Antidoti

Ho trovato il libro di Ariel S. Levi di Gualdo di notevole autenticità e interesse.

Per questo, desidero tornare su Erbe Amare, edito dalla Bonanno Editore e distribuito in Italia dalla  Dehoniana Libri.

È un libro che presenta una forte critica di quella che possiamo chiamare la “sionistizzazione” dell’ebraismo. Poiché è legittimo – e ci mancherebbe – criticare l’agire dell’Opus Dei, oppure dei Fratelli Musulmani, o anche fare una critica radicale alla costellazione politica e antropologica del cristianesimo e dell’Islam, non vedo perché non si possa fare altrettanto nei confronti delle reali organizzazioni ebraiche, così come esse si presentano oggi.

Criticano il proprio ambiente religioso di provenienza molte persone cresciute in ambito cattolico, lo fanno molte persone cresciute in ambito islamico, trovando subito grande spazio per il “coraggio” con cui hanno “violato un tabù”, anche a prescindere dalla qualità delle loro opere. Ariel Levi di Gualdo, che ha scritto un testo senz’altro scorrevole, non ha trovato questo spazio, anzi. E proprio questo (a prescindere dalle normali differenze di idee tra me e l’autore su vari temi, in particolare sul cattolicesimo) me lo rende simpatico.

Certo, all’occorrenza, questo libro, sarà usato per estrapolazioni selvagge da coloro che ce l’hanno genericamente con "gli ebrei": quattro gatti, perché i cacciatori di capri espiatori su scala industriale oggi razzolano altrove; eppure è proprio nella sua profonda umanità che Erbe Amare contiene l’antidoto per un simile e malsano interesse.

Anzi, vorrei che lo leggessero coloro che vivono col timore del "Dominio Giudaico sul Pianeta," perché se lo facessero finirebbero col ridere della debolezza di ciò che è umano e che ci rende tutti profondamente umani, a volte ridicoli. In quest’opera l’autore dimostra un alto grado di lieve e ironico buon senso, il miglior antidoto per ogni complottismo. «L’ebreolatria», come la chiama beffardo, pro o contro che sia, rischia di farci dimenticare la natura universale di certi meccanismi: da qui, la definizione del libro come "antidoto per le paure dei complottisti, medicina per gli ebrei che si prendono troppo sul serio".

Un’analogia può aiutarci a capire: vari giornalisti si sono scontrati con Scientology, che non è un’organizzazione veramente importante, in essa corre molto denaro, ma non ha un reale potere politico-economico internazionale.

Eppure, gli adepti, sono talmente aggressivi che monopolizzano il discorso quando si tratta di loro, seguono ogni riga che esce su di loro. E a mano a mano, tanti giornalisti hanno cominciato a dire: «Se bisogna parlare di sètte, meglio parlare di quei quattro iellati dei satanisti e sfogare le penne su di loro, perché  questi altri hanno la querela facile». Di conseguenza, chi si trova a scontrarsi con questa sètta può arrivare a pensare che sia una superpotenza.

Credo che i sionisti, grazie a efficaci organizzazioni internazionali, siano riusciti a monopolizzare il discorso quando si tratta di  loro, usando metodi simili; e questo è stato ormai interiorizzato da tanti. Solo che questa interiorizzazione è complottistica, se vogliamo antisemita, e il prode giornalista non esiterà a pensare nel suo segreto profondo:

«L’argomento sionismo non va toccato perché gli ebrei dominano il mondo… perché dominano sul sistema bancario… perché sono piazzati nei giornali, perché posseggono le grandi società editrici».

Il problema è che l’affare sionista, al contrario di questioni legate ad altri settarismi politici o religiosi, è divenuto centrale per varie questioni, o come spiega Levi di Gualdo: «Per il modo in cui la Shoa è usata sul tavolo della politica come arma di ricatto». L’opera di questo autore frantuma certe interiorizzazioni sociali, distrugge l’aura intoccabile con la quale oggi i media hanno avvolto gli ebrei e li riporta dalle stelle alle umane stalle, ora in molto serio ora con gustosa e sferzante ironia.

Domani, pubblicherò una mia intervista con l’autore.

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35 Responses to Antidoti

  1. utente anonimo says:

    “Credo che i sionisti, grazie a efficaci organizzazioni internazionali, siano riusciti a monopolizzare il discorso”.

    Ma poi arriva l’eroe Martinez e i suoi venticinque lettori, che da questo “discorso” non si fanno infinocchiare. Io invece credo che, nonosante i generosi sforzi pubblicitari di estremsti di destra presenti (Blondet) e passati o quasi (Martinez) il libro di Stefano Balboni non susciterà affatto questo gran dibattito. Per tre motivi:

    1) le organizzazioni ebraiche sono democratiche e hanno la vita interna di qualsiasi organizzazione democratica, e si può facilmente verificare che questa presunta infiltrazione sionista è una invenzione del Balboni.

    2) perché Ariel Levi di Gualdo si chiama Stefano Balboni, non appartiene affatto ad alcuna antica famiglia, si è anzi convertito all’Ebraismo -e non c’è nulla di male, eh. Solo che c’è molto di ridicolo nell’inventarsi una appartenenza alla nobiltà. Secondo il rito ebraico i Levi ed i Coen hanno alcuni ruoli rituali, che non sono quelli che spettano al Balboni (per esempio: quando e se sale a Sefer Balboni è un ben Israel, non un Levi). In altre parole, Balboni è un personaggio che dice un sacco di documentate frottole, e che adesso ha trovato un (altro) ambiente -quello dei Blondet e dei Matinez- disposto a dargli credito. Per ora.

