Ribelli nelle foreste, prigionieri nei campi

"Maoismo" è un termine dai molteplici significati.

Innanzitutto, definisce la sconvolgente rivoluzione terminata in Cina una trentina di anni fa.

Poi indica un paio di sètte italiane, composte da alcune decine di individui che vivono da qualche parte tra Giove e Saturno.

Infine, è il nome più simbolico che ideologico con cui si definisce la resistenza dei contadini più poveri dell’India e soprattutto dei cosiddetti "popoli tribali" contro la distruzione del loro ambiente e dei loro mezzi di sopravvivenza, da parte del mostro che avanza (e che tanto eccita i nostri pornografi economici).

Mao, per loro, rappresenta chi ha dato dignità ai contadini dell’Asia profonda.

Dall’India, e da questi ambienti, ci arriva un appello,che pubblico molto volentieri.

Se non vi piace il linguaggio, affari vostri: noi ci preoccupiamo dello stile, loro di non morire. Comunque, al di là delle parole e di alcune singole accuse difficili da verificare, la situazione è davvero quella che descrivono – a questo proposito, consiglio la lettura del libro Premiata macelleria delle Indie di Alessandro Gilioli, se volete avere un’idea di cosa siano i campi di concentramento nella "più grande democrazia del mondo".

Appello Internazionale dall’India
del Fronte Democratico Rivoluzionario (RDF)

Sosteniamo il movimento rivoluzionario in Dandakaranya!

Condanniamo i continui attacchi fascisti genocidi alle comunità tribali combattenti di Bastar in nome della cosiddetta "campagna per la pace"!

In nome di Salwa Judum, la "campagna per la pace", nella regione di Bastar del Chattisgarh, in India, non solo ci sono state centinaia di arresti, torture, omicidi, stupri di gruppo, ma le stesse ancore di salvezza economiche sono state distrutte dallo stato. Attraverso una politica brutale e terrorista il governo mira ad estinguere le scintille rivoluzionarie che si sviluppano giorno dopo giorno nel cuore stesso dell’India. Infatti negli ultimi 25 anni le popolazioni della regione hanno conosciuto un grande risveglio.

Negli ultimi 25 anni, i Naxaliti, nome sotto il quale sono conosciuti i maoisti in India, sono diventati tutt’uno con le comunità tribali della regione nella loro lotta per una vita nella dignità e nel rispetto di sé, per schiacciare l’autorità crudele, brutale e sfuttatrice della macchina statale e stabilire le prime forme di un nuovo potere popolare. Si tratta di una battaglia epica di sacrificio e determinazione, di sogni e visioni coraggiose, in cui centinaia di maoisti, le comunità tribali stesse e i loro sostenitori nella regione hanno dato la loro vita per la nascita di una società nuova.

Prima dell’entrata in scena dei Naxaliti, trent’anni di cosiddetta indipendenza avevano fatto ben poco per questa gente; anzi, le loro condizioni sono soltanto peggiorate, la loro terra è stata loro strappata e usata dalle industrie minerarie, e hanno subito regolarmente persecuzioni e razzie da parte di ufficiali del governo in combutta con i feudatari locali.

Non gli viene fornita educazione, assistenza medica, elettricità, vestiti e persino uno scarsissimo sviluppo agricolo. Il poco che hanno guadagnato con i cosiddetti progetti di sviluppo agricolo è stato loro sottratto dagli affaristi, dalle guardie governative e dai notabili dei villaggi.

I 25 anni di lotta armata contro le forze governative hanno permesso loro di educarsi politicamente e organizzarsi in comunità con una maggiore coscienza. Grazie alle nuove organizzazioni che sono state costituite sotto la guida dei maoisti che vivono e muoiono con loro, essi hanno sviluppato una cultura nell’agricoltura, nell’assistenza medica, etc., certo con tutti i limiti che senza dubbio ci sono, dovuti a forme ancora rudimentali.

I media e molti analisti e accademici filostatali si sgolano accusando i Naxaliti di frenare il progresso; ma la realtà è che i Naxaliti hanno aiutato le comunità tribali a riprendere possesso delle zone in cui vivono, delle loro vite e del mondo che li circonda. E ora si cerca di strappar loro via, con la massima brutalità, i frutti di queste piccole ma innegabili vittorie.

