Carrefour e Cafoneria Strutturale

Paniscus ci offre uno sguardo diverso su un fatto noto.

Come moltissimi sanno, un bambino autistico è stato trattato con estrema cafonaggine da alcuni addetti al Carrefour di Assago, durante una cosa che viene definita "tour delle auto a grandezza reale del film Cars." La lettera di denuncia la potete leggere qui.

Ora,è ovvio che nello specifico quella mamma ha ragione: protestiamo anche noi presso la direzione del Carrefour servizioclienti@carrefour.com

Però vale la pena di capire di cosa sia stato veramente vittima il bambino incafonato, e perché l’episodio ha colpito tanti blogger.

L’Italica Mammeria, Abdul Salam Guibre, Alexander e la Piccola Denise

Negli stessi giorni,  il giovane Abdul Salam Guibre è stato ucciso a sprangate a Milano, sostanzialmente perché nero.

Ovviamente i titoli dei media sono maggiori per un omicidio che per una cafonata; ma si ha la netta sensazione di una partecipazione emotiva tutta diversa per il caso del "piccolo Alexander". Che segue di poco la partecipazione emotiva di massa per la "Piccola Denise": vi ricorderete come la bambina italiana sia stata "identificata" sull’isola di Kos in Grecia. Come sempre, da una mamma italica che vede una donna Rom con una bambina. Che ci fa una donna Rom con una bambina? Ma porta a spasso la Piccola Denise, no?

L’Italica Mammeria quindi assume una variante di sinistra – il caso Alexander/Carrefour – e una variante di destra - il caso Denise/Zingara Rapitrice. Nel primo caso, il nemico del Bambino Italiano è il Prepotente; nel secondo, è lo Straniero Oscuro. In entrambi i casi, c’è l’identificazione collettiva con un caso individuale successo a "una come noi"; e quel caso individuale è vittima di un’indefinita cattiveria aliena.

A scrivere, "mi piange il cuore", per il caso di Alexander, ci metti due righe e fai bella figura. Mica si deve ragionare, quando succedono le cose brutte… Beh, io scrivo il solito migliaio di righe illeggibili, cercando invece proprio di ragionare. Non devo certo fare audience.

In mancanza di versioni alternative dei fatti, prendiamo alla lettera ciò che scrive Barbara a proposito di come sarebbe stato trattato Alexander. Vista la follia di tanti in rete, fa benissimo a non scrivere i cognomi; ma senza volerlo, mamma e figlio finiscono così per entrare nella Falsa Intimità dei nostri tempi: quella cosa per cui ignoriamo il cognome della Piccola Denise, e possiamo sapere tutto sulla vita sessuale di Araba Dell’Utri.

D’accordo. La cafonaggine, specie nei confronti di un bambino con problemi, è qualcosa di molto brutto. Solo che se vogliamo essere veramente solidali, dobbiamo capire di chi è stato vittima il bambino.

I tanti commentatori al blog di Barbara, con rare eccezioni, accusano (1) la cattiveria individuale ("La gente è spesso inutilmente cattiva e profondamente stupida") e (2) la mancanza di valori ("questa endemica mancanza di educazione sta avvelenando la vita di tutti quanti"). Per concludere, uno dopo l’altro, con qualche equivalente di "non ho parole". Infatti, quando si condivide tutti un grande Luogo Comune e non si cerca di pensare, a che servono le parole?

Direte, ma qui c’è solo da emozionarsi, non da pensare.

Non è vero. Perché tutto il senso dell’episodio dipende dalla risposta a una domanda. E’ stata cafonaggine umana o cafonaggine strutturale?

Il granello nella macchina

Immaginiamo un omaccione che va in discoteca e parcheggia il suo SUV in un posto riservato ai disabili. E quando arriva un vero disabile, lo manda a quel paese. Ecco, questa è cafonaggine umana, e si risolve con un decorativo sfregio alla carrozzeria del suo macchinone. Veramente io sarei ancora più creativo, ma mi fermo qui.

La cafonaggine strutturale, invece non è altro che lo scontro tra una catena di montaggio e un oggetto fuori norma che non dovrebbe trovarsi lì.

Infatti, ecco il cuore dell’episodio. Alexander vuole farsi fotografare accanto a una certa macchinetta:

"Il fotografo comincia ad urlare “Muoviti! Non siamo mica tutti qui ad aspettare te” Mio figlio si gira, ma non abbastanza secondo il “professionista”. Gli chiedo “Per favore, anche se non è proprio dritto, gli faccia lo stesso la foto…” “Ma io non ho mica tempo da perdere sa? Lo porti via! Vattene! Avanti un altro, vattene!” Un bambino a lato urla “Oh, mi sa che quello è scemo” e il vostro Omino del Computer, ridendo “Eh, si! Vattene biondino, non puoi star qui a vita!”"

Cioè, abbiamo un lavoratore che "non ha tempo da perdere", per il semplice motivo che il tempo è denaro.

E siccome nessuna persona normale e sana ha voglia di lavorare in fretta, è evidente che i tempi sono preassegnati. Il fotografo, assunto precariamente per questo lavoro, ha ricevuto una tabella di marcia precisa per produrre immagini di bambini sorridenti. Non sappiamo se lo pagano a cottimo – la carota – o minacciano di non chiamarlo la prossima volta se produce troppo lentamente – il bastone. Ma certamente c’è stata una riunione prima, in cui gli ordini sono stati chiari.

Così come esistono pallet standard e container standard – che sono la base spaziale di tutta la globalizzazione – esistono anche bambini standard. O meglio unità-di-felicità-infantile standard, della durata, poniamo, di 42 secondi. Le unità-di-felicità-infantile fuori standard dovrebbero, a logica, essere indirizzate automaticamente dal Braccio Deviatore lungo il nastro degli scarti.

Infatti, racconta Barbara:

"Una signorina, con la Vostra tshirt, mi si è avvicinata per chiedermi cosa fosse successo. Alla mia spiegazione, dopo averle detto che il piccolo aveva una sindrome autistica, mi ha detto “Ma se non è normale non lo deve portare in mezzo alla gente“.

Ora, se il Braccio Deviatore o signorina-con-la-Vostra-tshirt (notare la maiuscola in "Vostra") ha ragionato come una vera signorina-con-la-Vostra-tshirt, il suo discorso è ineccepibile. [1] Perché la signorina-con-la-Vostra-tshirt è anche la licenziata-se-incinta, la riassunta-solo-se-ci-gira, la ci-sono-cinquanta-moldave-pronte-a-prendere-il-tuo-posto, la si-ricordi-che-lei-è-l’immagine-dell’azienda e si-pettini-bene-i-capelli (nonché, è libera stasera che la invito a cena?).

Se il Carrefour la paga, non è per fare un piacere al bambino Alexander, ma perché rientrino gli investimenti degli azionisti.

