Benedetto XVI alla Sapienza

Ho scritto sei post su una cena di venditori, ma niente sull’invito del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza. Perché non ho nulla di particolarmente intelligente o originale da dire.

Qualcosa di intelligente e originale da dire ce l’ha invece l’amico Marino Badiale, che ricorderete come coautore del fondamentale libro La sinistra rivelata.

Quelle che seguono sono, quindi parole esclusivamente di Marino Badiale, e non mie.

Miguel Martinez

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Mentre inizia a calare l’attenzione dei media, con il suo effetto di confusione distraente, può essere utile tentare una riflessione razionale sull’invito rivolto a Benedetto XVI a tenere un discorso all’inaugurazione dell’anno accademico alla Sapienza, e sulla vicenda che ne è seguita, che suppongo nota a tutti.

La questione, di per sé, sembrerebbe abbastanza semplice. L’inaugurazione dell’anno accademico non è un pubblico dibattito nel quale si ascoltano diverse opinioni e le si dibatte. E’ un momento in cui vengono chiamate a parlare, senza possibilità di replica, alcune voci particolari, interne ed esterne all’Università.

Quali sono le voci esterne all’Università che ha senso ascoltare?

Poiché la realtà sociale moderna è formata da infiniti gruppi in competizione per i loro interessi particolari, mentre le istituzioni dello Stato dovrebbero rappresentare il momento dell’interesse generale, del bene comune, è chiaro che l’intervento autorevole, senza possibilità di replica, non può essere quello di chi rappresenta uno degli infiniti gruppi della “società civile”, italiana o mondiale, ma può essere solo quello di rappresentanti di altre istituzioni statali la cui sfera di azione si sovrappone in qualche modo con quella dell’Università. C’è un motivo prettamente logico per escludere il primo tipo di intervento: non esiste un criterio razionale di scelta. Perché il Papa e non, diciamo, l’ambasciatore cinese, che rappresenta un quarto o un quinto dell’umanità? Perché il Papa e non il Dalai Lama? Perché il Papa e non Bush o Putin, che rappresentano forze, anche spirituali, molto importanti al giorno d’oggi?

Al contrario, la scelta di rappresentanti di altre istituzioni dello Stato ha un significato molto ovvio: conoscere opinioni e progetti dei rappresentanti di altre istituzioni statali che, sovrapponendosi la loro azione con quella dell’Università, devono necessariamente coordinarsi con essa per l’espletamento delle loro funzioni, in ogni caso indirizzate alla tutela dell’interesse collettivo, del bene comune.

Se tutto questo è corretto, ne discende il carattere improprio dell’invito rivolto a Benedetto XVI e la correttezza della protesta sollevata da parte del corpo docente.

Non ci sarebbe molto altro da dire, se non fosse che l’immane tempesta di chiacchiere suscitata sui media ha creato una tale confusione da rendere necessaria qualche ulteriore precisazione. Una volta detto cosa secondo noi è rilevante nella vicenda, occorre anche indicare tutte le cose che non c’entrano nulla con l’essenza della questione.

Non c’entra nulla Galileo o il carattere dogmatico della teologia cattolica: abbiamo detto sopra che il problema è “perché il Papa e non chiunque altro?”. Lo stesso problema si sarebbe posto scegliendo “chiunque altro”, anche il rappresentante della religione o dell’ideologia più antidogmatica possibile. Il problema si sarebbe posto anche invitando il Dalai Lama, che, nel bene e nel male, non ha nulla a che fare con la vicenda di Galileo.

Non c’entra nulla la contrapposizione laici-credenti, né c’entra la laicità dell’Università. La contrapposizone fede-laicità quasi sempre, e sicuramente in questo caso, non fa che oscurare la natura dei problemi, e proprio per questo è prediletta dai media.

