Un uomo migliore

Ieri, in molte chiese greco-ortodosse nel mondo, hanno commemorato Georges Hàbash (sì, l’accento va sulla prima), il medico (al-Hakîm) che i sionisti cacciarono da Lydda quando aveva vent’anni, fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina, morto in povertà come era sempre vissuto.[1]

In quegli anni, si è formata, tra i palestinesi in esilio, una gerontocrazia di opportunisti e di venduti, che avrebbe dato il peggio di sé dopo gli accordi di Oslo. Georges Hàbash è stato un’altra cosa.

Georges Hàbash aveva mille limiti; però ha sempre tenuto presente che la liberazione della Palestina non doveva essere una faccenda di accordi con i dominanti, bensì di liberazione sociale.

E si è sempre rifiutato di scendere a compromessi, restando fedele alla tesi fondante del Fronte: una democrazia laica tra il Giordano e il mare, che accogliesse tutti i popoli di quelle terre, senza discriminazioni.

E negli ultimi anni, ha anche capito – lui, cristiano, laico, nazionalista e marxista – che era meglio rapportarsi con l’ala islamista più lucida, che con la svergognata banda di Râmallâh-Ceppaloni.

C’è chi lo ricorda così:

Diversamente da altri, al-Hakîm non ha mai salutato un sionista, non ha mai "negoziato" sotto la bandiera israeliana, non ha mai scambiato baci con gli assassini del nostro popolo, non ha mai piegato il ginocchio davanti a un re e non ha mai allungato la mano per mendicare. E’ rimasto fedele alle proprie idee, non oscillando mai tra un campo politico e l’altro alla ricerca di un posto. Abu Maysa è vissuto ed è morto senza mai discriminare in base alla religione. Era fermamente radicato nell’insieme collettivo della nostra storia araba, dal Golfo all’Oceano. E mentre i disperati del nostro popolo cercavano briciole di pane e gocce di acqua pulita nella Striscia di Gaza e nei campi dell’esilio, lui non risiedeva in un palazzo, né si godeva i guadagni del tradimento.

 Forse due immagini possono dare un’idea del mondo di Georges Hàbash e di quello dei suoi nemici; nonché delle speranze di quei tempi, e della disperazione di questi.

La prima, non a caso, è in bianco e nero, e risale al 1970, quando gli uomini del re della Giordania, dopo essersi consultati con Stati Uniti e Israele, fecero il grande massacro di palestinesi noto come Settembre Nero. 

falastiniyat

La secondo immagine invece è tutta a colori e piena di sorrisi; e risale ad alcuni giorni fa, quando George Bush è andato a pulirsi le scarpe sul suo tappeto orientale, il re dell’Arabia Saudita.

Gaza_Jail_Break-sword-dance

 Nota:

[1] Fino alla deportazione e massacro dei suoi abitanti nel 1948, Lydda ospitava una delle più antiche comunità cristiane nel mondo, legata alla figura del forse mitico concittadino, San Giorgio. E pensando proprio a Georges Hàbash, viene in mente quel troparion ortodosso che invoca San Giorgio come "liberatore dei prigionieri, difensore dei poveri e medico degli ammalati".

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34 Responses to Un uomo migliore

  1. stigli says:

    Georges Hàbash

    [..] Un uomo migliore Ieri, in molte chiese greco-ortodosse nel mondo, hanno commemorato Georges Hàbash (sì, l’accento va sulla prima), il medico (al-Hakîm) che i sionisti cacciarono da Lydda quando aveva vent’anni, fondatore del Fronte [..]

  2. stigli says:

    Georges Hàbash

    [..] Un uomo migliore Ieri, in molte chiese greco-ortodosse nel mondo, hanno commemorato Georges Hàbash (sì, l’accento va sulla prima), il medico (al-Hakîm) che i sionisti cacciarono da Lydda quando aveva vent’anni, fondatore del Fronte [..]

