Amor Iliscus (I)

Questo mondo, lo so, è terra,
e io polvere sin dalla nascita;
perché allora tutto ciò che io sono è posseduto
da questa dolorosa ricerca?

Muhammad Iqbal, Zabur-e ‘Ajam

In principio, vi fu un semplice rampicante che produce fagioli di un viola acceso, velenosi eppure commestibili se bolliti a lungo, una varietà del lablâb che si chiama ‘ashaq.

hyacinthpod

Il  lablâb

A parlarcene fu al-Khalîl ibn Ahmad, un beduino del deserto dell’Oman, inventore, nell’ottavo secolo, della scienza araba della lessicografia, come anche di quella metrica, ispiratagli, si dice, dall’ascolto di un fabbro di Bassora, che batteva ritmicamente sul ferro.

Al-Khalîl scrisse il Kitâb al-‘ayn, il “Libro della lettera ‘ayn“, dedicato, nel titolo, a una consonante così aliena da sfuggire alla nostra stessa scrittura.

Il nome della consonante era comune sin dall’inizio alle lingue semitiche, e significava “occhio”, “sorgente”, “gemma” di un albero; e i Greci – che non sapevano cosa farsene del carattere fenicio  che la indicava, e che era a forma di cerchio come le parole che il suo nome descriveva – ebbero la trovata di trasformare la ‘ayn nella nostra “o”.

Per il resto, nelle grafie latine, ‘ayn ci appare come un semplice vuoto (il nome dell’Iraq inizia per consonante…) oppure un enigmatico apostrofo.

E’ con questa consonante che inizia la parola ‘ashaq, per cui mi sembra giusto scrivere, il ‘ashaq.

Il ‘ashaq, dice al-Khalîl, si arrampica, stringendosi agli alberi, e avvizzisce quando è strappato al suo sostegno. Per questo, con il gioco di prestigio di vocali che caratterizza l’arabo, ne deriva il sostantivo ‘ishq.

‘Ishq è l’intenso desiderio e l’assenza dolorosa, profondamente presenti nella cultura araba, prima che Avicenna, innestandovi Platone, vi dedicasse un trattato. Gerardo da Cremona, poi, tradurrà ‘ishq con la bella espressione, amor iliscus.

Il ‘ishq, dice Avicenna, è qualcosa che pervade il mondo celeste come quello terrestre, il vegetale, il minerale e l’animale: e conclude che il significato del ‘ishq è alla fine inconoscibile, e ogni tentativo di spiegarne il senso non può che renderlo più incomprensibile.

Il ‘ishq tende alla luce, ma ha anche un volto oscuro.

L’eccesso travolgente, la cecità verso i difetti di ciò che si desidera; ‘ishq è anche il male del sussurromarad waswâsi; e dal male del sussurro, chi è travolto dal ‘ishq si può avvicinare alla condizione del qutrub.

Sebbene pare che derivi dal greco lykanthropos, il senso primario di qutrub sembra fosse, ciò che si muove incessantemente, come la pulce d’acqua sulla superficie dello stagno; ma si riferisce anche all’agitarsi notturno, come quello della civetta o del ladro, o il maschio del demone chiamato si’lâh; anche il cucciolo di jinn è un qutrub.

Essere vivente e moto tenebroso, e infine umore: qutrub è una forma di malinconia che insorge, dicevano i lessicografi, nel mese di febbraio.

Prima, quindi, che fiorisca il lablâb.

(Continua…)

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47 Responses to Amor Iliscus (I)

  1. controlL says:

    Maddiosanto miguel, l’amor hereos, arnaldo da villanova e i traduttori latini dei trattati medici arabi medievali. Un pezzo della mia tesi di laurea sul “furioso”, che anche il conte impazzito è esemplato su quei modelli medici di corpi e menti affetti da mal d’amore.

