Dieci anni di carcere per navigazione (IV)

Ora, el-Mostapha el-Korchi è accusato di essersi addestrato a fare il terrorista. Cioè non solo a combattere in non meglio precisati luoghi lontani, ma anche a fare strage di civili.

Come lo si dimostra?

"Se l’essenza dell’azione terroristica è tradizionalmente ravvisata nel carattere indiscriminato della violenza, e quindi all’indifferenza rispetto al ruolo e alla posizione della vittima, è questa una connotazione davvero radicata dell’ideologia praticata da KORCHI, il quale si spinge fino a istigare i bambini della moschea a picchiare a sangue i bambini non musulmani".

Dice di picchiare i bambini, quindi se ne deduce che si stia preparando – con quindici minuti di addestramento – a lanciarsi con un Boeing 747 su un asilo nido, anche se non si sa in quale paese.

Ma qui si dà il caso che sappiamo qualcosa che esula dalle carte.

Cioè che l’istigazione a picchiare nasce in un contesto preciso, che l’estensore della custodia cautelare si guarda bene dal raccontare: un bambino marocchino, che frequenta una scuola italiana, vittima di incessante bullismo da parte dei suoi compagni italiani, si è lamentato con l’imam Korchi. Il quale ha consigliato – giustamente o meno – di rendere pan per focaccia.[1]

Il massimo che si possa considerare "prova" – e infatti viene citato ripetutamente nel testo – si ha quando el-Korchi e Oumaadaan, visionando il famoso video sul Boeing 747, si impegnano in una "conversazione, all’inizio incomprensibile, all’interno della quale si coglie la frase di OUMAADAANE: ‘… Io mi avventuro… io mi avventuro… fino al k.o." Chi sa quale sarà mai stato il verbo arabo tradotto come "io mi avventuro…"

Oppure, scopriamo che el-Korchi visiona un pagina di un sito in cui, tra tante altre cose, si consiglia di visitare il sito di Google Earth per vedere le mappe satellitari delle zone di conflitto. Ora, non si dice che el-Korchi abbia effettivamente letto il consiglio e sia andato a visitare Google Earth. No, si dice che su una certa pagina, il consiglio c’era.


Visualizzazione ingrandita della mappa

La informiamo che lei ha appena guardato la mappa di Falluja.
Complimenti e benvenuto nel Club degli Apprendisti Terroristi

Ma questo fatto appare proprio nella premessa dell’ordinanza di custodia cautelare, quando si riassumono le prove contro el-Korchi, dicendo tra l’altro che egli è indagato per aver ricevuto e fornito "addestramento e istruzioni […] sugli itinerari consigliati ai mujiahiddin [sic!] per raggiungere zone di conflitto".

Ma la vera prova contro el-Mostapha el-Korchi consiste semplicemente nelle sue idee religiose e politiche.

Non sono un giurista, però dalle carte si percepisce in modo nettissimo la logica seguita dal GIP.

In Italia, le idee, politiche o religiose, non sono teoricamente reato. Dall’alto di tale liberale certezza, ci si può permettere di denunciare l’illiberalità di altri paesi.

Ma nel caso di el-Korchi, abbiamo una persona che viene accusata di "addestrarsi" a fare il terrorista, guardando file su internet e facendo qualche mossa di non meglio precisate "arti marziali".

Nelle innumerevoli registrazioni, el-Korchi (e gli altri imputati, di cui però si parla poco nel documento) non viene mai sorpreso a dire, che so, "un giorno vorrei far saltare per aria i mercati generali di Bangkok". Quindi, ripetiamo, nessuno strumento materiale, nessun progetto e nemmeno la possibilità concreta di fare alcunché.

Eppure, el-Korchi è un terrorista perché pensa da terrorista. Esprime, in privato e tra amici, soddisfazione per azioni militari del jihad nei paesi in guerra:

"L’intercettazione ambientale ha consentito di documentare il fervore e l’incitamento all’odio verso gli ‘infedeli’ diffuso da KORCHI nel corso delle prediche."

"Due individui non identificati [e quindi non el-Korchi] commentano con soddisfazione le notizie relative ad un attentato perpetrato dai mujahidin in Iraq, ai danni di una base militare americana."

