Intifada globale (II)

Ieri, abbiamo parlato dell’HDR e delle vie inattese che ha preso la campagna per il diritto delle donne turche, in patria come in Germania, di indossare il foulard islamico. Dal foulard all’Intifada globale, insomma…

L’HDR, come abbiamo accennato, ha inviato una lettera alla conferenza internazionale del Campo Antimperialista svoltasi alcuni giorni fa a Vienna. Ma non importa molto l’occasione, e nemmeno i nomi delle due organizzazioni: ciò che conta è come la lettera dica in maniera semplice una cosa ovvia, che però pochissimo vogliono vedere.

La grande maggioranza dell’umanità ha tutto l’interesse a combattere l’imperialismo.

Eppure, invece di unirsi, i potenziali ribelli contro questo sistema dedicano una parte enorme del loro tempo a diffidare gli uni degli altri, a massacrarsi a vicenda nei fatti e con le parole, a legarsi al dito torti storici di decenni o di secoli fa, a immaginarsi complotti.

In fondo, ci era arrivato anche il Manzoni a capire quale fosse il problema:

Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavan a tumulto per la mente. Ora stendeva il braccio per collera, ora l’alzava per disperazione, ora lo dibatteva in aria, come per minaccia, e, in tutti i modi, dava loro di fiere scosse, e faceva balzare quelle quattro teste spenzolate; le quali intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura.

 Ma leggiamo la lettera dell’HDR. Mi immagino che qualcuno troverà un po’ ingenuo il linguaggio; però, se la gente si ostina a non capire il messaggio contenuto nella lettera, vuol dire che certe cose bisogna dirle proprio in maniera molto semplice.

"Lettera di HDR alla conferenza internazionale del Campo Antimperialista

 Cari amici della conferenza antimperialista di Vienna,

Noi, i vostri amici dell’HDR, vi salutiamo tutti cordialmente. Ci dispiace non poter essere con voi questa volta.

Gli imperialisti sfruttano ogni occasione per seminare discordia all’interno di alleanze dove fiutano un pericolo per i loro obiettivi di egemonia.

Purtroppo ci sono amici nella sinistra, come ci sono amici nel campo islamico, che mettono in dubbio la gioia, la necessità, anzi l’inevitabilità della collaborazione e della solidarietà tra antimperialisti e musulmani.

Si dimentica così che decenza ed etica vogliono che tutti coloro che si battono per la pace e la giustizia onorino e rispettino queste posizioni, che le affermano al di fuori di quelle erano state finora le loro cerchie di amicizia.

Noi ci riteniamo fortunati a esserci conquistati simili amici in voi, e non permetteremo che tale amicizia venga distrutta, né da fuori né da dentro.

Non è forse proprio questa maschera che gli USA si sono tolti adesso nel mondo islamico?

Il tentativo di fomentare un conflitto sunnita-sciita tra i musulmani in Iraq serve solo a spezzare la resistenza contro gli imperialisti e ad alimentare un  incendio nel Vicino e Medio Oriente, portando a una situazione in cui i musulmani saranno più impegnati con se stessi che con gli occupanti.

Che gli Stati Uniti non vogliano limitarsi a saccheggiare l’Iraq, è fuori dubbio. I sicofanti hanno avuto l’onore di osare qualche critica apparente agli Stati Uniti (si veda il presunto rifiuto tedesco di partecipare all’invasione statunitense dell’Iraq), ma tacciono subito quando il padrone getta loro qualche osso mascherato da avanzo di cucina (la partecipazione alla ricostruzione).

E’ solo attraverso movimenti di resistenza, che si allargano diventando movimenti di massa, che  è possibile contrastare gli sforzi di espansione degli USA.

Sarebbe un tradimento verso l’umanità, se delle forze non riuscissero a unirsi per la pace e la giustizia, solo perché passano il loro tempo lanciandosi accuse reciproche perché qualcuno collabora con qualcun altro di diversa fede o visione del mondo.

È certamente importante e  inevitabile che si discuta di simili questioni, tra e soprattutto con gli altri, in modo che una simile collaborazione, che magari all’inizio è sorto solo in base a punti di vista pragmatici, maturi infine in vera e sincera amicizia.

Per dirla chiaramente, anche noi dobbiamo parlare dei  reciproci pensieri e/o giudizi, perché dubbi forse anche fondati si trasformino in reciproco rispetto e fiducia.

I nostri sforzi verso una durevole unione non devono essere motivati da considerazioni di profitto, ma caratterizzati da fondamenta costruite nello sforzo di certezza e di giustizia del sodalizio che formiamo, sul rispetto dei reciproci diritti e su inderogabili principi comuni.

