Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP – 10

La European Freedom Alliance viene praticamente fondata al convegno di Roma, organizzato dalla Lepanto Foundation di Roberto de Mattei, sul tema “Crisi d’identità. La civiltà europea può sopravvivere?

Il benvenuto lo ha dato padre Paolo Scarafoni dei Legionari di Cristo. E’ il padrone di casa.

I lavori, li hanno presentati insieme Roberto de Mattei e un certo Avi Davis.

Sono loro quindi gli invitanti, gli altri, per quanto possano essere importanti, sono solo gli invitati; e l’alleanza tra Roberto de Mattei e Avi Davis suggella anni di paziente lavoro.

Avi Davis è “senior fellow” e amministratore delegato della European Freedom Alliance, questo organismo che nasce dal nulla, ma già adulto.

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Da sinistra a destra: Avi Davis, Paolo Scarafoni, Marcello Pera,
Roberto de Mattei

A un primo livello, Avi Davis è un avvocato nato in Australia e che abita a Los Angeles; ed è un ottimo e colto oratore.  Ma non è facile seguire tutto ciò che è e fa.

Intanto dirige l‘American Freedom Alliance, dallo stesso indirizzo fisico e lo stesso numero di telefono di Los Angeles – anzi, di Beverly Hills, il quartiere dei miliardari – della European Freedom Alliance.

Se partiamo dal suo curriculum ufficiale, scopriamo che ha cominciato gestendo un’azienda a Beverly Hills che “raccoglie capitali per l’industria israeliana di Internet”.

Avi Davis scrive commenti “sulla situazione mediorientale” sulla stampa e tiene un corso sul conflitto arabo israeliano alla University of Judaism di Los Angeles; è anche autore di un video negazionista sulla strage israeliana di Jenin.

Ma Avi Davis è anche, e sopratutto, l’uomo dei think tank.

A Los Angeles, rappresenta il Freeman Center for Strategic Studies (di cui è uno dei nove direttori mondiali), che ha come proprio scopo primario, quello di “migliorare la capacità di Israele di sopravvivere in un mondo ostile” grazie alla ricerca su “questioni militari e strategiche“.

Soprattutto, Avi Davis è un “adjunct fellow” della Foundation for the Defense of Democracies.

La Foundation for the Defense of Democracies (FDD) è nata nel 2001, sotto il nome di Emet (“verità” in ebraico) allo scopo di promuovere la causa della guerra e colpire il dissenso nelle università americane.

Fu il president di Emet, Clifford May – direttore nazionale delle comunicazioni del partito repubblicano – a trasformarlo in Foundation for the Defense of Democracies poco dopo l’11 settembre, assieme al vicepresidente Nir Boms, che lavorava come “academic liaison” dell’ambasciata israeliana a Washington e che aveva fatto il servizio militare nell’esercito israeliano.

Ogni anno, la Foundation for the Defense of Democracies spende circa 3 milioni di dollari, raccolti da 27 grandi donatori: al primo posto Leonard Abramson, magnate delle cliniche private; Michael Steinhardt, uno degli inventori dei hedge funds ed Edgar S. Bronfman Sr del whisky Seagram e presidente del Congresso Ebraico Mondiale.

Tutti e tre i miliardari erano membri del primo consiglio d’amministrazione di Emet. Curiosamente, il 9 marzo del 2001 – tre giorni prima che venisse depositato lo statuto di Emet – i media israeliani accusarono questi miliardari americani di volersi impossessare di quello che era in realtà un progetto del ministero degli esteri israeliano.

Cercheremo poi di analizzare meglio che cosa significhi tutto ciò, per quanto ci sia dato capire e senza complottismi.

Una cosa però è chiara.

Roberto de Mattei, ancorando la propria organizzazione nella città di Washington, ha voluto agganciarsi a qualcosa di infinitamente più potente delle signore dell’aristocrazia papalina romana.

