“La criminale associazione denominata Chiesa Cattolica”

Mi occupo poco dello scontro tra laici e clericali, perché ritengo che entrambi saranno spazzati via dalla storia. Detto molto semplicemente, se la gente smette di leggere e guarda solo la TV, finiranno per non farsi più né una cultura scientifica, né una cultura religiosa.

Ma il caso del giudice Luigi Tosti, condannato a un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per essersi rifiutato di tenere udienze in aule con esposto il Crocefisso, è davvero notevole.

Luigi Tosti deve essere un personaggio dal carattere, come dire, un po’ forte… proprio per questo coinvolge la lettura di questo brano, in cui lui descrive come viene trattato chi sfida, non la religione, ma una sorta di pacificante consenso simbolico sociale. 

Quelle che seguono sono le focose parole di Luigi Tosti, e non certo le mie. Però non posso che provare una certa simpatia per lui.

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Criminale crocifisso

Cronaca di una condanna annunciata a cura dell’imputato Luigi Tosti (*)

(*) Il giudice Luigi Tosti chiede allo Stato Italiano che vengano rimossi dalle aule giudiziarie i simboli religiosi per rispettare il principio supremo di laicità affermato dalla Costituzione Italiana e dalla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo.

Per gli amici che seguono la mia vicenda giudiziaria -e in particolare quelli francesi, spagnoli, portoghesi, belgi, olandesi, tedeschi, australiani, canadesi, statunitensi, inglesi, vietnamiti, israeliani, namibiani, congolesi, biafrani e, dulcis in fundo, anche per i sudditi dell’italica Colonia del Vaticano- comunico il resoconto dell’udienza che si è tenuta, ieri 21 febbraio 2008, dinanzi al Tribunale penale dell’Aquila, allestito in scrupolosa osservanza dello stile dei Tribunali della Santa Inquisizione, cioè con quello stesso criminale crocifisso che è oggi appeso sopra i giudici della Repubblica Pontificia Italiana e che, a suo tempo, troneggiò sopra i criminali giudici della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana.

Il 21 febbraio 2008, mi sono presentato in udienza con una telecamera perché intendevo chiedere, nella mia qualità di imputato, l’autorizzazione a riprendere lo svolgimento dell’udienza penale, per far vedere poi agli amici che mi seguono “come” viene celebrato il processo a mio carico. Chiedere la videoregistrazione dell’udienza a mio carico è peraltro un diritto che mi viene garantito dalla legge.

Ebbene, prima ancora che i giudici entrassero nell’aula per iniziare l’udienza, un capitato dei Carabinieri della Procura della Repubblica -che mi permetto di definire, pubblicamente, come un vero gentiluomo ed una persona squisita, sperando di non arrecargli un qualche pregiudizio- si è presentato in udienza facendomi presente che doveva asportare e custodire (cioè sequestrare) la telecamera, per “ordine superiore”. Gli ho subito fatto presente che la telecamera era la mia e che mi serviva per fare le riprese: io, infatti, intendevo chiedere al Tribunale di essere autorizzato ad effettuare le riprese, non appena i Giudici fossero entrati in aula: se mi fosse stata sequestrata, come avrei potuto esercitare il mio diritto?

Mentre si stava discutendo su questa questione, sono entrati in aula i tre giudici e il Presidente, ancor prima che venisse chiamato il mio processo, ha ribadito al Capitano dei carabinieri l’ordine di sequestrare la telecamera perché la ripresa del processo “non era stata autorizzata”.

Sia io che i miei avvocati abbiamo ovviamente obiettato che il processo non era stato chiamato e che la domanda di effettuare riprese non era stata ancora formulata: dunque, non esisteva alcun provvedimento di rigetto della domanda.

Il Presidente replicava affermando, con una notevole dose di arroganza, che la domanda era rigettata. Gli si è allora ribadito che il processo non era ancora stato chiamato e che la domanda non era dunque stata fatta e che io intendevo farla. Senza neppure ritirarsi in camera di consiglio e senza neppure interpellare gli altri due giudici, il Presidente dichiarava, allora, che la richiesta di riprese audiovisive era respinta e che gli altri due giudici la pensavano come lui.

Piccola nota personale. Quando si tratta di processare i “mostri” Olindo e Rosa Romano, i “giudici” autorizzano centinaia di televisioni a riprendere il processo, anche contro la volontà degli imputati; quando la richiesta, però, proviene da un imputato che, come me, non ha nulla da vergognarsi, i giudici impediscono, senza fornire una briciola di motivazione, la ripresa dell’udienza: e questo per impedire che i cittadini si rendano conto che i giudici stanno processando non il vero “mostro”, cioè il Ministro di Giustizia, ma la vittima del razzismo della repubblica Pontifica Italiana.

Delirante è la circostanza che i giudici possano decidere se autorizzare o no le riprese, senza fornire giustificazioni plausibili del perché essi adottino pesi e misure diverse a seconda dei casi: questo è puro arbitrio, e l’arbitrio è la negazione assoluta della garanzia di imparzialità del giudice.

Archiviata questa questione, il Presidente del Tribunale aquilano ha esordito chiedendo come mai io fossi lì, in aula, e come mai fossero presenti i miei difensori, visto che nella precedente udienza mi ero allontanato ed avevo revocato la nomina ai miei difensori, perché non era stata accolta la mia richiesta di celebrare il processo senza il criminale crocifisso dei Tribunali dell’Inquisizione, che ancora oggi troneggia sopra le loro teste, o con l’apposizione dei miei simboli a fianco del crocifisso. Per quel che ho capito, il Presidente ha manifestato una sorta di rammarico per il fatto che io fossi lì a difendermi e che ci fossero anche i miei difensori di fiducia, presagendo quello che poi sarebbe avvenuto: e cioè che mi sarei difeso, mettendo alla berlina le Istituzioni razziste italiane e la Chiesa Cattolica.

I miei legali hanno respinto queste astruse contestazioni del Presidente, rappresentandogli che io avevo per iscritto revocato la nomina del difensore di ufficio il quale aveva pubblicamente dichiarato, anche sulla stampa, che, essendo cattolico, intendeva rifiutarsi per obiezione di coscienza di difendere un giudice che aveva chiesto di togliere i crocifissi dalle aule di giustizia.

A questo punto ho chiesto la parola per far presente tre questioni: la prima era che il Tribunale aveva omesso di pronunciarsi alla precedente udienza sull’eccezione di nullità dell’udienza preliminare; la seconda era che il Tribunale aveva respinto la mia richiesta di rimuovere i crocifissi perché “non davano fastidio” ma, guarda caso, si era dimenticato di pronunciarsi sulla richiesta di esporre a fianco del crocifisso i miei simboli che, guarda caso, anch’essi “non davano fastidio”; la terza era un invito ai tre giudici ad astenersi dal processo se erano stati battezzati ed appartenevano ancora alla religione cattolica. Il processo a mio carico, infatti, implicava che essi dovessero preliminarmente decidere se la presenza dei crocifissi nelle aule di giustizia della Colonia del Vaticano fosse o meno legittima: i giudici cattolici, dunque, avevano un interesse personale nel mio processo perché, se mi avessero assolto, avrebbero pregiudicato in modo irreversibile il “privilegio” che viene tuttora accordato ai giudici cattolici dalla Repubblica Pontificia, cioè quello di avere sopra le loro auguste teste di cattolici soltanto il LORO simbolo.

