erano destinati a proseguire negli studi, un ragionamento non uguale ma per certi versi analogo a quanto ,tu francesco, sostieni a proposito dell’università di massa.

    Però intendiamoci nemmeno io credo che ci si debba laureare per forza o che si debba stare per decenni all’università, per nulla, ma non vedo quale sia il nesso tra questo e il taglio dei finanziamenti alle università.

    Ci sono molte cose che concorrono allo svernare nelle facoltà, l’impossibilità di trovare un lavoro decente, specialmente al sud, il diverso status sociale che hanno i lavori manuali rispetto a quelli cosiddetti intellettuali e quindi il ritenere che chi ha studiano debba per forza non fare attività di un certo tipo .

    Tagliare i fondi alle università o alla scuola lasciando inalterato questo stato di cose non servirà a diminuire gli iscritti ma a far peggiorare ancora di più le università italiane.

    maria

  41. utente anonimo says:

    sbagliato Maria,

    tagliando i fondi e, quindi, limitando i posti nelle università, i comportamenti che tu citi sarebbero obbligati a mutare.

    se uno su 100 può entrare in università, e deve essere un cervellone, gli altri 99 finiranno per darsi un sistema di valori e di vita che prescinda dalla laurea.

    credo che da lì debba iniziare l’attacco culturale all’università di massa.

    se trovi il mio ragionamento stalinista, siamo in due.

    però ricordo compagni delle medie che sinceramente a scuola non c’entravano nulla.

    Francesco

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