La reclusa di Giarabub

Rubo dal blog Marginalia questo interessante articolo, che ci offre una breve analisi della letteratura coloniale italiana.

 Nulla è cambiato da allora, tranne che i nostri razzisti non inneggiano più al Duce.

Ma il razzista è per natura conformista (è questo che gli permette sempre di esaltare il gregge di appartenenza) quindi non deve sorprendere che ai tempi delle adunate, i razzisti lo esaltassero, mentre dopo Piazzale Loreto dicano che i fascisti sono gli altri.

I neretti li ho messi io.

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Riccardo Bonavita, Lo sguardo dall’alto. Le forme della razzizzazione nei romanzi coloniali e nella narrativa esotica, in Centro Furio Jesi (a cura di), La menzogna della razza. Documenti e immagini del razzismo e dell’antisemitismo fascista, Grafis, Bologna 1994, pp. 53-64*

[…] Dal momento che al vertice della gerarchia viene sempre, incontestabilmente, posto l’uomo bianco, in una prospettiva che associa maschilismo e razzismo eurocentrico, le "razze" esterne all’occidente stanno qui tanto più in alto quanto più sono assimilabili all’aspetto fisico ed alla cultura dei colonizzatori.

 La costante tematica del genere, l’amore, non resta estranea a questo principio non scritto, e lega nella reciprocità soltanto gli uomini bianchi e le uniche donne di diversa etnia che l’immaginario della società fascista poteva reputare "degne" di sedurli: le arabe. Ma in queste figure femminili rimane comunque manifesta la duplice inferiorità, di genere e di "razza", che conduce le loro relazioni coi bianchi ad esiti naturalmente negativi.

 La sola eccezione si trova ne La reclusa di Giarabub [1], che si conclude coll’unione dell’eroe fascista Marcello De Fabritis e della donna araba da lui amata; tuttavia se qui viene trasgredita una consuetudine narrativa, non viene però violato l’implicito principio gerarchico che resta fondamentale: la protagonista femminile, Meriem, unica donna orientale di questi romanzi a non venir reificata, è in fondo un’occidentale nel corpo di un’araba […]. In quest’opera superare le barriere religiose e "razziali" significa in ultima analisi eliminare le caratteristiche della propria etnia, inferiore perchè non occidentale: infatti Meriem giunge a rinnegare la propria "razza" e la vita "bestiale" a cui la costringe [2].

 Mitrano Sani, con il proprio strumentale sostegno ad un’emancipazione femminile che il fascismo certo non incoraggiò né in patria né in colonia, legittima l’intervento coloniale italiano gettando sottilmente nel discredito la società araba. Egli pone con il personaggio di Meriem, evoluta ma condannata alla tradizionale servitù dall’arretratezza musulmana, uno sguardo occidentale nel seno del mondo dei colonizzati, perché lo additi al disprezzo dall’interno, ad opera di una sorta di autocoscienza critica: si reinserisce così lo sguardo del bianco colonizzatore che giudica dall’alto della propria compiaciuta superiorità, ovunque riaffermata nelle forme e nei testi più diversi […].

L’araba resta una tabula rasa su cui l’immaginazione del bianco, prima "depravata" dalla degenerazione post-bellica poi "purificata"dall’ascesi guerriera può proiettare i propri fantasmi amorosi. Come oggetto che stimola e ricambia l’affettività si qualifica come colonizzata ed amante "ideale". Quale colonizzata in quanto è questa la forma di relazione coll’altro tipica dell’imperialismo coloniale: conquista d’un mondo senza alcuna intenzione di riconoscergli una soggettività, una dignità propria, spazio vuoto ed aperto ad una progettualità estranea di cui deve mostrarsi riconoscente. Quale amante perchè all’ideologia razzista si sovrappone l’immaginario maschilista e reificante, che configura la donna come passività assoluta ma "calda", colma di desiderio, in grado di gratificare chi la possiede manifestandogli muto, incondizionato amore.

Le donne arabe sono le figure con cui termina l’àmbito "concesso" agli amori dei bianchi ed anche il novero dei personaggi la cui appartenenza all’umanità viene riconosciuta, per quanto siano dipinti come decisamente inferiori: nell’universo romanzesco della narrativa, coloniale e non, di quegli anni, non abbiamo mai trovato un bianco che ami una donna "negra" o meticcia, categorie che nell’immaginario della società fascista vengono in diverso grado associate più o meno metaforicamente al regno animale […].

A considerare la rete di metafore messe in opera per caratterizzare Elo, la "madama" di Femina somala [3] […], l’animalizzazione è sistematica, per quanto congiunta ad una speciosa "affettuosità"; non a caso l’animale più costantemente chiamato in causa a paragone della "femina" è il cane, ad elogio della sua remissiva ed incondizionata "fedeltà" all’uomo bianco […].

