Obsession: islamofobia e lobby sionista (2)

Chi è il produttore che ha investito alcune decine di milioni di dollari per fare e diffondere Obsession e rilanciare l’immaginario dello scontro di civiltà?

Esiste un inafferrabile Communications Director del film, un certo Gregory Ross, che in una delle poche interviste rilasciate, dice che il film è stato pagato da un “cittadino preoccupato” che preferisce restare anonimo, ed è costato circa mezzo milione di dollari: Ross tace sui costi della distribuzione gratuita del film, per cui è stato speso forse cento volte tanto.

Obsession non è stato solo allegato ai quotidiani.

Dichiara Gregory Ross:

“All’ultima stima, credo che più di 18 milioni di persone abbiano visto “Obsession”. E’ stato proiettato alla CNN, a Fox e altrove. E’ impossibile però calcolare davvero quanta gente abbia visto tutto il film, perché sembra che innumerevoli università, chiese,  templi [ebraici] abbiano organizzato proiezioni senza farcelo sapere […].

So che il dipartimento della difesa degli Stati Uniti usa il film, e che è stato proiettato  al Congresso in molte occasioni per educare i politici. L’abbiamo proiettato anche in innumerevoli università e college”.

I promotori di Obsession sono due: EMET - l’acronimo di Endowment for Middle East Truth in ebraico significa “verità” [1] – e Clarion Fund.

La missione di EMET è di dire la verità a proposito della storia eroica di Israele” nonché di lavorare con i membri del Congresso degli Stati Uniti.

Un portavoce di EMET, Ari Morgenstern – ex-funzionario dell’ambasciata israeliana a Washington – ha dichiarato che Obsession  era un progetto congiunto tra EMET e Clarion Fund, e in effetti la maggior parte degli intervistati nel video sono casualmente membri dell’Advisory Board di EMET. Quando però i democratici hanno protestato per l’uso elettorale dell’intervista, EMET ha fatto una curiosa retromarcia, dichiarando il pieno appoggio a Obsession, ma negando di essere responsabile della scelta dei tempi di distribuzione, o di averci messo i soldi.

In Italia, la rigorosa identità partitica e il sottofondo clericale ci impediscono di cogliere il flusso statunitense, dove grandi corporation nascono, formano alleanze provvisorie, si scontrano e muoiono.[2]

EMET è uno degli innumerevoli luoghi di queste alleanze, come si vede dalla lista di membri del suo “Policy Board”, dove ritroviamo persone incontrate decine di volte altrove.

La lista illustra bene il modo in cui si gestisce oggi l’Impero post-reaganiano. In cui non conta solo il potere economico personale, ma anche l’utilizzo di tecnici del dominio per produrre un’ideologia tutta particolare. Che non è certo alta filosofia, ma è una forma di troubleshooting - “risoluzione dei problemi” – aziendale. Una popolazione crea problemi? Deportiamola. Le religioni recalcitrano di fronte all’idolatria del mercato? Inventiamo loro una nuova teologia. Gli ecologisti chiedono restrizioni per le multinazionali? Aboliamo l’ecologia.

C’è qualcosa di grandioso in questo progetto rivoluzionario di trasformazione del mondo, una sorta di leninismo per ricchi.

Nell’Advisory Board di EMET, immancabile anche da defunta, c’è  il fantasma di Jeanne Kirkpatrick, l’ambasciatrice di Reagan che avviò il processo di trasformazione dell’ONU in dispensatrice di bolle papali a sostegno dell’Impero, e cofondatrice a suo tempo dell’Ethics & Public Policy Center (EPPC), che si dedica ecumenicamente a sfornare documenti cattolici, evangelici ed ebraici a sostegno del libero mercato, mentre la rivista dell’EPPC, New Atlantis si dedica al revisionismo climatico sul tema del riscaldamento globale.