(Continua…)

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22 Responses to Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP – 10

  1. utente anonimo says:

    “colpire il dissendo” con tre milioni di dollari l’anno …

    forse sarebbe più corretto dire che cercano di fare contro propagando filo israeliana in un ambiente che è decisamente ostile.

    il tipo di iniziativa che ha la mia piena simpatia, in generale.

    ciao

    Francesco

  2. Io invece credo che Israele non abbia alcun bisogno di ulteriore pubblicità.

    “Circola oggi un discorso detestabile che consiste nel far credere che coloro che contestano il modello occidentale non possano che avere menti retrograde o essere dei pazzi pericolosi di cui il fanatico Bin Laden, arrivato al punto giusto per offrire una dimostrazione al ragionamento, sarebbe in un certo senso la figura archetipica. Questo discorso si serve del terrorismo islamista come di un comodo spauracchio, allo scopo di rilegittimare agli occhi dell’opinione pubblica un sistema che genera

    diseguaglianze, frustrazioni e disperazione. Il nemico principale è oggi più che mai rappresentato dallo scatenamento planetario della logica del capitale e dalla mercantilizzazione integrale dei rapporti sociali.”

    Alain De Benoist, 2001.

    A questo potremmo aggiungere altre considerazioni ancora più impietose: il novanta per cento dei sionisti di complemento che conosco non distinguono un maghen david da una menorah, e neanche gli interessa distinguerli. A loro interessa solo un nemico metafisico presuntamente inferiore (poi succedono cose come quelle dell’estate 2006, rapidissimamente sparite dai palinsesti “occidentalisti”) contro il quale farsi aizzare dai volponi dei mass media. E contro il quale sfogare le proprie bizze da italianelli buoni a nulla.

    L’altra considerazione riguarda la realtà di Israele come “stato ebraico”. Non più tardi di un anno fa la polizia ha smantellato… sì, un gruppetto di neonazisti. Mica male….!

  3. PinoMamet says:

    Scusami Francesco

    ma quale sarebbe l’ambiente decisamente ostile?

    Questi si muovono tra Roma, Washington e Beverly Hills, mica tra Teheran, Esfahan e Damasco…

  4. utente anonimo says:

    Questo Avi Davis sarà pure ‘sto pezzo da novanta però:

    la “University of Judaism di Los Angeles” si chiama dal 2007 American Jewish University, ha effettivamente un campus e un sito web (in cui non risulta nessun Avi Davis) ed è il centro intellettuale dell’ebraismo Massorti. Detto anche Conservative, che è un termine che riguarda la liturgia e non ha nulla di politico; anzi, gli aderenti, da Kaplan a Heschel erano noti per l’opposizione alla guerra nel Vietnam. Gli ebrei Massorti nemmeno riescono a farsi riconoscere come ebrei dallo Stato di Israele e il loro movimento sta attraversando una certa crisi di adesione, perché le giovani generazioni di ebrei USA preferiscono sinagoghe più liberali.

    Che dire: una volta Martinez costruiva i suoi complotti usando dei babau più credibili. Ma di ebraismo ha sempre capito poco.

  5. utente anonimo says:

    Questo è il sionismo internazionale, il suo potere rispecchia quel concentrato di potere oculto, e non, che gestisce gli affari del mondo occidentale, il discorso va oltre la questione ebraica, poiché sionisti sono anche fior di cristiani e musulmani.

    Hanno cosi tanto potere che decidono loro cosa deve e cosa non deve sapere la gente, ad esempio; dozzine di amministratori delegati, pezzi da 90 della finanza, della Banca europea e della Federal Reserve, primi ministri, reali europei, ufficiali della NSA, professori delle maggiori università, funzionari Nato e Onu, presidenti delle compagnie petrolifere e luminari della politica estera, sono riuniti nella annuale meeting del Bilderberg, ma i mass media non né danno notizia , o al massimo né fanno un piccolo cenno, mentre il Bilderberg stabilisce l’agenda mondiale e il futuro si dipana esattamente come da questo pianificato.

    La cosa strana è che tutti i partecipanti alle riunioni del Bilderberg sono presenti in forma privata e non in veste ufficiale.

    reza

  6. Un’ottima analisi dei sistemi di potere, se ho tempo ci faccio un salto al centro lepanto e all’università europea.

  7. kelebek says:

    Bello il commento n. 4, perché illustra i metodi di certa gente.

    Io scrivo semplicemente:

    “Avi Davis tiene un corso sul conflitto arabo israeliano alla University of Judaism di Los Angeles”

    La fonte (tra altre) è questa:

    http://www.sfvrc.org/archive/events_c_20070306.html?