Nella rappresentazione del rapporto tra Elo e l’ufficiale italiano troviamo un’immagine del madamato – comune ad altri romanzieri reduci delle colonie -, che documenta tra l’altro la condizione reale delle "Veneri nere" e la loro percezione erotico-immaginativa da parte dei conquistatori bianchi.

_______________________________________
* Questo saggio di Riccardo Bonavita è stato ripubblicato in Studi Culturali, n. 1, 2006. Rinvio inoltre alla bibliografia (ancora non esaustiva) di Ricccardo pubblicata nel primo anniversario della morte.

NOTE:

[1] Mitrano Sani, La reclusa di Giarabub, Milano, Alpes 1931.
[2] Ivi, p. 150, 208, 259.
[3] Mitrano Sani, Femina somala, Napoli, Detken e Rocholl 1933.

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46 Responses to La reclusa di Giarabub

  1. fmdacenter says:

    E se scommettessi che la donna italica sottomessa dal fascismo era, comunque, molto più libera di quella araba?

    Così, a naso.

    Ciao

    Francesco lo storico avventuroso

  2. Chissà perché mi fa venire in mente il turismo sessuale

  3. Francesco dimostra questa tua tesi con argomenti e non andare ” a naso”.

  4. fmdacenter says:

    E perchè? mica sono uno storico serio io, mi baso semplicemente su vaghi pregiudizi cultural-religiosi (il cristianesimo tratta le donne meglio dell’islam), di fatto sono un facile bersaglio volontario.

    :)

  5. A giudicare dalle odierne statistiche sulla violenza e i maltrattamenti alle donne in italia mi risulta difficile pensare che esista di peggio….

  6. tamas1 says:

    Per Francesco e gli altri:

    certo che la donna italiana media del periodo fascista era molto più libera di quella araba della stessa epoca: si trattava pur sempre di una donna che si trovava a vivere in Europa, sia pure in un Paese socialmente piuttosto arretrato, in un momento in cui la condizione della donna europea andava superando i peggiori schemi tradizionali. Ma questo non è merito del fascismo, che era un movimento figlio della sua epoca e non poteva certo trattare le donne come facevano, non so, i Burgundi nel 600 dopo Cristo. Il giudizio storico su donne e fascismo non può dunque essere finto-assoluto (ossia assolutizzare un fatto relativo*, cioè che le italiane stessero meglio delle arabe, quindi bene): sarebbe patetico. Si deve invece analizzare se, partendo dalla condizione di partenza degli anni Venti e valutando quello che succedeva nel resto d’Europa, il fascismo abbia combattuto, favorito o non si sia interessato dell’emancipazione della donna. La questione è qui.

    Per il resto, bisogna distinguere nel vasto calderone della “condizione araba”: le donne libiche vivevano in una società tribale di un’arretratezza paurosa, è vero, ma quelle siriane o di certe classi della società egiziana erano in una situazione paragonabile a quella italiana.

    (e una madonna che pippardo’ che ho scritto)

    *classico trucco di coloro che dicono di combattere il relativismo, che in realtà sono spesso i più relativisti di tutti.

  7. fmdacenter says:

    I beg your pardon

    Non ho mai scritto, nè pensato, di “meriti del fascismo” nella condizione della donna italica degli anni ’20.

    Volevo inserirmi nel discorso di Miguel sulla “narrazione” colonialista del mondo, provando a sostenere che, forse, una parte di questa era pure vera.

    Ciao

    Francesco

  8. mariak says:

    A giudicare dalle odierne statistiche sulla violenza e i maltrattamenti alle donne in italia mi risulta difficile pensare che esista di peggio

    maria

    non credo che le donne in italia siano più maltrattate che altrove e forse nemmeno meno, il fenomeno dei maltrattamenti femminili riguarda tutti i paesi , tutte le culture, tutti i ceti sociali.

    Naturalmente a seconda di questi e queste le violenze variano di modalità e intensità, ma credo che sia difficile attribuire delle palme d’oro nell’uno o nell’altro senso:-)

  9. PinoMamet says:

    Esulando un pochetto dal fascismo, ma sempre in tema “letteratura coloniale”:

    come giudicare i romanzi di Salgari?

    In parecchi il protagonista non è europeo, anzi, in lotta contro i colonialisti, e l’autore chiaramente si identifica con lui, come anche il pubblico (non se ne spiegherebbe il successo, altrimenti)- questo mentre l’Italia era impegnata nelle sue avventure coloniali.

    Certo, anche lì non mancano gli stereotipi (che però riguardano alla fine anche europei e americani);

    ma la letteratura popolar-esotica è deteriorata col fascismo, o non è che era ‘sto Sani ad essere un po’ coglione?

    Ciao!!