In migliaia sono stati deportati, in centinaia brutalmente assassinati; più di 70 villaggi sono stato bruciati, 624 villaggi sono stati evacuati, 500 persone uccise, 51 donne hanno subito violenza di gruppo, i raccolti sono stati distrutti, bestiame e pollame razziati, tutto in nome di Salwa Judum, la cosiddetta "campagna per la pace" iniziata alla fine del 2006.

Negli ultimi 11 mesi molte altre persone sono state uccise, molte altre donne sono state violentate. Ciò è cominciato nel giugno del 2005, ma a causa del sistematico oscuramento da parte del governo federale, il mondo esterno non ha saputo nulla della campagna omicida dello stato nella regione.

Tranne che per alcuni sporadici resoconti, ciò che è stato pubblicato dai giornali non era altro se non propaganda governativa.

Le brutalità sono sconvolgenti. Dei ragazzi sono stati decapitati, le loro teste mozzate infilzate ai pilastri delle loro case. Le donne hanno subito violenze di gruppo, sono state torturate e hanno avuto i seni mozzati; donne incinte sono state sventrate, i feti tirati fuori, e sono state lasciate ad agonizzare nel profondo della foresta. Interi villaggi sono stati bruciati, i raccolti distutti e gli animali rubati o uccisi. La gente è stata ammassata in campi di concentramento, sulla falsariga dei "villaggi strategici"[*] usati dalle forze imperialiste degli Stati Uniti contro l’eroica popolazione del Vietnam e altri movimenti guerriglieri popolari.

Le persone vivono come schiave in questi campi di concentramento estremamente antigienici, svolgono lavori forzati per la polizia, il battaglione Naga e i paramilitari, ricevendo in cambio due soldi.

Nel tentativo di affamare le masse rivoluzionare per sottometterle allo status quo, lo stato ha prima chiuso tutti i mercati settimanali locali e in seguito ha smesso di fornire i prodotti essenziali, come il riso, ai negozi statali. Come è risaputo, i mercati settimanali sono l’unica ancora di salvezza economica per i contadini Adivasi, poiché in questi mercati essi vendono i loro prodotti e si riforniscono per i loro bisogni quotidiani.

Chiudere i mercati settimanali equivale nientemeno che ad eliminare il loro unico sostentamento e condannarli a morire di fame insieme alle loro famiglie. Dunque il messaggio dello stato è molto chiaro: arrendetevi o morirete di fame. Un’enorme massa di popolazione va incontro alla morte per fame, donne e bambini inclusi. E con il proseguio delle operazioni Salwa Judum, la situazione è diventata infernale per tutti gli abitanti.

L’intera campagna è guidata da Mahendra Karma, latifondista locale che pur facendo parte del Partito del Congresso gode del pieno sostegno del governo locale di Chattisgarh, amministrato dal partito concorrente BJP. Entrambi i partiti sono infatti fianco a fianco in questa campagna di brutalità e terrore in cui le forze paramilitari, i signori feudali, gli ufficiali del governo e la polizia si sono tutti uniti in una campagna sistematica e ben organizzata.

Tutta questa campagna di morte e distruzione favorisce i grandi monopoli locali e i loro padroni imperialisti. La regione è molto ricca di minerale di ferro, e il colosso industriale Tata ha già firmato un accordo col governo per lo sfruttamento della regione . I Naxaliti si sono fermamente opposti alle deportazioni previste da questi progetti, presentate con lo slogan altisonante dello "sviluppo".

L’unico soccorso per la popolazione è il sostegno che essi hanno da parte dei Naxaliti nelle foreste, che dividono il loro poco cibo con le comunità deportate. E’ in queste condizioni che ci appelliamo a voi perché forniate il vostro aiuto alle comunità tribali affamate che hanno affrontato brutalità inimmaginabili, soltanto per aver alzato la testa e rifiutato il dominio corrotto, sfruttatore e oppressivo del sistema odierno.

La vostra solidarietà e il sostegno a questo combattimento storico che va avanti nel cuore più profondo dell’India può prendere forme molto numerose. Potete venire ed offrirci le vostre competenze fermandovi nella regione per alcuni mesi, o contribuire economicamente – anche piccoli contributi saranno apprezzati – oppure con medicine o altri mezzi che possano essere di aiuto alla semplice popolazione tribale e a quella combattente.

