L’immagine sessuale di Araba Dell’Utri (II)


"L’uomo, secondo Marcello Dell’Utri, è il vero patrimonio di un’azienda, il valore primo cui devono ispirarsi azioni e scelte anche di carattere imprenditoriale.

Lo stesso successo commerciale è inscindibile dalla valorizzazione delle risorse umane, anzi, spesso il risultato economico è direttamente proporzionale alla considerazione e all’investimento fatto sugli uomini.

Dall’esperienza di maestro di sport Marcello Dell’Utri ha conservato l’idea di insegnare ai giovani ad affrontare gli ostacoli e a pensare collettivamente."

Così proclama il sito di Marcello Dell’Utri.

I figli di Dell’Utri sono "Marco, Chiara, Margherita e la piccola Marina."

Presumiamo che Marcello Dell’Utri abbia dedicato molti sforzi a valorizzare queste risorse umane ai fini dell’Azienda Famiglia.

E in effetti bisogna riconoscere una certa sobrietà, da potente clan siciliano, nella scelta dei nomi.

Le figlie di Marcello Dell’Utri sono poco visibili; e quindi si può dire che non siano complici della propria mediatizzazione. Un comportamento che denota una certa superiorità rispetto, ad esempio, a Fausto Bertinotti.

Chiara Dell’Utri compare praticamente in un unico brano su Internet:

"Party addicted come lei [Margherita Missoni] c’è Micol Sabbadini che riunisce i coetanei figli di (Geronimo La Russa, Chiara Dell’ Utri, Barbara Berlusconi, Francesca Versace) in «munifiche feste» e poi si dedica all’ Africa (anche lei) regalando borse di studio ai ragazzi della Guinea-Bissau."

La catena di montaggio mediatica prevede un linguaggio specifico per ogni settore, dal Freddo Polare ai Fanatici Islamici; e i giovani Vip non fanno eccezione, come si può vedere da questo piccolo e lurido brano. Che soddisfa l’invidioso voyeurismo degli esclusi verso i potenti; ma umanizza i potenti (si divertono ma fanno anche la carità) senza dire nulla che possa poi indurli a vendicarsi.

Piuttosto, è interessante notare come i figli dei potenti si frequentino tra di loro con lo stesso spirito esclusivo con cui si frequentano tra di loro i giovani Testimoni di Geova. In entrambi i casi, gli incontri di gruppo servono per definire chi è dentro e chi è fuori e per combinare matrimoni all’interno della casta.

La grande differenza è che alle feste dei figli dei potenti sono ammessi anche alcuni giullari mediatici, opportunamente scelti; anzi, le loro stesse feste sono spettacolo: il giornalista è insieme il loro servile ammiratore, e l’onnipotente interruttore che può accendere o spegnere la luce su di loro.

La Luce Mediatica rende umani i potenti. Cioè, più vicini a noi – la Gente – di quanto siano i nostri vicini di casa.

Sappiamo tutto ciò che i media ci vogliono far credere sui Loro baci e la Loro cellulite.

Così Geronimo La Russa organizza una "festa in grande stile"  per "aiutare i bambini colpiti dallo tsunami"; e lo fa a nome del "Comitato Milano Young" [sic!], costituito da  Barbara Berlusconi, Giovanni Tronchetti Provera, Nicolò Cardi, Natalie Dompé, Geronimo La Russa, Gilda Moratti, Paolo Ligresti, Micol Sabbadini e Francesca Versace.
Il resoconto della festa ci rivela insieme qualcosa dei riti di casta e della piaggeria del giornalista:

"Loro, le giovani promesse del nostro Paese, sono carini e alla mano. Le ragazze sono davvero affascinanti: fresche, sorridenti con gambe chilometriche e avvolte in abiti molto eleganti, da grande soirée. I "maschietti", invece, nonostante gli abiti scuri e le cravatte, non riescono a nascondere la loro giovane età. Visi sbarbati, imbarazzati, meno "sciolti" rispetto alle loro coetanee.