    Qui è arnaldo de villanova (pare sia stato anche medico di fiducia di tal bonifacio viii):

    Alienatio quam concomitatur immensa concupiscentia et irrationalis: et graece dicitur heroys, idest domina rationis. nam heroys est corrupta scientiatio qua iudicatur apprehensum delectabilius aut excellentius esse quam sit. Quapropter excitat vehemens desiderium ad quaerendam rem illam et suam cogitationem in eam frequentius. Cum haec species manifestatur in concupiscientia individui humani, qua indivuduum unius sexus complexari desiderat individuo sexus alterius vulgariter dicitur amor: et a medicis amor heroycus. id est immensus: et irrationabilis»

    L’alienazione che è concomitante a un desiderio smodato e irrazionale; e grecamente è detta eroys, cioè padrona della ragione. Infatti heroys è corrotto atto conoscitivo (scientiatio, più o meno) con cui si giudica quanto appreso dai sensi (apprehensum) più dilettoso ed eccellente di quanto sia, tanto da eccitare un violento desiderio di volere quella cosa e il pensarla più frequentemente. Quando questo caso si manifesta nel desiderio d’un individuo umano per cui un individuo d’un sesso desidera stare abbracciato a un individuo dell’altro sesso volgarmente è detto amore: e dai medici “amor heroycus”, cioè smodato e irrazionale.

    La stessa citazione trovata nel saggio a cui rimandi è nella mia tesi!

    Per non parlare delle prime poesie della letteratura moderna, che molto devono a questa idea d’amore per immagine, la cui forza è irresistibile. Qui è un sonetto di jacopo da lentini che bene mostra quanto la prima letteratura d’amore debba a quei trattati:

    Amor è uno desio che ven da core

    per abondanza di gran piacimento;

    e li occhi in prima generan l’amore

    e lo core li dà nutricamento.

    5 Ben è alcuna fiata om amatore

    senza vedere so ‘namoramento,

    ma quell’amor che stringe con furore

    da la vista de li occhi ha nascimento:

    ché gli occhi rapresentan a lo core

    10 d’onni cosa che veden bono e rio,

    com’è formata naturalemente;

    e lo cor, che di zo è concepitore,

    imagina, e li piace quel desio:

    e questo amore regna fra la gente.

    p

  2. kelebek says:

    Per p. n. 1

    Darei molto, per poter leggere quella tesi…

    ” Quando questo caso si manifesta nel desiderio d’un individuo umano per cui un individuo d’un sesso desidera stare abbracciato a un individuo dell’altro sesso volgarmente è detto amore”

    Il ‘ishq è molto più ambiguo…

    Miguel Martinez

  3. controlL says:

    Immagino intuitivamente la profondità di quel concetto dal tuo bel post. Il mio era solo un modo per mettere in luce quanti fili “invisibili” uniscano culture che alcuni vorrebbero “abissalmente” separate (l’abisso della loro ignoranza o peggio malafede). Prima del necessario approfondimento che si fa per una tesi, mai avrei accostato il massimo paladino dei cristiani ai malati d’amore dei trattati arabi tradotti. Ma anche la poesia ha fili sottili di collegamento, se il notaro jacopo è anch’egli ritenuto inventore d’una forma metrica, la più classica e famosa di tutta la poesia “occidentale”: il sonetto.p

  4. Grazie per la ‘ayn :)

    Erika

  5. 1.A questo proposito vi linko un sito dove scrive una mia amica psicologa

    http://www.maldamore.it/

    2. Pierre Hadot identifica l’amore-demone nel simposio di platone con lo stesso socrate, così come descritto nel medesimo dialogo da alcibiade ubriaco!!

    E l’amore è un demone nel senso che unisce: unisce presone, animali e le stesse molecole che formano un organismo (cfr. freud, al di là del principio del piacere. – il quale riprende da un altro passo del simposio, la relazione di pausania).

    l’amore è ciò che innalza l’anima all’estasi misitca, “atto dell’anima tendente al bene”.