    3) la terza ragione per la quale del libro del Balboni non si parlerà affatto è molto semplice: i maestri del dicibile che guidano il complotto neocon-sionista per la distruzione dell’Islam in Afghanistan hanno deciso che non se ne deve parlare. E quando decidono Loro…

  2. “Documentate frottole” è un ossimoro interessante!

  3. kelebek says:

    Per n. 1

    1) Firmare sempre i propri commenti, anche con un nick qualunque.

    2) Del grado di purezza razziale di Ariel Levi non ne so nulla e non me ne potrebbe importare di meno

    3) Mi fa piacere apprendere che le organizzazioni ebraiche (ben distinte da qualunque “complotto”) non siano sioniste. Vuol dire che Napolitano ha torto, per fortuna.

    Discussione sui contenuti del libro?

    Miguel Martinez

  4. kelebek says:

    Sempre per n. 1

    Che Ariel Levi sia di “destra” (nel senso comune) non è un mistero: è dichiaratamente anticomunista, è contro “l’antiamericanismo” e – come ho già scritto altrove – è antisionista ma non antisraeliano.

    Per questo, ho anche specificato che le mie idee sono diverse dalle sue.

    Miguel Martinez

  5. irSardina says:

    Anche io ho un messaggio per l’anonimo n. 1.

    Vai sul sito de Il piccolo zaccheo e nel post del 2 dicembre 2007: “Botta e risposta su Erbe amare” troverai una risposta dell’autore alle considerazioni da te fatte.

    Sardina

    PS per M. Martinez: ma siamo venticinque o ventisei?

  6. utente anonimo says:

    Miguel, non so come mai ti interessa spostare il discorso sulla “purezza razziale” di Stefano Balboni. Preciso che non ho parlato di purezza razziale, ho solo detto che Balboni si è inventato una appartenenza a una antica famiglia ebraica. Non è penalmente rilevante, è solo ridicolo che per proteggere il suo diritto all’impostura, non trovi di meglio che invocare nientemeno che la Costituzione.

    Io ho aggiunto che tale frottola identitaria è facilmente verificabile da chiunque assista a una funzione ebraica di lunedì, giovedì o sabato assieme al Balboni (sono i giorni in cui si fa la lettura dalla Torà).

    Non ho parlato né di Napolitano né della cosiddetta adesione al sionismo delle Comunità ebraiche, sulle quali si può vedere Guri Schwartz, “Ritrovare se stessi”, Laterza 2004. Forse non sarà una lettura appassionante, di quelle che danno tutte le risposte possibili sui mali del mondo – tipo i Protocolli dei Savi di Sion, per esempio. Ma permette scoperte inedite, per esempio che l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane è un organismo democratico – nella fattispecie una confederazione di organizzazioni, le Comunità ebraiche (in qualcuna delle quali, per inciso, Balboni si è fatto conoscere). E che, come in tutte le organizzazioni democratiche, vi sono procedure democratiche e non vi è mai stata alcuna infiltrazione sionista.

    O nervoso Miguel dalle doppie risposte (quale onore!): il sionismo, quello dei libri di storia, non la specie di satanismo che si inventano i ventiquattro lettori del tuo blog, ha dentro le Comunità, come dentro l’Unione, sostenitori e detrattori, e (tieniti forte) una vasta gamma di posizioni intermedie. Le quali si esprimono quando e se le Comunità si occupano di Israele e non di questioni più prosaiche, tipo le concessioni per i cimiteri o la sicurezza degli edifici comunitari – purtroppo necessaria, per esempio a Roma: vero che lo sai, Martinez?

    Giusva (è la firma, eh)

  7. kelebek says:

    Per Giusva n. 6

    Avere due risposte da me non è un onore: io tendo a rispondere a tutti.

    Vedo che continui a non parlare del contenuto del libro.

    Non ho mai letto i Protocolli dei Savi di Sion, quindi non saprei se la loro lettura sia appassionante o meno. Da quel poco che ho sentito qua e là, mi sembra di ricordare che non parlassero della questione che a me interessa (la Palestina), e che dicessero che gli ebrei promovevano scioperi operai, un’attività che mi sembra benemerita.

    Per quanto riguarda i 24 lettori del blog, mi sembra che tu ti sia dimenticato di contare anche te stesso. Con te fanno 25.

    La tua obiezione verte su due temi: il cognome di Levi di Gualdo, e presunte infiltrazioni sioniste nelle organizzazioni delle comunità ebraiche.

    Per quanto riguarda il primo punto, ho già detto che non me ne importa niente.

    Per quanto riguarda il secondo, mi piacerebbe sapere a che pagina del libro l’autore parlerebbe, a tuo avviso, di “infiltrazioni” avvenute in maniera “non democratica”.

    Infine, a me le attività delle organizzazioni comunitarie ebraiche per il restauro dei monumenti ebraici – che sono un patrimonio importante del paese in cui vivo – e cose simili fanno solo piacere, o al massimo mi interessano quanto la vita culturale e religiosa dei Baha’i.

    A me interessa esclusivamente la misura in cui le organizzazioni che si definiscono ebraiche si impegnano a sostegno di un determinato stato mediorientale particolarmente aggressivo, che si fonda sulla discriminazione razziale.

