Di isole e imperi (II)

Una volta, le trasformazioni ci davano il tempo di illuderci di vivere in un mondo stabile. Solido, si direbbe.

Almeno quanto bastava per fare un progetto: una carriera, un matrimonio, una rivoluzione, ad esempio. Il futuro era quindi luogo di speranza, o almeno qualcosa che si può pensare di costruire.

polvese-tramonto

Oggi, quando un giovane si iscrive al primo anno di una facoltà universitaria, sa già che quando si sarà laureato, il mercato vorrà qualcosa di completamente diverso da ciò che lui avrà da offrire: un segno della liquefazione del mondo.

Le mille manifestazioni di questa precarietà – termine che non a caso definisce oggi il lavoro stesso – generano uno stato globale di angoscia e insicurezza.

In un certo senso, la causa non è complessa: ha la semplicità delle macchine e dei conti in banca.

Ogni volta che facciamo qualcosa, ce ne viene qualcosa di utile, ma anche materiale di scarto.

Mangio il pesce, e ne ricavo nutrimento; ma – a parte il pesce stesso, che nella trasformazione non ci guadagna di certo – molto è stato disperso lungo tutta la linea tra il mare e la mia bocca.

La linea di dispersione è varia e complessa, ma la direzione è sempre quella.

Il sudore e il tempo del pescatore, la benzina persa in mare dal peschereccio, le reti che si logorano, il camion che per portarmi il pesce ha dato il suo piccolo contributo alla devastazione del manto stradale, nonché all’inquinamento dell’aria.

Quindi, non c’è processo di trasformazione che non comporti la produzione di scarti.

Solo che non era mai esistito, nella storia umana, un sistema che avesse fatto dell’accelerazione della trasformazione la propria missione, come fa il capitalismo.

Investire 100, per ricavarne 110. Quel dieci in più dà l’impressione di un miglioramento, e sta qui il suo irresistibile fascino; ma da qualche parte quel dieci è stato cavato fuori, è un costo, non per l’investitore, ma per qualcosa o per qualcuno.

Miliardi di persone – potenzialmente l’intera specie umana – gareggiano nell’ottenere quel margine. In questa gara universale, ogni individuo è esposto: idealmente agisce da molecola, in competizione con ogni altro essere umano vivente su questo pianeta. Una gara totale, dove però vale il principio fondante dell’americanismo: "Second place is nowhere" – chi arriva secondo, non arriva da nessuna parte.

La gara è per la generazione di prodotti. Non necessariamente materiali, anzi l’evanescenza è una caratteristica dei nostri tempi – il virtuale e il logo vanno di pari passo.

Ma nemmeno i prodotti evanescenti sono esenti dalla produzione di scarti.

Prodotti e scarti, quindi. "Di più" e "più in fretta".

"Di più" significa che nulla deve sfuggire al processo; ogni cosa esistente, dalla costa incontaminata alle visioni di un autore, deve diventare merce, cioè prodotto e scarto, o prodotto scartato, perché il prodotto precedente deve far posto al prodotto nuovo.

Ma anche umanità scartata, perché tutto ciò che non è integrabile come soggetto consumante, diventa scorie di umanità, la base dell’enorme produzione di sradicati, spiantati, profughi e rigettati di ogni colore e sorta.

"Più in fretta" significa che la produzione di scarti deve essere continuamente accelerata; e la velocità della rete permette di trasformare settimane in giorni, giorni in ore, e ore in simultaneità: il tempo, tendenzialmente, si accelera fino ad annientarsi.

Potremmo dire che la combinazione tra "di più" e "più in fretta" sia l’obiettivo del capitalismo, nel senso della meta verso cui tendono, magari senza pensarci, tutti coloro che partecipano ai suoi processi (compreso, ovviamente, il presente traduttore di manuali tecnici).

In una situazione ideale – come il vuoto senza attrito dei fisici – il "di più" del capitalismo dovrebbe a un certo punto significare tutto; e il "più in fretta" un unico istante.

Cioè la trasformazione, in un lampo, di tutto l’esistente in qualcos’altro; che è contemporaneamente un unico, totale prodotto e un unico, totale scarto – creative destruction.