  3. utente anonimo says:

    ORIENTAMENTI geografie del tempo presenteun progetto di Laura Angiulli

    In collaborazione con Galleria Toledo

    Presenta

    Scenario Palestina

    Lunedì 28 Gennaio 2008 ore 15,30

    Galleria Toledo

    Conferenza stampa e presentazione

    Con Mohammed Bakri ed Anita Mosca

    Ore 17,00

    Convegno Palestina …tracce

    Intervengono:

    RaffaelePorta Osservatorio Euromediterraneo e del Mar Nero

    Nicola Perugini Università di Siena

    Andrea Del Grosso Centro documentazione Palestina

    Anita Mosca attrice, regista

    Mohammed Bakri attore, regista

    Ore 19,00

    Proiezione del film

    Jenin, Jenin (2004, ’54)

    di Mohammed Bakri

  4. utente anonimo says:

    Ma proprio il 27 gennaio dovevano ricordarlo? Antisemiti!!!

    Saluti da Marcello “Teofilatto” Bernacchia

  5. audace12 says:

    E’ morto un terrorista.

    A12

  6. utente anonimo says:

    E’ riapparso un cretino

    L.M.

  7. utente anonimo says:

    In che città è l’incontro di oggi del #2 ??

    L.M.

  8. kelebek says:

    Per L.M. n. 6

    Domanda sacrosanta :-)

    Napoli.

    Il comunicato dice:

    “Inizia a Napoli la Campagna per “Il diritto alla libertà di espressione artistica” promossa da ilpessottimista.blogspot.com per il regista Mohammad Bakri.

    Lunedì 28 Mohammad Bakri sarà a Napoli per iniziare gli incontri con le proiezioni del suo film “incriminato” Jenin, Jenin.

    30 sono le città impegnate sino al 15 febbraio nella Campagna.

    Chi vuole incontrare l’artista palestinese potrà farlo a:

    Napoli, 28 gennaio, Galleria Toledo. Ore 17,30 – convegno. Ore 19,00 proiezione del film Jenin, Jenin.

    Roma, 29 gennaio, Libreria del Cinema. Ore 19,30 – incontro e proiezione di spezzoni del film.

    Siena, 30 gennaio, Cinema Nuovo Pendola, ore 18,30 – incontro e proiezione del film.

    Torino 31 gennaio, Istituto Avogadro, ore 20,30 – incontro e proiezione del film.

    Bologna, 1 febbraio, Cinema Lumiere, ore 18,00 – ncontro e proiezione.

    Per tutte le informazioni sulle altre città coinvolte nella campagna:

    http://ilpessottimista.blogspot.com/ con l’intervista di Nicola Perugini a Bakri.”

    Miguel Martinez

  9. fmdacenter says:

    In concreto, cosa ha fatto George?

    Come ha lottato? Cosa voleva ottenere e cosa ha ottenuto?

    Insomma, qualcosa di concreto, SVP

    Francesco

  10. utente anonimo says:

    Grazie Miguel della precisazione_

    ne approfitto per scusarmi con te e con tutti gli ospiti per l’offesa gratuita del mio #5, ma non sono riuscito a non farla scappare dalle labbra_

    L.M.

  11. georgiamada says:

    http://georg

    [..] George Habash 1925-2008 La vignetta è del famoso disegnatore palestinese Naji al Ali a cui io ho apportato modifiche aggiungendo la foto di George Habbash. E’ morto George Habash apparteneva alla resistenza palestinese. Nato a Lydda. Ancor [..]

  12. georgiamada says:

    http://georg

    [..] George Habash 1925-2008 La vignetta è del famoso disegnatore palestinese Naji al Ali a cui io ho apportato modifiche aggiungendo la foto di George Habbash. E’ morto George Habash apparteneva alla resistenza palestinese. Nato a Lydda. Ancor [..]

  13. elwin says:

    i tappeti devono “servire” il loro intrinseco scopo… altrimenti son solo da buttare. non trovi?

  14. utente anonimo says:

    Keffieh rosso, Georges Habash, keffih nero e bianco Yasser Arafat. Negoziare o non negoziare, questo è il problema? Io dico che in fondo si negozia sempre, anche quando non si negozia perchè chi detiene il potere ha la dialettica che vince nel momento stesso in cui comincia a perdere, perchè si è avvicinata ad una dialettica Superiore. è tardi. jam

  15. RitvanShehi says:

    >Ma proprio il 27 gennaio dovevano ricordarlo? Antisemiti!!!

