Problemi veri

Noi stiamo lì a sguazzare in antipatie e simpatie personali, in identitarismi microscopici di ogni sorta che sorgono dal miasma dei morti del Novecento, in piccoli dettagli di arredamento.

Intanto sta montando in tutto il pianeta una marea gigantesca, che ci spazzerà via a tutti: anzi, senza che ce ne accorgessimo, ha già spazzato via tutto il mondo che conoscevamo: continuiamo a raccontarci il mondo com’era mezzo secolo fa, ma è già qualcosa di totalmente diverso.

Per atavico istinto, tutti cercano di dare un nome umano a questa cosa, per avere qualcuno con cui prendersela: gli zingari, Bush, i comunisti, Berlusconi, i musulmani, i preti, gli atei, gli ebrei, gli arabi…

Sarebbe laicamente più sensato dire, invece, che è Satana, o l’idrovora stessa della storia che ci ingurgita e ci sputa fuori a tutti.

Questo articolo di Luciano Gallino, pubblicato – incredibile – su Repubblica del 10 maggio 2008, ci presenta qualcosa della proporzione del cataclisma, i meccanismi inesorabili che lo producono senza posa, per semplici leggi di flusso dei capitali.

Il meccanismo non esclude il delitto: è fatto esso stesso di migliaia di decisioni di consigli di amministrazione, di migliaia di decisioni di governi: "la nostra metà del mondo non si limita a guardare quel che succede. Si adopera per produrre materialmente lo scenario reale che poi la tv le presenta."

Ringrazio il sito Altre Storie, l’unico a riportare l’articolo in rete: presumo che il curatore del sito lo abbia trascritto a mano.


News: : L’OCCIDENTE PRODUCE FAME
(Categoria: MONDO)
Inviato da altrestorie
Saturday 10 May 2008 – 20:17:40
Tempo fa l´allora presidente della Banca Mondiale, James Wolfensohn, ebbe a dire che quando la metà del mondo guarda in tv l´altra metà che muore di fame, la civiltà è giunta alla fine. Ai nostri giorni la crisi alimentare che attanaglia decine di Paesi potrebbe far salire il totale delle persone che muoiono di fame a oltre un miliardo. La battuta citata è così diventata ancor più realistica.

Con una precisazione: la nostra metà del mondo non si limita a guardare quel che succede. Si adopera per produrre materialmente lo scenario reale che poi la tv le presenta.

Sebbene varie cause contingenti – i mutamenti climatici, la speculazione, cinesi e indiani che mangiano più carne, i milioni di ettari destinati non all´alimentazione bensì agli agrocarburanti, ecc. – l´abbiano in qualche misura aggravata, la fame nel mondo di oggi non è affatto un ciclo recessivo del circuito produzione alimentare-mercati-consumo.

Si può anzi dire che per oltre due decenni sia stata precisamente la fame a venir prodotta con criteri industriali dalle politiche americane ed europee.

L´intervento decisivo, energicamente avviato sin dagli anni 80, è consistito nel distruggere nei Paesi emergenti i sistemi agricoli regionali. Ricchi di biodiversità, partecipi degli ecosistemi locali, facilmente adattabili alle variazioni del clima, i sistemi agricoli regionali avrebbero potuto nutrire meglio, sul posto, un numero molto più elevato di persone.

Si sarebbe dovuto svilupparli con interventi mirati ad aumentare la produttività delle coltivazioni locali con una scelta di tecnologie meccaniche ed organiche appropriate alle loro secolari caratteristiche. Invece i sistemi agricoli regionali sono stati cancellati in modo sistematico dalla faccia della terra.

Dall´India all´America Latina, dall´Africa all´Indonesia e alle Filippine, milioni di ettari sono stati trasferiti in pochi anni dalle colture intensive tradizionali, praticate da piccole aziende contadine, a colture estensive gestite dalle grandi corporation delle granaglie.

La produttività per ettaro è aumentata di decine di volte, ma in larga misura i suoi benefici sono andati alle megacorporation del settore, le varie Monsanto (oltre un miliardo di dollari di profitti nel 2007), Cargill (idem), General Mills, Archer Daniel Midland, Syngenta, l´unica non americana del gruppo.

Da parte loro i contadini, espulsi dai campi, vanno a gonfiare gli sterminati slum urbani del pianeta.

