Il tuca tuca degli informatori scientifici (VI)

Alla prima parte

Centocinquanta Informatori Scientifici, dalle scarpe lucidissime, ballano tra i tavoli del TramBusto, formando un lungo trenino e cantando:

"Si chiama tuca tuca tuca
l’ho inventato io
per poterti dire
mi piaci mi piaci mi piaci mi piaci mi pia…"

La vita dell’Informatore Scientifico è fatta di alti e di bassi. O, per essere più precisi, di bassi, di alti e di altissimi.

I bassi sono innumerevoli giornate passate nelle sale d’attesa con malati veri e presunti, a ripassare la barzelletta che si racconterà al dottore quando, finalmente, lo riceverà.

Gli alti… c’è un norvegese che produce un certo strumento, c’è un Informatore, e ci sono io, per tradurre. Andiamo tutti allo studio di un Autorevole Chirurgo. Eccitatissimo, l’Informatore spiega varie volte che il parere di quel chirurgo è molto importante per il successo del prodotto.

Dopo un’ora di attesa, l’Autorevole Chirurgo compare. Ci mette circa un minuto per salutarci, prendere i campioni e andar via, dicendoci di passare dal segretario prima di andare via.

Andiamo dal segretario. L’Informatore gli dà un biglietto da cento euro e riceve in cambio un santino elettorale: il Grande Chirurgo è infatti candidato alle elezioni locali (per Alleanza Nazionale).

Ma nella serata del TramBusto, l’Informatore vive il proprio altissimo.

E’ un altissimo voluto, che ripete un copione assai vecchio, trattandosi di un meccanismo adoperato da ogni esercito e da ogni setta.

Prima c’è il seminario, con le sue denigrazioni ("voi siete la feccia del venditorame!"), le sue colpevolizzazioni ("guardatevi dentro, siete sicuri di aver fatto tutto il possibile per avere successo?"), le sue minacce ("il Futuro non ha bisogno di falliti!"), le finzioni di ascolto ("si vede che tu sei portato alla leadership"), le sue esaltazioni ("siete uomini e donne diversi!").

Poi c’è la grande festa, in cui le emozioni represse si possono sfogare, gli eletti della Sanitek si trovano insieme, la bocca piena di cibo. Un piccolo assaggio del Paradiso del Venditore.

"Com’è bello far l’amore da Trieste in giù
l’importante farlo sempre con chi hai voglia tu
e se ti lascia lo sai che si fa…
trovi un altro più bello, che problemi non ha."

Più sono vecchie le canzoni, più gli Informatori si esaltano: anche quelli di trent’anni. Iniziano a sciogliersi le cravatte, qualcuno si toglie persino la giacca. 

Ogni signorina Silvani genera attorno a sé un capannello.

Sopraffatti e umiliati dall’agilità femminile, i maschi tentano di muoversi in maniera confusa, si rendono conto della loro assoluta incompetenza, e per mascherarla, assumono sorrisi da adolescenti inebetiti. In fondo, sono così: sospesi come tutto il Ceto Medio Globalizzato nel Grande Flusso, non hanno né la cultura delle mani né quella della mente. In compenso, conoscono Raffaella Carrà.

A gestire le loro emozioni, c’è un DJ dal volto solcato dalle rughe, lunghissimi capelli un po’ bianchi e un po’ non si sa cosa, tre orecchini e la camicia di fuori. Come il Capo Italiano, anche il DJ presenta una forma, pur diversa, di giovanilismo arcaico.

Al tavolo accanto al mio, è seduto un gruppo di persone senza cravatta.

 Il primo che noto è Franky.

E’ un uomo di una cinquantina d’anni, con un pizzetto tinto di biondo, un buffo paio di occhiali e uno strano cappellino in testa, che sembra il gemello del proprietario del Locale Trendy che si trova sotto casa mia. E infatti, il tizio che sto guardando è il proprietario del TramBusto, cioè una persona che muove infinitamente più soldi del più fortunato dei miei rappresentanti.

Al suo stesso tavolo, siedono sei giovani.

Riconosco immediatamente l’abbigliamento: a ogni manifestazione cui partecipo, c’è il Pifferaio di Hamelin, sotto forma di un enorme camion con casse che sparano musica rock assordante, e da cui calano bottiglie di birra, panini e fumo.

Il Pifferaio è sempre seguito da una cerchia di giovanotti (non so se siano i ratti o i bambini della fiaba), che indossano ogni possibile segno dell’Identitario di Sinistra, ad esempio scarponi da montagna in piena estate o ciondoli a forme di piantine di marihuana.

Questi pifferati da corteo credono di essere molto trasgressivi e sicuramente odiano Berlusconi. I miei Informatori Scientifici credono di essere molto normali, e sicuramente votano a larga maggioranza per Berlusconi.

E allora cosa ci fanno questi pifferati assieme a noi, al tavolo del ricchissimo proprietario del locale, cui danno del tu?

I pifferati sono i musicisti che suoneranno nella sala accanto – quella per il pubblico generale.

Il loro abbigliamento è obbligatorio quanto quello degli Informatori.

