Il tuca tuca degli informatori scientifici (IV)

Alla prima parte

L’Evento in cui dovrò tradurre il discorso del Capo Supremo è una cena in discoteca, che conclude un intensivo seminario di formazione degli informatori scientifici, dal significativo titolo, "Tomorrow is Today", quintessenza dell’accelerazione dei tempi.

La formazione scientifica, in realtà, occupa una parte minima di simili incontri. Avendo già venduto i prodotti della concorrenza, gli Informatori sanno perfettamente come funzionano, e lo sanno anche i medici cui li vendono.

Il seminario serve ad altri scopi. Intanto, è un premio: "se raggiungete la vostra quota di vendite, passerete quattro giorni a spese della ditta nel meraviglioso albergo…"

Poi è l’occasione per insistere sullo spirito di setta, anzi sul "team spirit".

Una volta, si era legati all’azienda con un contratto, solido e antipatico come quello matrimoniale. Abolito il matrimonio, il Grande Flusso vi ha sostituito l’innamoramento: chi agisce per un’azienda spera di dimostrarle tanto di quell’amore, da essere a sua volta ricambiato e non piantato.

Poi, chi è nella Sanitek non è un artigiano; ci sta esclusivamente e dichiaratamente per i soldi. Se potesse guadagnare il 5% in più, si metterebbe a vendere automobili o case vacanza alle Maldive; e ovviamente passerebbe a occhi chiusi alla concorrenza. E anche qui, in mancanza di leve migliori, l’azienda deve contare sull’argomento dell’amore.

Ma la vendita, per sua natura, richiede anche un impegno emotivo completamente diverso dal lavoro  – te la devi sognare anche di notte, come fanno i mistici o i rivoluzionari.

La principale attività della Direzione consiste quindi nel tentativo di modificare l’anima del proprio venditore: i seminari sono momenti in cui si crea un’atmosfera di esaltazione, allo scopo di instillare un’ideologia.[1]

L’Uomo Aziendale deve quindi aderire totalmente ed esclusivamente all’Ideologia Aziendale.

La deviazione dall’ideologia ha le stesse conseguenze del rifiuto della tessera del Partito nell’Italia fascista o nell’Unione Sovietica – la perdita dei mezzi di sopravvivenza.

Non è facile spiegare cosa sia questa ideologia, perché si impone per manipolazione, per minacce e per premi, non certamente per ragionamenti.[2]

Da una parte, si presenta come puro pragmatismo: fai così e diventerai molto ricco. Dall’altra, trae linfa – senza che i promotori se ne rendano conto – da fonti assai più antiche.

Prima di tutto, c’è l’idea protestante della giustificazione per fede: bisogna credere alla Sanitek, nell’intimo della propria anima, per essere salvati; e chi non ci crede va all’inferno, ed è bene che sia così.

Ma il campo della salvezza/successo Sanitek non è l’aldilà, bensì questo mondo.

Ora, perché la fede possa plasmare il mondo, occorre che il mondo sia una specie di proiezione mentale. Se la volontà può muovere le montagne, vuol dire che le montagne in qualche modo non esistono; o meglio, sono "sfide", cioè pensieri negativi che noi stessi proiettiamo e che dobbiamo imparare a togliere.

Ecco che al protestantesimo si aggiunge l’idealismo magico: il mondo è tutto nella nostra mente. Per cambiarlo, dobbiamo cambiare noi stessi. Ecco un percorso che si è visto mille volte – il giovane ribelle degli anni Settanta, scopre ciò che vuole credere sia la "filosofia orientale", scopre che "noi stessi siamo Dio", e a cinquant’anni tiene corsi motivazionali per venditori.

Quindi, il mondo è nelle mie mani; il fallimento non è colpa del sistema, ma solo mia; devo fare un "lavoro su me stesso" per diventare un vero vincitore.

Il "lavoro su se stesso" consiste in qualche deformazione della psicanalisi.

Profonda, complessa e tragica creazione della mente di Freud, la psicanalisi si può stiracchiare fino a presentare la stessa, solita idea sotto altra luce: se non hai successo, è perché sei malato. E se non ti aggiusti, è colpa tua, e quindi ti meriti il tuo fallimento.

Chi definisce però cosa è il successo?

Va da sé, la Sanitek.

Definizione di successo: l’aumento di vendite di prodotti della Sanitek.

