al-Waswâs (1)

Pare che un gruppo di individui, alcuni per motivi politici, altri per portare a termine qualche vendetta personale, si diverta a entrare dentro sistemi informatici privati.

Minacciano poi  di pubblicare la corrispondenza privata di cui si sono impossessati, a scopo di ricatto.

Non intendo entrare nei dettagli, né – dopo questi due post –  ritornare sull’argomento. La vita è breve, e ci sono cose più belle, o comunque più importanti, di cui occuparsi.

Ma colgo l’occasione per fare alcune riflessioni generali su questo tipo di vicenda; e per rivolgere un invito importante ai lettori di questo blog.

Primo, la riflessione generale.

Anche se si accettano simili ricatti, il materiale resterà nelle mani dei ricattatori i quali, data la loro vacillante etica, difficilmente esiteranno a riutilizzarlo.

Quindi, a parte ogni considerazione di dignità personale, il buon senso vuole che non si ceda.

L’efficacia di questa forma di assalto alla diligenza postale non dipende dalla gravità effettiva delle informazioni raccolte. Anche la più innocua comunicazione personale, se inserita astutamente in un certo contesto, può essere usata per gettare sospetto o almeno ridicolo sulle persone, o per seminare zizzania.

Il linguaggio scherzoso, telegrafico, frammentario e confidenziale delle comunicazioni private in rete, dove si schiaccia il tasto Send prima di riflettere (e di inserire il correttore ortografico), e il fatto che si comunica con decine e decine di persone al giorno, di tutte le provenienze, significa che praticamente ogni cosa che scriviamo può tornare utile ad aspiranti ricattatori.

Un esempio, per capirci.

Se Remo, romano de Roma, apostrofa in privato l’amico Romolo, "vecchio frocione!" – orrendo saluto in vigore nella metropoli dai tempi del console Flaminio – la frase può essere usata fuori contesto per dimostrare:

(a) che Remo è omofobo; o viceversa

(b) che Remo ha una relazione omosessuale con Romolo; oppure

(c) con opportuno editing – facilissimo con testi elettronici – si può aggirare il dettaglio che è Remo che si rivolge a Romolo, e far sembrare che sia invece Remo che sparla di Romolo alle sue spalle. Portando così tutti gli amici di Romolo a schierarsi contro Remo. Infine,

(d) il fatto che Remo – che è cugino di quarto grado di un massone – comunichi con Romolo – che lavora al ministero del tesoro – può essere usato per insinuare, meglio senza nemmeno dirlo esplicitamente, che i massoni stiano cercando di impossessarsi della finanza pubblica, sfruttando tutta la potenza della lobby gay.

Nel migliore dei casi, Remo resterà nella memoria di Internet come uno che adopera espressioni imbecilli. Cosa verissima, solo che praticamente tutti, in privato, diciamo qualcosa di imbecille prima o poi.

Notate che mentre Remo cerca disperatamente di giustificarsi davanti a omosessuali, omofobi, amici di Romolo, complottisti e sghignazzatori, nessuno se la prende con chi ha commesso in primo luogo il reato di distrazione di corrispondenza privata.

Mi sembra evidente, quindi, che Remo non deve giustificarsi di niente, ma ricorrere alla magistratura: che non è un’entità sacrosanta, ma almeno in questo caso gli darebbe sicuramente ragione.

Non esprimo giudizi moralistici su chi ruba informazioni telematiche a scopo di ricatto.

Primo, perché non ho il culto assoluto della "vita privata"; ma soprattutto perché se non vogliamo morire italiani, bisogna guardare il mondo e non l’ombelico. E noi meticci in questo abbiamo, modestamente, una marcia in più.

Cioè, un conto è avere gente che ficca il naso nel tuo computer, un altro è finire arrostiti vivi da bombe lanciate dal cielo, come succede tutti i giorni in Afghanistan. Oppure, più banalmente, finire in carcere con la polizia che ti strappa via la figlia, solo perché sei zingara e una turista italiana imbecille guarda troppo Chi l’ha visto.

Concretamente, io rischio poco per mano di questa gente, perché ho sempre evitato l’Internet banking e ricarico la mia carta Postepay con il minimo indispensabile. E non dico mai "vecchio frocione!" a nessuno, anche perché non mi verrebbe in mente di dirlo.

