L’Arcifanfano d’Oriente

Non so se conoscete la storia di Sheykh Mansur.

Io avevo letto qualcosa una decina di anni fa.

Da allora, ho sempre sperato che qualcuno facesse le difficili ricerche necessarie per capire quanto ci fosse di vero.

Potete quindi immaginare la mia soddisfazione nell’apprendere che questo lavoro era stato, finalmente, fatto. Da una persona che ha le complesse competenze per farlo. E che scrive in maniera splendida.

Il libro si chiama L’imbroglio del turbante, l’autrice è Serena Vitale (edizioni Mondadori).

E la storia, all’incirca, è questa (solo che è molto più complicata).

Nel 1785, nel piccolo villaggio ceceno di Aldi – luogo da poco convertitosi all’Islam – appare un predicatore analfabeta, che invita i paesani a smettere di rubare e di compiere vendette.

I russi vengono a saperlo. Ritengono che il profeta di Aldi stia per "lanciare un jihad" contro di loro. Violando tregue e trattati, mandano un corpo di spedizione per catturarlo. Non ci riescono, incendiano il fieno e vanno via; ma mentre attraversano un bosco, vengono massacrati dai ceceni.

Con questo scontro, il predicatore di Aldi si trasforma, per il mondo, nel mitico Sheykh Mansur, il Vittorioso, terrore dell’Occidente o redentore dei musulmani oppressi secondo i punti di vista, che si racconta sia il predecessore del Mahdi, e che sia comparso nella lontana Bukhara. Oggi, è celebrato come eroe nazionale, anzi fondatore della Cecenia.

Di questa sorta di Osama bin Ladin dei suoi tempi, ci si interessa molto a San Pietroburgo, a Istanbul e – stranamente – a Firenze. Dove esce il testo della presunta Riforma dell’Alcorano di Mansur, in un fiorito italiano, un confuso programma di trasformazione dell’Islam; ed esce un’altrettanta bizzarra "storia ragionata" della vita di quello che l’anonimo autore descrive, non senza ammirazione, come un impostore e "arcifanfano".

Come mai a Firenze? Come mai in Italia?

Da un messaggio segreto che l’Internunzio Pontificio a Istanbul riesce a rubare al console prussiano, che a sua volta l’ha rubato al console olandese, risulta che Mansur sarebbe stato identificato come un giovane aristocratico persiano, approdato a Livorno come immigrato clandestino (lo so, in questo post gioco con assonanze contemporanee), che si fa convertire al cristianesimo sotto il nome di Giuseppe Maria Gaspero Ferdinando Monte Murli. Scompare, ricompare, a volte come un affascinante nobile italiano presso la corte di Luigi XVI, a volte come il più grande mujahid d’Oriente.

Poi, un giorno, la Gazzetta Universale di Firenze dà un annuncio ancora più sconvolgente a proposito del riformatore dell’Alcorano, che "ha messo sottosopra tutta la Georgia e la Circassia": dice, "sappiamo per certo essere egli un Rinnegato di nazione italiana".

Il Rinnegato Italiano assume le sembianze di Giovanni Battista Boetti, nato lo stesso giorno di Cagliostro, figlio di un piccolo notaio piemontese fuggito di casa per diventare un po’ frate e un po’ donnaiolo nelle località più improbabili, da Praga a Mosul. Scompare in Svizzera, dopo aver abbandonato la tonaca. E ricompare, dicono i gazzettieri, come Sheykh Mansur.

Roberto Coaloa, curatore di un bellissimo blog, è andato al paese natale di Boetti, dove ha fotograto questa notevole e molto italica lapide:

boetti

"In questa casa nacque il 2 giugno 1743 Giovanni Battista Boetti che sotto il nome di Profeta Mansur Sceik Oghan Oolo
alla testa di ottantamila uomini conquistò l’Armenia la Georgia il Kurdistan e la Circassia e vi regnò sei anni qual sovrano assoluto
morì nel 1798 in Solowetsk sul Mar Bianco."

Ma questo è solo l’inizio dell’imbroglio, attraverso cui ci conduce Serena Vitale, dando la caccia ai protagonisti negli archivi di San Pietroburgo, Prato, Istanbul, Parigi, Napoli, Nantes, Londra e chi sa quanti altri luoghi.

Che vi devo dire, certi libri si avvicinano davvero alla perfezione.

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18 Responses to L’Arcifanfano d’Oriente

  1. JohnZorn says:

    Fu mi prof di letteratura Russa.

    Gran personaggio la Vitale, ancora oggi ricordo con un sorriso l’episodio in cui (davanti a tutti) mi apostrofò simpaticamente come “erotomane” segnalandomi,durante una lezione, un poemetto erotico del negro Puskin.

    Saluti

    JZ

  2. galati says:

    Ciao, bellissima segnalazione,

    pur non avendo ancora letto questo libro, era già nella mia lista. Segnalo una figura in qualche modo analoga, il napoletano Paolo Avitabile, ovvero Abu Tabela, che fu governatore di Peshawar nel 1800 per l’impero sikh.

    Ne scrive Stefano Malatesta in alcuni dei suoi libri, tra cui “Il cammello battriano”, libro meraviglioso.

  3. falecius says:

    Interessantissimo.