Infatti, la discoteca è lo spazio in cui ti puoi comprare la libertà.

A darti la parvenza di libertà è qualcuno che non ha i nostri vincoli: ecco che il musicista del bordello di New Orleans doveva essere negro, il musicista del capannone industriale riciclato deve avere lunghi capelli rasta e portare le scarpe da ginnastica – elementi non a caso presi dalla cultura negra.

 Uso il termine "negro" e non "nero", perché non si tratta di una definizione reale, ma di ciò che il "nero" suscita nel cosiddetto "bianco".

L’animalità immaginata del negro garantisce l’umanità immaginata del bianco; ma per conservare questa umanità, il bianco deve trasformarsi in macchina. Ecco che il bianco agita i suoi cavi e le sue viti, desiderando con tutte le sue forze, l’umanità del negro. Lo sforzo è vano, ma quando vuole, il bianco può sempre comprarsi le sue due, tre ore di negritudine.

La negritudine immaginaria si vende in immensi scatoloni, come il TramBusto. Dove la libertà è sorvegliata da cancelli di ferro e custodita da persone che non somigliano affatto ai pifferati da centri sociali.

I guardiani – ma qui si parla anglobale, la security – portano tutti la camicia nera e i capelli corti, hanno le labbra strette e gli occhi attenti.

Nelle chiacchiere comuni, i musicisti sembrano compagni, quelli della security, camerati. Ma la cosa interessante è che entrambi sono funzioni indispensabili del potere e del guadagno di Franky. Rifletterci sarebbe un buon primo passo per guarire da molte forme di imbecillità.

E’ ora, cerchiamo di arrivare all’uscita. E’ l’una di notte, e la folla è ormai talmente fitta che è difficile muoversi; e fuori c’è ancora gente che vuole dare altri soldi a Franky.

Fino al cartello dell’Autolavaggio Splash c’è una fila di macchine parcheggiate alla qualunque, che il comune potrebbe risolvere tutti i propri problemi finanziari con le multe, se ci fosse un vigile disposto a passare la notte sotto la pioggia.

Sopra, un’unica grande nuvola, tesa da Trieste in giù, riflette tutto il rossore notturno della metropoli.

No, non c’è nessuna Luna cui io possa ululare.

autret_p

(Fine)

Print Friendly
This entry was posted in imprenditori and tagged , . Bookmark the permalink.

48 Responses to Il tuca tuca degli informatori scientifici (VI)

  1. PostIda says:

    Particolare cronaca di una serata,con chiusa imprevedibile….ma simpatica.

    Buona giornata,Carmen

  2. comictadpole says:

    Bello bello, bello – davvero_

    Non ci starebbe male un piccolo applauso, sobrio ma profondo_

    Sul finale mi è addirittura venuta voglia di ululare, per richiamarci fra di noi che siamo nati in un altro habitat, lontano_

    Peccato però, e oggi mi è dispiaciuto davvero, che non sappia farlo_ Ho sempre sognato di essere una lince dell’Alta Garfagnana, o un falchetto di quelli che incontravo al limite sud di Santiago_ Ma guardandomi allo specchio è evidente che devo essere, al massimo, un pipistrello di grotta, o un gatto scappato di casa, di quelli che soffiano ai ratti sui greti dei fiumi_ Di certo non un Homo Insipiens Gobalis, né tantomeno un lupo_

    L.M.

  3. utente anonimo says:

    Delizioso.

    Michele da Reggio E.

  4. PinoMamet says:

    Bello!

    Mi ha ricordato un lontano backstage del concerto di un noto gruppo rap (ognuno ha i suoi “che s’ha da fà pe’ campà”); le ragazzine in fila che aspettavano di dare soldi al Franky di turno, il cinismo del gruppo nel commentare l’estetica delle loro fan, io, tra quelli vestiti “di sinistra” (ma più che altro vestiti pratici, c’era freddo e mi sono pure ammalato) che finisco per parlare coi poliziotti (c’era proprio la Polizia oltre alla Security, non sono pratico di concerti, non so se sia normale) e con un gentilissimo vigile del fuoco, per passare il tempo e perché sono sempre stato attratto da chi sta nell’altra tribù.

    Ciao!

  5. comictadpole says:

    Ma c’è anche un altro aspetto, fra i tanti, che a questo punto vorrei rispolverare_ Da bravo discepolo relativista, il mio ‘credo’ è che la Realtà, e perfino la Verità, non abbiano mai una sola forma, ma siano il prodotto della compenetrazione di molteplici strutture ‘unicellulari’ – o, se vogliamo, che si possa ‘tendere verso una vera forma della realtà’ solo quando si sovrappongono i vari ‘insiemi’ delle ‘verità uniche’ in quelle parti che hanno di analogo, assimilabile, e poi se ne assuma il risultato nella sua totalità_

    Quindi mi interessa buttare giù in due secondi una visione parallela, e molto più banale, del fenomeno protagonista del racconto di Miguel_

    C’è un certo numero di persone che, per un motivo o per un altro, nel suo ‘iter formativo’ non ha raggiunto un livello di specializzazione conforme a quanto richiesto dal ‘mercato del lavoro’_

