Il licenziamento di Gian Carlo Scotuzzi

Mi girano questo, e lo pubblico volentieri. Gian Carlo Scotuzzi gestisce un combattivo sito di informazioni.


Per avere pubblicato, sul proprio giornale aziendale La Smonda, la lettera e l’articolo che seguono, Gian Carlo Scotuzzi, da 21 anni giornalista dell’Arnoldo Mondadori Editore, è stato licenziato dal padrone Silvio Berlusconi.

Credo che la miglior solidarietà con il giornalista colpito da questo licenziamento di rappresaglia politica, dunque illegittimo (ancorché non contrastato da un sindacato prono alla Mondadori), sia di divulgare la lettera e l’articolo che tanto sono dispiaciuti al Berluska.

 

Lettera e risposta pubblicate sulla Smonda il 28 giugno 2008:

 

EDITORI ETICI CERCANSI

L’immondizia stampata che ostacola il lavoro di genitori e bravi educatori

Disvalori, consumismo deteriore, elogio dell’ignoranza e della licenza, volgarità: ecco i messaggi che connotano le testate destinate agli adolescenti.

di Mafalda Frizzi Carboni

Bergamo

 
Ho una figlia che ha appena compiuto 14 anni. Mio marito e io abbiamo dedicato tutti questi anni a cercare di educarla in base a quei valori etici che a suo tempo i nostri rispettivi genitori usarono con noi.

Sono i valori dell’onestà, della solidarietà, del rispetto di ogni prossimo, della giustizia sociale, dell’amore per la cultura, dello spirito di sacrificio, delle scelte responsabili e del rispetto di sé.
Per meglio inculcarle questi valori e per offrirle un ambiente familiare improntato al dialogo, alla conoscenza, alla riflessione, al confronto anche forte ma sempre aperto all’ascolto e al rispetto delle opinioni di tutti, siamo ricorsi a tutti quegli accorgimenti organizzativi utili a tenere nostra figlia lontano da quelli che definiamo i cattivi maestri. E riteniamo che il peggiore di questi cattivi maestri sia la televisione. Ci riferiamo sia alle emittenti di Stato che a quelle private, tutte accomunate da palinsesti irrispettosi della gioventù quando non smaccatamente volgari e mero pungolo al consumismo più deteriore e al degrado spirituale.

Sullo stesso piano morale della televisione, ma su un gradino infinitamente più basso in relazione alla loro efficacia condizionante, poniamo la cosiddetta stampa popolare. Per questo, in casa nostra, i cosiddetti giornali femminili, amorali quando non immorali, non sono mai entrati. Ma di recente ho scoperto che un paio di amiche di mia figlia leggono giornali femminili particolari, peggiori di quelli che conoscevo in quanto si rivolgono a lettrici molto vulnerabili perché nella loro fase di formazione: i femminili per adolescenti.

Li ho sfogliati e a tratti anche studiati: sono immondizia editoriale. Saturi di stupidaggini, esortazioni all’omologazione modaiolo-consumistica, luoghi comuni, disvalori. Ho svolto una piccola indagine nella mia zona e ho scoperto che tutte queste testate vendono poco: nel mio giro di conoscenze li compra un’adolescente su dieci. Ma non posso sapere quante li leggono perché chi li compra poi li presta, come sono stati prestati alle amiche di mia figlia. Dubito che questa immondizia editoriale possa danneggiare più di tanto le ragazze come mia figlia, che hanno goduto di un’educazione che in gran misura le ha vaccinate contro ogni genere di immondizia. In casa nostra entrano soltanto buoni libri e buoni giornali; la pessima stampa, libresca e giornalistica, entra in dosi campionarie: quel tanto che basta a consentire a mio marito e a me di spiegare a mia figlia che esiste anche la robaccia e perché è da considerarsi tale. Non ho certo cresciuto mia figlia in una campana di vetro asettica. Ma la maggior parte delle adolescenti mi risulta guardi spesso la televisione, anzi, che in molti casi la guardi quasi sempre, e abbiano in casa genitori e altri modelli di riferimento che leggono la versione per adulti della stessa immondizia editoriale destinata alle adolescenti. Insomma, queste riviste sono strumenti di diseducazione che si sommano agli altri che già bombardano e lusingano gli inquilini di ogni famiglia media.

Se è vero che molti referenti educativi, dai buoni insegnanti della scuola pubblica (io ne ho trovati parecchi) ai bravi parroci ai bravi genitori, giustamente stigmatizzano la pessima televisione, non riesco a capire perché gli stessi educatori non mettano alla berlina stampa analoga, men che meno quella destinata ai giovanissimi. Parimenti incomprensibile è per me la mancanza di editori perbene che producano giornali seri almeno per i lettori in erba, che saranno i lettori di domani.