    E mentre l’amore divino è un dio, Eros, l’amore terreno che ci rende inquieti è un demone! ma naturalmente un demone buono :-)

    ciao!

  6. PS: a propsito di ambiguità:

    Eros è figlio di Poros e di Poena, abbondanza e manchevolezza, spirito e materia, luce e ombra. Cerca sempre ciò che un tempo conobbe ma mai possiede

  7. falecius says:

    non conoscevo l’etimologia di ‘ishq, (anche se a volte i lessicografi arabi dell’epoca prendevano grosse cantonate, ma non è certo questo il punto) grazie davvero, è interessante.

  8. AndreaYGHPSA says:

    Ma come Miguel, tutti questi giusti riconoscimenti alla `ayn, e poi la traslitteri come una hamza??

    No, no, così non si fa! ;-)

    3umar andrea

  9. kelebek says:

    Per baadi’ bi-l-‘ayn n. 8

    A parte usare una “v” georgiana, come fai tu quando scrivi il tuo nome, o la “c” come fanno i somali (cayn), cosa suggerisci?

    Calcola che escludo caratteri troppo speciali, perché voglio garantire a tutti il diritto di copia e incolla.

    Miguel Martinez

  10. utente anonimo says:

    ok!!! un po di scorticante Ibn’Arabi insiene al caffè : ” sono lo schiavo della passione e lo schiavo dell’Amato. Il fuoco della passione brucia il mio cuore e colui che amo è nel mio spirito. La passione ha preso le redini del mio cuore cosi, da qualsiasi parte giri il mio volto la passione è davanti a me. ” ciao jamiyla ballando…ops!

  11. kelebek says:

    Per Falecius n. 7

    Ovviamente questa mia divagazione non ha alcun valore scientifico. Per fare una storia seria del concetto di ‘ishq, ci vorrebbero ben altri strumenti e approfondimenti.

    Voglio solo suscitare un po’ di curiosità attorno a una riflessione che possiamo riassumere così: la capacità di comunicazione, di flusso di alcuni elementi, tra culture che non erano “tolleranti” nel senso moderno.

    Miguel Martinez

  12. utente anonimo says:

    http://www.vincenzocostantinochinaski.it

    il video, per birraioli e non

    F.

  13. oscaraph says:

    Ti pare proponibile, Miguel, un nesso tra la ayn, lo spirito greco (reso appunto con un apostrofo) e la nostra H? In fondo, parlando, si omettono tutt’e tre.

    Mi fai sapere?

    Grazie.

  14. falecius says:

    Per oscaraph: non dovrei rispondere al posto di Miguel, ma è una cosa di cui sono abbastanza sicuro: i due spiriti greci derivano dalla lettera che è diventata la nostra H, ma che, non essendo più pronunciata (o quasi) passò ad un certo momento ad indicare il suono E lungo, poi diventato I in greco moderno (con questo valore un segno derivato si trova negli alfabeti cirillici). C’è anche una differenza trra gli alfabeti arcaici dei vari dialetti e città greche: il nostro alfabeto deriva un greco arcaico, mentre in seguito diventò lo standard la grafia koiné basata in cui mancano, ad esempio la F (digamma) e la Q (koppa) e in cui il segno H non conservava il valore originario di consonante aspirata (come nel corrispondente segno semitico) tutte cose che si trovano in alfabeti greci arcaici.

    La lettera da cui deriva la nostra H (e gli spiriti) era la Het fenicia. Dalla ‘Ayn deriva la omicron greca e quindi la O nostra. In arabo comunque la ‘Ayn viene pronunciata ed è distintiva, anche se questo non accade quasi più nelle parole arabe passate in persiano (e credo nemmeno in turco). Nemmeno in ebraico moderno la ‘ayn si pronuncia più.

  15. kelebek says:

    Per Falecius n. 14

    Intervieni pure al posto mio, i tuoi studi sono più freschi dei miei!