    Saluti da Marcello “Teofilatto” Bernacchia< No, fratello, era il 28, il giorno dopo. Noi siamo solo antisionisti, mica antisemiti!:-)

  16. RitvanShehi says:

    Beh, A12 almeno non ha stappato spumante. Pietas per i morti, di qualsiasi colore. Perché credo tutti dobbiamo morire, prima o poi, a meno che qualcuno qui non sia convinto di essere Highlander:-).

    (ogni riferimento a emetici commenti sulla morte di Suharto è puramente voluto).

  17. RitvanShehi says:

    >La prima, non a caso, è in bianco e nero, e risale al 1970, quando gli uomini del re della Giordania, dopo essersi consultati con Stati Uniti e Israele, fecero il grande massacro di palestinesi noto come Settembre Nero. kelebek< Non sia mai che non si fossero consultati con Israele per fare delle porkate!:-) E se putacaso poi Israele se la prendeva a male e gli diceva:”Mascalzoni, che avete combinato, non lo sapete che quei palestinesi li volevamo uccidere noi con le nostre mani per placare almeno un po’ la nostra inestinguibile sete di sangue palestinese?!”

  18. utente anonimo says:

    Scusate – avevo sbagliato post e ricopio qui un mio commento – Ritvan con le sue risposte sparse mi ha fatto girare la testa come un elettrone_

    + + + +

    Ritvan

    Ho notato che ti sei scatenato bene bene_

    Ti rispondo qui un po’ a tutto, perché mi sembra molto più chiaro così_

    1 — Mettere sullo stesso piano Suharto e altri ‘presidenti’, attivisti, capipopolo, partigiani, è come mettere sullo stesso piano Goering e un dirigente locale fascista di Velletri del ‘31, o Stalin o Mao e un discepolo di Rosa Luxemburg, o Pinochet e un tenente qualsiasi dell’esercito cileno_ Quindi mi permetto di festeggiare le morti naturali di certi serial killers, come momenti simbolici di determinati rami della Storia_

    2 — Per quanto riguarda le ‘condizioni inaccettabili’ per la pace in Palestina – e la tua bellissima ‘opzione albanese’_ Sono d’accordissimo, io, che sia meglio accettare una Palestina a fette che una Palestina senza Palestina_ Infatti io, personalmente, voglio che Israele esista e resti proprio lì dov’è – trovo stupida la fissazione col non riconoscere Israele, e credo perfino che la posizione di vederlo oggi come ‘illegittimo’ sia estremamente più dannosa di qualsiasi alternativa e che la creazione di uno stato unico porterebbe a un netto peggioramento delle condizioni per tutti_ Ma questo mi sembra di averlo ripetuto costantemente nelle discussioni qui su Kelebek, con chiunque fosse_ O forse quando si parla del ‘tema eletto’ bisogna ripetere ogni volta le 200 paginate di premesse??

    Però da un punto di vista dialettico, fra noi che non c’entriamo niente e siamo lontani anni-luce da laggiù, per la coerenza e onestà intellettuale del confronto rimane centrale l’esempio che facevo in un mio commento di qualche post fa, rivolto a un certo Mr.Max_

    Se si ritiene accettabile quel punto di partenza, allora si può chiacchierare limpidamente su ogni altro aspetto, se non si accetta quel punto ‘salomonico’, allora diventa perfino inutile parlare, ognuno ripete le sue cantilene e vedrà sempre l’altro come ‘nemico’_

    Ma quando parlo di condizioni inaccettabili, intendo dire che almeno il ritorno dei profughi, lo status di Gerusalemme Est, e l’autonomia assoluta del nuovo stato, non possono essere particolari trattabili_

    3 — Sulla ‘decimazione’_ Se un fanatico palestinese si fa saltare in aria in un autobus di Tel Aviv, io lo chiamo criminale assassino, senza dio, infame, e attacco terrorista o di guerriglia_ Se l’Esercito israeliano per quell’atto applica punizioni collettive a tutta una popolazione etnica, tirando nel mucchio, distruggendo le sue case, il suo quotidiano, i suoi bisogni vitali, io la chiamo persecuzione, comportamento da derattizzatori_ Se poi questo avviene con le proporzioni in cui avviene là negli ultimi anni, e con quella sistematicità, basta cercare le notizie di agenzia giorno giorno, settimana a settimana, la posso chiamare anche decimazione_