La macchina adorata e assassina

E quindi il compito del Braccio Deviatore è di fare riuscire la Sinergia Creativa tra unità-di-felicità-infantile, pubblicità del Carrefour di Assago (e in mezzo c’è pure un concorso e pure la vendita di "tutto per la scuola" e qualcosa che si chiama  Bimbi Superstar) e vendita del prodotto-immagine denominato Cars Motori Ruggenti.

Cars Motori Ruggenti a quanto mi è dato capire, è un prodotto della Grande Fabbrica dell’Immaginario Planetario, la Disney. Io mica dico che la Disney fa brutti film: ce ne sono di bellissimi. Il punto è, possibile che la Società della Libertà per tutti abbia messo in mano a qualche decina di ricchissimi statunitensi il monopolio dell’allegria infantile del pianeta, e abbia spento ogni altra sorgente? Poi dicono che Stalin era un po’ totalitario…

Le auto certamente fanno comodo, se non dimentichiamo che si tratta di tonnellate di ferro, sventrato dalle montagne, che succhiano il petrolio tra i cadaveri dell’Iraq, asfaltano i boschi, inquinano l’aria, uccidono 1,2 milioni di persone l’anno e ne mutilano altre 50 milioni.

Ma la merce è tale, non se è utile, ma se è benvoluta. Infatti, il film Cars Motori Ruggenti presenta quelle bombe meccaniche come se fossero dei simpatici Average Americans che si fanno la concorrenza e si danno le pacche sulle spalle; però con grandi occhioni fatti apposta per sedurre i bambini.

Quando hai quattro anni, e te ne mancano ancora quattordici per prendere la patente, le  macchine le devi già amare alla follia. Si chiama Fidelizzazione e alla prova dei fatti funziona meglio dei  Pionieri sovietici.

La stessa anima di cui l’alienazione capitalista ha privato il mondo, si inietta nei pistoni prodotti in serie in qualche oscura fabbrica cinese. Un golem o se preferite, un autogolem.

Il prodotto Cars, che golemizza il prodotto automobile, a sua volta genera prodotti-gadget e prodotti-evento che a loro volta servono per creare Immagine e Fidelizzazione per la multinazionale Carrefour. E anche quest’ultima mica si presenta però per quello che è – un utile luogo dove acquistare roba da mangiare, ad esempio – ma per il surrogato dei rapporti umani che il sistema annienta.

Ora, il piccolo quattrenne autistico non ha la più lontana colpa di tutto ciò, ed è quanto di più indifeso ci possa essere di fronte a tanta violenza. La solidarietà reale e non quella delle comari politicamente corrette inizia nel capire che il suo nemico non è il fotografo cialtrone, ma la stessa roba che chiamiamo "civiltà occidentale". Di "valori", in quel senso, ce ne sono fin troppi.

Però è terrificante pensare che la sua indubbia sofferenza nasce perché non gli viene permesso di rendere culto al suo idolo, Saetta McQueen, che Wikipedia descrive come una "giovane e ambiziosa auto da corsa (nel film è di sesso maschile) impegnata a correre nella Piston Cup, il più prestigioso campionato automobilistico degli Stati Uniti."

Non voglio infierire sulla madre. Ha avuto un duro destino. E poi non è facile, e nemmeno piacevole, arrivare a quella specie di nudità interiore che ti impedisce di cadere nella rete dell’illusione che ti tessono attorno.

Però le parole veramente più tristi di tutto il discorso di Barbara, che rispecchiano la tragedia generale che viviamo, sono queste… spero che il neretto aiuti a capire dove risieda il male devastante, non solo per Alexander ma per tutti i figli dei nostri tempi:

"Vestito di tutto punto con la sua maglietta di Cars, comprata DA VOI, oggi l’ho portato, emozionatissimo, ad Assago. Vista la posizione di Saetta, ci siamo avvicinati per fare una foto. Click, click, click, bimbo sorridente a lato della macchina. Avevate previsto un fotografo, sui sessant’anni, sembrava un rassicurante nonno con una digitale da 2000 euro, collegata a un pc dove un quarantacinquenne calvo digitalizzava un volantino carinissimo con le foto dei bimbi di fronte a Saetta, stampate all’interno della griglia di un finto giornale d’auto. Una copertina, insomma, che i bimbi chiedevano a gran voce e avrebbero poi incorniciato in una delle costose cornici in vendita nel Vostro reparto bricolage."

incidente-stradale

Nota:

[1] Lo spiega perfettamente il sito della Carrefour, basta saper leggere l’imprenditorialese:

Le persone Carrefour sono la base del successo della nostra azienda.
L’organizzazione è basata su una gestione delle risorse umane ispirata a principi di fiducia, responsabilizzazione, meritocrazia e miglioramento continuo del saper fare individuale e aziendale.

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57 Responses to Carrefour e Cafoneria Strutturale

  1. PinoMamet says:

    Queste frasi “aziendali” (se si esula dal fatto che sono scritte come riempitivo da qualche creativo anche lui pagato a cottimo, che odia profondamente il prodotto per il quale sta consumando tempo) sono comunque terrificanti, a bene vedere.

    Le “persone Carrefour”, il miglioramento continuo del saper fare (ok, bastava dire miglioramento, ma c’era, come direbbe Miguel, un’unità di misura standard da rispettare) e soprattutto le tremende spaventose e purtroppo di uso stra-comune “Risorse Umane”.

  2. utente anonimo says:

    porcozzio

    è complicata la faccenda.

    il consiglio della signorina con la t-shirt carrefour non è poi così sballato

  3. kelebek says:

    Comunque la Signorina-ci-sono-cinquanta-moldave-pronte-a-prendere-il-tuo-posto sta ovviamente per pagare per tutto e per tutti. Scrive infatti il Carrefour: http://www.vincenzodibiaggio.net/blog/2008/09/16/carrefour-risponde/

    “Abbiamo preso contatto con la Signora con la volontà di approfondire l’accaduto affinché ogni responsabilità accertata venga punita con il massimo rigore.”

    Un’altra signorina-standard con la Vostra tshirt verrà assunta a giorni con paracontratto.

    Notare che il blogger che riporta il comunicato del Carrefour scrive, “Personalmente credo nelle buone intenzioni della Carrefour”.

    La colpa è tutta della signorina.

    Miguel Martinez

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    > il consiglio della signorina con la t-shirt carrefour non è poi così sballato

    è vero. triste ma vero. E’ una semplice successione di macchine, o meglio ancora di strumenti aventi ognuno un proprio ambito ben definito. Se gli porti qualcosa di diverso è un problema, non era previsto, non si puo’ fare.

    Come tentare di mettere una vite con martello.