Note:

[1] Il termine "setta" indica impropriamente mille cose diverse. Comunque, l’elemento distruttivo di tanti movimenti chiamati "sette" consiste proprio nella loro normalità: Scientology è male, perché somiglia alla Sanitek.

[2] Chi ha descritto meglio di tutti l’ideologia aziendale è Michela Murgia,  in quel prezioso testo che è Il mondo deve sapere. Se lo leggete semplicemente come il resoconto del comportamento truffaldino di una ditta, vi sfuggirà completamente il livello più profondo, che ne fa uno dei testi migliori per comprendere i tempi in cui viviamo.

(Continua…)

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28 Responses to Il tuca tuca degli informatori scientifici (IV)

  1. oscaraph says:

    Miche’, questa tua – per ora – quadrilogia è magnifica. Davvero, hai l’arte di “spiegare che pensa” il singolo Cafiero.

  2. comictadpole says:

    Caro Miguel, cari ragazzi – questo bellissimo capitolo IV, ma anche il III non era da meno, in un paio di punti incrocia la linea di 2 osservazioni che mi sono rimaste a cuore nel tempo_

    Le riporterò sperando di non finire OT, perché credo che abbiano comunque a che fare con la spina dorsale del tema: potrebbero essere 2 finestrelle aperte sulle viscere di quell’edificio che Miguel in questi capitoli descrive così dettagliatamente_

    1 — Una volta, si era legati all’azienda con un contratto, solido e antipatico come quello matrimoniale. Abolito il matrimonio, il Grande Flusso vi ha sostituito l’innamoramento: chi agisce per un’azienda spera di dimostrarle tanto di quell’amore, da essere a sua volta ricambiato e non piantato. -Psicologia di Marketing-

    Tempo fa all’università dove studia la mia ex signora conobbi un tipo che studiava “comunicazione” – andai per curiosità a seguire alcune lezioni e mi appropriai di alcune fotocopie di articoli_ Fra parentesi: è una materia ultra affascinante – penso che i ragazzi dai 15-16 anni in su capirebbero molto meglio il loro mondo, e sarebbero meno annoiati, se alle superiori venissero insegnate solo le basi della Fisica, Chimica, Matematica, tanto uno si può specializzare all’università, e venissero invece introdotte materie come “Comunicazione”, “Economia” – e se invece di perdere mesi e mesi sui pettegolezzi delle famiglie papali del ‘600 o sulle guerre europee del ‘700, si insegnasse meglio la Storia del ‘900_

    Bene, uno di quegli articoli me lo ricordo ancora benino perché catturò potentemente la mia attenzione_ Parlava dei meccanismi della pubblicità – e spiegava, con tanto di dimostrazione pratica, come l’obiettivo della pubblicità fosse cambiato nel tempo, cercando di penetrare sempre più dentro all’anima e ai bisogni umani in un percorso di assuefazione-sovradosaggio che ricalcava perfettamente quello delle tossicodipendenze_

    In estrema sintesi, faceva vedere come a partire dagli anni ‘50/60 la pubblicità televisiva avesse affinato la mira e aumentato l’intensità di fuoco per andare a stimolare punti sempre più profondi della psiche_ Raccontava che all’inizio la pubblicità mirava soprattutto ad esaltare ed esagerare le qualità del prodotto, poi era passata a descriverlo come il massimo assoluto della sua categoria, poi a descriverlo come qualcosa di irrinunciabile se non si voleva essere esclusi dall’élite, poi come qualcosa che dava al possessore una specie di onnipotenza facendone un superuomo – da lì, non potendo andare oltre sul piano ‘fisico’, entrava in quello ‘metafisico’, promettendo agli acquirenti ‘il sogno’ – e infine spiegava che oggi, propagandisticamente parlando, eravamo entrati nell’era in cui le pubblicità non lavorano quasi più nemmeno sul sogno, ma sulle pulsioni_ L’articolo terminava chiedendosi quale sarebbe stata la prossima frontiera_ Mentre il professore, durante le lezioni dedicate a questo tema, spiegava che da un punto di vista sociologico è stato abbastanza dimostrato quanto il linguaggio dei media, e della pubblicità, influiscano sulla ‘mentalità’ comune, e si chiedeva che aspetto potesse prendere e che tipo di problemi potesse avere una società infarcita di pulsioni lasciate libere al di sopra di ogni altra attività_

    2 — Quindi, il mondo è nelle mie mani; il fallimento non è colpa del sistema, ma solo mia; devo fare un “lavoro su me stesso” per diventare un vero vincitore.

