Il tuca tuca degli informatori scientifici (I)

Ho avuto l’onore alcuni anni fa di essere oggetto di un’intera relazione presentata a un convegno internazionale di sociologia delle religioni, dove sono stato dissezionato come “esempio estremo” di “terrorista estremo“; una relazione poi ripresa (modestamente), dalla rivista Terrorism and Political Violence.

Potrebbe quindi essere interessante sapere come faccia questo terrorista estremo a procurarsi i fondi che gli servono per spaventare la gente.

L’altra sera, ad esempio, ho incassato la somma di 200 Euro per una prestazione di circa mezz’ora. Che credo sia più di quanto guadagnino molte mie colleghe moldave. E metteteci pure che io non devo stare sotto la pioggia dei viali, né mi devo spogliare.

Noi interpreti, infatti, facciamo felici i nostri clienti-imprenditori, che grazie a noi possono vivere il loro sogno più profondo: quello di essere dei poeti di fama internazionale.

In questo caso, ho dovuto tradurre il discorso del Capo Supremo di una multinazionale tedesca di strumenti chirurgici in italiano, e il discorso del Capo Locale italiano in inglese per lo stesso Capo Supremo.

Forse non lo sapete, ma se prendete un qualunque strumento chirurgico – da quelli per l’odontoiatria a quelli per l’endoscopia – scoprirete che viene prodotto da quattro, cinque ditte, ognuna con la propria versione, che però differisce solo per minimi particolari da quelle della concorrenza.

Tocca a quella figura che nel mondo chiamano rappresentante, anzi, Rep (quando non, crudelmente, venditore), ma che in Italia onorano dell’augusto titolo di Informatore Scientifico, sottolineare quei minimi particolari ai medici e soprattutto ai cosiddetti decision maker delle istituzioni sanitarie.[1]

Per fare un paragone, immaginate che dobbiate ricevere, nella stessa giornata, i rappresentanti di cinque case editrici diverse, che vi vogliono vendere lo stesso libro, in varie edizioni.

Inutile per loro parlare del contenuto, che è identico. Perciò un venditore punterà tutto sul farvi notare quanto la copertina sia liscia al tatto, l’altro sul fatto che la sua versione costa un euro in meno (ma le spese di spedizione costano un euro in più).

Chiaramente, non si va lontano con argomenti simili.

Il venditore quindi riceve dalla ditta istruzioni (non necessariamente scritte) su due cose fondamentali: come trovare argomenti di altra natura, che chiameremo eufemisticamente persuasivi e personali; e soprattutto come preparare le gare d’appalto dei grandi sistemi ospedalieri.

Servono bisturi monouso?

Essendo praticamente identici quelli disponibili sul mercato, se ne potrebbero acquistare più o meno a caso, oppure badando solo al prezzo.

Ma per stilare il bando, l’economato si rivolge a un esperto, cioè proprio a un venditore. Il venditore non può far scrivere “sono ammessi alla gara solo prodotti della Sanitek“. Ma può scrivere che i bisturi devono essere impacchettati in confezioni color rosa shocking: sapendo che solo la Sanitek lo fa.[2]

Chiaramente, anche le ditte concorrenti utilizzano gli stessi sistemi; e comunque è sottinteso che alla prossima gara, le specifiche favoriranno qualcun altro, motivo per cui nessuno denuncerà il sistema.

Anzi, le ditte concorrenti utilizzano anche gli stessi venditori e, quando possibile, anche gli stessi dirigenti che per un aumento di stipendio non solo cambiano azienda, ma si portano dietro tutte le indispensabili informazioni sui trucchi usati dall’azienda di provenienza.

Ne consegue che la vendita diventa la principale e più difficile attività dell’azienda.

Anzi, è normale che ci sia una sola piccola fabbrica in un solo paese, e poi grandi uffici in tutto il mondo, dedicati esclusivamente alla vendita. Cioè alla creazione di Venditori di Successo, con l’uso incessante di bastone, carota e fuffa.

Io intervengo, come vedrete, nel momento della fuffa.

Note:

[1] Aggiungiamo gli “studi scientifici” che compaiono sulle riviste di settore. Non voglio dire che siano falsi, o che spaccino il veleno come una panacea.

Ma quando si tratta di strumenti o prodotti perfettamente simili ad altri già esistenti, tutto si regge sul possesso del linguaggio appropriato, nonché sulla fama dell’autore, cioè di un barone che dichiara sulla propria parola di aver usato un dato prodotto, riscontrando un 3% di miglioramenti (mai esagerare) rispetto ad altri prodotti. Il barone in questione, essendo prossimo alla pensione, passa buona parte della propria vita a giocare a golf e sa che nessuno oserà ripetere o contestare il suo studio, anche perché nessuno pagherebbe i costi di una simile verifica.

[2] Il nome, ovviamente l’ho inventato. Poi sono andato su Google per vedere se la Sanitek esiste davvero, e ho trovato ben 351.000 riferimenti. A dimostrazione dell’originalità del linguaggio imprenditoriale.

(Continua…)

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43 Responses to Il tuca tuca degli informatori scientifici (I)

  1. RitvanShehi says:

    Tutto vero quello che scrivi sulle vendite di materiale a uso medico. Da addetto al settore confermo. Solo che denunciando il malaffare non fai altro che portare acqua al muliono di nosotros biekissimi liberali imperialisti:-) che riteniamo il SSN pubblico (e, pertanto, strettamente ammanicato con la politica, come le recenti vicende di lady Mastella – di cui te ne freghi altamente:-) – dimostrano) un eccellente brodo di coltura per tali ignobili speculazioni. E poi ci sono i cosiddetti congressi in località turistiche, la cui partecipazione ai sanitari e pagata proprio dalle ditte di prodotti medici e perfino corposi assegni (Sirchia docet) per i baroni sponsorizzati dai boiardi della politica.

    La fine del malaffare (o per lo meno la riduzione a livelli cosiddetti “normali”, visto che in un paese come l’Italia, la cui media dei cittadini non è che brilli per virtù civiche, debellare il malaffare è una pia utopia) passa obbligatoriamente attraverso LA PRIVATIZZAZIONE TOTALE del SSN. Ma ovviamente non si farà mai, figuriamoci….

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Prego gentilmente gli equi&solidali (e specialmente LE eque&solidali, che c’hanno l’orripilamento più facile:-) ) di non accusarmi di lasciare i cittadini italiani (nonché gli extracomunitari come me) che non sono Berlusconi a schiattare sotto i ponti nella totale assenza di cure mediche conseguente alla privatizzazione della sanità: il mio debole cuoricino non lo sopporterebbe….

    P.S.2 Miguel, tuo legittimo orgoglio di guadagnare più della “collega” moldava per unità di tempo, mi sa che è un po’ troppo avventato. Io credo che nella mezz’ora in cui tu guadagni 200 euri con una traduzione lei si possa fare almeno 3 clienti italici da 100 euri ciascuno, visto che il cliente tipo della suddetta non è che abbia la resistenza di un Rocco Siffredi, altrimente farebbe l’attore porno e tromberebbe gratis. Non ti pare? Poi, vabbè, anche lì il mercato è molto variegato, c’è la poveraccia scorfana e relegata in zona non appetibile che abbassa le tariffe fino a 20-30 euri a prestazione e c’è la “massaggiatrice” che nell’appartamentino arredato kitsch ti scuce 300-500 euri a botta di 10 minuti, oppure la “escort” d’alto bordo che per meno di 1000 euri nemmeno si spoglia….

    P.S.3 Ohe, tutto quanto sopra solo per aver visto trasmissioni nottambule d’inchiesta passeracea:-) tipo “Lucignolo”, eh, mica per esperienza personale!

    P.S.4

    A proposito di “colleghe” moldave, qui casca – come suol dirsi – a fagiuolo una breve riflessione semiologica sulla discriminazione delle donne. Notare bene le definizioni:

    Cortigiano = uomo che vive a corte

    Cortigiana = mignotta

    Massaggiatore = kinesiterapista

    Massaggiatrice = mignotta

    (Un) professionista = uno che svolge una professione

    (Una) professionista = mignotta

    Intrattenitore = uomo affabulatore e socievole

    Intrattenitrice = mignotta

    Uomo di strada = uomo duro

    Donna di strada = mignotta

    Uomo pubblico = uomo in vista

    Donna pubblica = mignotta

    Uomo facile = uomo spensierato

    Donna facile = mignotta

    Uomo disponibile = uomo gentile

    Donna disponibile = mignotta

  2. kelebek says:

    Per Ritvan n. 1

    1) Sai come tendo a pensarla, in merito alle privatizzazioni, comunque non ho assolutamente le risorse per discutere del mondo sanitario, che conosco sostanzialmente dalla parte delle ditte per cui lavoro.

    2) Forse esiste un altro approccio: io ho lavorato anche (da esterno) con una delle principali ditte farmaceutiche mondiali, che ha una delle sue due sedi principali in Italia (l’altra è in Gran Bretagna).