Non c’entra nulla il fatto che il professor Joseph Ratzinger sia oppure no un valido teologo e filosofo. Non è stato invitato per questo motivo. Anche qui, il problema rimane “perché lui e non uno dei tanti altri validi teologi e filosofi sparsi per l’universo?”.

Non c’entra nulla la libertà di parola del Papa. Quando dei baldi giovanotti di fanno riprendere imbavagliati per protestare contro la mancanza di libertà di parola del Papa, quando si taccia di intolleranza chi ha protestato contro l’invito al Papa, si cade nel ridicolo. Come ho detto sopra, l’inaugurazione dell’anno accademico non è un pubblico dibattito, nel quale chi ha il privilegio di avere la parola lo paga, secondo le regole della democrazia, con il dovere di rispondere alle domande e alle critiche del pubblico. L’inaugurazione dell’anno accademico è un momento autoritario e non democratico, nel quale chi ascolta non ha il diritto di replicare.

Proprio per questo, per recuperare un minimo di democrazia, chi dovrà ascoltare senza replicare ha il diritto di dire prima se desidera ascoltare quel particolare intervento oppure no. E proprio per questo non ha senso invitare rappresentanti di interessi particolari (quale è il Papa, che rappresenta quel particolare che sono i cattolici) ma, per evitare ogni tipo di polemica, occorre far parlare i rappresentanti di istituzioni dello Stato democratico, che in quanto tali rappresentano non interessi particolari ma il bene comune.

Si rifletta poi sul fatto che tutti i giornali hanno pubblicato il discorso che il Papa avrebbe tenuto alla Sapienza, che da sempre in questo paese tutti i media “coprono” in ogni modo l’attività dei pontefici, che quasi tutti i media hanno in questa occasione solidarizzato col Papa e criticato i docenti che hanno protestato: di fronte a evidenze del genere, per mettersi a discutere della libertà di parola del Papa occorre davvero molta malafede.

E si rifletta sul fatto che, nei giorni più caldi delle polemiche, quando tutti i giornali dedicavano le prime (e le seconde e terze) pagine a queste polemiche, incursioni israeliane nella striscia di Gaza hanno ucciso una ventina di palestinesi, e sul fatto che questa notizia è stata relegata in brevi trafiletti nelle pagine interne, mentre molti deputati di Hamas, liberamente eletti dal popolo palestinese, sono sequestrati nelle carceri israeliane, e nessun rappresentante di Hamas ha il diritto di venire in Europa a esporre le proprie ragioni: a chi è davvero negata la libertà di parola, in questo mondo?

Una volta chiarito ciò che il problema è, e ciò che non è, resta da trarre qualche conclusione non troppo allegra su ciò che la vicenda dice del nostro paese. Infatti, al di là della retorica di circostanza, qual è il motivo vero dell’invito al Papa, come pure, in generale, dell’ossequio davvero eccessivo che il mondo politico-mediatico italiano rende alla gerarchia cattolica, e che tanto fastidio genera nei laici? Il motivo vero è che la Chiesa cattolica (lo strato superiore della sua gerarchia, per la precisione) è un potere, in Italia anche piuttosto importante, e che politici e giornalisti in Italia sanno solo essere servi del potere, di qualsiasi potere.

La vicenda della Sapienza ci dice che anche il mondo accademico, o almeno una sua parte importante, sta cominciando a pensare che sia bene rendere un appariscente omaggio a questo particolare potere. Non è un bel segnale. E non tanto per la Chiesa cattolica, in se stessa considerata. A differenza di tanti amici e conoscenti più o meno anticlericali, non penso che la Chiesa rappresenti oggi il problema principale: non certo per il mondo, ma neppure per l’Italia.