Chi, su quali principi e politiche, da parte di chi e come, è qualcosa che si può stabilire solo attraverso il dialogo dell’uno con l’altro, e non con monologhi incrociati.

Per un musulmano, prendere posizione contro l’imperialismo è una conseguenza fondamentale della sua fede. Si tratta di una posizione di principio. Anche se gli stessi popoli che sono caduti vittime dell’occupazione dovessero dimenticare l’ingiustizia che è stata fatta loro, noi non la dimenticheremo mai.  Impegneremo tutte le nostre forze per smascherare il vero volto dell’imperialismo.

Noi ci metteremo spalla contro spalla accanto all’Intifada globale contro la barbarie globale.

Anche nella nostra vita quotidiana, possiamo mettere in pratica questo schierarci contro la barbarie globale, adeguando i nostri consumi ai nostri reali bisogni fondamentali per evadere  all’asservimento al capitalismo; perché non dobbiamo dimenticare che la lotta contro l’imperialismo può avere successo solo se si fonda su una posizione anticapitalista.

Noi musulmani deduciamo questa posizione fondamentale dal dovere che abbiamo verso il nostro Creatore, di comportarci, secondo i Suoi divieti e inviti, in maniera responsabile ed esemplare verso il nostro ambienti e gli altri esseri umani.

Solo quando siamo certi attraverso un’onesta autocritica, di seguire questa posizione fondante, possiamo essere certi dell’aiuto del nostro Creatore.

Siano maledetti l’imperialismo americano e i suoi complici!

Basta con l’occupazione dell’Iraq, dell’Afghanistan e della Palestina!

Basta con gli assalti dei crociati contro  l’Islam!

Viva la pace e la giustizia!

 
In solidarietà

HDR (Human Dignity and Rights Foundation)"

 

kopftuch11

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39 Responses to Intifada globale (II)

  1. iperhomo says:

    Esemplare, il riferimento manzoniano. Anche questa è un’applicazione del ‘divide et impera’.

    Ci sto pensando proprio in questi giorni, nei quali ricorre il mio primo blog-compleanno. Mi sono reso conto che troppi blog cattolici sono filostatunitensi e perciò filosionisti ed antimusulmani; troppi blog atei sono filomusulmani, antistatunistensi ed antisionisti, ma disperatamente antiecclesiastici (o, meglio, antiecclesiasticamente disperati); troppi blog, né atei, né agnostici, ma vagamente esoterici, fanno il gioco dell’avversario (“ash-shaytan”).

    Quasi tutti in buona fede, però, e quasi tutti legati a testa in giù, ‘ché nessuno si chiama Grillo, Allam o Ferrara. Ciò nonostante, passiamo il tempo a beccarci l’un l’altro. È ben triste. Ci manca al-Masîh.

    Ciao. Ipo

  2. fmdacenter says:

    “Per un musulmano, prendere posizione contro l’imperialismo è una conseguenza fondamentale della sua fede. Si tratta di una posizione di principio. Anche se gli stessi popoli che sono caduti vittime dell’occupazione dovessero dimenticare l’ingiustizia che è stata fatta loro, noi non la dimenticheremo mai. ”

    Caro Miguel, dimmi se questa nonm è la definizione (non un esempio, proprio la definizione) di fanatismo religioso.

    Sono disgustato da questo passaggio.

    Ciao

    Francesco

    PS en passant, dalla lettera emerge che non esistoni musulmani imperialisti, hai notato?

  3. fmdacenter says:

    Miguel

    fai qualcosa per Ceffo, continua a sostenere che i musulmani sciiti in Iraq praticano forme sanguinose di imperialismo, in combutta con gli yankee e pure ai danni di altri musulmani!

    è intollerabile!

    ciao :(

    Francesco

  4. utente anonimo says:

    Caro Francesco credo,da musulmano, che questa enunciazione che tu denunci come emblema di fanatismo mentre a me sembra una dichirazione risplendente di un’etica esemplare, sarebbe facilmente sottoscritta anche da qualsiasi vero cristiano.

    Salaam

  5. utente anonimo says:

    Oops, ho di nuovo dimenticato di firmarmi,il n.4 l’ho scritto io.

    Salaam

    Abu Yasin

  6. kelebek says:

    Per Francesco n. 2

    E’ un’affermazione che sottoscrivo in pieno.