[Korchi] "invita i presenti […] ‘a leggere il Corano e ad allenarsi alla jihad’". [2]

"KORCHI e Driss assistono a una trasmissione audiovisiva […] durante la quale KORCHI, cantando, intona gli stessi inni trasmessi, canti in arabo intervallati da colpi di arma da fuoco."

"KORCHI, durante la predica del venerdì, pronuncia tra l’altro le frasi: ‘Dio accetta i martiri musulmani… Dio ci protegga dagli americani… dagli ebrei e dai cristiani… dai traditori… Dio li distrugga e li renda deboli."

Lasciando perdere i riferimenti retorici e superficiali a due degnissime religioni, possiamo fare anche nostro l’auspicio che il Signore si stia addestrando, in un luogo inaccessibile a tutti i mandati di cattura, per distruggere e rendere deboli gli oppressori in tutto il mondo.

 Note:

[1] Gli arabofoni più competenti di me potranno confermare o smentire la mia impressione, cioè che il termine "sangue" in arabo venga usato in molte metafore. D’altronde, conosco miti professori italiani di matematica che amano "far sputare sangue" ai loro allievi. In questo, c’è anche il problema delle traduzioni processuali di confuse intercettazioni dall’arabo dialettale, dove ovviamente non c’è alcuna possibilità di analisi linguistica.

Resta, ad esempio, del tutto misterioso l’episodio del 10 febbraio, in cui "i presenti stanno visionando [un filmato] concernente un bambino africano della Tanzania chiamato piccolo imam [Ndr ??]. Al termine, KORCHI interviene dicendo… "Chi uccide un’anima è ricompensato". Provo invano a ricavarne un senso, pensando ai due termini arabi più comuni che corrispondono a grandi linee alla nostra "anima" – nafs e ruh – ma non riesco a ricavarne alcun senso. Gli inquirenti, invece saltano famelici su quel verbo, "uccidere".

[2] "Allenarsi" dà ovviamente l’impressione, in italiano, di un’attività di "addestramento", mentre possiamo immaginare che il verbo arabo, così liberamente tradotto, sia piuttosto un "impegnarsi" nel jihad, cioè nello sforzo complessivo di vita islamica.

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39 Responses to Dieci anni di carcere per navigazione (IV)

  1. fmdacenter says:

    “Dio accetta i martiri musulmani” è decisamente una frase molto compromettente.

    Dipende tutto dal contesto, naturalmente.

    Saluti

  2. metoikos says:

    Mastico un po’ di arabo, quindi intervengo!

    Probabilmente il traduttore non è molto bravo, in quanto spesso traduce letteralmente.

    Non sono un traduttore di professione, ma mi capita di tradurre dall’arabo o dal francese in italiano. Attualmente, passo oltre dieci ore al giorno a tradurre (per questo motivo sono sparito)!

    Ci sono espressioni idiomatiche che, se tradotte letteralmente, perdono il proprio significato. La cosa si complica ulteriormente quando si usano espressioni gergali. Ma non vorrei complicare nulla!

    1°) OUMAADAANE non mi dice proprio niente. Mai “io mi avventuro” però. MAI!

    Avventurarsi = jughamiro.

    Avventura = Mughamaratun

    Mi avventuro = ughamiro

    Non esiste “avventura” senza “ughamr”!

    2°) CHI UCCIDE UN’ANIMA…

    Il traduttore ha tradotto letteralmente una espressione idiomatica. Ne sono sicuro. Ma gli inquirenti le hanno attribuito il vero significato.

    UCCIDERE UN’ANIMA oppure fare “cadere una anima” (in arabo parlato nel Nord Africa), significa uccidere un essere umano. Per altro, si usa in Italia il termine anima, credo nel significato di persona, quando si parla di un defunto: “…Gennaro, buonanima, faceva il portinaio.”

    Imed Mehadheb Metoikos (Tunisia)

  3. AbdelQader says:

    Col nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso.

    Non mi avventuro in discorsi filologici perché uso l’arabo solo per le preghiere, tuttavia ricordo che un fatto simile avvenne a Bologna in S. Petronio quando tre berberi furono arrestati come sospetti terroristi per poi essere rilasciati: i traduttori, dall’arabo di certo, non avevano capito nulla del discorso in berbero e fecero delle traduzioni sui generis addirittura per assonanza. A questo punto potrebbero mettere pure me a fare le traduzioni dall’arabo, un po mi arrangio, un po vedo le analogie con il farsi e via così. Restiamo comunque alla finestra.