Bergamo, 28 giugno 2008

 
 

Risponde Gian Carlo Scotuzzi:
 

Gentile signora Mafalda,

lei è un’eccezione virtuosa. Nella quasi totalità delle famiglie i genitori sono teledipendenti che si beano della tivù-pattumiera e che dunque non possono vietarla, per incultura e per cattivo esempio, ai figli. Anzi, trovano comodo delegare a questa tivù il ruolo di babysitter, di intrattenitrice e di balocco. Molti sfortunati figli di tale genitoranza hanno la televisione in camera sin dalle elementari.

Questo incosciente e cosciente meccanismo di delega si replica con i giornali per adolescenti. I genitori non possono cogliere i tratti negativi di quella che lei definisce con pertinenza immondizia editoriale per adolescenti, giacché non è diversa dal pattume editoriale per adulti che consumano i genitori.

In tanto panorama desolato e desolante l’unico elemento di conforto sembrerebbe venire dall’andamento delle vendite di tutto questo pattume cartaceo, sia per adolescenti sia per adulti: vanno sempre peggio. L’editoria cartacea che sforna pattume è in crisi ovunque e sotto ogni latitudine geografica e di stazza. Vanno male gli editori italiani e quelli stranieri (nell’Occidente capitalista, non nei Paesi socialisti né in quelli musulmani), vanno male i grandi come i piccoli. Va male persino l’Arnoldo Mondadori Editore, prima azienda italiana del settore, che pure è di proprietà di Silvio Berlusconi e dunque gode di potenziali sinergie con tutte e sei le gradi emittenti nazionali: tre direttamente gestite da Berlusconi in quanto proprietario, le altre tre, di Stato, direttamente gestite in veste di capo del governo. Ciò non toglie che la pessima stampa, ancorché in calo diffusionale, continui a far danni.

Lei si chiede perché all’edicola non si trovano giornali ben fatti per gli adolescenti. A me sembra non se ne trovino neppure per gli adulti. C’è qualche rara testata che rivendica un certo impegno etico e che è estranea alle volgarità, ma è comunque integrata nel sistema di disvalori (individualismo, sacertà del profitto, intangibilità di un’organizzazione sociale e produttiva basata sul primato del più forte…) che caratterizza la matrice politico-economica da cui promana il pattume editoriale. In ogni caso siffatte testate con ambizioni etiche hanno diffusione marginalissima, all’interno di un settore che già diffonde pochissimo.

Ho conosciuto un editore perbene che nella buona stampa ha investito tutto quel che aveva, vendendo anche la casa. Dopo un paio d’anni si è arreso: il suo giornale vendeva pochissimo. Stessa fine contabilmente miseranda hanno fatto i pochi che l’hanno imitato. I giornali etici, perbene, prioritariamente finalizzati a contribuire alla crescita morale e civile della società, affrancati da padroni e padrini, destinati a un pubblico perbene e affamato di notizie valide e di stimoli culturali, restano all’edicola. Per la semplice ragione che sono destinati a un genere di lettore raro, quantitativamente inadeguato a scongiurare il fallimento di un editore che lo accontenti. I giornali etici sono dunque destinati a un’infima minoranza. E se anche, per paradosso, fossero acquistati dalla maggioranza, fallirebbero ugualmente. Perché i giornali non campano con i soli proventi delle vendite (salvo farli pagare una cifra molto elevata, inaccessibile alla maggioranza di lettori che stiamo ipotizzando): hanno bisogno anche dei proventi della pubblicità. Ma i lettori etici di giornali etici non interessano all’inserzionista commerciale.

L’inserzionista non vuole lettori intelligenti, che sono supposti essere anche consumatori intelligenti e quindi poco sensibili alla pubblicità, dalla quale sono anzi infastiditi. Gli inserzionisti pubblicitari preferiscono giornali per lettori stupidi che, essendo anche consumatori stupidi, sono facilmente influenzabili dai condizionamenti e dagli stimoli al consumo. Per il popolobue la pubblicità, lungi da essere segnacolo di condizionamento, è marchio di omologazione. Più un giornale è calibrato su questi lettori idioti e più è ambito dalla pubblicità. Ecco perché Berlusconi, che è soprattutto un venditore di pubblicità (commerciale e politica), produce giornali calibrati su lettori condizionabili.

