Le grandi domande (II)

Quello che segue è il ragionamento su cui baso le scelte della mia vita.

Cerco di esporlo nella maniera più semplice, ma non verrà capito lo stesso da quasi nessuno: la maggioranza continuerà a dire, “ma insomma, per chi tifi in questa o quella rissa in rete?”

I blog sono in apparenza democratici, nel senso che non c’è uno che parla mentre gli altri ascoltano: parlano tutti contemporaneamente.

Anzi, i blog esistono solo nel momento in cui parlano.

Ne consegue che devono parlare in ogni istante, non importa di cosa. Come individui, o per usare il termine greco, come atomi. Il blog è quindi il caso estremo di individualizzazione o di atomizzazione.[1]

Il blog è quindi semplicemente la manifestazione esteriore di qualcosa che avviene in ogni aspetto del nostro mondo.

Ora, più si è individualizzati, più si diventa uguali agli altri: è il segreto del rapporto stretto che esiste tra emancipazione e sudditanza consumistica.

Infatti, il massimo di individualizzazione – di “libertà” – è anche il massimo di impotenza, perché in ogni istante, l’atomo si trova indifeso di fronte alla pressione circostante: se non esiste la possibilità di formare alcun blocco che opponga resistenza, ciascun individuo viene spinto dove vuole la forza soverchiante del controllo economico e mediatico.

Proprio per questo, ciò che appare democratico sortisce in realtà un effetto contrario.

Il blog (con i suoi annessi chattiformi) è la forma – per ora – ultima di questa condizione umana.

Se esistono solo atomi che volano nello spazio, in perpetuo moto, essi finiranno per incontrarsi e scontrarsi casualmente tra di loro. Certo, la prima spinta potrà derivare dal disgusto provato per la faccia di Bruno Vespa, o da qualche incerto elemento identitario.

Il sistema capitalistico accelera le trasformazioni, come possiamo vedere in tutti i campi. La rivoluzione elettronica porta questo processo alla quasi simultaneità: nel giro di pochi minuti, leggo un gran numero di blog e reagisco.

Ognuna di queste reazioni porta un nuovo elemento, dà una nuova spinta all’atomo vagante nello spazio – o nello Spammo, come dice più precisamente una saggia quattrenne di mia conoscenza: una definizione che mi sembra molto migliore di “blogosfera”. Anche perché il termine blogosfera è il prodotto dell’imbecille autocompiacimento di chi crede di appartenere a un mondo a parte, mentre la rete dei blog non è altro che il punto estremo della volatilizzazione umana in corso a tutti i livelli.

Ogni incontro e ogni scontro nello Spammo fa deviare l’atomo dalla sua traiettoria iniziale, la fa sbattere da altre parti.

Si potrebbe pensare che l’aumento di incontri-scontri faccia crescere anche l’esperienza: ma non è così, perché gli atomi spammanti non possono accumulare nulla – i nostri tempi vedono anche il crollo di tutta la cultura illuminista, che si basava sulla costruzione della conoscenza attraverso lo studio e l’esperienza.

Per questo, gli scontri nello Spammo avvengono sempre per motivi psicologici primari. Non voglio dare esempi, perché i soliti ci leggerebbero subito qualche inesistente riferimento trasversale a casi reali.

Però penso che tutti abbiamo presente liti avvenute nello Spammo. Sono sempre legate a due o tre pulsioni fondamentali, di tipo adolescenziale.

Ieri i quotidiani riferivano di una violenta rissa tra studentesse quindicenni dell’istituto tecnico “Luosi” di Mirandola, l’esito di gelosie sorte “su Internet”. La lettura dell’articolo è istruttiva, perché  riflette tutti i meccanismi delle cosiddette blogwar, senza però le elaborate finzioni di cui noi, cresciuti nei tempi pre-elettronici, ancora sentiamo il bisogno.

L’atomo, spinto di qua e di là da questo incessante scontrarsi, finirà prima o poi per seguire una traiettoria del tutto diversa da quella che si era posto in origine.