Oppure si uccidono perché non riescono più a pagare i debiti in cui sono incorsi nel disperato tentativo di competere sul mercato con i prezzi imposti – alle sementi, ai fertilizzanti, alle macchine – dalle corporation dell´agro-business.

Nella sola India, tra il 1995 e il 2006, vi sono stati almeno duecentomila suicidi di piccoli coltivatori.

È noto che il braccio operativo dello smantellamento dei sistemi agricoli regionali sono stati la Banca Mondiale, con i suoi finanziamenti per qualsiasi opera – diga, autostrada, oleodotto, zona economica speciale, ecc. – servisse a tale scopo; il Fondo monetario internazionale, con l´imposizione degli aggiustamenti strutturali dei bilanci pubblici (leggasi privatizzazione forzata di terra, acqua, aziende di servizio) quale condizione di onerosi prestiti; l´Organizzazione mondiale per il commercio.

Non ultima, soprattutto per quanto riguarda l´Africa, viene la Commissione Europea, la cui Politica agricola comune ha contribuito a spezzare le reni a milioni di contadini africani facendo in modo, a suon di sussidi e jugulatori contratti bilaterali, che i prodotti della Baviera o del Poitou costino meno, in molte zone dell´Africa, dei prodotti locali.

Il tutto con la fervida adesione dei governi nazionali, che preferiscono avere buoni rapporti con le multinazionali che non provvedere al sostentamento delle popolazioni rurali.

Braccio ideologico della stessa operazione sono stati le migliaia di economisti che in parte operano alle dipendenze di tali organizzazioni, in parte costruiscono per uso e legittimazione delle medesime, nelle università e nelle business school, infinite variazioni sul principio del vantaggio comparato.

In origine (1817!) tale principio sosteneva una cosa di paterno buon senso: se gli inglesi son più bravi a tessere lane che non a fabbricare porto, e i portoghesi fan meglio il porto che non i tessuti di lana, converrà ad ambedue acquistare dall´altro Paese il prodotto che quello fa meglio.

Ma l´onesto agente di cambio David Ricardo sarebbe sbalordito al vedere che esso, reincarnato in complessi modelli econometrici digitalizzati, viene impiegato oggi nel tentativo di dimostrare che al contadino senegalese, o indiano, o filippino, conviene coltivare un´unica specie di vegetale per il mercato mondiale, piuttosto che coltivare le dozzine di specie di granaglie e frutti che soddisferebbero i bisogni della comunità locale.

Una volta sostituito a migliaia di sistemi agricoli regionali in varia misura autosufficienti un megasistema agrario globale che si dava per certo esser capace di autoregolarsi, il resto è seguito per vie naturali. Le grandi società dell´agrindustria accaparrano e dosano i flussi delle principali derrate in modo da tenerne alti i prezzi. Fondi pensione e fondi comuni investono massicciamente in titoli derivati del settore alimentare, praticando e incentivando la speculazione al rialzo.

Cosa che non avrebbero motivo di fare se la maggior parte delle aziende agricole del mondo fossero ancora di piccole o medie dimensioni.

Da parte loro, illusi dall´idea d´un mercato globale delle derrate autoregolantesi, i governi dei Paesi sviluppati hanno lasciato cadere a livelli drammaticamente bassi la quantità delle scorte strategiche: meno di 10-12 settimane per il grano, in luogo di almeno 24.

Il prezzo del sistema agricolo globale lo pagano i poveri. Compresi quelli che si preoccupano perché anche il prezzo delle tortine di argilla, la terra che mangiano per placare i morsi della fame quando il mais o il riso sono diventati inaccessibili, è aumentato troppo: succede ad Haiti. La crisi alimentare in atto non è infatti dovuta alla scarsità di cibo; esso non è mai stato, nel mondo, altrettanto abbondante. È un problema di accesso al cibo, in altre parole di povertà, di cui il sistema agricolo globale ha immensamente elevato la soglia.

Se un gruppo di tecnici avesse costruito un qualsiasi manufatto meccanico o elettronico tanto rozzo, perverso nei suoi effetti, costoso e vulnerabile quanto il sistema agricolo globale costruito da Usa e Ue negli ultimi vent´anni, verrebbe licenziato su due piedi. I funzionari delle organizzazioni internazionali che l´hanno costruito, gli economisti che hanno fornito i disegni di base, e i politici che ne hanno posto le basi con leggi e trattati, non corrono ovviamente alcun rischio del genere.