  4. utente anonimo says:

    sul blog di Lia si stanno lamentando, che avresti tolto un punto dal link che hai fatto al suo sito!

  5. kelebek says:

    Per Abdel Qader n. 3

    Vedo che tu traduci il “bi-” arabo insolitamente con “con” e non con “nel”.

    Interessante, avresti voglia di motivare meglio questa scelta?

    Miguel Martinez

  6. kelebek says:

    Per n. 4

    1) Firmare sempre, anche con un nick qualunque.

    2) Non è l’unico link ad aver subito danni in questi giorni, se ci fate caso. Comunque grazie della segnalazione, aggiusto subito!

    Miguel Martinez

  7. kelebek says:

    Ho sistemato il link al blog di Haramlik (Lia). Spero che funzioni adesso.

    Segnalatemi se ci sono problemi anche con altri link.

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    e sono Gino, no? Lì da haramlik pensavano che tu gli volevi togliere un p’o di visite e c’erano rimasti male

    GINO

  9. Ah Miguel,

    per quanto riguarda i presunti “ventimila documenti”, mi suggeriscono una spiegazione buffa: Google.

    Pare che ad ogni ricerca effettuata vengano contattate tutte le pagine risultanti, che quindi nella memoria del server risultano tutte “consultate”.

    Erika

  10. Ritvanarium says:

    Dettaglio fondamentale:

    Abdel, sei Arabo di madrelingua o hai assunto Nome Islamico dopo la Conversione ? … A me ‘sta storia che chi si converte all’ Islam deve per forza prendere Nome Arabo mi pare razzistissima !!!

    … Già che ci siamo, perché non dichiarare “Suono Kafir” il fonema /p/ , inesistente in Arabo, allora ?

    by DavidRitvanarium

  11. RitvanShehi says:

    Disse una volta il Cardinale Richelieu:

    “Datemi dieci righe qualsiasi vergate di proprio pugno dal più leale e specchiato gentiluomo francese e io vi troverò tanto da mandarlo al patibolo per alto tradimento”.

    Ed era lingua francese, eh, mica arabo:-).

    Ciao

    Ritvan ‘O Insonne

    P.S. Porca miseria, anch’io una volta ho consigliato al mio frugoletto di picchiare “a sangue” lo spregevole bulletto italico che insisteva nel dargli senza alcun motivo dell’ “albanese ladro”. Sarò un inconsapevole terrorista islamico anch’io, dunque?:-)

  12. mathuziano says:

    @10

    Vi era stata una dicussione in un NG sull’obbligatorietà di assumere un nome in arabo per chi si “converte”.

    Si era arrivati alla conclusione che non è obbligatorio.

    A.M.

  13. fmdacenter says:

    Sì sì

    vogliamo Ritvan a Guantanamo!

    :))))

    Francesco

  14. utente anonimo says:

    “(…) l’istigazione a picchiare nasce in un contesto preciso, che l’estensore della custodia cautelare si guarda bene dal raccontare: un bambino marocchino, che frequenta una scuola italiana, vittima di incessante bullismo da parte dei suoi compagni italiani, si è lamentato con l’imam Korchi. Il quale ha consigliato – giustamente o meno – di rendere pan per focaccia”

    Direi meno giustamente. Contro il bullismo esistono i professori e i presidi, farsi giustizia da soli non mi sembra in questo contesto granchè come consiglio.

    saluti

    A

  15. RitvanShehi says:

    >A me ‘sta storia che chi si converte all’ Islam deve per forza prendere Nome Arabo mi pare razzistissima !!! DavidRitvanarium< Giusto! E anche quella del povero Papa, che dopo l’elezione lo costringono a cambiar nome: abbasso il Razzismo Vaticano, dunque!:-) :-).

  16. RitvanShehi says:

    >Contro il bullismo esistono i professori e i presidi…A< Muahahahahaha..carina questa, ma come ti vengono?:-)

  17. mariak says:

    per a

    certo, giusto ,esistono i professori e certamente devono essere attivati, ma intanto il bambino reagisce no?, tu sei grande , credo, e saprai che in un gruppo, specialmente infantile, il debole o presunto tale, si attira in modo progressivo, angherie più o meno gravi, da qui il famoso detto

    Chi pecora si fa il lupo se lo mangia!

    Quindi il bambino reagisce eppoi nello stesso momento i genitori andranno dal preside, ecc. ecc.

