Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP – 11

La European Freedom Alliance costituisce un progetto di alleanza tra tre fondamentalismi, per adoperare un termine discutibile e abusato.

Infatti, il vero e originale fundamentalism, all’inizio del Novecento, non aveva a che fare con la politica, ed era per definizione refrattario a ogni alleanza: cercava di affermare la veridicità letterale di ogni parola della Bibbia, contro le letture moderniste.

Qui invece stiamo parlando di tre ideologie sociali, che parlano di "valori" e non di fede.

C’è il pensiero "controrivoluzionario" di Plinio Corrêa de Oliveira e dei suoi eredi, che sacralizza la proprietà privata (di chi già la possiede).

C’è una forma estrema di sionismo.

C’è il neoliberismo con tutte le sue implicazioni sociali e ambientali.

Ognuna di queste ideologie sociali è una costellazione con una propria storia: possono convergere oppure divergere.

La scommessa di Roberto de Mattei e di Avi Davis è di riunirle nel mito dell’ "Occidente", un complesso che comprenderebbe Israele, l’Europa e gli Stati Uniti.

Ho detto forma estrema di sionismo, perché devono essere chiare due cose.

Non so se Avi Davis creda in qualche forma di religione o no. Certamente crede nello Stato d’Israele.

Però il suo non è l’unico modo di essere sionisti: la sua posizione è agli antipodi di quella di Gad Lerner, ad esempio, e ha implicazioni strategiche opposte.

Il primo a capirlo è lo stesso Avi Davis. Parlando di alcuni moderatissimi liberal ebrei statunitensi (affini appunto a Gad Lerner),  "quando sento questi uomini e queste donne giustificare la loro condanna di Israele come un prodotto del loro umanitarismo ebraico, mi vengono in mente i famigerati Judenraten dell’Olocausto" (potete trovare l’articolo qui – ascoltate il sottofondo audio, che vale la pena).

Il problema, però è che questo estremista rappresenta un potere reale e propone idee potenti.

Non sono un esperto di economia o di scienze politiche, per cui non posso dire molto sul primo punto.

Non sapremo mai cosa si dicano in privato i miliardari che finanziano i suoi think tank – miliardari che ovviamente sono potenti in quanto miliardari, non per il magico fatto di essere ebrei.

E’ comunque evidente che quei miliardari, e il loro seguito di politici,  sono il ponte tra la sterminata potenza militare e finanziaria degli Stati Uniti e il ruolo cruciale che dal 2001 in qua svolgono alcune imprese israeliane nel campo cruciale dei nostri tempi: la "sicurezza" e sua sorella la "comunicazione", come documenta molto bene Naomi Klein.

Avi Davis parla quindi, non a nome di un gruppo di sciroccati estremisti (categoria che gode sempre di una certa simpatia da parte mia), ma da parte di chi ha il dito sul grilletto del mondo.

Molto altro non sono in grado di dire, per quanto riguarda il potere reale, e non serve azzardare ipotesi che poi scadono facilmente in complottismo.

Posso invece dire qualcosa della cultura che Avi Davis esprime e che distilla tutto il veleno dei nostri tempi in una bevanda inebriante.

(Continua…)

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11 Responses to Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP – 11

  1. Asno says:

    La proprietà privata (di chi già la possiede).

    Ottimo.

    Diceva Guénon che, a tutto quanto è moderno (dalla democrazia alla scienza e dalla liberazione alla nostra stessa esistenza), bisognerebbe premettere il prefisso “pseudo”. In alternativa, si può posporre l’interrogativo “di chi”. Ad esempio:

    Mito dell’Occidente [di chi?],

    Qualità della Vita [di chi?],

    Pace & Sicurezza [di chi?],

    e – purtroppo per me – Legionari del Cristo [di chi?].

  2. utente anonimo says:

    Per una volta ti seguo: trovo affascinante come riescano ad infilare un elemento estraneo e di disturbo “tattico” come Israele nei grandi proclami sull’Occidente.

    Certo, non ci fossero stati i comunisti e il loro programma politico di tabula rasa di … tutto, certe alleanze sarebbero state più difficili da concepire.