Quindi mi tengo fuori da questa storia melmosa.

Ne parlo invece per fare una richiesta precisa ai lettori di questo blog.

Quando mi scrivete in privato, fatelo tenendo presente che forse state scrivendo per il mondo intero.

Non dite parolacce.

Non scrivete che vorreste vedere l’ambasciatore degli Stati Uniti impiccato al palo della luce, soprattutto se lo desiderate davvero.

Non mi venite a raccontare di chi vi siete innamorati.

Non vi sfogate a proposito di simpatie o antipatie personali.

E soprattutto, curate l’ortografia.

smile-video


(continua…)
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25 Responses to al-Waswâs (1)

  1. kelebek says:

    Avviso: i commenti sono aperti, come sempre.

    Ma la questione è di evidente rilevanza penale (ad esempio, ma non solo, l’art. 616 c.p.), quindi sono ammessi solo commenti che parlino dei principi generali della questione.

    Commenti che facciano riferimento a persone o a siti specifici saranno inesorabilmente cancellati, non appena mi collego.

    Miguel Martinez

  2. utente anonimo says:

    Ciao Miguel,

    se devo evitare il riferimento a fatti personali non c’è molto altro da aggiungere.

    Vorrei sottolineare, però, il mio punto di vista, come spunto per ulteriore di riflessione: io, per esempio, sono un avvocato e chi mi TELEFONA o mi SCRIVE ha DIRITTO DI FARLO IN PRIVATO (idem se parla con me e ho il telefonino in borsa ed è il terzo che cambio:-((().

    Così come io ho diritto di dare del frocione al mio amico XXD, se credo, ci mancherebbe!!!

    E’ vero, ci sono cose assai più importanti al mondo ma spesso ci preoccupiamo soprattutto di quelle che ci toccano direttamente…

    Se sei presa di mira da un’orda di adolescenti la cosa può diventare molto pesante, anche se te ne freghi dell’ortografia, perchè magari finisci nel delirio di doverti giustificare su qualche blog per quello che dici in privato alla tua amica, al tuo moroso o a un CLIENTE (vedi sito camere penali).

    Ti pare giusto?

    Non sto parlando di ricatti, ci mancherebbe. Ma non è detto che sia meno grave.

    La magistratura… non so se hai presenti i tempi e i modi della giustizia… per questo tipo di reati. E poi… da dove dovrei partire? Da chi? Ci vuole un attimo a dire che sono pazza (v. alcuni commenti sul tuo sito).

    Ma non voglio andare troppo nel personale: magari sono già oltre.

    Dimmi tu.

    Francesca

  3. utente anonimo says:

    Caro Miguel,

    A quanto pare, stiamo diventando tutti delle macchie di Rorschach.

    Ciao da Marcello “Teofilatto”.

  4. kelebek says:

    Grazie, Francesca…

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    D’accordo con Francesca. La società di oggi presenta aspetti indiscutibilmente più odiosi (Guantanamo, Bolzaneto e i giocatori che ti buttano fuori dal torneo con 2-4 off settando colore al river): ma ciò non toglie che, nella società di oggi – e forse anche in quella di ieri, ma ieri non ero nato – la tutela della riservatezza sia un bene fondamentale.

    Proprio per questo i tuoi consigli sono sacrosanti. Salvo quello sull’ortografia – al giorno d’oggi scriver male è quasi una virtù…

    Z.

  6. utente anonimo says:

    1- che intendi per “sistemi informatici privati” ? reti private, singolo pc, indirizzi su piattaforme….

    2- è un attacco solo a chi comunica con te o è più vasto?

    saluti

    curiosa mente

    OT, per favore potresti sostituire il tipo di captcha o quantomeno integrare una guida vocale. grazie

  7. kelebek says:

    Per curiosamente n. 6

    Senza entrare nei dettagli, si tratta di una serie ripetuta di ingressi in comunicazioni del tutto private (quindi non una mailing list a cui ci si può iscrivere da fuori) tra un gruppo molto ristretto di persone che comunicano scambiandosi messaggi privati e la cui buona fede è fuori discussione.

    Chi è entrato dentro uno o più computer, ha poi passato il materiale rubato a complici fuori usando – immagino – qualche giro di anonymizer; e i ricettatori ovviamente fanno finta di non sapere come gli sia arrivato il materiale :-)

    Chiaramente sarà la magistratura a stabilire in che modo sia avvenuta l’intrusione.