    Il “lavoro su se stesso” consiste in qualche deformazione della psicanalisi.


    -Breve storicizzazione di alcune funzioni della Psicologia-

    Come dicevo, la mia ex signora studiava Psicologia_ La sua Università è una privata dove storicamente, da sempre, si raduna tutta la crema dell’intellettualismo di sinistra cileno_ Questo con tutti i difetti annessi e connessi vi possiate immaginare_ Oggi potremmo dire che va dalla sinistra filogovernativa e cattocomunista, che in America latina è un po’ diversa dal cattocomunismo nostro, alle frange non allineate e antigovernative di quel Socialismo che si vorrebbe fregiare dell’aggettivo ‘reale’_ Ne resta escluso, almeno fra i professori, tutto il Comunismo dottrinario, il veterocomunismo, e le posizioni più estreme e ribelli – anche perché i professori sono quasi tutti ‘soci’ dell’impresa o chiamati a condividerne la linea, e nonostante sia un’università meno avvoltoia delle altre private cilene, resta pur sempre un’impresa privata_

    Ebbene – mentre mia moglie seguiva i primi 2 anni, le capitavano vari corsi di Psicologia Generale dove le facevano anche un excursus di storia della Psicologia e delle varie correnti_ Lei ripassava spesso con me – io mi incuriosivo e mi appassionavo al tema, mi leggevo i suoi libri e le sue dispense, andavo a qualche corso_ Fra i pochi pregi che aveva dunque la sua università, c’era quello di affrontare molte materie, in quasi tutti gli aspetti, anche da un punto di vista critico e non solo pratico di efficienza_ A un certo punto di un corso avanzato di Psicologia Generale venne fuori una bella analisi storico-sociale_ Partendo dall’osservazione che nel dopoguerra, all’interno del 1° mondo, era stata fortemente schiacciata ogni spinta di ricerca in campo ‘umanistico’ per dare massimo impulso allo sviluppo esclusivamente ‘tecnologico’ – si analizzava come certe correnti psicoterapeutiche fossero diventate più strumenti di amministrazione del comportamento dell’individuo che altro_ Cioè come interpretassero ogni disagio nei confronti del ‘sistema’ e tentativo di contestazione o scioglimento da esso come una patologia – e in realtà deprimessero, rifiutandolo anche da un punto di vista teorico, ogni anelito verso una ricerca dell’oltre, verso il superamento della realtà circostante – quell’anelito che invece era sempre stato il motore del progresso fino pure a tutta la prima metà del ‘900_ In pratica si cercava di rendere più esile possibile il ‘soggetto’, dandogli molto più valore, sul lato opposto, come ‘anello’ di una catena o ‘tassello’ di un ingranaggio, ingranaggi, e loro accettazione, che venivano assunti come ‘sanità mentale’ per assioma_

    In particolare si prendeva come esempio emblematico la corrente del “behaviourism” nata negli USA – ma si notava bene che anche molte altre rispondevano, sollecite, a quell’esigenza di ‘management’_ E l’analisi veniva fatta paragonando lo sviluppo di queste correnti anche alle statistiche ufficiali sui loro risultati terapeutici, molto inferiori agli standards scientificamente rassicuranti_

    Gli unici rami della Psicologia che risultavano aver davvero prodotto nuova conoscenza e nuovi percorsi da esplorare, con discreti risultati anche statistici, erano quelli che avevano fuso le teorie occidentali con certe pratiche di coscienza di sé e del corpo orientali, tipo gli studi di Alexander Lowen, il Reich o la Bioenergetica, per esempio_ Tutto il resto risultava parzialmente efficace come terapia, ma molto di più come canalizzatore di azione verso la permanenza nel flusso della realtà costruita dal sistema in atto_

    Mi scuso per la lunghezza – ma mi sembravano nodi di scambio interessanti

    L.M.

  3. utente anonimo says:

    Grazie per la chiarezza non disgiunta dalla cura nello scrivere.