Un meccanismo che pone, per inciso, un ulteriore interrogativo: è più colpevole l’italiano medio che consuma giornali idioti o è più colpevole l’editore che li produce? Quesito che replica quelli ricorrenti in altri settori produttivi di droghe più percepite come tali: gli stupefacenti e la prostituzione. Ci sarebbero gli spacciatori se non ci fossero i drogati? Ci sarebbero i magnaccia e le puttane se non ci fossero i puttanieri?

Ma torniamo ai cattivi giornali. S’è detto che vendono sempre meno, nonostante o forse in conseguenza della loro idiozia, e che complessivamente queste vendite rappresentano una percentuale modestissima degl’italiani alfabetizzati, al punto che l’intero settore editoriale è al muro del pianto e sollecita ulteriori contributi governativi. Anche la Borsa riflette questa crisi: nell’ultimo anno i titoli delle imprese editoriali si sono deprezzati del 55%, con la primadonna Mondadori che ha perso il 45%. Siamo dunque autorizzati a leggere, in questo rattrappirsi della diffusione del pattume editoriale, una crisi di rigetto di un lettorato che sta palesando pulsioni etiche? Assolutamente no: gl’italiani non smettono di consumare giornali-monnezza perché ne sono stomacati e si sono convertiti alle buone letture (di libri, visto che i buoni giornali scarseggiano o non ce n’è proprio). No, si stravaccano ancora più in basso, in fondo alla sentina, dove si rincoglioniscono assumendo crescenti dosi di tivù-pattumiera.

Una speranza viene dai genitori come lei, signora Mafalda, e dai buoni figli che allevate.

 

Articolo linkato, dalla Smonda del 24 aprile 2008:

 

PATTUME EDITORIALE & MALASANITÀ

Ecco che succede quando le lettrici idiote dei giornali idioti di Berluska hanno bisogno del medico

C’è un filo nero che cuce l’attività editoriale del Cavaliere alla riforma universitaria del governo passato e alla riforma sanitaria di quello attuale.

Tra i molti panni professionali calzati da Silvio Berlusconi c’è quello di editore cartaceo. Iniziò infiltrandosi nel Giornale di Indro Montanelli, editore-direttore tanto bravo a cantare le lodi del liberismo quanto pasticcione a declinarlo contabilmente. Fu facile, a un Silvio Berlusconi furbo come un padrino perbene e forse, secondo alcuni magistrati, foraggiato da padrini veri e permale, crescere, da socio di minoranza del Giornale, a socio leonino.

Ritrovandosi padrone assoluto di questa testata e non riuscendo ad asservire completamente ai propri interessi il direttore Montanelli, ve lo estromise.

Quando un politico rompiscatole rilevò l’illegale concentrazione, nelle mani di Berluska, della proprietà di tre reti televisive (cioè la quasi totalità dell’emittenza privata) e di un quotidiano, Berluska cedette la formale proprietà del Giornale al fratello Paolo. Una formalità di cui il governo dell’epoca – siamo negli anni Ottanta, nel pieno della marcescenza craxiano-democristiana – fu pago, ma che cionondimeno espose l’Italietta dei furbi alla rampogna dell’Italia degli onesti e l’Italia tutta (perbene e permale) al dileggio degli Stati civili: non c’è peggior insulto alla legge che onorarne l’involucro per negarne la sostanza.

A disdoro del passaggio di proprietà da Silvio a Paolo, il Giornale rimase – e rimane oggi – la cassa di risonanza di Silvio, che ha cura di farlo timonare da propri zerbini. Ho lavorato due mesi in questo quotidiano, e per 60 giorni ho constatato l’acritica, umiliante, ossequente subordinazione della redazione tutta alle direttive di padron Silvio Berlusconi (Silvio, non Paolo), che metteva quotidianamente becco (direttamente o tramite ascari) nella confezione del giornale.

Ma il gran balzo di Berluska nell’editoria avviene ai primi anni Novanta. Quando i suoi avvocati corrompono i magistrati per consentire a Silvio Berlusconi di sottrarre l’Arnoldo Mondadori Editore a colui che, in mancanza di tale corruzione, ne sarebbe diventato il legittimo proprietario: Carlo De Benedetti. Gli avvocati corruttori per conto di Berlusconi e i magistrati che si fecero corrompere coi soldi di Berlusconi per favorire Berlusconi sono stati tutti condannati a consistenti pene detentive e con sentenze passate in giudicato. Ma non è stato condannato Berlusconi: è stato salvato dalla prescrizione, giacché i magistrati non lo accusavano di aver corrotto direttamente i magistrati, ma soltanto (!) di aver dato ai propri avvocati i soldi per corromperli. Un distinguo che, giusta illode a codici spagnoleschi, gli ha regalato, insieme a un periodo di prescrizione più corto, la non processabilità. Per cui da oltre dieci anni Berluska pilota legalmente un impero editoriale conquistato esclusivamente grazie alla corruzione, anche se nessuno può accusarlo di essere (stato) un corruttore.