    E mi sembra che una ditta che supera certe dimensioni assume tutti i difetti dello stato (sprechi, corruzione, lotte di potere, ammuina), con una controindicazione però notevole: l’assenza anche della più formale democrazia, e quindi di ogni possibilità di cambiamento.

    3) Personalmente (e in questo mi trovo in parziale accordo con Falecius) non faccio una distinzione radicale tra “Stato” e “privato”.

    La corruzione dello Stato, in fondo, è un grandissimo truogolo del privato; e il grande privato costituisce spesso uno stato totalitario.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    mah ritvan non sono tanto sicuro che ti piacerebbe vivere in un paese con un ssn completamente privato…oltre allo svantaggio di correre il rischio di schiattare sotto i ponti nella totale assenza di cure mediche (rischio ancora maggiore per chi ha il cuoricino debole :-) ), per una volta, in via del tutto eccezionale, senza troppo sbilanciarmi tendo ad essere cautamente d’accordo con i punti 2 e 3 di miguel

    roberto

  4. utente anonimo says:

    ps Miguel,

    “Ma può scrivere che i bisturi devono essere impacchettati confezioni color rosa shocking: sapendo che solo la Sanitek lo fa.”

    so bene che succede, ma non si può scrive una cosa del genere in un bando (sennò la tua gara rischia una brutta fine in tribunale)

    roberto

  5. falecius says:

    Concordo con Miguel e Roberto. Da un parte la privatizzazione del SSN si limiterebbe a legalizzare certe forme di malaffare, dall’altra che meccanismi organizzativi di uno Stato o di una grande azienda sono molto simili.

    In realtà i sistemi privati, per quanto possano essere più efficienti (in quanto abbiano come scopo il profitto, e l’essere umano, qui da noi, è incoraggiato nel suo naturale egoismo) non sono “migliori” in senso generale rispetto a quelli statali; per quanto riguarda i servizi pubblici, con i comportamenti che ci sono in Italia, ci si limiterebbe a ridurre la già scarsa trasparenza.

  6. brullonulla says:

    premesso che le mie opinioni su introvigne non si discostano dalle tue :) , non trovo traccia della relazione in cui vieni nominato “terrorista estremo-estremo” (we can’t but lol): link?

  7. RitvanShehi says:

    Tu quoque, roberto?

    Francesco, dove sei? Qui è tutto un brulicar di biekissimi statalisti, di destra, centro e pure di centro-sinistra:-) (e io che mi aspettavo attacchi dai kompagni-kompagni!:-) ).

    Vabbè, come non detto: mi sentirò vendicato quando il primo di voi (tu, roberto, beato residente lussemburghese sei esentato dalla mia vendetta, purtroppo:-) ) avrà bisogno di fare una visita specialistica, magari corredata di indagine strumentale e si sentirà dire “ci sarebbe forse un posto libero nell’aprile del 2010″:-). Ovviamente, dubito che questo vi farebbe cambiare opinione, perché purtroppo spesso e volentieri la gente tiene più ai propri pregiudizi ideologici che alla propria salute.

    P.S. x roberto: Postulando che io non intendessi che lo Stato rimborsi alle cliniche private (esattamente come fa oggi con quelle cosiddette “convenzionate”) TUTTE le prestazioni mediche fornite da esse ai poveri residenti sotto i ponti, tu insulti la mia intelligenza.

  8. falecius says:

    Statalista? Io? Semplicemente mi fido MENO delle compagnia private che dello Stato, di cui NON mi fido.

  9. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n. 1

    1) Sai come tendo a pensarla, in merito alle privatizzazioni, kelebek<
    Già. Lo so. In modo del tutto coerente con il resto del tuo paradigma antiimperialista, direi. E, pertanto, in modo ugualmente sbagliato:-).

    >comunque non ho assolutamente le risorse per discutere del mondo sanitario, che conosco sostanzialmente dalla parte delle ditte per cui lavoro.<
    Io de più, visto che per lavoro lo frequento. E per quanto tu ne possa parlar male non sarà mai abbastanza, credo. Di peggio – escludendo ovviamente e per ovii motivi le 4 mafie italiche e i servizi segreti:-) – si trova solo nell’ambito palazzinaresco, quando trattasi di convertire aree agricole in edificabili e indire gare d’appalto per costruzioni.

    >2) Forse esiste un altro approccio: io ho lavorato anche (da esterno) con una delle principali ditte farmaceutiche mondiali, che ha una delle sue due sedi principali in Italia (l’altra è in Gran Bretagna). E mi sembra che una ditta che supera certe dimensioni assume tutti i difetti dello stato (sprechi, corruzione, lotte di potere, ammuina), con una controindicazione però notevole: l’assenza anche della più formale democrazia, e quindi di ogni possibilità di cambiamento.<
    Beh, se una ditta ritiene la democrazia interna un orpello inutile, chi sei tu per costringerla a cambiare idea? Bush nei confronti di Saddam?:-).

    Parlando seriamente, una ditta non è “democratica” nello stesso modo in cui lo è uno Stato. In essa c’è un altro tipo di “democrazia”, quella basata non sul principio “una testa un voto” ma “una quantità di azioni (e di denaro investito nell’azienda) un voto”. E se i risultati della gestione non sono buoni, cadono le teste che è un piacere, altro che cambiamento. Per non parlare del fatto che ogni ditta sta sul mercato, è soggetta alle leggi dello Stato e alle azioni legali dei consumatori dei suoi prodotti e quant’altro.

    >3) Personalmente (e in questo mi trovo in parziale accordo con Falecius) non faccio una distinzione radicale tra “Stato” e “privato”.<
    E fai male. Lo Stato è per sua stessa natura “irresponsabile” e indistruttibile (vabbè, a meno di un’invasione o di una Gloriosa Rivoluzione Proletaria). Il privato no.

    >La corruzione dello Stato, in fondo, è un grandissimo truogolo del privato<
    Certamente, quando il privato lavora per lo Stato, ed è, purtroppo, inevitabile in questi casi. Ecco perché meno lo Stato ricorre ai privati e meglio è. Nello specifico, se lo stato si sbarazza del SSN, nessuna casa farmaceutica o industria di apparecchi elettromedicali andrà a corrompere funzionari dello stato per vendere alle strutture sanitarie dello Stato i suoi prodotti. Certo, tenterà di corrompere gli “addetti agli acquisti” delle strutture sanitarie private, ma difficilmente una truffa ai danni di una struttura privata passerebbe in cavalleria agli occhi di dirigenti ed azionisti, come succede, purtroppo, con le truffe/corruzioni ai danni delle strutture dello Stato. E anche se gli azionisti dormissero, sticazzi, la ditta che compra a prezzi gonfiati fallirebbe oppure sarebbe costretta a fare azioni scorrette per reggere la concorrenza, finirebbe presto o tardi nel mirino della magistratura e sarebbe comunque liquidata.

    >e il grande privato costituisce spesso uno stato totalitario.<
    Già, ma anche nella peggiore ipotesi che fai tu quello “stato totalitario” è sempre inserito in uno Stato democratico. Mentre se è lo stesso stato a diventare una o più megaaziende, ugualmente totalitarie, chi controlla il controllore? L’ONU?:-)

  10. utente anonimo says:

    che nelle gare di appalto in sanità come in qualsiasi altro settore della pubblica amministrazione la corruzione (più o meno sotto banco) sia di norma è ovvio e risaputo… volevo solo precisare che gli strumenti chirurgici e le apparecchiature sanitarie in genere non sono affatto tutte uguali, e parlo da chirurgo… ci sono quelli di qualità sensibilmente superiore ma di cui si può sostanzialmente fare a meno anche se il loro uso è più piacevole, ci sono quelli senza infamia e senza lode, e ci sono quelli fatti decisamente male, con grossolani errori progettuali, impugnature scomode, e tutta una serie di difetti che possono renderli quasi inutilizzabili – e che spesso emergono solo dopo prove ripetute e prolungate sul campo. va da se che spesso e volentieri sono proprio questi prodotti a ad essere scelti… a volte perchè costano di meno (ma è un risparmio illusorio, mi è capitato di utilizzare un modello di guanti sterili che costava sicuramente meno di altri, ma si rompeva in continuazione e doveva essere sostituito più volte nel corso dello stesso intervento!), e la prima preoccupazione delle amministrazioni è sempre e comunque il bilancio (per quanto mi riguarda se un’azienda sanitaria è in attivo vuol dire che lavora male, ma vallo a spiegare…)… a volte perchè è sicuramente più economico comprare gli appalti che sviluppare e produrre apparecchiature migliori…

    per ritvan – non è affatto vero che privatizzare la sanità farebbe cessare questo tipo di speculazioni… le istituzionalizzerebbe soltanto, a mio modo di vedere… le strutture private hanno come unico scopo il guadagno ASSOLUTO, indipendentemente dal servizio fornito… far sprofondare anche l’unico servizio più o meno funzionante dello stato nell’abisso della mentalità imprenditoriale e mercantile (già la trasformazione delle USL in ASL è stato il primo passo…) leggittimerebbe la definitiva trasformazione degli ammalati in consumatori – il che costituisce già la norma per le aziende farmaceutiche… se già adesso la politica del mercato è quella di far sentire tutti malati e TASSATIVAMENTE bisognosi di terapie croniche perfettamente inutili o sproporzionate alla reale entità dei problemi figuriamoci quale potrebbe essere il risultato di una mercantilizzazione dell’intero sistema sanitario… sempre meno qualità e sempre più quantità assistenziale, per non parlare dell’universo di avvoltoi e assicuratori che esploderebbe all’istante…

    parlando di liste d’attesa, è ampiamente dimostrato che l’aumento dell’offerta di prestazioni specialistiche e strumentali genera quasi subito un aumento proporzionale della domanda… non invochiamo troppo la privatizzazione, qualcuno potrebbe ascoltarci, una volta tanto!

    marco

  11. RitvanShehi says:

    >Statalista? Io? Semplicemente mi fido MENO delle compagnia private che dello Stato, di cui NON mi fido. falecius< Nemmeno io mi fido di entrambi. Ecco perché preferisco che le compagnie private facciano le compagnie private e lo Stato faccia lo Stato controllore e garante del mercato e non il concorrente (spesso e volentieri sleale e corrotto) delle suddette compagnie private.