    Nella misura in cui non c’è questo sostegno, non ho certo alcun problema con tali organizzazioni.

    Come il mio problema con i cattolici sussiste nella misura in cui la CEI chiede che lo stato mantenga gli insegnanti di religione, mentre non ho alcun problema quando organizza fine settimana di preghiera.

    Miguel Martinez

  8. Miguel

    sei de coccio.

    Tanto lo sanno tutti che stiamo progettando un virus letale che eliminerà gli ebrei (ma solo quelli DOC, infatti li riconoscerà dalle sequenze genetiche).

    Se vuoi essere credibile quando lo neghi, devi perlomeno far arrestare una cinquantina di compagni per poi andare a spernacchiare l’ambasciatore iraniano in compagnia di Lisistrata.

    Piuttosto chi cazzo è Paola Frizzerio? E’ per tener compagnia a Haramlik o mi sfugge qualcosa?

    Erika

  9. utente anonimo says:

    Pessimo riassunto, Miguel.

    Io sostengo

    a) che Stefano Balboni è un fanfarone

    b) che i libri dei fanfaroni non valgono il prezzo in copertina.

    c) che l’opinione di cui al punto b) è probabilmente diffusa in molte redazioni di quotidiani, il che spiega l’insuccesso del libro il cui autore è definito al punto a).

    Poi, certo, ognuno è libero di leggere quel che vuole. Figurati che c’è gente che crede di conoscere l’antisemitismo (e va da sé, sostiene che in Italia non ve ne sia) ma non ha mai aperto in vita sua il testo antisemita più famoso del Novecento.

    Va da sé che questi ignorantotti non sono le persone più affidabili, quando inalberano distinzioni tra antisionismo e antisemitismo. E nemmeno quando parlano di Palestina, che è un argomento complesso.

    Buona lettura, comunque.

    Giusva

    P.S. venticinque lettori era una citazione manzoniana, che non è stata riconosciuta. Tu e i venticinque evidentemente non leggete Manzoni, ma preferite Balboni. Pessimi gusti, davvero.

  10. utente anonimo says:

    Nel 2005, quando Il Foglio (Giuliano Ferrara- ma anche lui, senza dubbio fascista e razzista, sarabbe un democratico?) organizzò un’adunata contro l’Iran davanti all’ambasciata di Teheran, il Pacifici(un’altro democratico?) intimò (pensate quanto può essere democratico questa intimidazione): «Gli ebrei italiani verificheranno chi parteciperà e chi no e questi ultimi saranno considerati nemici non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani».

    Un altro della squadradei “democratici”, il vice-gauleiter Victor Majar, sibilò: «Chi non ci sarà dovrà spiegarne le ragioni».

    Intimidazione e tracotanza, e liste di non-presenti, dunque «nemici», aggiornate per futuri pestaggi, ecco i “metodi democratici” usati dai sionisti italiani.

    Al presidente Napolitano, che dice di essere antifascista , questo dovrebbe ricordare qualcosa !?!

    Forse se lo ricorderà fra cinquant’anni, come ha fatto ammettendo di aver sbagliato sulla rivoluzione ungherese.

    Pacifici dice di aver organizzato lo squadrismo kosher per «autodifesa» della «comunità» orribilmente minacciata, come tutti sappiamo, dai cattivissimi italiani.

    Quindi (come è successo a Teramo e in varie occasioni) per questi “democratici”, chi vuole sfidare la “verità” (puffffffff) ufficiale che sul piano Globale offre il sionismo, si trova pestato da energumeni (ma in realtà ragazzi sionisti democratici anche essi) e ciò (solo come inizio) anche i più gravi persecuzioni con la via partecipazione del “democratico” mussad e altre sue afiliazioni spionistiche infiltrate ovunuqe!

    Tutto ciò , nella condizione servile(al sionismo) in cui vive l’occidente, è inevitabile, apputo, l’unico argomento intoccabile in occidente è la “verità” dei sionisti.

    La polizia e le forze dell’ordine hanno ordine imperativo di lasciar fare i picchiatori sionisti e di fermare invece gli aggrediti.

    Va da Sè che, ovviamente, l’ idea di autodifesa del “democratico” (ma in realtà fascista ed squadrista) Pacifici è alquanto vasta: Non vorrei tirar fuori tutti i discorsi di questo signore sulla guerra attuale, mosso da parte dei cristianosionisti al mondo islamico, a partire dall’attacco all’Afghanistan, e poi le gioiose affermazioni sull’impaccabilità dell’attacco all’Iraq, il capo-squadra ha affermato che Israele ha aggredito il Libano, bombardandolo per un mese, per autodifesa!!!

    Capite finalmente quale sono i concetti come “demcoratico” e come “autodifesa” !?!

    Ma ricordate; chi osa sfidare questa “verità” ufficiale del sionismo si trova pestato da energumeni e subirà più gravi persecuzioni, poi ci penserà quel “democratico” Ferrara a spiegare a tutti che tutto questo è “democrazia”!