    Poi c’è un altro gruppo che, pur avendo raggiunto quel livello, non ha mai avuto la possibilità di essere inserita nel settore appropriato_

    Questi 2 gruppi, sommandoci pure altre categorie affini, sono composti da un discreto numero di ‘elementi’_ E tutti questi ‘elementi’ hanno bisogno di uno stipendio per andare avanti, in qualche modo, nella loro vita_

    Fra le possiblità di lavoro che possono scegliere, fare il ‘piazzista’ è comunque meno faticoso, fisicamente, che fare il manovale, o il falegname, o il vetraio, o svuotare fosse biologiche – e forse lascia un certo grado di libertà in più nella gestione del proprio tempo_

    Queste caratteristiche, unite forse con altre, fanno sì che a un bilancio ‘di massima’ tentare di fare il piazzista venga preferita dentro un campionario di attività disponibili_

    Quindi esiste una buona possibilità che nel termitaio mirabilmente raccontato da Miguel si trovi in realtà un certo numero di ‘individui’ che ‘ce fanno’, ‘ci provano’, ‘giocano a crederci’, facendo costantemente buon viso a cattivo gioco_ E che l’impresa, sapendolo appunto, si inventi tutte le farse immaginabili per tenerli a forza sul palco, come un moderno Mangiafuoco_

    Anche questa mia visione parallela fra le tante, però – e me ne dispiaccio per chi ne sarà schifato – non riesce a fuggire dall’orbita di un preciso assunto di radice marxista_ Ahi ahi ahi ahi ahi_

    E cioè che i comandi del ‘gioco’ sono saldamente in mano solo a chi detiene la gestione della ‘distribuzione del lavoro’ e della ‘distribuzione delle risorse’_

    O c’è qualche anello della catena in cui il mio ragionamento inciampa di brutto, e non tiene più??

    L.M.

  6. fmdacenter says:

    Ma Il lupo della steppa non era un libro per adolescenti brufolosi?

    E perchè frequenti ambienti che ti repellono, anzi ti espellono?

    Come se io mi mettessi a leggere La Stampa o Europa. O entrassi in una discoteca.

    Vabbè, aboliamo il commerciante, in quanto figura ontologicamente alienata e alienante e assegnamo il diritto di vendita ai soli produttori; questo dovrebbe garantirci da molti dei problemi che citi.

    Ciao

    Francesco

    PS proposta seria, ancorchè irrealizzabile.

    PPS io non ululo, io sto alla larga.

  7. falecius says:

    Nei backstage si trovano cose improbabili, a volte. :)

  8. kelebek says:

    Per L.M. n. 5

    Indubbiamente.

    Miguel Martinez

  9. kelebek says:

    Per Francesco n. 6

    “E perchè frequenti ambienti che ti repellono, anzi ti espellono?

    Come se io mi mettessi a leggere La Stampa o Europa. O entrassi in una discoteca.”

    1) Non mi espellono, mi invitano.

    2) Mi pagano.

    3) Sono assolutamente affascinato da questi mondi esotici.

    Miguel Martinez

  10. fmdacenter says:

    Palle, sei disgustato e depresso, si vede benissimo che la disumanizzazione che osservi non ti lascia indifferente.

    Non parlavo in senso fisico ma “spirituale”, si vede benissimo da quel che scrivi che il divertimento derivante dal tuo complesso di superiortià (tu li leggi, loro non solo non sanno leggere te ma neppure se stessi, anzi neppure sospettano che si possa usare il cervello in quel modo) è inferiore alla tua sofferenza.

    Sbaglio?

    Ciao

    Francesco

  11. Appassionante …

    v.

  12. utente anonimo says:

    Grazie.soprattutto per non usare le virgolette.

    Mi trovo anch’io nella medesima situazione da te descritta nel post molto spesso.Per ragioni di lavoro.

    Ma differentemente da te, soffro.Come dice Francesco, ma non per i motivi che dice lui, la prima cosa che mi fa soffrire è l’imbarazzo per le situazioni che si creano nella fase TramBusto.Questi personaggi trasfigurano in qualcosa di animalesco e stupido.e provano a coinvolgerti.

  13. utente anonimo says:

    firma al post#12 Sandro

  14. comictadpole says:

    Vabbe’ Francesco (10), non hai proprio tutti i torti_

    Però potrai ammettere, spero, che spesso ‘stare alla larga’ non è per niente facile – e qui faccio un discorso anche completamente esterno al cuore del post, e più strettamente personale_ Ovvero, molto spesso uno è ‘obbligato’ a entrarci dentro con tutto il corpo dalla necessità di ‘pagnotta’ – dato anche che non esiste quasi nessuna alternativa, o se esiste ha le dimensioni dei puffi_

    Una possibilità consistente di riuscire a ‘starne alla larga’, nel tempo, la può avere chi è stato abbastanza bravo, o fortunato, o sicuro e strutturato, da sapere fin dall’età di 12-13-14 anni cosa volesse davvero fare nella vita, e da poter tirare sempre dritto verso quell’obiettivo_