C’è Frank Gaffney, ex-responsabile delle politiche nucleari di Reagan e fondatore del Center for Security Policy, punto di raccolta di politici, imprenditori e neocon vari, che ha lanciato tra l’altro il War of Ideas Project, dedicato a influenzare i media e la cultura a favore delle imprese imperiali.[3]

Frank Gaffney ha anche partecipato al Jerusalem Summit, la creazione di un simpatico cabalista russo [4] di nome Dmitry Radyshevsky, che teorizza un poco americano passaggio “dalla geopolitica alla teopolitica” in nome di un “sionismo universale”  : per combattere il “mostro a sette teste” dell’Islam, Israele deve promuovere una “rinascita cristiana in Europa”.[5]

Nella pratica, il Jerusalem Summit riunisce uomini d’affari, politici ed esperti di intelligence per lanciare una “Humanitarian Solution to the Middle East Conflict”: dicono, ci dispiace davvero per come soffrono i nativi palestinesi, mandiamoli quindi, a spese dell’Unione Europea, nel deserto del Sinai e in Giordania, dove potrebbero lavorare a basso costo per le aziende israeliane e statunitensi. [6]

Ma torniamo all’Advisory Board di EMET, dove troviamo anche Daniel Pipes, che George W. Bush nominò, con orwelliana fantasia, responsabile dell’United States Institute of Peace. Daniel Pipes ha istituito Campus Watch, un’organizzazione dedita a intimidire potenziali sovversivi nelle università e a fare pressioni sui finanziatori privati – decisivi nel sistema americano – perché influenzino i curriculum, mentre si batte contro Title VI, la legge del 1965 che stanzia fondi pubblici per le università.

C’è Meyrav Wurmser, moglie di David Wurmser che lanciò per primo il progetto per l’invasione dell’Iraq e poi divenne assistente al sottosegretario per il controllo degli armamenti; Meyrav, assieme a un colonnello dell’esercio israeliano, Yigal Karmon, inventò MEMRI, un’agenzia senza sede fisica né apparente responsabile, che fornisce gratuitamente ai media mondiali tutte quelle notizie tipo, Imam pazzo lancia fatwa contro Topolino.

C’è James Woolsey, che ha diretto la CIA per due anni e fu uno dei principali promotori della guerra in Iraq. Una scelta azzeccata: sua moglie Suzanne dirige la Fluor Corporation che ha avuto 1,6 miliardi di dollari in contratti nell’Iraq conquistato; mentre un’altra ditta di cui Woolsey è vicepresidente si è accontentata di un miserabile 89 milioni di dollari in appalti di guerra.

Sarah Stern, la presidente di EMET, è l’ex-coordinatrice politica della Zionist Organization of America, diventata poi diretttrice degli affari legali e governativi dell’American Jewish Congress: ruolo in cui si vanta di aver fatto adottare varie leggi filoisraeliane al governo degli Stati Uniti.

Ma mi fermo qui, era giusto per darvi un’idea.

Note:

[1] Ci sarebbe da fare uno studio sul tremendo valore che ha la parola Truth (la maiuscola ci vuole) nella cultura degli Stati Uniti, e sulla filosofia implicita sottostante: true sono i facts, quelli che non tanto si toccano, quanto sono statisticamente dimostrabili; allo stesso tempo, è uno stato della mente, perché è la nostra volontà a far sì che i facts esistano. Lies  – le mitiche “menzogne” – sono quindi insieme improduttivi, segni di debolezza interiore e peccato.

[2] La corporation indica non solo l’impresa economica, ma anche i gruppi etnici, i sindacati, le lobby, le complesse coalizioni di “vittime” di ogni sorta, le organizzazioni religiose e tutte le altre strutture collettive: tutte provvisorie e ad hoc.

[3] Il sito di EMET dichiara che è “orgoglioso di congiungere i propri sforzi con quelli del Center for Security Policy”.

[4] Nel complesso intreccio di amori ricambiati, il Jerusalem Summit è il primo di soli quattro “great links” sul sito di EMET, mentre EMET è uno dei primi “great links” (indicati con la stessa grafica) sul sito del Jerusalem Summit.

[5] Il Jerusalem Summit è finanziato da Michael Chernoy (Michael Cherney, Mikhail Chernoy o Mikhail Chorny), un miliardario russo che abita a Tel Aviv. Il giornalista russo Andrej Kalitin, che stava per scrivere un libro su di lui dal significativo titolo La Mafia in nero, fu ferito alla spalla da un proiettile sparato da un sicario. Il giornalista Vadim Birukov, che aveva investigato le attività di Chernoy, ebbe meno fortuna: fu trovato morto, dopo un violento pestaggio e con la bocca bendata.

[6] Nel suo libro, Universal Zionism, Radyshevsky suggerisce anche l’India, il Sudamerica e l’Asia Sudorientale come luogo di deportazione umanitaria, e propone che Israele partecipi ai costi.