    Insomma come consiglio non lo vedo del tutto sbagliato, poi si tratta di ragionare caso per caso!

    maria

  18. mariak says:

    e comunque sia, non credo che tale consiglio anche a volerlo considerare errato, possa essere un’indizio di mentalità terroristica, tutt’al più poco “pedagogico”…

    Maria

  19. utente anonimo says:

    mi vengono cosi’ Ritvan che ci vuoi fare ; ) ma in Albania per dirimere queste faccende è d’uso fin da piccoli il duello rusticano? ; )

    Comunque, per essere seri, io con mio figlio mi regolero’ cosi’, onde evitare che il una volta diventato adulto, decida di farsi ingiustizia da solo – con conseguenze ben peggiori.

    A tal proposito – mi rivolgo anche a Maria – è capitato di recente in Belgio (dove abito) il caso di un sedicenne che – per motivi che sembrano essere legati al bullismo – ha accoltellato un coetaneo all’uscita dalla scuola (fortunatamente la vittima se l’è cavata – si fa per dire – con un paio di settimane di terapia intensiva). Poi sono d’accordo con te che questo col terrorismo non ha nulla a che fare; solo che il consiglio dato al bambino marocchino – tormetato da coetanei tanto stronzi quanto italiani- continuo a considerarlo molto diseducativo, a maggior ragione se proveniente da una figura importante da questo punto di vista come quella dell’imam, che dovrebbe essere nell’ambito della comunità dei fedeli anche un educatore. O sbaglio?

    A

  20. RitvanShehi says:

    >e comunque sia, non credo che tale consiglio anche a volerlo considerare errato, possa essere un’indizio di mentalità terroristica, tutt’al più poco “pedagogico”…

    Maria< E se – prima di gettare l’imam nel girone dei “poco pedagogici” – provassimo a chiedergli se abbia chiesto al bambino se quest’ultimo abbia informato maestri, presidi e tutto il cucuzzaro e quelli se ne siano bellamente strafregati?
    Nel mio caso l’ho fatto. E non solo se ne erano strafregati, ma hanno poi – dopo la “rappresaglia” – avuto la faccia come il culo di dirmi che il mio bambino era un “violento”. Ovviamente li ho mandati a cagare, avvisandoli che se avessero in qualche modo cercato di vendicarsi su mio figlio, avrei fatto passar loro tanti di quei guai da pentirsene amaramente. E siccome gentaglia simile, mangiapane a ufo dello stato, in genere è anche piuttosto vigliacchetta, son stati zitti e buoni.

    Ciao

    Ritvan

  21. RitvanShehi says:

    >mi vengono cosi’ Ritvan che ci vuoi fare ; ) ma in Albania per dirimere queste faccende è d’uso fin da piccoli il duello rusticano? ; )A<
    Non so come va di moda adesso, visto che mio figlio vive in Italia dall’età di quasi 2 anni. Certamente ai miei tempi era molto diverso. Il bullismo non esisteva proprio, anche perché l’educazione dei “giovani virgulti del socialismo” era una continua ossessione del Partito e di tutte le sue “cinghie di trasmissione” presenti anche a scuola. E i genitori del bulletto rischiavano pesanti ripercussioni sul LORO posto di lavoro (minimo umilianti autocritiche davanti a tutto il personale appositamente riunito), pertanto credo ci pensassero loro (magari usando a casa altri tipi di cinghie:-) ).

    Però, questo valeva solo fra “pari”. Infatti, se un bambino discendente di “amici del Popolo” tormentava uno discendente di “nemici del Popolo”, la cosa veniva giustamente:-) inquadrata nell’ambito della sacrosanta:-) “lotta di classe”. *

    >Comunque, per essere seri, io con mio figlio mi regolero’ cosi’, onde evitare che il una volta diventato adulto, decida di farsi ingiustizia da solo – con conseguenze ben peggiori.<
    Qui si parla di farsi “giustizia” da soli, non “ingiustizia”.