    Però a volte succede anche che per riuscire a percorrere quel cammino a buon regime quello sia costretto a dare ‘valore assoluto’ alle proprie certezze, se non vuole che il suo timone si metta a scarrocciare troppo_ E questo assolutizzare le proprie certezze può creare limiti difficili da risolvere, come la difficoltà al confronto, alla conoscenza e alla reciprocità, la difficoltà ad accettare punti troppo distanti dalla propria posizione, per non intaccare le fondamenta, la difficoltà a recuperare una rotta stabile quando viene completamente ribaltato dagli avvenimenti quotidiani, e così via_

    Fatti salvi questi casi invece, mi sembra che riuscire a ‘starne alla larga’ sia abbastanza difficile_ E non so se propendere più per affrontare la questione con animo fatalista, o con fiducia inesauribile nell’Era della volontà umana_

    L.M.

  15. fmdacenter says:

    Era della Volontà Umana?

    mi viene da dire che ho più fiducia nella GRP di ritvanica memoria :(

    Io ho la fortuna di fare un lavoro “tecnico” che limita abbastanza le escursioni obbligate verso il mondo esterno.

    Tra l’altro, fare il venditore deve essere una delle carriere più democratiche e meritocratiche che esistono, perchè alla fine ci vuole assolutamente “il dono”. E se ce l’hai, puoi vendere di tutto e fare carriera.

    Francesco

  16. kelebek says:

    Per Francesco n. 10

    Beh, qualche ragione ce l’hai, ti sei espresso molto bene.

    Io obiettavo prima soprattutto alla domanda, “perché non te ne tieni alla larga”?

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    infatti, credo che tutta la trafila(istruzione, identificazione, esaltazione), serva proprio a dare, a chi il dono non c’è l’ha, l’impressione di potercela fare, tanto loro pagano a provviggione e se tu non ci campi, e prima o poi abbandoni, poco gliene frega.

    Io mi chiedo solo perchè questa marea di diplomati “mediocri” non scega di fare l’idraulico o il carrozziere… possibile che l’idea di essere uno in giacca e cravatta eserciti un fascino più forte di quello che un mestiere può arrivare a farti guadagnare?

    Io personalmente conosco elettricisti che girano in SUV e mi pare che il loro tempo e il loro lavoro se lo gestiscano egregiamente come vogliono!

    Stef

  18. comictadpole says:

    Francesco

    Cos’è la GRP made in Ritvan’s mind??

    Sono d’accordo che il venditore è una carriera fortemente meritocratica, e infatti, magari uno prima ci prova per non accettare di peggio, poi se non ce la fa andrà ad asfaltare strade_

    Io intendevo solo dire che non è così facile poterne stare sempre alla larga_

    Ma stamani mi sembri poco ricettivo al sarcasmo, come anche sulla battuta al commento #14 del post precedente_

    Comunque io ti vorrei rispondere qui – no, non è in assoluto una buona notizia, che i Palestinesi abbiano sfondato il confine con ‘Egitto – ma anche lì dobbiamo osservare le condizioni di partenza e la possibile presenza di alternative_ Impossibile fare in questi casi osservazioni assolute_

    L.M.

  19. kelebek says:

    per Stef n. 17

    Un commento interessante. Non conosco elettricisti, idraulici, ecc., per cui i miei commenti rischiano di essere luoghi comuni, magari sbagliati.

    Però è evidente che il titolo di studio non serve più a garantire alcunché; anzi, come dimostrano tutti i laureati precari, può essere un handicap grave in tempi in cui ogni conoscenza diventa subito datata.

    E credo in effetti che oggi puntare a idraulico o elettricista sarebbe un ottimo investimento :-)

    Certamente è un mestiere meno aleatorio, e forse anche meno umiliante, di quello del venditore.

    Fatto sta che dire che io faccio l’Informatore Scientifico suona diverso, di fronte allo spietato tribunale delle zie, dal dire, “sturo cessi”.

    E questo in effetti ha ancora un’enorme rilevanza sociale.

    Miguel Martinez

  20. diciamo, o caro Miguel, che di tutta la tua analisi, tesa a mettere in luce (giustamente) il paradosso dell’umanità che costruisce il nostro “mondo produttivo”, cio’ che non condivido è la sotterranea quanto ripetuta (e percio’ importante) polemica contro il ballo “tuca tuca”. Cosa ci trovi di male nel tuca tuca? E’, come il tip tap, la jazz dance, ma piu facile da imparare, una danza. Che esprime una cosa buona e civile e cioè che il tipo (che fa il tuca tuca con te) ti piace. E’ un’emozione cosi primigenia, che già dargli parole è svilirla. Io ti dico, o Miguel: perchè caricare di significati il tuca tuca per farne il simbolo rappresentativo del cattivo gusto e dell’assurdità che si produce nel mondo demenzial-globalizzato? Non sono d’accordo. Lo trovo proprio “sbagliato” cioè “errato da un punto di vista concettuale” cioè filosofico.