Però si può accusarlo – con la pertinenza e la cognizione di causa di chi alla Mondadori lavora da oltre vent’anni, dunque da prima della colonizzazione berlusconiana – di gestire la Mondadori con sprezzo dell’etica imprenditoriale. Sforna esclusivamente periodici ligi a due direttive: calamitare inserzionisti pubblicitari e cantare le lodi di se stesso.

Se parlar sempre bene del padrone è, per uno scribacchino senza scrupoli, facile, bastando gettare alle ortiche la deontologia e la dignità professionale, per contro attirare gli inserzionisti è un pochino più difficile: non basta tesserne le lodi (fargli marchette, in gergo). Bisogna anche che le lodi siano lette da un numero adeguato di lettori, perché è a questo numero che si correla il prezzo dello spazio pubblicitario e di conseguenza il profitto di padron Berluska.

Dunque la Mondadori non vende informazione e formazione ai lettori dei propri periodici, ma vende i lettori dei propri periodici agli inserzionisti pubblicitari. E i lettori più ambiti dalla pubblicità sono quelli più sensibili alle sue sirene consumistiche; quelli più deculturati, più acritici, più creduloni, più ingenui, più psicologicamente fragili, più influenzabili, più irretibili da slogan pubblicitari, che sono insensate esortazioni ad acquistare questo e quello.

Selezionare un lettorato di idioti implica sfornare giornali altrettali. Confezionati da scribacchini che, se proprio e tutti idioti non sono, con gli idioti devono essere in sintonia, per coglierne aspirazioni e capirne la psicologia elementare, infantile, ai limiti del patologico e oltre.

La tecnica più diffusa d’irretimento d’idioti consiste nel titillarne la propensione a rifugiarsi nell’onirico, nel miracolistico, nell’illusione che la soluzione di ogni problema sia a portata di mano, basta trovare la strada per afferrarla. Una strada che i patinati di Berluska indicano. Un’illusione che va a braccetto con una pulsione connessa all’indole del consumatore, non del cittadino: quella di giustificare inconsciamente l’acquisto del periodico con la convenienza. Compro Semprebella perché, oltre a divertirmi, a raccontarmi soltanto cosine semplici che non mi fanno pensare, oltre a cavalcare e legittimare i miei istinti fanciulleschi e belluini, mi insegna a cucinare, a tenermi in forma, a curarmi le malattie…

Stop: è alle malattie che vogliamo arrivare. Le lettrici di rotocalchi idioti (Berluska sforna soprattutto periodici per femmine) esigono soluzioni semplici, liete, festose. Una persona malata normale chiede consigli e terapie a un medico. Una persona malata e consumatrice dei rotocalchi stile Mondadori (il discorso vale per tutti gli editori del genere), si aspetta di leggere la propria diagnosi sul periodico preferito. E dev’essere sempre diagnosi benigna, speranzosa. Le rubriche di salute dei periodici Mondadori sono dispensatrici di amenità miracolistiche, capaci di lenire e guarire ogni patologia, ricorrendo ai rimedi predicati dai santoni della new age al soldo delle multinazionali della cosmesi, dell’industria dei farmaci da banco (per i quali non occorre prescrizione medica), delle fattorie della bellezza, dei centri estetici, delle palestre, degli attrezzi ginnici, dei balsamici e assolati alberghi a nove stelle, dell’abbigliamento che smagrisce, rassoda e fa bella, dei riti magici a base d’incenso e gestualità ispirate, della fuga della realtà, della rinuncia al raziocinio.

Tutto ciò alimenta un business che, eticamente, configura i misfatti del plagio, della diffusione di notizie false e tendenziose, della pubblicità camuffata da articoli indipendenti, della circonvenzione d’incapace, del rincoglionimento collettivo.

Anni e anni di questa predicazione allevano generazioni di donne (e di uomini) tossico-media-dipendenti: assuefatti a messaggi pseudoinformativi che in realtà sono una miscela degenere di evasione irrazionale, abiura etica, disimpegno civile e consumismo infinito e fine a se stesso. Sono perché non penso, sono perché rido e mi diverto, sono perché compro.