    Aggiungiamo a margine che dalla vittoria elettorale di Hamas a Gaza, inizio 2006, queste politiche assurde e criminali di Israele, e questo assedio totale, sono state attuate senza motivo, senza nemmeno un pretesto, di punto in bianco, come un atto di guerra ingiustificato: e senza dare nemmeno opportunità a quello che poteva venire da lì in poi_ E non dimentichiamo che dagli accordi di Oslo (1993), i coloni nei Territori sono triplicati, e che continuano ad aumentare gli insediamenti, perfino a Gerusalemme Est_

    Dati delle vittime dal 2005 – fonti: B’Tselem – UN OCHA – Maariv – Haaretz – Peace Now_

    2007 = 457 P. (di cui 92 bambini); 1 attacco kamikaze; 13 I. in tutto l’anno

    2006 = 657 P. (di cui 54% non-combattenti); 6 attacchi kamikaze; 24 I. in tutto l’anno – senza contare il bilancio dell’attacco al Libano

    2005 = ≈ 200 P; 50 I.

    L.M.

  19. utente anonimo says:

    PS:

    Mi sono dimenticato un particolare interessante fornito da B’Tselem_

    Si felicita, anche con una certa condivisibilità, che il rapporto fra uccisioni di militanti e di non-combattenti è passato da circa 1/1 nel 2003/2004 a circa 3/1 nel 2006/2007_

    L.M.

  20. kelebek says:

    Per L.M. n. 17

    Io invece credo che la distinzione in questo caso tra “combattenti” e “non combattenti” sia molto discutibile.

    Dalla parte israeliana, l’intera popolazione adulta, praticamente, è “combattente”; dalla parte palestinese, la maggior parte delle famiglie sono automobilitate, e c’è tutta una continuità tra la madre che prepara da mangiare e i suoi figli che fanno la ronda nel quartiere.

    Miguel Martinez

  21. RitvanShehi says:

    >dalla parte palestinese, la maggior parte delle famiglie sono automobilitate, e c’è tutta una continuità tra la madre che prepara da mangiare e i suoi figli che fanno la ronda nel quartiere. Miguel Martinez< Inoltre, digiamocela tutta.-), fra un felafel e un cous-cous, la dolce mammina a volte trova anche il tempo di trasportare sotto le lunghe vesti anche qualche candelotto di dinamite:-)

  22. kelebek says:

    Per Ritvan n. 19

    Forse sì, non ci sarebbe nulla di strano e nulla di disdicevole.

    Però è anche vero che il giovane mediterraneo medio si vergognerebbe di aver messo nei guai una donna, soprattutto se si tratta della propria mamma.

    Miguel Martinez

  23. utente anonimo says:

    Miguel #18

    Tenete conto che io, quando parlo di Palestina, parlo sempre per cose che ho letto, al limite studiato, ma che non ho mai toccato con mano_ A volte mi rendo conto di sentire bene questa mancanza – e che tutte la questioni viste da là saranno diversissime_

    Anche per questo cerco sempre di restare molto ‘astratto’ e prlare per principi generali_

    Ma per quello che leggo non sono d’accordo col dire che ‘tutta la popolazione adulta di Israele è combattente’_ Ci sono tantissime associazioni e persone che lavorano per la pace, che quasi sicuramente accetterebbero anche condizioni più eque pur di averla, che sono abbastanza schifati dal loro governo_ Poi se vuoi dire che non accetterebbero uno stato unico comune, e che parteggiano in tutti i modi contro questa eventualità, allora su questo sembra un’affermazione più verosimile_

    Per contro, non credo che nemmeno tutte le famiglie di Gaza siano così coese e corrdinate in un’azione di vera guerriglia continua contro Israele – anche lì, almeno a leggere alcune riflessioni di parte palestinese e a sentire quelli che ho conosciuto qua a Firenze, c’è gente che preferirebbe non combattere e accettare le condizioni, ma che fossero minimamente degne_

    però più continua questa situazione, più gli monterà il giramento di zebedei, e più si avvicineranno alle posizioni degli intransigenti_

    L.M.