  10. AbdelQader says:

    Col nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso.

    Da quanto leggo sotto sembra che il processo di emancipazione della donna sia una sorta di “evoluzione”, un artificio bio-sociologico. Ricordiamoci che in epoca medioevale la donna era molto più libera nel mondo islamico (basti ricordare che esistevano reparti femminili pure nell’esercito di Saladino), mentre a quei tempi la donna in Europa non aveva neppure un’anima. Da quando l’Islam è regredito dal punto di vista spirituale inglobando una buona dose di occidentalismo la donna ha cominciato a soffrire e non poco anche nel sedicente Dar-al-Islam: i musulmani hanno dimenticato gli insegnamenti del Santo Profeta (pslsf). In compenso in occidente hanno fatto intendere alla donna che il mostrarsi come un oggetto è sinonimo di libertà con tutti gli annessi e connessi. Povere donne (di tutto il mondo).

  11. mariak says:


    Le donne arabe sono le figure con cui termina l’àmbito “concesso” agli amori dei bianchi ed anche il novero dei personaggi la cui appartenenza all’umanità viene riconosciuta, per quanto siano dipinti come decisamente inferiori: nell’universo romanzesco della narrativa, coloniale e non, di quegli anni, non abbiamo mai trovato un bianco che ami una donna “negra” o meticcia, categorie che nell’immaginario della società fascista vengono in diverso grado associate più o meno metaforicamente al regno animale […].

    maria

    non solo nell’immaginario fascista, tale tratto si ritrova un po’ in tutta la cultura occidentale che anche nelle sue forme più sofisticate, letterarie, addomestica gli altri, abolendo la loro alterità portandoli dentro il proprio modo di vedere, e creando così gli stereotipi che consentono di tenere le distanze insieme alla carica di fascino che questi popoli esercitano.

    Si legga a questo proposito un libretto di Gautier, Viaggio pittoresco in Algeria, e l’introduzione di paolo Orvieto dove viene appunto illustrato l’intreccio irrisolto, comune a molti letterati ottocenteschi, tra attrazione dell’esotico, del barbarico, la fuga dallo spleen europeo e la riconferma della propria superiorità; le descrizioni dei viaggiatori si arrestano ai tratti fisici , quasi che l’orientale sia tutto soma e non psiche , perchè quello che interessa non è tanto la conoscenza degli altri, quanto rivitalizzare il proprio io.

    Infatti Gautier confessa che è andato in Turchia per “essere se stesso e essere un altro”

    Ora devo uscire ma dopo vorrei trascrivere un brano di Chateaubriand, uno dei primi viaggiatori francesi in oriente riguardo agli arabi.

  12. utente anonimo says:

    Condivido le riflessioni di AbdulQader, è effettivamente cosi, la differenziazione culturale è il risultato di una varia processualità storica e non dipende dai fattori genetici/razziali, come ritengono i neonazifascisti e come ritenevano i fascisti del tema trattato da Miguel.

    reza

  13. Ciao leggo spesso il tuo blog, ma seppur trovandoci delle idee interessanti resto allibito per le enormi semplicazioni che ogni volta sforni sulla civiltà occidentale. non sono un fan della realtà in cui viviamo, ma questa critica tout court è solo dannosa,NOn è mai puntuale, quasi mai centra il bersaglio. Ti pono, a mio avviso, in una prospettiva troppo esterna rispetto alla realtà in cui cmq sei immerso. Quest’estate sono stato nel tuo amato messicoi, l’ho conosciuto per alcuni dei suoi molteplici volti e posso dirti che la contaminazione tra civiltà è un argomrnto molto ma molto più complicato si quanto tu affermi. E’ veramente riduttivo dividere il mondo in boianco e nero come fai tu,

  14. Riflessione di oggi:

    un italiano che sequestra e maltratta una donna in Germania ottiene uno sconto di pena perché riconosciuto portatore di una cultura maschilista che giustifica la violenza sulle donne.

    Come vedete, ognuno è “negro” per qualcun altro.

  15. utente anonimo says:

    XBarbara

    Bisogna sbatterlo in faccia ai leghisti che leccano il culo ai tedeschi di Baden Baden.

    Comunque una volta in Germania, credo che era 1987, all’entrata di un locale i gorilli mi hanno fermato con un amico italiano, dopo aver visto i documenti(perché ci hanno chiesto tassativamente la nazionalità) a me hano fatto entrato e a lui no, perché italiano.

    reza

  16. kelebek says:

    Per il Lungo Addio n. 13

    Dei tuoi commenti si può discutere, ma mi preme subito un’altra cosa.