L’Uomo dei miti ottocenteschi, con la sua lettera maiuscola, che forgia il proprio destino, realizzandosi come dio e principe di questo mondo, al grido di "Fiat!" (ma, dati i tempi, è più probabile che urli, "Nokiaaaaa!").

Però non esiste l’Uomo in astratto: esistono gli uomini determinati. Non è l’umanità, ma è quel tale, il più grande imprenditore di tutti i tempi, che sgomitando sui cadaveri di tutti gli altri, in un solo gesto realizza il sogno della categoria: il Big Bang dell’Ultimo Concorrente.

Certamente non succederà questo. Sappiamo che nessuno al mondo ha mai realizzato davvero i propri obiettivi. Per questo, non possiamo dire come andrà a finire.

Sappiamo solo che la Grande Muraglia si è aperta: per la prima volta nella storia, a livello mondiale, è crollato ogni freno cosciente al capitalismo, che si è proclamato così assoluto: ab-solutus, sciolto, senza vincolo alcuno se non le proprie regole interne.

Il Big Bang dell’Ultimo Concorrente indica una meta, un destino per questo mondo.

Questa meta qualcuno la può condividere, anzi probabilmente la condividono in tanti.

Noi, no.

E questo crea una vera divisione, una vera scelta di campo, che viene prima di tutte le altre.

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72 Responses to Di isole e imperi (II)

  1. utente anonimo says:

    Non è vero quasi nulla, però lo hai scritto abbastanza bene.

    Ciao

    Francesco

  2. talib says:

    Entropia Miguel?

  3. utente anonimo says:

    Il problema e’ che quel “di piu'” e “piu’ in fretta” hanno sostituito il “cosa”, o il progetto dietro di esso.

    Se manca il progetto si toglie all’uomo la possibilita’ di sognare e di sperare.

    Il danno della precarieta’ e’ anche che ora il fine non e’ piu’ trovare il lavoro che si e’ sempre desiderato o per il quale si e’ studiato, ma trovarne uno il meno precario possibile, col massimo guadagno possibile…chi ha piu’ voglia di fare sacrifici se non c’e’ piu’ il progetto individuale (ma solo quello ab-solutus di cui parli) a cui questi dovrebbero contribuire?

    Gli aspetti del capitalismo di cui parli mi hanno fatto venire in mente una frase letta recentemente (lungi da me il voler riaprire la questione, la frase era riguardo la produzione delle atomiche, ma mi sembra perfettamente applicabile alla produzione capitalista in generale):

    Ha scritto un filosofo tedesco che l’uomo e’ divenuto un utopista al rovescio:

    “Gli utopisti non sanno podurre cio’ che concepiscono, noi invece non sappiamo concepire cio’ che abbiamo prodotto.”

    Infine, il problema e’ che manca l’alternativa valida all'”utopista” che concepisce ma non realizza o al “produttore” che realizza ma non concepisce piu’, o per lo meno non riesce piu’ a controllare quello che realizza…

    Tu dici che voi non condividete la meta assoluta, ma che alternativa proponete? E soprattutto come pensate di non contribuire comunque indirettamente a quella meta visto che, come dici tu, tutti ormai partecipiamo necessariamente ai processi che portano a quella meta?

    Spero di essermi spiegata,

    ciao

    Pat

  4. ikalaseppia says:

    Il mondo sta pedendo solidità da quasi due secoli, sotto il profilo economico, è vero, si contabilizza la distruzione, per cui se il Brasile distrugge la foresta il suo PIl cresce, ma questi sono meri artifici contabili…la dissoluzione avanza nelle menti che confondono l’immaginario ragioneristico con la realtà, il numero in senso quantitativo è infatti AL DI SOTTO d’ogni possibile realtà. E anche questo è facile da capire.