  12. RitvanShehi says:

    >…volevo solo precisare che gli strumenti chirurgici e le apparecchiature sanitarie in genere non sono affatto tutte uguali, e parlo da chirurgo… marco<
    Beh, Miguel a volte è il solito esagerato:-). Certo che non sono uguali, e nemmeno i guanti in lattice (come giustamente dici tu) lo sono. Ma da chi comprare i guanti in lattice e fino alla ultrafantascientifica apparecchiatura scanner di ultimissima generazione dovrebbe essere QUELLO CHE LE USA a proporre l’acquisto, argomentandone la neccessita (nel caso dell’apparecchiatura) e il perché quelle e non altre nel caso dei guanti.

    Una delle mie principali mansioni nel mio lavoro è proprio quella del consulente d’acquisti di kit diagnostici. Io trovo i candidati fornitori, chiedo loro un’offerta di prezzi a seconda delle quantità che usiamo (perché in genere, un conto – e un prezzo – è se compri una confezione all’anno e un altro se ne compri 100), chiedo un campione da provare e poi faccio una relazione al Gran Capo (che è quello che caccia i soldi) in cui gli dico che anche il kit più a buon mercato, secondo i lavori presenti in letteratura – allegati – e le prove da me fatte, soddisfa in pieno le nostre esigenze. E si compra quello.

    Spesso mi vengono poi i rappresentanti di altre ditte (a volte colleghi, nella maggior parte neolaureati) a propormi i loro kit, magnificandone le prestazioni. Io, con la massima trasparenza, gli dico:”Ascolta collega, noi attualmente compriamo questo kit dalla ditta X al prezzo tot. Io non metto in dubbio che quello che vendi tu sia figo, ma si dà il caso che io mi trovi assolutamente bene col kit che uso, non posso mentire al capo e dirgli che improvvisamente fa schifo, pertanto o mi fai un prezzo più basso di quello della ditta X o non se ne fa niente”. Fino ad oggi nessuno ci ha provato a corrompermi offrendomi chessò, un viaggio a un congresso nelle Maldive:-).

    >per ritvan:non è affatto vero che privatizzare la sanità farebbe cessare questo tipo di speculazioni… <
    Sarai anche un bravo chirurgo, amico, ma come lettore lasci un po’ a desiderare:-). Leggi bene, ho scritto:“La fine del malaffare (o per lo meno la riduzione a livelli cosiddetti “normali”, visto che in un paese come l’Italia, la cui media dei cittadini non è che brilli per virtù civiche, debellare il malaffare è una pia utopia).

    >le istituzionalizzerebbe soltanto, a mio modo di vedere… le strutture private hanno come unico scopo il guadagno ASSOLUTO, indipendentemente dal servizio fornito<
    Eh, no, caro “diversamente collega” (io sono medico veterinario, per chi non lo sapesse) “indipendentemente dal servizio fornito” ‘n par de ciufoli, se permetti! Se un ristorante ti offre suola di scarpe al posto della bistecca, col cazzo che fa guadagno, né assoluto e né relativo, chiude immantinente per abbandono da parte della clientela, a meno che non si trasformi in mensa della Caritas per barboni:-). E lo stesso vale per una clinica, un poliambulatorio, un laboratorio d’analisi e quant’altro. Si vede che tu i tuoi “utenti” li vedi solo profondamente addormentati e incapaci al momento di replicare:-), ma credimi, quando si svegliano, se p.es. hai amputato loro l’arto sano al posto di quello in cancrena, vedrai che avranno qualcosa da dire – magari tramite il loro avvocato – sulla “qualità del servizio fornito”:-)

    >… far sprofondare anche l’unico servizio più o meno funzionante dello stato nell’abisso della mentalità imprenditoriale e mercantile (già la trasformazione delle USL in ASL è stato il primo passo…) leggittimerebbe la definitiva trasformazione degli ammalati in consumatori<
    E che ci sarebbe di male? O che per caso temi che i medici allora vadano in giro per le corsie tentado di convincere gli ammalati con frasi del tipo:”Approfitti dell’occasione irripetibile di farsi togliere cistifellea ed appendice, anche se perfettamente sane: due operazioni al prezzo di uno, un’offerta limitata nel tempo che non si può rifiutare!” Su, siamo seri, l’etica e la deontologia professionale dei medici servirànno pure a qualcosa, cribbio!

    >- il che costituisce già la norma per le aziende farmaceutiche… <
    Nessun bieko farmaceutico finora mi ha seguito tentando di vendermi un farmaco da me non richiesto o non prescrittomi dal mio medico. E anche se fosse, che facciamo, costruiamo pure l’Industria Farmaceutica Autarchica Di Stato?:-)

    >se già adesso la politica del mercato è quella di far sentire tutti malati e TASSATIVAMENTE bisognosi di terapie croniche perfettamente inutili o sproporzionate alla reale entità dei problemi<
    Scusa, in quale documento segreto della Spektre Planetaria Medical-Farmaceutica avresti letto tale bieko intento? A me personalmente nessun energumeno in camice bianco mi ha mai inseguito urlandomi:”Sei malato, tanto malato e hai bisogno di cure!”. Oddio, esistono anche gli ipocondriaci (e molti anziani tendono a diventarlo, più passa l’età), ma dubito che siano diventati tali a seguito delle pressioni delle Multinazionali della Salute. Questa mi ricorda un po’ l’accusa rivolta agli italiani di aver votato Berlusconi perché irretiti delle tette e i culi di Mediaset!:-).

    >figuriamoci quale potrebbe essere il risultato di una mercantilizzazione dell’intero sistema sanitario…<
    Lo Stato avrebbe il compito di prevenirne e reprimerne gli abusi: cosa difficilissima se gli “abusatori” sono essi stessi degli ingranaggi dello Stato.

    >sempre meno qualità e sempre più quantità assistenziale,<
    Eh, già, ma allora, per par condicio perché non anche Imprese di Costruzione dello Stato (vuoi mettere la sicurezza nei cantieri, la solidità degli edifici), Avvocati dello Stato, Tassisti dello Stato, Panettieri dello Stato, Barbieri dello Stato, Supermercati dello Stato, Pescivendoli dello Stato ecc., ecc. Insomma, una bella Albania ai bei tempi:-) di Enver Hoxha, va!

    >per non parlare dell’universo di avvoltoi e assicuratori che esploderebbe all’istante…<
    Che c’entrano gli assicuratori? Mica ho detto che si dovrebbe fare assicurazione privata io: leggi bene quello che scrivevo a roberto, lo Stato rimborsa le prestazioni e basta. E gli avvoltoi chi sarebbero?

    >parlando di liste d’attesa, è ampiamente dimostrato<
    Dove?

    >che l’aumento dell’offerta di prestazioni specialistiche e strumentali genera quasi subito un aumento proporzionale della domanda… <
    Eh, già, le persone vanno matte per farsi fare chessò, una colonoscopia al giorno: saranno tutti gay?:-). ma che stai addi’, sara il medico di famiglia a prescrivere la visita, mica ognuno si sveglia la mattina e dice:”Oggi non c’ho un cazzo da fa’, pertanto vado un po’ a divertirmi all’ambulatorio con quella bella sonda che ti ficcano su per il culo!”:-).

    >non invochiamo troppo la privatizzazione, qualcuno potrebbe ascoltarci, una volta tanto!< Beh, qui un piccolo dubbio mi viene: se la fanno al solito modo “all’italiana” può darsi che diventi ancor più schifosa della sanità pubblica (cosa di per sé difficilissima, ma si sa che l’estroso genio italico si esalta davanti a compiti che sembrano proibitivi:-) ).