    Pensa che quando andavo alle medie e non sapevo niente di cose sessuali, ascoltavo le mie compagne che parlavano di questo video che hai postato e dicevano sottovoce “pensa che r. carrà fa il tuca tuca pure nuda col ballerino con la frangia bionda (ora marito di carmen russo. NN ricodo il nome)” e figurati l’immaginario adolescenziale pre-globalizzato che si prefigurava la carrà come icona del sesso. Una considerazione che mi viene è: coe si faceva allora ad essere ottimisti, nonostante il vicino 68 ecc… pensando alla carrà e al tuca tuca come archetipo sessuale. Ma tant’è. A farsi male c’è sempre tempo…

    Ciao :-)

    Cloro.

  21. controlL says:

    Il ballerino è enzo paolo turchi. Il “sentimento primigenio” è una merce come un’altra.p

  22. utente anonimo says:

    stef,

    per fare l’elettricista, l’idraulico o il carroziere un po’ di talento ci vuole…

    sbaglio o gli informatori scientifici sono quei laureati in farmacia che non riescono a lavorare in una farmacia?

    roberto

  23. utente anonimo says:

    scusate l’offtopic, ma penso che questo bollettino la dica lunga sui tempi in cui viviamo…

    Presidenziali USA 2008:

    LOUISIANA, SPARITI I RISULTATI DEI CAUCUS!

    INCREDIBILE BLACK OUT INFORMATIVO

    VITTORIA DI RON PAUL IN LOUISIANA?

    MA I DATI UFFICIALI POSSONO ATTENDERE…

    LA NOTTE HA INGHIOTTITO LA DEMOCRAZIA IN AMERICA.

    ***Aggiornamento ore 18***

    FATTO SENZA PRECEDENTI IN AMERICA:

    TUTTI I CANDIDATI FANNO UNA LISTA UNICA CONTRO RON PAUL!

    SOLO DOPO IL VOTO DAI MEDIA ESCE CHE IL REGIME HA FATTO IL LISTONE!

    In un sistema elettorale dove conta arrivare primi nel distretto, McCain, Giuliani, Huckabee e Romney hanno fatto un lista unica di delegati contro Ron Paul. Le liste non hanno apparente collegamento coi candidati. Il regime ha avuto il coraggio di chiamare la sua “pro-life/pro-family”, con grande foto di Reagan. E sembra che con le buone o con le cattive, abbiano la maggioranza in Louisiana, ma solo in una parte del voto, diviso tra due meccanismi di assegnazione differenti. Situazione surreale, i dati ufficiali ritardano. E poi gli americani pretendono di verificare il voto nel resto del mondo…

  24. RitvanShehi says:

    “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù”.

    Perché, a Bolzano fa schifo?:-)

    >Uso il termine “negro” e non “nero”, perché non si tratta di una definizione reale, ma di ciò che il “nero” suscita nel cosiddetto “bianco”.<
    Ah, ecco, meno male che c’è la spiegazione, altrimenti ci toccava sorbirci gli ululati del solito troglione “NAZI-MARTINEZ RAZZISTA!”:-)

    >I guardiani – ma qui si parla anglobale, la security – portano tutti la camicia nera e i capelli corti, hanno le labbra strette e gli occhi attenti.<
    “Gli occhi”? Ma come hai fatto a vederli: non dovevano portare gli occhiali neri d’ordinanza?:-)

    >Nelle chiacchiere comuni, i musicisti sembrano compagni, quelli della security, camerati. Ma la cosa interessante è che entrambi sono funzioni indispensabili del potere e del guadagno di Franky.<
    Poteva mancare l’ennesima ripetizione della solita “morale della favola”? No che non poteva. E lasciaci per una volta arrivarci da soli, no?:-).

    O che dobbiamo fare per inchiappettare quel porko di Franky e toglierli un po’ di soldi e potere? Va bene (si fa per dire) abolire per decreto la professione di informatore scientifico del farmaco, ma pure quella del musicista da discoteca? O aboliamo tout court le discoteche & affini – tipo il compianto Afghanistan del mullah Omar, per intenderci – e non ci pensiamo più?:-). Oppure una via di mezzo sarebbe la nazionalizzazione delle discoteche: così almeno i soldi spesi lì andrebbero tutti in opere altamente eque & solidali e quel porko kapitalista della goduria di Franky sarebbe fottuto lo stesso. Illuminaci, Miguel, se ne hai voglia!:-) (e non mi dire, come al solito, che tu sei solo un povero traduttore di manuali tecnici e discorsi di Grandi Capi di Informatori Scientifici che prendo il kalashnikov!:-) ).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Un minuscolo commento sul “Terremoto Mastella”, no, eh?

  25. RitvanShehi says:

    >Cos’è la GRP made in Ritvan’s mind?? L.M.< Acronimo di “Gloriosa Rivoluzione Proletaria”.

  26. utente anonimo says:

    Ritvan e Francesco – grazie della delucidazione_

    Ma allora la GRP non è altro che una delle figlie in odor di convento della prospera matrona GEVU (Grande Era della Volontà Umana) – inaugurata dalla premiata azienda Hegel, Schopenhauer & C. srl_

    L.M.