    I dieci milioni di morti in Congo per opera delle ditte di Re Leopoldo sono stati dimenticati dagli stessi congolesi, ma ci insegnano molto sull’imperialismo e vanno ricordati quindi ugualmente.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    “sarebbe un tradimento verso l’umanità se delle forze non riuscissero a unirsi per la pace e la giustizia solo perchè passano il loro tempo lanciandosi accuse recoproche perchè qualcuno collabora con qualcun altro di diversa fede o visione del mondo”.

    :-(

  8. fmdacenter says:

    Miguel,

    mi pare ben strano che sia opportuno che altri si facciano carico di pesi che i diretti interessati non vogliono spostare.

    Come se i messicani chiedessero agli USA i danni per i bombardamenti americani sull’Italia nella seconda guerra mondiale. Ricordare è cosa buona e giusta ma le conseguenze politiche non dovrebbero trarle dei terzi.

    E lo stesso vale per i congolesi.

    Abu Yasin,

    ammesso il concetto di imperialismo (che non ammetto affatto nella accezione di Miguel), ogni uomo, pur senza religione, prenderebbe posizione.

    Ahimè, sia i cristiani sia i musulmani hanno troppo lunghe strorie di imperialismo alle spalle per fare sinceramente quella affermazione. O meglio, alla leggera.

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    Francesco, episodi spiacevoli e meritevoli di denunca del passato (anche se sono convinto che il cristianesimo abbia esercitato politiche ben più imperialiste e oppressive dell’Islam) non possono essere presi come alibi per non schierarsi oggi e soprattutto per non schierarsi dalla parte dei più deboli e per la Giustizia, elementi fondamentali dell’Islam. Inoltre tu hai scritto che quell’enunciato, in sè stesso racchiudeva un esempio di fanatismo, mentre ti ho risposto dicendo che invece è un’enunciato che dovrebbe essere condiviso da tutti coloro che hanno un’etica.

    Salaam

    Abu Yasin

  10. @ Francesco, 11:29, 08 febbraio, 2008.

    Carissimo, considera se l’imperialismo sia fenomeno morale e conforme alla giustizia

    (poi puoi dire che Miguel e molti altri hanno torto, e che le imprese di USA, GB e Israele sono il contrario dell’imperialismo: ma qui parliamo dell’imperialismo come concetto).

    Poi per favore rileggi la frase che bizzarramente ritieni “la definizione del fanatismo religioso”:

    “Per un musulmano, prendere posizione contro l’imperialismo è una conseguenza fondamentale della sua fede. Si tratta di una posizione di principio”.

    Poi cambia solo una parola, per favore:

    “Per un cattolico, prendere posizione contro l’imperialismo è una conseguenza fondamentale della sua fede. Si tratta di una posizione di principio”.

    Ti sembra una frase fanatica ?

    I credenti, almeno in teoria (dal momento che tu ti proclami un credente), secondo i padri della Chiesa non solo non devono stare dalla parte del male e dell’ingiustizia, ma devono combatterli (‘Col male non si discute, lo si combatte’, scrisse uno di loro).

    Medita !

    Ceffo.

  11. fmdacenter says:

    Carissimi, la mia reazione nasceva dal combinato disposto delle due frasi, che lessi così: se anche gli iracheni diventeranno una democrazia e ne saranno felici e rivaluteranno l’invasione americana che li ha liberati da Saddam senza spedirli in una teocrazia di modello iraniano, noi manterremo il nostro giudizio, che si basa su pregiudizi ideologici e non su fatti.

    Scusate per essermi espresso in modo molto poco chiaro.

    Ah, io trovo che il concetto di imperialismo (e specularmente quello di anti-imperialismo) sia eccezionalmente ambiguo dal punto di vista morale. Un vero rompicapo.

    Sarò corrotto dalle apologie dell’imperialismo che girano qua in Occidente senza accorgermene.

    Ciao

    Francesco

  12. utente anonimo says:

    Ora tocca a me fare la parte del sempliciotto_

    Ma mi sembra di avere una definizione, mia, mentale, decisamente chiara su cosa sia l’Imperialismo_

    Una definizione da good old Liberal folk convertito – si sa, non c’è più fanatico di un convertito_

    Ovvero, lo vedo un po’ parallelo al Principio di Libertà_

    Io chiamo Imperialismo non la sola associazione di vari interessi precisi, materiali, a mo’ di grossa lobby amorfa e coordinata – ma proprio il momento in cui per ottenere più profitto possibile questi prevaricano e limitano la libertà di azione e l’autonomia di interessi ed esigenze altrui_

    L.M.