  13. falecius says:

    Ritvan: il curriculum italiano in materia di “privatizzazioni” (o meglio, “rottamazion”) appunto, “all’italiana” di aziende di Stato è imbarazzante. Può darsi che in Svezia un sistema sanitario privatizzato funzionerebbe bene e meglio di quello pubblico (per quanto ho il sospetto che gli svedesi siano piuttosto soddisfatti di quello che hanno) ma in Italia, se si guarda ai risultati del passati, bè, mi preoccuperei.

  14. kelebek says:

    Per Brullonulla n. 6

    Ecco la relazione al convegno:

    http://www.cesnur.org/testi/anticult_terror.htm

    L’articolo sulla rivista, invece, mi sembra che si trovi solo su carta e non in rete.

    Miguel Martinez

  15. kelebek says:

    Per Marco n. 10

    Ti ringrazio molto dell’intervento interessante.

    E’ chiaro che tu conosci la differenza tra i prodotti sul campo.

    Io la conosco solo dalle presentazioni che le aziende fanno ai venditori, e che io traduco. E lì mi ha sempre colpito come tali presentazioni insistano su differenze minime, cercando di esaltarne in tutti i modi.

    Può darsi che per qualche motivo si cerchi di glissare sui difetti della concorrenza; oppure che mi capitino i produttori più scarsi :-)

    Comunque non sento ragionamenti sul tipo, “lo sapete tutti che i bisturi della Technosan si rompono subito”, anche se si potrebbero fare tranquillamente, visto che io faccio l’interprete a riunioni a porte chiuse.

    Questo solo per chiarire meglio la mia posizione; poi è chiaro che tu ne sai molto di più di me.

    Miguel Martinez

  16. kelebek says:

    Per Roberto n. 4

    La mia è ovviamente un’esagerazione.

    Però ho fatto da interprete innumerevoli volte per questioni riguardanti gare: mediche in Italia, di ministeri della pubblica istruzione (con megafinanziamenti della Banca Mondiale) in paesi del Terzo Mondo.

    Il meccanismo è sempre quello.

    Il rappresentante tratta con il decision maker, e trova il modo di convincerlo a fargli scrivere a lui il bando di concorso.

    Le specifiche vengono tarate sul vincitore in tre modi:

    - la richiesta, insieme ad altri, di determinati oggetti che solo la ditta “amica” produce

    - la richiesta di determinati dettagli in tali oggetti (misure, piccoli elementi tecnici, numero di palline, ecc.)

    - la richiesta che tutto il lotto venga presentato da un’unica ditta.

    Quest’ultimo sistema è insidioso: ad esempio, il lotto consta di tre elementi.

    “A” ne produce due, “B” ne produce uno solo, solo “C” li produce tutti e tre.

    Allora, anche “A” si presenta alla gara ma deve comprare l’elemento mancante o da “B” o da “C”, e quindi perde per via del prezzo.

    Questo significa che “A”, “B” e “C” passano mesi in trattative tra di loro: “C” evita infatti di stravincere, perché tutti e tre sanno che la lotta non deve portare a una riduzione dei prezzi, o a un cambiamento del sistema.

    Miguel Martinez

  17. utente anonimo says:

    “Però ho fatto da interprete innumerevoli volte per questioni riguardanti gare”

    miguel,

    diciamo che ho cooperato innumerevoli volte a cazziare chi bandiva appalti a capocchia (ma mai nel settore sanitario)

    :-)

    roberto

  18. utente anonimo says:

    no ritvan,

    parlavo di poveri sotto i ponti usando la tua iperbole.

    il problema non per loro, ma piuttosto per le persone che sono in quella fascia di reddito da avere un casa ma da rischiare di trovarsi sotto un ponte se hanno un problema, e questo è un aspetto che i sistemi sanitari privati non hanno mai risolto.

    devo dire che ho fatto esperienza di vari sistemi (dal pubblico italiano e francese, al privato usa passando per i sistemi con assicurazione obbligatoria olandese, tedesco e lussemburghese).

    tralascio il sistema usa (ti assicuro che non è divertente contattare un medico che dice che non ti puo aiutare che la tua assicurazione è di fascia B e lui è un medico di fascia A),

    anche il sistema delle assicurazioni obbligatorie non è che mi pare esaltante…per dire spendo 800 euro al mese di assicurazione che mi compre all’80% (tranne malattie gravi coperte al 100%) di un tariffario prefissato. il che vuol dire che se per l’operazione x il tariffario dice 300 euro e il dentista mi dice 1000, l’assicurazione mi rimborsa 240 e il resto me lo pago io.

    ora io me lo posso permettere ma ti assicuro che anche nel ricco lussemburgo gente che non va dal dentista ne esiste.

    e sempre per dire, nonostante l’assicurazione, il parto di mia moglie ci è costato 2000 euro perché era in notturna….per un interprete qui sono tre giorni di lavoro, ma per un muratore sono volatili per diabetici.

    cio detto, sistema pubblico non è per forza organizzato come quello italiano (ti assicuro per esperienza diretta che in francia* non ti fissano un ecografia a sei mesi)

    roberto

    *non tirarmi fuori la storia del sangue infetto o degli irradiati che imbecilli e criminali esistono a prescindere dal sistema

  19. utente anonimo says:

    per marco,

    “per quanto mi riguarda se un’azienda sanitaria è in attivo vuol dire che lavora male, ma vallo a spiegare”

    me lo spieghi?

    :-)

    roberto

  20. fmdacenter says:

    Mi spiace carissimo Ritvan ma il “mercato” delle prestazioni sanitarie, più ancora di quello dei medicinali, è un campo minato per noi liberisti.

    Ci sono tali asimmetrie informative, di rischi, una tale “ogenza all’acquisto”, che non credo si sia ancora trovato un sistema ottimale.

    A prescindere dalla disonestà media italica, dall’idiosincrasia per il mercato di MM e di molti lettori, dall’odio per le istituzioni di grandi dimensioni (stato o privato non pare contare) che è saltato fuori.

    Neppure io ;) ho le competenze per una esaustiva trattazione del problema.

    Una ASL in attivo potrebbe curare i malati con prodotti e mezzi scadenti ma più economici, potrebbe farli aspettare mesi e mesi, potrebbe curare solo casi facili, ecc. ecc. I malati non possono reagire se non andando altrove ma questo non porterebbe conseguenze negative sui risultati economici della ASL. Giusto?

    Francesco

  21. utente anonimo says:

    per roberto e francesco: “per quanto mi riguarda se un’azienda sanitaria è in attivo vuol dire che lavora male, ma vallo a spiegare”

    non sono esattamente ferrato sui meccanismi di retribuzione delle prestazioni sanitarie (mi accontento di fare il lavoro sporco e aborro la burocrazia…), per questo ho premesso “per quanto mi riguarda”, mi aspetto di essere sbugiardato in due secondi… però credo che il semplice concetto di “attivo” riferito ad un servizio come quello ospedaliero presuppone o che ci sia stata minore richiesta (cioè che la gente sia diventata più sana), o che si siano tagliati gli sprechi (che è un’ottima cosa, ma – al di là delle bestialità italiane come computer, luci e condizionatori lasciati accesi ovunque 24 ore su 24 – non è tanto facile tagliare gli sprechi su un servizio che vive sul monouso, sulla maniacale ricerca della pulizia e sterilità e sul principio che è meglio abbondare che deficere…), tagliando i costi (con materiali scadenti, ma non necessariamente un prezzo più alto equivale ad una qualità maggiore) o sulla massimizzazione della produzione. il che vuol dire fare il massimo del servizio (e quindi avere il massimo della retribuzione) col minimo del personale. ed è proprio questo il modo in cui si lavora nelle ASL più “virtuose”… si parla spesso di coperte troppo corte… esistono però coperte flessibili, ed è lì che il sistema “tira” più forte… per maternità, malattia ed altri problemi vari, il gruppo operatorio dell’ospedale in cui lavoro continua a fare lo stesso identico volume di interventi con 4 strumentisti in meno. il che vuol dire che quelli che rimangono devono fare molti più turni di lavoro. i medici sono costretti (dalla semplice impossibilità di finire i propri compiti altrimenti) ad allungare a dismisura le proprie giornate lavorative e a lavorare sempre più notti e giorni festivi senza alcun tipo di recupero… il sistema va avanti e lo fa in modo efficiente, ma le condizioni di lavoro (e quindi la sicurezza dei pazienti, che forse è l’unica argomentazione che abbia un qualche peso sull’opinione pubblica) peggiorano progressivamente… il bello è che in caso di errore medico il sistema ha un modo semplicissimo di scaricare sul singolo ogni responsabilità… “e a te chi ha detto di lavorare per 36 ore di fila?”