    Invece di contestare questa affermazione (che magari potrebbe essere falsa, esiste curriculum millantatori), il commentatore fa una digressione (di per sé interessante) sulla University of Judaism, di cui io non mi sono affatto occupato, per arrivare a conclusioni che non hanno nulla a che fare con ciò che ho detto.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    x Pino

    le università, che è l’ambiente di cui si parlava.

    che sono il tipico posto in cui le farneticazioni del nostro Reza girano con abbondanza, nelle molteplici varianti che il parassitismo intrinseco dello studente universitario permette, anzi favorisce.

    per NSCO: cosa c’entrano gli Ebrei con le lagne sulla “mercantilizzazione integrale dei rapporti sociali.”?

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    Affascinante Martinez. Se esistono millantatori di curriculum, allora sarebbe bene controllare, no? Mannò: piuttosto di ammettere di non aver verificato una fonte chi lo becca in castagna diventa rappresentante dei “metodi di certa gente”. Laddove l’unico metodo pasticcione ed approssimativo è quello con cui Martinez si propone di ricostruire la mappa del potere sionista, o ebraico, o evangelico. Che poi è lo stesso metodo adottato da quelli che lo hanno etichettato come fascista infiltrato: la ricostruzione delle biografie e il patchwork ideologico.

  10. Francesco, “gli ebrei” non c’entrano con quelle che tu chiami “lagne” e che io chiamo “buona categorizzazione del reale”. C’entra però la prassi con cui tutto quello che non rientra nel pensiero unico viene delegittimato con mezzi e con asserzioni che il più delle volte rasentano l’isterismo. Oltre ad essere basate su inculture prodigiose, e destinate ad un pubblico di incolti che si ha cura di mantenere tali.

  11. kelebek says:

    Allora anonimo n. 9,

    Vedo che prosegui con la tua tecnica.

    L’aspetto accademico della vita di Avi Davis è irrilevante, rispetto alla questione del convegno di Roma.

    Che poi quella università abbia cambiato nome, da quando Avi Davis ha pubblicato il suo curriculum, è doppiamente irrilevante.

    Eppure l’intera critica all’analisi del convegno di Roma si basa su questo.

    A proposito, è vero o no che Avi Davis insegna in quell’università?

    Miguel Martinez

  12. utente anonimo says:

    Martinez, tira un bel respiro, calmati, e rileggi il messaggio numero 4, incluso il testo tra parentesi. Ti hanno già risposto. Davvero non sembrava poco rilevante la carriera accademica di Davis in una istituzione il cui (ex) titolo che suona roboante ailettori digiuni, come te, di cose ebraiche, (ma intenti a rintracciare il potere del sionismo): ci hai tenuto a infilarla nel tuo ritratto del babau, che è -novità strepitosa- americano ed ebreo. E magari speri che il lettore non si accorga che gli allievi della prestigiosa istituzione (e di Davis, se mai ha insegnato lì) nemmeno possono emigrare in Israele?

  13. utente anonimo says:

    Non avevo idea di cosa fossero i masorti fino a 5 minuti fa, ma non risulta da nessuna parte che abbiano il minimo problema a godere del diritto al “ritorno”… In compenso, la vecchia sede di questa università si trova a Mulholland Drive!!!

    EM

  14. controlL says:

    Perché non te la prendi col club repubblicano che ha scritto il curriculum di “mr davis” e dice le cose di martinez in data “marzo 2007″? Ti risulta che qualcuno gli abbia smentiti? Quel testo è in rete da più d’un anno, c’era ben tempo. Facci sapere, se ne sai di più, invece di sparare a salve.

  15. utente anonimo says:

    Israele non riconosce il titolo di studio dei rabbini massorti, che hanno studiato nella scuola di cui ha parlato Martinez, citando un sito poco affidabile. Significa che non possono lavorare in Israele, che è certo una discriminazione grave. E dubito che siano molti i laureati della University of Judaism / American Jewish University impiegati in Israele: per esempio non ne risulta nessuno tra i parlamentari della Knesset.

    Non è però corretto affermare che gli ebrei Massorti non hanno diritto al Ritorno in Israele. Tale diritto si applica a loro, anche se per il matrimonio possono avere i problemi che ho citato. In ultimo, non capisco le virgolette quando si parla di ritorno. Wikipedia informa che la lista dei Paesi che hanno in vigore una propria Legge del Ritorno è invero molto lunga: Armenia, Bielorussia, Bulgaria, Cina, Taiwan, Croazia, Repubblica Ceca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, India, Irlanda, Giappone, Lituania, Norvegia, Polania, Serbia, Spagna e … speriamo presto, Palestina.

    Buona discussione.

    Raffaele, Verona.

  16. kelebek says:

    Per Raffaele di Verona,

    Grazie dell’intervento, molto interessante e dettagliato.