    Remolo

  11. Giuliano Ferrara è italiano ed è grasso: già così partiamo malissimo! [cattiveria gratuita, dovuta alla profondissima disistima che ho per il personaggio e soprattutto per i suoi metodi]. Dalla manifestazioncina del 2005 sono trascorsi un paio di anni: intere galassie sono scomparse nel frattempo. Per cominciare, ha perso colpi il baraccone islamofobo: esce di scena Oriana Fallaci, escono allo scoperto pie pompe e sordidi pollari, l'”esportazione di democrazia” nella terra tra i due fiumi sopravvive solo venendo a compromessi umilianti con chi gli spara allegramente -e giustamente- addosso da quattr’anni di séguito. Infine il rovinoso cambiamento in testa alla hit parade del Cattivo Numero Uno: i rumeni prendono il comando e relegano “islamici” e binlàdeni nelle posizioni di retroguardia. Quanto alla Repubblica Islamica dell’Iran, “qualcuno” deve aver fatto presente al debordante lobotomizzatore di quel che rimaneva dell’opinione pubblica di questo spaghettistico paesonzolo che forse esagerare con le bordate ad uno dei principali partner economici di Mandolinoland non era una delle cose più furrrrrrbe da fare…!

  12. kelebek says:

    Per Remolo n. 10

    Io non considero gravissimo il fatto che dei sionisti si siano organizzati in maniera più o meno violenta: succede anche negli stadi, in movimenti come Forza Nuova o tra gli “antifascisti militanti”, e non c’è nulla di demoniaco in tutto ciò.

    Quello che è inaccettabile è che essi vengano trattati in maniera diversa, nei media e fuori, da come vengono trattati i giovani degli stadi, i militanti di Forza Nuova o gli “antifa”.

    E’ esattamente questa la normalità che occorre nel trattare una questione che viene sempre trattata in maniera “eccezionale”, “unica”.

    Una “eccezionalità” che unisce sia i cultori che gli odiatori, e che è il generatore per eccellenza dell’odio etnico.

    Ci sono molte cose che mi dividono da Ariel Levi, a partire dal suo cattolicesimo, come ho già detto; ma la cosa che ritengo veramente lodevole e interessante del suo lavoro è l’enfasi su questa normalità.

    Miguel Martinez

  13. kelebek says:

    Per Giusva n. 9

    C’è chi il giudaismo se lo studia sui libri di Jacob Neusner, c’è chi lo studia sui Protocolli.

    I Protocolli mi fanno fatica, ripiego su autori più facili.

    Miguel Martinez

  14. mariak says:

    Nel 2005, quando Il Foglio (Giuliano Ferrara- ma anche lui, senza dubbio fascista e razzista, sarabbe un democratico?) organizzò un’adunata contro l’Iran davanti all’ambasciata di Teheran, il Pacifici(un’altro democratico?) intimò (pensate quanto può essere democratico questa intimidazione): «Gli ebrei italiani verificheranno chi parteciperà e chi no e questi ultimi saranno considerati nemici non solo di Israele ma anche degli ebrei italiani».

    mariA

    a parte il fatto di chiamare adunata una manifestazione per quanto discutibile e sbagliata essa sia, non mi pare che dopo il suo fallimento ci siano state persecuzioni contro gli ebrei assenti, di parole se ne dicono tante e il pacifici si allargò troppo, non sarebbe la né la prima né l’ultima volta, lo fanno in parecchi e spesso

    “Un altro della squadradei “democratici”, il vice-gauleiter Victor Majar, sibilò: «Chi non ci sarà dovrà spiegarne le ragioni».

    Intimidazione e tracotanza, e liste di non-presenti, dunque «nemici», aggiornate per futuri pestaggi, ecco i “metodi democratici” usati dai sionisti italiani.”

    maria

    ma tu credi veramente che le assenze a quella manifestazione fossero dovute alle intimidazioni di Magyar e al timore di future “rappresaglie”? Seguendo poi il tuo ragionamento le rappresaglie ci sarebbero state comunque per la mancata assenza…

    “Pacifici dice di aver organizzato lo squadrismo kosher per «autodifesa» della «comunità» orribilmente minacciata, come tutti sappiamo, dai cattivissimi italiani. ”

    maria

    beh veramente purtroppo una volta ci fu davvero una vittima, un bambino di nome gabriele mi pare , lo potevi ricordare, magari come eccezione…

  15. utente anonimo says:

    per Miguel num. 13

    Non mi è mai interessata la tua competenza in maniera di Ebraismo; intendo solo notare che c’è in giro un ignorantotto spocchioso che non ha mai letto i Protocolli dei Savi di Sion, ma pretende di conoscere l’antisemitismo e di far credere che in Italia non ce ne è.

    Davvero non capisco perché te la prendi.

    Giusva

  16. paniscus says:

    maria

    beh veramente purtroppo una volta ci fu davvero una vittima, un bambino di nome gabriele mi pare , lo potevi ricordare, magari come eccezione…

    No, si chiamava Stefano, ovvero lo stesso nome che rinfacciano a Levi di Gualdo per dimostrare che non è un vero ebreo :(

    Lisa

  17. utente anonimo says:

    (avevo dimenticato di firmare questo post)