    Ma proprio per questo bisogna avere tra la gente autistici, down, gay, negri, ebrei, tossicomani, vecchi, giovani e quant’altro l’incredibile umanità abbia inventato per noi. Non cambierà le cose, perché non sono fatte per cambiare (al massimo si puo’ sostituirle, ma questa è un’altra storia), ma forse ricorderà alle persone che non sono martelli e viti, che non sono risorse umane, cazzo, che non sono risorse ma persone, oltre la potenzialità.

    Forse.

  5. kelebek says:

    Tutto fa mercato… sul blog della povera Barbara, leggo:

    Gentilissima Signora Barbara,

    sono rimasta molto turbata dalla Sua mail! Mi spiace motissimo per quello che è accaduto al Suo bambino! E’inammissibile e imperdonabile!

    Sono marketing coordinator in Mattel Italia a Milano e sarei felice di poter omaggiare il Suo bambino di prodotti Cars.

    Mi contatti alla mail valentina.ferrari@mattel.com

    Valentina

    Miguel Martinez

  6. kelebek says:

    Per Pino n. 1

    “se si esula dal fatto che sono scritte come riempitivo da qualche creativo anche lui pagato a cottimo, che odia profondamente il prodotto per il quale sta consumando tempo

    commento memorabile!

    Miguel Martinez

  7. Ritvanarium says:

    Il problema è che nessun bambino può permettersi di “fregarsene” dei gingilli disney o nipponici [spesso molto più massificanti di quelli USA … non sottovalutare il Giappone, Kelebek !!!] del momento: pena un’ emarginazione da parte dei suoi coetanei indegna di una specie primate avente alto sviluppo cerebrale e pollice opponibile.

    L’ unico conforto per “farcela” al nostro Bambino-Che-Non-Ci-Sta ;-)potrebbe venire dalla tanto vituperata Religione (qualunque sia !) che lo liberi da questi “Idoli” di balocchi.

    Almeno io la vedo così.

    DavidRitvanarium

  8. utente anonimo says:

    A chi scrive che il consiglio della signorina non è poi così sballato vorrei solo dire che per gli autistici che non soffrono di forme di agorafobia nè di panico da contatto, vedere gente, persone e posti, fa parte della terapia di riabilitazione. E mio figlio rientra tra questi. Grazie del bell’articolo :)

    BlackCat

  9. kelebek says:

    Per BlackCat n. 8

    Grazie dell’intervento. Credo che il commento fosse inteso in riferimento, non al benessere del bambino, ma – con amara ironia – al benessere degli azionisti.

    Miguel Martinez

  10. kelebek says:

    Per David n. 7

    Riflessione interessante. E’ che bisognerebbe saper sviluppare anche un cervello opponibile :-)

    Miguel Martinez

  11. utente anonimo says:

    Che palle!

    State cercando di farmi capire che il mio posto di lavoro sottopagato è in realtà una nicchia di umanesimo cristiano (eh, il Gran Capo è decisamente cattolico) miracolosamente sopravvissuta alla mercificazione del Tutto e che dovrei quindi baciargli di più il fondoschiena per l’immeritata fortuna di lavorarci?

    Anzi, per avere la fortuna di un posto in cui i rapporti professionali sono umani dovrei proprio essere io a pagarlo, come ogni tanto sostiene tra il serio e il faceto?

    E tutto per cosa? per giustificare la maleducazione di un paio di persone con la scusa che è colpa del sistema. Io, in giro per centri commerciali in condizioni peggiori (cioè palesemente NON comprando affatto e con handicappato grande e grosso) ho incontrato persone (lavoratori alienati) assai spesso gentili e di aiuto.

    Francesco

    PS quale era il tasso di mortalità quando ci si muoveva a cavallo, in carrozza, a piedi? quale era la possibilità di muoversi e quanto vale quella che abbiamo grazie alle malefiche auto? perchè ciò che conta sono le alternative disponibili.

    saluti

  12. Asno says:

    Eccezionale, Miguel.

    Complimenti a Paniscus per la “noticina stonata” iniziale, ma soprattutto a te, per le implicazioni e le conseguenze che hai saputo trarne.

    Ottimo il David #7, circa il conforto della tanto vituperata religione (qualunque essa sia). Terribile il Francesco #11, per il quale evidentemente quantità e qualità coincidono. A me pare che la mortalità degli antichi fosse selettiva, non foss’altro che perché era il buon Dio a decidere chi doveva campare e chi no.

    Oggi invece abbiamo la vaccinazione, che aiuta a sopravvivere anche chi sarebbe già felicemente tornato al Creatore, e l’aborto, che sopprime pure chi è ben attrezzato per vivere.

    E la possibilità di muoversi, certo, è una gran cosa. Hai presente un criceto in gabbia che corre dentro una ruota?

  13. controlL says:

    C’è maleducazione e maleducazione, francesco. Io conosco di maleducazioni che hanno aiutato a far carriera invece che a mettere nei guai. Del resto la signorina avrà chi è pagato per fargliela pagare e io mi risparmio il mio crucifige, se non altro perché mi scoccia di dirlo gratis quando c’è qualcuno che ci campa di quello. La cosa bella è che la signorina ha applicato una regola diffusa che vediamo applicata ogni giorno e sempre più estesa per legge. Ma alle volte lo specchio ci rimanda immagini meno sopportabili di altre. O forse in alcuni casi c’è concesso di rompere lo specchio.

    La cosa che m’ha colpito di quel fotografo è l’assoluta mancanza d’arte d’arrangiarsi. Troppo ligio al “saper fare” inculcato dall’azienda per usare metodi sputtanati, da lazzarone napoletano, non ha colto al volo l’intuizione della madre di fare la foto come viene viene, che lui si liberava del “pezzo difettoso” e il bambino sarebbe stato contento lo stesso. Anche questo è un piccolo segno dei tempi.p

    ps: imbarazzante, più che altro ridicolo, da queste parti, è uno che si dichiari antifascista.

  14. kelebek says:

    Ogni tanto c’è qualche piccolo troll che cancello.

    Non sono contrario all’anonimato, e nemmeno agli attacchi personali.

    Ma non tollero assolutamente la combinazione dei due.

    Quando il troll (o la trolla) dirà il suo nome e cognome, potrà postare liberamente qui.

    Ovviamente deve essere possibile controllare l’autenticità del nome e cognome, ad esempio dandomi un numero di telefono (chiaramente gli/le darò anche il mio di numero di telefono).

    Miguel Martinez

  15. utente anonimo says:

    Naturalmente ottimo e sarcastico quanto basta.

    Bisognerebbe dirlo alla Mattel di fare un breve corso di italiano alla loro Valentina Ferrari: omaggiare è davvero esilarante :-)

    Francesco!!!

