Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP – 8

Oggi il Centro Culturale Lepanto ha un sito elegante, ma un po’ triste, dove precisa  che "nella sua azione, esso segue la strategia contro-rivoluzionaria riassunta dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira nel suo saggio su "Rivoluzione e Contro-Rivoluzione".

Non avendo i mezzi per fare di più, ci invita a scaricare la sua rivista telematica, Lepanto Focus, che indaga sulle affinità tra illuminismo e Islam, a dimostrazione che un sistema complottistico si può costruire con qualunque elemento.

Roberto de Mattei, invece, ha fatto ben altro.

Intanto, mantiene il controllo della storica agenzia Corrispondenza Romana, su vicende cattoliche e non.

Ma, cosa ben più importante, ha istituito la Lepanto Foundation.

Che non ha sede a Roma, e nemmeno a Presenzano, di cui è duca il cognato del barone, ma a Washington.

A Washington?

Seguo la segnalazione di un amico cattolico, perché la cosa mi incuriosisce. Però devo cercare con i miei mezzi: quasi nessuno si occupa di queste cose.

Di studi che parlino dell’estrema destra, la rete è piena.

Tutto sta però a decidersi cosa si vuole chiamare "di destra". Direi che il punto importante è la promozione della disuguaglianza economica (capitalismo), territoriale (imperialismo) ed etnica (razzismo). A logica, più una persona sostiene il capitalismo, l’imperialismo e il razzismo (magari sotto altri nomi, dalla "sicurezza" alla "lotta al terrorismo"), più è di destra, e quindi di estrema destra.

Inoltre, più potere reale ha, più è pericoloso e più merita di essere quantomeno studiato e criticato.

Poi se va in giro con la camicia nera o la giacca e la cravatta, se in cuor suo quando pensa al passato prova affetto per Mussolini o piuttosto per Churchill, dovrebbe essere irrilevante.

Invece, chi si occupa dell’estrema destra è molto bravo a compliare dossier drammmatici su coatti romani che disegnano croci celtiche con i pennarelli allo stadio o su lavoratori precari che si mettono la camicia nera per visitare le tombe dei soldati della Repubblica Sociale. Oppure, su persone prive di ogni importanza, che riflettono serenamente sui libri di Tolkien o di Guénon.

Esattamente come nei media, ciò che conta non è il peso reale, ma la carica simbolica: è buffo notare come siano spesso persone che si dichiarano comuniste, a rinnegare quella scoperta straordinaria di Marx, che consiste nell’andare all’essenza delle cose, anziché alle loro forme esteriori.

I commissari telematici, poi, hanno un sano istinto di conservazione: più è irrilevante un individuo, più si accaniscono contro di lui. Talvolta, si accaniscono contro i potenti solo perché sono amici dei deboli. [1]

E quindi inutile cercare materiale utile su Roberto de Mattei tra i dossier dei commissari telematici.

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La rete è piena di insulti contro quella cima intellettuale che è il giocatore Paolo Di Canio. Contro Roberto de Mattei, nessuno ha da ridire

Roberto de Mattei, proprio per il fatto di essere stato vicepresidente del CNR e consigliere per gli affari esteri del ministro degli affari esteri, è al di sopra della soglia di visibilità di questa gente.

Come Ferruccio de Bortoli, l’uomo che creò Oriana Fallaci, e che ha diffuso più odio e razzismo in Italia di tutti gli estremisti xenofobi messi insieme.

Questo vuol dire che quasi nessuno si occupa di queste persone realmente – e non solo simbolicamente – pericolose.

Proviamo da soli, quindi.

Nota:

[1] Nel 1994, mi ricordo che Gianfranco Fini fu attaccato violentemente dalla stampa inglese perché qualche sezione romana di Alleanza Nazionale avrebbe avuto qualcosa a che fare con un teppista da stadio semideficiente di nome Maurizio Boccacci. Quando lo stesso Gianfranco Fini ha sostenuto l’ingresso dell’Italia in tre guerre – Kosovo, Iraq e Afghanistan – e la devastazione dei diritti sociali degli italiani, è diventato amico del primo ministro inglese.