  27. RitvanShehi says:

    >Non conosco elettricisti, idraulici, ecc., per cui i miei commenti rischiano di essere luoghi comuni, magari sbagliati.kelebek<
    Se per questo anche conoscendone qualcuno non è che si possono evitare i cosiddetti, nonché famigerati:-) “luoghi comuni”.

    Però, se tu oltre ad avere la fortuna sfacciata di non aver dovuto chiamare un elettricista o un idraulico a casa, vedessi di tanto in tanto qualche trasmissione non stupida in TV, chessò, un esempio a caso:-) “Le Iene”, avresti potuto constatare dalle riprese con telecamera nascosta trasmesse lì che in quanto a vender fuffa alla gente una buona percentuale dei sullodati artigiani nulla ha da invidiare ai vituperati Informatori Scientifici. Con la non disprezzabile differenza che il “target” dell’Informatore Scientifico è un medico che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo:-) ) sapere il fatto suo, mentre nel caso dei sullodati artigiani di solito è la sciura Pina disperata e totalmente digiuna in fatto di elettricità, tanto digiuna da non capire p.es. che invece della sostituzione del pezzo “bruciato” dal costo di 200 euri l’artigiano ha solamente ricollegato un filo allentato:-).

    >Però è evidente che il titolo di studio non serve più a garantire alcunché; anzi, come dimostrano tutti i laureati precari, può essere un handicap grave in tempi in cui ogni conoscenza diventa subito datata.<
    Ma se è un handicap basterebbe non presentarlo, mica è obbligatorio, no?:-)

    >E credo in effetti che oggi puntare a idraulico o elettricista sarebbe un ottimo investimento :-)<
    Lo dice anche un’inchiesta del Confartigianato sulle richieste del mercato di artigiani vari (vabbè, è sempre l’oste che parla del proprio vino, ma insomma, c’è un limite anche alle bugie:-) )

    >Certamente è un mestiere meno aleatorio, e forse anche meno umiliante, di quello del venditore.<
    Beh, oddio, “aleatorio”…se non ti fai pubblicità non è che chi ha bisogno viene indotto dallo Spirito Santo a rivolgersi proprio a te. Pensaci un po’ quanto lavoro avevi all’inizio della tua carriera di traduttore e quanto ne hai oggi. E uno mica può campare d’aria nell’attesa che la clientela aumenti a tale grado da consentirgli di vivere decentemente. (detto inter nos:-), questo è il principale motivo per cui esito a mettermi in proprio, come meriterei:-)).

    >Fatto sta che dire che io faccio l’Informatore Scientifico suona diverso, di fronte allo spietato tribunale delle zie, dal dire, “sturo cessi”.E questo in effetti ha ancora un’enorme rilevanza sociale. <
    Mah, io credo che oggi nel Ceto Medio Liquido, Globalizzato & Cellularizzato sia di moda fottersene altamente anche dei propri genitori, figuriamoci dell’ottocentesco “tribunale delle zie”. Oppure il sullodato ceto Medio ecc., ecc., tanto Liquido&Globalizzato non è. Tertium non datur:-).

    Propendo per la spiegazione che vender fuffa è sempre meglio che lavorare:-). Nonché, come ben dice roberto, per fare l’elettricista, l’idraulico, ecc. “senza rete” (e qui correggo chi crede che i venditori lavorino SOLO a provvigione: non è vero, nella stragrande maggioranza dei casi – a meno che il datore di lavoro non sia un morto di fame o una carogna rinomata – c’è anche un “fisso”. Certo, se uno nel tempo non rende e non guadagna provvigioni, viene licenziato, ma dire che si vive solo di provvigioni non è corretto) un po’ portati bisogna esserci (io non parlerei di “talento”, vocabolo applicabile a ben altri ambiti). E, aggiungerei, bisogna anche averlo imparato quel mestiere da qualcuno o da qualche parte, non è che un laureato in farmacia che non sa distinguere una spina da una presa:-) un bel giorno si sveglia e dice:”Mah, quasi-quasi da oggi mi metto a fare l’elettricista perché ho visto un tale elettricista che c’ha il SUV”:-).

  28. RitvanShehi says:

    >Ma allora la GRP non è altro che una delle figlie in odor di convento della prospera matrona GEVU (Grande Era della Volontà Umana) – inaugurata dalla premiata azienda Hegel, Schopenhauer & C. srl_ L.M.< Lapalissiano. Non per niente il buon Carletto Marx, il più autorevole Grande Sponsor della GRP, ha saccheggiato Hegel a man bassa!:-)

  29. utente anonimo says:

    oui le loup, s’il n’y a pas la lune, sarà la luna ad inventarsi da sola ed ululare per te.Ululerà note di musica tamurè, ultrasuoni di balene come arcobaleni in pericolo,steppe dell’unicità lustrate dai colori del vento, boschi indicibili, graffi di pelle, sigilli di battaglie, rabbia incontenibile e draghi volanti che parlano specialmente coi lupi che non trovano nessuna luna, eccessivamente visibile per essere veramente vista-intuita-capita, essendo la luce il suo velo. pleine lune again and again.ciao jam…