Finché questo popolo ridens approda in ospedale. Tempio della scienza e della razionalità, dove la finzione e la menzogna sono bandite. La consumatrice di rotocalchi-cataloghi si smarrisce: perché nessuno mi dice che sono sempre sana e bella? Dov’è il mago che risolve il mio problema?

No, non è questo l’ospedale che l’eterna fanciulla, viaticata dai rotocalchi di Berluska & Simili Editori, si aspettava di trovare. Così la poveretta invoca ospedale diverso, dove tutti siano gentili, rincuoranti, amici, venditori e soprattutto guaritori. Non basta comprare la medicina giusta o andare dallo specialista giusto per risolvere un malanno?

Era ovvio che i marpioni dell’economia e della politica sfruttassero questo popolo di allocche anche sul fronte ospedaliero.

Così una riforma iniziata dal governo Berluska (con la scemenza delle lauree e brevi e lo sdoganamento della medicina alternativa, cioè truffaldina) e continuata dal governo Prodi (privatizzazione degli ospedali pubblici e annientamento delle gerarchie scientifiche) ha ridimensionato il ruolo dei medici ospedalieri, rei di deludere, con le loro diagnosi non sempre fauste e coi loro modi non adeguatamente servili al profitto, il popolo della malate fanciulle consumatrici. La responsabilità clinica e terapeutica del reparto non è più del primario e del suo staff di medici. No, passa al clan delle infermiere, innalzate da una laurea breve a rango di dottori. Ma dottori incompetenti di medicina, dunque venditori dei prodotti e dei servizi più remunerativi per l’ospedale, svilito ad azienda con fine di lucro.

Il miracolo delle lauree brevi, integrate da corsi di formazione professionale che non insegnano nulla e servono soprattutto ad arricchire chi li organizza (sindacati, partiti, comitati elettorali camuffati da sodalizi socialmente meritori), ha emarginato una classe di medici quantomeno competenti, se non sempre prioritariamente tesi alla salute del paziente.

Adesso i medici sono comandati a fare i dirigenti amministrativi. La gestione dei reparti è affidata a infermieri-dottori; persino la gestione dei blocchi operatori è affidata a infermieri con laurea breve. Persino nei reparti psichiatrici il timone è stato sottratto a laureati in psichiatria per essere passato a psicologi-manager, che di medicina sanno ben poco. Eppure (come ha rilevato Mario Pirani sulla Repubblica di ieri) ci sono almeno 64 patologie fisiche che possono causare sindromi psichiatriche.

Ma se gli infermieri smettono di fare il loro lavoro per appropriarsi di quello dei medici, chi fa il lavoro degli infermieri? Chi si occupa dei bisogni minuti e quotidiani dei malati in corsia?
Se ne occupano gli inservienti, cioè i nettacessi e svuotapadelle, dopo un corso di addestramento organizzato dai sindacati Cgil, Cisl e Uil, che in questo business hanno trovato ampio compenso al mancato introito delle tessere degli iscritti (ormai costituiti soprattutto da pensionati) e pingue guiderdone alla loro complicità con un regime che asservisce la sanità pubblica alla speculazione privata.

Gian Carlo Scotuzzi continua la propria attività di giornalista indipendente al sito www.giancarloscotuzzi.org.

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36 Responses to Il licenziamento di Gian Carlo Scotuzzi

  1. utente anonimo says:

    Ammesso che non meriti il licenziamento (e per come scrive lo merita), non ci sono giudici a cui far ricorso?

    Oppure si faccia assumere dall’onesto editore Carlo de Benedetti.

    Francesco

  2. PinoMamet says:

    Rispiegatemi perché non ho capito.

    Dunque: Scotuzzi lavora indisturbato per la Mondadori per 21 anni;

    contemporaneamente, “nel tempo libero e come personalissima iniziativa, produceva il giornale aziendale La Smonda, fondato nel 1999″

    (copincollato dal sito di Scotuzzi);

    questo La Smonda pubblica articoli critici verso Berlusconi.

    Silvio Berlusconi, che è in pratica il suo editore, lo fa licenziare.

    Sono andate così le cose?

    Se è così, che dire: sono d’accordo in linea di massima col contenuto degli articoli di Scotuzzi, almeno di questi che ho letto, però, che un editore licenzi il giornalista che lo critica, ci può stare.

    (Non so come stia la cosa in termini legali, però)

    Ciao!!