    >A tal proposito – mi rivolgo anche a Maria – è capitato di recente in Belgio (dove abito) il caso di un sedicenne che – per motivi che sembrano essere legati al bullismo – ha accoltellato un coetaneo all’uscita dalla scuola (fortunatamente la vittima se l’è cavata – si fa per dire – con un paio di settimane di terapia intensiva).<
    Che coincidenza, il Belgio. Tempo fa, in una lista di discussione per veterinari, un collega italiano raccontava di essere cresciuto in Belgio, come figlio di un dirigente di un’importante azienda chimico-farmaceutica. A scuola i bambini belgi – con quella crudeltà che spesso contraddistingue i bambini – lo trattavano come uno zimbello, scaricandogli addosso tutti quei luoghi comuni triti e ritriti che negli altri paesi vengono imputati agli italiani e che tu, immagino, conoscerai bene. Ebbene, dopo vani tentativi di coinvolgere maestri e dirigenti vari, il nostro un bel giorno prese il coraggio a due mani e spaccò il muso a testate al “capobranco” della classe. Da quel giorno, come per miracolo:-) furono tutti dolci ed affettuosi col piccolo italiano.

    >Poi sono d’accordo con te che questo col terrorismo non ha nulla a che fare; solo che il consiglio dato al bambino marocchino – tormetato da coetanei tanto stronzi quanto italiani- continuo a considerarlo molto diseducativo, a maggior ragione se proveniente da una figura importante da questo punto di vista come quella dell’imam, che dovrebbe essere nell’ambito della comunità dei fedeli anche un educatore. O sbaglio?<
    Vedi mia risposta a Maria. Ovvero, se si fosse accertato prima dell’inutilità delle “vie legali” IN QUEL CASO, non ha sbagliato. Altrimenti, sì.

    Ciao

    Ritvan

    * Una delle poche volte in cui ho minacciato fisicamente qualcuno nella mia vita è stato quando ho spiegato con molta dolcezza a un compagno di classe discendente di “amici del Popolo” che continuava a chiamare “sporko kulako” un altro compagno di classe discendente di “nemici del Popolo” che io gli avrei spaccato il grugno se lo sentivo un’altra volta chiamarlo così. E ha funzionato.

  22. utente anonimo says:

    C’è un conflitto in atto, ognuno tra le parti ha diritto di simpatizzare per l’una o l’altra.

    Noi giustamente ( o ingiustamente a seconda dei punti di vista) come Italia siamo schierati SCHIERATI SCHIERATI a fianco degli Americani , che altri giustamente o ingiustamente giudicano oppressori invasori ecc. La storia della missione di pace è una presa per il culo.

    Bisognerebbe essere meno ipocriti e dire le cose come stanno senza sofismi assurdi..Siamo in guerra chi non è con noi è contro di noi. Essendo in stato di guerra la libertà di espressione e manifestazione del pensiero è limitata, chi non è d’accordo ovviamente fa propaganda sovversiva ed è nostro nemico. POi ovviamente uno potrebbe anche incazzarsi e dire ma perchè siamo in guerra se i nostri rappresentanti dicono di non averla proclamata..e fanno le marce di pace?

    Meglio una sinistra ipocrita o una destra sincera?

    Comunque sia dal punto di vista della sovranità abbiamo tutto il diritto di emanare norme interne a sostegno della politica estera, ma almeno dichiariamo la legge marziale e non fingiamoci pluralisti, quando si ha solo il diritto di parlare per essere d’accordo, o al limite pacifisti della domenica..

    Spero di essere stato chiaro.

    MARCELLUS

  23. kelebek says:

    Per Marcellus n. 22

    Sei stato chiarissimo.

    E per alcuni versi, sono anche d’accordo con te.

    Il tuo ragionamento ha, a mio avviso, però, due difetti, nessuno dei quali di carattere moralistico.

    1) Che cos’è “l’Italia”? Se intendi il gruppo di coloro che detengono il potere in questo paese, cioè alcune centinaia o forse migliaia di persone, hai ragione.

    Ma possiamo dire che loro “sono” l’Italia? In fondo, anche noi, che siamo italiani, anche se non contiamo nulla, non siamo meno di loro, e siamo dall’altra parte.

    Se intendi la maggioranza numerica degli italiani, tale maggioranza (per motivi di ogni genere) è contraria alla partecipazione italiana in spedizioni militari all’estero, ma magari è favorevole a repressioni anche indiscriminate dentro i propri confini. Per cui anche qui, la definizione non è facile.

    2) Il secondo problema l’ho detto molte volte: l’Impero non accetta di avere “nemici”, ma solo sudditi sovversivi e riottosi. E quindi non può riconoscere di “essere in guerra”, né può ammettere che l’Altro è un “nemico” e non semplicemente un “delinquente da punire”.