Al singolo individuo di questa parte del mondo resta da decidere che fare.

Può spegnere la tv, per non doversi sorbire ancora una volta, giusto all´ora di pranzo, il tedioso spettacolo di bimbi scheletrici che frugano nell´immondizia. Oppure può decidere di investire una quota dei suoi risparmi in azioni dell´agrindustria, come consigliano sul web dozzine di società di consulenza finanziaria.

Un investimento promettente, assicurano, perché i prezzi degli alimentari continueranno a crescere per lungo tempo. Infine può scrivere al proprio deputato in Parlamento chiedendogli di adoperarsi per far costruire attorno alla penisola, Alpi comprese, un muro alto dodici metri per tener fuori gli affamati.

Se qualcuno conosce altre soluzioni che la politica, al momento, sia capace di offrire, per favore lo faccia sapere.

di Luciano Gallino da Repubblica del 10/5/08

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33 Responses to Problemi veri

  1. utente anonimo says:

    come spessissimo succede, gallino se la prende con l’obbiettivo sbagliato.

    scrive infatti:

    “Se un gruppo di tecnici…blablaba”

    ora senza voler negare le reponsabilità dei perfidi tecnici irresponsabili, faccio notare che la politica agraria della commissione è, come ogni politica comunitaria, essenzialmente esecuzione di volontà politica del consiglio (e cioè degli stati membri).

    il problema non è spiegare all’anonimo funzionario che la pac affama il contadino africano, il problema è spiegarlo al contadino francese, il qual se gli tocchi il suo Santo Sussidio ti brucia la prefettura e ti fa la cacca sul divano (e di riflesso convincere M. le Président de la République che la campagna francese non è l’ombelico del mondo, ma capisco che monsieur voglia essere rieletto)

    roberto

  2. falecius says:

    Roberto: tocchi un punto fondamentale , cioè l’inadeguatezza della dimensione e della struttura dello Stato nazionale, ovunque nel mondo, alla portata, all’estensione e alle conseguenze dei problemi di un sistema economico mondiale.

    Però lo Stato nazionale è l’unica dimensione in cui la decisione politica sia democratica.

  3. utente anonimo says:

    Nel loro piccolo, e non da ieri, i G.A.S. cercano proprio di portare avanti un diverso percorso che parte dal “kilometrozero”.

    E ieri sera alla Sala della Pace a Milano Gamal Elkoudary e Sameh Habeeb non si son visti (si son persi l’aereo) e i 23 convenuti si son guardati mesti negli occhi.

    Si è però saputo che Radio Popolare (sì, la mitica radio meneghina di sinistra) ha rifiutato di raccogliere una intervista e anche solo di parlare dell’incontro. Ha offerto, in compenso, spot a pagamento. Sulla pelle di Gaza. Perché questa sinistra italiana, ormai, non si fa mancare proprio nulla!

  4. Asno says:

    È così, Miguel. Siamo tutti colpevoli.

    Sembro presuntuoso, se dico che il buon Falecius (“lo Stato nazionale è l’unica dimensione in cui la decisione politica sia democratica”) non vive nel mondo in cui vivo io? A mio insignificante parere, parlare di Satana significa porsi in una prospettiva escatologica che – laicamente, se vuoi – permetta di servirsi di documenti quali l’Apocalisse. Vi si trova (XVIII, 2-8) anche la risposta alla domanda finale di quest’ottimo articolo di L. Gallino (“se qualcuno conosce altre soluzioni che la politica, al momento, sia capace di offrire, per favore lo faccia sapere”).

    Babilonia la grande

    è diventata covo di demòni.

    […] Perché tutte le nazioni hanno bevuto del vino

    della sua sfrenata prostituzione,

    i re della terra si sono prostituiti con essa

    e i mercanti della terra si sono arricchiti

    del suo lusso sfrenato.

    […] Uscite, popolo mio, da Babilonia

    per non associarvi ai suoi peccati

    e non ricevere parte dei suoi flagelli.

    […] Pagatela con la sua stessa moneta,

    retribuitele il doppio dei suoi misfatti.

    […] Poiché diceva in cuor suo:

    “Io seggo regina”.