    Dando un’occhiata al tuo blog, per meglio risponderti, mi ha colpito che tu il 26 giugno hai pubblicato un testo, firmato con la “R.” presumo di Raffaele:

    http://tinyurl.com/34feqj

    Ora, quel testo era già apparso sul mio blog il 4 aprile:

    http://kelebek.splinder.com/post/11633710/Come+cani+di+paglia#11633710

    Insomma, l’ho scritto io.

    La cosa mi crea un certo imbarazzo, perché mette alla prova il mio convincimento che il diritto d’autore non sia importante.

    Comunque, io ho sempre detto che tutto ciò che scrivo si può riprendere, basta segnalare la fonte.

    Che in questo caso direi che manca.

    Dando un’occhiata al resto del tuo blog, vedo che mi hai linkato, e quindi sono sicuro che l’errore sia in buona fede.

    Miguel Martinez

  17. Ritvanarium says:

    x Barbara #14

    Quella sentenza è vergognosa !!!

    Ma è pazzesco come quel giudice teutonico abbia agito in nome dell’ AntiRazzismo d’ accatto:

    “Poverino, viene da una Terra di sottosviluppati … un po’ d’ indulgenza: punirlo come un Tedesco sarebbe un torto alle Culture inf…pardon: altre dalla nostra !”

    by DavidRitvanarium

  18. kelebek says:

    Non mi convincono mai le discussioni sulle “sentenze dei tribunali”, fatte a caldo e senza aver letto la sentenza; in particolare quando si tratta di sistemi giuridici stranieri.

    Ho visto più volte commenti abbastanza assurdi su sentenze della corte di cassazione in Italia, ad esempio.

    Credo che ci vorrebbe l’intervento di un giurista in merito, non di polemisti politici come siamo tutti noi.

    Mi sembra di capire (da profano assoluto) poi che c’è sempre un gioco tra aggravanti e attenuanti, che serve anche per calibrare la lettera della legge al caso singolo; tipo, “questo qui si merita solo due anni di carcere, ma la legge gliene prescrive quattro, quindi troviamo un’attenuante qualunque, magari un po’ di fantasia”.

    Miguel Martinez

  19. Miguel

    sta di fatto che le attenuanti vengono pescate in genere dal senso comune/pregiudizio dell’ambito culturale di cui fanno parte i giudici.

    per questo le sentenze, che in effetti andrebbero lette per intero, dei giornalisti ci dobbiamo fidare sempre meno, possono comunque dirci qualcosa sull’immaginario collettivo o sui rapporti tra culture e persone

  20. Ritvanarium says:

    x Kelebek (e per tutti):

    c’ è un altro “particolare”: la donna che ha subito violenza è Lituana, stereotipata quindi come avventuriera molto bella e disponibile ma con un doppio fine di vantaggio giuridico ed economico.

    Voglio sperare che quel giudice non (!!!) abbia fatto uso anche di questo stereotipo !!!

    by DavidRitvanarium

  21. utente anonimo says:

    Qualche tempo fa,alla stazione del mio paese,mi ritrovai a conversare con un immigrato marocchino in vena di confidenze.

    Interessante in particolare la sua visione delle indigene:-sono tutte bellissime-

    non tutte,ribatto

    -sì invece,”darei giù” a tutte-risponde lui.

    A parte la frase un pò volgare(il tizio comunque non sembrava troppo istruito),questa piccola conversazione mi ha fatto pensare sulla percezione arabo/musulmana nei confronti delle donne occidentali.

    Emancipate macchine da sesso da desiderare,sgualdrine da cui star alla larga, o che?

    Dipenderà naturalmente anche dall’osservatore,se è un non praticante “modernizzato” come il tizio della stazione,o un praticante tradizionalista come quelli con barba, fez e tunica che che le donne fan finta di non vederle.

    Guardando al passato,è interessante ricordare i fatti avvenuti a Fondi nel 1534 quando Khairaddin/Barbarossa,avendo ricevuto la notizia che Giulia Gonzaga,ritenute esser la donna più bella d’Europa,attacco la città con l’intento di rapire la nobildonna(che riuscì però a fuggire), per donarla al sultano.

    O il fatto che le “rosse” fossero ambitissime da sultani e sceicchi vari,che eran disposti a pagarle a peso d’oro pur di averle nei loro harem.

    at#9 :chissa che scandolo fece all’epoca l’amore tra Sandokan(non toccare la donna bianca, negro)e Marianna(non desiderare l’uomo nero,donna).

    at#10:nel medioevo non pensavano affatto che la donna non avesse l’anima.Semmai ritenevano che l’avesse più debole dell’uomo.

    E pensa che il XII secolo europeo è stato definito dagli storici “il secolo delle donne”perchè alcune delle persone più potenti e influenti dell’epoca,da Matilde di Canossa ad Eleonora d’Aquitania ,erano donne.