    In turco, il ‘ayn è del tutto muto: la lingua è totalmente priva di suoni gutturali e perfettamente pronunciabile da un italiano.

    In ebraico moderno, esistono sostanzialmente due pronunce: una deriva dal modo in cui i parlanti di yiddish pronunciavano i testi liturgici, e quindi – per dirla in breve – è una pronuncia tedesca e non semitica.

    Esiste anche una pronuncia più colta, dove si sentono ‘ayn e het (ma non le enfatiche dentali).

    Miguel Martinez

  16. MM

    “Esiste anche una pronuncia più colta, dove si sentono ‘ayn e het (ma non le enfatiche dentali). ”

    ה aspirata e ע con inflessione nasale sulla vocale associata (in genere la a).

    Ma la ה a fine parola (come si usa in aramaico) non è pronunciata. spero di non sbagliarmi.

  17. kelebek says:

    Per Barbara n. 16

    Intendevo “het” (la gutturale, spesso scritta “ch” da noi), non “he”. Come in “chayyim”, per intenderci, che nella pronuncia “germanica” viene resa come la “ch” di “Bach”.

    Miguel Martinez

  18. la chet ח.

    so che si pronuncia come la ch in tedesco. comunque credo che le due lettere sieno imparentate, visto anche come si scrivono

  19. oscaraph says:

    Grazie a tutti, nell’ordine Falecius, Barbara e Miguel.

    Volevo arrivare, ma sembra impossibile, a dire che, come non si parla più di spirito (ma solo d’anima e corpo, nel migliore dei casi), così è scomparsa l’aspirazione [verso l’alto], tranne che – in Italia – per i calabresi, e così, insomma, lo spirito non vale un’acca.

  20. Oscar,

    interessante questa cosa riguardo alla perdsita di importanza dello spirito. deve essere sicuramente vera.

    ma credo mi sfugga qualcosa riguardo ai calabresi… puoi spiegare? grazie

    (io comunque ho sempre sostenuto che il meridione italiano potrebbe contribuire molto a una rinascita)

  21. kelebek says:

    Per Barbara n. 18

    Dunque, “imparentato” può riferirsi all’etimologia, oppure alla grafia della lettera.

    Ad esempio, la scrittura della lettera “V” in “vomero” è storicamente imparentata alla “U” di “uomo”, ma non c’è parentela tra le due parole (almeno credo!). Ma gli stessi suoni vengono indicati con due lettere totalmente diverse – “B” e “Y” – nella scrittura cirillica.

    Invece, le lettere “N” e “R” non hanno alcuna parentela tra di loro; ma nelle parole “coNtratto” e “coRreligionario”, sono parenti linguistiche.

    Ora, è vero che nella scrittura ebraica attuale, “he” e “het” si somigliano fisicamente, quindi si potrebbe pensare a una parentela tipo quella tra “u” e “v” nell’alfabeto latino.

    Ma la scrittura cosiddetta ebraica è in realtà una forma con cui gli scribi si divertivano ad abbellire la scrittura di una lingua assai diversa, l’aramaico.

    E dove facevano molti arzigogoli superflui, mentre riducevano al minimo differenze importanti tra le lettere: i caratteri cosiddetti ebraici hanno quindi un sovraccarico di informazioni inutili, un po’ come nella scrittura gotica tedesca (l’esatto contrario della scrittura araba, che ha semplificato al massimo i caratteri).

    La scrittura originale ebraico-fenicia somigliava invece a quella etrusca (per capirci), e lì la differenza tra i due caratteri era netta.

    Gli studiosi concordano che “het” significava (e raffigurava graficamente) un muretto, mentre “he” raffigurava… un ometto saltellante che grida “ehi!” :-)

    E credo – ma qui mi cogli impreparato – che i due suoni rappresentati da quei caratteri non abbiano alcuna parentela tra di loro.