    Quante possibilità ci sono che la destra USA (quella al potere) si sganci dal costoso alleato israeliano, nonostante gli sforzi immani e disperati dei sionisti a-la-davis?

    Francesco

    PS non mi convince quasi per nulla il sig. Guenon, le condanne generiche (tutto quanto è moderno) di solito sono vaccate.

    Persino nell’illuminismo si trova qualcosa da salvare.

  3. utente anonimo says:

    In un articolo di stamane su Effedieffe, “Povera Chiesa”, Maurizio Blondet ha citato “Tradizione Famiglia e Proprietà”, svelando anche una scabrosa pratica di preghiera che vi si pratica tra i suoi militanti.

    Luca C.

  4. utente anonimo says:

    Così il comunque ottimo Maurizio Blondet:

    […]il movimento Tradizione Famiglia e Proprietà, il cuore del «tradizionalismo» cattolico, da cui nasce il movimento Cristianità con Massimo Introvigne e Piero Cantoni – oggi portatori in Italia del verbo neocon, che non pare dispiacere al Papa. Leggo che i suoi adepti sono educati «al disprezzo di classe» verso gli umili e i poveri, al «gusto del lusso e dell’ozio». Leggo che praticano un culto sospetto del loro fondatore, Plinio Correia de Oliveira, e della sua madre donna Lucilla, invocata con litanie come la Madonna («Madre del principio assiologico, prega per noi»).

    In realtà il movimento di Massimo Introvigne si chiama Alleanza Cattolica. “Cristianità” è il nome della rivista ad esso legata.

    Inoltre, in virtù del culto della personalità del fondatore della TFP e di sua madre, decisamente eterodosso, non so fino a che punto i “pliniani” possano considerarsi Tradizionalisti Cattolici. “Contro-rivoluzionari” mi sembra il nome meno equivoco, nonchè neutrale.

    Per Luca C.,

    Sulle bizzarre pratiche di preghiera all’interno di TFP vi sono parecchi dettagli sul sito (non sul blog) di Kelebek, che aveva dedicato alla poco conosciuta setta brasiliana una rassegna di articoli, qualche anno fa.

    Stradivari

  5. controlL says:

    È strano, ma non troppo, che veri tradizionalisti erano i briganti, per lo più cafoni senza un briciolo di proprietà, sterminati dagli antenati italiani di “mr davis”. “Proprietà” è una parola strana, come tante altre (“lavoro” per esempio a sinistra), se non la maneggi con cura, si dice cose diverse da ciò che si vorrebbe. Molte alleanze si fondano su equivoci di questo tipo.p

  6. kelebek says:

    per Stradivari n. 4

    Blondet purtroppo ha questa tendenza all’approssimazione… è sempre bene ricontrollare le sue fonti, quando lo si legge.

    L’inno alla madre di Plinio Correa de Oliveira è interessante, perché ci offre un quadro di come il “Crociato del XX secolo” vedeva se stesso (e la mamma); comunque mi sembra che non si usi più, anche se qualcuno che è stato nei giri di Alleanza Cattolica e TFP italiana una ventina di anni fa me ne ha parlato.

    Miguel Martinez

  7. kelebek says:

    “Tradizionalisti” cattolici è un termine piuttosto ambiguo; comunque riguarda la sfera liturgica (dove la TFP è effettivamente amante del latino) e quella dottrinaria (dove non credo che la TFP abbia mai fatto riflessioni particolari), mentre qui siamo nell’ambito politico.

    Miguel Martinez

  8. controlL says:

    Beh, ma almeno in italia, la tradizione aveva due pilastri statali, il regno della chiesa e il regno delle due sicilie, che, come disse il suo penultimo re, confinava con l’acqua salata e l’acqua santa. La civiltà occidentale o la sua identità descritta da signori come de mattei e davis non è altro che la condizione uscita dalle lotte ottocentesche, in cui la tradizione aveva una ben precisa politica disastrosamente sconfitta:

    §. 2. Amor del popolo al trono.