Il concetto di deportazione è stato ripreso – diciamo a mo’ di aneddoto – tempo dopo, quando in una rivista del Center for Security Policy, il pittoresco Philip Atkinson propose la deportazione della popolazione araba dall’Iraq. Dopo alcune proteste, l’articolo fu fatto sparire dal sito del Center; ma la stessa rivista poi pubblicò un altro articolo in cui Atkinson propose, letteralmente, lo sterminio e/o riduzione in schiavitù degli immigrati messicani negli Stati Uniti, nonché l’invasione del Messico, per risolvere un altro problema di frontiera.

(continua…)

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42 Responses to Obsession: islamofobia e lobby sionista (2)

  1. utente anonimo says:

    Miguel, ma tu questo film l’hai visto?

    Gengis Ghat

  2. kelebek says:

    Per Gengis Ghat n. 1

    Sì. Se non sarete tutti morti di sonno prima con questa serie di post, gli dedicherò un articoletto apposta.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    posso esprimere serissimi dubbi sulla diffusione proclamata del film? mi pare una roba per giustificare la propria nota spese più che una serie di affermazioni credibili (e poi tanti aggettivi imprecisi tipo “innumerevoli”)

    Sento puzza di fesserie

    Ciao

    Francesco

  4. kelebek says:

    Per Francesco n. 3

    Sicuramente hai ragione, anche se non va sottovalutata la potenza del volontariato e del “let’s do something about it” nella cultura americana.

    Probabilmente i dati sugli allegati (28 milioni) sono più attendibili, in quanto lì si tratta della somma della circolazione dei quotidiani su cui è stato fatto l’inserto.

    Miguel Martinez

  5. Santaruina says:

    Notevole serie di informazioni, Miguel.

    Tra l’altro, c’è un aspetto che mi ha sempre incuriosito riguardo i vari movimenti sionisti contemporanei.

    Per fare un esempio, un Jerusalem Summit, stimato gruppo di discussione, può suggerire di deportare tutti i palestinesi nel Sinai, in condizione di semi schiavitù.

    Se io altrettanto “seriamente” dovessi suggerire di deportare tutti gli ebrei israeliani nel medesimo luogo (e sia chiaro che non mi passerebbe mai per la testa una idea tanto assurda ed orribile), finirei immediatamente indagato e condannato, stando alle leggi vigenti.

    Non c’è qualcosa di strano in tutto questo?

    Blessed be

  6. kelebek says:

    Per Santaruina n. 5

    Intendiamoci, si tratta di un’opinione minoritaria all’interno di Israele, in particolare nei termini specifici proposti dal Jerusalem Summit.

    Il problema è che non esiste alcuna lobby organizzata che denunci una simile proposta, perché non c’è alcun interesse organizzato e contrario a quello sionista.

    La mancanza di concorrenza crea facilmente l’illusione che il “mondo sia dominato dai sionisti” e quindi dagli ebrei.

    Un’illusione che è importante evitare, non perché politicamente scorretta – cosa di cui ce ne dovremmo sbattere – ma semplicemente perché oggettivamente falsa.

    Miguel Martinez

  7. Santaruina says:

    Ciao Miguel

    non concordo molto su quest’ultimo punto, la questione è molto più complessa.

    Ci sono molte lobby organizzate, penso a quella degli armeni, per dirne una, ma che nelle loro rivendicazioni vengono spesso messe a tacere.

    Mentre la lobby organizzata in questione riesce addirittura ad influenzare le legislature straniere.

    Però è un discorso ampio, che purtroppo non si può fare serenamente, proprio grazie a quel clima che per qualche motivo si è diffuso.

    A presto

  8. utente anonimo says:

    x martinez:

    punto 1) Viviamo in un paese in cui un esponente del governo può parlare di “imbracciare le armi”, o di affondare le navi dei clandestini: Quale “lobby organizzata” denuncia le sparate dei leghisti? Cosa se ne deduce dal fatto che le cagate di questa gente vengono accolte da borbottii e pacche sulle spalle? Che i padani vogliono governare il mondo? Non sarà che forse per avere *quel pensiero* (e per instillarlo attraverso false concatenazioni logiche) bisogna esserci un po’portati? Averlo già nel proprio DNA cuturale?

    punto 2) Mi spieghi come si fa ad un tempo a “sposare” l’islam politico – come fai tu – nelle sue manifestazioni più estreme, con l’obbiettivo dichiarato di abbattere il capitalismo (l’occidente, o quella roba che vuoi abbattere tu) e nel contempo accusare di fornire una visione distorta a chi dà una visione dell’islam come pericolo per l’occidente ? Voglio dire, se l’islam fosse davvero complessivamente e solo quello che tu auspichi e appoggi e difendi, allora Pipes e quella feccia avrebbero perfettamente ragione!

