Suicidio da petrolio

“Paesi che hanno risorse incredibili, solo che poi non se ne fanno niente, perché sono pigri.

Prendiamo gli arabi, che stanno seduti su un lago di petrolio, e invece di usarlo per costruirsi le scuole, ci rubano i posti all’asilo ai nostri figli”.

No, prendiamo i non arabi, perché la storia è uguale altrove. Anzi, è peggio.

Ad esempio, l’Ecuador, dove il 70% della popolazione vive al di sotto della cosiddetta soglia di povertà.

Al primo posto, tra i prodotti esportati troviamo il petrolio.

Lo sfruttamento del petrolio crea tanti problemi: si disbosca, si distrugge la biodiversità, si spostano con la forza intere popolazioni, si inquinano le acque.

D’accordo, ma bisogna farsi coraggio e lasciarsi togliere il dente: il petrolio comunque porta tanti soldi e stiamo meglio tutti, dopo.

O no?

Nel 2003,  su ogni 100 dollari di greggio estratto dalle foreste dell’Ecuador, 75 andavano alle società petrolifere.

Restavano 25 dollari. 19 andavano a pagare il debito estero.

Restavano così 6 dollari. 3,5 andavano in varie spese statali (in particolari militari) e 2,5 venivano spesi per la sanità, la pubblica istruzione e i programmi sociali in generale.

Il nuovo presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, non  è Fidel Castro: è un cattolico che ha studiato economia in Belgio e negli Stati Uniti.

Ma lo scorso settembre, ha presentato un progetto veramente rivoluzionario: l’Ecuador si impegna a contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico globale, semplicemente non toccando le principali riserve petrolifere del paese, che si trovano nel Parco Nazionale del Yasuní.

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19 Responses to Suicidio da petrolio

  1. falecius says:

    C’è una differenza nella percezione del petrolio da parte dell'”addetto ai lavori” (si fa per dire) e dell'”uomo della strada”.

    Il petrolio è noto agli “esperti” per essere, tra le risorse naturali, una di quelle che genere meno ricchezza diffusa, per varie ragioni. Tanto per cominciare il petrolio crea pochissimi posti di lavoro nei paesi in cui viene estratto, in secondo luogo la sua gestione è controllata da pochissime e persone e passa “sopra” le popolazioni delle aree di estrazione.

    Non conosco nessun caso in cui la ricchezza petrolifera sia stata il volano di uno sviluppo generalizzato, tranne che, in parte, la Libia.

    Gli “esperti” di questioni di sviluppo parlano di “maledizione” petrolifera.

  2. RitvanShehi says:

    >Non conosco nessun caso in cui la ricchezza petrolifera sia stata il volano di uno sviluppo generalizzato, tranne che, in parte, la Libia. falecius< Il buon reza, se passa da qui, prima ti scorticherà vivo e poi ti butterà nel cestino con l’etichetta “nazifasciosionista” per questo:-).

  3. falecius says:

    Può darsi, ma resta il fatto che io conosco casi del genere.

  4. falecius says:

    io NON conosco casi del genere (l’economia iraniana è diversificata; non so quale sia il suo meccanismo di distribuzione degli introiti petroliferi, ma mi risulta che il paese sia in crisi economica).

    E comunque, consiglio, per chi ha un sacco di tempo libero, di leggersi “le città di sale” di abdarrahman munif.

  5. fmdacenter says:

    Il Texas?

    L’Oklahoma, se non mi ricordo male.

    La Norvegia?

    La Scozia?

    E prima del petrolio si usava il carbone, con un certo qual risultato positivo per Inghilterra e Ruhr, mi pare.

    Chiaro che se ho delle risorse naturali e non sono capace nè di gestirle tecnicamente nè di gestire economicamente i ricavi nè di gestire politicamente i cambiamenti che il loro sfruttamento comporta, posso anche rinunciare alla miniera di selce e continuare a cacciare i bufali e i bisonti a mani nude.

    Molto biodiverso, tra l’altro.

    Francesco

    PS confermo che esiste la maledizione petrolifera, pare già nota ai diretti interessati negli anni ’30. Però non ditelo ai calabresi che potremmo azzerare i trasferimenti perchè sono immuni da maledizioni petrolifere o di altro simile genere.

  6. kelebek says:

    per Francesco n. 5

    Gli esempi che citi non hanno nulla a che vedere: parli di luoghi con una solida base economica di partenza – gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Norvegia non hanno certamente cominciato la loro carriera come l’Ecuador.

    Casomai potevi citare il Kuwait come paese che nasce davvero sul petrolio, e che effettivamente ha realizzato un livello di vita discreto per chi ha la fortuna di nascere cittadino kuwaitiano.