    1° ho deciso che non esisti

    2° frequento questo posto da anni, ma son troppo pigro o troppo poco esibizionista. A scelta

  16. mariak says:

    Ma proprio per questo bisogna avere tra la gente autistici, down, gay, negri, ebrei, tossicomani, vecchi, giovani e quant’altro l’incredibile umanità abbia inventato per noi.

    maria

    ma sono gente anche loro no e quindi perchè auspicarne la presenza ? forse però volevi dire che nella vita la cosa migliore che si possa fare è appunto mescolarsi

  17. utente anonimo says:

    Riflessione interessante.

    Solo mi viene un dubbio: se il fotografo cafone e inumano implica che la civiltà occidentale è malvagia, un fotografo umano e cortese (esistono: ne conosco di persona :-) ) avrebbe implicato che la civiltà occidentale è buona?

    Sono convinto che sia stato un episodio terribile per il bimbo, come sono convinto che sia stato (diversamente) terribile essere rinchiusi a Bolzaneto nel luglio del 2001. Ma dubito che la derisione del più debole, la brutalità e l’inumanità – come anche, per altri versi, la necessità di trovare capri espiatori o feticci comuni – siano prerogativa del solo mondo occidentale…

    Z.

  18. utente anonimo says:

    p.,

    – La cosa che m’ha colpito di quel fotografo è l’assoluta mancanza d’arte d’arrangiarsi. Troppo ligio al “saper fare” inculcato dall’azienda per usare metodi sputtanati, da lazzarone napoletano, non ha colto al volo l’intuizione della madre di fare la foto come viene viene, che lui si liberava del “pezzo difettoso” e il bambino sarebbe stato contento lo stesso. Anche questo è un piccolo segno dei tempi. —

    Brillante osservazione, p.

    My hat is off to you, perdiana :-)

    Z.

  19. PinoMamet says:

    I pigri alla fine salveranno il mondo. Io personalmente diffido dagli zelanti.

    Ciao!

  20. utente anonimo says:

    Chi ha fatto qualche viaggio all’estero, specialmente in Nord Europa, sa bene che là scene come quella di cui qui si discute accadrebbero assai difficilmente.

    Quindi mi chiedo quanto questa cafonaggine sia strutturale al solito vituperato turbocapitalismo occidentale, fonte di ogni Male (“un’indefinita cattiveria aliena”?…), o più semplicemente alla “cultura” italiana, quella fatta di parcheggi in tripla fila, biglietti sul bus non pagati, mazzette a volontà e compagnia brutta.

    Poi possiamo chiederci, fino a circa due o tre secoli fa, come se la passassero i non-normodotati… quelli che riuscivano a sopravvivere. Dai, che forse, nonostante(?) il capitalismo, qualche progresso l’abbiamo fatto.

    @Asno.

    Ma tu sei vaccinato oppure no? O ci si può de-vaccinare come ci si può sbattezzare?

    Il Corsaro Blerde

  21. utente anonimo says:

    non credo ci si possa sbattezzare, al massimo ci si farà cancellare dal libro della parrocchia ma, come direbbe Tommaso, la sostanza è ormai cambiata :)

    Saluti

    Francesco

  22. utente anonimo says:

    Per quanto ne so Francesco ha ragione.

    Z.

    p.s.: Pino, Pino… essendo io un vero professionista della pigrizia so bene che mai salveremo il mondo. Mica siamo cattivi, è solo troppo faticoso :-)

  23. utente anonimo says:

    “E’ stata cafonaggine umana o cafonaggine strutturale?”

    se fosse cafonaggine strutturale non sarebbe una cafonata episodica e,credimi sulla parola, è episodica

    è strutturale la cafonaggine del parcheggio sul posto degli handicappati, ma che in un negozio ti trattino cosi’ è qualcosa di abbastanza raro

    “il fotografo, assunto precariamente per questo lavoro”

    e che ne sai? magari manco è stato assunto ed è un libero professionista che alle 17.30 deve andare ad un matrimonio…

    “il monopolio dell’allegria infantile del pianeta, e abbia spento ogni altra sorgente? Poi dicono che Stalin era un po’ totalitario.”

    la differenza del totalitarismo staliniano e quello waltdisneyano, sta nel fatto che esistono persone che cars non l’hanno visto (la mia persona per esempio) o che possono dire che fa cacare e non si beccano 10 anni di siberia per questo.

    roberto

  24. utente anonimo says:

    asno,

    “Oggi invece abbiamo la vaccinazione, che aiuta a sopravvivere anche chi sarebbe già felicemente tornato al Creatore”

    non so te ma io non sarei tornato tanto felicemente al creatore, e non sarei nemmeno stato tanto felice se la mia pargola se la mia pargola tornasse al creatore.

    tutto sommato non è cosi’ malaccio sopravvivere grazie a qualche antibiotico

    roberto

  25. utente anonimo says:

    sempre per asno

    “l’aborto, che sopprime pure chi è ben attrezzato per vivere”

    l’aborto da che mondo e mondo c’è sempre stato, solo che adesso la mamma sopravvive, prima crepava.

    roberto

  26. utente anonimo says:

    roberto,

    – e che ne sai? magari manco è stato assunto ed è un libero professionista che alle 17.30 deve andare ad un matrimonio… —

    Se è un libero professionista allora proprio non ho parole…

    Z.

  27. RitvanShehi says:

    >Non sono contrario all’anonimato, e nemmeno agli attacchi personali.

    Ma non tollero assolutamente la combinazione dei due.kelebek< Ottima regola, che condivido. Proviene dagli usi della cavalleria medievale, immagino, bieko tradizionalista retrò che non sei altro:-), quando si era obbligati a declinare nome, cognome e titolo prima di ingaggiarsi nella solita zuffa a cavallo, lancia in resta. Ciao

  28. RitvanShehi says:

    >la differenza del totalitarismo staliniano e quello waltdisneyano, sta nel fatto che esistono persone che cars non l’hanno visto (la mia persona per esempio) o che possono dire che fa cacare e non si beccano 10 anni di siberia per questo. roberto< Da sopravvissuto a un sistema staliniano non posso che confermare le parole di Roberto. P.S. Negli anni ’50 il regime impose un cambiamento nella dicitura della tabella delle macellerie. In esse al posto di “macellaio” veniva scritto “carne”. Ovviamente, dopo la rottura coi sovietici nel ’61, la carne veniva spesso e volentieri a mancare (era esportata, per la gioia dei palati di vosotros sporki kapitalisti:-) ). Ebbene, si beccò 10 anni di prigione, a norma dell’art.55 del CP albanese, per “agitazione e propaganda contro il Partito o lo Stato Socialista”, un tizio che conio questa battuta:
    - Da che cosa si distingue il capitalismo dal socialismo? Da questo. Prima, nel capitalismo, nella tabella delle macellerie era scritto “macellaio”, ma quando entravi vi trovavi carne. Adesso, sulla tabella c’è scritto “carne”, ma quando entri trovi solo….macellaio”:-)

  29. utente anonimo says:

    Al di là della descrizione sulla “unità di felicità infantile” che ha una sua efficacia e ricorda Minivip mio fratello superuomo di Bruno Bozzetto (eh, sì, a me erano vietate le barbie, e i miei film erano quelli) è sorprendente come il tuo modello escluda le responsabilità individuali. Chiunque – nella tua visione disperata e da incubo – è sollevato da ogni responsabilità, che è attribuita – per definizione – ad una nebulosa: il “sistema”.