    […] Per questo, in un solo giorno,

    verranno su di lei questi flagelli:

    morte e fame.

    Sarà bruciata dal fuoco,

    poiché potente Signore è Dio

    che l’ha condannata.

    Insomma, delle due l’una. O uscire da Babilonia adesso, e morire di fame subito, o attendere la morte per fame (se non la nostra, quella dei figli o dei nipoti) qui, all’interno di Babilonia. Alla fine, apocalittici ed integrati coincidono.

  5. kelebek says:

    Però…

    Non solo tutti i commenti sono in topic (a parte l’inciso, comunque gradito, sulla conferenza a Milano): sono pure d’accordo o almeno in sintonia con tutti.

    In particolare, questa volta, con Roberto (n. 1).

    Miguel Martinez

  6. genseki says:

    “Una prospettiva escatlogica laica che permetta di servirsi laicamente di documenti come l’Apocalisse” (Asno, comm. 4), è uno sbalorditivo salto mortale nell’abisso dell’insensato, ma è poesia e grammatica ad un tempo: mi ricorda tanto il vecchio Chomsky, quando parlava della furia con cui dormono le idee verdi e l’esegesi che ne fece Magister Jacobus Lacanius in uno dei suoi magistrali seminari.

    genseki

  7. utente anonimo says:

    Ritengo che Gallino cazzeteggi sapendolo e l’insistere sul nonsense de “gli ultimi 20 anni” (errore, intendeva dal 1980, l’inizio dell’era oscura dei neoliberisti) me ne pare prova evidentissima.

    Peraltro, tutti i fatti a cui fa confusamente riferimento mi paiono palesemente falsi.

    Del resto, per fare il giornalisto non si deve aver lavorato in campagna (nè studiato economia).

    Allora, compagni, basta vaghezze borghesi: DOVE si muore di fame? da oggi e non da secoli? per colpa delle bieche mulntinazionali e non delle politiche anticontandine dei governi locali? chissà perchè c’è la Fine del Mondo ma non l’indirizzo …

    Francesco

    PS come vedi, MM, non tutti sono d’accordo teco.

  8. genseki says:

    gentile Franceso,

    un conto è morire di fame da secoli, un conto è morire di fame adesso!

    Perché, vedi, da secoli si moriva di fame in provincia di Cuneo, in provincia di Belluno, per esempio, i Turingia anche. Ci sono libri interessanti sulla storia della fame, ma per quanto riguarda il prospero Veneto puoi dilettarti con il Ruzante o con il Folengo e i loro villani famelici. Sai era la colpa era per lo piú dellìnadeguatezza tecnologica e scientifica dell’agricoltura che lasciava gli uomini alla mercé della natura, a Treviso come Cartagena de las Indias.

    Adesso le cose no stanno piú così. Per cui adesso non si muore in gran parte piú di fame per colpa della natura e dell’inadeguatezza dei mezzi di produzione, adesso si muore di fame per l’inadeguatezza di una struttura sociale e produttiva storicamente definita e che ha un nome e un cognome e che dimostra ora palesemente la debolezza dei suoi postulati teorici e il cinismo del suo agire pratico.Il criptorazzismo celato nel DOVE maiuscolato non sfugge a nessuno, l’ironia non ferisce tuttavia quando si parla della disperazione degli altri e di molti.

    genseki

  9. utente anonimo says:

    Ma perché quando uno indica un (anche se minimissimerrimo) percorso alternativo bisogna comunque ritornare ai Massimi Sistemi?

    Come quando uno dice che si può vivere anche senza automobile e si sente guardato come un marziano ubriaco…

    silviu’

  10. utente anonimo says:

    criptorazzismo una beata fava.

    che io sappia si muore di fame in africa, nei caraibi e in parti dell’asia meridionale, terre in cui le condizioni “politiche” impediscono sia l’agricoltura di sussistenza/tradizionale sia quella capitalistica.

    potermmo dibattere delle politiche di sviluppo dei paesi del terzo mondo e del loro privilegiare città e industrie a scapito delle campagne, finendo nel tragico collo di bottiglia di prezzi politici del cibo tali che strozzare i contadini (che hanno smesso di produrre) e affamare i cittadini poveri.

    tutto questo però PRECEDE le cause che il Gallino millanta.

    saluti

    Francesco, cresciuto nella bergamasca, dove il ricordo della fame atavica non è ancora morto.