Ebbene, il Presidente, senza ritirarsi in camera di consiglio e senza minimamente interpellare gli altri due giudici, ha respinto tutte e tre le questioni, affermando che nessuno intendeva astenersi e che, poi, il Tribunale non poteva autorizzare l’esposizione dei miei simboli, perché questo poteva essere fatto solo dal Ministro: motivazione, quest’ultima, tanto vera quanto irrilevante. In effetti, io non avevo invitato i giudici ad autorizzarmi ad esporre i simboli, bensì a chiedere al Ministro siffatta autorizzazione, provvedendo poi a sollevare un conflitto di attribuzione dinanzi alla Corte Costituzionale solo se la stessa fosse stata respinta.

Uno dei miei avvocati, a questo punto, rappresentava al Presidente del Tribunale che il giudice dell’udienza preliminare aveva affermato che, se un legittimo impedimento dell’imputato a presenziare all’udienza si realizza dopo che egli è comparso, l’udienza può legittimamente proseguire perché l’imputato è rappresentato dal suo difensore. Questa affermazione -proseguiva il mio avvocato- contrastava col codice di procedura penale che disponeva in senso contrario, tant’è che, se egli fosse ad esempio caduto in coma, il tribunale avrebbe dovuto rinviare l’udienza.

Il presidente, allora, interrompeva il mio avvocato con questa obiezione, allucinante: “ma questa è un’ipotesi, che non si è realizzata!!” Al che il mio legale replicava: “ma potrebbe realizzarsi e, allora, il tribunale dovrebbe decidere se rinviare rinviare o meno il processo”.

Di fronte a questa elementare obiezione, il Presidente se ne usciva con questa risposta che faceva imbestialire il mio avvocato fino al punto da indurlo a chiederne la ricusazione: “Avvocato, vuol dire che quando lei andrà in coma, noi decideremo!!!”

Volavano parole pesanti: il tutto non ripreso dalla mia telecamera, accortamente fatta sequestrare in via preventiva.

Il Presidente dichiarava di non volersi astenere ed invitava pertanto il mio avvocato a formalizzare la richiesta di ricusazione nei suoi confronti. Io invitavo il mio avvocato a non farlo, perché intendevo portare a termine il processo a mio carico (era già la quarta volta che ero costretto ad andare all’Aquila).

Passati alla fase dell’ammissione delle prove, il Pubblico ministero, guarda caso, rinunciava al suo teste di accusa, cioè il Presidente del Tribunale di Camerino Aldo Alocchi, e questo per evitargli le domande imbarazzanti alle quali sarebbe stato sottoposto dai miei difensori. Dal momento, però, che anche io ne avevo chiesto l’audizione, la sua richiesta di “soprassedere” all’audizione di questo teste non sortiva gli effetti sperati.

Iniziava, dunque, l’interrogatorio del Presidente Alocchi.

Al dr. Alocchi i miei avvocati ponevano le domande che io avevo scrupolosamente scritto, allo scopo precipuo di porre in evidenza quanto fosse stato contraddittorio e criminale il comportamento posto in essere nei miei confronti: io, infatti, ho subito una palese e criminale discriminazione religiosa da parte del Ministro di Giustizia e dei miei superiori i quali, non solo non hanno rimosso i crocifissi nelle aule dove ero costretto a lavorare, ma mi hanno vietato di esporre i miei simboli. Io non sono né un prete né un frate che ha fatto la scelta volontaria di frequentare chiese e conventi, dove vengono esposti i crocifissi. Io sono un pubblico funzionario che non può essere costretto dallo Stato italiano a frequentare aule giudiziarie nelle quali vengono esposti quegli stessi criminali crocifissi che vennero esposti nelle criminali aule giudiziarie dei criminali Tribunali della Santa Inquisizione della criminale associazione denominata Chiesa Cattolica e fondata da Dio in persona.

Ebbene, gran parte delle domande formulate per il teste Alocchi sono state vietate dal Presidente del tribunale, su opposizione del P.M., senza nemmeno interpellare gli altri due giudici: e questo per togliere dall’imbarazzo il teste, che non avrebbe saputo a quale santo votarsi per fornire giustificazioni logiche o giuridiche del suo comportamento contraddittorio e discriminatorio.

Eguale sorte è poi capito al mio esame: dopo che io ho dichiarato, in pubblica udienza, che tra i motivi che mi spingevano a non tenere le udienze sotto il crocifisso vi era quello che non avrei mai tenuto le udienze sotto l’incombenza della svastica nazista e che, quindi e a maggior ragione, non intendevo tenerle sotto l’incombenza del vessillo della Chiesa Cattolica, cioè di quella che era stata ritenuta e che io avevo già definito in pubblica udienza, dinanzi al CSM, come la più grande associazione per delinquere e come la più grande banda di falsari che sia esistita sul Pianeta Terra, le domande successive venivano “stoppate” per evitare che io fornissi tutti i puntuali riscontri storici della criminalità della Chiesa Cattolica, citando le crociate, i tribunali dell’inquisizione etc.

Il P.M. ha iniziato ad interrompere continuamente il mio esame -cioè l’esame che mi permetteva di difendermi – e il Presidente del Tribunale ha accolto tutte le opposizione del P.M., senza interpellare gli altri due giudici. Si è innescato un violentissimo diverbio tra uno dei miei difensori e il P.M.: diverbio che, grazie all’oculata e solerte censura preventiva del Presidente del Tribunale dell’Aquila, gli italiani non potranno mai ammirare. Ad un certo punto il Presidente ha addirittura interrotto il mio esame, “spedendomi” al mio posto.

E’ iniziata allora la discussione finale.

Il P.M. ha chiesto la mia condanna sulla base di questo ragionamento.

E’ irrilevante valutare se la motivazione del dr. Tosti di non tenere le udienze a causa della presenza del crocifisso sia o meno fondata, perché ciò che conta è che egli, di fatto, non ha tenuto le udienze e questo comportamento ha arrecato un disagio agli utenti che chiedevano giustizia. Se la presenza del crocifisso sia lecita o meno e se essa sia lesiva del principio supremo di laicità affermato dalla Costituzione e, inoltre, dei diritti inviolabili del Tosti e dei cittadini italiani alla libertà religiosa e all’eguaglianza, sono dunque questioni del tutto irrilevanti, ad avviso del P.M. aquilano.