  13. kelebek says:

    Qui non sono in discussione le premesse: in uno scambio epistolare tra l’HDR e il Campo Antimperialista, il problema dell’imperialismo evidentemente costituisce un terreno condiviso.

    Altre persone sono libere di non condividere questo terreno comune, ma non è molto pertinente alla discussione.

    Qui è in discussione se, date certe premesse, sia o no fondamentale l’unità e la collaborazione.

    Perché è proprio il rifiuto dell’unità e della collaborazione il problema principale dell’antimperialismo ai nostri tempi.

    Per capirci, è come se in un blog cattolico si stesse discutendo sui meriti diversi della descrizione della Trinità in Tommaso d’Aquino e in Agostino, e arriva uno che dice, “ma io a Dio non ci credo”.

    E’ un’affermazione importante, ma che non c’entra con il tema di cui si sta parlando.

    Miguel Martinez

  14. Ritvanarium says:

    Mo che bell’ appello accorato … amarcord, o nustalgì canaja: erano i tempi del Tudeh Iraniano, l’ Apoteosi del Destino dell’ Utile Kafir di turno !

    Come direbbe Rumi, il Nobile Imam Khomeini la sapeva lunga ….

    by DavidRitvanarium

  15. marmulak says:

    Tu dici: “Qui è in discussione se, date certe premesse, sia o no fondamentale l’unità e la collaborazione.”

    Be’, se il problema fosse effettivamente quello delle povere bestie di Renzo, allora sarebbe insensato chi rispondesse che è meglio la frammentazione e la lotta tra polli. E quindi la tua domanda si risponderebbe da sola. Anzi, non sarebbe neppure propriamente una domanda ma una sorta di gesto di irritazione, uno sfogo contro la stupidità umana.

    Ma appunto: chi obietta che la nozione di “imperialismo” è ambigua sta facendo osservare che la divisione e i conflitti tra le vittime dell’imperialismo (americano, o occidentale, o capitalista – che per inciso NON sono affatto la stessa cosa) non sono semplice insensatezza, frutto della umana follia dei subordinati o della subdola manipolazione “imperialista” (cfr. la commovente indignazione della lettera dell’HDR: “Gli imperialisti sfruttano ogni occasione per seminare discordia all’interno di alleanze dove fiutano un pericolo per i loro obiettivi di egemonia”).

    Se ti interessa veramente capire perché NON si formi un fronte antimperialista unito e compatto, allora credo che dovresti proprio chiederti quale sia il valore (teorico e politico) dei concetti che usi.

    C’è infatti appunto la possibilità che i particolari strumenti concettuali di cui ti servi per leggere le dinamiche politiche NON siano adeguati alla comprensione del mondo, e neppure all’azione per trasformarlo.

    Tu scrivi: “La grande maggioranza dell’umanitàha tutto l’interesse a combattere l’imperialismo”. Traspare qui la vecchia speranza – o il disperato bisogno – di individuare il Male, la fonte del Male, per prosciugarla, definitivamente. Io credo che dovresti provare a considerare il mondo da una prospettiva che escluda l’esistenza di questa (unica) fonte, a consideralo cioè da una prospettiva per cui il Male non esiste: per cui, di mali, ne esistono invece di fatto moltissimi, che mutano e si succedono incessantemente, cangianti, banali e terribili (il mondo assomiglia molto più alle immagini evocate da Nietzsche che a quelle evocate da Stalin, Eisenhower, Goebbels, Khomeini, da Agostino di Ippona o dal buon vecchio Marx).

    Tu scrivi: “La grande maggioranza dell’umanità ha tutto l’interesse a combattere l’imperialismo”. Credo che se consideri lecose da una prospettiva per così dire “pluralistica” (policentrica, nietzscheana) questa tesi ti apparirà da un lato ovvia, e dall’altro semplicemente falsa.

    Ciao Miguel

    Giuseppe

  16. comictadpole says:

    Io credo sia indispensabile l’unità, non c’è proprio alternativa – e non vedevo l’ora che lo capissero anche quelli che stanno ai comandi delle organizzazioni_ Che lo capissero davvero, mettendola in pratica, non solo in senso teorico_ Lo dicevo sempre a tutti quelli che conoscevo in Cile: pensate a che forza potrebbe avere l’America Latina se si unisse negli intenti e nelle azioni_

    D’altra parte mi sembra che su questo blog tutti noi che siamo contrari all’Imperialismo, anche se abbiamo idee di fondo differenti fra noi, siamo sempre stati molto uniti nelle analisi e nei giudizi sulle forme di protesta_

    Io in fondo, e parlo ancora per teorie, credo che un modo utile di contrastare l’Imperialismo sarebbe se un giorno ci fossero molti ‘imperialismi’, ognuno legato a un’area continentale tipo America Latina, Africa nera, Islam, Cina, India – e a noi converrebbe stare più vicini e in accordo a quelle aree con cui potemmo avere più da spartire, Russia, Mediterraneo e Medio Oriente, etc..