    Sostenere poi che nel mondo islamico la condizione femminile è peggiorata a causa della penetrazione dell'”occidentalismo”è una balla paragonabile a quella sparata dall’odioso Carlo Panella secondo cui l’occidente “imparò” l’antisemitismo dall’islam.

    Non si può scaricare la responsabilità di quel che non piace o imbarazza della propria storia/cultura/religione sugli altri.

    Franz

  22. Ritvanarium says:

    x Franz:

    > una balla paragonabile a quella sparata dall’odioso Carlo Panella secondo cui l’occidente “imparò” l’antisemitismo dall’islam. < Carlo Panella sostiene che soltanto (si fa per dire) la “Paranoia da Complotto Talmudico” sia l’ insegnamento dell’ Islam all’ Occidente. Fin dall’ Antichità più remota gli Ebrei non sono mai piaciuti tanto a nessun altro popolo: chi li diceva sessuofobi, chi fanatici religiosi, chi “omofobi” ante litteram, chi avari, chi strozzini, chi insaziabili trafficanti senza scrupoli, chi “razza” abietta e/o inferiore agli Ariani, chi deicidi, e chi più ne ha più ne metta. …. Hitler ? Assemblò tutto quanto assieme ! _
    by DavidRitvanarium

  23. kelebek says:

    Per Franz n. 21

    Non dimentichiamo che Khayr-ed-din “Barbarossa”. di cui parli, era figlio di un greco e di una donna del sud della Spagna. E non credo che fosse un grandissimo teologo.

    Quindi parliamo di mediterraneità, piuttosto che islamicità.

    E comunque ha compiuto un’azione meravigliosa, anche se ha sbagliato i tempi: ha saccheggiato Sanremo.

    Miguel Martinez

  24. PinoMamet says:

    Comunque lessi da qualche parte (chi si ricorda più dove, mi dispiace non poter essere più preciso ma quando leggo le cose non è che poi me le segni nel caso mi capitasse di citarle su un blog!) alcuni stralci di lettere di soldati italiani al tempo della conquista della Libia, più di uno conquistato dalla bellezza di una donna araba e innamorato di lei.

    Ricordo benissimo due cose: almeno uno di loro esprimeva chiaramente il desiderio di sposare l’araba in questione in modo regolare;

    e le donne non erano affatto descritte come remissive e sottomesse, ma come passionali e dal carattere forte, caratteristica che sembrava quasi sempre colpire il soldato italiano.

    Come se fossero proprio le italiane, in confronto, a essere remissive.

    Ah, un’altra cosa: il paragone con l’animale c’era, in effetti, ma si trattava di “leonessa” o “tigre”, qualcosa del genere.

    (Forse un libro sulle misfatte e le meschinità dei generali italiani? Non ricordo proprio, accidenti).

    E se la letteratura “alla Sani” fosse stata, più che la proiezione delle fantasie del colonizzatore, un modo per sostituire fantasie ritenute poco consone alla “razza dominante” con altre ritenute più adatte?

    E sostituire perciò le tentazioni dei matrimoni misti (che furono attivamente scoraggiati credo anche prima dell’emanazione delle leggi razziali) con quella più innocua del madamato.

    da notare, sempre in rapporto all’idea della “scala gerarchica” tra razza in funzione della loro “bianchezza”, che, benché i migliori soldati coloniali fossero indiscutibilmente gli eritrei, il privilegio di essere considerati soldati italiani, almeno a livello simbolico, fu concesso solo ai libici.

    Ciao!!

  25. fmdacenter says:

    x Pinomamet

    diciamo che qualcuno è sempre il resistente di qualcun altro, oltre che il negro ;)

    Per gli altri: il tizio “attenuato” è stato ritenuto sardo, non semplicemente italiano.

    Le fesserie sul Meraviglioso Medioevo Arabo iniziano a scocciare, mi ricordano le lezioni su Roma ai tempi del fascio.

    Francesco

  26. RitvanShehi says:

    >nel medioevo non pensavano affatto che la donna non avesse l’anima.Semmai ritenevano che l’avesse più debole dell’uomo. Franz<
    Sottoscrivo.

    >E pensa che il XII secolo europeo è stato definito dagli storici “il secolo delle donne”perchè alcune delle persone più potenti e influenti dell’epoca,da Matilde di Canossa ad Eleonora d’Aquitania ,erano donne.<
    E Jeanne D’Arc (detta in italiano Giovanna D’Arco), nata contadina e non principessa, dove la mettiamo?

    >Sostenere poi che nel mondo islamico la condizione femminile è peggiorata a causa della penetrazione dell'”occidentalismo”è una balla paragonabile a quella sparata dall’odioso Carlo Panella secondo cui l’occidente “imparò” l’antisemitismo dall’islam.<
    Sottoscrivo.

