Non il terrore, ma la noia

Ricevo tra i commenti una critica ben articolata e interessante, ve la giro.

Caro Miguel, insieme con Massimo Fini e Slavoj Zizek sei tra coloro che più mi hanno convinto nella loro lettura del mondo contemporaneo. Da anni mi sorprendo di non trovare grandi punti di disaccordo con te, tuttavia la base di questi ultimi articoli mi lascia perplesso.

Fermo restando l’atteggiamento di fronte allo sfruttamento capitalistico, non sono d’accordo rispetto alla tua visione della sua etica e delle sue consegne. Ritratti le grandi società multinazionali come repliche dell’Oceania di Orwell o dell’URSS del Grande Terrore, una sorta di organismi onnipotenti che schiacciano e lavano cervelli con il terrore e la propaganda. In realtà, e parlando anche sulla base della mia esperienza personale (ho lavorato a Eurodisney) mi ricordano piuttosto l’URSS degli anni ’70 e ’80: delle specie di giganti con i piedi d’argilla.

La Disney possiede un’efficienza unicamente basata sui grandi numeri e sul basso costo del lavoro al suo interno. Le sue parole d’ordine (invasive e ripetute all’infinito) riscuotono ilarità tra i dipendenti così come abbondavano le barzellette sul comunismo nella Mosca di Breznev, i suoi impiegati non escono mai dalle procedure, persino i capi timbrano all’ora in punto lasciando i problemi a metà, tutto totalmente burocratizzato e inefficiente, proprio perché il segreto del successo della società non è basato sull’inventiva dei suoi dipendenti bensì sulla loro regolarità e sul loro numero.

Non era il terrore che ci governava, ma la noia.

Non è poi una sorpresa per nessuno che le peggiori condizioni di lavoro e di sfruttamento si verifichino nelle imprese più piccole e non nelle più grandi (dove ci sono una molteplicità di capi a cui fare riferimento, per cui il dipendente trova sempre una valvola di salvezza da eventuali vessazioni). I

Insomma, mi sembra che tu dia troppa poca importanza alle previsioni di Kenneth Galbraith, economista liberale americano degli anni 50, il quale affermava che la maggiore minaccia al sistema capitalistico sarebbe venuta esattamente dall’ansia produttivistica. Ossia l’insistenza e l’espansione della pubblicità avrebbe portato a una totale immunità a esse, presto o tardi, esattamente come gli slogan della propaganda ufficiale nei paesi del socialismo reale.

Rimango dell’idea che proprio quando sembri apparentare il massimo fulgore il capitalismo stia in realtà entrando nel suo tramonto, perché le sue possibilità di espandersi propagandisticamente e economicamente si avvicinano ai suoi limiti estremi.

Con stima,

Marco

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21 Responses to Non il terrore, ma la noia

  1. utente anonimo says:

    la pubblicità fa venire la nausea a molti ormai. La propaganda che ha maggiore ritorno è quella diretta a bambini o malati.

  2. PinoMamet says:

    Io sento sempre dire che gli USA hanno inventato il capitalismo moderno, gli hanno dato la sua forma attuale e lo impongono in giro per il mondo.

    Però può essere invece che sia stato il capitalismo moderno a creare gli USA, a dargli la loro forma e a creare un tipo particolare di umanità.

    I racconti che ho sentito o letto di persone di ambienti diversissimi che hanno lavorato con colleghi statunitensi convergono tutti su questo punto: sì, tutto grande, tutto completissimo, tutto organizzato, ma non chiedergli di cambiare una virgola alla procedura stabilita, fosse pure evidente anche a un bambino la necessità di farlo; la procedura non si cambia.

    C’è naturalmente una dose di preconcetti e luoghi comuni in questo, ma credo ci sia anche una dose di verità.

    E in questo c’è lo scontro tra loro e noialtri italiani familisti, col piccolo imprenditore che si svegliava davvero all’alba o prima per andare in fabbrica, e pretenderebbe che gli operai farebbero lo stesso; perché reduce dall’epoca in cui gli operai erano davvero suoi familiari o compaesani, interessati quanto lui al buon andamento dell’azienda (gli occhiali in Cadore, il primo caso che mi viene in mente, ma credo che tutt’Italia sia costellata di storie simili); un sistema, il “nostro”, che spesso addirittura imponeva la capacità di improvvisarsi, sacrificarsi, reiventarsi, insomma mettersi in gioco.

    Se lavori per Disney, che vuoi mettere in gioco? Ancora tanto se stai alle regole, tentando, umanamente, di ritagliarti la quantità maggiore di spazi personali.

    Trovo illuminante il paragone che fa Marco con il sistema sovietico, del quale tutti dicono che de-responsabilizzasse; il parallelo è impressionante, basta tener presente che il sistema capitalistico ha aggiunto:

    - la pluralità tra sotto-sistemi (multinazionali in cui si lavora in stile sovietico);

    - la competizione per entrare in uno di questi sottosistemi (che è ancora più agghiacciante).