  11. upuaut says:

    Francesco, capisco che sentirsi ricordare come il nostro stile di vita sia la causa diretta della morte per fame di milioni di persone possa fare male, ma arrivare a negare l’evidenza non mi sembra elegante, ne’ produttivo.

    tutti i fatti a cui fa confusamente riferimento mi paiono palesemente falsi? Ti paiono, appunto. O forse sai qualcosa che noi non sappiamo. Per esempio, ti risulta falso il numero dei contadini suicidatisi in India tra il 1995 e il 2006? Piacerebbe anche a me sapere che e’ falso, percio’, se hai fonti migliori, ti saro’ grata se le linkerai. Cosi’ come mi piacerebbe leggere qualcosa che smentisca tutto il resto.

    Infine, spacciare per “politiche” le condizioni che conducono alla fame in molte regioni mondiali – sottacendo le cause economiche, o facendo finta che non siano il motore primo delle scelte politiche – mi pare piuttosto… piuttosto faccio-finta-di-non-vedere, ecco.

  12. genseki says:

    gentile Francesco,

    un giorno voglio dedicarmi alla raccolta di incipit di commenti ai blog e classificarne le tipologie, il suo entrerebbe nella categoria mistico- ortofrutticola.

    Grazie per l’esemplare (raro).

    Davvero lei crede che i paesi dell’Africa dei Caraibi e dell’Asia meridionale siano in condizioni di scegliere le politiche economiche che devono condurre per il benessere delle loro popolazioni?

    Lei crede davvero che l’Italia possa scegliere le politiche economice che vuole condurre, o la Padania o il Bergamasco?

    Inoltre, privilegiare la costruzione dell’industria nazionale della manifattura destrutturando il mondo contadino attraverso la carestia provvocata per via politico-amministrativa non è stata la Garnde Invenzione della borghsia inglese, imitata a ruota da tutte le altre dei paesi sviluppati e non si chiama Accumulazione Primitiva nel quadro della Rivoluzione Industriale?

    Ne concludo che secondo Lei nei paesi dell’Africa etc è in corso una fase di accumulazione primitiva e che questa è la causa della fame nel mondo oggi. Il che francamente mi pare difficile da sostenere.

    Ritengo comunque che l’ideologia nazionalcattolica bergamasca abbia come presupposto fondante l’assioma secondo cui se quacuno è povero è solo colpa sua! E se lo merita! E ben gli sta! E a lavorare pelandrone. Assioma che si situa molto al di qua del Reale in quel territorio che si chiama orrore dell’altro o dell’Altro

    genseki

  13. utente anonimo says:

    Divertenti queste incursioni dal marxismo più ortodosso e ristretto, ma non molto significative.

    Francesco

  14. genseki says:

    Sulla carestia provvocata dal prezzo della patata in Irlando e sulla sua NECESSITÄ per spingere i contadini irlandesi verso l’Inghilterra puó consultare l’analisi serrata condotta da quel noto marxista che si chiamava Camillo Benso di Cavour oltre a Engels naturalmente! Si faccia per favore un giro negli scritti economici di quell’ultrasovietico chiamato Benedetto Croce se ha tempo.

    E poi, che diamine:una questione di stile:mettere, oggi, l’aggettivo ortodosso dopo il sostantivo marxismo e rinforzarlo con ristretto è davvero tanto banale che fa venir voglia di diventare francescano e discutere via e-mail cone le roselline di macchia!

    Curi lo stile, suvvia! Aiuta a pensare quando non si hanno altri mezzi per farlo.

    genseki

  15. utente anonimo says:

    La politica economica del mondo è gestito dai sionisti i quali, approfittando della posizione finanziaria forte della famiglie ebree come Rockfeller e Rotshield, indirizzano le economie di vari paesi, attraverso la corruzione dei funzionari statali e governativi, verso la politica delle multinazionali controllate da queste famiglie.

    Negli anni 60 in Iran dello scià , fino allora paese esportatore di prodotti agricoli, vi furono adottati delle politiche economiche studiate dai sionisti che miravano a trasformare l’Iran esportatore, in un importatore di tali prodotti , mentre negli stessi anni Israele diveniva il maggiore produttore agricolo del mondo.

