Ser Jacopo Mangiatroja, Cicciaporco Cicciaporci e un gatto magico

Sempre nel peristilio della chiesa di Santo Spirito, scopro, grazie a una roboante lapide in latino, dell’esistenza della famiglia dei Cicciaporci.Incuriosito da tanto cognome, faccio una brevissima ricerca su Google.

Dove scopro l’esistenza di Antonio Cicciaporci.

Antonio Cicciaporci è noto solo per aver raccolto le poesie di Guido Cavalcanti, all’inizio dell’Ottocento; ma nella raccolta, ha pubblicato anche un commentario alle opere di Guido Cavalcanti scritto da tale Dino Del Garbo in latino, tradotto in italiano da Ser Jacopo Mangiatroja, notaio in Firenze.

Noi quindi conosciamo i Mangiatroja, solo grazie ai Cicciaporci.

Però i Cicciaporci li conosciamo solo grazie a Guido Cavalcanti, altrimenti nessuno se ne sarebbe accorto.

A sua volta, però è giusto dire che chi conosce Cavalcanti, lo conosce grazie all’edizione curata da un Cicciaporci. Niente Cicciaporci senza Cavalcanti, ma anche niente Cavalcanti senza Cicciaporci. E niente Mangiatroja senza i due insieme.

Ma Google ci permette di scoprire anche la cupa e affascinante figura di Cicciaporco Cicciaporci, che compare nel “Gatto del Vicario”, una delle tenebrose Novelle della nonna di Emma Perodi.

La novella racconta del castello di Poppi; luogo in cui peraltro il curatore di questo blog visse una volta una curiosa avventura tra liberi muratori, zingari e militanti atei indiani.

Nel Quattrocento, il Castello di Poppi era la residenza del Vicario o governatore fiorentino:

Al tempo di cui tratto io, era Vicario per Firenze messer Cicciaporco Cicciaporci, uomo robusto quanto mai, e nemico del genere umano. Non aveva né fratelli, né sorelle, né famiglia propria, e il solo compagno suo era un gatto con la coda e gli orecchi mozzati e cieco da un occhio, che faceva schifo soltanto a guardarlo.

Tuttavia, per messer Cicciaporco, quel gatto era un essere soprannaturale e, non solo gli faceva apparecchiare un posto alla sua tavola, ma lo teneva anche a dormir seco, permettendo che quel bruttissimo animale posasse la testa sullo stesso guanciale, e gli appuntasse le zampe sulla bocca. Gl’impiegati del castello erano tutti scandalizzati che il nuovo Vicario avesse certi gusti, e fremevano di dover ubbidire a un uomo che era schiavo di un gattaccio spelacchiato. Essi però non sapevano quali legami esistessero fra messer Cicciaporco e il gatto Merlino; se li avessero saputi, invece di fremere, sarebbero scappati da Poppi, lasciando il palazzo in balìa del Vicario e del suo micio.

Il resto, si può leggere su Wikisource.

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2 Responses to Ser Jacopo Mangiatroja, Cicciaporco Cicciaporci e un gatto magico

  1. controlL says:

    Certo che con cognomi così, a firenze “minchioni” passa inosservato. La novella è bellissima, ma da emma perodi non m’aspettavo niente di meno. A proposito, senza voler contestare che i fiorentini possano volere una via per l’illustre concittadina fallaci, ma ce l’ha firenze una via emma perodi?p

  2. kelebek says:

    Per p

    No, una via Emma Perodi pare che a Firenze non ci sia. Ce n’è una a Bibbiena in provincia di Arezzo e una a Roma.

    Miguel Martinez

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