Vi chiediamo anche di raccontare al mondo ciò che sta accadendo nella cosiddetta più grande democrazia del pianeta, il suo volto autentico, che è fascista e assassino, e che viene costantemente tenuto nascosto all’opinione pubblica. E’ importante che la gente del vostro paese e del mondo intero conosca la verità.

Vi ringraziamo del vostro sostegno.

Raj Kishor,
Segretario Generale
Fronte Democratico Rivoluzionario (FDR)

Email: rdfindia@gmail.com

Scrivete a questa e-mail se desiderate mandare contributi o squadre di lavoro.

[*] Limperialismo americano, ai tempi della guerra in Vietnam, nella consapevolezza che il punto forte di ogni guerriglia consiste nel sostegno che le viene fornito dalla popolazione, per privare la guerriglia di tale supporto escogitò i cosiddetti "villaggi strategici", ovvero autentici campi di concentramento in cui venivano deportati e sorvegliati a vista i contadini poveri.

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27 Responses to Ribelli nelle foreste, prigionieri nei campi

  1. è sempre molto difficile capire bene come funzionano queste cose.

    Ma Mahendra Karma agisce alla luce del giorno, con l’appoggio dichiarato del governo statale e-o locale, oppure si tratta di squadristi? e questi sono finanziati? è possibile sapere qualcosa di più?

  2. kelebek says:

    L’India, come dice il luogo comune, è un continente. Da una parte, i boss locali hanno le proprie squadre, mascherate in una maniera o in un’altra. Poi ci sono tutta una serie di corpi “antiterrorismo” parastatali, guardie di villaggio più o meno autorizzate, ecc.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    …eh! l’India é grande non si puo troppo generalizzare il discorso. L’India è soprattutto un paese di saggezza che deve mantenere un delicato equilibrio, e non a caso il Dalai-Lama Tenzin Gyatzo, quando i maoisti nel 1950 invasero il Tibet, tuttora occupato, trovo rifugio in India dove vive tuttoggi. Non sto nemmeno a dire che cosa hanno fatto i maoisti in Tibet e che cosa stanno ancora facendo oggi i cinesi occupanti.Questo è un gravissimo problema culturale morale etnico perchè il Tibet racchiude in sè gioielli di sapienza ed una quotidianità vissuta all’interno della ricerca dell’equilibrio cosmico . L’himalaya è la riserva di preghiere elevate-elevanti per l’umanità intera. Distruggere questi posti, come é stato distrutto anche l’afghanistan, è cercare di ammutolire l’anima sacra del mondo.om shanti shanti shanti! w.yamiyla…ops!!!

  4. 6by9add6add9 says:

    La violenza umana e’ stata sempre molto feroce., le cose non sono cambite., se leggi gli eventi storici anche di 5000 anni fa in altre parti del mondo succedevano le stesse orribili cose., aiutare a divulgare quello che succede non cambiera’ le cose e portera’ a galla una verita’ che gia’ si sa e che gia’ il menefreghismo egoistico della massa ha preso in considerazione., di verita’ nascoste ce ne sono ben poche e le bugie che fanno sopravvivere questi orrori saranno sempre il nostro pane quotidiano.

    E’ tempo che l’uomo si svegli dal torpore del menefreghismo ma lungi da lui., il benessere e’ un bene che molti altri devono pagarne il prezzo ed e’ questa l’ingiustizia piu’ terribile ed e’ per questo che mai le cose cambieranno., comunque sia., sin quando si protesta come i manifestandi della domenica (soleva dire una grande scrittrice indiana) .. .. ..

  5. utente anonimo says:

    Thus, DANDAKARANYA was twice cursed, and it was up to Rama to set things right in this wretched land.

    Rama thus, under the guidance of Sage Agasthya, decided to set up an abode in the dry but dense wooded area of Dandaka. As soon as Rama, Laskhman and Sita set foot in the forest, trees started to sprout leaves, the forest suddenly started turning green in front of their eyes and flowers started sprouting in every corner. They arrived at Panchavati, and found a spot by the banks of the river Godavari where they decided to put up a home. When Rama and Lakshman had started building the cottage, the old Eagle Jatayu flew down to pay his respects.

    quindi questo posto di bellezza non dovrebbe essere distrutto.I maoisti nepalesi dopo essersi accorti degli enormi danni che stavano loro stessi provocando alle popolazioni locali hanno deposto le armi ed adesso sono una componente del goveno nepalese.