Ma come è nata l’amicizia tra questi nove ragazzi dalle belle speranze? Gerolamo sorride: "Non è soltanto per merito dei nostri genitori. Siamo più o meno tutti coetanei e molti di noi hanno frequentato le stesse scuole. Poi le vacanze. Insomma ci conosciamo da anni", afferma La Russa Jr.

Versione confermata dall’affascinante e solare Mikol Sabbadini, figlia di famosi gioiellieri di Milano: "Sì, è così. Io e Francesca (Versace n.d.r.) siamo cresciute insieme. Invece, tra me e Geronimo c’è una strana storia: lui è venuto alla festa del mio 14mo compleanno, ma non ci conoscevamo. Poi io sono andata alla sua festa di 18 anni e soltanto lì ci siamo presentati, dopo 4 anni che ci si vedeva sempre: è buffo".

Ragazzi in gamba, che vivono tra Milano, New York e Londra e che vogliono dimostrare di valere. "Sì è proprio questo il messaggio che abbiamo cercato di lanciare. Ci siamo detti che dovevamo impegnarci nel sociale. Ne abbiamo la possibilità e dovevamo farlo", ci dice Giovanni Tronchetta Provera che nella vita studia economia alla Bocconi.

Inizia la serata. Sfilano gli abiti stile cow-girl di John Richmond. La passerella si chiude con una fugace apparizione di Elisabetta Canalis, modella d’eccezione. Poi tocca a dj Ringo che  aiutato dai nove ragazzi del comitato dà il via alla lotteria. Tanti i premi in palio, ce n’è per tutti i gusti: si parte da casse di vino fino ad arrivare al primo premio, una Fiat Panda. E ancora: borse di Versace, telefonini Telecom, maglioni in cachemire, biglietti per la Scala o per assistere alle partite del Milan.

Ed è proprio in occasione dell’estrazione che l’aplomb dei ragazzi si scioglie. Qualche battuta, piccole e insignificanti parolacce scappano anche a loro. E per finire un piccolo show  di Ringo che coglie la palla al balzo per stuzzicare Niccolò Cardi, uno dei galleristi più in voga a Milano, "beccato" qualche tempo fa in compagnia di Paris Hilton. Un’occasione che il biondo dj di Radio 105 non poteva farsi sfuggire: "Te la sei tromb.. eh?" gli dice, ammiccando. Lui diventa rosso, tutti ridono e lo scherniscono: a dimostrazione che vent’anni sono uguali per tutti…"

Di Margherita Dell’Utri, non c’è traccia su Internet (c’è una certa Margherita Dell’Utri, la quale sembra però vivere in Sicilia).

Se Margherita e Chiara Dell’Utri non sono diventate Vip, la cosa va oggettivamente a loro onore.

Interessante però è il caso di Marco Jacopo Alessandro Dell’Utri, che dovrebbe essere la Risorsa Umana per eccellenza, essendo sia primogenito che unico figlio maschio.

Probabilmente saprete che Marco Dell’Utri è entrato nella cronaca per aver travolto una signora mentre era sotto l’effetto della cocaina.

Questa notizia, che come pettegolezzo dovrebbe essere ghiotto, non ha interessato minimamente il mondo del gossip mondano, pure così solerte nel cogliere ogni cenno di attività sessuale: la curiosità mediatica ha limiti molto preciso.

La notizia ha interessato solo il mondo dell’antiberlusconismo pavloviano: "il figlio di un consigliere di Berlusconi si fa di cocaina, abbasso Berlusconi!" "Una velina va a letto con Berlusconi, abbasso Berlusconi!"

Invece, Marco Dell’Utri pare che abbia come interesse principale fare l’Artista. Ora, ci sono persone che sono possedute dal dèmone della creatività, e che devono realizzare a tutti i costi qualcosa; e ci sono quelle persone che vogliono fare gli Artisti, anche se non sanno bene cosa vogliono creare.

Marco  Dell’Utri, oltre a fare saltuariamente l’attore, è cofondatore di "Movie Max", che distribuisce film horror, come Ripper – lettera dall’inferno e Donnie Darko, "un incredibile flop al botteghino".

Non avendo visto nessuno dei film in questione, non sono in grado di valutare l’impegno artistico di Marco Dell’Utri. Dubito però che il padre sognasse un simile avvenire per suo figlio.

