Il ’68, seconda parentesi

E l’amico Marino Badiale mi scrive:


Per ci fosse interessato a una riflessione sul 68 consiglio un testo di Massimo Bontempelli da poco uscito: Il Sessantotto, un anno ancora da capire.

Il titolo enuncia un’idea precisa: il Sessantotto non va celebrato, attaccato o difeso, ma va per prima cosa capito.

In quest’opera di comprensione, necessaria anche per capire il nostro presente, Bontempelli utilizza approcci di vario tipo, che convergono verso un’interpretazione unitaria. In sintesi: il Sessantotto è l’evento che conclude la storia della sinistra del Novecento. Esso rappresenta una conclusione, e non l’inizio di una “nuova sinistra”, perché,  nonostante la correttezza di molte delle istanze allora poste, il movimento è radicalmente incapace di porsi all’altezza dei problemi che esso stesso solleva, e questa incapacità deriva dai profondi limiti del movimento stesso, e in particolare dei suoi leader.

Nell’analisi di questi limiti Bontempelli introduce una categoria di origine psicologica, quella di “narcisismo”, utilizzandola in un contesto di interpretazione non psicologica ma storico-sociale. Il narcisismo di cui danno prova i vari leaderini del Sessantotto, e che fu uno dei motivi del suo sfaldarsi senza aver dato un esito alle sue istanze migliori, non è un fatto casuale, ma è il risultato di una nuova fase storica, e in particolare della nuova realtà antropologica prodotta dalla società dei consumi.

Questa analisi del Sessantotto in termini di “narcisismo” è uno degli assi fondamentali del testo di Bontempelli. Esso contiene però molte altre cose. L’autore propone interpretazioni originali e avvincenti dei vari eventi che hanno influenzato il movimento del Sessantotto.

Riassumiamo, come esempio, l’analisi che Bontempelli compie della vicenda cecoslovacca. Da una parte la “Primavera di Praga” è giudicata come l’ultima possibilità di riforma interna e di autocorrezione del “socialismo reale”, per cui, afferma Bontempelli, la sua sconfitta ha in sostanza preparato la resa del “socialismo reale” al “capitalismo reale”, cioè la fine del “campo socialista” che precipiterà vent’anni dopo. Dall’altra, la reazione di indifferenza e di fastidio dei contestatori sessantottini nei confronti della repressione sovietica della Primavera di Praga è indice di quei limiti di cui si diceva sopra.

I contestatori avvertono che nella Primavera di Praga vengono posti come valori alcuni dei principi borghesi che loro contestano, e questo li infastidisce. Sono incapaci di cogliere, nella vicenda cecoslovacca, l’articolazione di diverse linee di tendenza sociopolitiche, e rimuovono la complessità di quella situazione con poche formulette pseudomarxiste. Come spiega Bontempelli “ciò che essi non sanno di loro stessi è che il lato migliore e più valido della loro contestazione è nato in loro dalla cultura ereditata dai loro padri, ed il giusto rivolgersi contro i lati negativi di quella cultura esigerebbe di essere accompagnato, per essere davvero rivoluzionario, dalla consapevolezza, che però non può esserci in una personalità narcisistica, che il superamento del capitalismo passa per la rettifica e l’inveramento, non la distruzione, dei valori borghesi” (pag. 166-167).

Massimo Bontempelli. Il Sessantotto. Un anno ancora da capire. Edizioni CUEC.

Il testo può essere richiesto direttamente alla CUEC, al prezzo di euro 13,50 più le spese di spedizione.

CUEC (Coopertiva Universitaria Editrice Cagliaritana), www.cuec.eu,
tel. 070-291201. email: info@cuec.eu

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11 Responses to Il ’68, seconda parentesi

  1. utente anonimo says:

    Il 68, non era un fatto, né un avvenimento, ma un complicato intreccio tra uomini, donne e le loro idee, le quali determinarono gli episodi e i comportamenti che , secondo la varietà di aspirazioni e di desideri, portarono alle aspettative come alle delusioni.

    Era un vento di cambiamento pieno di contraddizioni che ha soffiato su più di una generazione, sedimentando un sentire comune, quello della rottura con un assetto sociale e politico fondato sull’autoritarismo.

    Difficile ancora oggi dire che cosa è stato il ’68. Certamente una stagione diversa con tutti i pregi e i limiti che i grandi sommovimenti portano con sé. Il ’68 nasce come un movimento spontaneo e di ribellione, di carattere internazionale, in una prospettiva di rottura, che investe tutti gli ambiti della vita quotidiana, non solo quelli politici, ma soprattutto quelli più marcatamente esistenziali. In questo senso il ’68 è un’onda lunga che non ha ancora trovato la sua riva di approdo. Non un percorso lineare, ma una ragnatela di percorsi.

    Ma il ’68, a seconda del paese in cui si realizza e specie in Italia , segna anche la repentina trasformazione di quel movimento spontaneo in una serie di formazioni politiche giovanili che hanno a loro fondamenta una rilettura critica del marxismo e del leninismo, ma purtroppo anche l’eredità del settarismo.

    http://www.misteriditalia.com/il68/

    reza

  2. utente anonimo says:

    Reza, sono andato per leggere: sembrava interessante ma sul più bello bisognava pagare e oggi vado troppo di corsa…

    la foto però mi ha illuminato la giornata… mamma mia quant’era bello…pensando ad un leader così puoi passare tutto il fine settimana a stirar camice, felice :-)

    Giorgio

  3. utente anonimo says:

    camicIe

    Giorgio

  4. Ritvanarium says:

    “In sintesi: il Sessantotto è l’evento che conclude la storia della sinistra del Novecento.”

    by Kelebek

    Già, forse il ’68 pose le basi per la “Sinistra del Duemila” … quella che ritiene “barbogio” occuparsi di Operaismo e preferisce concentrarsi sulle battaglie “libertarie” in materia di droghe, sesso, divertimento e _perché no_ “Diritto Inalienabile al Cazzeggio” ;-) ;-)

    …Tutte cose, in vero, che ai Giovani di Dx non dispacciono affatto: solo che “non debbono farlo notare” per motivo di Etichetta Fascia ;-) … per cui, paradossalmente, per loro “Trasgressione” conserva ancora un significato che “a Sinistra” è oramai del tutto annacquato fino all’ inconsistenza.