    Qui c’è un utente anonimo che profuma di “ghetto papalino romano”, i loro stili sono indistinguibili: colpiscono la persona con notizie false senza mai entrare nel merito dei contenuti. Questo allucinato dice che l’autore si chiama Stefano Balboni. Io penso che l’anonimo sia veramente sotto effetto di LSD. Io sono andato a visitare l’autore in estate nella sua casa siciliana. Ariel E’ toscano di nascita, è vissuto in Emilia e poi ha scelto di vivere nella bella Sicilia. Assieme a lui, dopo alcuni giorni, sono partito dall’areoporto di Catania. Io diretto a Bologna e lui a Roma. Siamo stati in fila assieme all’areoporto, entrambi con le rispettive carte d’identità in mano. Con le carte d’identità in mano ci siamo fermati al bar. Sbadatamente lui lascia carta d’identità e biglietto sul bancone del bar. Dieci minuti dopo, accortosi dello smarrimento, mentre stavamo risalendo verso il bar per vedere se documento e biglietto era stato lasciato lì, gli altoparlanti annunciano: “il Signor Levi di Gualdo è pregato di recarsi….”. Ora mi spieghi, gentile anonimo, come mai nella sua carta d’identità è scritto: Ariel Stefano Levi di Gualdo? Perchè se viaggia con documenti contraffatti, io ho trascorso alcuni giorni a parlare con un mezzo criminale e tu, anziché segnalarlo a questo blog, dovresti segnalarlo subito alle autorità di Pubblica Sicurezza. Non pensi? E adesso, se permetti, vorremmo una tua esauriente risposta tutti quanti.

    Andrea P. – Bologna

  18. utente anonimo says:

    Me ne viene in mente un’altra, legata a quel mio soggiorno nella Sicilia Sud-Orientale. La mattina lo andai a trovare, la sera m’invitò a cena in un ristorante caratteristico della bella Modica (ve lo segnalo se capitate da quelle parti: “Gli Antichi Sapori”). Pagò con una carta di credito American Express sulla quale era scritto: A.S. Levi di Gualdo. Curiosamente, la ragazza della cassa, che lo vedeva di tanto in tanto, scusandosi domandò cosa volesse dire l’abbreviazione “A.S.”, lui disse che erano le iniziali del suo nome “Ariel Stefano” e aggiunse che il suo nome e cognome pr esteso era così lungo che avevano dovuto mettere solo le iniziali dei due primi nomi e il cognome per esteso. ANONIMO: TI PREGO!!! Dopo aver avvisato le autorità di Pubblica Sicurezza, avvisa anche quelli dell’American Express, perchè qui c’è uno Stefano Balboni che gira per l’italia pagando con carte rubate a un povero ignaro che si chiama Ariel Stefano Levi di Gualdo.

    Andrea P. – Bologna

  19. RitvanShehi says:

    Senza entrare nel merito – visto che non ho elementi per giudicare – della diatriba aperta sulle vere o presunte generalità di Ariel Levi/Stefano Balboni di Gualdo ecc., ecc., incollo a beneficio di Andrea P. un pezzo dal sito del Ministero degli Interni (http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/enti/sottotema008b.html) da cui si evince chiaramente che non ogni cambio di nome/cognome è neccessariamente un falso a scopi delinquenziali.

    Stato civile: cambiamento del cognome e del nome

    Esame e valutazione delle istanze ed emissione dei provvedimenti di cambio del cognome e del nome.

    Il Ministero dell’Interno provvede all’esame delle domande di cambiamento di cognome o di aggiunta di altro cognome al proprio (art. 84 e segg. del D.P.R. n.396/2000).

    La procedura per il cambiamento del nome o del cambiamento del cognome (perché ridicolo o vergognoso o perché rivela origine naturale) è invece di diretta competenza del Prefetto della provincia del luogo di residenza o di quello nella cui circoscrizione è situato l’ufficio dello stato civile dove si trova l’atto di nascita al quale la richiesta si riferisce.

    In sintesi il d.p.r. n. 396/2000 consente:

    il cambiamento del nome o del cognome perchè ridicolo o vergognoso o rivelante l’origine naturale (art. 89);

    il cambiamento del nome o aggiunta di altro nome al proprio (art. 89);

    il cambiamento del cognome o aggiunta di altro cognome al proprio (art. 84).

    I provvedimenti di cambiamento o modificazione del nome o del cognome rivestono carattere eccezionale e possono essere ammessi solo ed esclusivamente in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti, supportate da adeguata e pregnante documentazione e da solide e significative motivazioni.

    La richiesta di cambiare il nome o il cognome perché ridicolo o vergognoso o perché rivela origine naturale va rivolta, in carta semplice, al Prefetto della provincia del luogo di residenza o del luogo di nascita.

    Il Prefetto effettua l’istruttoria e, in presenza dei requisiti previsti, emana il decreto con il quale si autorizza l’affissione del sunto dell’istanza medesima nell’albo pretorio del comune di nascita e del comune di attuale residenza.

    Durante il periodo di affissione (trenta giorni) e durante i trenta giorni successivi, eventuali controinteressati possono presentare opposizione al Prefetto competente.

    Decorsi detti periodi, il Prefetto emana il provvedimento definitivo, che, se favorevole, andrà trascritto e annotato, a cura dell’interessato, nel registro di stato civile.

    La richiesta di cambiare il nome o di aggiungere altro nome al proprio, per motivi diversi da quelli indicati nel punto 1) va rivolta, su carta bollata, al Prefetto della provincia del luogo di residenza o del luogo di nascita. La procedura è identica a quella già descritta nel punto 1).

    La richiesta di cambiare il cognome o di aggiungere altro cognome al proprio, per motivi diversi da quelli indicati nel punto a) va rivolta, su carta bollata, al Ministero dell’Interno, per il tramite del Prefetto della provincia del luogo di residenza.

    Il Prefetto, effettuata l’istruttoria, trasmette la relativa documentazione, unitamente al proprio parere, al Ministero.