  6. utente anonimo says:

    continuo il commento…I naxaliti non hanno nessuna intenzione di fare come i nepalesi perchè dispongono appunto della jungla nella quale possono stare indisturbati perchè il governo non ha più autorità in zone cosi inaccessibili. Il sannu o governo maoista è basato sulla violenza e niente altro quindi secondo me saranno sempre minoritari perchè l’individuo medio indiano è più intelligente di loro. Il giornalista indiano Ramachandra Guha è andato di persona nei posti e quando ha intervistato un tribale ha avuto questa risposta: “hummè dono taraf sè dabav hain aur hum beech mé pis gayè hain” “pressed and pierced from both sides, here we are, squeezed in the miiddle”. Vedere la gente umile schiacciata da tutte le parti non è bello e non sarà la violenza a risolvere il loro problema…la loro filosofia è ramayana… stop the war please!ciao jamiyla

  7. RitvanShehi says:

    Vediamo se ho capito bene.

    Nel territorio di una tribù in India c’è un giacimento di ferro. Alla tribù viene offerto un altro posto dove stare, in modo da poter sfruttare il giacimento. La tribù non accetta e, in qualche modo, si “allea” coi maoisti per “resistere, resistere, resistere”.

    A parte il fatto che i maoisti, quello originali DOC, quando c’era da fare 4 o 16 “modernizzazioni” in Cina non andavano tanto per il sottile a spostare popolazioni come se fossero birilli, il problema non è nuovo. Succede anche in Australia, dove ci sarebbero da sfruttare ricchi giacimenti di gas, se non che sopra ci stanno gli indigeni che non sentono ragioni.

    Se ho capito bene come sopra, io credo che i metodi similmafiosi usati contro la tribù siano una spiacevole conseguenza della legislazione di tipo anglosassone sugli espropri. Nei paesi di diritto napoleonico (Italia compresa), se sotto la casa che ho ereditato dal mio bisnonno si scopre un giacimento minerario utile alla collettività, lo Stato mi dà i soldi della casa (teoricamente, in pratica gli sgherri della PA la valutano quasi sempre una miseria e i soldi in genere te li danno a babbo morto) e poi mi prega poco gentilmente di smammare in nome dell’ “interesse della collettività”. Se non lo faccio, non c’è bisogno di metodi similmafiosi: provvedono polizia e /o carabinieri. E lo Stato se ne fotte altamente del valore sentimentale (nonché di mercato) legato alla mia proprietà.

    Io credo che una via di mezzo sarebbe l’ideale: lo Stato espropria in ogni caso per pubblica utilità (e credo che lo sfruttamento di un giacimento di ferro, gas et similia lo sia), dietro pagamente del 150% del VALORE DI MERCATO della proprietà: da pagare sull’unghia, prima di smammare.

    Nella nuova Costituzione albanese sono riuscito a introdurre solo due dei suddetti concetti, ovvero il pagamento del valore di mercato e anticipato: sul 150% i bieki post(ma-mica-tanto)comunisti fecero letteralmente le barricate:-( e siccome io non sono un fondamentalista accettai il compromesso.

  8. kelebek says:

    Per Ritvan n. 7

    Partiamo da un’altra idea: che ricevere qualche cifra astronomica per l’India, tipo cinquanta dollari a testa, per ritrovarsi parte del sotto-sottoproletariato di Calcutta con tutta la famiglia, essendo già fuoricasta in partenza, non interessa a chi abita da quelle parti prima che arrivassero gli ariani.

    Pensa a un’altra proposta.

    Miguel Martinez

  9. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n. 7 Partiamo da un’altra idea: che ricevere qualche cifra astronomica per l’India, tipo cinquanta dollari a testa, per ritrovarsi parte del sotto-sottoproletariato di Calcutta con tutta la famiglia, essendo già fuoricasta in partenza, non interessa a chi abita da quelle parti prima che arrivassero gli ariani. Pensa a un’altra proposta. Miguel Martinez< Una bella camera a gas e non se ne parli più?:-).
    Scusa, ma certe volte il tuo sublime e aristocratico disprezzo per le cose che riguardano la vil pecunia e collegati mi manda fuori dai gangheri:-).

