L’Iran e il tempo

Stamattina, il postino mi ha recapitato due copie de L’Iran e il tempo: una società complessa, una collezione di saggi sulla cultura e la percezione dell’Iran.

Devo ancora leggerlo (a parte, ovviamente, il mio saggio), per cui mi limito a riportare l’indice:

Pino Arlacchi - Presentazione

Alessandro Cancian – Introduzione

Mario Nordio - Come l’Iran diventò una potenza

Alessandro Cancian – Una disperazione militante. Il paradosso della teoria imamita del potere temporale nel tempo dell’occultazione dell’Imam

Shahram Pazouki – La rinascita del sufismo nell’Iran moderno e il ruolo di Sultan’ali Shah Gunabadi e la sua tariqa

Giovanni de Zorzi – Tra nutrimento dello spirito (ghadha-ye ruh) e fast food: lo stato della musica nell’Iran contemporaneo

Marek Smurzynski – Il romanzo postmoderno nell’Iran postrivoluzionario

Miguel Martínez - L’Iran nell’immaginario italiano

Edizioni Jouvence, Roma, 2008…

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32 Responses to L’Iran e il tempo

  1. Voddicorsaccompràllo.

  2. utente anonimo says:

    viva viva!

    io non l’ho ancora ricevuto

    Il Curatore

  3. utente anonimo says:

    Mi accorgo adesso che l’Editore mi ha leggermente modificato il titolo, che doveva essere “L’Iran e il tempo. Una società complessa”, e non “L’Iran e il SUO tempo”…

    Il Curatore

  4. utente anonimo says:

    Per Miguel,

    ma non dovrebbe anche essereci un saggio di chiusura di Arlacchi, oltre alla sua presentazione?

    Il Curatore

  5. kelebek says:

    Per il Curatore n. 4

    Sì, c’è, solo che non l’ho trascritto perché mi sembrava inutile.

    Miguel Martinez

  6. kelebek says:

    N. 3

    No, mi sono sbagliato io!

    Ho corretto

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    Trovo che i saggi scritti da un singolo autore che spazia a tutto campo su di un argomento siano solitamente molto più significativi di quelli che raccolgono alcuni brevi saggi di vari autori che si concentrano in modo specialistico ognuno sul proprio microargomento.

    Al di là di questo… Ma cosa ci fa Pino Arlacchi in un libro sull’Iran?

    Mi viene in mente quel verso di una canzone di Alanis Morissette:

    It’s a black fly in your Chardonnay…

    Pensavo che tale soggetto si occupasse soltanto di organizzare campagne di dubbia efficacia nell’ambito della “War on Drugs”, e di Cosa Nostra, nello stile deleterio dei professionisti dell’antimafia, quello che Sciascia descrisse così bene.

    In inglese:

    http://tinyurl.com/6hpdbc

    In italiano:

    http://radicalparty.org/monitor/repubblica151200.htm

    Stradivari

  8. Ritvanarium says:

    Caro Kelebek,

    … hai tenuto conto di “Persepolis” di Marjane Satrapi, stra-meritato successo di fumetto e di film ?

    by DavidRitvanarium

  9. Ritvanarium says:

    A proposito, ci linki il sito della casa editrice con copertina del testo, prezzo e recensione ?

    … in tutto google ne parli solo tu.

    by DavidRitvanarium

  10. Ritvanarium says:

    Onore a Marjane Satrapi e al suo “Persepolis”

    ove si dimostra che gli Iraniani sono Esseri Umani come tutti gli altri … di ‘sti tempi, vi sembra poco ?!?!

    by DavidRitvanarium ;-)

  11. Ritvanarium says:

    sul mio 9 … Parlo del testo presentato nel post, ovviamente.