    Chiaramente si tratta di una divagazione rispetto al tema principale (che Avi Davis avesse anche un ruolo accademico, tra i suoi tanti altri ruoli, è davvero di scarsa importanza); ma una divagazione, quando viene presentata come arricchimento e non come trucco per distogliere l’attenzione, è sempre benvenuto.

    Per quanto riguarda il sito “poco affidabile”, non capisco il riferimento.

    E’ vero o no che Avi Davis “tiene un corso sul conflitto arabo israeliano alla University of Judaism di Los Angeles” (con la precisazione interessante ma irrilevante del cambio di nome della stessa università)?

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    Come specificato fin dal commento numero 4, Avi Davis non tiene alcun corso alla University of Judaism, per il semplice fatto che questa University of Judaism non esiste più. Il sito web della istituzione che ne ha preso il posto permette di fare una ricerca nominativa da cui non risulta alcun Avi Davis. Ci sarebbe sempre l’ipotesi che Davis abbia insegnato in incognito, magari travestito da membro dei Bilderberg. Martinez non intende verificare le fonti. E’ che gli piace molto, quando fa il ritratto del Babau, attribuirvi caratteri ebraici, con tanto di riferimenti a associazioni, che più hanno il nome pomposo (“Università del Giudaismo”, “Congresso Mondiale Ebraico”) più eccitano la fantasia dei suoi lettori. Nulla di strano. C’è chi associa il furto agli zingari (o ai nomadi) e chi associa il potere agli ebrei (o ai sionisti). Intanto prendiamo atto che, come ha segnalato Raffaele da Verona, questa istituzione dal nome pomposo non ha tra i suoi allievi alcun membro del Parlamento di Israele, né del governo. Sarà mica che la “forma estrema di sionismo” da quelle parti ha poca influenza?

  18. utente anonimo says:

    Il termine “ritorno”, in proposito a chi in un determinato posto non ha mai messo piede (nè l’hanno fatto i suoi antenati, negli ultimi secoli), non è altro che un abuso di linguaggio :).

    Segnalo che l’università ebraica americana (etichetta non meno pomposa di “università dell’ebraismo”, e probabilmente non meno gustosa per i fini palati dei miliardi di antisemiti che ci circondano), masorti o no, è apertamente schierata con lo stato di Israele, non ostante la divergenza di opinioni. Che questo Davis abbia tenuto dei corsi lì è plausibile, oltre che indifferente…

  19. utente anonimo says:

    Ero io

    EM

  20. utente anonimo says:

    Certo, caro EM. Per chi considera che gli ebrei non debbano avere gli stessi diritti di irlandesi e sloveni, per dire due Stati che hanno lo stesso diritto al ritorno; per chi considera indifferente che gli ebrei abbiano sempre mantenuto l’obiettivo del ritorno a Sion, espresso a volte in forma religiosa a volte semplicemente spedendo denaro alle comunità ebraiche in terra di Israele; per chi in altre parole considera che la violenza fatta agli ebrei (cui era proibito acquistare casa a Gerusalemme fino a metà Ottocento) sia opera di Dio, mentre quella subita dai palestinesi sia opera del demonio; per tutti costoro ha ben poca importanza distinguere tra il sostegno allo Stato di Israele, il sostegno al governo, il sostegno alle politiche. Figurarsi cosa può importare che lo Stato di Israele abbia rapporti non proprio sereni con le correnti maggioritarie della Diaspora. Sono ebrei, sono sionisti, sono complici, sono criminali. E così semplice, quando lo dice la religione. Il guaio è che Martinez cerca di fornire delle prove empiriche di questi dogmi religiosi. E non ci riesce (però è divertente quando ci prova).

    Gavriel

  21. PinoMamet says:

    Ehm… la religione??

    Mi sa che hai le idee un po’ confuse, caro Gavriel.

    Il sito di Blondet è da un’altra parte.

    PS

    Posso darti ragione sul discorso della legge al ritorno, ma non capisco la logica del resto del tuo intervento; in pratica, dici che chi pensa che legge sul ritorno israeliana sia diversa da quella slovena è antisemita, colpevole di tentata strage e plagiato dai dogmi di qualche religione, almeno è quello che ho capito io.

  22. utente anonimo says:

    E’ un abuso di linguaggio, si tratti di ebrei, irlandesi, neozelandesi, portoricani o cinesi :).

    EM

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