    Non puoi auspicare lo scontro di civiltà e ad un tempo attribuirlo al tuo nemico quando ti fa comodo.

    rosalux

  9. kelebek says:

    Per Santaruina n. 7

    Nel caso degli armeni, c’è la lobby turca che delimita e frena.

    Miguel Martinez

  10. kelebek says:

    Per Rosalux

    1) Infatti, non esiste una lobby organizzata contro le sparate padane. Se esistesse un’organizzazione decisa e agguerrita di musulmani o di immigrati in Italia, la situazione sarebbe diversa.

    Però è anche vero che i padani non hanno i soldi per diffondere gratuitamente 28 milioni di DVD, né guadagnano 1,6 miliardi di dollari con la guerra in Iraq.

    2) Io approvo il sacrosanto diritto alla resistenza, anche armata, contro la violenza stra-armata dell’imperialismo.

    Rispetto chi la fa in nome del comunismo, dell’Islam, della Pachamama, del bolivarismo,dell’indigenismo o di quello che vuole.

    Questo non vuol dire sposarmi con nessuno. Ad esempio, ritengo che la versione indigenista della storia dell’America contenga una gran quantità di errori; però sul presente hanno ragione da vendere.

    Inoltre, non sostengo affatto che la sacrosanta resistenza armata rappresenti la maggioranza dei musulmani.

    La maggioranza dei musulmani fa ciò che fa la maggioranza dell’umanità: cerca di sopravvivere come può, a volte con dignità, a volte no.

    Inoltre, non mi interessa appoggiare sciiti che sparano su sunniti o viceversa.

    Capiamoci poi sullo “scontro di civiltà”.

    Io ritengo che lo scontro di civiltà, intesa come guerra collettiva di grandi masse di “cristiani” contro grandi masse di “musulmani” siano una balla storica e un falso nel presente.

    Casomai esiste uno scontro tra un capitalismo strutturalmente disumano, e tutte le complesse e variegate forme di vita che gli esseri umani hanno sviluppato – dall’illuminismo all’Islam.

    In questo senso, anche il più moderato liberale dovrebbe trovarsi in uno “scontro di civiltà” con un sistema che crea Guantanamo.

    Infine, non credo all’esistenza di un DNA culturale, o comunque la sua esistenza non è stata certamente ancora dimostrata.

    Miguel Martinez

  11. utente anonimo says:

    “Non puoi auspicare lo scontro di civiltà e ad un tempo attribuirlo al tuo nemico quando ti fa comodo.”

    bella questa! la segno prima di leggere la risposta, notando che perfino gli estremisti denunciati da MM NON parlano di scontro di civiltà ma solo di Islam radicale che sta “dirottando” una religione.

    Francesco

  12. utente anonimo says:

    “In questo senso, anche il più moderato liberale dovrebbe trovarsi in uno “scontro di civiltà” con un sistema che crea Guantanamo.”

    Mig, non fare il semplicista. Il Sistema non crea SOLO Guantanamo, sennò sarebbe uguale a qualsiasi governo di quelli che si oppongono all’Occidente (oh, è una pura coincidenza ma tutti hanno le loro Guantanamo e nessuno che le contesta).

    Il Sistema fa anche un sacco di altre cose ed è questa duplicità di suoi effetti che rende l’analisi seria molto meno facile di quanto non la faccia tu.

    Ciao

    Francesco

  13. utente anonimo says:

    1)

    Che bisogno hanno i leghisti di spendere palanche, quando possono utilizzare i comodi cartelloni a led del comune, e le televisioni monopolistiche, per arrivare ai cittadini? Ho l’impressione che ne’ l’una ne l’altra cosa sarebbero possibili in quegli USA che tu aborri: quelli usano il denaro pubblico per farsi una (efficacissima) propaganda, ma questo per te non rappresenta un problema: il tuo problema curiosamente è cosa fanno i repubblicani (con particolare riferimento a quelli ebrei) con gli sghei loro.

    2)

    La tua stigmatizzazione dell’occidente non si limita affatto a Guantanamo (che – tra parentesi – non è fondato su valori “occidentali” ma sulla negazione dei medesimi). Tu – dalle veline ai supermercati – stigmatizzi tutto, e di questo insieme auspichi – in concordia con l’islam politico radicale – la fine. Sei amico dei regimi teocratici, che di “guantanamo” a casa loro ne hanno a bizzeffe, verso gli oppositori ma anche verso i diversi (o si tratta solo di buffi e folkloristici imam che fanno le fatwe contro topolino?) – e nemico quelli “moderati”.