Lo scontro però non è semplicemente tra due o più individui: avviene sempre davanti a una platea, a volte di migliaia di persone.

Dove si creano immediatamente meccanismi ulteriori, sempre elementari, di tifo per e di odio contro. Nascono così nuove catene di azione e reazione, che generano nuove spinte.

Non so voi, ma questo moto perpetuo e casuale mi fa orrore. Eppure anch’io ci finisco impelagato, perché non è possibile non trovarsi coinvolti negli incontri-scontri.

In ogni singolo scontro, ci può essere chi ha ragione e chi ha torto. Certo, il giudizio non è facile, perché non è avvenuto nessun fatto concreto: ci sono solo chiacchiere e byte attorno a emozioni di persone che magari non si sono mai viste in vita loro.

Ma se un simile meccanismo si ripete incessantemente e ovunque, vuol dire che si tratta di una questione strutturale: le singole ragioni e i singoli torti scompaiono di fronte a qualcosa che è iscritto in maniera inevitabile nel sistema stesso. Gli affetti artificiali dello Spammo si trasformano in maniera automatica in odio e nella ricerca vana di nuovi affetti: non è un fenomeno accidentale, è l’essenza del mondo in cui viviamo.

Io ho scelto di aprire un blog, con una traiettoria ben precisa in mente. Una traiettoria si può modificare continuamente in base alla riflessione, ma non semplicemente all’impatto con altri atomi.

Chiaramente, le persone non sono atomi: potenzialmente sono molto di più. Ma la loro proiezione elettronica spesso lo è. Il sistema in cui viviamo, contestato ingenuamente per tanto tempo come “materialista“, è in realtà una smaterializzazione e uno svuotamento dell’umanità reale.

I link sono, per definizione, dei legami. Che ti tirano comunque in questa o quella direzione.

Ecco che in un colpo solo chiudo cinque link.

Sta alla saggezza delle persone che hanno generato quei blog, sapere che loro non sono blog. E che ciò che io penso di loro in quanto esseri umani è cosa diversa da ciò che penso dei loro veicoli elettronici impazziti.

Nota:

[1] Non mi interessa qui il corretto uso in fisica del termine “atomo”. Sto parlando degli atomi che conoscevo io a scuola, sostanzialmente piccole palline colorate a forma di biglia. Mi ricordo che mentre le molecole sembravano complicate opere d’arte fatte con il Lego, gli atomi che se ne stavano per fatti loro, erano piccole sfere plasticose tutte uguali.

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5 Responses to Le grandi domande (II)

  1. utente anonimo says:

    peccato che tu abbia studiato la fisica nei primi del novecento ,

    il culto della parola e l’ esoterismo metaforico e tutti i Grandi Flussi del supercalifragilistiche spiralidoso :-p

    trarrebbero grande giovamento da pazzielli come il principio di complementarietà , il principio di indeterminazione di Heisenberg , il gatto di Schrödinger….

    Grosso W. (ricercato)

    p.s.

    immagino che il degno rappresentante del nostro mondo accademico ti stia chiedendo di essere protone o ELETTRONE ( e più improbabilmente chiedendo se tu sia un isotopo)

  2. Non avrei mai detto che si poteva tirare in basso democrito per spiegare cosa succede in rete …. infatti credo che non si possa fare :-)

    ciao

  3. kelebek says:

    Per Barbara n. 2

    In effetti, Democrito era venuta in mente anche a me!

    Comunque, ogni esempio è buono; ma la cosa fondamentale è cogliere come ciò che succede in rete non sia che un riflesso di qualcosa di molto più ampio.

    Miguel Martinez

  4. Si, questo si capisce, e anche che uno a volte fa delle cose sulla base del momento e non perché è la sua missione di vita.

  5. kelebek says:

    E adesso chiudiamo i commenti per la notte…

    trollare altrove.

    Miguel Martinez

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