Come dice lo stesso Marcello Dell’Utri sul proprio sito:

"La "fortuna" in affari esiste: ma funziona solo se si è bravi, determinati e caparbi: altrimenti non si può vincere."

(Continua…)

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7 Responses to L’immagine sessuale di Araba Dell’Utri (II)

  1. 6by9add6add9 says:

    hurg!! che dire.., meglio stare all’ombra del cocomero ed aspettare ben piu’ interessanti avvenimenti.., inshallah.

  2. controlL says:

    E dire che marcello dell’utri mi sta pure un po’ simpatico. Uno che in carcere legge seneca, per un ammiratore di seneca come me, non può che destarmi qualche simpatia. Ma purtroppo sono altri i modelli a cui si rifà. La chiesa? Magara! Quella insegna a considerare l’uomo come fine non come risorsa da valorizzare, il primo “patrimonio” dell’azienda! Ho trovato nel sito, pensa te, di dario franceschini, questa chiara e pregevole citazione di antonio rosmini, che spiega molto bene questo punto cristiano:

    Questa relazione di «giustizia verso gli esseri», che riconosce a ciascuno la sua natura, è anche la condizione della «libertà sociale», la quale «consiste in questo che tutte indistintamente le persone associate mantengano la ragione di fine, e niuna di esse sia considerata come semplice mezzo al bene delle altre» (a. rosmini, la società e il suo fine).

    Lì il “fine” è l’azienda, neppure altre persone.

    Ma risorse, patrimonio da valorizzare e cosucce varie, a me ricordano altre letture, che indicano i “maître à penser” di questa concezione:

    “les dirigeant chinois ne cessent de le répeter cyniquement, faisant ainsi écho au slogan stalinien sur l’homme comme “le capital le plus precieux”: la richesse de leur pays réside tuot entière dans le centaines de millions de bras qu’il s’agit d’organiser le plus rationnellement possible, conformément au plan d’ensemble de l’edification “socialiste”. (programme communiste, 1974)

    Qui il “fine” è la “costruzione” del socialismo, com’era per l’inventore dello slogan stalin. Ora non è più cosi strano che un aldo brandirali sia finito da mao in quei paraggi: pareggi di pensiero.

    Nn stupisce allora di vedere quest’idea concretamente realizzata nei giovani rampolli di queste famiglie, “le giovani promesse del nostro paese” (suma bin ciapà): “e poi si dedica all’ Africa (anche lei) regalando borse di studio ai ragazzi della Guinea-Bissau”.

    Anche in africa i problemi si risolvono, dunque, curando o come capitalisticamente dicono “valorizzando” le risorse umane. Come no. Più di cinquant’anni di storia africana, dal dopoguerra in poi stanno lì a dimostrarcelo. Così giovani e già così vecchie queste promesse.

    E poi quella “fortuna” è poco classica per un lettore di seneca. È chiaro che significa “caso favorevole”. Classicamente “fortuna” ha significato neutro e vale qualunque caso. E quel “vincere” che significa, se non avere successo? È la “felicità” moderna; ma i classici facevano distinzione tra “felicitas”, l'”avere successo” grossomodo, vincere appunto (la “felicitas” era una delle doti del buon comandante) e “vita beata”, “felicità” in senso morale. Per questo la libertà per gli antichi non era perseguire la felicità, ma, e cito seneca, riconoscendomi in questa definizione, aveva un contenuto paradossale:

    In regno nati sumus: deo parere [obbedire] libertas est. (de vita beata,15,7)

    Bisogna riconoscere, però, per apprezzare quest’idea di libertà, che siamo nati “in regno”. Siamo pochi a crederlo ormai.

    Non spreco molto tempo sulla grave infrazione di marco dell’utri, a cui s’è interessato l’antiberlusconismo “pavloniano” (ben detto). Fa il paio con l’alzata di scudi della destra “pavloniana” quando a commettere una grave infrazione stradale, cercata di passare sotto silenzio, fu il pidiessino burlando. Mutuum muli scabunt.