    Sei (tu e i tuoi simpatici imam anti-topolino) la ragione sociale di Pipes!

  14. utente anonimo says:

    ah, il commento precedente era mio.

    rosalux

  15. kelebek says:

    Sempre per Rosalux…

    Mi hai fatto venire in mente un’altra cosa, che c’entra solo in maniera tangenziale.

    Nessuno forse pensa che i padani vogliono dominare il mondo. Ma credo che ci siano validi motivi per ritenere che gli “occidentali”, a grandissima maggioranza, si ritengano dotati del diritto di decidere il destino del resto dell’umanità.

    Due esempi:

    1) Cosa ne penserebbe l’americano medio, se i soldati USA andassero in Kuwait per proteggere quel “bene strategico” che è il petrolio?

    E cosa penserebbero invece se i soldati egiziani occupassero il Midwest, che rifornisce l’Egitto della “risorsa strategica” del grano?

    Oppure, cosa penserebbe l’italiano – di destra, di centro, di sinistra, cattolico, ateo, poco importa – se:

    a) un’ONG italiana, protetta da soldati italiani, andasse in giro per l’Afghanistan dicendo agli afghani come vivere meglio?

    b) un’ONG talebana, protetta da soldati afghani, andasse in giro per l’Italia, dicendo agli italiani come vivere meglio?

    Solo chi sa dare una risposta onesta a queste domande, senza arrampicate sugli specchi, può cogliere l’immensità della presunzione “occidentale”, di cui i padani costituiscono solo una piccola – e tutto sommato folcloristica – punta.

    Miguel Martinez

  16. kelebek says:

    Per Rosalux n. 13

    Io non “aborro” gli Stati Uniti, se non altro perché sono io stesso in gran parte statunitense; e per molti versi mi trovo più a mio agio con anglosassoni che con italiani.

    Il problema non sono gli Stati Uniti come entità geografica, ma il fatto che in quel paese, il capitalismo ha raggiunto ha la propria fase (per ora) suprema: la questione è il capitalismo.

    E credo – a differenza di te – che Guantanamo e veline siano inseparabili.

    Non sono amico di alcun “regime teocratico”. Kuwait, Arabia Saudita e affini non sono certamente parte dell’opposizione al capitalismo, anzi….

    Per quanto riguarda l’Iran, lo vedo come vedo tanti altri stati del mondo, senza la minima illusione.

    Certo, se venisse aggredito, lo difenderei come difendo l’arcinemico dell’Iran, l’Iraq.

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    Perchè presunzione?

    Esiste un solo motivo per dubitare che, nel mondo reale, nella situazione attuale, quel ruolo di leadership/imperialismo, spetti ancora all’Occidente?

    Pensa tu se un Illiro o un Sabino fosse andato a dire agli Ateniesi o ai Romani cosa dovevano fare …

    O un Olmeco o Apache agli Aztechi … e così via, senza soluzione di continuità per tutto il corso della storia umana.

    Ciao

    Francesco

    PS bella l’osservazione sul grano egiziano, solo che il Midwest NON è stato invaso dal Canada, il Kuwait è stato invaso dell’Iraq.

  18. utente anonimo says:

    La storia del mondo è fondata sulla lotta per il controllo delle risorse strategiche: non è una qualità precipua dell’occidente, nel modo più assoluto. Ti faccio notare peraltro che l’invasione del Kuwait (primo caso del dopoguerra di tentativo di annessione di uno stato sovrano, mica cazzi) puntava non al controllo di una risorsa (di cui l’Iraq è ampiamente dotato) ma al monopolio della medesima. Quanto al “modello occidentale”, che vogliamo dire dell’Arabia Saudita? Ti pare che ci sia una colonizzazione culturale in atto? A me sembra che ci sia una sovrana indifferenza, dell’occidente, al riguardo: credo che la paura della colonizzazione culturale sia paura del “contagio” culturale, che magari donne che debbano andare in giro sempre in compagnia di un maschio, e a cui sia vietato portare l’auto, che hanno le palle in giostra ce ne deve essere più d’una, da quei pizzi.

    rosalux

  19. kelebek says:

    Per Rosalux n. 18

    Non ci siamo capiti.

    Non sto giustificando né condannando nulla.