Non una parola, però, il P.M. ha speso in merito alla circostanza che io ho comunque manifestato la piena disponibilità a tenere le udienze sotto l’incombenza del crocifisso, purché il Ministro mi autorizzasse ad esporre i miei simboli a fianco del crocifisso. E non si tratta di circostanza secondaria, perché essa al contrario evidenzia che la responsabilità del presunto “disagio degli utenti” -che mi si vuole appioppare- è semmai da imputare al Ministro di Giustizia, “razzista”, che mi ha impedito di esporre i miei simboli.

            Se al P.M. aquilano stessero realmente a cuore gli interessi dei poveri cittadini italiani, egli avrebbe dovuto incriminare il Ministro di Giustizia che, con comportamento arrogante e razzista, mi ha vietato di godere della stessa dignità e degli stessi diritti che la Repubblica Pontificia Italiana accorda alla Superiore Razza Cattolica Italiana. Se fossi stato autorizzato ad esporre i miei simboli, io avrei seguitato a tenere le udienze: se questo non è stato fatto, ciò è dovuto al fatto che la Repubblica Pontificia Italiana è razzista.

Ma di questo il P.M. aquilano non ne ha tenuto conto, perché se ne avesse tenuto conto avrebbe dovuto incriminare il Ministro Cattolico: e questo, in una Colonia Pontificia, non si può fare.

Che le motivazioni del mio rifiuto siano poi irrilevanti, è un qualcosa di aberrante, che neppure una persona completamente digiuna di diritto potrebbe concepire.

Se un chirurgo si rifiuta di eseguire interventi chirurgici perché la Direzione sanitaria si rifiuta di togliere dalla sala operatoria un crocifisso radioattivo, che pregiudica la salute e la vita del chirurgo e dei pazienti, solo un imbecille patentato potrebbe affermare che le motivazioni addotte dal chirurgo siano assolutamente irrilevanti, perché quello che conta è soltanto il fatto che i pazienti hanno dovuto subire dei disagi perché, a causa del suo rifiuto, essi sono stati operati da altri chirurghi!!!!!!

            Si tratta di un vero deliquio giuridico che, ovviamente, è stato accolto dal Tribunale dell’Aquila, che mi ha giustamente inflitto un’ulteriore condanna che, sommata alla precedente, porta ad un anno di reclusione ed un anno di interdizione dai pubblici uffici.

            Il che, francamente, mi riempe di gioia e di orgoglio, perché ho così maturato i requisiti per candidarmi alle prossime elezioni politiche.

            Sottolineo che questo processo è stato attivato su mie autodenunce e che, dunque, questa condanna non solo non mi scalfisce, ma anzi mi onora: altri quattro magistrati si sono uniti alla lista, già cospicua, dei magistrati che, a vario titolo, hanno condannato il mio comportamento, sia a livello penale che disciplinare.

            Se a ciò si aggiunge che nella Repubblica Pontificia Italiana esiste un solo giudice -l’anonimo Luigi Tosti- che si rifiuta di calpestare la Costituzione Italiana e la Convenzione per la salvaguardia dei diritti e delle libertà fondamentali, alla quale il Vaticano non ha potuto aderito perché contraria al suo regime liberticida, l’onore si trasforma in orgoglio: l’orgoglio di essere stato l’unico, in questa Colonia del Vaticano, che non a caso si colloca come fanalino di coda tra gli Stati membri della Comunità Europea, a lottare per questi valori.

            Cari baciapile e cari sudditi del Vaticano, carissimi Veltroni, Berlusconi, Prodi, Fini, Bertinotti, Di Pietro, Santanghè, Storace, Mastella, Dini, Pecoraro, Ferrero e via dicendo, ci rivedremo a Strasburgo: cominciate, nel frattempo, ad inventarvi qualche trojata giuridica per convincere i Giudici della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che imporre ad uno sporco ebreo il crocifisso, e vietargli di esporre la sua menorà, non è un atto discriminatorio.

            Carissimi Napoletani, smettetevela di sbraitare per la monnezza che vi seppellisce: i vostri beneamati Politici e il Vostro augusto Pontefice hanno dovuto lottare per altre incombenze ben più pressanti e prioritarie, e cioè per preservare la presenza degli idoli del Dio biblico incarnato nelle aule scolastiche, in quelle dei tribunali e in quelle degli ospedali. Sono stati spesi milioni per comprare centinaia di migliaia di idoli da esporre negli uffici pubblici: gli idoli non sono mica monnezza!

            Perché non cominciate ad esporre sulle strade pubbliche, a fianco della monnezza, i crocifissi? Non lo sapete che “Dio vede e provvede”?

Amen

 

Luigi Tosti, apostata ed eretico

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50 Responses to “La criminale associazione denominata Chiesa Cattolica”

  1. utente anonimo says:

    Simpatico, questo Tosti. E mi sembra che abbia SACROsanta ragione:).

    Bravo, Tosti. Per quello che serve, ha la mia solidarietà

    MJ

  2. mariak says:

    Ma il caso del giudice Luigi Tosti, condannato a un anno di reclusione e all’interdizione dai pubblici uffici per essersi rifiutato di tenere udienze in aule con esposto il Crocefisso, è davvero notevole. Miguel

    Mi chiedo quanto sia legittimo astenersi dal fare le udienze, rimandando quindi forse di mesi processi attesi chissà da quanto tempo e questo per motivi simbolici legati all’immagine appesa ad un muro che credo non influenzi affatto le sentenze dell’aula di tribunale perlomeno non più di quanto non lo facicano certi pregiudizi, se vogliamo per esempio riferirci ad imputati di religione differente.

    Il giudice Tosti che si è paragonato a colei che rischiando molto di più si sedette per la prima volta in posti riservati a neri, ha dichiarato anche che poteve permettersi la sua battaglia e eventuali non guadagni perchè è persona agiata.

    No a me non sta molto simpatico anche se ovviamente mi dolgo della sua condanna a un anno di interdizione dai pubblici uffici, pur chiedendomi cosa farebbero a un impiegato o operaio di qualsiasi ditta o ente che si astenesse da solo per mesi e mesi dalla sua attività. Credo che scatterebbero dei procedimenti ancora più gravi, forse il licenziamento. Ma del resto il giudice Tosti per sua ammissione dichiara di essersi cercato la condanna e di non aver quindi cercato nessun confronto con la controparte.

    Il giudice Tosti non è un perseguitato o si pensa che potesse non lavorare per i prossimi anni in nome di una battaglia per la laicità dello stato?

    Non commento poi la sua demagogia a proposito della monnezza perchè si commenta da sola.

    No a me il giudice Tosti non sta molto simpatico .

  3. utente anonimo says:

    Maria, condivido il fastidio per la demagogia dell’ultima parte. Però, a proposito delle udienze saltate, mi pare che nel comunicato il giudice Tosti abbia espressamente detto che chiedeva solo che allora gli venisse permesso di poterle effettuare potendo esporre insieme al crocifisso ANCHE simboli di suo gradimento.