    La progettualità concreta perde senso, perché il tempo sfugge…

    Infatti il tempo ha una natura squisitamente qualitativa e infatti si può misurare solo illusoriamente. L’oggetto tempo sfugge alla scienza e, intanto, dissolve ogni spazio. Ecco la vendetta di Abele si abbatte su Caino. Tutta la fisica, e questo lo capiscono in pochi, sarà alterata…ma di questo magari parleremo altrove, forse,

    Guénon ha scritto che la fine del ciclo è quella in cui si devono esaurire le sue possibilità residuali. è per questo che ci tocca di sorbire ogni possibile idiozia con la scusa dell’originalità: dalle bombe antimusulm al fetore di maiale, alla merda sotto vetro nei musei, passando per il talebano drogato di zuccheri artificiali…l’umanità del tempo della dissoluzione sembra quindi condannata a produrre scarti. Scarti di un mondo malsano, troppo spesso scorie tossiche. La cui sintesi, lo scarto supremo, sarà quell’anticristo di cui parla il nobile Corano. Non sarà una metafora ma una terribile parodia, utile a separe le schiere di destra e sinistra.

    La Grande Muraglia è già aperta: e io credo che il destino per questo mondo sia già segnato. Ma l’esito della battaglia, per ognuno di noi, è ancora incerto.

  5. utente anonimo says:

    Mi piacerebbe sapere quando e dove questa frase è stata vera:

    “Il futuro era quindi luogo di speranza, o almeno qualcosa che si può pensare di costruire”

    con l’umanità da sempre e dovunque in balia di un monsone, un’invasione di cavallette, l’invasione del primo barbaro che passa, dei capricci del satrapo di turno, veramente non saprei (a parte *forse* qualche pezzetto di europa occidentale in una manciata di anni a cavallo fra i sessanta e i settanta)

    roberto

  6. utente anonimo says:

    Anch’io non condivido la meta. E quindi cosa potrei fare – io – nel mio piccolo per combattere il becero macello consumistico innescato dal sistema capitalista? Rifiutare ogni sorta di progresso e andare a vivere come un eremita su un’isola sperduta del Pacifico?

    Se la continua ricerca del progresso è il motore del capitalismo, la collettività può solo sfruttarne le doti positive che offre e, subirne distrattamente gli effetti degenerativi. Questa è una guerra che l’uomo si è autodichiarato impropriamente a causa della sua battaglia contro la paura per; miseria e morte. Con il progresso capitalista l’uomo pare ricercare il “cerchio dell’essere” cui fece riferimento Nietzsche nella «Volontà di potenza».

    A mio parere questa attuale forma di capitalismo è nella sua fase più bruta perchè si è tramutata ferocemente da uno stato illusorio ad uno stato drammaticamente realistico corroborato da una concezione del fenomeno mutato in un riflesso umano diabolico e maniacale. É un circolo vizioso cui sarà difficile uscirne senza le ossa rotte. L’uomo non avrà la forza necessaria per abbattere il “sistema”, potrà solo venirne distrutto, e la sconfitta dell’uomo sarà la sconfitta del capitalismo, poichè la ricerca del progresso è intrinseca alla sua natura.

    Lasciamo che se ne occupi Madre natura!

    la Cellula

  7. utente anonimo says:

    probabilmente la natura, continuando così, sarà impossibilitata ad occuparsene. Il motore penso sia la crescita economica, non il progresso.

    fabrizio

  8. kelebek says:

    Per roberto n. 5

    ” (a parte *forse* qualche pezzetto di europa occidentale in una manciata di anni a cavallo fra i sessanta e i settanta) “

    Esattamente quello che, per un europeo di oggi, costituisce il “passato”, no?

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    A fare incrementare la crescita economica credo che sia il continuo sviluppo della tecnologia sempre più moderna che è parte integrante del sistema di produzione capitalistico. Se domani uscisse sul mercato un modello più efficiente di un qualsiasi cosa, la gente, si sbarazzerebbe del modello vecchio per passare a quello più moderno. Forse anche spinto dal concetto “moda”. Tipo la Playstation o qualsiasi modello di automobile. Oppure la lavatrice che consuma meno, acquistare il modello nuovo mette in moto l’economia che è stata mossa comunque grazie al progresso della tecnologia.

    la Cellula

  10. utente anonimo says:

    Effetto serra, scioglimento dei ghiacciai, El ninõ, Tsunami, Katrina. Non sono forse segno dell’incazzatura di Madre natura?