    In questo senso, la retorica che tu giustamente contesti, è strumentale proprio al dominio.

    Miguel Martinez

  24. AbdelQader says:

    Col nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso.

    Per Miguel #5. Ecco come l’imam Khomeini, commentando il Sacro Corano e riferendosi alla filosofia illuminativa (o della Luce) di Sohrawardi e al noto concetto di “Essere Necessario” di Ibn Sina-Avicenna (di contro a tutti gli esseri e a tutte le creature, che sono “contingenti” ), spiega l’opportunità di dire “Col Nome di Dio” piuttosto che “Nel Nome di Dio”….

    Ogni cosa è Nome di Dio e, viceversa, i Nomi di Dio sono tutto ciò che esiste e sono estinti nel Suo Essere. Noi ci crediamo esseri che dispongono d’un certo grado d’autonomia, ci consideriamo un qualcosa in e di noi stessi. Ma non è così. Se solo un istante quei raggi dell’Essere Assoluto, che in ogni istante ci crea quali espressione della Volontà divina e manifestazione di Dio, cessassero per un secondo, tutti gli esseri istantaneamente perderebbero il loro stato di esistenza e ritornerebbero al loro stato primigenio di non-esistenza, perché la loro continua esistenza dipende dalla Sua continua Manifestazione. È attraverso la manifestazione di Dio che l’intera creazione è venuta all’esistenza; quella manifestazione, o luce, è l’origine e l’essenza dell’esistenza stessa. “Dio è luce dei cieli e della terra” (XXIV, 35) e, viceversa, i cieli e la terra sono Sua luce o manifestazione; la luce di tut-to ciò che esiste deriva da Dio. Qualunque cosa passi dalla potenza all’atto, qualunque cosa appaia in questo mondo, è luce, perché la caratteristica della luce è quella di apparire e di essere visibile. L’uomo appare ed è visibile, ed è luce; gli animali sono luce; tutti gli esseri sono luce, luce di Dio. “Dio è luce dei cieli e della terra”, ossia l’esistenza dei cieli e della terra deriva dalla luce e da Dio. I cieli e la terra sono così destinati all’estinzione nell’Essere Divino perchè il verso dice “Dio è Luce dei cieli”, non “I cieli sono illuminati da Dio”, che potrebbe implicare un certo tipo di separazione. “Dio è la Luce dei cieli”, ossia essi non sono in e di per se stessi, e non vi è alcun essere nella creazione che possieda indipendenza. Per “indipendenza” noi intendiamo l’abbandonare lo stato della contingenza dell’essere e passare a quello della necessità, che è impossibile dal momento che solo Dio l’Altissimo è l’Essere Necessario. Quindi quando Dio dice “Nel Nome di Dio, la Lode appartiene a Dio”, o “Nel Nome di Dio, dì: ‘Dio è Uno'” (112:1), il significato probabilmente non è tanto quello che noi dobbiamo dire “NelNome di Dio, il Compassionevole, il Misericordioso” , quanto “Col Nome di Dio”, dove il vostro stesso atto del parlare è un Nome di Dio.

  25. controlL says:

    Ma questa cosa é un dogma? Si può dissentire senza essere blasfemi?

    Marcellus

  26. RitvanShehi says:

    Per gli aspiranti terroristi, su google earth si possono persino vedere le basi militari che gli americani stanno costruendo in irak e Afghanistan. Sulla copertina dell’ultimo numero della nostra rivista, per esempio, fa bella mostra di sé la foto d’un particolare della via via costruita bagram afgana, che dà un’idea di quanto grande verrà a essere. Casomai qualcuno fosse così stupido da pensarlo, non c’è sgub ad avvisare digos o che altro: la prima copia cartacea va rigorosamente in questura. Anche perché qui si può tranquillamente parlare di terrorismo da parte americana (mica avete pensato che mi riferivo a sfigati terroristi arabi?), che vuole mostrare l’inanità, data la forza di cui può disporre, degli sforzi contrari. Precisamente quella che si chiama, sempre dal latino “terror”, deterrenza. Ma allora gli ameregani davvero vogliono ritirare le truppe? È sincero il dibbatttito in corso in iuesèi? Senz’altro. Le vogliono ritirare, quel tanto di truppe che serve, nelle basi che stanno costruendo. Il guaio è che i babacci ventriloquati che hanno impancato a palazzo non stanno su appuntati con stellette dei costruendi eserciti locali, ma solo con stellette ben più solide del già pronto esercito usano. Sicché non possono “ritirarsi”. Averlo previsto così male, oltre che marcare la stupidità del gruppo sul cespuglio nel campidoglio, fa parte anche di quell’“inesplicabile limite del potere” di cui parla un altro post.