  24. kelebek says:

    Per L.M. n. 21

    Quando dico che la popolazione adulta d’Israele è combattente, non mi riferisco a un fatto emotivo, ma a un fatto burocratico: tutti gli adulti israeliani di ambo i sessi, con l’eccezione degli ultraortodossi, sono obbligati al servizio militare e poi a fare i riservisti con continui richiami.

    Come è noto, gli obiettori vengono puniti, anche se in maniera relativamente moderata.

    Quindi (fatta salva la diversità di trattamento degli obiettori) qualunque israeliano adulto e in stato psicofisico normale è un soldato quanto poteva essere, ad esempio, un soldato italiano nella guerra del 15-18.

    Miguel Martinez

  25. utente anonimo says:

    >Ma proprio il 27 gennaio dovevano ricordarlo? Antisemiti!!!

    Saluti da Marcello “Teofilatto” Bernacchia<
    >No, fratello, era il 28, il giorno dopo. Noi siamo solo antisionisti, mica antisemiti!:-) < Allora, ricapitoliamo, caro fratello Ritvan. Il 28/1 Miguel scrive: “Ieri, in molte chiese greco-ortodosse nel mondo, hanno commemorato Georges Hàbash”. Questo significa che Habash è stato commemorato il 27, giusto? Se non lo è, la tua precisazione, oltre che a me, va indirizzata anche a Miguel. Quello che puoi aver fatto tu è irrilevante, come del resto quello che ho fatto io. Come, per esempio, scriverti questa precisazione il 29 :-)

    Saluti da Marcello “Teofilatto” Bernacchia

  26. RitvanShehi says:

    >Allora, ricapitoliamo, caro fratello Ritvan. Il 28/1 Miguel scrive: “Ieri, in molte chiese greco-ortodosse nel mondo, hanno commemorato Georges Hàbash”. Questo significa che Habash è stato commemorato il 27, giusto? Se non lo è, la tua precisazione, oltre che a me, va indirizzata anche a Miguel. Quello che puoi aver fatto tu è irrilevante, come del resto quello che ho fatto io. Come, per esempio, scriverti questa precisazione il 29 :-)

    Saluti da Marcello “Teofilatto” Bernacchia< Vero fratello. Se non che il tuo commento n.3 veniva subito dopo il commento n.2 di un anonimo (o era Miguel che trolleggiava?:-) ) che ci ricordava una commemorazione di un’altra nefandezza:-) ebr..pardon, israeliana, con tanto di film documentario. Commemorazione che si teneva, appunto, il 28 e non il 27.
    Pertanto, fratello, la prossima volta, per evitare equivoci, se proprio non ce la fai a copincollare l’intero paragrafo, metti almeno il n. del commento a cui ti riferisci. Grazie.

  27. utente anonimo says:

    Per Ritvan, n. 24: grazie, seguirò il tuo consiglio. Anche se, avendo io scritto “ricordarlo” nel commento n. 3, mi si poteva concedere il beneficio del dubbio, visto che “Hàbash” è maschile e “Jenin” è femminile :-).

  28. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan, n. 24: grazie, seguirò il tuo consiglio. Anche se, avendo io scritto “ricordarlo” nel commento n. 3, mi si poteva concedere il beneficio del dubbio, visto che “Hàbash” è maschile e “Jenin” è femminile :-).MTB< Jenin sarà anche femminile, ma ti ricordo, fratello, che in quell’occasione non si commemorava la città, bensì l’Apocalittico:-) Massacro perpetrato dai sem…pardon, sionisti:-) in quella città. E “massacro” è maschile:-).
    E poi, scusa, posso avere ANCH’IO una tantum granitiche certezze al posto di legittimi dubbi?:-).