    MJ

  4. Santaruina says:

    retorica della peggior specie, e in un paese come l’Italia con il suo sistema giudiziario anche alquanto fuori luogo.

    Come se fossero queste le “battaglie” della magistratura.

    Ma in Italia è sufficiente attaccare la Chiesa Cattolica per divenire eroi, anche se l’ eroismo consiste nell’astenersi dal lavoro, per chi può benissimo permetterselo.

    Ci fosse qualcuno che dicesse una parola sulla “religiosità mazziniana” dello stato, pardon “Stato”, o sulle “Stelle Polari” che guidano i presidenti miliardari della res-publica.

    Triste, molto triste.

    Blessed be

  5. Ritvanarium says:

    Caro Kelebek, tu, come tantissimi altri, quando scrivi di questi episodi non tieni mai conto che dal 12 Settembre 2001 in poi e per sempre la prima reazione di qualunque “Occidentale” che non (!!!) odia sé stesso è e sempre sarà:

    “Sì, va bene … ma in un Paese Islamico in situazione analoga conflittuale con la religione lo avrebbero impiccato !”.

    E finché non dài / date una risposta su questo non può partire lo scambio di opinioni sul fatto stesso.

    E ciò non vale solo per i laicisti: idem per gay, lesbiche, femministe, neopagani, riformisti, riformatori, rivoluzionari, “cani sciolti”, “voci fuori dal coro”, massoni pentiti, mafiosi pentiti, dissidenti, eretici, ricercatori scientifici, scrittori, giornalisti e/o artisti controcorrente …

    Sì, insomma; breve:

    siamo in tanti “Cani di Pavlov da Islamodipendenza”.

    Tu dirai che ciò dipende dai media, soprattutto dalla TV. Vero, ma finché ci sarà quell’ odioso Balzello Bolscevico (che cmq pago) del Canone RAI … la cosiddetta “Islamofobia” _ e per farti contento ci metto pure la “Ziganofobia”_ sarà inevitabile: lo ha detto anche Bruno Vespa che il canone lo costringe a far vedere alla gente ciò che essa vuol vedere (e quindi ne risente la qualità dell’ informazione) per non scontentare delle masse paganti annualmente un salasso soltanto per il fatto di aver acquistato un televisore !!!

    In supersintesi:

    ” Noantri pagamo er canone: volemo o zinghero trucido e o islammico cattivissimo … Aò, avemo pagatoooo !!! Li volemo vede !!! “*

    ;-) ;-) ;-) ;-) ;-)

    ciao

    by DavidRitvanarium

    *PS

    Spero di aver scritto giusto, il Romanesco non è la mia Lingua Madre ;-) ma è indubbiamente la Lingua del Popolo così com’ è e non come vorrebbero plasmarlo i Massoni: filoislamici per Odium Fidei degenerato in Odium Sui dell’ Occidente !!!

  6. utente anonimo says:

    ” Come se fossero queste le “battaglie” della magistratura. ”

    Anche questo mi sembra un po’ retorico. O fuorviante. Questa è una ” battaglia ” di Luigi Tosti, non della magistratura.

    Poi, al netto dello stile di Tosti, mi pare che questione sia la laicità dello Stato per come dovrebbe essere secondo le nostre regole democratiche, non la polemica contro la Chiesa Cattolica out court. Ancora ” eroe”. Ahem, su quale pianeta? Non mi pare di avere letto interviste con Tosti, nè articoli nel merito della questione. A parte qualche irriducibile e ristretto circolo ateo. E forse.

    MJ

  7. mariak says:

    @mj

    Sì certo, bisognava mettere sui muri dietro lo scranno del giudice e penso degli ospedali e delle scuole, laddove esista ancora il crocifisso, tutta una serie di simboli compreso quello dell’Uarr, atei militanti…

    Ok posto che l’idea oltre che un po’ ridicola fosse giusta, il rifiuto di metterla in pratica non è a mio avviso ragione sufficente per non fare le udienze.

    Che succederebbe se l’infermiere tizio o il maestro caio non andassero a lavorare perchè durante il loro turno sulla parete della sala c’è il crocifisso invece che il medesino con altri 20 simboli?

  8. Questi sì che sono problemi! Finalmente un giudice che alza la voce contro i poteri forti! Non come quelli che perdono tempo con la mafia, la massoneria e altre strampalate associazioni d’idee.

    Evviva questo giudice, che al netto di qualche migliaio di euro al mese, decide di non lavorare perché infastidito dal crocifisso (che naturalmente non si prende la briga di rimuovere personalmente).

    E poi, tutta questa storia, raccontata da un servitore dello Stato Italiano, quello che ha massacrato Yugoslavi, Albanesi, Greci, Abissini, Ebrei, anarchici, socialisti, cattolici, comunisti, ed oggi islamici e terroristi, quello stato che sta occupando militarmente l’Afghanistan e ha occupato l’Iraq, oltre che i Balcani, lo Stato di Piazza Fontana, dell’Italicus, di Bologna, di Portella della Ginestra, dei morti alle manifestazioni, di Ustica, del Vajont, della mafia… un servitore di questo stato ci viene a raccontare la storiella dell’associazione a delinquere.

    Ma mi faccia il piacere, mi faccia! Ma chi vuole prendere in giro?

  9. utente anonimo says:

    Davide,

    – “Sì, va bene … ma in un Paese Islamico in situazione analoga conflittuale con la religione lo avrebbero impiccato !”. —

    In Kosovo l’avrebbero impiccato? e in Bosnia? ne sei certo?

    Z.

  10. per 5: trovo efficace la supersintesi… sarà per via della santa del giorno:-)

    scusate se la butto sul ridere ma io, al limite, l’avrei tolto senza troppe storie (mente anarchica).

    cioè: benissimo le questioni di principio ma non sulla pelle di chi subisce i rinvii delle udienze senza poter dire nulla.

    ciao

  11. utente anonimo says:

    Maria non ha tutti i torti. Con lo stesso criterio adoperato dal giudice un avvocato potrebbe chiedere, chessò, di bloccare tutti i processi, o di annullarli se già si sono tenuti. Né si vede perché un giudice dovrebbe essere ascoltato di più di un avvocato (di un maestro, di uno scrutatore, di un medico), quasi avesse un quid pluris da rivendicare davanti ad un collegio giudicante.

    Ciò detto, se il processo si è tenuto nel modo descritto, non c’è dubbio che non si sia certp trattato di un esempio di correttezza e di rispetto del principio del contraddittorio. Solo una domanda: perché non si è portato appresso un registratore nascosto? davvero non poteva permetterselo?

    Per finire: in processo ci si va per difendersi, non per fare gli oratori cercando più o meno apertamente la condanna (uso Sofri, per capirsi). Se non altro per rispetto a tutti coloro che sotto processo ci finiscono controvoglia, loro malgrado, nel terrore di finire in carcere davvero.