    Cosa può fare il fotografo, se non insolentire un bambino autistico? Cosa può fare la commessa, se non sostenere che l’handicap vada recluso? E – ad un tempo – cosa può fare un genitore se non precipitarsi a comprare la playstation/motorino/winks al figlio/a, appena quello gliela chiede? E’ – dopotutto – una rotella del meccanismo, priva di qualsiasi possibile capacità di scelta! Io penso al contrario che lo spazio per uscire dai percorsi obbligati esista nelle democrazie occidentali più che in ogni altra epoca o latitudine, a patto però che venga rilevato: e per rilevarlo occorre sapere che la responsabilità individuale e la consapevolezza di averla è l’unica risorsa disponibile.

    I tuoi post – così deresponsabilizzanti – portano i tuoi lettori a non vederli, quegli spazi.

    Fra l’altro: come spieghi tu – con il tuo paradigma del sistema onnipotente e onnicolpevole – il fatto che qui imporre le facilitazioni all’accesso di qualsiasi struttura è pressochè impossibile, mentre in paesi (come gli USA o l’UK) che nella tua visione dovrebbero essere il massimo della crudeltà con il diverso, handicappati e anziani circolano liberamente e allegramente nei cinema, nei musei e per le strade?

    rosalux

  30. Asno says:

    Non so se il Francesco dell’#11 sia lo stesso del #21. Comunque sia, ha ragione. Non ci si può sbattezzare, trattandosi di un “tatuaggio” indelebile.

    Al Corsaro del #20 devo confessare – per quanto vale una mia confessione – che, senza il vaccino apposito, ora starei dove voglio stare.

    Per il Roberto del #24 e del #25, ti prego di accettare le mie scuse. Non intendevo offendere nessuno. Sappi, però, che dagli antichi questa vita è sempre stata considerata una penitenza. È solo coi moderni, e colla nostra vita disumana, che s’è fatto bello vivere. Il paragone esemplificativo è quello con l’assetato, che beve anche l’acqua melmosa (= questa vita), contrapposto a chi dispone di sorgenti, ruscelli e fiumi (= l’altra vita).

    Certo, se uno non ci crede, è un dialogo tra sordi.

  31. utente anonimo says:

    >>la differenza del totalitarismo staliniano e quello waltdisneyano, sta nel fatto che esistono persone che cars non l’hanno visto (la mia persona per esempio) o che possono dire che fa cacare e non si beccano 10 anni di siberia per questo.

  32. utente anonimo says:

    Splinder mi ha sblobbato l’ultimo commento… :-(

    Ci riprovo…

    –la differenza del totalitarismo staliniano e quello waltdisneyano, sta nel fatto che esistono persone che cars non l’hanno visto (la mia persona per esempio) o che possono dire che fa cacare e non si beccano 10 anni di siberia per questo.–

    Questa è inevitabile:

    …ma guarda che anche in URSS potevi dire che la Disney fa cacare, e mica ti spedivano per 10 anni in Siberia!! :-)

    @Asno

    – Al Corsaro del #20 devo confessare – per quanto vale una mia confessione – che, senza il vaccino apposito, ora starei dove voglio stare. —

    Sei sempre in tempo per rimediare! ;-)

    Dopotutto, se consideri il vaccino opera diabolica, contrastarne in nefasti effetti (la sopravvivenza) non sarebbe giusto & lecito? :-)

    – Sappi, però, che dagli antichi questa vita è sempre stata considerata una penitenza. —

    Da tutti tutti? Nessuno escluso?! :-/

    Il Corsaro Blerde

  33. kelebek says:

    Per Rosalux n. 29

    Bellissima domanda, la tua. Ma non credo che si possa dare una risposta unica.

    Credo che ci siano quattro questioni.

    La prima è quella della pianificazione aziendale, che cerca di coprire ogni dettaglio del modo in cui le “risorse umane” occupano lo spazio e il tempo. A volte questa programmazione può comprendere anche una certa flessibilità – ad esempio, può essere più redditizio permettere al pubblicitario di tingersi i capelli di blu o a entrare al lavoro a mezzogiorno; ma unicamente in funzione del profitto.

    La seconda questione riguarda la responsabilità delle persone dentro tale quadro. E’ ovvio che lì possono esistere tutte le sfumature possibili, ma sempre dentro un quadro rigoroso, che ha come confine l’espulsione dal processo produttivo.

    Ad esempio, si pianifica che l’unità-felicità-infantile deve durare in media 42 secondi: date le condizioni di stress, la calca, il caldo, l’odio per il lavoro e tutto il resto, alcune persone sapranno dedicare 30 secondi al bambino svelto e 54 secondi al bambino lento, altri invece si atterranno in modo ottuso alla regola dei 42 secondi; altri ancora cercheranno di sabotare il lavoro. Ma la scelta finisce lì.

    Terza questione: più è virtuale e atomizzato un sistema di produzione, più è diversificato. E’ chiaro che il sistema anglosassone di pianificazione del profitto riesce a prendere in considerazione più variabili; ma soprattutto, negli Stati Uniti c’è una struttura sociale a “corporations” che manca quasi totalmente in Italia.

    Quarta questione: io non credo che l’incidente di Assago fosse inevitabile – sarebbe bastato programmare un tempo elastico aggiuntivo. La spesa maggiore sarebbe stata giustificata dalla prevenzione di disastri di immagine come quello effettivamente avvenuto.

    Ma – come illustra l’intervento della signora della Mattel – questo vorrebbe dire semplicemente controllare più astutamente il mercato delle mamme di bambini autistici, o delle mamme blogger.

    Cioè una mercificazione ancora più totalitaria della realtà.

    Miguel Martinez

  34. elio_c says:

    Gran bel post.

  35. utente anonimo says:

    – Quarta questione: io non credo che l’incidente di Assago fosse inevitabile – sarebbe bastato programmare un tempo elastico aggiuntivo. La spesa maggiore sarebbe stata giustificata dalla prevenzione di disastri di immagine come quello effettivamente avvenuto.

    Ma – come illustra l’intervento della signora della Mattel – questo vorrebbe dire semplicemente controllare più astutamente il mercato delle mamme di bambini autistici, o delle mamme blogger.

    Cioè una mercificazione ancora più totalitaria della realtà. —

    Quindi, se il mercato ci fa male è ovviamente cattivo.

    Ma se non ci fa male e ci tratta con l’attenzione che richiediamo e otteniamo, è doppiamente cattivo perché in realtà lo fa solo per il profitto.