    Il punto è che gli “occidentali” possono discutere se la maniera migliore di fare qualcosa agli afghani consista nel bombardarli con il napalm oppure con le caramelle.

    Perché gli “occidentali” si sentono in colpa se non fanno qualcosa pure agli afghani.

    Mentre è semplicemente inconcepibile che gli afghani possano pretendere di fare qualcosa a noi.

    E questo si chiama razzismo, qualunque giustificazione assuma.

    Miguel Martinez

  20. RitvanShehi says:

    >1) Cosa ne penserebbe l’americano medio, se i soldati USA andassero in Kuwait per proteggere quel “bene strategico” che è il petrolio?

    E cosa penserebbero invece se i soldati egiziani occupassero il Midwest, che rifornisce l’Egitto della “risorsa strategica” del grano? Miguel Martinez< Risposta idem con patate come Francesco (#17). >Oppure, cosa penserebbe l’italiano – di destra, di centro, di sinistra, cattolico, ateo, poco importa – se:

    a) un’ONG italiana, protetta da soldati italiani, andasse in giro per l’Afghanistan dicendo agli afghani come vivere meglio?< Beh, se per “vivere meglio” s’intende non trattare le donne come pezze da piedi e non sparare in testa a chi guarda la TV, la pensa diversamente o cambia religione, credo che il sullodato italiano di cui sopra approverebbe. >b) un’ONG talebana, protetta da soldati afghani, andasse in giro per l’Italia, dicendo agli italiani come vivere meglio?< Beh, se il “vivere meglio” della fantasmagorica ONG talebana fosse prendere a cannonate chessò, le statue di Padre Pio, in nome della lotta all’idolatria:-), beh, penso proprio che in questo caso il suddetto italiano s’inkazzerebbe come una iena. >Solo chi sa dare una risposta onesta a queste domande, senza arrampicate sugli specchi,< Non ci sono specchi: la tua ONG talebana li ha aboliti, poiché complici della vanità e della lussuria femminile:-). Senza specchi si vive meglio!:-) Onestamente:-) tuo
    Ritvan

  21. utente anonimo says:

    Franceso e rosalux hanno torto su quasi tutta la linea. Se poi quei tipi in questione non parlano più di scontro di civiltà ci sarà un motivo… magari l’enorme quantità di risate che hanno suscitando le tesi di Huntington, col tempo, li hanno convinti a fare a meno di quell’espressione piuttosto infelice.

    E.M.

  22. utente anonimo says:

    MM,

    – E credo – a differenza di te – che Guantanamo e veline siano inseparabili. —

    Potrei risponderti anche subito, ma rischierei di farlo senza aver capito chiaramente la tua tesi. Per cui ti chiederei di definire in modo più esplicito “Guantanamo” e “veline”…

    Z.

  23. utente anonimo says:

    Santa,



    Se io altrettanto “seriamente” dovessi suggerire di deportare tutti gli ebrei israeliani nel medesimo luogo (e sia chiaro che non mi passerebbe mai per la testa una idea tanto assurda ed orribile), finirei immediatamente indagato e condannato, stando alle leggi vigenti.

    Non c’è qualcosa di strano in tutto questo?–

    Direi proprio di no (che poi sia giusto o meno, naturalmente, dipende dai punti di vista). Tu parti da una situazione di netto svantaggio, sicché devi essere molto più bravo, preparato e scaltro di “loro” in ogni fase della tuo procedere.

    Z.

  24. utente anonimo says:

    “a) un’ONG italiana, protetta da soldati italiani, andasse in giro per l’Afghanistan dicendo agli afghani come vivere meglio?

    b) un’ONG talebana, protetta da soldati afghani, andasse in giro per l’Italia, dicendo agli italiani come vivere meglio”

    incidentalmente farei notare che una ONG italiana rischia la pelle in afghanistan, un’eventuale ONG talebana al limite qualche porta sbattuta in faccia e qualche sberleffo

    roberto

  25. RitvanShehi says:

    >Potrei risponderti anche subito, ma rischierei di farlo senza aver capito chiaramente la tua tesi. Per cui ti chiederei di definire in modo più esplicito “Guantanamo” e “veline”… Z.< Io direi che Guantanamo è il bastone e le veline…la carota:-)

  26. controlL says:

    Io direi che un’ONG talebana in “occidente” non è neppure pensabile, tranne nei deliri di qualcuno. Tutta qui la differenza.p

  27. utente anonimo says:

    OT,

    Guzzanti sr., dopo i folgoranti successi di Mitrocchin e Telecom Srzbnvija, è evidentemente rimasto egli stesso un po’ folgorato.