    E’ stato sempre un piacere rinfrescarsi il pensiero leggendoti

  4. RitvanShehi says:

    Caro Miguel, nihil novo sub sole. Molto probabilmente anche la signora del mercante di cianfrusaglie di molti secoli fa, se quest’ultimo non riusciva nella vendita di tutte le sullodate cianfrusaglie, lo faceva sentire un fallito. E altrettanto probabilmente non gliela dava quella sera:-). Cambiano i metodi e le dimensioni, ma il principio resta lo stesso. Da secoli e secoli. Solo nel sistema dell’Albania di Hoxha non gliene fregava nulla a nessuno delle vendite. E ti assicuro – per esperienza personale – che non era un bel sistema.

  5. utente anonimo says:

    Direi molto interessante il Vostro pensiero.

    Per non dire dei pensierini.

    Io sono in ufficio esattamente da otto ore e 10 minuti (per campare, non certo a cinque stelle) e ci rimarrò ancora per un paio d’ore, cercando di fare del mio meglio, in questa “discarica” non abusiva.

    Poi il cambio alla tata e una spolveratina alle regolette dell’economia domestica (cena, lavaggio, stiraggio, la fiaba, il dialogo genitoriale e una sferzatina ai fianchi per non intiepidire il menage, che poi si diventa vulnerabili….).

    Del resto, si sopravvive a furia di pedate in testa, che a scalciare non si sbaglia mai.

    Confortante, non c’è che dire

    F.

    Però, come dire,

  6. controlL says:

    Il “lavoro su se stesso”, l'”autostima” da raggiungere e fregnacce simili valgono l'”autocritica” da fare nei “movimenti e gruppi rivoluzionari”. Se qualcuno ti chiede una cosa simile, non c’è bisogno di sapere altro per scappare a gambe levate.p

  7. PinoMamet says:

    Ritvan

    la differenza è che dal mercante di cianfrusaglie di una volta ci si aspettava fosse innamorato della moglie, non delle cianfrusaglie.

    Non ero d’accordo, se hai letto i miei commenti, col post sui “pedofili a convegno”, per alcuni motivi che forse potrei spiegare meglio.

    Con questi invece sì.

    Non mi pare demonizzino “il libero commercio”; descrivono invece una realtà piuttosto triste e sotto gli occhi di tutti.

    Hai mai fatto caso a quanta gente, specialmente quella più giovane, sembri così triste e a disagio con giacca e cravatta?

    E come immancabilmente, dal punto di vista estetico, stia male vestita così?

    Eppure giacca-e-cravatta può essere un insieme molto bello e affascinante.

    Ma questa gente è costretta a portarlo dall’ideologia retrò-aziendalista-“gente di un certo livello” di quelli per cui lavorano, perciò ogni tocco che darebbe personalità o stile a giacca+cravatta viene evitato perchè ne farebbe decadere l’aspetto da divisa aziendale che, purtroppo, questi lavoratori anche giovani vengono costretti a considerare come “giusta” o almeno “pagante” (del tutto, a torto, tra l’altro).

    Ciao!!

  8. RitvanShehi says:

    >Ritvan la differenza è che dal mercante di cianfrusaglie di una volta ci si aspettava fosse innamorato della moglie, non delle cianfrusaglie.PinoMamet<
    “Ci” chi?:-). Il mercante di cianfrusaglie, secoli prima delle roboanti “marketing strategies” sapeva che doveva MOSTRARSI proprio INNAMORATO delle proprie cianfrusaglie se voleva venderle. Tanto innamorato da consentire a separarsene solo vedendo che addosso alla sciura Pina quelle cianfrusaglie stavano meravigliosamente e mettevano in risalto le grazie della suddetta:-).

    E se il mercante non vendeva, non c’era amore per la moglie che tenesse: quella – se poteva – lo lasciava per un altro. O lo cornificava per procurarsi quello di cui aveva bisogno. Mi sa che tu hai letto troppi racconti della collana “Harmony”:-)

    >Non ero d’accordo, se hai letto i miei commenti, col post sui “pedofili a convegno”, per alcuni motivi che forse potrei spiegare meglio.

    Con questi invece sì.<
    Beh, anche l’antikapitalismo ha diversi gradi, no? Mica possiamo essere tutti di estrema destra/sinistra in questo senso:-).