    Negli anni 70, per queste politiche, Iran era diventato uno dei maggiori consumatori dei prodotti agricoli israeliani ed occidentali (controllati in maggior parte , attraverso le famiglie ebree di cui sopra, dalle multinazionali ) e quindi, nell’ ultimo anno dello scià, il prezzo di ogni genere alimentare nel paese era deciso dai sionisti e il carovita minava dalla base la vita della classe media che componeva, come molti altri paesi del mondo, la maggioranza del paese.

    Lo chiamarono “rivoluzione bianca” quando spezzarono le terre agricolo iraniane di proprietà della nobiltà rurale , in pezzi piccoli da “regalare” ai piccoli agricoltori mentre in occidente e in Israele i grandi proprietari venivano aiutati con sovenzioni governative per aumentare la produzione ed allargare il proprio potere.

    Quei piccoli agricoltori iraniani, dopo poco tempo e in mancanza delle risorse per potere gestire quelle terre, cominciarono a vendere le terre ai lupi mannari sionisti come Hojabr Yazdani che li affittava alle multinazionali, divenendo cosi uno degli uomini più ricchi del paese che con questa politica diveniva dipendente totalmente alle decisioni dei sionisti sulla sua vita.

    Il processo di inversione di questa situazione fu adottato dalla rivoluzione del’1979 e per questa nuova politica l’Iran di oggi è autosufficiente in molti prodotti, come è esportatore in altri e quindi, uno dei motivi principali dell’inimicizia sionista con l’Iran è questa emancipazione in cui ha avuto successo l’Iran, mentre la trasformazione dell’Iran in MODELLO per gli altri paesi, costituisce l’incubo maggiore dei sionisti.

    reza

    PS- se vuoi controllare un popolo, devi fare in modo che per mangiare abbiano bisogno di te, o qualcosa del genere, era il motto dei colonialisti ed è il motto dei sionisti.

  16. Grazie Miguel per l’articolo.

    Subito postato.

  17. utente anonimo says:

    OT

    miguel,

    perché non lasci aperti i commenti degli ultimi due-tre post, giusto per vedere se c’è qualche discussione non ancora terminata?

    grazie

    roberto

  18. kelebek says:

    Per roberto n. 17

    Hai ragione, ma dipende dal numero di troll :-)

    Miguel Martinez

  19. utente anonimo says:

    News Italy

    IN CAMPANIA NON C’E’ SOLO MUNNEZZA ma……

    TV E STAMPA NAZIONALI RESTANO IN SILENZIO.-

    News Italy – Unpublished Painting M.C .Escher.-

    Notizia Sensazionale.

    Trovato Inedito Quadro di M.C .ESCHER 1898-1972 NL

    Opera datata 18.1.1949 raffigurante Nessie il Mostro di Loch Ness

    che emerge dalle acque richiamato dalle note di un flauto suonato

    dall’Uomo Nero senza Volto.

    ROMA : E’ AUTENTICO

    La Grande Stampa –TV ( nazionale e internazionale ) TACE –

    http://www.fimservice.it/pdf/pol_gen07.pdf

    http://www.youtube.com/results?search_query=nessie+escher&search_type=

    http://www.irpinianews.it/DaiComuni/news/?news=19596

    http://www.napoli.com/stamparticolo.php?articolo=13464

    opistoglyph wrote:

    IN CAMPANIA NOT There E’ SINGLE MUNNEZZA but…… TV And PRINTS NATIONAL REMAINS IN HUSH.- News Italy – Unpublished Painting M.C Escher.- Sensational News. Found Unknown Picture of M.C ESCHER 1898-1972 NL dated Work 18.1.1949 representing Nessie the Monster of Loch Ness that emerges from waters recalled from notes of a flauto played from the Black Man without Face. ROME: AUTHENTIC E’ The Great Press – TV (national and international) TACE –

    WoW! Even translated , i’m still in a state of “WTF??!” , HA!

  20. utente anonimo says:

    Per Roberto 17:

    in effetti io avrei voluto almeno associarmi al tuo commento n. 28 di ieri.

    Hai detto già tutto benissimo tu e a me verrebbero solo battutacce da troll o inopportuni commenti su hobby e tempo libero (lettura e scrittura di riviste, musica, danze, frequentazioni varie ecc), sull’impegno sociale e sulle cose tristi, sulla gioia e sull’angoscia e su molto altro ancora.