    >Non si può scaricare la responsabilità di quel che non piace o imbarazza della propria storia/cultura/religione sugli altri.<
    Sottoscrivo.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Per Miguel.

    Fare l’esegesi della percezione della donna esotica durante il fascismo basandosi solo su qualche libraccio della collana “Harmony” dell’epoca, sarebbe un po’ come se uno studioso del futuro descrivesse la donna italica odierna attraverso il libro “100 colpi di spazzola” di Melissa P. Ogni epoca ha la sua letteratura-spazzatura. E temo che la nostra ne abbia molta di più (in termini puramente volumetrici) di quella del fascismo. Anche per il fatto che oggi non esiste censura e ognuno è libero di pubblicare tutte le cazzate di fantasia che gli pare.

  27. RitvanShehi says:

    >Un momento … e “Faccetta Nera” ?! DavidRitvanarium< Eh, ma quella era una canzone, mica un romanzo. Qui trattiamo esclusivamente romanzi. E non tutti. Solo quelli coloniali. Così è deciso, così è stato giudicato (come dice Santi Licheri a “Forum”):-).
    Ciao

  28. Ritvanarium says:

    *** Per gli Standard degli Anni Trenta, non era a suo modo un Inno all’ Integrazione in perfetto stile del nascituro Partito Democratic…oooopss ;-)***

    Se tu dall’altipiano guardi il mare

    moretta che sei schiava tra gli schiavi

    vedrai come in un sogno tante navi

    e il tricolore sventolar per te.

    Faccetta nera,

    bell’abissina

    aspetta e spera

    che già l’ora si avvicina!

    quando saremo

    insieme a te

    noi ti daremo

    un’altra legge e un altro Re.

    La legge nostra è schiavitù d’amore,

    il nostro motto è LIBERTA’ e DOVERE,

    vendicheremo noi camicie nere,

    gli eroi caduti liberando te!

    Faccetta nera,

    bell’abissina

    aspetta e spera

    che già l’ora si avvicina!

    quando saremo

    insieme a te

    noi ti daremo

    un’altra legge e un altro Re.

    Faccetta nera,

    piccola abissina,

    ti porteremo a Roma, liberata.

    Dal sole nostro tu sarai baciata,

    sarai in Camicia Nera pure tu.

    Faccetta nera,

    sarai Romana

    la tua bandiera

    sarà sol quella Italiana!

    Noi marceremo

    insieme a te

    e sfileremo avanti al Duce

    e avanti al Re!

  29. PinoMamet says:

    “Le fesserie sul Meraviglioso Medioevo Arabo iniziano a scocciare, mi ricordano le lezioni su Roma ai tempi del fascio.

    Francesco”

    Eh eh, pensa che a me ricordano Don Mario, il pesantissimo e ciellino professore di religione, che non la finiva mai di dire quanto fosse bello il Medioevo nostrano, “quando l’uomo era così vicino a Dio”

    (il che mi faceva sempre pensare a “ci credi in Dio? Allora ti mando a conoscerlo!”).

    Che poi magari c’hanno ragione tutti e due: belle cose nel Medioevo de noantri ce ne sono state, altroché. Nella stessa epoca nel mondo arabo pure.

    Ma è la ripetizione a rompere le palle.

    Peggior nemico del fascismo, per la cultura latina, non saprei immaginarmi.

    Ciao!

  30. RitvanShehi says:

    >Non mi convincono mai le discussioni sulle “sentenze dei tribunali”, fatte a caldo e senza aver letto la sentenza;Miguel Martinez<
    Il passaggio incriminato – nella traduzione italiana – qualche giornale lo ha pubblicato in fac-simile. Te l’abbiamo detto sia io che reza nei commenti al post precedente. Come sei malfidato verso i tuoi colleghi traduttori!:-)

    >in particolare quando si tratta di sistemi giuridici stranieri.<
    Guarda che i tedeschi mica c’hanno il common law o la sharia:-) come “sistema giuridico”: hano quello derivante dai codici napoleonici, esattamente come l’Italia.

    >Credo che ci vorrebbe l’intervento di un giurista in merito, non di polemisti politici come siamo tutti noi.<
    Z. ha già commentato, sempre al post precedente. Ma so a chi ti riferisci invocando un “giurista” in merito:-)

    >Mi sembra di capire (da profano assoluto) poi che c’è sempre un gioco tra aggravanti e attenuanti, che serve anche per calibrare la lettera della legge al caso singolo; tipo, “questo qui si merita solo due anni di carcere, ma la legge gliene prescrive quattro, quindi troviamo un’attenuante qualunque, magari un po’ di fantasia”.<
    Veramente- da profano a profano – io credo che la legge gliene prescriverebbe p.es. “da 2 a 4 anni” e, concedendogli le attenuanti possibili ed immaginabili, alla fine si becca il minimo, ovvero 2.