    Allora, dopo essermi calmato:-), procediamo con ordine.

    Se gli indigeni sono, diciamo, un migliaio (e ricevendo 50 $ a cranio mettono insieme 50 000 $) e abitano in una foresta di una cinquantina di ettari, allora delle due l’una:

    1. Se con 50 000 dollari possono comprare una foresta di circa 50 ettari da qualche altra parte, OK, il prezzo e giusto e, pertanto, che smammino, piuttosto che farsi “proteggere” dai maoisti “resistenti”.

    2. Se con 50 000 $ non possono comprare quella foresta, ma solo, diciamo, la metà o un quarto, allora fanno bene a resistere in compagnia dei maoisti. Però, nel frattempo, potrebbero intavolare delle trattative col ras interessato alla miniera, facendogli presente che forse gli costerebbe meno (in tutti i sensi) pagar loro il prezzo giusto per la loro foresta, in modo che possano comprarne un’altra da qualche altra parte.

  10. kelebek says:

    Per Ritvan n. 9

    Ma non si compra “un’altra foresta!”

    Per capire come vivere in una foresta, ci si deve stare da almeno cinquanta generazioni.

    Si compra una baracca a Calcutta. E visto che si ha la baracca a Calcutta, anche il telefonino. E lì finiscono i soldi…

    Miguel Martinez

  11. fmdacenter says:

    Miguel

    stai dicendo che con i selvaggi è impossibile trattare, quindi tanto vale usare le maniere forti.

    Stessa conclusione dei Don Rodrigo locali, che in più li conoscono meglio di noi.

    Molto triste.

    Francesco

  12. kelebek says:

    Per Francesco n. 11

    Veramente, è con il signor Tata e i suoi Don Rodrigo che non si può trattare.

    Tanto vale usare le maniere forti.

    Con la differenza che quelli che tu chiami selvaggi, vogliono soltanto continuare a sopravvivere.

    Il signor Tata vuole invece la roba loro per far qualcosa di più che semplicemente sopravvivere.

    Miguel Martinez

  13. fmdacenter says:

    Miguel

    la tua ultima affermazione è falsa. Tata vive se investe.

    la prima è più complessa, è che rimane difficile trattare con chi non è in grado di concedere nulla. credo che la civilizzazione dei selvaggi (termine che uso sapendo la sua storia pensantissima) sia l’unica via.

    ciao

    Francesco

  14. kelebek says:

    Per Francesco n. 13

    Sono sicuro che se il signor Tata smettesse oggi di investire, avrebbe comunque i soldi per comprarsi una mucca e un orticello e vivere felicemente.

    Miguel Martinez

  15. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n. 9 Ma non si compra “un’altra foresta!”

    Per capire come vivere in una foresta, ci si deve stare da almeno cinquanta generazioni. kelebek< Sì, Miguel, ho capito, il grano si taglia con le forbici:-) (così non mi accusano di bieko maskilismo:-) ).
    Ciao

  16. PinoMamet says:

    Non è che me ne freghi più di tanto, eh?

    Ma giusto per sapere, Ritvan, dov’è che si compra una bella foresta?

    Ho cercato su eBay ma non ho avuto fortuna…

    dici che riesco a trasferirmici con tutta la mia tribù? Come faccio, noleggio un paio di pullman?

    Ciao!

  17. irSardina says:

    Sì, Miguel, ho capito, il grano si taglia con le forbici:-) (così non mi accusano di bieko maskilismo:-) ).

    Ritvan usi le forbici anche per arrampicarti sugli specchi, come stai facendo ora? :-)

    Ciao Sardina

    PS Si lo so che il mio commento non c’entra una mazza o come i cavoli a merenda! (prrrr :-)), ma intanto rispondi a Miguel sbieko femminista…

  18. RitvanShehi says:

    >Non è che me ne freghi più di tanto, eh?

    Ma giusto per sapere, Ritvan, dov’è che si compra una bella foresta?