    Z.

  12. utente anonimo says:

    McC.

    – cioè: benissimo le questioni di principio ma non sulla pelle di chi subisce i rinvii delle udienze senza poter dire nulla. —

    Infatti. Come se già non fossero comuni i rinvii al 2012.

    Quando un compagno di classe annunciò che voleva appendere un crocifisso in aula al liceo, io lo avvisai che lo avrei rimosso. Dopo due giorni lo appese, e dopo quattro giorni era scomparso.

    Avrei forse dovuto fare istanze, petizioni, lettere aperte e bloccare l’attività didattica di tutta la scuola? Ma andiamo :-)

    Z.

    p.s.: Il compagno di classe di allora – oggi affermato scrittore cattolico conteso da più case editrici – non si era avveduto che sul retro del crocefisso mani poco devote avevano aggiunto a matita: “sono al WC, torno subito” :-)

  13. Z 12: :-)!

    succede anche questo: mio figlio, cinque anni, è cotto fritto dell’insegnante di religione (quella che gli fa fare un sacco di cose creative)… ha disegnato un Gesù col cartoncino e lo ha appeso in casa (per fortuna non in croce)… dopo tutti i bisticci del liceo eccomi qui…

    ps: non dirmi di non iscriverlo a religione per il prossimo anno: ne abbiamo già parlato ma mi ha promesso battaglia in caso di divieto. Sob!

  14. utente anonimo says:

    non penso potesse asportare il crocefisso di sua scelta…forse gesto illegale…non penso potesse portare un registratore nascosto…forse un gesto illegale.

    Si tratta di un magistrato che vuole che lo stato riconosca un diritto che dovrebbe essere inviolabile (tanto da uno stato quanto da chiunque altro), utilizzare metodi illegali sarebbe stupido e sconveniente dato il contesto.

    La cosa veramente strana è che sia l’unico!!!

    caio nix

    p.s. Parentesi personale…da studente mi costato “asportare” qualche croceffisso dalle aule…preside e professori non l’avevano presa bene!;-)

  15. utente anonimo says:

    ” Maria non ha tutti i torti. Con lo stesso criterio adoperato dal giudice un avvocato potrebbe chiedere, chessò, di bloccare tutti i processi, o di annullarli se già si sono tenuti”

    Non proprio, perchè Tosti ha chiesto che venisse chiesta l’autorizzazione al Ministero. Ovvero, lui chiedeva ad organi UFFICIALI e che hanno competenza di esprimersi. Insomma, questo fa escludere che chiunque possa decidere come gli pare e che la cosa possa diventare ingestibile, con via vai incontrollabili di simboli, via. Su, esagerare la portata di una singola azione per poterla criticare meglio non mi sembra il modo miglior per criticarla.

    MJ

  16. per 14: collocare altrove il crocefisso reato?

    comunque… reato commesso lo stesso, e – infatti – il giudice ha subito una condanna, con danno dei cittadini (udienze rinviate).

    registratore in udienza reato?

    mai visto un codice penale, poniamo

  17. utente anonimo says:

    Z.,

    – non dirmi di non iscriverlo a religione per il prossimo anno —

    Figurarsi! Se ci crede e ne è convinto perché dovrei dirti di impedirglielo? E poi la mamma non si critica mai, che caspita ;-)

    Z.

    p.s: Quando avevo l’età di tuo figlio :-) risposi di no, ed ero l’unico di tutta la classe. A distanza di decenni i compagni di allora mi ricordano come “quello che era già ateo allora” e si stupiscono che mi presenti in chiesa al loro matrimonio :-))

  18. utente anonimo says:

    MJ,

    – Non proprio, perchè Tosti ha chiesto che venisse chiesta l’autorizzazione al Ministero.–

    A chi l’ha chiesta? Al collegio penale che lo stava giudicando? :-) E perché? era quella la sede appropriata, secondo te? Non poteva rivolgersi direttamente al ministero prima, anziché costringere i cittadini del suo tribunale a subire un rinvio quanto mai inopinato?

    Per cortesia, MJ. Questo signore ha fatto di tutto per essere condannato – lo dichiara lui stesso, no? Ha utilizzato un’aula di giustizia come proprio teatrino personale, ha rifiutato di svolgere il pubblico ufficio per cui viene pagato. E nel suo piccolo ha dato il suo minuscolo contributo ad allungare i processi e a sperperare il denaro pubblico: da buon dipendente pubblico italico :-)

    Il tutto con sommo spregio di chi in tribunale ci lavora tutto il giorno e di chi è costretto a finirci contro la propria volontà. Perdonami se non mi sciolgo dal dolore a saperlo condannato :-)

    Z.

  19. utente anonimo says:

    #14,

    che reato avrebbe commesso, nel caso?

    Z.

    p.s.: che ti hanno fatto quando hai asportato il crocefisso da ragazzo?

  20. mariak says:

    quoto il commento 18 di zeta

  21. utente anonimo says:

    Dimenticavo, Miguel:

    laici e cattolici saranno spazzati via dalla Storia nella persona di…?

    Z.

  22. utente anonimo says:

    ” A chi l’ha chiesta? Al collegio penale che lo stava giudicando? :-) E perché? era quella la sede appropriata, secondo te? Non poteva rivolgersi direttamente al ministero prima, anziché costringere i cittadini del suo tribunale a subire un rinvio quanto mai inopinato? ”

    Z, ma infatti non l’ha chiesta al collegio giudicante, ma al Ministero e PRIMA non solo della sua udienza ma anche delle udienze che sarebbero state poi spostate:

    “Non una parola, però, il P.M. ha speso in merito alla circostanza che io ho comunque manifestato la piena disponibilità a tenere le udienze sotto l’incombenza del crocifisso, purché il Ministro mi autorizzasse ad esporre i miei simboli a fianco del crocifisso”

    E sei perdonato se non ti sciogli dal dolore per la sua condanna. NEmmeno io mi sciolgo dal dolore. Però, ha la mia solidarieà per la sua battaglia.

    MJ

  23. kelebek says:

    Per Z n. 21

    Nella persona di Wanna Marchi, pioniera-martire del futuro.

    I crocifissi però resteranno e li userà anche Wanna Marchi.

    Miguel Martinez

  24. utente anonimo says:

    d’accordo con maria e Z.

    roberto

  25. RitvanShehi says:

    – “Sì, va bene … ma in un Paese Islamico in situazione analoga conflittuale con la religione lo avrebbero impiccato !”. DavidRitvanarium–

    >In Kosovo l’avrebbero impiccato? e in Bosnia? ne sei certo? Z.< Mettiamoci d’accordo, per favore, nel considerare “paese islamico” solo quello in cui la sharia è fonte di diritto e non ogni paese a maggioranza (o minoranza) musulmana. Ovviamente, non essendo in Kosovo e Bosnia la sharia fonte di diritto, e non essendovi laggiù simboli religiosi dietro la scrivania del giudice, il “caso Tosti” non avrebbe avuto alcuna ragione di esistere.