    Qualora la richiesta appaia meritevole di considerazione, il Ministro, o il sottosegretario di Stato a ciò delegato, autorizza, con proprio provvedimento, l’affissione della richiesta stessa all’albo pretorio del comune di residenza e di nascita dell’interessato.

    Il prosieguo della procedura è identico a quello descritto nel precedente punto 1), mentre il provvedimento definitivo è adottato dal Ministro o dal Sottosegretario di Stato a ciò delegato.

  20. RitvanShehi says:

    >a parte il fatto di chiamare adunata una manifestazione per quanto discutibile e sbagliata essa sia, non mi pare che dopo il suo (della manifestazione contro i deliri “cartografici” di Ahmadinejad-ndr) fallimento…maria<
    Da partecipante a quella manifestazione non ho visto alcun “fallimento”. Certo, come giustamente dici:-) sarebbe esagerato definirla un’ “adunata oceanica”:-), ma da qui a definirla “fallimento” ce ne corre.

    >ci siano state persecuzioni contro gli ebrei assenti,<
    Guarda mary che il Pacifici non si riferiva solo agli ebrei. E la cosa non mi è punto piaciuta. L’obbligo di andare a una manifestazione esiste solo nei regimi totalitari. Rossi o neri che siano. Ma io mica ci andai per la faccia di Pacifici, ci mancherebbe altro…

    >ma tu credi veramente che le assenze a quella manifestazione fossero dovute alle intimidazioni di Magyar e al timore di future “rappresaglie”? Seguendo poi il tuo ragionamento le rappresaglie ci sarebbero state comunque per la mancata assenza…<
    Mary, dì la verità, hai alzato il gomito, eh?:-)

    Ciao

  21. mariak says:

    >ci siano state persecuzioni contro gli ebrei assenti,<
    Guarda mary che il Pacifici non si riferiva solo agli ebrei. E la cosa non mi è punto piaciuta. L’obbligo di andare a una manifestazione esiste solo nei regimi totalitari. Rossi o neri che siano. Ma io mica ci andai per la faccia di Pacifici, ci mancherebbe altro

    maria

    ritvan ci credo che tu non sia andato per la faccia di pacifici, ci mancherebbe altro, e nemmeno gli altri presumo, riguardo alla frase di pacifici non è piaciuta nemmeno a me, non si capiva? L’ho ricordata solo per dire che non costituiva una minaccia , come sembrava lo fosse , per chi l’aveva tirata in ballo.

    Era soltanto una frase molto molto discutibile, ma non pericolosa, e foriera di pestaggi o chissà quali rappresaglie.

    Riguardo alla mia ultima frase hai ragione, perfido gommonaro, è mal formulata , me n’ero già accora, ma il vino non c’entra, casomai la fretta e l’abitudine di non fare il quoting quando rispondo.

  22. utente anonimo says:

    L’Anonimo che sta giocando a “de-strutturare” l’autore pur di non entrare assolutamente in merito ai contenuti del libro che non ha letto, accusa di falsità e mistificazioni una persona che nella postilla finale

    a pag. 320 del suo libro

    scrive:

    “Sono nato in una famiglia cattolica e cresciuto cristiano. La mia famiglia paterna, anch’essa cristiana, appartiene all’antico ceppo ebraico ed è originaria della Spagna. I miei antenati approdarono in Italia alla fine del XV secolo e da allora hanno vissuto nel nostro Paese.

    Tramite stratagemmi usati nel corso del tempo da molte famiglie ebree, in periodi a rischio ebbero persino a disfarsi dello storico nome della Casa di Levi di cui oggi io mi onoro”.

    Questo scrive l’autore a pag. 320.

    Domanda per all’anonimo:

    ti ha mai detto nessuno che in periodi a rischio

    numerose famiglie ebree

    in varie parti d’Europa si disfecero dei propri cognomi marcatamente ebraici?

    Ti ha mai detto nessuno

    che a pericolo scemato

    gran parte di queste famiglie ripresero i propri cognomi?

    Ti ha mai detto nessuno

    che anche in Italia

    ci sono tre fratelli, nati dallo stesso padre,

    due dei quali si chiamano (è un esempio) Cohen, cognome ebreo originario, mentre il terzo fratello si chiama invece Verdi?

    E questo sai perché?

    Te lo spiego subito, anche se dovresti saperlo bene:

    a pericolo passato, due fratelli ripresero in cognome originale Cohen, il terzo, semmai rimasto impaurito, o per motivi chissà quali, ha preferito seguitare a chiamarsi Verdi.

    La storia dell’ebraismo è piena di queste storie documentate.

    Una cosa è certa:

    la legge italiana (e io sono di formazione giurista)

    non ti permette d’inventarsi un cognome di sana pianta.

    Su questo deve essere d’accordo persino l’anonimo

    che parla di tutto pur di non parlare del libro.

    Attacca la persona con il falso per non attaccare le idee che la persona sostiene.

    E’ una tattica vecchissima.

    Andrea. P – Bologna

  23. utente anonimo says:

    Balboni è il cognome più diffuso nella cittadina di Cento (FE)che,malgrado non sia una metropoli, ha il suo bel ghetto ebraico risalente, mi pare, al XVI secolo.

    Dunque può essere senz’altro vero,come esposto da Andrea.P al #22 che qualche ebreo abbia in passato assunto quel cognome per passare inosservato,per poi magari riassumere quello originale una volta passata la buriana.