  30. RitvanShehi says:

    >sbaglio o gli informatori scientifici sono quei laureati in farmacia che non riescono a lavorare in una farmacia? roberto< Anche. Ma non solo quelli. P.es. la gentil donzella che fa l’informatrice per una ditta che ci vende materiale diagnostico per la veterinaria è, appunto, laureata in Medicina Veterinaria. Nel mio piccolo – malgrado la solida reputazione di albanese maleducato e sommamente misogino che mi son fatto qui:-) – cerco sempre di evitare alla signorina quel senso di umiliazione/frustrazione di cui ben parla Miguel: non le rifiuto mai un appuntamento (e lei non si allarga più del dovuto), non la lascio neanche un secondo aspettare in anticamera, ascolto pazientemente (nel limite del tempo prefissato, che lei, da donna intelligente, rispetta sempre) quel che mi spiega e che io – modestia a parte – so 100 volte meglio di lei:-), le chiedo pure qualche spiegazione sommamente superflua, le firmo il “biglietto di presenza” poi l’accompagno fino alla porta esterna.
    Un corretto “gioco delle parti”, direi, e penso che in questi casi un po’ di sana ipocrisia sia assai auspicabile.

    P.S. x i maligni:-)

    Sono sposato, non corro la cavallina, la signorina – per usare il solito eufemismo di circostanza – non è esattamente una velina e non è neanche il mio tipo:-).

    P.S. 2 (soprattutto) x le gentili donzelle:

    La mia biekissima “doppiezza” è presto spiegata: lei quel lavoro lo fa per vivere, qui, invece, scriviamo per diletto. A buona intenditrice:-) poche parole.

  31. utente anonimo says:

    Miguel

    forse qualcosa di più del tribunale delle zie.

    di certo un artigiano, ma sospetto anche un operaio specializzato in gamba, hanno un reddito molto maggiore del medio cravattizzato per forza che non ha idea di cosa sa fare nella vita.

    e di solito lo capisce quando per cambiare vita ci vuole tanto, troppo coraggio.

    esiste una idiosincrasia per il lavoro manuale in Italia che è devastante, per i singoli e per il sistema.

    ciao

    Francesco

  32. utente anonimo says:

    Miguel,

    – E credo in effetti che oggi puntare a idraulico o elettricista sarebbe un ottimo investimento :-)

    Sante parole. Per non parlare dei manutentori di caldaie!

  33. utente anonimo says:

    Toh, ho dimenticato la firma:

    Z.

  34. utente anonimo says:

    Ritvan,

    – Ma se è un handicap basterebbe non presentarlo, mica è obbligatorio, no?:-) —

    No, in effetti: ma devi essere disposto a dir balle e ad accettare di essere sbugiardato, con tutte le conseguenze del caso.

    Nel frattempo, naturalmente, hai perso un mucchio di tempo a studiare minchiate all’università, e hai trent’anni. Se tu avessi iniziato a lavorare sotto padrone a 15 anni, a 30 anni potresti aver risparmiato quanto basta per aprire una tua attività. Alla peggio saresti diventato da tempo capo cantiere.

    Considerando poi quanto è stato sgradevole per me il periodo universitario, mi chiedo chi me l’abbia fatto fare. Vero è che, col fisico che ho, diversamente sarei durato due minuti netti :-)

    Z.

  35. RitvanShehi says:

    – Ritvan: Ma se è un handicap basterebbe non presentarlo, (il diploma di laurea-ndr) mica è obbligatorio, no?:-) —

    >No, in effetti: ma devi essere disposto a dir balle e ad accettare di essere sbugiardato, con tutte le conseguenze del caso.Z.< Mah, sapendo come avvengono le selezioni e come in genere i datori di lavoro s’interessino poi ai fatti privati dei loro impiegati (intenzioni delle donne di figliare escluse, beninteso:-) ) mi riesce difficile credere che:
    a) il Gran Capo (o chi per lui) faccia una domanda diretta all’atto della selezione e valutazione del curriculum “Ma lei, è per caso laureato”? (a quel punto convengo che sarebbe meglio non mentire).

    b) il Gran Capo (o chi per lui) preferisca assoldare un detective privato per andare in tutte le facoltà di tutte le università italiche per vedere se il tizio sia effettivamente un laureato.

    c) il collega di lavoro, davanti a cui al tizio è scappato detto che è laureato, vada a “denunciarlo” ai superiori per questo.

    Più in generale, io credo – ma tu da provetto leguleio forse ne saprai più di me – che omettere una qualità “positiva” (e la laurea indubbiamente lo è) nel proprio curriculum – specie se tale qualità non c’entra ‘na cippa col lavoro da svolgere, come p.es. una laurea in Architettura non c’entra affatto con l’impiego in un call center o nel fare il cassiere al supermercato – non equivalga a una falsa dichiarazione o a un omissione di un dato importante e pertinente.

  36. utente anonimo says:

    “Considerando poi quanto è stato sgradevole per me il periodo universitario”

    troppo sesso, troppa birra e troppo tempo libero?