    Penso a questo ‘equilibrio’ fra parziali imperialismi para-globali perché la possibilità di una pace e armonia fra tutti i popoli del mondo indipendenti e autonomi mi sembra sinceramente idealizzata_ Anche se mi piacerebbe_

    L.M.

  17. kelebek says:

    Per Giuseppe n. 15

    Il tuo discorso è molto ben ragionato, e rivela uno dei limiti propri non solo dei blog, ma dell’intero sistema di comunicazione dei nostri tempi.

    Su questo blog, io ho scritto alcune centinaia di post, che seguono un certo filo logico, anche se non con il rigore di un libro, ovviamente.

    Queste centinaia di post pretendono di dimostrare una certa tesi, suffragata sia da ragionamenti che da dati di fatto, e rispondono quindi a una vasta serie di possibili obiezioni.

    Non è detto che la mia tesi sia giusta, ovviamente; ma va criticata nel complesso di (poniamo) 554 post consecutivi.

    A un certo punto, al capitolo 555 del mio libro-blog, parlo di un problema specifico. In questo caso, quello della mancanza di unità degli antimperialista; ma poteva trattarsi anche di qualunque altro tema.

    Per me che scrivo, le premesse (che ovviamente possono essere sbagliate) sono lampanti e non hanno bisogno di essere ri-dimostrate, perché in quel caso saremmo al capitolo 1 e non al capitolo 555 del libro-blog.

    Il lettore ha invece un approccio totalmente diverso: forse arriva per la prima volta qui, proprio al capitolo 555; oppure ha seguito distrattamente alcuni capitoli a caso – che so, il 20, il 106 e il 397.

    E quindi la prima cosa che fa è discutere delle premesse.

    L’autore tende istintivamente ad arrabbiarsi con il lettore: “ma come, non ti ricordi che ho già risposto alla tua domanda al capitolo 97?”

    Ma l’autore sbaglia ad arrabbiarsi.

    Si tratta di un problema strutturale.

    Non riguarda solo i blog, ma tutta la “rete”; e quindi tutto il sistema contemporaneo di comunicazione.

    Ma se ci pensate, è una cosa enorme: perché vuol dire che è diventato impossibile seguire un ragionamento, o costruire un discorso, o fare un dialogo, dove le premesse condivise si formano piano piano.

    Ma proprio i concetti di “ragionamento”, di “dialogo”, costruiti tappa per tappa, sono le basi implicite dell’intero sistema politico ed educativo della democrazia illuminista.

    E quindi, molto semplicemente, il sistema di comunicazione attuale (che tra l’altro è l’unico che permette a uno squattrinato come me di dire ciò che voglio) pone fine necessariamente a tutto il sistema politico e scolastico degli ultimi secoli.

    Miguel Martinez

  18. comictadpole says:

    Giuseppe #15

    Premesso appunto che il linguaggio e i concetti di appelli come questo sono effettivamente troppo netti e univoci – io sono convinto che l’Imperialismo, in varie misure, in una forma che benché molecolare è abbastanza individuabile, esista – e sono convinto anche che sia meglio contrastarlo e limitarlo, soprattutto se ha solo 1 matrice, al di sopra di ogni altra, e che per farlo sia banalmente indispensabile l’unità_

    Però sono anche convinto che la realtà sia quella plurima, dinamica e multiforme cui accenni te, e che il male in quanto tale NON esista_

    Quindi, non ho capito bene in che punti e modi queste convinzioni siano escludenti l’una delle altre e incompatibili_

    Grazie

    L.M.

  19. utente anonimo says:

    “D’altra parte mi sembra che su questo blog tutti noi che siamo contrari all’Imperialismo, anche se abbiamo idee di fondo differenti fra noi, siamo sempre stati molto uniti nelle analisi e nei giudizi sulle forme di protesta_”

    A me, invece, pare che una volta gridato USA boia, Yankee go home, non esista più nessun elemento comune. il che, tutto sommato, spiega perchè tali grida vengano ripetute infinite volte.

    Francesco

    PS dillo ai cileni che starebbero meglio con l’imperialismo brasiliano che con quello USA.