  12. Ho letto tutto Persepolis ed ho anche visto il film, che gli rende abbastanza giustizia. Sul fatto che la “liberazione” delle donne -ammesso che di “liberazione” ci sia bisogno, cosa di cui dubito profondamente- debba per forza passare da “ass” e “cunt” eccetera, ho riserve di eccezionale forza.

  13. Ritvanarium says:

    *** Sul fatto che la “liberazione” delle donne -ammesso che di “liberazione” ci sia bisogno, cosa di cui dubito profondamente- debba per forza passare da “ass” e “cunt” eccetera, ho riserve di eccezionale forza.

    by Nonstoconoriana ***

    Uhhhh senti-senti … qua ci vuole Dacia Valent !!!

    by DavidRitvanarium

  14. kelebek says:

    Per Stradivari n. 7

    Non ho idea cosa ci faccia Pino Arlacchi.

    Miguel Martinez

  15. kelebek says:

    Per Ritvanarium n. 9

    La Jouvence http://www.jouvence.it/ è la casa editrice dove passa un po’ tutta la letteratura araba in Italia.

    Comunque non mi sembra molto aggiornato il loro sito!

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    Miguel,

    non ci dici cosa scrivi nel tuo saggio, giusto per invogliarci a comprarlo? noi capitalisti chiamiamo questo genere di cose marketing :-)

    roberto

    ps. mi associo alla domanda 8 di ritvanarium

  17. NeithKemet says:

    X Kelebek

    Scusami se cambio il discorso conosci per caso edizioni in italiano

    del Ramayana, Mabharata, e i 4 Veda?

    Grazie.

    Namastè

    Neith

  18. Asno says:

    Egregio il NonStoConOriana #12.

    Parlando seriamente, mi pare che ogni “liberazione” moderna, da quella risorgimentale a quella irachena e da quella degli alleati (+ i resistenti) a quella delle donne (+ i gay) sia servita e tuttora serva solo a stringere il cappio dell’oppressione planetaria.

    Parlando più seriamente, lu cunto de li cunti è quello dell’ass-pigliatutto, laddove il proprietario dell’ass è ciascuno di noi, blogger o commentatori di blog altrui che si sia, mai così impotenti come oggi. Mai così muti – voglio dire – di fatto, come da quando ci hanno permesso di parlare virtualmente.

    Un caro saluto a tutti.

    Ass

  19. Asno, potremmo dire che il totalitarismo liberale accetta solo quelle “liberazioni” che permettono di creare dei mercati. Spesso ironizzo sul movimento omosessuale affermando che fino a quando hai soldi da lasciare in cruising bar ed in consumi costosi, sei un omosessuale. Appena ridotto in bolletta, cosa facilissima di questi tempi, retrocedi istantaneamente a finocchiaccio…

    Non credo che lo scambiarsi opinioni in questo modo sia sinonimo di mutismo. Questo media permette di interagire, la vecchia televisione no. E tante persone che conosco e che usano internet stanno da anni staccandosi dalla tv. La spengono, o -come nel mio caso- neppure la possiedono.

  20. Asno says:

    Caro NSCO,

    grazie per la puntuale risposta.

    Creare mercati, sì, certo. Tuttavia, essendo la mia visione del mondo fondamentalmente e fondamentalisticamente religiosa (cristiana o musulmana che si voglia), trovo che il mercato sia alternativo al tempio. Fare mercato in tal senso, quindi, per me significa disfare il tempio, perché l’invenzione del laico-profano come spazio sottratto al religioso è cosa abbastanza recente. Se ne ebbero avvisaglie anche prima, come nell’episodio di Gesù che rovescia le bancarelle, ma il fenomeno è esploso negli ultimi cinque o sei secoli.

    Anche il Profeta operava nell’ambito commerciale, per giunta incoraggiandolo, ma la rigida distinzione tra haram e halal (tuttora vigente, nonostante qualche concessione “bancaria”) segnala chiaramente l’assenza del profano, nell’Islam. Purtroppo – parlo per me – la Chiesa ormai s’è arresa. E pensare che, fino ad un secolo fa (con Leone XIII, nel 1891), l’usura era ancora peccaminosa.