    la Cellula

  11. utente anonimo says:

    la crescita in termini esclusivamente contabili, virtuale.Siamo arrivati al punto in cui si deve definire cosa si intende per progresso: dovrebbe riguardare tutti e tutti i campi in una definizione generale. non mi sembra giusto il paragone stando così le cose con l’acquisto del nuovo modello di qualcosa. Stante la certezza della impossibilità della crescita delle risorse c’è da trovare la motivazione per la guerra che l’accaparrarsi delle risorse sta producendo. La guerra non è certo un progresso in nessuna direzione, se non per chi produce armi, non per me o per te.

    fabrizio

  12. Flavio12 says:

    Ma allora non t’hanno ancora fatto fuori? Te possino…

    A12

  13. kelebek says:

    Per A12 n. 12 Flavio 12

    In effetti, sarebbe stato un progresso…

    Miguel Martinez

  14. utente anonimo says:

    Il limite di quello che si definisce progresso e’ che se ne vedono solo i meriti a breve termine ma non le responsabilita’ a lungo termine.

    Queste vengono scaricate indistintamente sulle “vittime” che del progresso non beneficiano, o sui posteri, senza pensarci troppo.

    Pat

  15. utente anonimo says:

    Pensate a quanto son servite al progresso tecnologico e all’economia i due conflitti mondiali.

    Roosevelt seppe approfittare… portò gli Usa in guerra giusto per incrementare ancor di più lo sviluppo economico americano intrapreso con il “New Deal” dopo la Grande depressione del 1929. É da qui che il capitalismo assume il suo lato peggiore e direi anche nichilista.

    la Cellula

  16. metoikos says:

    @ roberto # 5

    Mi piacerebbe sapere quando e dove questa frase è stata vera:

    “Il futuro era quindi luogo di speranza, o almeno qualcosa che si può pensare di costruire”

    DA SEMPRE, SECONDO ME, IL FUTURO E’ LUOGO DI SPERANZA, QUALCOSA CHE SI PUO’ PENSARE DI COSTRUIRE…E NON HA MAI SMESSO DI ESSERLO.

    DIMOSTRAZIONE LOGICA:

    NESSUNO DI VOI DUE (NE’ TE NE’ MIGUEL) SI E’ TOLTO LA VITA.

    …Dopo l’apertura del vaso di Pandora il mondo divenne un luogo desolato ed inospitale finché Pandora lo aprì nuovamente per far uscire anche la speranza…

    STRAORDINARIA LA MITOLOGIA GRECA! A NOI UMANI RIMANE SEMPRE LA SPERANZA…

  17. utente anonimo says:

    Caro metoikos,

    hai ragione ma temo di essermi espresso male e riformulo

    la speranza in un (e la lotta per un) futuro migliore è una costante dell’umanità. granted.

    l’altra costante però è l’esposizione all’alea (guerre, malattie catastrofi naturali), che da sempre rende precario ogni progetto umano.

    in questo senso, non mi sembra che quest’epoca sia peggio di tante altre.

    mi spiego con un esempio, che riguarda un orizzonte spazio temporale limitato (italia – 100 anni):

    miguel parla di “progetto di carriera”.

    ebbene, è probabile che negli anni 70 fosse molto più facile per i miei genitori che nel XXI secolo per noi figli (daltronde mi è risultato impossibile spiegare ai miei come mai ho lavorato un anno gratis e tre pagato due caramelle)

    però penso che un “progetto di carriera” era un vero e proprio terno al lotto per i miei nonni (all’età in cui io lavoravo per le tre caramelle, loro cercavano semplicemente di non farsi ammazzare)

    roberto

  18. utente anonimo says:

    Metoikos

    non è che cambi molto: hai sempre dimostrato che NON viviamo in tempi più straordinari degli altri.

    Il che sembra inaccettabile per Miguel.

    Francesco

  19. PinoMamet says:

    Carissimo Francesco

    è strano che quando ho letto io, ho pensato “però, l’è proprio vero”; poi leggo subito il tuo commento: “però, non è mica vero!”-

    visto che la pensiamo all’opposto sono curioso di sapere come la pensi tu.

    Cosa c’è che non ti convince in questo ritratto del capitalismo?

    Ciao! :-)

  20. kelebek says:

    Per roberto n. 17

    Certo, molto dipende anche dalle regioni, dal ceto sociale, ecc.