C’è davvero di peggio, in giro per il mondo, e lo sanno bene a Gaza e a Bagdad, ma lo sanno anche i comitati No TAV e No Dal Molin, o i cittadini campani avvelenati dalle discariche abusive della camorra. No, non è la Chiesa il problema. Il problema è che i rappresentanti delle istituzioni dello Stato democratico, in quanto tali, devono tutelare l’interesse generale, e quindi essere indipendenti da ogni potere particolare, e soprattutto dai poteri più forti: proprio perché questi sono i più forti, hanno più capacità di piegare la realtà nella direzione del proprio interesse particolare, e quindi proprio loro dovrà in particolare contrastare chi tutela l’interesse generale.

Ma se i rappresentanti dell’interesse generale sono così pronti a piegare la schiena di fronte a quel potere particolare, neppure il più forte o il più pericoloso al giorno d’oggi, che è rappresentato dalla gerarchia cattolica, come possiamo  sperare che la raddrizzino di fronte ai tanti altri poteri, più forti e più spietati, che stanno lentamente distruggendo questo paese?

Marino Badiale
Professore Ordinario di Analisi Matematica
Università di Torino
20 Gennaio 2008

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14 Responses to Benedetto XVI alla Sapienza

  1. controlL says:

    Tutto il ragionamento si basa sul fatto che lo stato rappresenti o debba rappresentare l’interesse comune. Pura fuffa, da parte mia. Per il resto, non è colpa della chiesa se la sua selezione di classe dirigente è migliore della selezione di classe dirigente dello stato (leggi politici e affini).p

  2. utente anonimo says:

    con questo ragionamento, diventa impossibile farle, le giornate di inaugurazione dell’anno accademico.

    visto che non viene invitato il Papa tutti gli anni, inoltre, il ragionamento non regge neppure all’interno.

    spetta al Rettore decidere CHI ha qualcosa di valido da dire quel giorno tra i rappresentanti degli n gruppi presenti nella società.

    e se si ha la fortuna di avere il Papa a portata di mano, sarebbe idiota non approfittarne. a Torino, poveretti, non possono.

    Francesco

  3. falecius says:

    Concordo abbastanza con P. Le osservazioni di badiale sono intelligenti, ma la Palestina, qui, è veramente tirata dentro ad minchiam.

  4. utente anonimo says:

    con questo ragionamento, diventa impossibile farle, le giornate di inaugurazione dell’anno accademico.

    Magari!! :-)

    Mr.XYZ

  5. mariak says:

    Per il resto, non è colpa della chiesa se la sua selezione di classe dirigente è migliore della selezione di classe dirigente dello stato (leggi politici e affini).p

    Appunto, infatti il papa rinunciando alla visita ha fatto una mossa politicamente accorta , non poteva certo parlare in un’univerisità blindata, con tanto di assedio sonoro nell’aula, e magari tafferugli tra studenti di opposte idee, se l’avesse fatto quelli che oggi lo tacciano di astuzia o viltà per non avere accettato il confronto, lo avrebbero probabilmente definito provocatore e arrogante.

    E invece è stato più “sapiente” dei suoi interlocutori al punto che i più intelligenti hanno dovuto apprezzare il gesto di rinuncia.

    Comunque a parte tutto questo ,mi chiedo a cosa serva l’inaugurazione dell’anno accademico….

  6. fmdacenter says:

    Ad avvisare gli studenti più distratti …

  7. utente anonimo says:

    Dichiarazioni contraddittorie ed illogiche, quelle del prof. Badiale-

    Da una matematico (o, comunque, da uno che si definisce tale…) ci si poteva aspettare di più.

    Dovendo prender per buone e sensate (con un grande esercizio di carità cristiana) le affermazioni del cattedratico, dovremmo anche giungere alla conclusione che la lettera dei luminari (lumicini sarebbe più corretto) della sapienza sarebbe stata del tutto errata.

    Non con Sua Santità avrebbero dovuto prendersela i lumicini, ma con il rettore che ha invitato all’ inaugurazione il legittimo successore del fondatore dell’ Università “La (ex) Sapienza”.