    :-)

    roberto

  37. m5tp says:

    condivido totalmente la descrizione fatta da Miguel. Spesso mi chiedo come mai ci sia tanta gente che paghi per entrare in locali tipo il TramBusto. Queste persone non si rendono conto che vengono truffate? Pagano per farsi rinchiudere in un locale sotto sorveglianza

  38. il tuca-tuca dei banchieri

    [..] Tempo fa, raccontammo su questo blog del tuca-tuca degli "informatori scientifici", il termine politicamente corretto per indicare venditori di farmaci. Due aggiornamenti. Negli Stati Uniti, hanno fatto un semplice confronto tra le somme [..]

  39. il tuca-tuca dei banchieri

    [..] Tempo fa, raccontammo su questo blog del tuca-tuca degli "informatori scientifici", il termine politicamente corretto per indicare venditori di farmaci. Due aggiornamenti. Negli Stati Uniti, hanno fatto un semplice confronto tra le somme [..]

  40. il tuca-tuca dei banchieri

    [..] Tempo fa, raccontammo su questo blog del tuca-tuca degli "informatori scientifici", il termine politicamente corretto per indicare venditori di farmaci. Due aggiornamenti. Negli Stati Uniti, hanno fatto un semplice confronto tra le somme [..]

  41. il tuca-tuca dei banchieri

    [..] Tempo fa, raccontammo su questo blog del tuca-tuca degli "informatori scientifici", il termine politicamente corretto per indicare venditori di farmaci. Due aggiornamenti. Negli Stati Uniti, hanno fatto un semplice confronto tra le somme [..]

  42. il tuca-tuca dei banchieri

    [..] Tempo fa, raccontammo su questo blog del tuca-tuca degli "informatori scientifici", il termine politicamente corretto per indicare venditori di farmaci. Due aggiornamenti. Negli Stati Uniti, hanno fatto un semplice confronto tra le somme [..]

  43. MORGAN, EMANUELE FILIBERTO E ITALIA, AMORE MIO

    [..] DI MIGUEL MARTINEZ kelebek.splinder.com/ Tempo fa, si parlava qui del caso di Rignano Flaminio. Un gruppo di maestrine e bidelle di un piccolo paese, letteralmente demonizzate da un giorno all’altro: accusate cioè di aver ripetutamente fat [..]

  44. MORGAN, EMANUELE FILIBERTO E ITALIA, AMORE MIO

    [..] DI MIGUEL MARTINEZ kelebek.splinder.com/ Tempo fa, si parlava qui del caso di Rignano Flaminio. Un gruppo di maestrine e bidelle di un piccolo paese, letteralmente demonizzate da un giorno all’altro: accusate cioè di aver ripetutamente fat [..]

  45. MORGAN, EMANUELE FILIBERTO E ITALIA, AMORE MIO

    [..] DI MIGUEL MARTINEZ kelebek.splinder.com/ Tempo fa, si parlava qui del caso di Rignano Flaminio. Un gruppo di maestrine e bidelle di un piccolo paese, letteralmente demonizzate da un giorno all’altro: accusate cioè di aver ripetutamente fat [..]

  46. MORGAN, EMANUELE FILIBERTO E ITALIA, AMORE MIO

    [..] DI MIGUEL MARTINEZ kelebek.splinder.com/ Tempo fa, si parlava qui del caso di Rignano Flaminio. Un gruppo di maestrine e bidelle di un piccolo paese, letteralmente demonizzate da un giorno all’altro: accusate cioè di aver ripetutamente fat [..]

  47. MORGAN, EMANUELE FILIBERTO E ITALIA, AMORE MIO

    [..] DI MIGUEL MARTINEZ kelebek.splinder.com/ Tempo fa, si parlava qui del caso di Rignano Flaminio. Un gruppo di maestrine e bidelle di un piccolo paese, letteralmente demonizzate da un giorno all’altro: accusate cioè di aver ripetutamente fat [..]

  48. Giorgino Altalenante says:

    Davvero ironico. Un post degno di lettura. Lo spaccato rappresenta giusta sineddoche del mondo virtuale del “Sales and Marketing”, giunto inaspettatamente sulle nostre coste, nel tardo dopoguerra, da quel mondo d’oltre-oceano, che ahimè detta legge in questo ed altri settori. Può essere poco “gratificante” per un uomo eppure non oso immaginare, cosa possa significare per una donna, specie se giovane e di bell’aspetto. Ricordo a tal proposito, un’amico, che raccontava le vicissitudini di una venditrice rampante, apparentemente “felicemente” coniugata che se la faceva con lui ed altri 3 o 4 clienti, che le garantivano un fisso mensile non indifferente. Il tipo scendendo nei particolari, mi disse con un mal celato velo, spesso di cinismo:” Lei preferiva che gli sborassi in culo per non correre il rischio di rimanere in cinta e doversi poi giustificare con il marito”. Una grassa risata straripò delle sue fauci, mentre alle sue spalle mi sembrò di vedere, improvvisamente, quattro cavalieri in sella ad altrettanti destrieri (Apocalisse di Giovanni 6,1-8). Girai i tacchi e me ne andai sommessamente, con il capo chino, ridendo come un matto !

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>