    Ti ringrazio per il tuo commento.

    Giacomo

  21. utente anonimo says:

    La politica economica del mondo è gestito dai sionisti

    Questo non suscita tuoi commenti, capo?

    Francesco

  22. utente anonimo says:

    “Davvero lei crede che i paesi dell’Africa dei Caraibi e dell’Asia meridionale siano in condizioni di scegliere le politiche economiche che devono condurre per il benessere delle loro popolazioni?”

    Beh, se Ella desidera la mia sincera opinionem sono più portato a credere che un saggio governo coloniale, forse con mandato Onu, avrebbe maggiori probabilità di realizzare il benessere delle popolazioni.

    Se invece parliamo di vincoli esterni che impedirebbero tali politiche, credo siamo nella mitologia sessantottina o terzomondista.

    Il problema è di capacità e volontà dei governanti locali, in primis. Poi, che il mondo reale non sia il Mulino bianco, lo sappiamo bene.

    Francesco

    PS accetto smentite fattuali.

  23. kelebek says:

    Per Francesco n. 21

    il mio commento è nello stesso testo che commenti:

    “Per atavico istinto, tutti cercano di dare un nome umano a questa cosa, per avere qualcuno con cui prendersela: gli zingari, Bush, i comunisti, Berlusconi, i musulmani, i preti, gli atei, gli ebrei, gli arabi…”

    Miguel Martinez

  24. utente anonimo says:

    “privilegiare la costruzione dell’industria nazionale della manifattura destrutturando il mondo contadino attraverso la carestia provvocata per via politico-amministrativa non è stata la Garnde Invenzione della borghsia inglese, imitata a ruota da tutte le altre dei paesi sviluppati e non si chiama Accumulazione Primitiva nel quadro della Rivoluzione Industriale?”

    No, che io sappia. Tra il liberoscambismo che permetteva di importare cibo a buon mercato per pagare poco gli operai e le Sue ciance di carestia provocata corrono alcuni mari e alcuni monti.

    Saluti

    Francesco

    PS non che in Africa le risorse estorte ai contadini vadano ad alcuna forma di accumulazione, peraltro.

  25. utente anonimo says:

    Così alcuni dicono.

    Io non lo so proprio.

    Giacomo (capo per finta)

  26. utente anonimo says:

    x Miguel 23

    Quindi, l’unico modo per affrontare la limitatezza degli esseri umani è il meccanismo del capro espiatorio?

    Essendo il mondo troppo complesso perchè lo si indirizzi nella direzione desiderata, si attribuirà questa deviazione ad un complotto? O al Fato?

    Siamo assai deludenti, noi umani.

    Francesco

  27. utente anonimo says:

    Maurizio Blondet ha scritto un articolo che tocca più o meno gli stessi temi dell’interessante, inquietante pezzo postato da Kelebek:

    http://www.effedieffe.com/content/view/3182/179

    Stradivari

  28. genseki says:

    per Francesco n. 24

    ma secondo lei, gli operai crescono sugli alberi? Si tratta di produrli gli operai e per produrre gli operai bisogna fare in modo che quelli che erano contadini diventino appunto operai e perché lo diventino bisogna che non ci siano piú per loro le condizioni minime per restare contadini o pastori. Ai pastori provvedono le leggi ad hoc. In Italia fu la legge delle “chiudende” per esempio che convinse i pastori sardi a diventare operai a Torino, per i contadini ci sono mezzi piú complessi. Peró perché ci sia l’industria capitalistica bisogna che prima si disgreghi il mondo contadino. Ma questo non è marxismo! Caspita, questo lo sanno tutti! Ma proprio tutti, si studia in Terza media.

    Magari poi lo si dimentica se si legge troppo la Padania.

    Comunque se è allergico al marxismo le consiglio di studiarsi il dibattito Nehru Gandhi, che non erano marxisti, sulla modernizzazione dell’India. Si ricorda le spaventose carestie in India negli anni sessanta? Ecco!

    Lei crede che le élites locali si trovino sotto le foglie come i funghi?