  26. utente anonimo says:

    Ritvan,

    – Mettiamoci d’accordo, per favore, nel considerare “paese islamico” solo quello in cui la sharia è fonte di diritto e non ogni paese a maggioranza (o minoranza) musulmana. —

    …ma allora nemmeno l’Afghanistan di oggi lo è, stando alla sua costituzione :-)

    – Ovviamente, non essendo in Kosovo e Bosnia la sharia fonte di diritto, e non essendovi laggiù simboli religiosi dietro la scrivania del giudice —

    Come fai a saperlo? Ti ci hanno trascinato? ;-))

    Z.

    p.s.: Seriamente: sono d’accordo col principio – l’Italia, almeno formalmente, non è un paese cattolico, e quindi non può essere paragonato agli Stati confessionali. Un italiano senza soldi, in America, sarebbe lasciato per strada a morire di ulcera, ma non credo che Davide la consideri una buona ragione per lasciar morire di ulcera un ammeregano in Italia ;-)

  27. utente anonimo says:

    MJ,

    – Z, ma infatti non l’ha chiesta al collegio giudicante, ma al Ministero e PRIMA non solo della sua udienza ma anche delle udienze che sarebbero state poi spostate: —

    Ehm… sicura di essere stata attenta? :-))

    Scrive il Tosti: In effetti, io non avevo invitato i giudici ad autorizzarmi ad esporre i simboli, bensì a chiedere al Ministro siffatta autorizzazione. Richiesta avanzata dunque in via incidentale, come questione preliminare al dibattimento, come puoi leggere poco più sopra: Il processo a mio carico, infatti, implicava che essi dovessero preliminarmente decidere se la presenza dei crocifissi nelle aule di giustizia della Colonia del Vaticano fosse o meno legittima.

    Insomma, il Tosti ci vuol dare a intendere che pensava di risolvere il dilemma dei rapporti tra Stato e Chiesa formulando un’eccezione processuale: un incrocio tra Perry Mason e Superman :-)

    Z.

    p.s.: E sia chiaro, anch’io penso che i crocefissi andrebbero rimossi dalle aule giudiziarie.

  28. utente anonimo says:

    MM,

    – Nella persona di Wanna Marchi, pioniera-martire del futuro. —

    Chissà, forse non hai tutti i torti.

    Z.

  29. utente anonimo says:

    Z, non confondere le cose. Nello scambio con Maria lei contestava a Tosti i disagi derivati dello spostamento di udienza per processi che dovevano essere celebrati da Tosti. A questi mi riferivo. Ed è stato prima di celebrare QUESTI processi che Tosti ha chiesto l’autorizzazione al Ministero di poter esporre i suoi simboli.

    MJ

  30. mariak says:

    Un italiano senza soldi, in America, sarebbe lasciato per strada a morire di ulcera, ma non credo che Davide la consideri una buona ragione per lasciar morire di ulcera un ammeregano in Italia ;-)

    E’ questo che fa la differenza di civiltà, per me l’europa con la sua protezione sociale è superiore agli States, fate come volete:-)

    Conosco un paio di casi di gente che si è ammalata in America, il loro racconto è tragicomico, ma quando erano nell’astanteria ad aspettare che la moglie o gli amici avessero finito di trafficare con la carta di credito, altrimenti nisba, non ridevano per nulla…

  31. utente anonimo says:

    Scusa, MJ,

    ma io leggo che il Tosti non avev[a] invitato i giudici ad autorizzarmi ad esporre i simboli, bensì a chiedere al Ministro siffatta autorizzazione, lamentando che il collegio non si era pronunciato sull’intera eccezione sollevata all’udienza precedente, ma solo su parte della medesima.

    Insomma, nell’articolo postato da Miguel non si parla di istanze dirette in via principale al Ministero. Così fatto una ricerchina e ho trovato un’intervista al Tosti:

    http://www.voceditalia.it/articolo.asp?id=6960&titolo=Tosti%20'La%20Chiesa%20cattolica%20e'%20la%20piu'%20grande%20associazione%20a%20delinquere%20della%20storia

    che però non è molto chiara. Sostiene infatti il Tosti di avere chiesto il permesso a qualcuno – ma non viene specificato a chi – e di non averlo ottenuto – ma non viene specificato se abbia ricevuto un no o semplicemente un silenzio dell’organo cui si era asseritamente rivolto.

    Z.

    p.s.: Dopo la condanna il giudice Tosti ha continuato ad esercitare le proprie funzioni (e pensare c’è gente che vuol vietare ai politici condannati di sedere in Parlamento :-) ). Tu pensi che un avvocato, nella stessa posizione, ne avrebbe avuto la possibilità? :-)

  32. Ritvanarium says:

    x Ritvan:

    Le sure poco indicate da ricordare per l’ 8 Marzo ;-) ci sono eccome … non è questione di inventare, al massimo di “decontestualizzare”, ma poi la cosa assurda dei Fondamentalisti Islamici è che si inkazz… tanto se fai vedere proprio la Società Islamica che desiderano.

    L’ Eroico Geert Wilders comunque non ha paura, certo Islam non deve prevalere !

    “Fitna” sia fino alla Vittoria dell’ Islam Acettabile sull’ Islam Indesiderabile !!!

    by DavidRitvanarium

  33. utente anonimo says:

    Z, che sia stato il Tosti stesso o che lui abbia semlicemente chiesto a qualcun altro di farlo, non cambia la sostanza: che lui aveva chiesto PRIMA di presienziare le udienze di poter esporre anche i suoi simboli. E si parla di ” udienzE, non di un’udienza sola , con una richiesta arrivata all’improvviso “Per cui il Ministero aveva tutto il tempo di nominare un sostituto per evitare i disagi. Fermo restando che in seguito il Tosti avrebbe comunque dovuto affrontare il processo per interruzione di servizio o cos’altro è previsto in questi casi.

    Riguardo al fatto che Tosti non è stato interdetto dal lavoro. Non ci vedo molta analogia con i casi di condannati in Parlamento. Il reato di Tosti è interruzione di pubblico servizio, non corruzione, non concussione, non falso in bilancio. MAGARI, in parlamento ci fosse solo un problema di parlamentari sospesi dal lavoro per inadempienze. E inadempienza per una questione di principo, giusta o sbagliata che sia.

    MJ

  34. RitvanShehi says:

    —-Ritvan:Mettiamoci d’accordo, per favore, nel considerare “paese islamico” solo quello in cui la sharia è fonte di diritto e non ogni paese a maggioranza (o minoranza) musulmana. —

    >…ma allora nemmeno l’Afghanistan di oggi lo è, stando alla sua costituzione :-) Z.< No, l’Afghanistan lo è, visto che nella sua Costituzione ANCHE la sharia viene considerata fonte di diritto. – Ovviamente, non essendo in Kosovo e Bosnia la sharia fonte di diritto, e non essendovi laggiù simboli religiosi dietro la scrivania del giudice — >Come fai a saperlo? Ti ci hanno trascinato? ;-))<
    Neanche sulla faccia nascosta della Luna mi ci hanno trascinato:-), però io so cosa c’è lì.