    >Non mi pare demonizzino “il libero commercio”; descrivono invece una realtà piuttosto triste e sotto gli occhi di tutti.<
    Triste? Perché? Il “libero commercio” comprende anche la libertà di baldi giovanotti di fare i rappresentanti, i venditori porta-a-porta e quant’altro, invece di fare gli idraulici, gli elettricisti e quant’altro.

    >Hai mai fatto caso a quanta gente, specialmente quella più giovane, sembri così triste e a disagio con giacca e cravatta?

    E come immancabilmente, dal punto di vista estetico, stia male vestita così?

    Eppure giacca-e-cravatta può essere un insieme molto bello e affascinante.

    Ma questa gente è costretta a portarlo dall’ideologia retrò-aziendalista-“gente di un certo livello” di quelli per cui lavorano, perciò ogni tocco che darebbe personalità o stile a giacca+cravatta viene evitato perchè ne farebbe decadere l’aspetto da divisa aziendale che, purtroppo, questi lavoratori anche giovani vengono costretti a considerare come “giusta” o almeno “pagante” (del tutto, a torto, tra l’altro).<
    Anch’io odio il camice bianco che devo indossare in laboratorio: m’ingrassa:-). Eppure lo devo portare. Ognuno in questo porco mondo ha la sua croce da portare. Fosse quella dell’uniforme l’unica…..

  9. utente anonimo says:

    …dal palazzo di vetro dal quale possono tutto vedere, senza essere visti ed è come se stessero gurdandosi in uno specchio ed il sentimento di potenza che gli procura la visione gli fa credere che cio che vedono sia il prolungamento di loro stessi e possa essere assoggettato. Ma il rosmarino in letargo esorcizza il pensiero sacrilego e di notte, quando il satellite emana chiarore più risolutivo delle discoteche sulle immagini della terra, i palazzi di vetro assorbendo di quella luce s’impregnano d’immagini clandestine provenienti da un’altro mondo. E quando l’indomani i terrestri padroni, dall’interno del vetro avranno la strana impercettibile idea di essere visti, come se le maglie dell’armatura si fossero slacciate e guardando un pezzo di cielo dove gli azzurri si mesolano ai gialli e ai rosa creando in sovrapposizioni nuove realtà, armonie d’intelligenze sconosciute sentiranno un odore di vuoto devastargli la giornata. Il rosmarino, ancora in letargo, sogna Aristotele mentre davanti alle colonne dell’aurora dice: conosci te stesso. ciao jamiyla

  10. utente anonimo says:

    Ritvan,

    MAI NESSUNO (MI) SI E’ MOSTRATO INNAMORATO, tu leggi troppi gialli

    tua sorella, la sciura pina

    ps:e poi, magari, Vi sentite anche degli splendidi

  11. RitvanShehi says:

    Commentus interruptus, gentile trollazzo/a?

  12. utente anonimo says:

    No, mio caro, sono le batterie un pò scariche.

    Che cosa avrebbe dovuto accadere perchè io non fossi pina?

    Nulla, io sono pina.

    e tu, chi sei?

  13. RitvanShehi says:

    >No, mio caro, sono le batterie un pò scariche.<
    Tue o del PC?:-)

    >Che cosa avrebbe dovuto accadere perchè io non fossi pina?

    Nulla, io sono pina.<
    Mi fa piacere per te:-)

    >e tu, chi sei?<
    Vedi sotto il login, quello è il mio nome e cognome.

  14. comictadpole says:

    Ritvan

    a me più che un ‘commentus interruptus’ mi è sembrata una ‘ejaculatio mentalis precocis’_

    L.M.

  15. RitvanShehi says:

    Ah, a proposito di imbonitori “scientifici”.

    Pare che un’inchiesta statistica dell’OMS abbia stimato in circa 150 000 (con una “forbice” da 104000 a 223000) i civili morti di morte violenta in Iraq dal 2003 al 2006.

    Cifre assai lontane da quella (655000) pubblicata a suo tempo da “The Lancet” e basata principalmente sul lavoro di un medico saddamita. Per non parlare della fantascientifica cifra di 1 168 058 (la precisione fino alla singola “unità” dà un senso di assoluta precisione, complimenti per la “marketing strategy”!:-) ) graziosamente propinataci dal sito reclamizzato da Miguel nella fascia destra del blog.