  3. utente anonimo says:

    non capisco il problema, se Scotuzzi disprezza l’editore, la linea editoriale e la massa degli utenti e degli inserzionisti delle testate che contribuisce a pubblicare di cosa si lagna ? dovrebbe sentirsi finalmente libero di fare e di scrivere tutto quello che vuole e per chi vuole..

    e poi perchè mai pretendere di continuare a lavorare per tali spregevoli soggetti solo per percepirne uno stipendio quando l’ostracismo e il martirio rendono molto, ma molto di più…

    M.k.

  4. utente anonimo says:

    quello che mi colpisce è il disprezzo per la gggente che hanno scotuzzi e la signora mafalda.

    tutti una massa di cerebrolesi tranne un’elite di illuminati (dei quali il duo scotuzzi & mafalda fanno sicuramente parte)

    roberto

  5. PinoMamet says:

    Dici che anche Scotuzzi fa parte della folta schiera degli “intelligenti”?

    Può essere;

    però, poraccia la figlia di Mafalda!

    che non può comprarsi manco la GuidaTv senza sorbirsi la lezione sulla pubblicità che fa schifo e la TV che rimbambisce.

    Ciao!

  6. utente anonimo says:

    a me sta lettera della Mafalda bergamasca (che nostalgia dell’altra, di Quino…) mi suona tanto come falsa. Sarà una mia impressione…

    Comunque se ci lavorava da 21 anni avrà uno Statuto dei lavoratori che, per quanto sbrindellato, e in mano a un giudice mediamente onesto, potrebbe toglierlo dalle ambasce (per lo meno).

    silviu’

  7. utente anonimo says:

    no pino,

    non lo dico io, lo pensa lui

    :-)

    roberto

  8. PinoMamet says:

    “a me sta lettera della Mafalda bergamasca (che nostalgia dell’altra, di Quino…) mi suona tanto come falsa. Sarà una mia impressione…

    silviu'”

    Ora che mi ci fai pensare:

    aldilà della somiglianza stilistica tra Mafalda e Scotuzzi, che può essere casuale, questo passo ad es.:

    ” Ho svolto una piccola indagine nella mia zona e ho scoperto che tutte queste testate vendono poco: nel mio giro di conoscenze li compra un’adolescente su dieci. Ma non posso sapere quante li leggono perché chi li compra poi li presta, come sono stati prestati alle amiche di mia figlia”

    sembra molto più il ragionamento di un giornalista o comunque uno del mestiere, che vi ha riciclato un qualche studio o ricerca settoriale, che il risultato dell’indagine di una madre preoccupata, per cagacazzi che sia

    (ve l’immaginate Mafalda che gira in tutte le edicole a chiedere quante copie di Cioè o di Topgirl si vendono?)

    Insomma, sì, la cosa puzza; le lettere false credo del resto siano un espediente altamente comune, non dico la norma ma di certo niente di cui stupirsi.

    Ciao!!

  9. utente anonimo says:

    “tutti una massa di cerebrolesi tranne un’elite di illuminati ”

    Che le cose stiano più o meno così è facilmente riscontrabile :)

    E.M.

  10. utente anonimo says:

    E immagino che tu ritenga di aver diritto di cittadinanza nella seconda categoria. Tiro a indovinare, eh :-)

    Z.

  11. utente anonimo says:

    EM

    trovo veramente ottimistico ed ingenuo pensare che ci sia una minoranza di illuminati.

    Io trovo più realistico parlare di diversamente cerebrolesi ….

    Saluti

    Francesco

  12. utente anonimo says:

    esista o no questa maggioranza cerebro lesa (e la conseguente elite di illuminati) ma se avessi una figlia “limiterei fortemente” la sua libertà di leggere certe cacate!

    nix

  13. Bah, mi pare che ‘sto Scotuzzi sia il tipico bischero complottista, a vedere il sito.

  14. Non è questione di maggioranze o di minoranze.

    La questione è che la cosiddetta “libertà di stampa” è, nello stato che occupa la penisola italiana, una pura e semplice barzelletta.

    Cito sempre la questione dell’arsenale ABC iracheno, perché paradigmatica; nel frattempo, ovviamente, le cose sono semplicemente peggiorate.

    Adesso basta urlare “Milan merda” per farsi mettere in croce prima sulla carta da culo delle edicole, e poi, grazie al clima da clinica psichiatrica da essa e solo da essa creato, dalla digos.

  15. utente anonimo says:

    NSCO

    che cavolo stai a dire?

    sei meno affiadbile di Emilio Fede, a dirla tutta.