    per ritvan “Eh, già, le persone vanno matte per farsi fare chessò, una colonoscopia al giorno: saranno tutti gay?:-)”

    beh, magari qualcuno si ;) … ma non è questo il motivo (ma va?). ovviamente gli esami strumentali (e parliamo di ecografie, TAC, risonanze, ma anche di procedure invasive e tutt’altro che gradite ai pazienti, sono richieste “dall’esterno” dai medici di base, e “dall’interno” dai vari reparti ospedalieri. e ti assicuro che, se nell’ospedale in cui mi sono specializzato ottenere una gastroscopia o peggio una colonscopia era un’impresa mica da ridere, in quello in cui lavoro attualmente l’endoscopia digestiva è gestita dalla chirurgia, con orari e turni a dir poco flessibili, e il risultato è che 2 operatori (quando va bene) si trovano a fare dai 30 ai 50 esami al giorno. che sono veramente tanti, te lo assicuro. ragion per cui l’azienda ha intodotto protocolli di screening colonscopico della popolazione (che in altri posti sarebbero impensabili) e i medici di base richiedono gastroscopie al minimo rutto. è la stessa cosa che succede con gli esami radiologici… un ospedale compra una seconda TAC? nel giro di due mesi le richieste di TAC raddoppiano e le liste d’attesa rimangono uguali! e ovviamente la responsabilità non è soltanto dei medici di base… se ottenere un’ecografia diventa questione di mezza giornata, per qualsiasi minimo problema in un paziente operato – anche in assenza di segni clinici che possano far orientare su problemi addominali, la tentazione è fortissima… vabbè, facciamogli un’ecografia, così escludiamo il problema x o y. il che non è di per se un male (rientra tutto nel famoso discorso della diagnosi precoce, no?), ma determina un costante sovraccarico dei servizi. e spesso l’equilibrio del sistema si basa anche su quante volte si viene mandati affanc… per richieste stupide!

    “Nessun bieko farmaceutico finora mi ha seguito tentando di vendermi un farmaco da me non richiesto”

    no, però posso dirti che capita (di sicuro ad un mio amico dermatologo è capitato) di essere avvicinati da rappresentanti con proposte e omaggi dopo che su un bel po’ di ricette si è prescritto un farmaco della concorrenza… ovviamente con la complicità di qualche farmacista!

    in realtà però pensavo di più alle campagne informative, ai congressi e agli articoli sponsorizzati dall’industria farmaceutica in cui si ingigantisce l’effettiva necessità di mantenere alcuni valori ematochimici o emodinamici al di sotto di soglie sempre più basse… penso alla glicemia, alla pressione, al colesterolo…

    “Che c’entrano gli assicuratori? Mica ho detto che si dovrebbe fare assicurazione privata io: leggi bene quello che scrivevo a roberto, lo Stato rimborsa le prestazioni e basta.”

    il che già accade nelle strutture private convenzionate, in cui il gioco della massima retribuzione col massimo risparmio è la principale attività delle dirigenze…

    “indipendentemente dal servizio fornito” ‘n par de ciufoli, se permetti! Se un ristorante ti offre suola di scarpe al posto della bistecca, col cazzo che fa guadagno, né assoluto e né relativo, chiude immantinente per abbandono da parte della clientela”

    vero, verissimo. però è anche vero che le regole del mercato impongono che un prodotto sia “eye candy” e non necessariamente di qualità, anche perchè le stesse regole impongono che un prodotto sia obsoleto, sfigato e obbligatoriamente da buttare nel giro di poco, per cui il calo qualitativo difficilmente avrà il tempo di tradursi in effettivi malfunzionamenti. stiamo parlando di sanità, per cui è ovvio che non tutte le regole del mercato si possano applicare senza modifiche, però il concetto è lo stesso… per fare un esempio scemo, se io le varici non te le tolgo e non ti opero per benino in modo da evitare le recidive per almeno una ventina d’anni, ma ti faccio qualche cagatina col laser che ti da l’illusione di non esserti veramente operato, per cui se dopo due anni il problema si ripresenta e devi rifare tutto daccapo “vabbè, sticazzi, tanto mica è un vero intervento? piuttosto che farmi strappare le vene mi faccio venti sedute di laser…” ti ho offerto un prodotto sexy ma meno funzionale, ho risparmiato un botto di tempo (che si traduce nella possibilità di trattare più persone) e soprattutto mi sono assicuirato la tua dipendenza dalle mie prestazioni. che ovviamente un qualche standard qualitativo dovranno pur averlo, se no la prossima volta vai da un flebologo concorrente… di sicuro qualcuno avrà da obiettare sulla fondatezza scientifica delle mie affermazioni, ma non credo sia un caso che in ospedale alcune patologie anche banali si trattino in modo radicale mentre le cliniche private sono il regno delle procedure “meno invasive e più rispettose dell’integrità funzionale”…

    per miguel:

    la mia era solo una piccola “aggiunta” al tuo post, e aggiungerei una citazione da un commento di ritvan… “dovrebbe essere QUELLO CHE LE USA a proporre l’acquisto”. era esattamente il senso del mio commento. spesso le scelte sono fatte dalle amministrazioni con criteri che non hanno nulla a che vedere con le esigenze di chi lavora sul serio… succede da sempre in ogni campo, basti pensare alle porcherie di armi inaffidabili e inefficaci con cui hanno da sempre mandato i nostri soldati al fronte…

    marco

  22. utente anonimo says:

    Francesco #20,

    condivido il tuo punto di vista e ti ringrazio per aver espresso il mio con una precisione e una capacità che le mie poche e male assimilate nozioni di economia politica – ormai lontano ricordo del primo anno – non mi avrebbero consentito :-)

    Aggiungo che affidando tutto il SSN a soggetti con scopo di lucro, a mio avviso, si finirebbe per cadere in una situazione ancora più odiosa di quella rappresentata dalle infami società concessionarie che riscuotono il credito per conto delle P.A. I loro atti – quasi sempre illegittimi – vengono subiti a capo chino dalla massima parte dei cittadini [1]: ma in questo caso se non altro si tratta solo di soldi, laddove in quell’altro si tratterebbe – letteralmente – di vita o di morte.

    Per questo credo che Marco abbia pienamente ragione quando denuncia il rischio di istituzionalizzazione dell’arbitrio e della speculazione.

    Z.

    [1] Meravigliosi i loro “manuali per [coglionare il] cittadino”, dove si insegna al contribuente ignaro come pagare somme che questi non deve :-)

  23. utente anonimo says:

    marco,

    grazie per la risposta interessante

    roberto

  24. Questo blog, giorno dopo giorno, continua a rendermi felice di saper leggere in italiano. E sono pure stato fortunato, date le altre lingue in cui il suo autore deve saper scrivere.

  25. RitvanShehi says:

    >Mi spiace carissimo Ritvan ma il “mercato” delle prestazioni sanitarie, più ancora di quello dei medicinali, è un campo minato per noi liberisti.Francesco <
    O che fai, il pentito?:-)

    >Ci sono tali asimmetrie informative, di rischi, una tale “ogenza all’acquisto”, che non credo si sia ancora trovato un sistema ottimale.<
    Il sistema è ottimale se lo Stato rimborsa le prestazioni offerte dai privati ad un prezzo congruo ed equo. Se lo Stato fa il “furbetto del quartierino” e rimborsa 70 euri una prestazione che costa al privato NON MENO di 100 euri (per non parlar del fatto che il rimborso arriva dopo anni!), allora è una presa pei fondelli. E lo Stato (nello specifico le Regioni) il furbetto lo fa eccome! I laboratori d’analisi convenzionati del Lazio hanno fatto recentemente uno sciopero delle convenzioni (non accettavano pazienti in convenzione), hanno fatto ricorso al TAR contro il novo cervellotico tariffario di rimborsi imposto loro dalla Regione e hanno pure vinto il ricorso. Adesso la Regione sta cercando di tenerli buoni e apre i soliti famigerati “tavoli di concertazione”: ma che c’è da “concertare”, burocrati analfabeti o in malafede? Per fare un esempio, se una confezione di stick per fare analisi delle urine costa sul mercato minimo-minimo 80 euri e dentro c’ha 100 stick, non puoi rimborsare un’analisi delle urine 0,70 euri! Se i cari comunisti della Regione Lazio vogliono annientare i privati convenzionati e far passare il tutto nelle strutture ASL gestite dai loro amichetti raccomandati da loro, basta che lo dicano chiaramente!

    >A prescindere dalla disonestà media italica,<
    E’ noto che la disonestà si sente molto meglia quando opera in nome e per conto dello Stato, coperta da agganci politici, piuttosto che quando opera da privato. Lady Mastella docet. Nel senso che se una che ha detto quelle schifezze che ha detto al telefono – oh, senza rilevanza penale ma di una immensa schifezza morale – viene attorniata da orde di villici ceppalonesi tripudianti ed osannanti, una ragione ci sarà pure.

    >dall’idiosincrasia per il mercato di MM e di molti lettori,<
    Appunto. Li manderei a Cuba, li manderei, tutti, ma non come turisti, come cittadini cubani. Vedresti come rinsavirebbero di colpo!:-). Ma già, loro dicono che è colpa del biekissimo embargo e che se il buon Fidel potesse estendere il suo dominio anche sugli USA, allora sì che la Produzione e Distribuzione Pianificata di Beni e Servizi in Totale Assenza di Mercato funzionerebbe alla grande:-).