  20. comictadpole says:

    Interessante la tua analisi del 17 Miguel_

    2 o 3 anni fa, su altri blogs, facevo proprio notare che la Rete ha degli enormi limiti, primo fra tutti proprio la dispersione, o forse convergenza dei suoi limiti principali_

    Però bisogna dire che ha anche una potenza impressionante e un’efficacia di contatti spaventosa_ Pensa se tutti i bloggers d’Occidente scrivessero in inglese e potessero essere capiti – il giorno in cui l’inglese sarà davvero una 2^ lingua naturale comune_ Io, se tu scrivessi in inglese, mi perderei almeno il 25% del senso, e dovrei razzolare nei dizionari on-line_

    Sicuramente è un mezzo che andrebbe integrato con altri – ma certo qualsiasi altro mezzo ha costi difficili da affrontare_

    Comunque sarò nostalgico, ma le vecchie ‘riviste’ culturali di 100/200 anni fa erano un mezzo affascinante da morire, e compattavano – però probabilmente rappresentavano solo minuscole minoranze elitarie organizzate_

    Non c’è dubbio, in ogni caso, che per fare critiche così profonde e articolate uno dovrebbe avere già una certa padronanza di tutto il discorso nella sua complessità – in parole povere, dovrebbe ‘frequentarci’_

    L.M.

  21. comictadpole says:

    Francesco

    Non so – a me sembra che con molti ragazzi che commentano qui, come p, Pino, Orso, XYZ, Z, Maria, Sardina, etc.., sul punto dell’Imperialismo e del volerlo limitare ci sia una discreta uniformità_ Poi su tutto il resto pensiamo in una spruzzata di modi diversi_ Ma sarà solo un’impressione mia_

    Sui cileni, sicuramente con un imperialismo brasiliano starebbero uguale o peggio che con quello USA, e con uno argentino gli girerebbero las pelotas come una ventola_ Quello che potrebbero fare di diverso invece sarebbe formare un’Unione Latinoamericana sul tipo della UE, o addirittura federale, che diventasse essa stessa polo ‘imperialista’, o di ‘resistenza autonoma’ agli imperialismi esterni – ovvero alle ingerenze troppo forti, non certo ai contatti e alle normali relazioni internazionali_

    L.M.

  22. comictadpole says:

    PS al mio 20

    senza dire che se questo blog fosse in inglese, per la gioia comune, potrei scrivere solo poche frasine elementari_

    L.M.

  23. @ Kelebek, 21:16, 08 febbraio, 2008.

    [Miguel] “Si tratta di un problema strutturale.

    Non riguarda solo i blog, ma tutta la ‘rete'; e quindi tutto il sistema contemporaneo di comunicazione.

    Ma se ci pensate, è una cosa enorme: perché vuol dire che è diventato impossibile seguire un ragionamento, o costruire un discorso, o fare un dialogo, dove le premesse condivise si formano piano piano.

    Ma proprio i concetti di ‘ragionamento’, di ‘dialogo’, costruiti tappa per tappa, sono le basi implicite dell’intero sistema politico ed educativo della democrazia illuminista.

    E quindi, molto semplicemente, il sistema di comunicazione attuale (che tra l’altro è l’unico che permette a uno squattrinato come me di dire ciò che voglio) pone fine necessariamente a tutto il sistema politico e scolastico degli ultimi secoli”.

    Caro Miguel, non so se te ne sei reso conto, ma queste tue frasi DANNO LA RISPOSTA al tuo post.

    Almeno per quanto riguarda il mondo ‘ricco’, i nuovi gadget e mezzi di comunicazione hanno indubbiamente portato, negli ultimi decenni, alla distruzione dei legami logici nella mente delle generazioni più giovani della nostra, con conseguente incapacità di … ragionare ! (cosa di cui si accorge chiunque si trovi a lavorare in università). E a un ‘deficit dell’attenzione’ spaventevole.

    Il passaggio epocale, forse, da una civiltà della parola scritta a una ‘cultura dell’immagine’, per gli ottimisti. Io ritengo invece tutto questo un vortice kaliyugico, un fenomeno di imbestiamento collettivo che porta alla dissoluzione.

    La disunione degli anti-imperialisti (cioé di quelli che si oppongono all’imperialismo occidentale presente, il quale esiste eccome), ben maggiore di quella causata da divergenze ideologiche, è dovuta principalmente a questo cambiamento epocale (l’unico movimento unito possibile dovrebbe essere composto da ‘over-45′ :(! La nuova temperie, oltre ad aver disgregato i cervelli, ha cancellato, mi sembra, la possibilità di movimenti collettivi).

