L’immagine sessuale di Araba Dell’Utri (III)


Tra i commenti al post precedente, Pietro scrive alcune riflessioni che credo meritino – mediaticamente parlando – la "prima pagina". Eccoli.


E dire che marcello dell’utri mi sta pure un po’ simpatico. Uno che in carcere legge seneca, per un ammiratore di seneca come me, non può che destarmi qualche simpatia. Ma purtroppo sono altri i modelli a cui si rifà. La chiesa? Magara! Quella insegna a considerare l’uomo come fine non come risorsa da valorizzare, il primo "patrimonio" dell’azienda! Ho trovato nel sito, pensa te, di dario franceschini, questa chiara e pregevole citazione di antonio rosmini, che spiega molto bene questo punto cristiano:

Questa relazione di «giustizia verso gli esseri», che riconosce a ciascuno la sua natura, è anche la condizione della «libertà sociale», la quale «consiste in questo che tutte indistintamente le persone associate mantengano la ragione di fine, e niuna di esse sia considerata come semplice mezzo al bene delle altre» (a. rosmini, la società e il suo fine).

Lì il "fine" è l’azienda, neppure altre persone.

Ma risorse, patrimonio da valorizzare e cosucce varie, a me ricordano altre letture, che indicano i "maître à penser" di questa concezione:

"les dirigeant chinois ne cessent de le répeter cyniquement, faisant ainsi écho au slogan stalinien sur l’homme comme "le capital le plus precieux": la richesse de leur pays réside tuot entière dans le centaines de millions de bras qu’il s’agit d’organiser le plus rationnellement possible, conformément au plan d’ensemble de l’edification "socialiste". (programme communiste, 1974)

Qui il "fine" è la "costruzione" del socialismo, com’era per l’inventore dello slogan stalin. Ora non è più cosi strano che un aldo brandirali sia finito da mao in quei paraggi: pareggi di pensiero.

Nn stupisce allora di vedere quest’idea concretamente realizzata nei giovani rampolli di queste famiglie, "le giovani promesse del nostro paese" (suma bin ciapà): "e poi si dedica all’ Africa (anche lei) regalando borse di studio ai ragazzi della Guinea-Bissau".
Anche in africa i problemi si risolvono, dunque, curando o come capitalisticamente dicono "valorizzando" le risorse umane. Come no. Più di cinquant’anni di storia africana, dal dopoguerra in poi stanno lì a dimostrarcelo. Così giovani e già così vecchie queste promesse.

E poi quella "fortuna" è poco classica per un lettore di seneca. È chiaro che significa "caso favorevole". Classicamente "fortuna" ha significato neutro e vale qualunque caso. E quel "vincere" che significa, se non avere successo? È la "felicità" moderna; ma i classici facevano distinzione tra "felicitas", l’"avere successo" grossomodo, vincere appunto (la "felicitas" era una delle doti del buon comandante) e "vita beata", "felicità" in senso morale. Per questo la libertà per gli antichi non era perseguire la felicità, ma, e cito seneca, riconoscendomi in questa definizione, aveva un contenuto paradossale:

In regno nati sumus: deo parere [obbedire] libertas est. (de vita beata,15,7)

Bisogna riconoscere, però, per apprezzare quest’idea di libertà, che siamo nati "in regno". Siamo pochi a crederlo ormai.

Non spreco molto tempo sulla grave infrazione di marco dell’utri, a cui s’è interessato l’antiberlusconismo "pavloviano" (ben detto). Fa il paio con l’alzata di scudi della destra "pavloniana" quando a commettere una grave infrazione stradale, cercata di passare sotto silenzio, fu il pidiessino burlando. Mutuum muli scabunt.
Finisco con una perla linguistica del giornalista che ha scritto il pezzo: "party addicted"; è bellissimo, specie se tradotto dal loro "inglesorum" in lingua comune: "drogata di feste".p

(Continua…)

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2 Responses to L’immagine sessuale di Araba Dell’Utri (III)

  1. utente anonimo says:

    chissà cos’avrà voluto intendere quando scriveva “pavloniano” (e col “ben detto” subito dopo)

    - xyz

  2. kelebek says:

    Corretto!

    Miguel Martinez

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