    Le élite locali si formano e la formazioe di una élite nazionale mi creda è un problema piuttosto intricato. Ed è un problema che è collegato agli altri che abbiamo esaminato prima, perché vede per formare delle élite bisogna che ci sia una massa adeguata di studenti in cui pescare quelli eccellenti per un’educazione di élite e perchè ci siano grandi masse di studenti bisogna che si svluppi l’urbanizzazione e perché si sviluppi l’urbanizzazione bisogna che i contadini lascino le loro campagne. Nella storia non le hanno mai lasciate con le buone, lo sa?

    Chissa poi perché? Magari preferiscono suicidarsi come abbiamo letto. Lei pensa che chiunque ragioni sui fenomeni storici e sociali sia marxista. Non è cosí la gente che studia ha svariate convinzioni personali. Io comunque sono evidentemente di vecchia scuola hegelomarxista (vecchio noblie liceo classico gentiliano oblige). Cerchi di superare con un piccolo sforzo la sua convinzione che chi ha poca ricchezza è per colpa sua e va a lavurá barbun del terzo mondo. Non serve a capire niente. Vedrá che le si aprirá davanti un mondo nuovo di pensieri e di prospettive.

    genseki

  29. utente anonimo says:

    A me risulta che fin dal Medioevo, un pochino prima della manifattura organizzata e meccanizzata, “l’aria di città rendesse liberi” e che dalla campagna si scappi verso la città.

    Magari nel mio liceo classico gentiliano si studiava male, non so.

    La tesi che il mondo contadino sia stato disgregato a forza e apposta mi è assai nuova, ne ho solo un indizio nella polemica sulla fine dei terreni comuni nelle campagne. Mi pare si chiamasse “la tragedia dei commons”

    Saluti

    Francesco

  30. utente anonimo says:

    XFrancesco#21

    L’agricoltura serviva a produrre alimenti da servire in tavola , forse avrebbe preso lo stesso la strada che ha preso , ma con la creazione di Israele i sionisti hanno scoperto che questa poteva essere una grande leva (Rosalux se ne vanta quando le usano i sionisti) per fare soldi e per controllare i governi quindi, se l’agricoltura è diventato la produzione dei commodities e di oggetti di speculazione in borsa, questa è stata una scelta privilegiata in primo luogo dai sionisti.

    Se l’agricoltura industriale, inventata da quelli che hanno “reso paradiso il deserto palestinese” [lo ricorderete !?! era uno slogan dei sionisti ] produce roba da vendere, allora produce per coloro che hanno i soldi per comprarsela, Solo che in questo mondo devono mangiare tutti, anche quelli che soldi non ne hanno quindi, la povertà delle intere nazioni e dei interi popoli è diventato un bussiness per i sionisti.

    Ehhhhhhhhhh certo, i fiori cresciuti sulle terre usurpate dagli israeliani e quindi, rubate ai palestinesi, sono il commercio dei sionisti e ogni mattina arrivano freschi freschi nei negozi di fiori dell’europa occidentale , rendendo grandi ricchezze alle casse del sionismo internazionale, che agisce impunemente sulla vita dei palestinesi sotto assedio nel campo di concentramento di Gaza, perché le regole della globalizzazione applicate da parte dei sionisti all’agricoltura hanno dato risultati (perversi) che determinano un enorme potere economico , contro il quale nessuno potrà avere mai il corraggio di agire.

    Questo potere oggi sta facendo morire di fame mezzo mondo e domani (come risulta dalla situazione attuale) sarà ancora peggio.

    reza

  31. PinoMamet says:

    Reza

    forse non ho capito bene: secondo te l’agricoltura industriale l’hanno inventata i sionisti??

  32. utente anonimo says:

    “secondo lei, gli operai crescono sugli alberi?”

    fondamentalmente sì, la crescita della produttività in campagna e la transizione demografica hanno generato un sacco di braccia disponibili.

    che hanno poi trovato occupazione in fabbrica ma ci vuole troppa fantasia per immaginare che questo sia stato studiato a tavolino da qualche genio

    Francesco

  33. Ullikummi says:

    IL LIBERO MERCATO DELLA FAME

    [..] Quest’articolo di Luciano Gallino (da Repubblica) è stato riprodotto da Altrestorie e Kelebek. Lo postiamo perché è un modello di sintesi e di chiarezza su un tema fondamentale: l’essenziale incompatibilità tra liberismo ed [..]

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