    PS1: per Francesco, che non si preoccupi: per l’Iraq, a quanto mi dicono, non si profila alcuno scenario roseo e tantomeno alcuna forma di “democrazia”, quindi per adesso gli avversari dell’invasione/occupazione americana della culla della civiltà sembrano aver avuto ragione.

    PS2: nei commenti al tuo post del 31 Gennaio ho risposto all’ultima non-risposta di Ritvan.

    Ceffo.

  24. controlL says:

    I vecchi abbiamo fatto solo danni. Enormi. I giovani sono meglio. Nonostante i danni che i vecchi gli facciamo. Iniziano finalmente arespirare un’altra aria.p

  25. mariak says:

    A me, invece, pare che una volta gridato USA boia, Yankee go home, non esista più nessun elemento comune. il che, tutto sommato, spiega perchè tali grida vengano ripetute infinite volte.

    maria

    francesco a me non pare che codesto discorso sia del tutto fondato, la posizione antimperialista o per meglio dire, almeno per me, anticapitalistica non viene espressa soltanto con slogan, e riguardo al fatto che tali idee vengano ripetute infinite volte la spiegazione va ricercata nella modalità di espressione della rete di cui dicevano miguel ed altri, anche chi non è anticapitalista ripete infinite volte le sue opinioni con le medesime espressioni e con il solito stile.

    Certo dire anticapitalismo non vuol, dire essere uguali politicamente.

    Ma tornando a come svolgono e si confrontano i ragionamenti sulla rete basti pensare anche a come ciclicamente tornino certi temi, faccio un esempio, cosa si intenda per resistenza, la discussione su via rasella ovvero come si è resistito in italia è stata affrontata più volte qui, e credo che non sarà nemmeno l’ultima, basti che qualcuno si affacci per la prima volta e via, ritorna il problema che poneva miguel, e che riprendeva Leonardo , la mancanza di continuità dei commentatori.

    E’ il tempo che viviamo, peggiore o migliore del passato non saprei, a volte però più dispersivo, “liquido” come si dice oggi, la rete lo riflette in pieno e nello stesso tempo lo crea.

    maria

  26. utente anonimo says:

    Essere “Antimperialista” non è sinonomo di essere “Anticapitalista”, in moltr parti dell’occidente, dove il capitalismo regna come sistema ecocnomico, si sta ripensando il “capitalismo” e ciò in America, che deve essere considerato il motore del capitalismo mondiale, è abbastanza avanti come discorso.

    Insomma, il “capitale” esiste ma, secondo questi studi americani, invece di seguire la strada tracciata dal liberalismo, è caduto nella trapola del liberismo, ma del libersimo di peggior specie che si fa guidare dall’imperialismo, specificamente dall’imperialismo neoconsionista.

    Oggi sembra che il capitale non voglia più seguire la leadership neoconsionista, sembra che i dubbi sull’11 settembre non siano più solo dubbi, ma che molti, in maniera concreta, si stanno rendendo conto che la strategia neoconsionista del dominio del mondo (insieme al capitale naturalmente) si sia reso fallimentare, e che proprio le guerre volute dai neoconsionisti, guerre basate sull’11 settembre, siano a dare risultati disastrosi per il capitalismo mondiale.

    Del disastro creato dai neoconsionisti sanno anche i muri, solo che troppa politica corrotta e troppi mass media venduti cercano di celare questa verità all’opinione pubblica mondiale.

    Non vi è alcun dubbio sul fatto che da questa situazione bisogna uscire al più presto, e non vi dubbio sul fatto che i neoconsionisti, proprio quelli che fomentano islamofobia nel mondo, sono davvero pericolosi cioé, costituiscono il pericolo maggiore, per l’umanità e per il futuro di tutti noi e credo che la rete antimperialista su questo unico piattaforma politica sia unità , pur avendo al suo interno una grande varietà di pensieri diversi.

    reza

  27. utente anonimo says:

    la fotografia con tutte le donne in foulard mi preoccupa un po: libertà di portare il velo, ma anche libertà di non portarlo. Il velo è un’usanza pre-islamica e non è il velo che fa della donna una musulmana! Il fare il bene ed il timore di Dio sono il migliore dei vestiti. Ciao jam

  28. kelebek says:

    Per Jam n. 27

    Al contrario, nella foto si vedono sia donne con foulard che donne senza.