(Continua…)

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14 Responses to Tradizione, Famiglia e Proprietà TFP – 8

  1. utente anonimo says:

    Niente da dire sulle critiche all’Islam. Perlomeno niente da dire pregiudizialmente: dipende, ovviamente, da caso a caso.

    Del resto criticare qualcosa significa prima di tutto porvi grande attenzione, andare al di là della scorza delle apparenze, cercare di capirla.

    E mi sembra palese che in un universo come è l’Islam non manchino aspetti negativi.

    Ma come si fa a chiamare un think tank Centro Lepanto?

    C’è un libro di Franco Cardini, “L’nvenzione dell’Occidente”, che racconta di come la battaglia di Lepanto, e anche quella di Poitiers, sarebbero degli eventi storici tutto sommato secondari, che sono stati caricati di importanza simbolica in modo arbitrario, per creare una coscienza occidentale attraverso una contrapposizione con l’Altro, nello specifico con l’Islam.

    Ora, non ho idea se la battaglia di Lepanto sia stata davvero un fatto storico trascurabile, ma quanto è da macchiette intitolarvi un istituto?

    Stradivari

  2. kelebek says:

    Lavoro permettendo, dirò di più dopo sull’islamofobia.

    Credo che si possa criticare liberamente qualunque credenza o sistema culturale, Islam compreso.

    L’Islamofobia si regge invece su un falso radicale.

    Spaccia il fatto che alcuni migranti cercano di far sopravvivere i propri costumi sotto la tremenda pressione del sistema occidentale, con una “invasione islamica”.

    Tutto il castello crolla davanti alla domanda:

    è più probabile che tua figlia indosserà il hijab, o che la figlia di Ahmad il muratore indosserà la minigonna?

    Miguel Martinez

  3. falecius says:

    Dire che “Lepanto è trascurabile” è riduttivo.

    Si trattò di un momento importante del conflitto tra Spagna e Impero Ottomano per la supremazia del Mediterraneo, e segnò una battuta d’arresto dell’espansione ottomana.

    Certamente però, non fu una battaglia decisiva, ma un episodio di un conflitto che sarebbe rimasto sostanzialmente equilibrato per tutto il secolo successivo. La flotta turca fu ricostituita in poco tempo e continuò a costituire una grande forza.

    Certamente l’importanza di quella battaglia è stata largamente sopravvalutata nella storiografia occidentale.

    Per quanto riguarda Poitiers, fu poco più di una scaramuccia; le forze arabe che furono respinte erano di razzia, non di conquista. Se i musulmani di Spagna non avessero avuto altri problemi, e fossero stati davvero intenzionati a farcela, probabilmente quella sconfitta non li avrebbe fermati dal ritentare la conquista della Francia in seguito.

  4. utente anonimo says:

    Per Kelebek,

    Ricorda che prima della rassegna di post sull’islamofobia aspettiamo tutti quella sugli imprenditori che avevi preannunciato.

    Stradivari

  5. Discorsi complessi.

    Ho letto solo un paio di libri della Fallaci (“lettera ad un bambino mai nato” e “Un uomo”, se ricordo bene i titoli) non so esattamente se a 12 anni, comunque molto presto.

    Mi erano piaciuti moltissimo.

    Ad un certo punto non si potevano più leggere e quindi non so dire del resto.

    Naturalmente avrei potuto comprarli lo stesso ma non è che si può far tutto nella vita.

    ciao

    F.

  6. utente anonimo says:

    “Tutto il castello crolla davanti alla domanda: è più probabile che tua figlia indosserà il hijab, o che la figlia di Ahmad il muratore indosserà la minigonna?”