    Dici bene, un finocchio povero è un povero finocchio.

    Dici benissimo, circa la televisione (motivo di lite quotidiana, tra la mia vecchia moglie e l’ancor più vecchio scrivente) e circa “lo scambiarsi opinioni in questo modo”. È vero. Ed è un gran conforto. Ma alludevo più che altro all’impotenza generata sia da questo che dai media in genere, perché facevo il paragone, per esempio, col medesimo scambio di opinioni fatto in un’osteria della Roma papalina. Avremmo potuto, con l’animo infiammato dai discorsi (e il cuore dal vino), tendere un rapido agguato allo sbirro pontificio di turno e lasciarlo senza mutande.

    Magra soddisfazione, forse. Ma te l’immagini a provarci oggi, magari durante la visita di Bush?

    Vabbè. Grazie per l’attenzione.

    Ciao.

    P.S. M’ero firmato ‘ass’ (“culo” e “asino” insieme), perché il nomignolo ‘Asno’ è appunto “asino”, in ispagnuolo.

  21. utente anonimo says:

    xAsno

    tocchi uno dei pochi punti di debolezza delle mie tonitruenti certezze esistenziali.

    L’usura è certamente necessaria alla vita umana (quindi esclusi giusto i selvaggi dell’amazzona e della papuasia) quanto l’aria o il cibo o l’acqua.

    La sua condanna mette in contrasto vita e religione, l’unica cosa che può falsificare la religione. O la vita, ma chi non parte dalla sua vita è folle.

    Ciao

    Francesco

  22. utente anonimo says:

    Per tutti quelli che chiedono di Arlacchi.

    L’Editore coleva un nome “di prestigio” (anche lui ha le sue esigenze) e siccome l’iranistica non ha mai reso famoso nessuno, bisognava trovare un nome noto che avesse qualcosa a che fare con l’Iran.

    Arlacchi, quando all’ONU si occupava di droga, aveva stretti rapporti con le autorità iraniane, ed è diventato molto amico di Khatami, collaborando anche nell’organizzazione del suo viaggio in Italia l’anno scorso.

    E poi devo dire che mi piaceva accostare Arlacchi e Miguel: altro materiale che complica la sua misteriosa biografia. Sarà divertente vedere come i suoi detrattori collegheranno le informazioni :-)

    Alessandro Cancian

  23. utente anonimo says:

    facile

    visto che il Mullah Omar è in ritardo coi pagamenti, il Nostro si venduto ai trafficanti di droga (per quelli che ricordano solo Arlacchi e droga) o ai fanatici proibizionisti amici di Bush (per quelli che si ricordano Arlacchi, lotta alla droga, ONU e magari pure le accuse a Miguel).

    Premio speciale per chi scrive che Miguel addestra squadre paramilitari iraniane che combattono i trafficanti di eroina al soldo della CIA!

    Francesco

  24. Asno, “tendere un rapido agguato allo sbirro pontificio di turno e lasciarlo senza mutande” era proprio quello che la malavita dell’epoca cercava di non fare MAI. Da sempre attaccare un bravo, un birro, un gendarme significa averne contro dieci volte tanti, per le ben note dinamiche che ruotano attorno allo “spirito di corpo” dei militari. E per gli onesti tagliaborse di una volta, questo significava la militarizzazione del quartiere, perquise, viaggi al Bargello (a Firenze…) dal quale di solito si usciva per andare alle Stinche o a Volterra!