    Certamente è così in arabo, dove distinguono nettamente parole dal significato completamente diverso, come la “l” e la “r” in “lana” e “rana”, insomma.

    Non escludo però la possibilità che i filologi abbiano scoperto qualche radice in comune tra alcune parole distinte da quei suoni.

    Comunque anche l’antico egiziano

    http://www.friesian.com/egypt.htm

    distingueva tra i tre suoni di “h” (come in inglese), “h” (come “het”) e “kh” (come “Bach” in tedesco), per cui sospetto che la distinzione risalga addirittura a prima della separazione tra le lingue semitiche e quelle cosiddette camitiche.

    Miguel Martinez

  22. oscaraph says:

    Barbara, giocavo sul doppio senso dell’aspirazione, quello letterale-fonetico (che, se senti parlare un calabrese, capisci perché è detto “calabro-saudita”) e quello metaforico.

    È perciò curioso notare che sia l’arabo/musulmano, sia il nostro meridionale/religioso in senso lato, conservino quella forte cadenza aspirata.

    Però aspetto ancora, da Falecius o da Miguel, di sapere se ‘sta cosa è proponibile (ayn a parte).

  23. kelebek says:

    Per Oscaraph n. 22

    Non voglio deluderti con un discorso molto poco aspirante alla spiritualità della spirantizzazione…

    però quello che senti con gli arabi è più una tendenza ad abbassare il fondo della lingua, cosa che dà un aspetto più “cupo” a ciò che si sente (meno marcato, direi nel Maghreb).

    Esistono vere e proprie consonanti aspirate in arabo, ma sono tutte “aperte”, nel senso che lasciano scorrere l’aria mentre si parla.

    Non esiste invece in arabo (non posso giurare per tutti i dialetti) alcuna tendenza, invece, ad aspirare consonanti esplosive, come la “k” o la “t”.

    L’aspirazione delle consonanti esplosive è molto marcata in inglese, esiste come giustamente dici tu (anche se in modo più rilassato) in calabrese, esiste nel persiano.

    Poi ci sono lingue che fanno una distinzione netta tra esplosive aspirate e non, come le lingue indiane per citare le più note, o in una certa misura il cinese.

    I Rom distinguono, ad esempio, tra kher “casa” e ker, “fare” (vedi karma in sanscrito, creare in latino).

    Miguel Martinez

  24. oscaraph says:

    Ti sono molto grato, Miguel. Quel che dici è prezioso.

    Mo’ ti faccio una confidenza in PVT.

  25. Ma forse ci stiamo dirigendo verso un discorso ancora più complesso, che è quello che distingue le lingue sacre da quelle umane.

    Ricordo che i greci condsideravano sacre le lingue barbare, rivelate direttamente dagli dei agli uomini, invece connotavano la propria come lingua umana (almeno a partire dall’accademia platonica). ciò sia nella scrittura che nella lingua parlata. i sacerdoti pagani del tardo ellenismo nei loro rituali usavano pronunciare formule in “lingue barbare” (generalmente l’egizio), ma si nota che tali proprietà sono riconosciute anche ad altre lingue, tutte invariabilmente “barbare”.

  26. AndreaYGHPSA says:

    Per Miguel #9:

    La “V” georgiana la sconsiglio io stesso, ormai la mantengo nel nome più come simbolo grafico che per altro (considerando anche la comodità di non dover sempre far copia-incolla di quello che invece ti sto per suggerire – che nella mia tastiera non c’è).

    Io consiglierei quello “strano apostrofo” cui tu stesso facevi riferimento: “`”; non mi risulta dia problemi di visualizzazione.

    `umar / 3umar / umar andrea

  27. AndreaYGHPSA says:

    per Jamyla #10: ‘Ibn `arabi non è propriamente il sapiente che più si presti a certe cose..