    Il problema è che il mercato non è altruista. Se poi ha anche effetti positivi (involontari?), rimane lo stesso cattivo. Ma quindi è tutta una questione di intenzioni buone o cattive? Solo delle intenzioni?

    Il Corsaro Blerde

  36. utente anonimo says:

    x corsaro

    il mercato è Male per definizione ed ogni sua azione può/deve essere letta in senso negativo.

    Esercizio non troppo difficile, praticato dalla propaganda fin dalla remota antichità (citerei l’Iliade come prima fonte a me nota, anche la Bibbia va bene).

    La persona abile è in grado di sostituire il soggetto maligno con un altro equipollente in pochissimo tempo (prova mercato-comunismo) e modificando di quasi nulla tutto il resto delle analisi.

    Il Vero Maestro usa frasi tali che si adattano in modo convincente ad ogni nemico.

    Saluti

    Francesco

  37. utente anonimo says:

    Martinez, lei è francamente patetico

  38. utente anonimo says:

    Già! Questa dannata società occidentale! Vedrete quando avremo l’islamocomunismo di stampo yemenita che gioia!

  39. utente anonimo says:

    Invece di tentare di fondare il bene e il male ci si potrebbe dedicare ad una analisi delle cose, cara, senza dubbio, anche al migliore marxismo.

    Dal canto mio non sono un granchè, come marxista, e le cose non le ho proprio chiarissime; però provo a buttare giù qualche riflessione.

    Per quanto mi riguarda, molto prima del problema della cafonaggine strutturale si presenta quello delle condotte di simbolizzazione proposte, se non proprio imposte, ai bambini nostrani: ovvero, ciò che si dice, che si fa fare e che si fa vedere ai pargoli, nella misura in cui tali cose, nell’essere ascoltate, viste e fatte, influiscono nel profondo della psiche dei suddetti pargoli; determinano il modo in cui essi struttureranno la propria psiche. Se i macchinoni non sono, a mio parere, che la traccia della sempiterna fascinazione che gli oggetti della tecnologia esercitano sui bambini, c’è da dire che altri prodotti di marca Disney (high school musical?) presentano, a questo proposito, un rischio molto più concreto, e allo stesso tempo scoprono il gioco del capitale nei confronti dell’infanzia planetaria.

    Una leva di queste strategie è la fretta di diventare grandi, che credo tutti hanno conosciuto, e che si manifesta normalmente nel gioco. Tento un esempio. Gli antichi ninnoli con cui le bambine si sono rese graziose per secoli erano già oggetti ibridi e ambigui, dotati di un carattere di balocco in grado di nascondere e bilanciare la loro natura di ingenui strumenti di seduzione.

    Mi pare che negli ultimi anni si sia giocato su quest’ambiguità, per spostarla decisamente sul secondo termine: oggi le vecchie patacche di plastica lasciano spazio a veri oggetti di moda, già molto diversi da quelli di un passato recente, “transizionali” fra il mondo dell’infanzia, a cui sono legati da un marchio, e quello degli adulti, ben riflesso nella loro fattura assolutamente non lasciata al caso. Ecco così comparire, nel Disney Store (entrare per credere), i boxer griffati, taglia 4/5 (anni).

    L’erotizzazione precoce, che a sua volta crea ulteriori bisogni di oggettivazione e costruzione del proprio corpo sociale (in “soggetti” lungi dal raggiungere un qualunque tipo di maturità), incentivata senza dubbio da un’enorme serie di prodotti televisivi spazzatura, è al tempo stesso una conseguenza di questo fenomeno, oltre che una concausa. Fatto sta che si è aperto un nuovo mercato, ed è ormai facilissimo imbattersi in pubblicità imbarazzanti, che c’è da giurare facciano la felicità di buona parte della comunità mondiale di pedofili. Immagino che, dato il diverso ritmo del loro sviluppo, i maschietti siano in qualche modo refrattari a questo processo; per loro ci sarebbero ancora pupazzetti e foto pacchiane con gli eroi dei cartoni animati, grazie a dio. E qui tocchiamo un altro argomento spinoso, ovvero quello della felicità fanciullesca standard; in realtà mi pare che si tratti di un complesso rituale agli sgoccioli, destinato ad essere completamente soppiantato dalla simbiosi totale con la consolle di turno, cui già moltissimi bambini sono troppo familiari. Potrei sbagliarmi.

    Infine, la questione della cafonaggine: è sì strutturale, ma non credo riguardi contratti temporanei e rapporti perversi fra la ditta e il personale. Per spiegarsi un simile comportamento basta chiamare in causa alcune caratteristiche molto comuni nei nostri tempi: l’afasia endemica, l’atomizzazione sociale, l’inaridimento di ogni rapporto umano.

    E.M.

  40. utente anonimo says:

    P.S: la forma di governo cui incitano più sotto dev’essere una goduria! Quanto manca alla rivoluzione islamocomunista di stampo yemenita?

    E.M.

  41. utente anonimo says:

    Islamocomunismo? Ma non era islamoNAZIcomunismo?

    Anvedi sti beduini, si perdono pezzi di ideologie per strada…

    Z.

  42. PinoMamet says:

    “I tuoi post – così deresponsabilizzanti – portano i tuoi lettori a non vederli, quegli spazi.

    rosalux”

    Mi permetto un appunto: i lettori di questo blog hanno visioni molto diverse tra loro e da quella di Miguel, e, a quanto mi consta, dispongono di cervello proprio, che li guida spesso in direzioni diverse da quelle di Miguel Martinez.

    A leggere te sembra che ci siano due classi, i blogger, dotati di qualche misterioso potere, e perciò capaci di comunicazione personale tra loro, e i non-blogger, poveri scimuniti nelle mani dei blogger.

    Nel caso specifico, mi sembra che diversi lettori di questo blog abbiano visto benissimo gli spazi che dici tu.

    Ciao.

  43. antifascismo says:

    Ma come mai il caro Martinez-Kelebek, così ansioso nello svelare gli altarini di mezzo mondo, ci tiene invece così tanto a nascondere i SUOI altarini? Come mai il link al blog che contiene la sua confessione di ex-addestratore di gruppi armati neonazistti viene sempre fatto sparire?

    Lo capirete leggendo

    http://miguelmartinez.sosblog.com/

  44. utente anonimo says:

    asno (30),

    non c’è bisogno di scusarsi ché non mi hai per nulla offeso.

    comunque

    “Sappi, però, che dagli antichi questa vita è sempre stata considerata una penitenza”.

    questo, caro asno, è semplicemente falso.

    lascio perdere la mia personale convinzione che l’umanità è fatta principalmente da bestioni come me che per il solo fatto di bere, mangiare, copulare e camminare su questo pianeta considerano tutto sommato piacevole vivere, ma basterebbe entrare una biblioteca qualsiasi per accorgersi delle miliardi di pagine di tutte le epoche e di tutte le latitudini che celebrano la vita!