    La secolarizzazione della vita quotidiana è ormai compiuta, e i pochi che ancora la denunciano trovano un auditorio sempre più sparuto. Ho letto tempo fa un libro di De Benoist sul fallimento della “nuova evangelizzazione” di Giovanni Paolo II ed ho poi visitato qualche chiesa a Parigi, scoprendo sorpreso che a St Denis ha avuto sede per decenni, ed esiste a tutt’oggi, una parrocchia operaia. Ecco, secondo De Benoist nella stessa Francia spesso invocata dalle ribalde canzonacce più reazionarie tipo “La vandeana” i preti, non più tardi di cinquant’anni fa figure imprescindibili nei piccoli centri, hanno enormi difficoltà a far accettare la loro presenza, lasciamo perdere la loro autorevolezza.

  25. Asno says:

    Caro NSCO (#24),

    diciamo le stesse cose. Ma lo spirito di corpo dei militari era ben poca cosa, di fronte alla coesione familiare ed interfamiliare di un intero quartiere. Perciò usavo l’immagine dell’osteria, contrapponendola (come si contrappone una comunità ad un singolo) alla solitudine imposta dai media odierni.

    La Napoli di ieri come la Bagdad di oggi, insomma. E non alludo alla sola malavita.

    Circa lo smutandamento, scherzavo. Qualche uovo marcio, proveniente da dieci finestre diverse, sarebbe andato ugualmente bene.

    La parrocchia, meglio dell’osteria, certo. L’importante è che ci fosse qualcosa a cementare la collettività, sangue, fede o – meglio – tutt’e due. Sai bene quale sia stata l’efficacia del connubio tra preti e braccianti (ed anche qualche nobile, per la verità), nella resistenza contro francesi prima e piemontesi poi. Anche chez toi e Miguel, se pensi al marchese Albergotti.

    Gli è che ormai parliamo di ricordi. E di ricordi dei nostri nonni, per giunta. Questa è la nostra impotenza, totale nell’ateo e temperata, nel credente, dalla certezza nel Suo ritorno.

    Da manuale, “gli onesti tagliaborse”.

  26. utente anonimo says:

    Per Miguel: finalmente qualcosa di tuo anche su carta. Ciao da Marcello “Teofilatto”.

  27. mariak says:

    Miguel,

    io lo farò comprare anche nella biblioteca del nostro quartiere, dove ,appunto, si possono segnalare libri che vorremmo leggere

  28. utente anonimo says:

    Oltre all’incarico per conto dell’ONU contro il traffico di droga proveniente dall’Afghanistan, compito svolto da Arlacchi in maniera eccellente grazie alla collaborazione dell’Iran, i momenti di vicinanza e collaborazione maggiore con l’Iran sono stati quando Arlacchi era direttore generale dell’ONu a Vienna, in quel periodo in Iran il presidente era Khatami ed era in atto la politica di “cancellare le rugini con l’occidente”.

    Inoltre, Arlacchi attraverso le conoscenze iraniane, ha potuto scoprire un mondo parallelo a quello presentato dai mass media occidentali , e sulla base di queste conoscenze ha scritto un libro (l grande inganno. Terrorismo, sicurezza e altre invenzioni. Edito da Il Saggiatore – 2008 ) che consiglio tutti di leggere.

    reza

  29. Deve essere un libro interessante, appena ho un po’ di tempo me lo procuro.

    Quando avete in programma una presentazione a roma?

  30. utente anonimo says:

    Per Neith, n. 17:

    Del Mahabharata, se cerchi su Internet Bookshop, trovi diverse versioni: mi sembra interessante quella in tre volumi delle edizioni La Comune.

    Sui Veda, ti segnalo “I Veda. Mantramanjari. Testi fondamentali della rivelazione vedica”, a cura di Raimon Panikkar, BUR Rizzoli (non comprende però la sezione sull’uso cultuale dei testi).

    Spero di esserti stato utile, ciao da Marcello “Teofilatto”.

  31. Ritvanarium says:

    Iran, quando la realtà supera la fantasia :

    MANICHINI MUTILATI -CLICK-

  32. NeithKemet says:

    Grazie

    Om mani padme hum om

    Haribol ….)

    Neith

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