    La consuetudine al principato, otto secoli di colleganza fra re e popolo, la gratitudine e la simpatia, fan qui della monarchia un sentimento, che s’afforza negli affetti, nelle tradizioni, negl’interessi e nel bisogno del paese. Essa è lo stato nostro conveniente. Le menti napolitane sì n’eran convinte, che nel comunal pensiero re significa giustizia, repubblica subuglio; perlocché sebbene altri di fuori speculasse con sette e cabale a porre in questo paese qualche radice, avvizzì, per mal concio terreno. A’tempi ultimi la nobiltà, paga di entrare a corte, e d’aver giuste ricchezze e moderate leggi, fu quasi tutta pel trono; e la bassa gente era si al trono devota che poco più V era alla religione. Fidava nel re come pregava Dio; né sapea più. Nella mezzana classe serpeggiava meglio il veleno straniero, il sofisma, e la erudizione sbiadita; e si levava a desiderii di subite salite, e pigliar nome e uffizii; onde smesso il freno religioso, vagheggiava forme di governo dove di leggieri potesse entrare. Costoro in ogni paese aspirano a novità, e insorgono, potendo. Ma qui potean poco, non essendo gente d’armatura.

    Guatando il passato luccica meglio questo vero; che in tutte commozioni popolari trovi la devozione al re. Sicilia nel dugento ammazza a suon di vespro i Francesi dominatori violenti, e grida re lo Aragonese, erede della dinastia legittima. Napoli al cinquecento si leva contro il viceré Toledo, che volea l’inquisizione, ma co’ viva a Carlo V. Nel seicento insorge con Masaniello contro i balzelli e la baronia, e pur grida i viva al re. A tempo de’ genitori nostri, al sentir Francesi, i popolani nudi e senz’ arme, combattonli co’ sassi tre dì; e poco stante al veder repubblica vengon da tutte provincie in massa con un prete in testa a schiacciarla, con quella rabbia che ne fé’ si tristo e famoso l’anno 1799. Quando poi Napoleone frustava mezza Europa, solo Calabria dice no sdegnosa, e sforzata ma non doma da il sangue pel suo re lontano. Nel 1880 [sic] il popolo lasciò i settarii soli ad Antrodoco. Nel 1848 la rivoluzione mandata e attizzata dallo straniero fu spenta con arme patrie. E nel 1860 la nazione, conquisa da oro e ferro estero, a lungo riluttò; e inerme e in ceppi ancora rilutta. Ne’ Napolitani la monarchia patria è religione.

    giacinto de sivo, storia delle due sicilie dal 1847 al 1861

    È vero che il povero de sivo non lo legge quasi più nessuno, ma qualcosina ha scritto; comanche questo istruttivissimo capitoletto:

    §. 20. Sperano in Francia e Inghilterra.

    Costoro. per amor di setta bene sperano in Francia e Inghilterra, male se per amor di patria; perocché l’Italia non ha nemici naturali più terribili di queste due nazioni. Intendo la Francia del 89 e l’Inghilterra d’Errico 8°, sendo le patrie degli Stuardi e di Carlo magno ricche di generosi cuori propugnatori di virtù. Ma i Volterriani e i Protestanti, messo ogni bene nell’ utilità materiale, sono logici nemici di quell’Italia che sopra la materia mette il giusto.

    Quanto a’ Francesi, come potenza Europea, non potrebbero desiderare una Italia forte per unità d’armi e di stato. Francia ha sue frontiere naturali. ali’ Alpi, a’ Pirenei, e al Reno, né può oltrepassarle senza sfidare il mondo; però non può piacerle la gagliardia de’suoi vicini. Una forte Spagna le die molti secoli pena; una forte Italia la rovinerebbe; che resterebbe serrata fra tre grosse nazioni, Spagna, Germania, e Italia, come in tanaglia. Per questo in ogni tempo si sforza a mettere un pie qua dentro; e da sei secoli scendono Francesi dall’ Alpe o dal mare, gridando libertà, e portando conquiste, con Carlo d’Àngiò, con Carlo Vili, e co1 Napoleoni; per questo la loro discesa commosse sempre l’Europa. E già v’han messo le tende; prima in Corsica, ora a Nizza. Inoltre non può Francia vedere in noi una prosperità di pace tale da redimerne dalle cose francesi. Essa ha con noi una rivalità certa: noi, primi ritrovatori della moderna civiltà, ponemmo un nome italiano in ogni gran trovato moderno; italiana è la poesia, la pittura, l’architettura, la statuaria, la musica, la scherma, la bussola, l’astronomia, l’America la religione, la storia del mondo; e i Francesi aspirano a dare alla terra nomi francesi.