    “È solo coi moderni, e colla nostra vita disumana, che s’è fatto bello vivere”.

    vedi sopra. e aggiungerei che con la vita moderna semplicemente vivere è più facile, almeno per una parte dell’umanità (chesso’, non aver paura di morire per una polmonite la trovo una cosa piuttosto positva)

    “Il paragone esemplificativo è quello con l’assetato, che beve anche l’acqua melmosa (= questa vita), contrapposto a chi dispone di sorgenti, ruscelli e fiumi (= l’altra vita).”

    non sono credente, ma pensare che il buon dio ci abbia lasciato solo melma in questa vita mi pare quanto meno irrispettoso. lascio la parola ad altri.

    “Certo, se uno non ci crede, è un dialogo tra sordi”

    beh, aspetta prima di arrenderti, cerca di convincermi!

    roberto

  45. utente anonimo says:

    The Psychopathology of Work

    by Penelope Rosemont

    “Work, now? Never, never. I’m on strike.”

    -Arthur Rimbaud

    Depersonalization and alienation from our deepest desires is implanted during childhood via school, church, movies, and TV, and soon reaches the point where an individual’s desire is not only a net of contradictions, but also a commodity like all the others. “True life” always seems to be just a bit beyond what a weekly paycheck and credit card can afford, and is thus indefinitely postponed. And each postponement contributes to the reproduction of a social system that practically everyone who is not a multimillionaire or a masochist has come to loathe.

    That is the problem facing us all: How to break the pattern of work – of week-to-week slavery, that habit of habits, that addiction of addictions; how to detach ourselves from the grip of Self-Defeating Illusions For Sale, Inc., a.k.a, the corporate consumer State.

    Especially ingrained is that pattern of working for someone else: making someone else’s “goods”, producing the wealth that someone else enjoys, thinking someone else’s thoughts (sometimes actually believing them one’s own), and even dreaming someone else’s dreams – in short, living someone else’s life, for one’s own life, and one’s own dream of life, have long since been lost in the shuffle.

    The systematic suppression of a person’s real desires – and that is largely what work consists of – is exacerbated by capitalism’s incessant manipulation of artificial desires, “as advertised.” This gives daily life the character of mass neurosis, with increasingly frequent psychotic episodes. To relieve the all-embracing boredom of daily life, society offers an endless array of distractions and stupefactions, most of them “available at a store near you”. The trouble is, these distractions and stupefactions, legal or illegal, soon become part of the boredom, for they satisfy no authentic desire.

    When the news reports horrible crimes committed by children or teenagers trying to be satanists, or superheroes, or terrorists, or just “bad guys”, we can be sure that these kids lived lives of intolerable dullness, that they were so isolated from their own desires and from the larger society that they didn’t even know how or where to look for something different, or how to rebel in such a way that it might actually make a difference. Instead, they picked up some trashy notions from bible school, Hollywood and TV which promised a few minutes of meaningless “excitement” followed by lots of publicity – also meaningless. Each time something like this happens we hear cries to “monitor” films more closely, and to ban “violence” on TV. Rarely, however, does anyone criticize the Bible or the Christian churches, despite the fact that Christianity – by far the bloodiest of the “world’s great religions” – is far more to be blamed. Similarly, one rarely hears criticism of the armed forces – a gang of professional killers whose influence on children cannot be anything other than baleful.

    And even less often does one encounter criticism of another intrinsically violent institution: the nuclear family. Indeed, at this late date in human history, this relic of patriarchy is still held up as some sort of ideal. Replacing the extended family as we know it today is an invention of the nineteenth century. Constructed by white bourgeois Europeans to meet the needs of expanding industrialization, it reflects capitalism’s model of the “chain of command”. It continues the sanction of male supremacy as a time-honored tradition dating back to a mandate of God, no less. In the nuclear family, he works at a job, and she works in the home (and increasingly also at a job). As for the children, they are the family’s private property, and remain so for years after they reach bilogical maturity.

    Children too learn to work, or at least how to suffer boredom. From the earliest age they are taught to obey orders. School and church teach them the necessity of going to and staying at a particular place for a prolonged period, even when they would rather be anywhere else. All the classic parental admonitions – “Sit still!”, “Do what I tell you!”, “Don’t talk back!”, “Stop behaving like a bunch of wild Indians!” – are part of the education of the well-behaved, uncomplaining wage-slave…

    The world today is confronted by greater, more earth-shaking, more life-threatening problems than ever before: wars all over, massive pollution, global warming, the return of slavery, white supremacy, oppression of women, ecological disaster, neocolonialism, state terrorism, the prison industry, genocide, cancer, AIDS, the traffic death-toll, xenophobia, pesticides, genetic engineering – the list goes on and on. Ceaselessly bombarded by news reports and sound bytes of one catastrophe after another, most people have no idea what to do, and laps into paralysis. On the ideological front, this widespread passivity, itself a major social problem, is maintained by Andre Breton called miserabilism, the cynical rationalization of misery, suffering and corruption – the dominant ideology of Power in our time.

    Every hour, moreover, countless billions are spent on propaganda, advertising and other mystifications to sustain the delusion that the crisis-strewn society we live in today is the best and only one possible.

    What is most important to grasp is that work is at the center of all these problems. It is work that keeps the whole miserabilist system going. Without work, the death-dealing juggernaut that proclaims itself the “free market” would grind to a halt. “Free market” means freedom for Capital, and unfreedom for those who work. Until the problem of work is solved – that is, until work is abolished – all other problems will not only remain, but will keep getting worse…In a world too busy to live, work itself has become toxic, a form of “digging your own grave”.

    Renewed scarcities and engineered economic crises notwithstanding, society today ahs the capacity to reduce work to a tiny fraction of what it is now, while continuing to meet all human needs. It is obvious that if people really want paradise on Earth, they can have it – practically overnight. Of course, they will have to overcome the immense and multinational “false consciousness” industry, which works very hard to make sure that very few working people know what they really want…

    Work kills the spirit, damages the body, insults the mind, keeps everyone confused and demoralized, distracts its victims from all the things that really matter in life…Our struggle calls for labor organizers of a new kind…To bring about the meltdown of miserabilism, we need awakeners of latent desires, fomentors of marvelous humour, stimulators of ardent dreams, provokers of the deepest possible yearning for a life of poetic adventure.

    (From “A Brief Rant Against Work”, in Surrealist Experiences: 1001 Dawns, 221 Midnights (2000))

  46. utente anonimo says:

    La “cafoneria strutturale” è tanto maggiore quanto più ci si allontana dall'”impero d’occidente” verso sud o verso est! Le barrierre architettoniche (e mentali), come giustamente notava rosalux, secondo voi sono più “alte” in Danimarca o in Egitto?! Da questo punto di vista siamo molto più “mediterranei” che atlantici!