    Sull’ “attenuante di fantasia”, io la trovo di una fantasia del menga.

    In più, ci sarebbe da fare questa riflessione: a prescindere dal fatto che io trovo una castroneria giuridica (anche qualora stabilita per legge) che p.es. a un assassino vengano concesse attenuanti perché nel suo paesello le liti condominiali vengono quasi sempre a finire a fucilate, ma dove cazzo ha trovato quel giudice tedesco le basi giuridiche per stabilire che in Sardegna, di solito, se uno sospetta di tradimento la fidanzata la chiude in cantina e la fa violentare dal branco degli amici?

    Stavolta sono assolutamente d’accordo col kompagno-kapitalista Soru che ha commentato lapidario:”Questa è la prova che gli imbecilli esistono”:-)

    Ciao

  31. controlL says:

    A me piace molto faccetta nera. Con tono leggero dice cose pesantissime. Chi vede, trasportate come sono dalla musichetta accattivante, in queste parole, noi ti daremo/un’altra legge e un altro Re, l’ombra del virgiliano: tu romane regere imperio populos memento?p

  32. utente anonimo says:

    Sì,Khayr ad Din,che,a parte San Remo, di città italiane e non,ne saccheggiò davvero un pò troppe,come tutti i grandi corsari barbareschi dell’epoca tranne Dragut era di origine europea e cristiana.

    Molti storici spiegano ciò col fatto che la società islamica dell’epoca offriva maggiori possibilità di ascesa sociale ai giovani più irrequieti rispetto alla società europea ,molto più classista.

    Possiamo dunque paragonare i “musulbuoni”alla Magdi Allam,che, partecipando allo scontro di civiltà “dall’altra parte della barricata” hanno guadagnato una posizione per loro irraggiungibile nei paesi d’origine,oggi molto più classisti dei nostri,con i corsari barbareschi di origine cristiana?

    Vero che i musulbuoni non si sono convertiti al cristianesimo(e, naturalmente, non saccheggiano città islamiche) però quella smania aggressiva nei confronti dei loro ex-compatrioti sembra davvero un tratto in comune tra questi e quelli . Ma tornando alla percezione “erotico-immaginativa”dei conquistatori nei confronti delle donne conquistate(o meglio:delle donne DEI conquistati)la differenza che emerge tra colonizzatori europei e corsari barbareschi è appunto in quell’idea di salvezza di cui parla il post.

    Al desiderio di possesso il Barbarossa o il giannizzero di turno non aggiungevano nulla,se non il sollievo di non doversela vedere con i suoceri e lo scorno di dover far a meno della dote(ma coi saccheggi si procuravano anche quella)e rinchiudevano la donna nell’harem senza pensarci più.

    L’europeo non poteva prendere possesso di una donna senza rivestire il suo gesto di un’aura di sacralità.

    Così la salvezza della donna araba di cui si parla nel post,avrà anche una forte connotazione razzista ma la matrice è quella della buona,vecchia, salvezza cristiana.

    Franz

  33. utente anonimo says:

    Ritvan

    perchè consideri la concessione di attenuanti una castroneria?

    Immagina che ti scappi di infliggere una coltellata mortale a tua moglie.Cose che capitano,no?

    Cosa dovrai fare allora per evitare un’ingiusta condanna?Immediatamente dovrai dargliene altre 99 in base al noto principio che “chi dà una coltellata è un assassino, chi ne dà cento è un pazzo”,usufruendo da subito di importanti attenuanti.

    Poi al processo,dovrai sfinire i giudici con citazioni del kanun,roba tipo “la donna che non porta la colazione a letto al marito e non glielo mena un pò mentre questo la consuma,essa,sta scritto, merita la morte”,così,in base all’ancor più noto principio che “tutti siamo i negri di qualcun altro”(italiani dei tedeschi,albanesi degli italiani) in un paio d’anni sarai fuori.

    Nel frattempo,se sai come si costruisce una camera a gas di quelle grosse,fammi avere il progetto ,che sono sempre più deciso ad applicare la soluzione finale al problema garantista/buonista/radical/cattocomunista.

    Per la cronaca:qualche anno fa negli USA un siciliano accusato di abusi sui figli fu assolto proprio perchè siciliano.

    Non ricordo i particolari ma son sicuro della sentenza,che finì,come questa del sardo,sulle prime pagine.

    Franz

  34. PinoMamet says:

    “Al desiderio di possesso il Barbarossa o il giannizzero di turno non aggiungevano nulla,se non il sollievo di non doversela vedere con i suoceri e lo scorno di dover far a meno della dote(ma coi saccheggi si procuravano anche quella)e rinchiudevano la donna nell’harem senza pensarci più.

    L’europeo non poteva prendere possesso di una donna senza rivestire il suo gesto di un’aura di sacralità.