    E ora se la prende con Berlusconi, che – a mio avviso – è stato uno dei pochi leader occidentali che ha dimostrato equilibrio e buon senso nella recente crisi tra Russia e Georgia.

    http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/guzzanti-putin/guzzanti-putin/guzzanti-putin.html

    Mah, deve avercela ancora su per via della figlia :-)

    Z.

  28. utente anonimo says:

    Aggiungo,

    Guzzanti critica Berlusconi perché quest’ultimo avrebbe detto che sì, è vero che la Russia non è ancora una democrazia perfetta, ma serve tempo per passare dal totalitarismo alla democrazia.

    Anche qui secondo me Berlusconi non ha tutti i torti. Ma soprattutto sa di cosa parla, vista la fatica che sta facendo – ancorché confortata da risultati incoraggianti – per percorrere la strada inversa :-)

    Z.

  29. utente anonimo says:

    Kel

    ai tempi del duce, si metteva molto impegno nel descrivere gli americani come fossero i talebani dell’epoca.

    Poi venne la realtà e molto ci mostrarono di quel che dovevamo-ci conveniva-era il caso che facessimo.

    Con gran scorno dei fascisti e dei comunisti e di molti cattolici, il popolo italico si adeguò con entusiasmo.

    Ecco, appena gli afgani saranno più in gamba di noi quanto allora lo erano gli usani, ci diranno cosa fare.

    Non è razzismo, è differenza tra i popoli.

    Ciao

    Francesco

  30. utente anonimo says:

    Proprio da uno dei link alla tua destra, questo:

    http://www.tutarchela.org/pictures.htm

  31. PinoMamet says:

    Io invece capisco ovviamente molto di più la cultura latina, in primis quella italiana, che quella anglosassone.

    Tra gli anglosassoni (di cultura, l’unica cosa che conti, non stamo a parlà de razze per favore) quelli che capisco forse meno sono proprio gli americani.

    Tra gli italiani, provo una genuina antipatia per quanti scimmiottano i modi espressivi della cultura americana; credo si tratti della stessa antipatia che i Maccabei provavano per gli ebrei ellenizanti, tanto per restare in tema “sionista”: l’antipatia per il servo contento di essere servo, alla fine, tanto contento da immedesimarsi nella cultura del padrone.

    Preferisco chi si ribella, indipendentemente dalle cause.

    Perciò se sento quella cingalese di M.I.A. (Mathangi Arulpragasam o qualcosa del genere) che fa la dura cantando “lethal poison through their system” e “some, some I murder_ some, some I let go…” mi viene da dire “vai, sorella, diglielo!”; con chiunque ce l’abbia.

    è non è che ne sappia molto di più dello Sri Lanka rispetto agli USA, anzi.

    Ora, se io provo antipatia per gli americanizzanti, non ne provo alcuna per gli americani.

    Sono fatti così, e basta.

    Curiosi, in tanti aspetti, e meno simili a “noi” di quanto siamo propensi a credere.

    Comunque, gli italiani volevano le veline, sì, è vero.

    Significa che devono volerle per forza anche gli iracheni e gli afghani?

    Sono davvero un valore universale che vale la pena imporre, già che siamo lì a difendere i nostri interessi geopolitici?

    Ciao!

  32. PinoMamet says:

    E poi, diciamolo, ‘sti musulmani sanno fare delle veline anche meglio delle nostre, quando si mettono in testa di farlo;

    è che non godono molto che glielo mettiamo in testa noi, mi sa.

    Ciao!

  33. kelebek says:

    Per n. 30

    I Tutarchela non chiedono la deportazione umanitaria di nessuno quando fanno i loro concerti.

    Io non ho mai sostenuto il boicottaggio culturale di Israele, e sono anche contento che loro abbiano potuto guadagnare qualcosa facendo dei concerti lì.

    I loro CD (che vi consiglio calorosamente di acquistare) non istigano certo all’odio, a differenza di quelli distribuiti da EMET e Clarion.

    Miguel Martinez

  34. utente anonimo says:

    Pino

    come si chiamava quel tizio scandalizzato perchè i romani adottavano i costumi dei greci e abbandonavano i buoni vecchi usi tradizionali?

    idem per le veline, non siamo certo lì a imporgliele, alla peggio li obblighiamo ad accettare che le donne possano votare, e pure entrando in cabina elettorale senza il marito!