  29. RitvanShehi says:

    >Però è anche vero che il giovane mediterraneo medio si vergognerebbe di aver messo nei guai una donna, soprattutto se si tratta della propria mamma. Miguel Martinez< Bieko maskilista-oskurantista!:-)

  30. RitvanShehi says:

    >Quindi mi permetto di festeggiare le morti naturali di certi serial killers, come momenti simbolici di determinati rami della Storia_ L.M.<
    Ognuno è libero di festeggiare come e quando gli pare. Solo io credo che se un uomo di potere commette dei crimini va festeggiato il momento in cui lascia il potere o ne viene cacciato, anche qualora il fatto coincida con la propria morte (vedi Stalin) e non quando muore nel suo letto come privato cittadino. In quest’ottica, dubito fortemente – e, a scanso di equivoci, hai fatto bene – che tu abbia stappato spumante quando è crepato di cancro qualche anno fa in America Latina quel porco di Honecker, che non era proprio l’ultimo dei sergenti ma uno responsabile in prima persona della morte (come preda da caccia, una sorta di “tiro al piccione” da sopra il Muro, visto che ti piace tanto di parlare di “deratizzatori”:-)) di centinaia di esseri umani “colpevoli” solo di volersene andare via dal proprio paese e non di rovesciare il regime o altro (come i comunisti massacrati da Suharto). I soliti due pesi e due misure?

    >trovo stupida la fissazione col non riconoscere Israele, e credo perfino che la posizione di vederlo oggi come ‘illegittimo’ sia estremamente più dannosa di qualsiasi alternativa e che la creazione di uno stato unico porterebbe a un netto peggioramento delle condizioni per tutti_ Ma questo mi sembra di averlo ripetuto costantemente nelle discussioni qui su Kelebek, con chiunque fosse_ O forse quando si parla del ‘tema eletto’ bisogna ripetere ogni volta le 200 paginate di premesse??<
    Beh, sì, mi sembra proprio neccessario. Un po’ come chi la pensa diversamente premette sempre:”io sono solo antisionista, non antisemita”:-).

    >se non si accetta quel punto ‘salomonico’, (l’esistenza dello Stato d’Israele-ndr) allora diventa perfino inutile parlare, ognuno ripete le sue cantilene e vedrà sempre l’altro come ‘nemico’_<
    Eh, ma il problema è proprio che pare che Salomone non sia mai esistito e se è esistito pare che fosse palestinese e non ebreo, e se non era palestinese era solo una sottospecie di capomandriano puzzolente ingiustamente passato alla leggenda come giudice e Re:-). Perciò, “salomonico” ‘n par de ciufoli!:-)

    >Ma quando parlo di condizioni inaccettabili, intendo dire che almeno il ritorno dei profughi, lo status di Gerusalemme Est, e l’autonomia assoluta del nuovo stato, non possono essere particolari trattabili_<
    Beh, non può essere così categorica la cosa.

    L’autonomia – o meglio l’indipendenza – del futuro Stato Palestinese non è in discussione: il riconoscimento sarebbe reciproco.

    Su Gerusalemme Est gli ebr…pardon, sionisti, fanno i soliti ebr…pardon, sionisti:-). Ovvero mercanteggiano, ma alla fine dovranno cedere, credo.

    Il ritorno dei profughi….ritorno dove? All’interno di Israele? Allora tanto vale fare subito il tanto vituperato Stato Unico Dal Giordano Al Mare e non se ne parli più, perché se tornano in Israele tutti i profughi con bisnonni, nonni, padri, figli, nipoti, bisnipoti e relativi congiunti, cognati/e, figli di cognati/e, figli dei figli di cognati/e e quant’altro (ohé, che vogliamo forse negare la coesione famigliare, Fondamentale Diritto Umano?:-) ) gli ebr..pardon, sionisti, si troveranno in schiacciante…minoranza all’interno di Israele. O che li credi forse fessi?

  31. comictadpole says:

    Ritvan – d’accordo su tutto_

    Solo spero di non cadere troppo spesso nel ‘2 pesi 2 misure’_

    Anzi, se hai da festeggiare la scomparsa di qualche ‘criminale’ politico anche te, dimmelo che porto io lo spumante_

    Ma il problema a volte, con certa gente, nasce quando mette disonestamente sullo stesso piano personaggi e movimenti completamente diversi, per valore_

    Esempio – io festeggerei anche la caduta o la morte di Castro, anche se non lo si può proprio considerare un assassino spietato, onestamente_ Il problema eventuale di Cuba è che se Castro cade e Cuba deve diventare come la Haiti di Aristide mi sembrebrebbe un regresso notevole – se invece diventasse come Puerto Rico, ci metterei la firma subito_

    Il problema dicevo nasce quando io dico, per esempio, che sono contento della morte di Pinochet – e chi mi contesta me lo mette sullo stesso piano di Allende_

    Questo è un falso intellettuale dichiarato, sotto tutti i punti di vista_ Non ci sono 2 pesi e 2 misure che tengano_

    Per il resto si può festeggiare tutto quello che ti pare, o che non ti pare_

    L.M.