    Ovviamente c’è bisogno di una formazione che ricordi a tutti di essere nel migliore dei mondi possibile, e nel sistema capitalistico questa non può essere unica per tutti, ma DEVE essere:

    -pluralista

    -“competivista”

    Ecco il film americano medio, che ricorda a tutte le categorie “anche tu puoi essere figo!”- anche alla categoria dei fighi.

    Ovviamente ricordando questo alle categorie ne riconferma l’esistenza, funzionale al sistema; anzi io credo che molte di queste categorie siano state davvero create dal film americano

    (mi stupiva in forum americani che frequentavo un tempo l’adesione a modelli standardizzati tra adolescenti, molto più rigida che da noi: a scuola eri un jock, un nerd, un geek, una preppy?)

    Ora, questo sistema può durare, o no, e molta gente ci si trova bene, ok; ma perché credere che sia l’unico?

    Ciao!

  3. PinoMamet says:

    “pretenderebbe che gli operai farebbero”, tanto per dirna una; l’orrore!

    E vabbè, ho scritto in fretta, scusate.

    Ciao!!

  4. kelebek says:

    Per PinoMamet

    Bella riflessione, grazie!

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    >Ora, questo sistema può durare, o no, e molta gente ci si trova bene, ok; ma perché credere che sia l’unico? PinoMamet< E chi ha mai detto che sia l’unico? Scartando il sistema sovietico che – come dici – gli somiglia taaanto:-), c’è siempre il modello tedesco anni 1933-1945, oppure quello iraniano attuale, per menzionarne solo due.
    Ciao

    Ritvan Slogghinato

  6. kelebek says:

    Per Ritvan n. 5

    Il modello tedesco e quello iraniano – diversissimi tra di loro – erano/sono sistemi capitalistici, anche se con una forte presenza statale.

    Miguel Martinez

  7. x martinez:

    Pino Mamet ci dà due (due) requisiti irrinunciabili del capitalismo: esso deve essere “pluralista e competivista”.

    Tu ritieni che l’Iran e la Germania Nazista fossero società pluraliste?

    rosalux

  8. kelebek says:

    Per Rosalux

    “Competitivista” lo sono/erano entrambi.

    Su pluralismo, inteso come raddoppiamento politico della competizione capitalista, occorre distinguere nettamente tra Iran e Germania.

    In Iran c’è sicuramente una pluralità di attori, abbastanza autonomi e anche conflittuali; e c’è certamente più pluralismo culturale che nella maggior parte dei paesi mediorientali.

    Nella Germania nazista, c’era un curioso sistema per cui interi settori venivano appaltati in grande libertà a qualcuno: le SS facevano ciò che volevano, Goering pure e così via. Ovviamente facendo tutti riferimento a Hitler, che probabilmente giocava proprio sulle loro divisioni e differenze.

    In questo senso, c’era una forte differenza con il sistema staliniano, che aveva bisogno di costanti epurazioni per mantenersi unitario.

    Probabilmente quella specie di pluralismo tedesco – che aveva anche riflessi nella sfera ideologica e letteraria – era legata a due fattori: anche qui un raddoppiamento dell’economia capitalista; e la violenza contro i nemici “esterni” (sia gli ebrei definiti come stranieri, sia i paesi confinanti).

    Mentre lo stalinismo doveva unificare tutta la vita economia; e scegliendo di svilupparsi pacificamente ed essendo costitutivamente non razzista, non poteva cercare capri espiatori “esterni”.

    Almeno questa è la mia ipotesi, ma non sono un esperto e potrei essere facilmente smentito.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    E’ molto interessante la lettura “pluralistica” della Germania nazista che ha dato Miguel. Per adesso volevo invece rispondere al commento n.1: a me pare che la pubblicità (sotto la forma debordiana di “spettacolo integrato”) non sia mai stata così onnipervasiva. Un conto è affermare che la Disney è un baraccone burocratico di bassa lega, un altro è evidenziare il lavoro che, attraverso la produzione di spettacolo, questi e altri agglomerati di capitale stanno compiendo sulla nostra società.

    E.M.

  10. PinoMamet says:

    Ritvan

    sì, lo so bene che il sistema capitalista, anche nella sua forma più intensa e pura, non prevede la Siberia per i dissidenti;

    la sua forza è anzi nel non presentarsi come un sistema, quindi non c’è niente a cui dissentire.

    Casomai si può dissentire sui “singoli casi”, denunciare la tal azienda che tratta male i suoi dipendenti: un’azienda non può permettersi un gulag :-), userà perciò il licenziamento, o magari, meglio ancora, la non-assunzione di persone potenzialmente dissidenti.

    Nessun dubbio che, in media, si stia meglio da noialtri oggi che nell’URSS negli anni Settanta

    (e si sta anche meglio che in Iran o Germania nazista, ovviamente!);

    a me sembra che il prezzo di questo si però l’abdicazione per principio al diritto di critica, e non mi sembra poco.

    Ciao!

  11. PinoMamet says:

    Prima di potenziali fraintendimenti:

    no, non sto dicendo che in URSS o qualunque altro impero del male a scelta si poteva criticare di più, tutt’altro;

    sto dicendo che nel nostro sistema ci sono persone così convinte della sua bontà da non criticarlo mai.