    >dall’odio per le istituzioni di grandi dimensioni (stato o privato non pare contare) che è saltato fuori.<
    No, no, è il privato che odiano, in genere: lo Stato di Grandi dimensioni viene odiato solo se si chiama USA:-), altrimenti ciccia (tranne che per gli anarchici, che coerentemente aborrono ogni tipo di Stato).

    >Neppure io ;) ho le competenze per una esaustiva trattazione del problema.<
    Nessuno qui lo ha, credo. Ma sicuramente ne abbiamo di più dei portatori sani di crassa ignoranza che se ne occupano per conto dello Stato, pagati svariate migliaia di euri al mese.

    >Una ASL in attivo potrebbe curare i malati con prodotti e mezzi scadenti ma più economici, potrebbe farli aspettare mesi e mesi, potrebbe curare solo casi facili, ecc. ecc. I malati non possono reagire se non andando altrove ma questo non porterebbe conseguenze negative sui risultati economici della ASL. Giusto?<
    Beh, no, in teoria se i pazienti vanno via da un’ASL a curarsi presso un’altra e siccome i propri medici, primari e c..zi vari la ASL “abbandonata” li deve pur pagare lo stesso (perché mica li paga a cottimo) i risultati economici di quell’ASL a lungo tempo dovrebbero peggiorare. Ma questo non cambia un beneamato c..zo: se il dirigente è ben ammanicato coi politici al potere, continua come se nulla fosse, se no, si cambia dirigente. Ma in questo caso il cattivo andamento economico serve solo come pretesto (ammesso che ai politici serva un pretesto per cambiare l’amico degli altri con un amico loro) per piazzare il proprio amico e difficilmente quest’ultimo avrà le palle – anche se ne avesse l’intenzione, cosa di cui dubito fortemente – per far invertire la rotta alla macchina burocratica dell’ASL ormai abituata a un certo andazzo.

  26. RitvanShehi says:

    >Aggiungo che affidando tutto il SSN a soggetti con scopo di lucro, a mio avviso, si finirebbe per cadere in una situazione ancora più odiosa di quella rappresentata dalle infami società concessionarie che riscuotono il credito per conto delle P.A. I loro atti – quasi sempre illegittimi – vengono subiti a capo chino dalla massima parte dei cittadini: ma in questo caso se non altro si tratta solo di soldi, laddove in quell’altro si tratterebbe – letteralmente – di vita o di morte. Z< Caro Z., ti faccio umilmente:-) presente che le società concessionarie per la riscossione dei crediti della PA, per infami, biekissime, kattivissime e sanguisughissime che ti possano apparire, mica se li possono inventare tali crediti: è la virtuosissima, buonissima et disinteressatissima:-) PA che ha deciso di avere un credito da vantare nei confronti del cittadino e, pertanto, ha dato mandato alla concessionaria di riscuoterlo. O no?:-)
    Inoltre, ti faccio – sempre umilmente:-) – notare che fra un esattore delle infamissime concessionarie e un medico (che decide lui per la vita e la morte, mica il contabile della clinica!) una qualche lieve differenza ci dovrebbe pur essere: se non altro gli esattori delle concessionarie mica c’hanno il giuramento d’Ippocrate, il Codice Deontologico e c..zi vari, no?

  27. RitvanShehi says:

    >non sono esattamente ferrato sui meccanismi di retribuzione delle prestazioni sanitarie (mi accontento di fare il lavoro sporco e aborro la burocrazia…), per questo ho premesso “per quanto mi riguarda”, mi aspetto di essere sbugiardato in due secondi… marco<
    La discussione la trovo sempre più interessante. Però, ci mancano delle conoscenze di base per poter giudicare se “l’attivo” o il “passivo” delle ASL sia veramente tale, oppure un semplice artificio contabile. La congruità della retribuzione delle diverse prestazioni da parte della Regione e i costi reali che la struttura deve affrontare per offrire tali prestazioni sono dati indispensabili per poter dare un giudizio sensato.

    >però credo che il semplice concetto di “attivo” riferito ad un servizio come quello ospedaliero presuppone o che ci sia stata minore richiesta (cioè che la gente sia diventata più sana),<
    Mmmm…non sempre minor richiesta di prestazioni porta a risultati “in attivo”. Perché i costi fissi rimangono quelli (il medico va pagato ugualmente anche se, per mancanza di pazienti, non fa praticamente un c..zo:-) ) e credo che la Regione retribuisca l’ASL a prestazione, mica a forfait.

    >o che si siano tagliati gli sprechi (che è un’ottima cosa, ma – al di là delle bestialità italiane come computer, luci e condizionatori lasciati accesi ovunque 24 ore su 24 – <
    Oh, ci sarebbe tanto da dire su ben altri sprechi e disorganizzazioni (che si traducono in sprechi) che si verificano nelle strutture pubbliche di ogni genere.

    >non è tanto facile tagliare gli sprechi su un servizio che vive sul monouso, sulla maniacale ricerca della pulizia e sterilità e sul principio che è meglio abbondare che deficere…), tagliando i costi (con materiali scadenti, ma non necessariamente un prezzo più alto equivale ad una qualità maggiore)<
    Beh, come già detto, un addetto alla qualità degli acquisti, (che sia un medico che ci lavora, non un ottuso burocrate) potrebbe essere una soluzione.

    >o sulla massimizzazione della produzione. il che vuol dire fare il massimo del servizio (e quindi avere il massimo della retribuzione) col minimo del personale.<
    Beh, non ci vedo nulla di male nell’ottimizzare anche il personale: e non solo quello medico, anzi, soprattutto quello non medico.

    >ed è proprio questo il modo in cui si lavora nelle ASL più “virtuose”… si parla spesso di coperte troppo corte… esistono però coperte flessibili, ed è lì che il sistema “tira” più forte… per maternità, malattia ed altri problemi vari, il gruppo operatorio dell’ospedale in cui lavoro continua a fare lo stesso identico volume di interventi con 4 strumentisti in meno. il che vuol dire che quelli che rimangono devono fare molti più turni di lavoro. i medici sono costretti (dalla semplice impossibilità di finire i propri compiti altrimenti) ad allungare a dismisura le proprie giornate lavorative e a lavorare sempre più notti e giorni festivi senza alcun tipo di recupero… il sistema va avanti e lo fa in modo efficiente, ma le condizioni di lavoro (e quindi la sicurezza dei pazienti, che forse è l’unica argomentazione che abbia un qualche peso sull’opinione pubblica) peggiorano progressivamente… il bello è che in caso di errore medico il sistema ha un modo semplicissimo di scaricare sul singolo ogni responsabilità… “e a te chi ha detto di lavorare per 36 ore di fila?”<
    Il “sistema”, purtroppo, ha perfettamente ragione: i medici dovrebbero imparare un po’, chessò, dai metalmeccanici:-). Se dei metalmeccanici vedono prolungarsi il loro orario di lavoro per assenza di colleghi, o si beccano fior di straordinari (entro certi limiti umani, ovviamente) oppure il sindacato fa un mazzo tanto al datore di lavoro. Non è che ai medici fa comodo un po’ di straordinario in termini di retribuzione?:-)

    >ovviamente gli esami strumentali (e parliamo di ecografie, TAC, risonanze, ma anche di procedure invasive e tutt’altro che gradite ai pazienti, sono richieste “dall’esterno” dai medici di base, e “dall’interno” dai vari reparti ospedalieri. e ti assicuro che, se nell’ospedale in cui mi sono specializzato ottenere una gastroscopia o peggio una colonscopia era un’impresa mica da ridere, in quello in cui lavoro attualmente l’endoscopia digestiva è gestita dalla chirurgia, con orari e turni a dir poco flessibili, e il risultato è che 2 operatori (quando va bene) si trovano a fare dai 30 ai 50 esami al giorno. che sono veramente tanti, te lo assicuro. ragion per cui l’azienda ha intodotto protocolli di screening colonscopico della popolazione (che in altri posti sarebbero impensabili) e i medici di base richiedono gastroscopie al minimo rutto. è la stessa cosa che succede con gli esami radiologici… un ospedale compra una seconda TAC? nel giro di due mesi le richieste di TAC raddoppiano e le liste d’attesa rimangono uguali! e ovviamente la responsabilità non è soltanto dei medici di base… se ottenere un’ecografia diventa questione di mezza giornata, per qualsiasi minimo problema in un paziente operato – anche in assenza di segni clinici che possano far orientare su problemi addominali, la tentazione è fortissima… vabbè, facciamogli un’ecografia, così escludiamo il problema x o y. il che non è di per se un male (rientra tutto nel famoso discorso della diagnosi precoce, no?), ma determina un costante sovraccarico dei servizi.<
    Eh, chiamalo sovraccarico! Liste d’attesa di mesi…Comunque, chiamarlo SSN “gratuito” e poi avere liste d’attesa di mesi (o anni!) è una bella presa per il culo, di chiunque sia la colpa, del medico di base o della globalizzazione:-).