    Ma in questo caso l’argomento di cui sopra non c’entra ‘na mazza.

    L’autore di ERBE AMARE si chiama Levi di Gualdo, non Balboni, anche perchè, considerando la potenza di fuoco mediatica di cui dispongono certi ambienti dell’ebraismo italiano, un fatto del genere l’avrebbero sicuramente sfruttato per gettare discredito sull’autore del libro con una ben coordinata campagna stampa, tipo quella scatenata solo qualche mese fa contro Ariel Toaff,lo sfortunato autore di PASQUE DI SANGUE.

    Balboni (non ebreo nè tantomeno centese)

  24. utente anonimo says:

    (per anonimo 23)

    Io credo che ognuno di noi si chiama nel modo che è registrato all’anagrafe.

    Se l’autore è iscritto all’anagrafe come Levi di Gualdo,

    quello è il suo cognome, e che piaccia o non piaccia,

    così si chiama per la Repubblica Italiana. Trara l’altro

    quello al nome è un diritto intangibile riconosciuto e

    protetto dalla legge.

    Poi, a qualunque lettore anche sprovveduto (ma questa è altra faccenda),

    piaccia o no salta subito all’occhio che Levi di Gualdo è un cognome

    marcatamente ebreo

    formato dal patronimico (Levi) e dal

    predicato cosiddetto nobiliare

    (di Gualdo).

    Esempi di famiglie ebraiche cosiddette nobiliari create

    tali da principi germanici, da Napoleone, dai Savoia:

    Levi de Veali

    Levi della Torre

    Levi di Spina

    Levi de Vida

    Levi di Ancona

    ecc…

    ecc…

    Scusate dov’è il problema?

    Il problema è che si è intruso un ameno anonimo per parlare

    di tutto fuorché di un libro

    difficile da smontare nei suoi contenuti,

    allora meglio giocare a

    smontare l’autore

    persino nel suo nome.

    Saluti a tutti.

    Andrea P. – Bologna

  25. utente anonimo says:

    Vedo che il tema della purezza razziale di Stefano Balboni sta appassionando i lettori di questo blog. Curioso non leggere alcun intervento di Martinez sull’argomento, sembrava così attento a vigilare sul tema. Sarà impegnato a leggere i Protocolli dei savi di Sion – dove si trovano facilmente temi come la potenza dei sionisti nei mezzi di comunicazione di massa, cari ai lettori di questo blog.

    Quanto al Balboni, ancora una volta ricorderò che, qualunque sia il nome che ha scelto a fini anagrafici e le frottole genealogiche che vi associa, si tratta di una persona che si è convertita all’Ebraismo, e a cui quindi non sono mai spettati i ruoli onorifici che spettano ai Levi o ai Cohen (e che sono pochissima cosa, ma ci sono). Per quale ragione sia affezionato alla panzana di cui sopra, non lo so. Ma vedo che lo aiuta ad acquisire credibilità in un certo ambiente – quello di chi non riconosce Manzoni, per dire. Probabilmente perché Manzoni era un cattolico troppo neocon.

    In effetti, forse Don Rodrigo è una caricatura di Nasrallah, a capo di una masnada di terroristi (che sono invece combattenti per la libertà). E’ una intollerabile manifestazione di razzismo antislamico che questo fatto non venga segnalato nei commenti delle edizioni dei Promessi Sposi ma, vista la potenza di fuoco di cui dispongono certi ambienti, mica stupisce.

    Giusva aka fra’ Cristoforo

  26. kelebek says:

    Per Giusva n. 25

    Però, non sapevo che i Protocolli parlassero anche dei sionisti.

    Miguel Martinez

  27. utente anonimo says:

    per Kelebek num. 26

    Prova a leggerli: vi troverai la spiegazione di come mai certi ambienti scatenano una potenza di fuoco.

    Giusva

  28. kelebek says:

    Per Giusva n. 27

    Visto che ritieni i Protocolli più utili di Neusner o di Steinsaltz, dacci un URL dove possiamo trovare il tuo testo preferito.

    Miguel Martinez

    P.S. Però voglio trovarci riferimenti al sionismo.

  29. utente anonimo says:

    per Miguel num. 28

    Non è il mio testo preferito, né ho mai detto che serva a granché per conoscere l’Ebraismo. Ma per conoscere l’antisemitismo è parecchio utile. Anche se nel titolo non si parla dei Savi Anziani di Sem ma dei Savi Anziani di Sion.

    Curioso che tocchi ripetere tante volte concetti così semplici. Meno curioso (diciamo: significativo) è il fatto che una persona che non ha letto il testo antisemita più famoso del Novecento dichiari spocchiosetto che lui di antisemitismo in Italia non ne vede.

    Giusva (che agli URL preferisce i libri -pure quelli del Manzoni. Curioso, vero?)

  30. RitvanShehi says:

    Miguel, sei o non sei il mio “dominus”? I tuoi desideri sono ordini per me!:-)

    http://ia341214.us.archive.org/0/items/ProtocolsOfZion/PRZion.pdf

    (anche se col tuo modem antidiluviano a 56 kB ti farai du palle così a scaricare:-) ).

    Ah, poi dì a Giusva che in quell’URL c’è proprio la scansione di tutte le pagine di una edizione del tempo dei “Protocolli”, strropicciature comprese, manca solo l’odore:-): praticamente come evocare lo spirito del Manzoni intorno al tavolino a tre gambe:-).