    Finisco con una perla linguistica del giornalista che ha scritto il pezzo: “party addicted”; è bellissimo, specie se tradotto dal loro “inglesorum” in lingua comune: “drogata di feste”.p

  3. utente anonimo says:

    “donnie darko” è uno dei migliori film indipendenti prodotti in america negli ultimi 15 anni, e lo consiglio a tutti (sarà stato un flop in Italia, non di certo negli Stati Uniti). Se lo ha scelto marco dell’utri personalmente sospetto abbia un certo senso artistico. “ripper” invece non l’ho visto.

    Marco

  4. irSardina says:

    Oddèus! Leggere il commento di Pietro mi intimidisce. Leggere Seneca per me poi è un piacere che puoi permetterti se sei libero da qualsiasi altro pensiero. Non posso farlo se devo badare, con la mente, ad altro. E’ come avere un amante: per starci devi mollare tutto il resto per un’ora, per qualche giorno o per tutta la vita!

    La civiltà è iniziata, forse, quando l’uomo ha smesso di usare la clava per regolare i rapporti umani e ha cominciato a ricorrere alla parola.

    Meno male, altrimenti non avremmo avuto questi scritti, di Seneca appunto, sull’amicizia:

    “… .Tu mi chiedi, “Come potrà subito trovare un amico?” Te lo dirò, se mi consenti di pagarti ora il mio debito; e così, per questa lettera, siamo pari: Dice Ecatone: “Ti rivelerò un filtro amoroso, senza unguenti, senza erbe, senza formule magiche: se vuoi essere amato, ama”. Perché non è soltanto la consuetudine di un’amicizia antica e sicura che dà grande piacere, ma anche il momento iniziale e l’acquisizione di un’amicizia nuova. Fra colui che ha già un amico e chi lo sta cercando passa la stessa differenza che c’è fra il mietitore e il seminatore. …”

    Qualche volta frequentando questo blog mi viene da chiedermi: cesseremo di essere seminatori e mietitori?

    Pensando all’amicizia che lega quei ragazzi dei quali si parlava un post più sotto non credo dobbiamo riferirci a ciò che Seneca ha scritto nelle “Lettere a Lucilio” ma piuttosto ai tempi della clava. E’ il loro un modo di accoppiarsi primordiale: se in una determinata società sarebbe stato utile accoppiarsi con chi meglio cacciava o con chi sapeva coltivare meglio la terra, con chi, insomma, era un vincitore, in questa società consumistica regolata dal capitalismo va da sé che la scelta ricada su “chicihaisoldi”. E’ questa la connotazione di colui che vince.

    Non so cosa significhi possedere tanti soldi ma certe volte quando guardo l’orizzonte, seduta sulla riva del mare, ho l’impressione che sia mio il mondo intero.

    Sono quindi libera da certi condizionamenti e posso permettermi di “frequentare” persone come Miguel, Pietro, Ritvan e, lo dico senza ironia, questa è proprio una fortuna!

    Sardina

  5. PinoMamet says:

    “donnie darko” è uno dei migliori film indipendenti prodotti in america negli ultimi 15 anni, e lo consiglio a tutti (sarà stato un flop in Italia, non di certo negli Stati Uniti). Se lo ha scelto marco dell’utri personalmente sospetto abbia un certo senso artistico. “ripper” invece non l’ho visto.

    Marco ”

    Non lo ha scelto Dell’Utri.

    Lo dico semplicemente perché conosco chi lo ha scelto, ma non faccio nomi su blog.

    Comunque non è stato un flop: negli Stati Uniti mi pare abbia avuto un certo successo “sulla lunga distanza”, in Italia ha i suoi appassionati, e credo comunque che abbia fatto molto meglio al botteghino del film italiano medio (non ci vuole molto).

    Ciao!

  6. controlL says:

    Hai ragione, sardina. Non tutti abbiamo avuto la fortuna (ciascuno pensi che senso dare a questa parola neutra) di dell’utri, che ha potuto passare due settimane, se non erro, in galera per leggerselo con calma. Quasi quasi c’è da invidiarlo per questo.p

  7. utente anonimo says:

    Ma le borse di studio regalate da Chiara Dell’Utri sono originali o taroccate?

    Saluti da Marcello Teofilatto

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