  4. falecius says:

    E’ un peccato che di queste cose si venga a sapere sempre dagli slavisti, hmpf :)

  5. audace12 says:

    >Non so se conoscete la storia di Sheykh Mansur.< Ho smesso di leggere qui.
    A12

  6. RitvanShehi says:

    >E’ un peccato che di queste cose si venga a sapere sempre dagli slavisti, hmpf :) falecius< Beh, visto che il sullodato sceicco ha rotto un pochino gli zebedei alla Santa Madre Russia, non vedo cosa ci sia di strano. Del resto è onere (nonché onore:-)) degli slavisti presentare l’eroe della Cecenia come “rinnegato”, “donnaiolo” e chi più ne ha più ne metta. O no?:-)

  7. falecius says:

    Sì, Ritvan, ero ironico. Facevo allusione alla scarsa comunicazione che c’è tra slavisti ed islamologi nella mia università e alle sue conseguenze negative sugli studi caucasici :D

    Del resto sono stato un po’ slavista anche io, una volta parlavo passabilmente il russo….

  8. JohnZorn says:

    >degli slavisti presentare l’eroe della Cecenia come “rinnegato”, “donnaiolo” e chi più ne ha più ne metta. O no?:-)

    < Oltre ad essere cosa buona e giusta come tutti quei sottopopoli ;)

    JZ

  9. kelebek says:

    Per Ritvan n. 6

    Alt!

    Nulla nel libro contro i ceceni, anzi… “donnaiolo” è una sommaria mia definizione di Boetti (in base alle sue stesse affermazioni), mentre “rinnegato” è la definizione di Boetti data dalla stampa italiana dell’epoca.

    Ma non saltate a conclusioni affrettate: io vi ho dato solo l’inizio della trama.

    Non vi ho mica detto se Boetti era o no lo Sheykh Mansur.

    Miguel Martinez

  10. coaloalab says:

    GRAZIE CARO!

    Grazie per aver ripreso il mio vecchio post sul profeta Mansur-Boetti!

    Serena Vitale è un’amica oltre ad essere una grandissima studiosa, non solo della Russia. Tutto quello che rimane nascosto in archivi – non importa se nell’antica Costantinopoli o nella petite ville di Casale – non sfugge al suo sguardo attento.

    Che genio mom Ami!

    Ciao, Roberto

  11. kelebek says:

    Per Roberto n. 10

    Sappiate che Roberto ha fatto la foto della lapide di Boetti, che ho messo nel mio post.

    E se seguite il link nell’ultima riga di testo sopra l’immagine, vedrete anche la foto della… bottiglia di vino dedicata al presunto Eroe dell’Islam (ma la “Riforma dell’Alcorano” prevedeva l’abolizione del divieto di bere vino), e potete anche leggere un resoconto dell’incontro tra Boetti e Cagliostro, di cui non parla la Vitale.

    Se poi impostate il blog di Roberto in senso cronologico, vedrete che nei giorni successivi al 20 marzo 2007, Roberto ha pubblicato sotto forma di post vari commenti della stessa Vitale.

    Nel mio post, mi rendo conto che ho parlato solo della trama, che in effetti è straordinaria.

    Ma ho detto poco della capacità letteraria di Serena Vitale, che è davvero notevole.

    Insomma, come trama siamo già molto al di sopra di Dan Brown.

    Considerate pure che la trama del libro di Vitale non è pura fantasia, ma è il frutto di anni di vere ricerche.

    E a questo punto inizia la capacità narrativa, lo stile, l’umorismo, dove la Vitale vince su tutta la linea.

    Ma secondo voi, il pubblico italiano conosce meglio Dan Brown o Serena Vitale?

    Miguel Martinez

  12. comictadpole says:

    Miguel #11

    e tutti

    ecco il ‘vero’ punto della questione – o uno dei più profondi, alla sorgente, e puri_

    meditiamo gente_

    L.M.

  13. JohnZorn says:

    >Ma ho detto poco della capacità letteraria di Serena Vitale, che è davvero notevole.

    Insomma, come trama siamo già molto al di sopra di Dan Brown.

    Considerate pure che la trama del libro di Vitale non è pura fantasia, ma è il frutto di anni di vere ricerche.

    E a questo punto inizia la capacità narrativa, lo stile, l’umorismo, dove la Vitale vince su tutta la linea.

    < Ma per me che ho letto “Il Bottone di Puskin” (gli Slavisti sanno di che parlo) non è una novità…
    >Ma secondo voi, il pubblico italiano conosce meglio Dan Brown o Serena Vitale? < Ovvio che conosce meglio Brown, ok. Ma si sa… JZ

  14. utente anonimo says:

    questi italiani sono proprio incredibili! Vedi Abu Tabela talmente cattivo che sembra ancora far paura ai bambini di Peshawar e lui? Boetti al quale non è certo la voglia di avventura che manca. Questo fa anche emergere come i popoli siano più simili di quanto non si creda e come il momento storico preso nell’attimo puo fare di un missionario domenicano un accumulatore di immagini, sogni, souspences e realtà che lo sorpassano. Essere di qui, di un’altro posto e di un’altro ancora come incontro di idee che nascono perchè esistevano già prima di essere concepite nell’euforia universale di una passeggiata terrestre che si trasforma in leggenda storica, un po come Corto Maltese, gentiluomo di fortuna ed ancora di più…ciao! jamiyla

  15. JohnZorn says:

    >un po come Corto Maltese, gentiluomo di fortuna ed ancora di più…ciao! jamiyla< Massone!:) JZ

  16. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n. 6 Alt!

    Nulla nel libro contro i ceceni, anzi… “donnaiolo” è una sommaria mia definizione di Boetti (in base alle sue stesse affermazioni), mentre “rinnegato” è la definizione di Boetti data dalla stampa italiana dell’epoca. kelebek< E su, non si può nemmeno malignare un po sui bieki slavisti!:-)

  17. JohnZorn says:

    >

    E su, non si può nemmeno malignare un po sui bieki slavisti!:-) < Poi dir male dei Ceceni è puro buon senso… JZ

  18. RitvanShehi says:

    >Poi dir male dei Ceceni è puro buon senso… JZ< Unicamente perché sono “muslimmi”, vero?:-)

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