    Stando al Prof. Badiale, infatti, il rettore -e solo il rettore- avrebbe violato le regole democratiche, invitando un ex professore universitario il cui solo torto è stato quello di dimostrare maggior libertà di pensiero degli eredi autoreferenziali degli illuministi.

    Eppure, i lumicini – che pure al cattolico Galileo si sono ampiamente richiamati- nulla hanno detto contro il Magnifico Rettore. Ovvero contro colui che regge i cordoni della borsa alla “La (ex) Sapienza” e consente ai lumicini di far mangiare figli, nipoti ed amanti.

    Del resto è noto: sparare alla croce rossa è attività facile e priva di rischi.

    Giuseppe

  8. kelebek says:

    Per Giuseppe n. 7

    Tu dici, in sostanza:

    1) Marino Badiale sbaglia: un matematico dovrebbe sapere che 2+2=4, invece stavolta, tu implichi, ha capito che 2+2=5.

    2) l’errore di Marino Badiale consiste nel dire che la colpa di ciò che è successo è del Rettore

    3) Coloro che tu chiami “lumicini”, invece, non se la prendono con il Rettore, al contrario di Marino Badiale.

    4) Tu invece, a quanto pare, ce l’hai con i “lumicini”, e quindi – secondo il tuo stesso ragionamento – sbagli.

    Miguel Martinez

  9. controlL says:

    mamma mia, no, è un incubo, sono tornati. chi li sopporta per altri cinque anni? O forse mesi o va a capire quando saranno le prossime elezioni. Già è eniziata l’allarme straziante di berlusconi al governo. E con in più l’accoppiamento con il papa più “nazi” che la chiesa avrebbe prodotto. Sarà anche vero che dio li fa e poi li accoppia, ma non è colpa dei destri se a sinistra vale l’altra legge, dio li fa e poi li scoppia. Qualcuno ha un’idea di dove possa rifugiarmi per i prossimi mesi? Non posti troppo cari per favore, anche se da qualche giorno hanno firmato il lauto rinnovo di contratto metalmeccanici.p

  10. utente anonimo says:

    più che essere ‘sapiente’, questo papa che ha chiuso la porta in faccia al Dalai Lama (mentre Gesù dice: bussate e vi sarà aperto) raccoglie i frutti delle sue azioni anticristiane. La ruota gira.ciao jam.

  11. controlL says:

    Che meraviglia! Il mastella cita neruda, ma neruda non è. Certo la poesia è molto mastelliana. L’avrà scritta lui molto per tempo, fatta malignamente passare per nerudiana e tenuta in caldo per una grande occasione. Per esempio, facendo cadere la pseudosinistra citando una pseudopoesia d’un poeta amatissimo a sinistra (chi non ricorda “il postio” di troisi?) Una prece per la democrazia italiana: Che il mastella sia votato. Sempre sia votato.p

  12. falecius says:

    per P: guarderei con interesse alla Svezia.

  13. RitvanShehi says:

    >per P: guarderei con interesse alla Svezia. falecius< Ahò, ha detto “posti non troppo cari”, eh!
    Io consiglierei Cuba. Il cambio dell’euro col dollaro è molto favorevole, con l’equivalente della pensione sociale italica magni e bevi come un pascià e ti trombi una 14-enne della “gioventù comunista” di Fidel anche ogni notte:-).

    Certo, l’unico accorgimento per p. dovrebbe consistere nel tenere a freno quella sua linguaccia fremente d’impazienza di dire a ogni cubano che incontra:”Guarda che questo vostro mica è VERO comunismo, eh!”:-)

  14. utente anonimo says:

    “Qualcuno ha un’idea di dove possa rifugiarmi per i prossimi mesi? ”

    beh se vuoi lavorare nel mio granduato, a parte il clima infame, si sta bene.

    per essere caro è caro ma gli stipendi locali sono eccellenti.

    per una vacanza invece sconsiglio fortemente.

    roberto

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