    E questo mi conferma che è, dopo tutto, un sistema, cioè qualcosa di temporaneo e difettibile.

    Ciao!!

  12. utente anonimo says:

    Ma quanto ci mette a tramontare, sto benedetto capitalismo?

    Ormai sono oltre 150 anni che sta(rebbe) inesorabilmente tramontando :-)

    Z.

  13. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n. 5 Il modello tedesco e quello iraniano – diversissimi tra di loro – erano/sono sistemi capitalistici, anche se con una forte presenza statale. Miguel Martinez< Non lo metto in dubbio. Però, il nostro PinoMamet – a cui mi pare io rispondessi al succitato #5 – parlava di “capitalismo moderno” creato dagli USA (o creatore degli USA) e – come osservava la rosalu’ – “pluralista e competivista”.
    Comunque, non ne facciamo distinzioni di lana caprina: ritiro Germania anni ’30 e Iran di Ahmadinejad e propongo come modelli “alternativi” al bieko kapitalismo (tout court) l’Egitto dei Faraoni, Cartagine e il Sacro Romano Impero di Carlo Magno. Cuntent?:-)

  14. RitvanShehi says:

    >Ma quanto ci mette a tramontare, sto benedetto capitalismo?

    Ormai sono oltre 150 anni che sta(rebbe) inesorabilmente tramontando :-) Z.< Eh, ormai è inesorabilmente sull’orlo del baratro. E – come disse il kompagno Kruscev – noi prestissimo lo raggiungeremo e lo sorpasseremo:-).

  15. RitvanShehi says:

    >sto dicendo che nel nostro sistema ci sono persone così convinte della sua bontà da non criticarlo mai. PinoMamet< Non credo sia il mio caso. Io non ho detto che sia perfetto così com’è e non ulteriormente perfettibile (per quanto la perfezione assoluta possa essere di questo mondo) , ho solo risposto – mi pare – a una tua precisa domanda che copincollo: “Ora, questo sistema può durare, o no, e molta gente ci si trova bene, ok; ma perché credere che sia l’unico?”
    Allora, possiamo, per favore, fare un po’ di chiarezza in merito e deciderci di dire se siamo per critiche cosiddette “costruttive” al sistema capitalista, oppure siamo per rivoltarlo come un calzino o addirittura sostituirlo del tutto con un altro sistema? Nell’ultima ipotesi, gradirei sapere con un po’ d’anticipo il modello scelto per sostituirlo, sai, nel caso:-) mi occorre un po’ di tempo per mettere in efficienza il gommone:-).

    Ciao

  16. utente anonimo says:

    Malato: “colpito da malattia, in quanto sofferente dei limiti che questa impone, o sottoposto ai rimedi del caso (…)”.

    “fig: una società malata (…)”

    un saluto

    Antonio

  17. PinoMamet says:

    Ritvan

    io, in attesa di idee per il Grande Rivoltamento del Calzino, sarei per le critiche costruttive :-)

    Poi io sono uno di quelli che ci si trova anche bene, nel sistema attuale (grazie a Dio).

    Ciao!! :-)

  18. utente anonimo says:

    Giusto per la cronaca, perchè non ricordare COME è nata la Disney?

    Questo potrebbe incrinare alcuni giudizi sul sistema USA?

    O come è nata Microsoft.

    O Google.

    O anche Lehman Brothers, recentemente deceduta.

    Saluti

    Francesco

  19. PinoMamet says:

    Francesco

    non mi sembra che nessuno abbia detto che gli USA escludano la mobilità sociale.

    Il “sogno americano” si basa proprio su quello.

    Ho rivisto ieri sera Pane e cioccolata (non sapevo che fare, ho un sacco di film scaricati) con Manfredi emigrante italiano in Svizzera: molto istruttivo nei confronti dell’immigrazione attuale, tra l’altro.

    Comunque, scena in cui incontra Johnny Dorelli miliardario che gli dice che tutti possono fare i soldi, e gli invidia la grinta del povero:

    -“ma beato te che non hai una lira!”

    -“sì, una bella fortuna; è che siamo in tanti!!”

    Ciao!

  20. sì, tutto grande, tutto completissimo, tutto organizzato, ma non chiedergli di cambiare una virgola alla procedura stabilita, fosse pure evidente anche a un bambino la necessità di farlo; la procedura non si cambia.

    C’è naturalmente una dose di preconcetti e luoghi comuni in questo, ma credo ci sia anche una dose di verità.

    Per la mia esperienza quotidiana direi che l’affermazione e’ vera al 99%. L’applicazione del “protocollo” qui e’ rinocerontesca e pedissequa. Sempre.

    sardosepolto

  21. Ritvanarium says:

    A proposito di Imprenditori Italici … come hai fatto a perderti questo ?

    Doris, Mediolanum Banca … Sublime e grottesco !

    Il meglio di Gandalf e di Totò in sol uomo, e spontaneamente !!!

    http://it.youtube.com/watch?v=9p0dE7m5lmI

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