    No, l’attacco non sembra – per ora – che sia avvenuto direttamente a me.

    Ma non posso escludere che chi è entrato nel computer di questa o di quest’altra persona, entri anche nel mio.

    Comunque non mi interessa tanto denunciare il fatto – peraltro abbastanza noto – quanto mettere in guardia chi corrisponde con me.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    Caro Miguel le tue parole che dicono

    _un gruppo molto ristretto di persone che comunicano scambiandosi messaggi privati e la cui buona fede è fuori discussione._

    sono un po’ azzardate, dato che se si parla della persona che penso io, il comunicato che continuano a tenere on line risulta abbastanza offensivo e sessista. La buona fede di chi persiste nell’errore è da mettersi almeno un po’ in discussione.

    E nessuno puo’ dire chi ha inoltrato anonimamente le mail. Esistono programmi di anonimail molto buoni. E’ sufficiente una persona che non è d’accordo con questa linea. Tranquillizza le tue ansie di essere controllato nella mail abbastanza infondate.

    Enric

  9. kelebek says:

    Per Enric,

    Non so se stiamo parlando della stessa persona e comunque è irrilevante.

    Premesso che sarebbe comunque un reato divulgare corrispondenza privata (ripeto, qui non si sta parlando di una mailing list accessibile da altri), è certo che nessuna delle persone che ricevevano i messaggi abbia girato quei messaggi a terzi; non solo sarebbe assurdo, ma credo che sarebbero pronte a denunciare per diffamazione chiunque affermasse qualcosa del genere.

    Quando dico “buona fede”, mi riferisco a questo.

    E quindi è altrettanto certo che sono stati usati altri sistemi per accedere a quei dati.

    Non è così complicata la faccenda.

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    MM,

    – Premesso che sarebbe comunque un reato divulgare corrispondenza privata —

    In base a quale norma?

    Z.

  11. Ciao a tutti. Ancora alle solite?

    Il reato evidentemente è una violazione della privacy. Ma chi divulga materiale ottenuto illecitamente deve essere una persona molto stupida che si crede molto furba. Remo ci farà la figura del cafone, Romolo dello scemotto, ma il divulgatore che firma a suo nome la diffusione di materiale privato ci fa la figura dello str**.

    E non credo possa ottenere alcun vantaggio dal suo comportamento scorretto. Resta da capire chi è la talpa ….

  12. utente anonimo says:

    Barbara,

    – Il reato evidentemente è una violazione della privacy. —

    Oddio, sarà l’ora tarda, ma ad essere onesti per me non è poi così evidente! :-)

    Abbiate pazienza e istruitemi, via: di che norma si tratta?

    Z.

  13. utente anonimo says:

    Credo che questi avvocati lo spieghino piuttosto bene:

    http://blog.solignani.it/1998/06/19/tutela-della-segretezza-nella-gestione-della-posta-elettronica/

    ma per completezza, eccovi gli artt. che si applicano al caso in specie:

    Art. 616 (Codice Penale).

    Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza.

    Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prendere cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta , ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 30 a euro 516.

    Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a tre anni.

    Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

    Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica, telefonica, informatica o telematica, ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.

    e per completezza, anche questo:

    Art. 617-quater (Codice Penale).

    Intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche.

    Chiunque fraudolentemente intercetta comunicazioni relative ad un sistema informatico o telematico o intercorrenti tra più sistemi, ovvero le impedisce o le interrompe, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

    Salvo che il fatto costituisca più grave reato, la stessa pena si applica a chiunque rivela, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, in tutto o in parte, il contenuto delle comunicazioni di cui al primo comma.

    I delitti di cui ai commi primo e secondo sono punibili a querela della persona offesa.

    Tuttavia si procede d’ufficio [….]

    Ciao, Sonia

  14. utente anonimo says:

    ciao Enric, mi piacerebbe vedere il comunicato on line, per capire meglio l’oggetto della discussione: è possibile avere gli estremi del sito?

    grazie

    Francesca

  15. utente anonimo says:

    scusa miguel,

    siccome piratare una cassetta di posta non mi sembra cosi facile,

    non potrebbe essere una semplice applicazione della “legge di Lewinski”?*

    roberto

    *come è noto, la legge di lewinski afferma che se racconti la cosa più segreta del mondo ad una sola persona, essa diventerà prima o poi dominio pubblico.

    la legge prende il nome da un caso famoso: solo due persone erano a conoscenza che nella sala ovale i sigari non venivano solo fumati. è bastato che una delle due rompesse il segreto perché 6 miliardi di persone venissero informate della cosa.