  31. utente anonimo says:

    >Sarà impegnato a leggere i Protocolli dei savi di Sion – dove si trovano facilmente temi come la potenza dei sionisti nei mezzi di comunicazione di massa, cari ai lettori di questo blog.giusva< I protocolli io non li ho letti,comunque so che si tratta di un falso isirato da un pamphlet contro NapoleoneIII di un dimenticato autore francese, e poi nel mio commento citavo il caso di Ariel Toaff che ha subito un autentico linciaggio mediatico per aver proposto (non affermato) una teoria con rigoroso metodo accademico. Mentre sulla Chiesa Cattolica chiunque può sparare balle conclamate (si veda il “documento” con cui Pio XII ordinava ai fedeli di non restituire i bambini ebrei da loro allevati durante la guerra,rivelatosi un viscido falso, però solo timidamente smentito da pochi media e i cui autori non han dovuto manco chiedere scusa ) sul giudaismo e dintorni nemmeno i lavori più seri che possono mettere in discussione la versione wieseliana(ebreo = eterna vittima) della storia sono tollerati. Balboni

  32. RitvanShehi says:

    Mentre sulla Chiesa Cattolica chiunque può sparare balle conclamate (si veda il “documento” con cui Pio XII ordinava ai fedeli di non restituire i bambini ebrei da loro allevati durante la guerra,rivelatosi un viscido falso, però solo timidamente smentito da pochi media e i cui autori non han dovuto manco chiedere scusa )… Balboni< Beh, non è proprio così. Il documento non era falso, solo era stato riportato in modo incompleto (era stata riportata solo la prima pagina, le altre due no): se vogliamo, possiamo al massimo parlare di effetto “falso per omissione”:-).
    E poi non va messo tutto nel calderone “non restituire i bambini ebrei”. Prima di tutto va detto che all’inizio della tragedia il Vaticano aveva dato precise disposizioni di NON battezzare i bambini ebrei, ma semmai fornir loro dei falsi certificati di battesimo. Ciononostante, si vide dopo, qualcuno non aveva obbedito.

    In sintesi, le famose istruzioni sulla “restituzione” dei bambini (preparate dal Sant’Uffizio, oggi Congregazione per la Dottrina della Fede e approvate da Pio XII) distinguevano sia in base alla religione del bambino che in base a chi ne richiedeva la consegna e dicevano:

    -Bambini ebrei non battezzati

    a) Se li richiedono genitori o parenti, sì.

    b) Se orfani e li richiedono organizzazioni ebraiche (per portarli in Palestina, progetto a cui la Chiesa era contraria), no: in tal caso i bambini sarebbero rimasti dov’erano e avrebbero dovuto scegliere la loro religione al compimento della maggiore età.

    -Bambini ebrei battezzati (anche se contro le disposizioni della Chiesa)

    a) Se li chiedono genitori/parenti, sì.

    b) Se li chiedono altri, no, a meno che non s’impegnino a impartire al bambino un’educazione cattolica.

    Ho seguito a suo tempo la diatriba iniziata da Melloni sul “Corsera” e conclusa dal vaticanista Andrea Tornielli con il riportare il resto del documento. Melloni ha ammesso lo strafalcione e tutto è finito lì. Suvvia, mica possiamo portare il Melloni davanti al Tribunale dell’Inquisizione per questo!:-)

  33. Balboni

    sembra che Toaff (figlio) si riferisca a una setta realmente esistita e poi messa a tacere subito a suo tempo. Nulla di strano, deviazioni imprevedibile esistono in tutte le religioni. la cosa che deve far riflettere è che in alcuni casi se ne può parlare in altri no

  34. kelebek says:

    Per Barbara n. 33

    I miei avi messicani, in materia di sacrifici umani, sono stati, modestamente, maestri planetari.

    Quindi che qualche ebreo ci possa aver copiato mi fa più che altro tenerezza.

    Ora, mi sembra che nemmeno Ariel Toaff si pronunci con assoluta sicurezza sull’esistenza di una piccola setta sanguinaria nel Medioevo.

    Ma quello che mi colpisce è come Ariel Toaff sia arrivato a una rispettabile età, riverito da tutti come studioso del Medioevo ebraico italiano, con tanto di cattedra in Israele, con libri recensiti ovunque con favore; e poi ci sia stata gente che senza nemmeno aver letto il suo libro, ha deciso nel giro di un giorno che era un cialtrone.

    Come mai non se ne sono accorti prima?

    Miguel Martinez

  35. RitvanShehi says:

    >Ma quello che mi colpisce è come Ariel Toaff sia arrivato a una rispettabile età, riverito da tutti come studioso del Medioevo ebraico italiano, con tanto di cattedra in Israele, con libri recensiti ovunque con favore; e poi ci sia stata gente che senza nemmeno aver letto il suo libro, ha deciso nel giro di un giorno che era un cialtrone.

    Come mai non se ne sono accorti prima? Miguel Martinez< Mah, magari lo sapevano già da prima, ma la solita Spektre Planetaria Sionista:-) imponeva loro di stare zitti e buoni, visto che era figlio dell’illustrissimo Elio, influente membro della Cupola:-) Sionista.
    Però, una volta che papà Elio scaricò ‘o figlio ingrate:-) e l’omertà non era più obbligatoria, essi presero coraggio e uscirono allo scoperto.

    Come ti sembra come spiegazione alternativa all’amatriciana?:-)

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