    Venendo al giudice perugino che continua degnamente la tradizione frasale dei baci perugina, tutto lo sproloquio giuridico tra l’altro è pure una forma terroristica di deterrenza: badate che ci vuol poco a restare impigliati negl’ingranaggi processuali, e per assurdi che siano i pretesti giuridici, ne avrete da ridere prima, sempre che, ne usciate fuori.p

  27. Saidatun says:

    Posso riassumere, AbdelQader?

    Quando uno scrive “Col nome di Dio” sarebbe un po’ come dire “parlo col permesso accordatomi da Dio, avendomi lui creato e dato senno e favella, cosa di cui lo ringrazio ogni volta che parlo”, mentre se si scrivesse “In nome di Dio” sarebbe un po’ ehmmm…come dire…presuntuosi.

    Ciao

    Ritvan ‘O Teologo Alle Vongole:-)

  28. AbdelQader says:

    Oggi Lisistrata si è accorta che non siamo la stessa persona!!!! Mi ha scritto sul blog un pò incazzata ed a scoppio ritardato. Ha detto anche che muoverà i suoi legali. Pensi che mi serva un microclisma di glicerina, camomilla e malva prima di incontrare il suo legale, o meglio la moglie di Severini/Ranieri/Sandalo?

    Miguel, abbiamo adesso finalmente avuto giustizia ed ognuno di noi si terrà la propria identità! Wow!

  29. fmdacenter says:

    Col nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso.

    Per il #25 anonimo. Non è un dogma ma semplicemente una visione teologica fra tante, ad esempio la formula “Col” non è usata fra i sunniti e neppure presso gli zayditi che io sappia. Si deduce quindi che possibile dissentire tranquillamente, tuttavia per i più rigidi si correra il rischio di sembrare ignoranti ed altezzosi, per i pragmatici un po pacchiano.

  30. utente anonimo says:

    Ma la hanno ricostruita Falluja?

  31. fmdacenter says:

    Non parlo arabo ma posso immaginare sia pi

  32. fmdacenter says:

    Non parlo arabo ma posso immaginare sia pi

  33. fmdacenter says:

    Non parlo arabo ma posso immaginare sia pi

  34. fmdacenter says:

    Non parlo arabo ma posso immaginare sia pi

  35. fmdacenter says:

    Non parlo arabo ma posso immaginare sia pi

  36. Ritvanarium says:

    Ma a scuola vi hanno insegnato cosa è una domanda?

    Sono così cattivo che ci leggete sempre un trabocchetto?

  37. RitvanShehi says:

    x Ritvan15 …

    Makkestaddì ?! Il Papa è uno e ha un ruolo ben preciso … è come se un Cattolico di ogni angolo ;-) del Globo ;-)) fosse obbligato a prendere un Nome Latino !!!

    Camille Eid mica è divenuto “Camillus Eidus” ;-) Padre Samir mica è divenuto “Pater Samirrus” ;-) !!!

    by DavidRitvanarium

  38. Ritvanarium says:

    O Mio Diletto Discepolo, è chiaro come il Sole (e non come la Mezzaluna:-) ) che la mia era solo una battuta iperbolica.

    Infatti, io non credo – ma aspetto in questo senso l’intervento di chi ne sa più di me, anche se certamente meno di Allah – che esista una norma shariatica che obblighi qualcuno a cambiare anche nome una volta convertitosi all’islam. Probabilmente – ma potrei sbagliarmi – i convertiti lo fanno per “ecceso di zelo”, ma non perche gli arabi siano considerati una “razza superiore”, bensì perché l’arabo – lingua in cui quei nomi islamici hanno un senso – è la lingua in cui è stato rivelato il Corano.

    Cerca di essere un po’ più comprensivo e meno fondamentalista:-), per favore. E chiedi il parere di un vero esperto – che io non ho la presunzione di esserlo – prima di emettere sentenza!

    Ciao

  39. Anonymous says:

    Già , sentiamo gli Espertoni …

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