    Può sembrare un fatto banalissimo, ma secondo me il segno più forte della Gran Riuscita del ’68 è il fatto che il “Lei”, in Italia, da locuzione gentile gratificante originaria che era, è diventato un grave insulto implicito subliminale, ovvero : “Tu sei già vecchio: è inutile che tenti ancora di nasconderlo a te stesso … Matusa che non sei altro, sei patetico !”

    Ricordo in un grande negozio d’ abbigliamento giovanil-giovanilistico :-) una signora, chiaramente la proprietaria, che stava “cazziando” una giovane commessa straniera (area Ex Patti di Varsavia, dall’ accento) proprio per questo “Lei”. La ragazza, poverina, voleva solo essere gentile con un “ragazzo” sulla quarantina [“casualmente” ;-X uscito senza comprare nulla] … ma con ogni probabilità, così facendo, aveva fatto perdere un cliente al negozio.

    by David Ritvanarium

  5. Ritvanarium says:

    *** SE in Termini Socratici di Maieutica m’ è concessa la Provocazione Somma: *****

    Lo vuoi sapere perché l’ Occidente odia “gli Islamici” in nome della Libertà ? … Perché il Mondo Arcaico che esprimono (o che si presume che essi esprimano) rischia di vanificare le Conquiste del Sessantotto !

    Brigitte Bardot contro lo Halal ha detto qualcosa antropologicamente (!) “di Sinistra” così come l’ Oriana Furiosa ha scritto a fine carriera qualcosa antropologicamente (!) “di Sinistra”

    by David Ritvanarium

  6. utente anonimo says:

    Mi pare di ricordare che già si è discusso, qui, in altra occasione, del valore del “lei” e del “tu”…

    Miguel ti rcordi?

    Val

  7. utente anonimo says:

    x David

    e noi reazionari bigotti antisessantottini che mal sopportiamo i nostri leader così liberi e plurisposati ecc. ecc.?

    perchè gli islamici ci dispiacciono pure a noi?

    ci sbagliamo?

    Francesco

  8. PinoMamet says:

    Francesco

    credo che a voi sarebbero dispiaciuti comunque, se non altro per la concorrenza

    ;-)

    però devi ammettere che David ha ragione:

    gli argomenti tipicamente xenofobi o razzisti da soli non avrebbero funzionato, perché i libri della Fallaci vendessero così tanto è stato necessario agiungere giustificazioni o pretesti “de sinistra”

    (“odiano le donne, maltrattano gli animali, sono assolutisti ecc.”)

    La figura stessa della Fallaci funzionava da “giustificatore morale” e garanzia: “se lo dice lei che è stata di sinistra…”

    Questo ha creato la figura un po’ paradossale del “fallaciano”, destrorso dotato di argomenti da progressista (la condizione femminile, l’arte, la libertà di espressione), capace nel giro di poche frasi di passare dalla (presumibilmente finta) preoccupazione per i gay nel medio-oriente al razzismo più becero per gli immigrati da noi, e che chiede a gran voce che si concedano alle minoranze altrui i diritti che è fermamente intenzionato a negare alle minoranze nostrane.

    Un ossimoro vivente, ben rappresentato perciò da altri ossimori come Magdi Allam o Pera.

    Ciao!

  9. Ritvanarium says:

    x Francesco:

    Forse la vostra è invidia perché i Muslimmi sono ben più coriacei e resistenti alla Secolarizzazione ?

    Ok : ci sono Padre Livio Fanzaga e Padre Gabriele Amorth che scovano Satana come e meglio degli Ayatollah, ma sono “fossili viventi” ;-))) da pre Concilio Vaticano II ;-)))

    … RadioMaria è una vera “macchina del tempo !”

    by DavidRitvanarium

  10. utente anonimo says:

    x Pino

    credo che tu dia una lettura ideologica e riduttiva, per non dire macchiettistica, di noi “reazionari”.

    Diciamo una lettura sessantottina?

    Molti dei diritti reclamati dalla modernità sono stati recepiti e accettati anche da noi, del resto tra essere dei tradizionalisti e amara la tradizione corre l’abisso che c’è tra giocare in difesa e giocare all’attacco. Come fanno gli islamisti (e i ciellini), che hanno conquistato le università al progressismo …

    Però sulla Falla ci devo darti ragione, scriveva bene e e ho amato i suoi attacchi definitivi al buonismo e al senso di colpa ma le basi restavano a sinistra o nel becerume.

    Francesco

  11. PinoMamet says:

    Francesco

    devo decisamente imparare a esprimermi meglio, perché mi fanno sempre lo stesso tipo di critica.

    Può essere che mi immedesimo troppo nelle cose che tento di descrivere.

    Comunque no, non credo che voi “reazionari” lo siate così tanto e così, come giustamente dici, macchiettisticamente.

    Diciamo che criticavo quello che nell’immaginario comune è un discorso “di destra” (vedi che uso le virgolette) e quello che è un discorso “di sinistra”; avendo ben presente che si tratta dell’immaginario comune filtrato dal mio modo di recepirlo, e non della realtà.

    Ciao!!

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