    >e spesso l’equilibrio del sistema si basa anche su quante volte si viene mandati affanc… per richieste stupide!<
    Eh, vallo a sapere, però, quando la richiesta è “stupida”: per dire, quei medici (del Sant’Andrea, mi pare) che avevano mandato via il paziente dicendogli “non è niente” e poi quello c’è rimasto secco (per fortuna di quei medici anche la giustizia italica ha le sue lunghissime “liste d’attesa” e, pertanto, è intervenuta la prescrizione del reato) non è che si siano comportati molto bene.

    —-“Nessun bieko farmaceutico finora mi ha seguito tentando di vendermi un farmaco da me non richiesto”—-

    >no, però posso dirti che capita (di sicuro ad un mio amico dermatologo è capitato) di essere avvicinati da rappresentanti con proposte e omaggi dopo che su un bel po’ di ricette si è prescritto un farmaco della concorrenza… ovviamente con la complicità di qualche farmacista!< A dire il vero la mia citazione era inserita in un altro contesto, ovvero io parlavo da cittadino “utente”, non da medico (anche perché a noi medici veterinari l’industria farmaceutica non ci caga proprio in quel senso lì:-) ). E dicevo che da utente nessuna bieka multinazionale del farmaco può indurmi a comprare un farmaco di cui non ho bisogno. Oh, se il mio medico diventa suo complice, allora è un altro paio di maniche, ma allora è un problema di deontologia dei medici…. >in realtà però pensavo di più alle campagne informative, ai congressi e agli articoli sponsorizzati dall’industria farmaceutica in cui si ingigantisce l’effettiva necessità di mantenere alcuni valori ematochimici o emodinamici al di sotto di soglie sempre più basse… penso alla glicemia, alla pressione, al colesterolo…<
    Beh, uno s’informi, perbacco: ecco, a proposito di colesterolo, ho letto che un paio di autorevoli ricerche recenti hanno trovato che non c’è correlazione fra il livello di colesterolemia e infarto del miocardio!!

    —–“Che c’entrano gli assicuratori? Mica ho detto che si dovrebbe fare assicurazione privata io: leggi bene quello che scrivevo a roberto, lo Stato rimborsa le prestazioni e basta.”—-

    >il che già accade nelle strutture private convenzionate, in cui il gioco della massima retribuzione col massimo risparmio è la principale attività delle dirigenze…<
    Non c’è nulla di male. A patto che – come già detto – il rimborso sia congruo e non stabilito ad minchiam dal burocrate ignorante (o taccagno) di turno.

    —“indipendentemente dal servizio fornito” ‘n par de ciufoli, se permetti! Se un ristorante ti offre suola di scarpe al posto della bistecca, col cazzo che fa guadagno, né assoluto e né relativo, chiude immantinente per abbandono da parte della clientela”—

    >vero, verissimo. però è anche vero che le regole del mercato impongono che un prodotto sia “eye candy” e non necessariamente di qualità, anche perchè le stesse regole impongono che un prodotto sia obsoleto, sfigato e obbligatoriamente da buttare nel giro di poco, per cui il calo qualitativo difficilmente avrà il tempo di tradursi in effettivi malfunzionamenti. stiamo parlando di sanità, per cui è ovvio che non tutte le regole del mercato si possano applicare senza modifiche, però il concetto è lo stesso… per fare un esempio scemo, se io le varici non te le tolgo e non ti opero per benino in modo da evitare le recidive per almeno una ventina d’anni, ma ti faccio qualche cagatina col laser che ti da l’illusione di non esserti veramente operato, per cui se dopo due anni il problema si ripresenta e devi rifare tutto daccapo “vabbè, sticazzi, tanto mica è un vero intervento? piuttosto che farmi strappare le vene mi faccio venti sedute di laser…” ti ho offerto un prodotto sexy ma meno funzionale, ho risparmiato un botto di tempo (che si traduce nella possibilità di trattare più persone) e soprattutto mi sono assicuirato la tua dipendenza dalle mie prestazioni. che ovviamente un qualche standard qualitativo dovranno pur averlo, se no la prossima volta vai da un flebologo concorrente… di sicuro qualcuno avrà da obiettare sulla fondatezza scientifica delle mie affermazioni,…

  28. RitvanShehi says:

    seguito e fine del #27.

    >….ma non credo sia un caso che in ospedale alcune patologie anche banali si trattino in modo radicale mentre le cliniche private sono il regno delle procedure “meno invasive e più rispettose dell’integrità funzionale”…< Beh, ma se uno preferisce le multisedute laser all’operazione (che non è affatto detto – lo sai meglio di me – che sia sempre risolutiva) qual è il problema? Ciao

  29. utente anonimo says:

    Ritvan,

    sarebbe interessante verificare se il sistema che proponi – senza dubbio originale e interessante – è effettivamente in vigore in qualche paese avanzato (sì, lo so, non è un termine politicamente corretto :-) ) e con che risultati. Così potremmo farci un’idea sul se e come questo sistema potesse essere adottato qui in Macaronia.

    Forse il sistema che proponi funzionerebbe molto bene in una società democratica ideale, in cui tutti i cittadini sono perfettamente consci dei loro diritti e dei modi per tutelarli. Non necessariamente tutti legulei (concorrenza ce n’è già fin troppa!), ma comunque tutti consapevoli della direzione da intraprendere per tutelare i propri diritti e interessi. Ma così non è, e – ribadisco – basta vedere come ogni giorno decine di migliaia di cittadini vengano letteralmente turlupinati dalle agenzie di recupero crediti per conto degli enti pubblici: società per azioni, il cui scopo (giustamente) è il lucro e non certo l’equità.

    Mi auguro che un giorno si arrivi a tanto (ma anche no, perché altrimenti noialtri legulei che minchia ci stiamo a fare? :-) ) ma nel frattempo la gestione da parte di organismi senza fine di lucro credo sia più rassicurante. Dopotutto, nonostante la condizione disperante del Mezzogiorno – e nonostante l’inefficienza cronica di ogni P.A. nel nostro paese – la sanità pubblica italiana è considerata una delle migliori al mondo.

    Z.

  30. RitvanShehi says:

    >Ritvan, sarebbe interessante verificare se il sistema che proponi – senza dubbio originale e interessante – è effettivamente in vigore in qualche paese avanzato (sì, lo so, non è un termine politicamente corretto :-) ) e con che risultati. Così potremmo farci un’idea sul se e come questo sistema potesse essere adottato qui in Macaronia. Z.<
    Originale ‘n par de ciufoli! Come diceva già Marco – che, da medico, se ne intende – funziona così per le strutture sanitarie private convenzionate col SSN. Io ci lavoro in un lab convenzionato, anche se mi occupo di analisi veterinarie non ancora mutuabili:-), ma vivo gomito a gomito con chi si occupa del settore “umano” e ti posso garantire che qui nessun bieko kapitalista s’inventa le analisi per spennare o turlupinare i pazienti. Anche perché – ma tu non sei tenuto a saperlo – ogni struttura sanitaria ha per legge un Direttore Sanitario responsabile, il cui scopo nella vita non è il vituperatissimo “profitto”, visto che è uno stipendiato, ma pararsi sempre il culo e non finire addirittura in galera – perché ci andrebbe solo ed esclusivamente lui, mica lo sporko kapitalista che ha messo in piedi la struttura – se qualcosa con qualche paziente va male e si scopre qualche magagna.

    Inoltre, mia moglie lavora come medico in una clinica privata e anche lei mi dice le stesse cose sulla qualità e l’efficienza del servizio prestato lì. Non lo so, se tu hai qualche esempio di qualche struttura privata accreditata col SSN ove si faccia della bassa macelleria messicana (scusa Miguel, ma si dice così:-) ) non hai che da sottopormelo:-).

    >Forse il sistema che proponi funzionerebbe molto bene in una società democratica ideale,<
    No, in una società decentemente democratica e anche moderatamente permeata di senso civico funzionerebbe benissimo anche un SSN totalmente pubblico. Paesi scandinavi docent. Il sistema che dico io è proprio adatto a paesi come l’Italia, l’Albania and so on.

    >in cui tutti i cittadini sono perfettamente consci dei loro diritti e dei modi per tutelarli. Non necessariamente tutti legulei (concorrenza ce n’è già fin troppa!), ma comunque tutti consapevoli della direzione da intraprendere per tutelare i propri diritti e interessi.<
    E l’avvocato, le associazioni di utenti/consumatori, il “Tribunale del malato”, il famoso “Periplo Sanitario” del giudice di “Forum” Santi Licheri e chi più ne ha più ne metta a che minchia servono? Proprio a tutelare diritti e interessi di chi non può farlo da solo.