    Miguel Martinez

  7. falecius says:

    Il Texas?

    L’Oklahoma, se non mi ricordo male.

    La Norvegia?

    La Scozia?

    Tutti i casi in cui PRIMA c’era lo sviluppo e POI hanno scoperto il petrolio, tranne l’Oklahoma, in cui l’ sviluppo è consistito nell’espropriazione dell’ultimo terrirorio indiano degli USA, quindi non direi che sia andato a vantaggio della popolazione locale…

    E comunque Texas e Oklahoma sono una parte degli USA e non stati sovrani. Certo la Norvegia e la Scozia si sono ulteriormente arricchite col petrolio, ma NON è stato il petrolio a renderle paesi sviluppati.

  8. utente anonimo says:

    Ehm, io non so cosa fosse l’Ecuador prima del petrolio ma che fosse stato peggio del Texas mi stupirebbe molto.

    Francesco

  9. falecius says:

    io non so cosa fosse l’Ecuador prima del petrolio ma che fosse stato peggio del Texas mi stupirebbe molto.

    Io non so bene come fosse il Texas, ma sono abbastanza convinto che fosse meglio dell’Ecuador. :D

  10. comictadpole says:

    Volevo dire, prima di andare oltre nella diatriba sul petrolio ecuadoreño, o proprio per capirla meglio, consiglierei di studiare un po’, da varie fonti diverse, la storia di Jaime Roldós, presidente precisamente di quegli anni_

    Storia emblematica e riprodotta in serie con tutte le altre degli stati latinoamericani – proprio come ci fosse uno schema fisso_

    Buenas noches_ Tengo un sueño que me está matando_

    L.M.

  11. RitvanShehi says:

    >io NON conosco casi del genere<
    Beh, il fatto che tu non li conosca non vuol dire che non esistono. Mettersi a sofisticheggiare poi “ma no, la Norvegia era già abbastanza sviluppata, ma no, il Texas non è uno stato sovrano ecc., ecc.” non è degno di te:-).

    Miguel, con onestà intellettuale ti ha aggiunto il Kuwait: hai a che ridire p.es. che in realtà non dovrebbe essere uno Stato sovrano perché “ingiustamente strappato” all’Iraq (come sosteneva a pie’ fermo la buonanima di saddam)?:-).

    Io ci metto sul piatto Dubai e altri emirati del Golfo, Arabia saudita (anche se non è esattamente un paese industrializzato i cittadini ci vivono da signori), Brunei. E anche l’Indonesia non è che stia poi tanto male, pur con tutti i grattacapi etnico-religiosi che si ritrova. E i Venezuela del buon chavez, dove la mettiamo?

    Insomma, per parafrasare il buon Andreotti, il petrolio è una maledizione solo per chi non ce l’ha: vedi automobilisti italici imbufaliti perché ogni giorno il pieno costa de più!

    >(l’economia iraniana è diversificata; non so quale sia il suo meccanismo di distribuzione degli introiti petroliferi, ma mi risulta che il paese sia in crisi economica).<
    Beh, amico, se reza te la passa questa della “crisi”:-) te la passo volentieri anch’io, ma temo che senza petrolio l’Iran non sarebbe in crisi (che poi, crisi è relativo, la crisi di Berlusconi che deve vendere una delle sue 15 megaville per farvi fronte mica è uguale a quella della sciura Pina che va al monte dei pegni a impegnare l’unico paio di lenzuola di ricambio per mangiare quella sera!) sarebbe alla fame nera!

  12. comictadpole says:

    Ritvan, mi tengo nel fortissimo dubbio solo per l’Indonesia – c’è adesso una mia amica a lavorare – però a Giakarta – e me ne fa un quadro da mani nei capelli_

    L.M.

  13. kelebek says:

    Per L.M. n. 12

    Il Venezuela è un paese di una miseria spaventosa.

    Chavez è stato il primo a cercare di trattenere il reddito petrolifero e ridistribuirlo.

    Miguel Martinez

  14. fmdacenter says:

    Miguel,

    cosa c’entra il petrolio con la politica venezuelena?

    con la carenza di classi dirigenti locali? di imprenditori?

    e in paesi latinoamericani dove il petrolio non conta così tanto (Argentina, Brasile) non mi pare che la società sia molto diversa.

    forse la causa è un’altra.

    forse, che non voglio sparare sentenze storiche a casaccio. per oggi

    Francesco

  15. comictadpole says:

    Giusto Miguel, infatti parlavamo del venezuela di Chávez_

    Che non è tutto quel paradiso che ci vogliono far credere i suoi fans – ma è abbastanza meglio di prima_

    A quanto mi hanno detto comunque tanti venezuelani, rimane, com’era naturale aspettarsi, ancora tanta miseria_

    L.M.