    Ho cercato su eBay ma non ho avuto fortuna…

    dici che riesco a trasferirmici con tutta la mia tribù? Come faccio, noleggio un paio di pullman? Ciao! PinoMamet< Ma come, prima ci lamentiamo che il Bieko Kapitalismo Mercificatore Globalizzato E Senz’Anima ha mercificato tutto, e poi ci lamentiamo che le foreste non sono diventate una merce vendibile su eBay? Facciamo pace, please!:-)
    Ciao

    P.S. E se tu, invece di smanacciare su ebay contattasi un’agenzia immobiliare indiana? Sai, di solito funziona così.

  19. RitvanShehi says:

    >Si lo so che il mio commento non c’entra una mazza o come i cavoli a merenda! (prrrr :-)),Sardina< Ipsa dixit:-). >ma intanto rispondi a Miguel sbieko femminista…<
    Ma non ci penso proprio a rispondere a uno che prima dice che il Bieko E Viscido Kapitalismo Mercificatore Globalizzato ha mercificato tutto il mercificabile, compresa l’aria, e poi mi vien fuori con un ineffabile “ma non si può comprare un’altra foresta”!!! Cara mia, se mi piacesse esser preso per il culo, sarei capacissimo di farmelo da solo il servizietto:-).

    Quando parlavo di “foresta”, presumevo che i molto onorevoli indigeni filomaoisti vivessero in una foresta. Non è così? Vivono invece in una radura? In una collina brulla? In un’isola in mezzo al lago? Sottoterra come le talpe? A ‘ndo cazzo vivono, vivono, il concetto che continuate prendere stoltamente per il culo è questo: coi soldi si possono sempre comprare un pezzo di habitat molto simile a quello originario e trasferircivisi. Avete capito adesso o devo farvi il solito disegnino?

  20. PinoMamet says:

    Vabbè Ritvan, lassamo perde, và.

    Hai ragione, il grano si taglia con le forbici.

    Ho provato, si può fare.

    Se trovi PortaPortese di Calcutta portamelo, chissà come pullula di offerte di foreste immobiliate.

    Ciao!

  21. RitvanShehi says:

    >Se trovi PortaPortese di Calcutta portamelo, chissà come pullula di offerte di foreste immobiliate. Ciao!PinoMamet< Ma non ci penso proprio: non solo ho dato loro l’idea dello scambio peer-to-peer:-) col sig. Tata, ma mo’ gli devo pure andare a comprare il giornale con gli annunci economici di compravendite immobiliari. Per pav condicio, quello glielo compri tu:-).
    Ciao

  22. kelebek says:

    Per Ritvan n. 19

    Ho capito perfettamente il concetto. Adesso lo Stato decide che in base a vari calcoli fiscali, tua moglie sta meglio come signora Prodi che come signora Shehi, ma ti dà in cambio una moglie equivalente, o comunque un gatto.

    Miguel Martinez

  23. Ritvanarium says:

    Vediamo se ho capito bene….

    [..] -CLICK x RIFERIMENTI- Nel territorio di una tribù in India c’è un giacimento di ferro. Alla tribù viene offerto un altro posto dove stare, in modo da poter sfruttare il giacimento. La tribù non accetta e, in qualche modo, [..]

  24. irSardina says:

    Adesso lo Stato decide che in base a vari calcoli fiscali, tua moglie sta meglio come signora Prodi che come signora Shehi, ma ti dà in cambio una moglie equivalente…

    Volontaria o coscritta? :-)

    Sardina *__*

  25. fmdacenter says:

    Miguel,

    quel felicemente da dove lo deduci?

    Il sistema economico (non capitalistico, qualsiasi sistema che preveda specializzazione del lavoro e commercio al di là del mio villaggio) non è suscettibile di fermarsi.

    E il ritorno al villaggio è impossibile per ragioni di efficenza tecnologica, a meno di non mettere in cantiere una certa qual riduzione nel numero di umani viventi su questo pianeta.

    Francesco

  26. RitvanShehi says:

    >Per Ritvan n. 19 Ho capito perfettamente il concetto. Adesso lo Stato decide che in base a vari calcoli fiscali, tua moglie sta meglio come signora Prodi che come signora Shehi, ma ti dà in cambio una moglie equivalente, o comunque un gatto. Miguel Martinez< Miguel, paragonare la moglie a una proprietà immobiliare è indice di un maschilismo molto più bieko del mio:-): le gentili frequentatrici di questo blog dovrebbero fremere d’indignazione davanti a tale abominio!:-)

  27. falecius says:

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