    `umar andrea

  28. oscaraph says:

    Caro Miguel,

    qui ho chiesto il tuo aiuto. La domanda, che pongo anche a Barbara (ed a chiunque abbia una risposta) è la seguente.

    Perché la denominazione dei giorni della settimana, a prima vista insignificante, trova il suo significato, descrivente

    l’esatta successione [geocentrica] dei pianeti, qualora si enumerino tali giorni alternativamente, cioè l’uno sì e l’altro

    no
    , ovvero nell’arco di due settimane?

    Si considerino in tal senso, nella scaletta seguente, i soli giorni in maiuscolo: LUNEDÌ - martedì –

    MERCOLEDÌ - giovedì – VENERDÌ - sabato – DOMENICA -

    lunedì – MARTEDÌ - mercoledì – GIOVEDÌ - venerdì –

    SABATO.

    Mi scuso per il flagrante OT, come si dice in gergo, ma gli è che ‘un mi par vero di poter contare sulle tue conoscenze, oltre che su quelle dei tuoi lettori.

    Grazie di cuore.

    Oscar

  29. utente anonimo says:

    In Tunisia è diffuso il segno 3 (banalissimo numero tre) per trascrivere la 3ayn, come in Asma3ni! (ascoltami) scritto così su dei grossi cartelloni pubblicitari (credo di qualche ditta di telefonia mobile).

    Per quanto riguarda le tre H semitiche, la h aperta (la ha’ araba) e la Ha’ faringale (di solito trascritta con un puntino sotto ) sono presenti e distinte in tutte le lingue di cui ho notizia e memoria.

    Ci dev’essere una relazione tra la Ha e la kha, così come la 3ayn e la ghayn, mentre non mi rislta nessun rapporto tra la Ha/kha (gutturale) e la ha (stesso suono della he ebreico-aramaica).

    Falecius

  30. PinoMamet says:

    Tipi arabi sul vecchio forum di antropologia americano che frequentavo, quando si scrivevano in arabo usando i caratteri latini, usavano appunto il numero 3 per indicare l’ayn.

    Non so se l’ho già scritto qua (mi pare) ma il mio amico iraniano Massoud viene chiamato Mass3oud (con l’ayn pronunciata) dal mio amico arabo Kh., che vuole evidenziare così l’arabicità del nome

    (mentre in Iran, mi informa Massoud stesso, l’ayn non si pronuncia)

    Ciao!

  31. Oscar,

    che occhio! io non me ne ero accorta|

    è una domanda da 100 mio di dollari. ci penserò e proverò una ricerchina

    ciao!

  32. falecius says:

    per Pino. Per quel mi ricordo di persiano ( oggi ho fatto una figura imbarazzante con un mio conoscente afghano, ho fatto fatico a formulare tre frasi semplicissime) la 3ayn andrebbe pronunciata come una lieve interruzione della voce simile alla Hamza araba, una specie di iato, che però credo la maggior parte dei persiani non pronunci. La scelta del 3 dipende dal fatto che somiglia alla forma araba della lettera (anche se non c’è nessuna relazione).

  33. Oscar

    su wikipedia un certo cassio dione cerca di dare una spiegazione

    http://it.wikipedia.org/wiki/Sequenza_dei_giorni_della_settimana

  34. Scusate, ieri ho commesso un errore grave che mi è venuto in mente stanotte. mi dispiace che nessuno se ne è accorto, quindi devo correggerlo io stessa: in aramaico alla fine delle parole femminili non c’è la he ma la alef.

    ecco, adesso mi sento la coscienza a posto :-)

  35. RitvanShehi says:

    Caro Oscar, visto che mi tiri in ballo (nel tuo blog), ballo volentieri:-)

    Sui giorni della settimana ti ha risposto Barbara. Io ti segnalo, per quanto riguarda la datazione degli anni a.C-d.C, sempre la Sacra Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Anno_Domini

    Come curiosità linguistica, invece, ti posso segnalare i nomi dei mesi e dei giorni della settimana in albanese:

    Gennaio=Janar (anche qui da “Giano”)

    Febbraio=Shkurt (“breve”)

    Marzo=Mars (spiegazione superflua)

    Aprile=Prill (calco dal romano, come gennaio)

    Maggio=Maj(idem come sopra)

    Giugno=Qershor (“mese delle ciliegie”, da “qershi=ciliegia”)

    Luglio=Korrik (“mese della mietitura”, da “korr=mietere”)

    Agosto=Gusht (siempre calco romano)

    Settembre=Shtator (shtatë=7)

    Ottobre=Tetor (tetë=8)

    Novembre=Nëntor (nëntë=9)

    Dicembre=Dhjetor (dhjetë=10)

    Lunedì= E hënë (Hënë=Luna, la “e” prima significa probabilmente “della”, ovvero “(giorno) della Luna”)

    Martedì= E martë (spiegazione superflua)

    Mercoledì=E mërkurë (idem come sopra)

    Giovedì=E enjte (molto interessante questo. In albanese “enjt” significa “ente, entità”. Molto probabilmente era la Divinità Suprema dei pelasgi, la popolazione più antica conosciuta nei Balcani, di cui gli albanesi si reputano gli unici discendenti diretti rimasti).

    Venerdì=E premte (etimologia sconosciuta. Gli studiosi presumono che Premte sia stata sempre una divinità pelasgica).

    Sabato=E shtunë (da Saturno)

    Domenica=E dielë (Diell=Sole)

    Ciao

    Ritvan

  36. Ritvan

    Giovedì=E enjte (molto interessante questo. In albanese “enjt” significa “ente, entità”. Molto probabilmente era la Divinità Suprema dei pelasgi, la popolazione più antica conosciuta nei Balcani, di cui gli albanesi si reputano gli unici discendenti diretti rimasti).

    - Interessante. io lo segnalerei a Oscar per vedere che ne pensa.

    Sembra voglia fare riferimento all’ESSERE di ellenica memoria.

    Ritvan, potrei sapere qual è la pronuncia? grazie

  37. RitvanShehi says:

    >- Interessante. io lo segnalerei a Oscar per vedere che ne pensa. BarbaraLattanzi<
    Già fatto: il mio commento qui era un copia-incolla di quello che ho lasciato sul blog di Oscar:-).

    >Sembra voglia fare riferimento all’ESSERE di ellenica memoria.<
    Oppure quelli di “ellenica memoria” si sono ispirati all'”enjt” di probabile origine pelasgica, visto che – come gli stessi storici greci confermano – i pelasgi c’erano lì prima dei greci (adesso Paolo mi morde sul collo:-) ).

    >Ritvan, potrei sapere qual è la pronuncia? grazie<
    “nj” in albanese è una lettera che serve a scrivere il fonema che in italiano si scrive “gn”. Le “e” si leggono “e”, come in italiano:-).

  38. RitvanShehi says:

    P.S. al #37

    Anche la “t” si legge “t”, come in italiano.

  39. ok, i miei dubbi vertevano solo sulla j. direi, così a occhio e croce, che si potrebbe imparentare con la categoria filosofica dell’essere, ma forse dal latino. In questo caso è da riferirsi evidentemente a una divinità suprema, che può essere identificata con Giove-Zeus.

    ora attendiamo il responso del saggio.

    ciao

  40. PS: in quell’area verteva l’usanza dell’interpretatio: divinità simili di popoli diversi potevano essere identificate (es: Mercurio-Hermes-Odino). x cui Giove sarebbe uno dei nomi di un’eventuale divinità suprema celeste del popolo antico, come tu stesso hai ipotizzato. E questa a sua volta associata al Dio della Bibbia e l’Uno platonico-parmenideo (fonte dell’essere)

  41. oscaraph says:

    Un vigoroso abbraccio di ringraziamento a Ritvan ed a Barbara. Abbraccio casto, per quest’ultima birbantella che, sapendo la profondità della mia ignoranza, mi dà del saggio.