    Sei proprio sicuro? Del crollo, intendo. Diciamo che mi pare un pò pregiudiziale nel tuo ottimismo sulla vittoria del deleterio consumismo occidentale, di solito la realtà è più sorprendente e complessa, spesso contraddittoria.

    Come leggevo, qualche tempo fa in Egitto era normale indossare la minigonna, all’università. Oggi l’abbigliamento “islamico” è di prammatica.

    Ciao

    Francesco

    PS credo che Cardini sia un classico caso di “rezismo”: pur di combattere il Nemico dell’Umanità, sosterrebbe qualsiasi cosa.

    Iniziando, si è presi dalla vertigine del paradosso, del bastian contrario, del solipsismo. Della mancanza di ridicolo.

  7. ho letto l’articolo su mattei sul tuo sito: come fai a criticare il complottismo e nel contempo ad esserne il massimo portavoce? Nessuna simpatia per questo Mattei (ne’ con i radicali, peraltro) ma le alleanze politiche disomogenee sono una necessità imprescindibile della politica – se lo scopo è amministrare e governare – non c’è mica bisogno di scomodare la massoneria e i disegni occulti, che siamo in un troiaio, altro che disegni: la alleanza politica appena esplosa aveva dentro Mastella e Diliberto, capirai. Quanto al proporzionale funzionava benissimo, in Italia, infatti governava solo la DC!

    Se però tu hai qualche alternativa per governare, dimmela che sono curiosa. Chiaro che per far politica come fai tu, senza cioè alcuna preoccupazione di tipo progettuale, le alleanze possono essere anche fantasy: i cavalieri tenebrosi dal cuore puro insieme alle fatine della speranza immanente con i gremmlins rossosangue stanno benone insieme, e di certo non vi sporcate le mani con cose volgari come far quadrare i conti, o rimediare la benza, o eliminare la monnezza.

    rosalux

  8. utente anonimo says:

    Che strana idea che il chador sia più illiberale della minigonna! Anche questo è cultura antiislamista.

    Personalmente temo peggiore la sorte di noi donne occidentali, spinte dalla moda all’anoressia già a 5 anni , costrette a venderci come quarti di manzo vestendoci da baldracche a cura di stilisti nazisti froci. (io non ho nulla contro gli omosessuali, ma credo fermamente che esista una tipologia di essi – preti , nazisti e stilisti – cui il patriacato delega la massima diffusione della misogia come un tempo i sultani agli eunuchi). Certo non non siamo costrette a vestirci così ma questo è propio il senso della sedicente democrazia mas mediologica, farti fare da sola quello che, obbligata, non faresti mai.

    Se aveste partecipato al forum mondiale delle donne di pechino, sapreste che figura da peracottare fecero a riguardo le donne occidentali che cercavano di dare lezioni di femminismo alle iraniane. Personalmente vesto come una marocchina ( dicono tutti) con abiti leggeri, larghi e comodi, che cancellano le iimperfezioni e non ti obbligano a vivere di coca per non ingrassare manco un etto. E mi sento libera.

  9. utente anonimo says:

    Sorella anonima

    non usare illiberale in senso negativo col nostro MM!

    sennò parte un pippone esplicativo che neppure la commissione p2 :)

    Francesco

  10. utente anonimo says:

    Ovviamente la minigonna non rapresenta il punto d’arrivo per nessuno con un briciolo di cervello. Idioti ci sono ovunque ..e poi spesso anche la donna iraniana sotto il chador porta vistiti occidentali.

    Non è tanto questo il problema. Qui ci sono alcuni punti cruciali al di là minigonna e altri discorsi superficiali. Il vero disaggio di tante donne nei paesi musulmani e assenza d’autonomia e indipendenza. Leggi che chiedono la firma del marito per un acquisto, ho per la patente.

    Una festa di matrimonio, dove nel secondo giorno espongono le lenzuola con macchie di sangue per dimostrare che la sposa era vergine..ecco questi sono comportamenti selvaggi e disprezzanti. Chiamare una ragazza “rotta o finita” perché non è più vergine…questo è una vergogna.