    Quanto agl’Inglesi, un’Italia grossa più deve spiacere, ch’essa porrebbe in mezzo al Mediterraneo un’armata forte e rivale, proteggitrice di commercio prosperoso che mina il loro. Inghilterra vive de’ suoi prodotti di mano, e come ha caro il vitto, caro produce; né può ne’ mercati stare al paragone; essa dunque per vendere deve impedire la produzione altrui; e ha necessità di metter foco al continente, onde fra9 guai non lavori, e compri da lei. Di ciò meglio parlerò appresso. II fatto mostra che al 1815, sendo vincitrice, volle in Francia franchigie liberali per tenerla fiacca, e prepararla a nuove convulsioni; essa in Ispagna, in Grecia, in America, in Portogallo come può soffia. Della troppo progredita prosperità italiana ebbe ombra, e pensò al rimedio; della molto avanzata propaganda cattolica nel suo seno si spaventò, e risolse reagire; quindi die’ protezione, asilo e danari ai settarii italiani, siccome strumenti a turbarne la pace industriosa, e a scrollare i governi che n’eran forza materiale, e il Papa che n’era forza morale,

    S’è vista l’Inghilterra che tartassava tutti gli stati italiani dar braccio alla setta proclamatrice dell’ unità. Chi non vuoi liberi i fievoli, vorrebbe forte e libero il tutto? I suoi vascelli per lunghi lustri ne fan guardia alle coste, intenti a spiare ogni nuovo legnetto che gittiamo in mare, a far suo prò d’ogni nostra produzione, a imporre per sé sopra qual si sia scoglio utilità commerciali. Nel 1831 surse presso Sciacca in Sicilia un’isoletta vulcanica, cui re Ferdinando pose la bandiera, e fu nomata Ferdinandea. Sebbene in mare siciliano essa era siciliana, pure Londra facea da’ suoi curiali dichiarare avervi dritto; ma il mare per nostra ventura in dicembre se la ringoiò; se no, avremmo visto a forza il vessillo brittanno a un miglio dalle nostre coste. Poi per parecchi anni lo ammiragliato inglese mandò vascelli a studiare quell’acque, sperando risorgesse dal fondo qualche po’ d’arena. E tuttodì dove ne vede pone segnali.

    Di Malta presa a Napoli e all’Italia non parlo. Da cotesti Inglesi i libertini sperano veder aitata l’Italia una. Ma appunto perché eravamo troppo prosperati eglino fecero lanciare la rivoluzione con cotesto motto fatale di opera impossibile, per farne diserti, fievoli, e bisognosi di loro.

    Adunque i settarii rivoltando la nostra patria col braccio straniero bene fecer per sé, che se ne sono arricchiti; ma fecer malissimo all’Italia, che l’han subissata, e fattala così dallo straniero dipendente, ch’oggi un caporale francese, e un pilota inglese la van comandando dall’un capo all’altro.

    ps: molto istruttivo del diritto internazionale il “fatterello” dell’isola ferdinandea, qui solo accennato.

    pps: purtroppo il testo è rovinato in parecchi punti, a iniziare da quella data impossibile, forse 1821, sconfitta ad antrodoco presso rieti di guglielmo pepe.

    p

  9. utente anonimo says:

    grazie p.

    sei meglio di Indiana Jones a scovare tesori nascosti e perduti

    Francesco o’ ammiratore secreto

  10. utente anonimo says:

    “documenta molto bene” è un’espressione impropria, riferita a quel pezzullo di giornalismo svaccato.

    Francesco

  11. iperhomo says:

    Mi sento in obbligo di ringraziare Controll (#8) per quei passi di De Sivo, che non conoscevo.

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