    In linea di massima, comunque, anche la subordinazione miserabile – del bracciante, del minatore, eccetera – aveva un elemento di stabilità psicologica.

    Come al solito, ti invito a non giudicare la questione in termini moralistici: non mi interessa affatto sapere se una cosa è “meglio” o “peggio” di un’altra.

    Mi premeva sottolineare che la qualità caratteristica dei nostri tempi è l’insicurezza, come una volta poteva essere invece la frustrazione o il risentimento.

    Da questa insicurezza – che al limite comprende anche la possibilità di vincere la lotteria, non solo di perderla – derivano una serie di conseguenze fondamentali per capire i nostri tempi.

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    Sappiamo solo che la Grande Muraglia si è aperta: per la prima volta nella storia, a livello mondiale, è crollato ogni freno cosciente al capitalismo, che si è proclamato così assoluto: ab-solutus, sciolto, senza vincolo alcuno se non le proprie regole interne.

    Pensa, Miguel, che io ero convinta che questa muraglia non ci fosse proprio! Sei molto ottimista anche quando parli di regole: ve ne sono mai state?

    Per me il capitalismo si poggia sulle basi di un multi level sfruttamento ed ora l’ondata, in arrivo dai paesi dove tutto lo sfruttabile è stato sfruttato, sta passando sulle nostre teste. Vorrei aggiungere anche sui nostri territori senza, per questo, alludere al luogo dove io vivo.

    Sardina

  22. utente anonimo says:

    In linea di massima, comunque, anche la subordinazione miserabile – del bracciante, del minatore, eccetera – aveva un elemento di stabilità psicologica.

    maria

    eccome se ce l’aveva, insieme a un ruolo ben preciso che si avvaleva a anche di strumenti politici e sindacali notevoli, pensa alla storia del bracciantato nel meridione

  23. kelebek says:

    Per Sardina n. 21

    Non confondiamo giudizi morali con analisi storiche.

    La differenza non è tra regole e non regole, tra bene e male, eccetera, ma solo tra solidità e liquidità.

    Ad esempio, io considero un male un regime in cui la polizia ti tortura a morte perché hai scritto una poesia, minacciando la “stabilità” del governo.

    Ma questo non è un tipo di problema che ci riguardi oggi, in Italia. Il poeta aborigeno italiano può scrivere qualunque cosa, senza correre alcun rischio, anzi sperando di poter sfondare facendo “scandalo”; mentre lo stesso poeta può morire di stenti perché sfrattato di casa, ad esempio.

    E’ un altro genere di problema.

    Miguel Martinez

  24. utente anonimo says:

    >Pensate a quanto son servite al progresso tecnologico e all’economia i due conflitti mondiali.

    Roosevelt seppe approfittare… portò gli Usa in guerra giusto per incrementare ancor di più lo sviluppo economico americano intrapreso con il “New Deal” dopo la Grande depressione del 1929. É da qui che il capitalismo assume il suo lato peggiore e direi anche nichilista. la Cellula< Ah, ci risiamo con gli amerikani brutti, sporki e kattivi che entrano in guerra col Giappone (magari hanno dato pure la bustarella a Yamamoto per convincerlo ad attaccare Pearl Harbor:-) ) per “incrementare ancor di più lo sviluppo economico americano”.
    Poi, Miguel, non ti lamentare se partono i papiri storici per analizzare non solo dal punto di vista marxisticamente ad minchiam le ragioni dell’entrata in guerra degli USA nel 1941.

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    >Effetto serra, scioglimento dei ghiacciai, El ninõ, Tsunami, Katrina. Non sono forse segno dell’incazzatura di Madre natura? la Cellula< Ehmmm..dimentichi i terremoti (che – fino a prova contraria – causano gli tsunami), le eruzioni vulcaniche, l’AIDS, l’aviaria e…Berlusconi:-). Ciao
    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    >>É da qui che il capitalismo assume il suo lato peggiore e direi anche nichilista. la Cellula

    Ma non era FONDATO sullo sfruttamento?

    Non ci sono lati “migliori”, o meglio, per ogni lato migliore che fa stare bene qualcuno ce n’è uno peggiore che opprime qualche altro.