    è pure la legge che taglia la testa al toro ad ogni complottismo: se due persone non riescono a tenere un segreto, per tre è impossibile, e a partire da tre tanto vale pubblicare su un giornale

  16. kelebek says:

    Per roberto n. 15

    In generale, hai sicuramente ragione.

    In questo caso particolare, però, niente effetto Lewinski. Ti spiego in privato.

    Miguel Martinez

  17. kelebek says:

    Per Francesca n. 14

    Ripeto, visto che qui si va sul penale, che non posso pubblicare commenti che riportino nomi di persone o siti specifici – tranne ovviamente indicazioni generiche, come quella del commento n. 13.

    Mi dispiace.

    Miguel Martinez

  18. utente anonimo says:

    Miguel 17,

    capisco benissimo, solo ammetterai che il metodo non è dei è più adatti per far chiarezza (almeno per il lettore non dotato di poteri para-normali).

    Sembra quasi essere fatto apposta per creare più confusione o per mischiare le carte.

    Certo il blog è tuo e sei liberissimo di mandare messaggi trasversali ai tuoi corrispondenti privati… ma allora tanto valeva ce ti trovassi direttamente con Roberto per parlare in libertà (sconsigliato il gonfiabile, rischia di bucarsi:-)).

    La mia domanda era solo per capire se attraverso la pubblicazione di un non meglio precisato qualcosa su un blog – da me, umile lettrice, non identificato – si fosse realizzato, oltre a quanto detto benissimo da Sonia (…), anche il reato di diffamazione, delitto pure da prendere in considerazione con riferimento alla citata legge Lewinski, soprattutto tenuto conto del contributo alla “verità” (sic) che il secondo, il terzo, il quarto & C. sono di solito in grado di apportare a fatti così interessanti.

    ciao

    Francesca

  19. kelebek says:

    Per Francesca n. 18

    Hai ragione.

    In realtà il mio messaggio non è per niente trasversale. E’ semplicemente questo: in questo periodo, se mi scrivete in privato, tenete presente che quello che scrivete potrebbe diventare pubblico senza il vostro e senza il mio consenso.

    Per spiegarlo, ho dovuto accennare a una vicenda, che però non intendo approfondire per due motivi:

    1) ci sono di mezzo reati e denunce e inchieste della magistratura, per cui tutto ciò che dico potrebbe essere utilizzato in un senso o nell’altro

    2) sostanzialmente, della questione in sé me ne importa poco e comunque non riguarda i lettori di questo blog

    Miguel Martinez

  20. utente anonimo says:

    Sonia,

    – Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta (grassetto mio) —

    Ecco il passaggio che mi era sfuggito – grazie per la precisazione :-)

    Z.

  21. utente anonimo says:

    E per Miguel,

    l’ipotesi di roberto l’hai scartata a priori?

    Z.

  22. kelebek says:

    Per Z n. 21

    Non a priori. A posteriori.

    Miguel Martinez

  23. utente anonimo says:

    Confermo quanto detto da Miguel. Sono circa 10 giorni che la casella email da cui scrivo abitualmente è bloccata dal gestore del portale (virgilio). Il giorno prima del blocco c’era stata “l’invasione” improvvisa di qualcosa come 4-5000 mail spazzatura, tutte insieme. Il perito informatico che cura la nostra telematica mi ha detto che questo è uno dei metodi usati per piratare una casella email.

    E’ un caso che io sia uno di quei quattro gatti:-) che frequentano il blog del traduttore preferito dal mullah Omar?:-)…Mah….

    Ritvan (siempre slogghinato)

  24. utente anonimo says:

    Se qualcuno di serio vuole spiare le vostre robe non ve ne accorgete nemmeno

    La storia della spiata potrebbe essere un fake in qualche maniera. Per quale ignoto motivo o per mano di chi, lo saprete voi.

  25. utente anonimo says:

    Spiata? fake? cacchio, non ho ancora controllato il mio account su Travian! :-)

    Z.

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