    >sono d’accordo col principio – l’Italia, almeno formalmente, non è un paese cattolico, e quindi non può essere paragonato agli Stati confessionali.< E ci mancherebbe altro!

  35. RitvanShehi says:

    >”Fitna” sia fino alla Vittoria dell’ Islam Acettabile sull’ Islam Indesiderabile !!!

    by DavidRitvanarium< Sì, ma bisogna avere l’intelligenza anche di appoggiare “l’islam accettabile” nelle sue battaglie contro “l’islam inaccettabile”, come p.es. stanno facendo i francesi, e non mandare i maiali a urinare sui terreni destinati a moschea, come fanno certe teste di corpo cavernoso italiche.

  36. RitvanShehi says:

    P.S. al mio #35

    E neanche fare come ha fatto il PD che ha cancellato dalla sua lista elettorale un musulmano moderato come Khaled Fouad Allam.

  37. utente anonimo says:

    MJ,

    – Z, che sia stato il Tosti stesso o che lui abbia semlicemente chiesto a qualcun altro di farlo, non cambia la sostanza —

    No, infatti, anche perché in un processo penale non ci si può difendere da soli. Non aveva scelta, insomma ;-) Però, come si diceva tempo addietro, il processo penale non mi sembra la scelta più appropriata. E’ in questa sede, infatti, che lui ha tentato di adire il Ministero tramite il collegio giudicante. Nell’articolo di Miguel non si parla di richieste avanzate in precedenza; in quello che ho linkato io non si capisce a chi le avrebbe rivolte e quando.

    – E si parla di ” udienzE, non di un’udienza sola , con una richiesta arrivata all’improvviso —

    Vedi sopra: mica c’è scritto da nessuna parte che questa richiesta sarebbe stata fatta in anticipo.

    – Riguardo al fatto che Tosti non è stato interdetto dal lavoro. Non ci vedo molta analogia con i casi di condannati in Parlamento. Il reato di Tosti è interruzione di pubblico servizio, non corruzione, non concussione, non falso in bilancio. —

    Ma è pur sempre un delitto. Mentre l’orrendo e imperdonabile abusivismo edilizio di Visco è una contravvenzione. E sia chiaro che per “abusivismo edilizio” non si intende la cementificazione di un chilometro quadrato di coste, bensì alzare o abbattere muri in cantina, oppure posizionare un capanno per gli attrezzi in giardino.

    –Il reato di Tosti è interruzione di pubblico servizio, non corruzione, non concussione, non falso in bilancio. MAGARI, in parlamento ci fosse solo un problema di parlamentari sospesi dal lavoro per inadempienze. E inadempienza per una questione di principo, giusta o sbagliata che sia. —

    Se un poliziotto dicesse “mi rifiuto di lavorare perché il mio superiore è un comunista di merda/un musulmano fottuto/uno sporco ebreo” davvero lo riterresti meno riprovevole di qualcuno che non ha pagato le tasse dovute?

    E ribadisco: secondo te un avvocato d’ufficio, al posto di Tosti, avrebbe avuto la possibilità di compiere di nuovo lo stesso errore?

    Z.

  38. utente anonimo says:

    Ah: muri non portanti, s’intende. Tramezzi e compagnia bella :-)

    Z.

  39. utente anonimo says:

    Ritvan,

    – No, l’Afghanistan lo è, visto che nella sua Costituzione ANCHE la sharia viene considerata fonte di diritto —

    In realtà no! :-) E fu una di quelle cose che all’epoca suscitò un vespaio di polemiche (dato che nel mondo islamico, fondamentalista e non, è tradizione darne atto esplicitamente).

    Ciò che intendo dire è, appunto, che la sostanza talvolta prescinde dal dato formale della costituzione. Che l’Afghanistan sia una repubblica islamica, infatti, non c’è ombra di dubbio…

    Z.

  40. MattBeck says:

    Ottima segnalazione, Kelebek.

    A margine da Radicale perplesso noto che questo episodio dimostra la scarsa serietà dei compagni dirigenti Radicali (e non solo loro) su uno dei loro cavalli di battaglia, il problema della giustizia.

    Fare più casino per un giudice ingiustamente (costituzione canta) costretto a fare il suo dovere sotto l’ombra di un simbolo religioso; o per un avanzo di marciume professionale come Previti; o ancora per un Andreotti (riconosciuto intrallazzatore *anche* nella sentenza d’assoluzione) che per un povero cristo Domenico Morrone (riconosciuto innocente dopo un calvario di 16 anni e sette processi, di cui due in cassazione) ed i tanti disgraziati che soffrono di questo sistema giustizia, la dice lunga dicevo sulla serietà radicale in questi ultimi anni sul tema giustizia.

  41. utente anonimo says:

    I Radicali: un partito specializzato nel vivere di rendita sulle battaglie condotte da altri tren’anni fa.

    Credo siano il gruppo politico più ininfluente del parlamento…

    Z.

    p.s.: proscioglimento, perdio, proscioglimento… non assoluzione! ;-)))

  42. MattBeck says:

    Cacchio, caro Z, data la tarda ora mi sono espresso male, nel senso che quanto ho scritto su Andreotti può essere frainteso.

    Mi riferivo all’assoluzione in I grado (sentenza del 99 a Palermo), per insufficienza di prove: un elenco spaventoso di schifezze che però a parere dei giudici non configuravano il reato di associazione mafiosa.

    La legge è poi in parte cambiata, infatti la corte d’appello considerò Andreotti colpevole fino all’80, ma il reato era prescritto.

    Dunque assoluzione sto c@zzo, checché ne dica gran parte della stampa…

    Grazie, Z, per avermi segnalato la stortura dovuta al rincoglionimento notturno ;-)

  43. utente anonimo says:

    MB,

    – Mi riferivo all’assoluzione in I grado (sentenza del 99 a Palermo), per insufficienza di prove: un elenco spaventoso di schifezze che però a parere dei giudici non configuravano il reato di associazione mafiosa. —

    Eh, ma se la metti così mi tocca fare di nuovo l’antipatico, mi tocca :-)

    L’insufficienza di prove non esisteva più da un decennio già nel ’99. E quando i giornalisti dicono “la formula che sostituisce la vecchia insufficienza di prove” – ricordo bene che l’inviato RAI a quel processo lo disse – dicono una castroneria bella e buona.

    L’art. 530 c. 2 c.p.p., con buona pace di Travaglio e del cronistume italico, non è una formula assolutoria: le formule sono “perché il fatto non sussiste”, “per non aver commesso il fatto”, e così via.