    O che anche l’OMS sia una bieka serva di Bush, Rumsfeld & Co?:-)

  16. utente anonimo says:

    Ritvan spara più cazzate filo capitaliste di un prete sulla morale

  17. RitvanShehi says:

    >Ritvan a me più che un ‘commentus interruptus’ mi è sembrata una ‘ejaculatio mentalis precocis’_ L.M.< :-) :-).

    Però, vediamo dove vuole arrivare e se – una volta ricaricate per bene le batterie – riesce a esebire una performance migliore, ovvero a spiegarsi meglio. Eddai, pure la Arcuri – da quel che ci dicono i media – dà ai suoi “intimiditi” spasimanti una seconda chance dopo la prima defaillance:-).

  18. RitvanShehi says:

    >Ritvan spara più cazzate filo capitaliste di un prete sulla morale.< Mio/a caro/a troglione/a anonimo/a, non ho capito bene se ti sto più sul cazzo/clitoride io, il kapitalismo, i preti, la morale o tutto questo in egual misura. Sai, per avere una visione la più completa possibile della tua psiche malata è importante saperlo. Altrimenti non ti posso curare.

  19. utente anonimo says:

    ma figurati non mi stai sul cazzo. il commento di prima era solo sollo un dato di fatto. è che vivi in una sorta di delirio nel giustificare l’ingiustificabile. saranno gli anticorpi sviluppati contro il comunismo vissuto. purtroppo per te è incurabile.

  20. RitvanShehi says:

    >ma figurati non mi stai sul cazzo.<
    Bene, il kapitalismo sì, invece, a quanto pare. Ma il prete e la morale?:-)

    >il commento di prima era solo sollo un dato di fatto.<
    Dato di fatto ‘n par de ciufoli!

    >è che vivi in una sorta di delirio nel giustificare l’ingiustificabile.<
    “L’ingiustificabile”? Quale sarebbe, le raffinate tecniche di imbonimento/seduzioneper vendere di più? Ma se esistono da quando l’uomo inventò il commercio! La tua è pura e semplice paranoia antikapitalista!

    >saranno gli anticorpi sviluppati contro il comunismo vissuto. purtroppo per te è incurabile.<
    Guai a chi mi tocca quegli anticorpi! Liberissimo il bieko venditore di tentare di sedurmi per vendermi i suoi prodotti, purché liberissimo io di rifiutare le sue “avances”. E, come ho già detto, io mi sento liberissimo di rifiutare le avances del venditore/seduttore. Chi ci casca, pirla è. Fermo restando il fatto che la pubblicità, la promozione e quant’altro non devono essere ingannevoli. C’è un’apposita Authority che verifica, ma evidentemente ai paranoici antikapitalisti come te non basta mai. Che ne dici di una soluzione più radicale: marchiamo a fuoco in faccia tutti i promotori commerciali e sfiguriamo con l’acido le gentili promotrici, così diventano laidi e repellenti e non seducono più nessuno:-).

  21. kelebek says:

    Per n. 19

    Su questo blog, ci sono due usanze:

    1) firmare i propri commenti, anche con un nom de plume qualunque

    2) ragionare o dare comunque dei contributi pensati

    Miguel Martinez

  22. utente anonimo says:

    Ritvan, 17:

    sulla seconda chance… purtroppo mai nessuno mi ha invitato al cesso a vedere un film

    sull’anticapitalismo e altri pensierini anonimi: non sono miei… forse una cordata di argonauti che li piazza anche sul corriere, per signori di una certa età o giovanotti tutti penne e piume.

    sul resto: serva ONU, signorina degli stivali, ecc: Bravi tutti a giocare col pc, io ho fatto, molto modestamente, il mio lavoro ma qui c’è un gran bisogno di mettere etichette… alla ventesima (troia, strega, terrorista, venduta, pina, matta, ignorante, mediocre, ancora troia….), vi saluto, mi avete rotto le scatole.

    Ciò che seguirà non è mio, per chi vuol crederci.

    Asta siempre

    la sciura Pina

  23. comictadpole says:

    Posso dire una cosa forse anche scema?? Dai!! Per favore_

    Tanto fra le tante scemenze che mi scappano dagli sfiati organici, cosa vuoi riconoscere_

    Ma la Sciura del #22, che insieme a tutta la sua nidiata di trollini a me avrebbe anche rotto le acque, con quel saluto ‘Asta siempre’ cosa avrebbe voluto mai dire???