    P.S. Sarebbe immorale che ai bambini piacciano le “macchinine”?! Ma tu con cosa giocavi da piccolo?! Va beh, vorrà dire che quando l’Impero d’Occidente sarà governato da te e Moreno Pasquinelli saranno permessi solamente bambolotti di karl Marx col burqa!

    jcm

  47. utente anonimo says:

    Peggio, caro jcm, peggio

    ai bambini rom saranno permesse solo macchinine con dietro la roulottine, ai bambini albanesi solo motoscafini, ai bambini messicani solo asinelli e serpentini piumati, a quelli libici solo cammellini, a quelli spagnoli solo cavallini e mulinetti e così via, in modo da difenderli dall’invasione culturale turbo-fluido-capitalistica.

    Forse a quelli statunitensi verranno concesse le macchinine.

    Però a tutti i giocattoli verranno tolti la sera, sennò quei piccoli schifosi inizieranno a dire mia mia e tutto ricomincerà ad andare male.

    Saluti

    Francesco

  48. utente anonimo says:

    jcm,

    – Sarebbe immorale che ai bambini piacciano le “macchinine”?! Ma tu con cosa giocavi da piccolo?! —

    Per sua stessa confessione, con le automobiline ;-)

    http://www.google.it/search?hl=it&q=%22che+con+i+soldatini%22+%22miguel%22&meta=

    Vedi che sciocchezze che mi restano in mente… se la mia memoria funzionasse allo stesso modo per cose più importanti potrei lavorare due ore al giorno :D

    Z.

  49. Asno says:

    Per Roberto #44.

    Sono in difficoltà, perché 1) la nostra conversazione è superata dagli eventi frenetici che s’accavallano in questo blog, sicché non possiamo continuare ad intrattenerci vicendevolmente, nei commenti ad un post ormai superato [dai suddetti eventi]; 2) non sta bene invitarti chez moi, per rispetto a Miguel; 3) non voglio, né posso, convincere alcuno, perché, di qualsiasi affermazione, è sempre vero anche il contrario (ad esempio, se questa vita, in quanto Suo dono, non la si può disprezzare, in quanto alternativa all’altra vita, la si deve disprezzare); 4) dovresti convenire almeno su un punto, cioè che la paura di morire non è mai stata spasmodica come nel mondo occidentale moderno.

    P.S. Massimo rispetto per bestie e bestioni, che, a differenza tua e mia, né la celebrano, né la esecrano, la vita, ma vivono e basta. Celebrare ed esecrare sono atteggiamenti che, a ben vedere, si alternano come l’alba e il tramonto o come la fame e l’indigestione. Omne animal – dicevano gli antichi (che, non a caso, erano quelli che magnàveno le cocce e buttàveno li fichi) – post coitum triste.

  50. utente anonimo says:

    asno,

    sul punto 4) per la verità non saprei.

    personalmente credo che gli abitanti di un qualsiasi villaggio sulla costa inglese intorno all’anno 1000, pensando ai raccinti sui vichingi aveva quanto meno la stessa paura di morire che ha un occidentale medio vedendo un telegiornale.

    non sono sicuro che qualche secolo fa peste, lebbra, polmoniti, vaiolo, fossero attese con pacata rassegnazione.

    magari hai ragione tu, ma non mi convince.l’istinto di sopravvivenza non è nato negli anni 80 del ventesimo secolo in qualche grattacielo della city

    roberto

  51. utente anonimo says:

    poi, a voler essere attaccabrighe,

    sui punti 1-2 hai palesemente torto, vista l’estrema tolleranza migueliana in queste faccende.

    sul punto 3, il “il cerca di convincermi”, era solo per dirti che sono aperto a cambiare idea: io non discuto solo per lo sfizio di dire “ho ragione”, ma per mettere in gioco le mie idee.

    roberto

  52. utente anonimo says:

    roberto,

    – io non discuto solo per lo sfizio di dire “ho ragione” [grassetto mio, ndr] —

    Come a dire: però un po’ sì…

    ;-)

    Z.

  53. utente anonimo says:

    roberto,

    credo che asno non abbia tutti i torti, nel senso che una volta si era abituati all’idea che ci si potesse ammalare e morire, e che fosse una cosa del tutto naturale e frequente – anche se, naturalmente, tutt’altro che piacevole. Se abitavi in una casa patriarcale in campagna, per dirne una, avevi visto morire tanta gente fin da bambino – nonni, zii, non di rado i genitori (e questo è vero fino all’Ottocento almeno).

    Non credo che la morte non facesse paura, insomma, né che non vi fosse spirito di sopravvivenza. Ma probabilmente, questo sì, vi era molta più rassegnazione. Anche perché l’uomo medio – e spesso persino quello benestante – la maggior parte delle volte non poteva fare altro che rassegnarsi di fronte alla malattia.

    Il mio barbiere mi racconta sempre della vicina di casa che aveva perso un figlio, e del marito che tentava di consolarla dicendo “Dai, non piangere, ne abbiamo tanti di figli! E poi adesso ne facciamo un altro! Ne facciamo un altro, eh?”

    Z.

    p.s.: L’ultima frase mi ricorda qualcosa :-)

  54. utente anonimo says:

    infatti z.,

    non ho detto che asno ha torto, ma che non so se ha ragione

    roberto

    ps. sono invece colpito dalla tua sagace interpretazione sub 52, come questo post dimosta ampiamente :-)

  55. Asno says:

    Roberto, i’ vorrei che tu e Z ed io

    fossimo presi per incantamento

    e messi in un vasel, ch’ad ogni vento

    per mare andasse al voler vostro e mio;

    sì che fortuna od altro tempo rio

    non ci potesse dare impedimento,

    anzi, vivendo sempre in un talento,

    di stare insieme crescesse ’l disio.

    E monna Vanna e monna Lagia poi,

    con quella ch’è sul numer de le trenta,*

    con noi ponesse il buono incantatore:

    e quivi ragionar sempre d’amore,

    e ciascuna di lor fosse contenta,

    sì come i’ credo che saremmo noi.

    __________

    Trenta [per gamba], che spetterebbe a me.

  56. utente anonimo says:

    >…del marito che tentava di consolarla dicendo “Dai, non piangere, ne abbiamo tanti di figli! E poi adesso ne facciamo un altro! Ne facciamo un altro, eh?”

    p.s.: L’ultima frase mi ricorda qualcosa :-)Z.< Dici che era stato il marito ad ammazzare il figlio sul letto, spaccandogli il cranio con un corpo contundente mai trovato?:-) Ciao
    Ritvan (siempre slogghinato)

  57. utente anonimo says:

    Caro anonimo numero 15 sei solo uno sputasentenze…l’utilutàm del tuo commento????

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