    Anche a Ritvan ho già risposto presso lo scarabeo. La sua informazione sul giovedì albanese è davvero preziosa, perché quell’Egnt (o Eñt, alla spagnola) è chiaramente l’Essere supremo, Allah o Iddio (al-Lah, id-Dio), Giove/Geova/Jahwè, Zeus/Deus, Jupiter/Dyaus Pitar/Dio Padre, insomma l’Uno.

    Quel che m’ha sorpreso, visto che ai pelasgi si attribuisce tuttora un culto tra lunare e marino/abissale, contrapposto a quello solare/olimpico ellenico e latino, è stato constatare per l’ennesima volta il pressappochismo degli storici della religione. Come difatti Ishtar/Astarte è confluita nella Vergine Maria (punto d’arrivo anche di Maia/Maya, madri di Ermes e di Budda), così i culti lunari dele menadi e delle baccanti hanno sempre rappresentato la controparte materna del simbolo lunisolare che raffigura l’Uno e pertanto la Trinità (Uno + Due = Tre, ovvero Sole + Venere e Marte, Brahma + Vishnu e Shiva, Dio + Maria e Gesù).

    Ecco perché – odi freddura – non posso non dirmi cretino.

    Grazie ancora.

    Oscar

  42. Oscar,

    scusa ma ti devo sgridare: se uno che scrive commenti come il precedente si dichiara ignorante e cretino, noi altri come ci dobbiamo sentire? :-)

    E visto che esistono, e devono essere rispettati, persone che sono effettivamente poco istruite, mi sembra una mancanza di rispetto nei loro confronti.

    Lo dico con amicizia naturalmente, senza intento polemico :-)

    ciao

  43. falecius says:

    Per barbara 34. In realtà in alcune forme di armaico su usa la He (come in ebraico) ed in altre (più spesso) l’Alef.

  44. oscaraph says:

    Per Barbara,

    mi sono espresso male. Circa la mia ignoranza, mi riferivo a quanto ho detto in un commento di risposta a te, presso lo scarabeo, nel quale confessavo la brutta figura fatta con un giovane lettore del piccolo, grande Zaccheo, che m’ha spiegato l’ora sesta del latini (il mezzogiorno) esser sesta non perché doppia (di 120 minuti cioè, come pensavo io) e quindi sesta a partire dalla mezzanotte precedente, ma perché l’ora prima era l’alba. Ore singole, normali cioè.

    Circa il cretino, alludevo a Odifreddi. Cretino come cristiano, insomma.

    Non mi permetterei mai di ironizzare su chi sa meno di me, nel mio ristretto ambito. E comunque io sono una capra in tutti gli altri ambiti.

    Oscar Cagnato

  45. Ok, capito. non conoscevo quella frase di oddifreddi, quindi forse non avevo compreso. ceto le opinioni sono libere, ma dare del cretino a chi non la pensa come lui va un po’ oltre il mio livello di tolleranza. d’altronde uno che fa parte di un’associazione “atei razionalisti” mi fa un po’ impressione, mi da l’idea della macchine, tipo robot disumanizzati che non hanno mai dubbi, mai sentimenti, mai aneliti verso l’alto … c’è da aspettarsi di tutto da uno così :-(

  46. Harmachis says:

    Ehi Miguel conosci anche l’egizio antico?

  47. kelebek says:

    Per Harmachis n. 46

    No, assolutamente no!

    Le mie conoscenze di linguistica sono trasversali, nel senso che magari non conosco una parola di antico egizio, ma so che usavano la “h” gutturale, perché me ne intendo di… “h” gutturale.

    Allo stesso modo, non conosco una parola di somalo, ma so che la lingua somala ha una “‘ayn” molto marcata, perché li sento quando parlano per strada.

    Miguel Martinez

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