    Miguel Martinez

  29. irSardina says:

    “A me, invece, pare che una volta gridato USA boia, Yankee go home, non esista più nessun elemento comune. il che, tutto sommato, spiega perchè tali grida vengano ripetute infinite volte.”

    Non ho motivo, Francesco, e non l’ho mai fatto di gridare USA boia ma potrei dirti che più volte ho pensato che gli yankees se ne debbano tornare e stare a domu insoru. Ma lo dico pacatamente, quasi sommessamente, so di avere ragione.

    Effettivamente mi ritrovo a condividere pensieri più con Maria, Leonardo, p, Erica, Falecius … che con te e in questo caso, ammetto, che non c’è nessun elemento in comune.Con massima soddisfazione, immagino, tua e mia: :-)

    Sardina

  30. utente anonimo says:

    …non mi riferivo alla foto (I), ma al disegno(II) che ho chiamato impropriamente foto. E ti sembro una cretinissima se dico che l’afghanistan dovrebbbe essere liberato anche dai talebans e loro amici? ciao jam

  31. utente anonimo says:

    “ingerenze troppo forti, non certo ai contatti e alle normali relazioni internazionali”

    Scusami, LM, ma questa è una dimostrazione di ingenuità disarmante. Al massimo possiamo identificare alcuni comportamenti “imperialistici” e condannarli ma la tua definizione è inapplicabile.

    Ciao

    Francesco

  32. RitvanShehi says:

    >Per un musulmano, prendere posizione contro l’imperialismo è una conseguenza fondamentale della sua fede. Si tratta di una posizione di principio.< Urka, ma allora i musulmanissimi sudditi del Glorioso Impero Ottomano – che non mi pare abbiano preso granché posizione contro “l’imperialismo” nei secoli – altro non erano che kuffar (infedeli)?:-)

  33. RitvanShehi says:

    >Caro Francesco credo,da musulmano, che questa enunciazione che tu denunci come emblema di fanatismo mentre a me sembra una dichirazione risplendente di un’etica esemplare, sarebbe facilmente sottoscritta anche da qualsiasi vero cristiano. Abu Yasin< Mi sa che ha ragione, Francesco. Senti questo passaggio del testo (grassetto mio): “Purtroppo ci sono amici nella sinistra, come ci sono amici nel campo islamico, che mettono in dubbio la gioia, la necessità, anzi l’inevitabilità della collaborazione e della solidarietà tra antimperialisti e musulmani.”

    Ti ricorda Qualcuno?:-)

  34. RitvanShehi says:

    >PS2: nei commenti al tuo post del 31 Gennaio ho risposto all’ultima non-risposta di Ritvan. Ceffo< Immagino che Miguel impazzirà dalla gioia alla notizia:-)

  35. RitvanShehi says:

    >Per capirci, è come se in un blog cattolico si stesse discutendo sui meriti diversi della descrizione della Trinità in Tommaso d’Aquino e in Agostino, e arriva uno che dice, “ma io a Dio non ci credo”.< Per capirci, ci stai forse dicendo che la Malvagità Intrinseca dell’Imperialismo (Amerikano, of course) è un Dogma equiparabile a quello della Santissima Trinità?:-)

  36. RitvanShehi says:

    Nel #35 la frase citata è di Miguel.

  37. fmdacenter says:

    x Abu Yasin

    escludere a priori che ci siano, o ci possano essere, musulmani imperialisti è fanatismo religioso.

    Come se scrivessi che tutti i cristiani non rubano, non mentono e non trombano fuori dal matrimonio, perchè è tutto ben indicato nei comandamenti.

    Francesco

  38. RitvanShehi says:

    >x Abu Yasin

    escludere a priori che ci siano, o ci possano essere, musulmani imperialisti è fanatismo religioso.

    Come se scrivessi che tutti i cristiani non rubano, non mentono e non trombano fuori dal matrimonio, perchè è tutto ben indicato nei comandamenti. Francesco< Sì, ma i cristiani (e pure gli ebrei) hanno leggermente:-) travisato i comandamenti e non hanno voluto prendere in considerazione l’ultima edizione aggiornata, riveduta e corretta del Libro Celeste che l’arcangelo Gabriele ha dettato al Profeta Maometto. Qui sta la differenza, miscredente!:-).
    Ciao

    Ritvan l’Alim per Caso

  39. utente anonimo says:

    e che c’entra?

    Libro A o Libro B, sempre peccatori siamo, e la nostra religione non ci garantisce da nessun peccato, neppure dall’incredulità (che è il peggiore).

    Francesco

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