  32. RitvanShehi says:

    >io festeggerei anche la caduta o la morte di Castro, anche se non lo si può proprio considerare un assassino spietato, onestamente_ Il problema eventuale di Cuba è che se Castro cade e Cuba deve diventare come la Haiti di Aristide mi sembrebrebbe un regresso notevole – se invece diventasse come Puerto Rico, ci metterei la firma subito_L.M.< Amico mio, mi sembra che quando parlo con te io faccia dei buchi nell’acqua:-)(non ti ricordi più delle scelte primordiali insopprimibili di ogni essere vivente: “combattimento/sottomissione/fuga” di cui ti parlai?). A me del destino di quell’isola caraibica frega ‘na cippa. Ma mi frega molto, invece, del destino dei CUBANI, in quanto esseri umani che Dio o Madre Natura vorrebbe liberi. Intanto che siano liberi come individui e non schiavi di un tiranno su quell’isola, poi facciano di Cuba quel che gli pare oppure se non ci riescono, se ne vadano a Miami dai loro parenti. Claro, hombre?:-) >Ma il problema a volte, con certa gente, nasce quando mette disonestamente sullo stesso piano personaggi e movimenti completamente diversi, per valore_

    Il problema dicevo nasce quando io dico, per esempio, che sono contento della morte di Pinochet – e chi mi contesta me lo mette sullo stesso piano di Allende_<
    Io te l’ho messo, invece, con Honecker, non con Allende, perché le due situazioni (morte di Pinochet-morte di Allende) non sono equiparabili. Allende morì (pare per propria mano, col mitra regalatogli da Fidel) combattendo e ben prima di potersi rendere responsabile in prima persona di crimini politici. Non sapremo mai con sicurezza cosa sarebbe successo se avesse vinto Allende e Pinochet fosse rimasto ucciso al comando delle sue truppe. Forse i kompagni avrebbero fatto fuori Allende, ormai diventato “inutile idiota” dopo aver contribuito ad istaurare la “dittatura del proletariato” in Cile, oppure lui si sarebbe messo alla loro testa, diventando il solito tiranno rosso sanguinario. Nell’ultimo caso forse (ma non sono sicuro:-) ) tu, a posteriori avresti magari rimpianto la morte in battaglia di Pinochet!:-).

  33. mariak says:

    Allende morì (pare per propria mano, col mitra regalatogli da Fidel) combattendo e ben prima di potersi rendere responsabile in prima persona di crimini politici.

    Sì certo ,suicidio preventivo!

  34. RitvanShehi says:

    Ritvan—-Allende morì (pare per propria mano, col mitra regalatogli da Fidel) combattendo e ben prima di potersi rendere responsabile in prima persona di crimini politici.—-

    Sì certo ,suicidio preventivo! mariak< Beh, compagnera Mary, se vogliamo proprio dirla tutta, forse hai proprio ragione!:-). Infatti, corre voce insistente (sparsa artatamente dalla CIA:-) of course) che sia stato, invece, ammazzato dalle sue “fedelissime” guardie comuniste, per non lasciarlo cadere vivo nelle mani di Pinochet (che – memore del fatto che fu proprio Allende a promuoverlo – gli aveva già fatto una generosa offerta di salvacondotto per sé e la sua famiglia). Com’è nello stile dei kompagni “duri e puri”, val meglio un martire – specie se d’altra “parrocchia” – di un esule. Perché un esule si può sempre pentire e dissociarsi dai sullodati “kompagni duri e puri”. Un martire difficilmente:-) può farlo. Pertanto, ringraziami di essermi tenuto alla versione ufficiale:-).

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