  16. falecius says:

    Ritvan: “Beh, il fatto che tu non li conosca non vuol dire che non esistono.” Senz’altro.

    Altrimenti avrei scritto con spocchiosa sicumera che non esistono. :)

    Non ho idea di come sia la situazione in Kuwait (che è uno stato, e che che deve la sua ricchezza al petrolio, senza dubbio). Né Dubai (dove la ricchezza c’è, anche se ignoro come sia distribuita; male, penso) né nessun altro paese del golfo è realmente industrializzato, ma non nego che stiano meglio, per dire, del Pakistan. Ho comunque il sospetto che esageri un pochino, sui “signori” cittadini dell’Arabia Saudita. Poteva essere vero qualche decennio fa, ma adesso il malcontento che c’è, e bello grosso, verso la casa reale verrà pure da qualche ragione.

  17. fmdacenter says:

    Allora tante vale portare via il petrolio senza pagarlo, limitandosi al rimborso degli eventuali danni ecologici.

    Si fa il nostro bene e pure il loro.

    Evviva!

    Francesco o’ loico

  18. RitvanShehi says:

    >Non ho idea di come sia la situazione in Kuwait (che è uno stato, e che che deve la sua ricchezza al petrolio, senza dubbio).falecius <
    Eccellente, grazie:-)

    >Né Dubai (dove la ricchezza c’è, anche se ignoro come sia distribuita; male, penso)<
    Andreottiano che non sei altro:-). Idem come a Kuwait, invece, anzi, meglio, perché a Dubai stanno pensando al “dopo-petrolio”, stimolando il turismo d’elite e costruendo delle meraviglie dell’ingegneria.

    >né nessun altro paese del golfo è realmente industrializzato,<
    Dici che dovrebbero mettersi a produrre bulloni, tondini di ferro, automobili e cassonetti per l’immondizia napoletana:-)? Perché, di grazia? Già madre natura li ha sommersi di sabbia, gli manca solo la puzza delle ciminiere:-).

    >ma non nego che stiano meglio, per dire, del Pakistan.<
    No, stanno meglio – sempre per dire – di te e anche di me. E di buona parte della classe medio-bassa italica. Clima infame a parte, ovviamente:-)

    >Ho comunque il sospetto che esageri un pochino, sui “signori” cittadini dell’Arabia Saudita. Poteva essere vero qualche decennio fa, ma adesso il malcontento che c’è, e bello grosso, verso la casa reale verrà pure da qualche ragione.<
    La stessa medesima ragione che qui fa vedere Berlusconi come il fumo negli occhi anche da chi sta più che bene. E tieni presente che Berlusconi mica può lasciare a Piersilvio la guida di “Forza Italia” (o “Popolo delle Libertà”, insomma, quella roba lì che ti manda al governo una volta sì e una volta no, ci siamo capiti), come fanno gli sceicchi sauditi:-).

    P.S. Ci sono delle statistiche ONU che tengono conto non solo del PIL pro capite alla Trilussa:-) ma anche di altri parametri e dove potresti vedere la collocazione di quei paesi rispetto all’Italia. Non sono poi tanto lontani: una lista basata sul cosiddetto HDI (Human Development Index) la puoi trovare all’URL: http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_Human_Development_Index

    in cui l’Italia è al 20° posto (ma la Germania al 22°, tanto per dire che mica è tanto esatta ‘sta cosa.-) ). Al 30° troviamo il Brunei (paese petrolifero e islamico), al 33° il Kuwait, al 35° il Qatar, al 39° gli Emirati Arabi Uniti, al 41° il Bahrain (preceduto dal miserabilissimo:-) Cile del nostro amico LM) al 61° posto l’Arabia Saudita (però, c’è da dire che essa guadagna ben 15 posizioni, rispetto al precedente rilevamento e non come dici tu che va sempre peggio!) e – udite udite, squilli di tromba:-) – al 68° posto troviamo l’ALBANIA, con un punteggio di 0.801 che la fa entrare per il classico pelo nell’Olimpo dei paesi benestanti dal HDI “Alto”:-) :-). (Ma allora io che cazz’ ci faccio in Italia? Preparo subito il gommone e torno indietro!:-) ).

  19. RitvanShehi says:

    >Allora tante vale portare via il petrolio senza pagarlo, limitandosi al rimborso degli eventuali danni ecologici. Si fa il nostro bene e pure il loro. Evviva! Francesco< Ragionamento ineccepibile, partendo dalla castroneggiante premessa che “il petrolio fa tanto male a chi lo possiede”:-). Il tuo Peppino (o Totò, a scelta)

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