    Franz”

    Credo però che tu stia mischiando epoche e concezioni diverse.

    I corsari europei, non meno attivi di quelli barbareschi loro contemporanei, rapivano donne “turche” probabilmente senza nessun desiderio di salvare o di convertirle, ma solo di tenersele, farci all’amore o al limite venderle.

    La conversione, in entrambi i casi, era casomai la condizione alla quale il rapito, uomo o donna, doveva sottostare per ottenere la libertà nel nuovo paese: e questo era valido a Tangeri o Algeri quanto a Genova o Roma, per quanto a religioni invertite.

    (Oltre che i vari Turchi, da me ci sta pure il cognome Dallaturca, che credo abbia all’origine proprio qualche “turca in Italia”- e chissà quanti discendenti di “italiane in Algeri” ci stanno là!)

    Ciao!!

  35. ZanShin says:

    >”tutti siamo i negri di qualcun altro”< “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crscenzo ?

  36. utente anonimo says:

    é interessante vedere come nel sottosuolo dell’ignoranza coloniale e fascista, tapezzato dalla contraddizione del saccheggio e dell’usurpazione menzogna dell’altrui dignità, questi maschi non siano proprio stati immuni dal contagio. Poveri fascisti vittime di vere storie d’amore intenso, di aperture spirituali inaspettate, ma subito ideologicamente camuffate, rinnegate o represse…perché oltre il calore quell’amore avrà avuto anche l’insopportabile caratteristica di essere magico e quindi di mettere a nudo il soggetto e renderlo cosi terribilmente ‘vulnerabile’ terribilmente non fascista terribilmente dominatore-dominato …ciao wadhuda

  37. mathuziano says:

    Per Miguel Martinez n.23

    Mi par di leggere tra le righe una tua velata acrimonia nei confronti di Sanremo, considerando che vi sono nato mi piacerebbe sapere da cosa deriva. Per quanto riguarda il saccheggio i “turchi” si limitarono ai villaggi limitrofi indifesi. So di darti un dispiacere ma i “turchi” vennero pure sconfitti in una battaglia campale fuori le mura. I pirati erano poca cosa un migliaio di uomini, il grosso della flotta stava saccheggiando Nizza, ma tant’è.

    Saluti.

  38. kelebek says:

    Per Mathuziano n. 38

    Ovviamente la mia era una battuta.

    A Sanremo non ci sono mai stato; ma mi trovo ovunque il suo doppio mediatico, il Sanremo di Pippo Baudo, per intenderci.

    A me sarebbe bastato che Khayr-ed-din avesse fatto un breve assalto al teatro di Sanremo durante il festival, portandosi via veline e affini per allietare l’harem del Sultano.

    E lasciando in pace i sanremesi doc.

    Miguel Martinez

  39. RitvanShehi says:

    x Franz (#34)

    :-) :-) :-)

    Ciao

  40. RitvanShehi says:

    >A me sarebbe bastato che Khayr-ed-din avesse fatto un breve assalto al teatro di Sanremo durante il festival, portandosi via veline e affini per allietare l’harem del Sultano.kelebek< In altri tempi saresti stato un ottimo Savonarola, Miguel. Ma oggi potresti essere, invece, un discreto imam:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Anche la mia vorrebbe essere una battuta, se non s’era capito.

  41. carissimo,

    ti avevo lasciato un “grazie” frettoloso sotto il tuo commento in Marginalia e solo ora trovo il tempo di passare da qui, leggere questa interessante discussione e ringranziarti ancora per aver rilanciato questo frammento, che per me era anche un modo per ricordare a due anni dalla morte in maniera non retorica Riccardo, segnalando i suoi scritti, che hanno contribuito a dare una svolta e un nuovo impulso alle ricerche sul razzismo italiano.

    Venendo alla discussione

    non credo che i razzisti di oggi siano i razzisti di ieri (stesso discorso per il fascismo), ma certo c’è una certa “permanenza”. Il razzismo attuale non nasce dal nulla, o come qualcun* vorrebbe farci credere, con l’arrivo in Italia dei cosiddetti “immigrati”, ma è una storia che viene da lontano.

    E mi piace molto che ci siano luoghi come questo in cui certe problematiche vengano affrontate e discusse.

    il tuo link è tra i Feedback di Marginalia, quindi ci risentiremo ancora, ciao

    v.

  42. utente anonimo says:

    I più razzisti di tutti sono gli arabi e i negri. Si massacrano per motivi razziali a milioni. Non c’è bisogno di fare l’elenco dei vari Biafra, tutsi, hutu, algerini, berberi ec…..Andare a vedere solo i nostri razzisti e tacere l’enorme e virulento razzismo di quest’altri è un’operazione falsa e provocatoria, oltrechè meschina.

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