    Le puttane le avevano anche prima, sarebbe molto razzista dire che senza di noi non ci sarebbero arrivati.

    Ciao

    Francesco

  35. kelebek says:

    A me non risulta che gli occidentali “impongano le veline” al mondo islamico. Casomai impongono basi militari e bombe, che è un altro discorso.

    Quando si parlava di veline, il riferimento era al cosiddetto “Occidente” stesso, dove la mercificazione globale, la spettacolarizzazione e la guerra costituiscono un unico flusso inscindibile.

    Miguel Martinez

  36. PinoMamet says:

    Francesco

    tu mi confondi con quei tipi che non volevano i jeans (che poi a dire il vero avremmo inventato noi) e la musica rock.

    Manco per niente!

    A me invece danno fastidio quelli che, per imitare, un po’ a caso a volte, gli usi americani, credono di essere americani.

    Non so se li hai presenti.

    Fatti un giro sui blog: abbondano.

    Sono quei tizi che quando gli chiedi cosa dovremmo fare in Afghanistan ti rispondono come magari farebbe Schwartz, quel tipo che gli hanno rubato i soldi: “andiamo lì, e li distruggiamo, quei fottuti (lo uso apposta, perché in italiano non si usa mai, solo nei doppiaggi) diaper-heads!”

    Questa è una versione di destra. Ma ci sono anche quelle di sinistra, non credere: tutte a base di I have a dreams e Non chiederti cosa il tuo paese bla bla e imitazioni di understatement.

    Se tu ti metti i jeans o la dishdasha, quelli sono affari tuoi.

    Ma se credi, per farlo, di essere americano, o arabo, allora è anche un problema tuo.

    Non ho niente contro l’adozione e il riuso, magari creativo, di abitudini altrui: è proprio così che la cultura si evolve, altrimenti staremmo ancora con la pelle di orso sulle spalle e tu, Francesco, non seguiresti la tua religione medio-orientale :-)

    Ho invece molto contro la sudditanza culturale passiva e fiera di esserlo.

    Ciao!

  37. PinoMamet says:

    Miguel

    se non gli impongono le veline, cosa ci sono andati a fare? :-)

    Seriamente, se questo non è il miglior stile di vita possibile, da insegnare agli arretrati islamici, rimane solo, come giustificazione, quella del puro e semplice dominio militare-economico.

    Ciao!

  38. controlL says:

    Più che catone a me viene in mente catullo, non certo antigreco, anzi. Ma che deride arrio che grecheggia al punto da aspirare anche le parole latine che non vogliono l’aspirazione: “chommoda, “hinsidias”, quasi fossero calchi di parole greche. E che alla fine, più greco dei greci, aspira anche le parole greche che non vanno aspirate: “ionios” diventa “hionios”, trasformando il meraviglioso mar delle viole (lo ionio; ion uguale viola) in un terribile mar delle nevi (hion uguale neve). Come ci ricorda il finissimo Catullo, il peccato veramente mortale e imperdonabile dei tanti arri americanizzati a cui allude pinomamet è l’assassinio del gusto. Non ho mai capito bene di quali radici parlino da difendere, ma mi è sempre stato chiaro che sono radici guaste. “Leniter et leviter”, darei loro lo stesso consiglio che catullo dava nella pronuncia delle parole che non volevano la faticosa aspirazione.p

  39. utente anonimo says:

    Scusassero cari magistri elegantiae ma qui siamo vicini alla lana caprina: chi si mette i jeans sarà sempre un pò cafone.

    Qualcuno lo sarà meno e qualcuno lo sarà tantissimo. Poi diventerà tutto normale.

    Trovo più discutibile (eufemismo) il giochetto di Miguel, che riassume l’occidente tra veline, spettacolarizzazione (non deve aver mai visto una foto del Taj Mal o delle piramidi azteche) e mercificazione. Proprio i diritti politici non entrano nel suo panorama intellettuale. Mah!

    Saluti

    Francesco

  40. utente anonimo says:

    Arbitri elegantiarum, prego.

    Z.

    :-)

  41. utente anonimo says:

    ‘azzo

    sono stato dieci minuti a pensarci poi ho scelto quella sbagliata

    :(

    Francesco

  42. utente anonimo says:

    “Sarah Stern, la presidente di EMET, è l’ex-coordinatrice politica della Zionist Organization of America, diventata poi diretttrice”

    Non dovrebbe essere “presidentA”, “cordinatorA” e “direttorA” ?

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