    Francesco

  16. utente anonimo says:

    Francesco, ma esisti davvero o sei Miguel che movimenta la discussione?

    sarà che son complottista :-)

    silviu’

  17. PinoMamet says:

    NSCO

    se tu fossi super partes, dovresti dire che comunque allo Scotuzzi le possibilità di lavoro non è che mancheranno, e iniziare l’elenco:

    Petroltossici

    Sgangatura

    Sbirulificio

    Sakuramento

    Chinaglia

    Scalotermici

    Broncocavoli…

    Ciao!! :-)

  18. Francesco: sto a dire che “Non è questione di maggioranze o di minoranze.

    La questione è che la cosiddetta “libertà di stampa” è, nello stato che occupa la penisola italiana, una pura e semplice barzelletta.

    Cito sempre la questione dell’arsenale ABC iracheno, perché paradigmatica; nel frattempo, ovviamente, le cose sono semplicemente peggiorate.

    Adesso basta urlare “Milan merda” per farsi mettere in croce prima sulla carta da culo delle edicole, e poi, grazie al clima da clinica psichiatrica da essa e solo da essa creato, dalla digos”.

    Più chiaro di così… devo farti un disegnino?

    PinoMamet: io non sono super partes: io sono faziosissimo ed astioso ed ho anche una spiccata tendenza al rancore ed alla vendetta trasversale!

  19. utente anonimo says:

    #17,

    mi sto sganasciando dalle risate come un deficiente (è evidente che rientro a pieno titolo nella maggioranza di cui sotto)! :-))

    Z.

    p.s.: “sgangatura” e “sbirulificio” sono il massimo :D

  20. RitvanShehi says:

    >Francesco, ma esisti davvero o sei Miguel che movimenta la discussione?

    sarà che son complottista :-)

    silviu’< No, Francesco esiste davvero. Però, siccome Miguel non lo paga pe’ fa’ n’cazzo (come p.es. il Berluska pagava – e profumatamente – Scotuzzi) non trova giusto “licenziarlo” per qualche critica alla “Linea” o a Miguel personalmente. Tutta qui la differenza. P.S. e OT (ultimamente mi sento molto OT:-)):
    Domandina-ina-ina: Il Ministro degli Interni di quale paesi è stato sputtanato recentemente per aver taroccato (in un inglese peraltro sgrammaticato-chi vi ricorda?:-) ) una laurea di Oxford, meritandosi così di entrare trionfalmente nel tag migueliano “cialtroni”?

  21. mariak says:

    ot

    Una turista italiana in grecia crede di ravvisare in una bambina che parla italiano la piccola pipitone, la bambina è con la madre, una signora albanese di 34 anni, mi pare rom, ma la turista nella sua paranoia

    denuncia la signora, e la polizia greca che fa, senza tanti complimenti butta la signora albanese in galera, in attesa del test del dna, pur sapendo che il gruppo sanguigno della piccola non è quello di denise.

    Intanto tutti i giornali e tutte le televisioni ne parlano come se fosse normale accusare una donna di rapimento solo per una vaga somiglianza, si ricordi che i fatti risalgono a diversi anni fa e che quindi è assai difficile individuare delle somiglianze fondate anche perchè, come è noto, i bambini cambiano molto rapidamente.

    Stasera finalmente come se nulla fosse si dice che era tutto un fraintendimento e che la bambina è figlia dell’albanese .

    Viviamo un mondo in cui non rientrare nella norma fisica, etnica e sociale accettata comunemente diventa un rischio.

    Mi chiedo come sarebbe andata la questione se la signora denunciata dalla turista fosse stata che so inglese, americana, italiana ecc. ecc., e la risposta è soltanto una, nessuno le avrebbe scassato i c.

    maria

  22. KELEBEK di MIGUEL MARTINEZ

    [..] giovedì, 11 settembre 2008 Il licenziamento di Gian Carlo Scotuzzi [..]

  23. controlL says:

    Direi che nel caso scotuzzi chi manchi clamorosamente è il sindacato e i colleghi di lavoro. La cosa non mi stupisce, peraltro. La dirigenza fa il suo mestiere. Chi conosce ambienti di lavoro, sa bene che tante volte si licenzia qualcuno anche se il provvedimento è legalmente dubbio. Avrà gatte grosse da pelare, mentre l’ufficio legale dell’azienda tratterà di routine il suo caso come tanti altri.

    L’azienda ci perde poco anche se venisse dimostrata colpevole, la

    punizione sarà comunque pesante per chi avrà subito il licenziamento.