    Poi ovviamente esiste il mondo dell’Islam intellettuali, rappresentato da donne istruite con mariti ammirevoli..ma non deludiamoci con queste bellissime eccezioni..

    fenice

  11. irSardina says:

    “è più probabile che tua figlia indosserà il hijab, o che la figlia di Ahmad il muratore indosserà la minigonna?”

    Questa è una domanda complessa che non si riferisce al solo abbigliamento ma sottintende un altro modo di essere del quale ho solamente una vaga e pallida idea.

    Perché se parlassimo di abbigliamento potrei dire che già qualche secolo fa le ave del muratore Ahmad “convinsero” le mie ave ad adottare molti capi del loro abbigliamento.

    Ad un festival folklorico internazionale in Tunisia noi risultammo essere quelle più coperte dai vestiti rispetto a tutte le altre e anche alle donne del gruppo tunisino, che destarono in noi meraviglia per il trucco marcato seppur accuratissimo e ilarità perché avevano i fianchi imbottiti di gommapiuma per sopperire alla loro magrezza perché la donna in carne, smentendo così un nostro immaginario, non era più “di moda”.

    Come non era di moda ai tempi delle mie ave prendere il sole. Anzi ci si doveva esporre il meno possibile per avere una bella pelle candida. Ricordo che mia nonna bagnava il viso di mia sorella, che è leggermente olivastra, con il latte e poi la spediva sotto il sole, convinta che questo trattamento l’avrebbe sbiancata come i panni col sapone. Ma mia sorella ritornava indietro sempre più scura con grande disappunto di mia nonna…

    Erano altri tempi al sole le donne non si esponevano quando erano in vacanza ma nelle lunghissime processioni e per lavoro: sulle aie, al fiume, nei frutteti, nelle vigne e conveniva che fossero adeguatamente e sensatamente coperte per non rischiare insolazioni.

    Non so dire, quindi, per il futuro ma penso anche che le cose cambino abbastanza lentamente da dare il tempo ai giovani di adeguarsi e agli anziani di chiuderci un occhio, anzi due sopra…

    Sardina.

    PS Anche noi portavamo la gommapiuma ma per pudore non dico dove…

  12. kelebek says:

    Per Rosalux n. 7

    Non ho capito.

    Scusami.

    Miguel Martinez

  13. kelebek says:

    Il problema qui non è un giudizio sulle mille cose che si chiamano Islam.

    Si può pensare tutto il bene o tutto il male possibile di un complesso di comportamenti, in parte “islamici”, in parte “mediorientali”, in parte “mediterranei”.

    La domanda è, se questo complesso è

    1) qualcosa che sopravvive, in forme complesse e miste, all’interno di famiglie molto povere di migranti

    2) qualcosa che affascina e attira grandi masse di persone “occidentali” (non parlo di quattro gatti di convertiti), che si starebbero quindi “islamizzando” nei costumi.

    Solo nel secondo caso, esiste un “pericolo di islamizzazione”, la mita “Eurabia” e tutto il resto.

    Miguel Martinez

  14. utente anonimo says:

    Il mito Eurabia, credo tu intenda.

    Beh, forse è una spia della nostalgia per la vecchia Europa, quella pre-rivoluzione francese che si immagina ancora “cristiana”, non riuscendo a vivere quell’idea la si proietta sugli immigrati musulmani.

    Diciamo che alcuni problemi di convivenza in città olandesi e britanniche e alcune iniziative di ricchi governi islamico-mediterraneo-mediorientali mettono qualche barlume di realtà in quel mito, forse.

    Però il piagnisteo cattolico, anzi catto-progressista, sulle famiglie molto povere di migranti NO. Già nei ritratti dei (non inesistenti) terroristici IMM sono saltate fuori famiglie di migranti ben messe quanto a soldini.

    Come è sempre capitato nella storia.

    Ciao

    Francesco

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