    Io credo che a parità di fregatura (e non mi dire che nelle strutture statali non ti fregano, oh, non lo faranno per bieko “profitto”, certo, bensì per ignoranza, negligenza, sbadataggine, fancazzismo e quant’altro, ma credo che al malcapitato che p.es. gli si scuciono i punti di sutura sia di scarsissima consolazione sapere se la cosa sia dovuta alla taccagneria del Kapitalista Privato che compra fili di sutura di infima qualità oppure al fancazzismo del responsabile acquisti della struttura pubblica che compra una tantum – tanto per “levarsi il pensiero” – una vagonata di buoni fili ad un prezzo, però, esorbitante, e poi, in più, li lascia marcire nel magazzino) sia più facile – o se preferisci meno difficile – ottenere giustizia nei confronti del sor Giggetto che s’è messo su dal nulla una clinichetta, piuttosto che nei confronti del Ill.mo Primario ben ammanicato in Parlamento o dei suoi portaborse.

    Ma, siccome la Giustizia è il campo tuo e siccome probabilmente mi dirai che i Giudici non guardano equanimemente in faccia sia er sor Giggetto che l’Ill.mo Primario nominato dal potente politico di turno, la mia rimarrà, purtroppo, solo un’ipotesi.

    >Ma così non è, e – ribadisco – basta vedere come ogni giorno decine di migliaia di cittadini vengano letteralmente turlupinati dalle agenzie di recupero crediti per conto degli enti pubblici: società per azioni, il cui scopo (giustamente) è il lucro e non certo l’equità.<
    E io ti reincollo quello che ti scrivevo prima (#26), visto che pare tu non l’abbia letto:

    Caro Z., ti faccio umilmente:-) presente che le società concessionarie per la riscossione dei crediti della PA, per infami, biekissime, kattivissime e sanguisughissime che ti possano apparire, mica se li possono inventare tali crediti: è la virtuosissima, buonissima et disinteressatissima:-) PA che ha deciso di avere un credito da vantare nei confronti del cittadino e, pertanto, ha dato mandato alla concessionaria di riscuoterlo. O no?:-)

    >Mi auguro che un giorno si arrivi a tanto (ma anche no, perché altrimenti noialtri legulei che minchia ci stiamo a fare? :-) )<
    Vosotros lavorerete ugualmente, credo: i privati mica sono infallibili, solo molto più efficienti. E non credo che adesso come adesso vosotros ci guadagnate principalmente sulle inefficienze del SSN pubblico (nel senso che non ho mai sentito di uno a cui un tribunale della Repubblica abbia riconosciuto un indennizo per aver dovuto fare l’ecografia dopo 1 anno dalla data in cui l’aveva chiesta oppure per esser stato 3-4 giorni in una barella nel corridoio dell’ospedale, in compagnia di pantegane grosse come maiali).

    >ma nel frattempo la gestione da parte di organismi senza fine di lucro credo sia più rassicurante.<
    Si, rassicurante soprattutto per quelli che in quegli “organismi senza fine di lucro” ci magnano e pure ci bevono:-).

    Sarò un bieko albanese succube dei tristi ricordi del regime di Hoxha:-), ma io di quelli che mi offrono una cosa “senza scopo di lucro” diffido molto più che di quelli che me la offrono a chiaro scopo di lucro. Perché so che quello “senza scopo di lucro”, se m’inchiappetta, continuerà a magna’ e a beve come prima e magari anche più di prima e se ne fotterà altamente del fatto che io e anche quelli della mia famiglia e buona parte di tutti i miei parenti, amici e conoscenti – a cui avrò debitamente riferito – non vorremmo avere a che fare con lui finché campiamo. Viceversa, il biekissimo “lucratore” ci dovrebbe tenere – per comprensibilissimi motivi – un po’ di più al suo buon nome. O no?

    Vedi, mio caro Z., la differenza fra noi due è che tu ritieni le persone migliori di quel che siano in realtà e “guastabili” solo dal biekissimo “profitto”. Io, invece, ritengo le persone esattamente come sono, ovvero in buona parte “legno storto”, come diceva il buon vecchio Kant, pertanto migliorabili solo dalla paura di perdere quel caro “profitto” se si comportano male. Questione di punti di vista difficilmente conciliabili, temo.

    >Dopotutto, nonostante la condizione disperante del Mezzogiorno<
    Guarda che l’Umberto I, quello degli scandali cronici e delle pantegane in corsia mica si trova nel Mezzogiorno, eh: a meno che Roma non sia ultimamente entrata a far parte del Mezzogiorno a mia insaputa:-).

    > – e nonostante l’inefficienza cronica di ogni P.A. nel nostro paese – la sanità pubblica italiana è considerata una delle migliori al mondo.<
    Da chi? Anche il maschio italico è considerato – fin dagli anni ’50 – a furor di popolo il perfetto “latin lover”, con grande sprezzo di ogni sondaggio effettuato negli ultimi 20 anni. Viceversa, il soldato italico è (quasi) universalmente reputato un vigliacco, malgrado innumerevoli episodi di eroismo di cui le truppe italiane hanno dato atto nel corso di diverse guerre. Certi miti, luoghi comuni e leggende metropolitane, caro mio, son duri a morire!

  31. utente anonimo says:

    – Come diceva già Marco – che, da medico, se ne intende – funziona così per le strutture sanitarie private convenzionate col SSN. —

    Certo. Nulla di male finché questo serve a tamponare i buchi del SSN. Ma sostituire l’intera sanità pubbliche con cliniche private significherebbe, temo, aprire la strada a rischi inaccettabili. E dato che vivrebbero pur sempre di finanziamenti pubblici, rischieremmo di avere i problemi di pubblico e privato assieme.

    – Inoltre, mia moglie lavora come medico in una clinica privata e anche lei mi dice le stesse cose sulla qualità e l’efficienza del servizio prestato lì. Non lo so, se tu hai qualche esempio di qualche struttura privata accreditata col SSN ove si faccia della bassa macelleria messicana (scusa Miguel, ma si dice così:-) ) non hai che da sottopormelo:-). —

    “Bassa macelleria messicana” no, via, non esageriamo :-) Ma di pessime ce ne sono eccome…

    – No, in una società decentemente democratica e anche moderatamente permeata di senso civico funzionerebbe benissimo anche un SSN totalmente pubblico. Paesi scandinavi docent. Il sistema che dico io è proprio adatto a paesi come l’Italia, l’Albania and so on. —

    Dubito che il senso civico – che in Italia è indubbiamente basso – possa migliorare passando dal pubblico al privato. Perché in effetti il problema c’è eccome.

    – E l’avvocato, le associazioni di utenti/consumatori, il “Tribunale del malato”, il famoso “Periplo Sanitario” del giudice di “Forum” Santi Licheri e chi più ne ha più ne metta a che minchia servono? —

    Pressoché a niente, purtroppo. Se non ad intascare finanziamenti pubblici (tanto per restare in tema). Difficile pensare che un’associazione possa difendere i cittadini dall’arbitrio delle istituzioni, quando è finanziata da quelle istituzioni medesime. Infatti si guardano bene dal farlo.

    Aggiungo che se il direttore di una clinica è chiamato a rispondere in solido con un primario che ha amicizie decisive, poco importa se il direttore sia Sor Giggetto o un pubblico funzionario…

    – Caro Z., ti faccio umilmente:-) presente che le società concessionarie per la riscossione dei crediti della PA, per infami, biekissime, kattivissime e sanguisughissime che ti possano apparire, mica se li possono inventare tali crediti: è la virtuosissima, buonissima et disinteressatissima:-) PA che ha deciso di avere un credito da vantare nei confronti del cittadino e, pertanto, ha dato mandato alla concessionaria di riscuoterlo. O no?:-) —

    Naturalmente i concessionari non decidono il capitale. Pero vi applicano regolarmente maggiorazioni arbitrarie e di legittimità talvolta dubbia, talaltra del tutto inesistente. E non solo: spesso aspettano l’ultima settimana prima della prescrizione per riscuotere. Un affare mica da ridere: sono sono ben pochi gli investimenti che ti rendono frutti del 9% annuo. E se consideri che il capitale investito non è nemmeno loro, bensì nostro, direi che si tratta dell’Affare del Secolo. Sulle spalle della ggente, s’intende :-)

    Z.

    p.s.: Occhio ai giudizi affrettati: non credo che le persone siano buone o cattive, né che il profitto o la prospettiva del profitto possa guastarle. Piuttosto penso che una sanità solo privata aggraverebbe il malaffare anziché ridurlo.

    p.p.s: Anche gli avvocati giurano, se è per questo. Però sai com’è, verba volant ;-) E personalmente mi sento più tranquillo nelle mani di un medico libero di occuparsi della mia salute senza anteporvi le esigenze, le necessità e le politiche di una società per azioni. Proprio come, per la ragione esatta e contraria, mi sentirei più garantito nelle mani di un bieco avvocato americano che non in quelle di un avvocato sovietico che “prima che è avvocato è cittadino dell’Unione Sovietica e non può non concordare col compagno Procuratore Generale” :-)

  32. utente anonimo says:

    Dimenticavo,

    l’Italia, da che mi ricordi (ti parlo della seconda metà degli anni Novanta) è tra i primi posti di pressoché classifica internazionale sulla sanità, alla pari dei paesi scandinavi.

    Gli autori delle indagini in questione possono essere i più vari: generalmente sono organismi internazionali tipo UE, OCSE e balle varie.

    Z.

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