    Non capisco, venendo ad altro, perché scotuzzi sia “complottista”. Mi sfugge l’uso logico del termine, usato solo con quelli come lui. Se è

    tale perché crede che l’attentato dell’undici settembre sia un

    complotto del mossad e i servizi segreti americani, non è tale anche

    chi crede nella versione ufficiale, che sia invece il complotto di bin

    laden e della sua organizzazione? Mistero della distorsione

    propagandistica delle parole.p

  24. utente anonimo says:

    p.,

    – Direi che nel caso scotuzzi chi manchi clamorosamente è il sindacato e i colleghi di lavoro. —

    Direi pure io…

    Z.

  25. utente anonimo says:

    Giuro che esisto, anche se non saprei come dimostrarvelo … in fondo anche Cartesio poneva il Cogito ergo sum” come base indiscutibile.

    A buoni conti, rifiuto di dimostrare che esisto a titolo oneroso (per me).

    E ribadisco che il commento 14 ha meno a che fare con la realtà dei fatti delle valutazioni dell’AD del Milan sul valore della squadra di calcio in questione, da lui malamente assemblata con un raro esempio di incompetenza calcistica.

    Saluti

    Francesco

  26. mariak says:

    francesco

    eccome se esisti, sono i nuovi che non se ne capacitano:-)

    maria

  27. utente anonimo says:

    Nessuno risponde alla domandina-ina-ina: “Il Ministro degli Interni di quale paesi è stato sputtanato recentemente per aver taroccato (in un inglese peraltro sgrammaticato-chi vi ricorda?:-) ) una laurea di Oxford, meritandosi così di entrare trionfalmente nel tag migueliano “cialtroni”?”

    Venali kapitalisti che non siete altro, volete un premio in denaro in palio, eh, della sola Gloria Intellettuale non ve ne frega ‘na cippa!:-)

    Ritvan (siempre slogghinato)

  28. utente anonimo says:

    Io ‘o so, io ‘o so! Però la gloria intellettuale non mi basta: lo dico solo se ci sono soldi in palio :-)

    Z.

  29. utente anonimo says:

    Grazie Maria

    :)

    Francesco

  30. RitvanShehi says:

    >Io ‘o so, io ‘o so! Però la gloria intellettuale non mi basta: lo dico solo se ci sono soldi in palio :-) Z.< ‘O so che ‘o sai. E sospetto che ‘o sappiano anche un sacco d’altri frequentatori del blog. Ma non lo vogliono dire, per non passare qui per succubi dei media giudaici:-) che spargono menzogne (e anche fette di prosciutto sugli occhi:-)) a proposito di quel Paese Fieramente Antimperialista:-).

  31. utente anonimo says:

    Sì ma, dopo tutti sti discorsi… il grano mi arriva o no? :-)

    Z.

  32. RitvanShehi says:

    >Sì ma, dopo tutti sti discorsi… il grano mi arriva o no? :-) Z.< Bieko kapitalista mercificatore:-), scordatelo! Al massimo un Solenne Encomio cartaceo da appendere alla parete del tuo studio legale:-).

  33. PinoMamet says:

    Embè, ‘sto nome, lo uscite o no??

    :-)

    Ciao!!

  34. RitvanShehi says:

    >Embè, ‘sto nome, lo uscite o no?? :-) Ciao!! PinoMamet< Eppure non si può dire che io non abbia disseminato indizi a piene mani: “succubi dei media giudaici”, “fette di prosciutto sugli occhi” ecc., deliziose espressioni che ci mancano da un po’ di tempo, da quando il buon Reza – per dirlo alla Palmiro Togliatti – “da questo blog se n’è gghiuto e soli ci ha lasciati”:-).
    Vabbuo’ lo dico: è il (ormai ex, credo, dopo lo sputtanamento in Mondovisione) ministro degli Interni dell’Iran. E ti aggiungo per soprammercato il commento d’immensa profondità intellettuale:-) del suo kapataz Ahmadinejad alla notizia “Ma cos’è una laurea, è solo un pezzo di carta”. E per favore, non mi accusate di dar del “nazista” al buon Ahmy se ricordo il famoso (o famigerato) detto di Hitler:”Cos’è un trattato? E’ solo un pezzo di carta”.

  35. PinoMamet says:

    Ho capito: mi sa che sono governati dalla versione iraniana dei leghisti.

    Questo spiega molte cose…

    :-)

    Ciao!!

  36. utente anonimo says:

    Non vi sorge il dubbio che, se Scotuzzi non è stato difeso nè da sindacati nè da colleghi,  qualche altro motivo, che vada al di là  del fatto in sè ci possa essere?

    Capisco che Berlusconi non sia simpatico  ma  qui credo che le argomentazioni siano  ben altre

     

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