    Perché letto così sembra un grido di invocazione di una tabaccaia di Ceppaloni isterica e ninfomane, 70enne, un po’ sovrappeso, che chiede a tutta bocca la sua razione mensile di ‘verga da portuale’, da chiunque le arrivi_ E la chiama con un misto di rabbia, timore e struggimento, perché magari sono già 2 mesi che non la prende_

    Se invece voleva dire qualcosa del tipo ‘addio per sempre’ – credo suonerebbe molto più comprensibile dire ‘hasta nunca más’ – se non mi sbaglio_

    Ma forse è più salutare per tutti se il nostro anfitrione butta nella spazzatura tutte queste trollate, con le risposte mie e di Ritvan incluse – solo che mi aveva incuriosito quel fantasioso commiato _

    L.M.

  24. RitvanShehi says:

    >Ritvan, 17: sulla seconda chance… purtroppo mai nessuno mi ha invitato al cesso a vedere un film. la sciura Pina<
    Senso dell’umorismo a 0 gradi Kelvin, eh! Il tuo nick sembra quanto mai azzeccato:-).

    >sull’anticapitalismo e altri pensierini anonimi: non sono miei… <
    Già, molto comodo dissociarsene: strano, però, che qui gli anonimi o quasi tali vanno sempre in coppia, come i coglioni. E poi si scopre – a volte da qualche piccolo particolare della scrittura – che quasi sempre è lo stesso coglione moltiplicato per l’occasione che protesta a gran voce che l’altro coglione non è lui:-). ‘sto film l’abbiamo visto anche fin troppe volte e come dice Andreotti a pensar male…..

    >forse una cordata di argonauti che li piazza anche sul corriere, per signori di una certa età o giovanotti tutti penne e piume.<
    O forse no. Vedi sopra. E, comunque, seguire sempre le preziose direttive del #19 del “padrone di casa” se non si vuol esser presi per troglioni.

    >sul resto: serva ONU, signorina degli stivali, ecc: Bravi tutti a giocare col pc, io ho fatto, molto modestamente, il mio lavoro<
    Ah, trollare tu lo chiami “lavoro”? Buono a sapersi:-).

    >ma qui c’è un gran bisogno di mettere etichette… alla ventesima (troia, strega, terrorista, venduta, pina, matta, ignorante, mediocre, ancora troia….), vi saluto, mi avete rotto le scatole.<
    Non mi pare che qui si sia parlato di streghe, terroriste e vendute. L’ignoranza e la mediocrità non hanno bisogno di etichette, si vedono a occhio nudo appena il portatore apre bocca o pigia la tastiera. In quanto alla “troia”, beh, se desideri siempre l’ ” asta”, il buon LM giustamente ti cazzia:-).

    >Ciò che seguirà non è mio, per chi vuol crederci.<
    Sei sicura che qualcosa seguirà?:-)

  25. utente anonimo says:

    per LM comic: parecchio nervosetta come reazione per un’Asta Siempre della sciura Pina.

    A proposito di testosterone radioattivo al vento…

    r.

  26. utente anonimo says:

    Non sono d’accordo con l’equazione psicologia del lavoro = psicoanalisi.

    Sono 2 cose molto diverse, e chi conosce la psicoanalisi sa che chi segue il “successo” secondo le modalità prescritte dall’ideologia dominante è con tutta probabilità un nevrotico.

    (A questo proposito mi vengono in mente i lavori di Fromm)

    La “psicologia clinica” che cerca di inquadrare è il “comportamentismo”….i terapeuti di questo orientamento infatti sono direttivi, a differenza degli psicoanalisti che rispettano l’individualità del paziente.

    Il behaviorismo non a caso è quello preferito dalle istituzioni.

    La psicologia del lavoro è un altra cosa ancora, anche se è parente del behaviorismo e di tutta la psicologia della “superficie”, quella che elegge rapidità ed efficienza a idoli.

    La psicoanalisi è un altra storia.

    K.

  27. kelebek says:

    Per K. n. 26

    Hai ragione.

    Però la psicanalisi è diventata fenomeno di massa negli Stati Uniti, in gran parte attorno a una sua trasformazione utilitaristica.

    Miguel Martinez

  28. Pingback: Ron Paul e la differenza americana | Kelebek Blog

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