    Curioso che Travaglio, così bravo a scovare distinzioni laddove la legge non distingue, confonda le sentenze di condanna con le oblazioni e coi patteggiamenti come fossero la stessa cosa. Ma la buona fede si presume, se non altro… per insufficienza di prove :-)

    Z.

  44. utente anonimo says:

    E poi, perdonami, ma devi spiegarmi una cosa: da militante radicale tu non dovresti essere un garantista di ferro? non avevate lottato, ad esempio, per la responsabilità civile dei giudici (altro bell’esempio di come il parlamento rispetti la volontà popolare!)?

    Che ci azzecca un garantista con Travaglio?

    Ma non c’è più religione, non c’è!!

    :-))))

    Z.

  45. MattBeck says:

    Perché antipatico, caro Z?

    La sentenza di primo grado recita così: “”Il tribunale di Palermo, quinta sezione, visto l’articolo 530 cpp, comma secondo codice procedura penale, assolve Andreotti Giulio dall’imputazione ascrittagli perché il fatto non sussiste””

    Tipica formula dell’assoluzione piena, chiedo venia per l’imprecisione :-).

    Se poi ho scritto “assoluzione sto c@zzo” è per le sentenza di appello e della cassazione:

    La sentenza di appello recita così “La Corte, visti gli artt. 416, 416bis, 157 e ss., c.p.; 531 e 605 c.p.p.; in parziale riforma della sentenza resa il 23 ottobre 1999 dal Tribunale di Palermo nei confronti di Andreotti Giulio ed appellata dal Procuratore della Repubblica e dal Procuratore Generale, dichiara non doversi procedere nei confronti dello stesso Andreotti in ordine al reato di associazione per delinquere a lui ascritto al capo A) della rubrica, commesso fino alla primavera deI 1980, per essere Io stesso reato estinto per prescrizione; conferma, nel resto, la appellata sentenza.”

    Ossia, Andreotti prescritto per il reato fino al 1980; non assolto.

    Cassazione: “non resta allora che confermare… il già precisato orientamento ed emettere, pertanto, la statuizione di non luogo a procedere per essere il reato (NdR di concorso esterno in associazione mafiosa) ravvisabile a carico del senatore Andreotti estinto per prescrizione”

    Detto questo, non capisco cosa c’entri Travaglio (di cui apprezzo l’opera nel complesso e che giudico un buon garantista, checché ne dicano Pannella e Capezzone).

  46. RitvanShehi says:

    – Ritvan: No, l’Afghanistan lo è, visto che nella sua Costituzione ANCHE la sharia viene considerata fonte di diritto —

    >In realtà no! :-) Z.< In realtà, sì:-).
    “L’Afghanistan è una repubblica islamica, la sharia non è nominata, ma “nessuna legge può essere contraria al credo e alle disposizioni della sacra religione dell’Islam” ( cap.1,art.3).” (cfr. http://www.gondrano.it/desert/lab/afghan2005.htm).

    Se non è zuppa è pan bagnato, caro Z.

  47. utente anonimo says:

    MB,

    – Perché antipatico, caro Z? —

    Perché a volte mi rendo conto di essere fastidiosamente puntiglioso, ma non posso farci nulla, è più forte di me ;-)

    – Tipica formula dell’assoluzione piena [il fatto non sussiste, ndr], chiedo venia per l’imprecisione :-). —

    Il punto che talvolta ai giornalisti sfugge – ad es. a Travaglio, che ho citato perché ho riletto il suo articolo nel link presente nei tuoi commenti – è che ogni assoluzione è piena. E da scassapalle cronico qual sono :-) ritengo che questo non andrebbe mai dimenticato.

    Resta naturalmente il fatto che l’estinzione del reato è altro dall’assoluzione, come osservi. Perciò è bene distinguere. Se parlare di “miracolati dalla prescrizione” in molti casi può essere ragionevole, parlare di “miracolati dall’insufficienza di prove” come fa Travaglio è indice di scarsissima cultura democratica. A meno di non caldeggiare una teoria democratica che disconosca la presunzione di non colpevolezza (e sarebbe, a dir poco, una teoria democratica ben singolare).

    Z.

    p.s.: Travaglio garantista?!? uno che vorrebbe tornare al processo inquisitorio perché, a suo dire, il primato del contraddittorio impedisce ai magistrati di “fare il loro lavoro”? perdonami, non riesco proprio a seguirti!! :-)

  48. utente anonimo says:

    Ritvan,

    il fatto che la sharia non sia ufficialmente fonte del diritto non significa, naturalmente, che la costituzione afghana sia laica e pluralista :-)

    Nel caso di specie, la religione islamica – basandomi su quanto leggo nell’interessante link che hai postato – è un principio ispiratore negativo (nel senso che non può essere approvata alcuna legge che etc.). Ma la sharia non è menzionata nella gerarchia delle fonti che il giudice adopera per risolvere una controversia, come quasi sempre avviene in quelli che abbiamo convenuto di chiamare “paesi islamici”.

    La differenza è senza dubbio sottile, ma non per questo irrilevante: tanto che ricorderai certamente anche tu le polemiche che ne sono scaturite e le accuse di servilismo rivolte al governo installato dalla coalizione.

    Resta tuttavia (a quanto ne so) una differenza essenzialmente testuale, ampiamente “sorpassata” dalla realtà dei fatti. E del resto sai come la penso: la cosa meno importante, nello studio del diritto costituzionale di un Paese, è probabilmente la lettura della sua costituzione :-)

    Z.

    p.s.: OT: ma da voi “se non è zuppa è pan bagnato” significa “è sostanzialmente lo stesso”? Curiosa questa accezione!

  49. RitvanShehi says:

    >ma da voi “se non è zuppa è pan bagnato” significa “è sostanzialmente lo stesso”? Curiosa questa accezione!Z.< Per “voi” intendi nosotros sul gommone o i romani, in mezzo a cui vivo attualmente? Vabbe’, transeamus…. Il significato del detto mi pare inequivocabile in italiano.
    “Il detto se non è zuppa è pan bagnato, viene riferito a qualcosa che, quantunque presentata in modo diverso, sostanzialmente è la stessa.” (http://www.alibrando.it/proverbi/cerca-108-Z.html)

    Comunque, se in dottrina&giurisprudenza:-) esiste un’altra spiegazione del detto, gradirei me la facessi conoscere: così “noi” ptremmo uscire dalla crassa ignoranza che ci avvolge in materia di detti italici:-).

  50. utente anonimo says:

    Ritvan,

    – Per “voi” intendi nosotros sul gommone o i romani, in mezzo a cui vivo attualmente? Vabbe’, transeamus…. —

    I romani, certo! Sarei piuttosto stupito se anche in Albania si usasse la stessa frase :-)

    Da noi l’ho sentito adoperare più spesso nel senso di “se non è x, è ovvio che è per forza y”. O almeno così mi pare :-)

    Z.

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