    Lestaat

  27. utente anonimo says:

    Allora direi che riuscire a capire i nostri tempi è come tentare di vincere alla lotteria! Anche la lotteria produce profitto e questo è il sale del capitalismo.

    L’uomo in sè, e non solo oggi, conta qualcosa se partecipa al consumo, altrimenti è un fantasma. É un sottoprodotto di scarto che non produce alcun profitto anzì, contribuisce a pesare sulle casse dello Stato che, è l’organo politico che attua il lavoro sporco a favore del Capitale.

    Per abbattere il capitalismo bisogna combattere lo Stato. Te la senti Miguel?

    la Cellula

  28. utente anonimo says:

    Rif. 23

    Oh, Miguel! Non intendevo esprimere nessun giudizio morale, ma fare un’analisi comparata tra la mia e la tua opinione, anzi, tra la mia e tua la percezione.

    Quando parlavo di regole mi riferivo a comportamenti usuali, non necessariamente positivi, che ti consentono, se li conosci, di sopravvivere.

    Ad esempio se so che se vado nella savana prima o poi qualche leone mi farà la lisca (!), o evito di andarci oppure ci vado con un bel fucile.

    Senza per questo voler esprimere un giudizio morale sul leone che potrebbe farmi fuori o su di me che potrei fare fuori il leone, non appena lo dovessi vedere vicino, senza sapere se abbia intenzione o no di invitarmi… come cena…

    Sardina

  29. ulivegreche says:

    Ma le foto le hai fatte tu? Sono spettacolari.

  30. utente anonimo says:

    @Ritvan

    Le verità storiche non le trovi scritte su Wikipedia! Non crederai davvero alla storiella degli americani entrati in guerra per liberare l’Europa dal nazifascismo (altra faccia del capitalismo). Io penso che Roosevelt se non avesse messo gli Usa in condizione di intervenire nel conflitto, noi ora parleremmo russo. E l’Europa sarebbe diventata uno stato satellite del sistema imperialista di stampo staliniano. Dici che agli States la cosa sarebbe andata giù?

    Comunque io non sono antiamericano! Anzì…

    Ti sei mai chiesto cosa causa i terremoti? Noo… allora domandati: qual è la funzione scientifica di tutto quel petrolio e gas sotto la crosta terrestre.

    Hai notato che il numero di terremoti aumenta in relazione alla sempre meno presenza di petrolio sotto il suolo terrestre?

    la Cellula

  31. kelebek says:

    Per Ulivegreche n. 29

    Le foto le ho fatte io, ma è il posto a essere spettacolare.

    Io sono un cane come fotografo.

    Miguel Martinez

  32. utente anonimo says:

    Cellula: cosa bevi? è anche buono olte a darti alla testa? costa molto?

    ;-)

    x Pino

    mah, forse la spiegazione è che viviamo in un momento di transizione “geopolitica”, in cui il dominio dell’uomo bianco viene effettivamente messo in crisi dai popoli dell’Asia. E questo dopo secoli di relativa tranquillità del nostro essere primi. E Miguel è innervosito da questo cambiamento e ci vede chissà quale mercurializzazione del mondo.

    Francesco

    panta rei …

    è finita l’Età dell’Oro …

    non ci sono più le mezze stagioni …

    tutto deve cambiare perchè nulla cambi …

    pecus non olet

    insomma, mi pare un deja vu

  33. utente anonimo says:

    Dalla capacità di persuasione (il “peso” dell’informazione) dipende l’indicazione del modello ( o se vuoi degli obbiettivi contrari al modello) e secondo questo le scelte politiche e finanziarie. se il capitalismo è proprietà dei mezzi finanziari.

    fabrizio

  34. utente anonimo says:

    @Lestaat

    Il capitalismo è positivo se tenuto intrinseco ai valori morali. Questa linea di rispetto oggi non esiste più, il capitalismo ha assunto un ritmo sopraffattorio e ha estinto ogni principio umano. E questo non è positivo.

    Allora la soluzione migliore non è mai stata concepita. Nemmeno in nome del marxismo – là dove è riuscito a imporsi – alcuni paesi hanno realizzato buoni frutti sfruttabili e godibili da tutti.

    la Cellula

  35. utente anonimo says:

    Vabbè qualche mia cazzata fantasiosa la scrivo giusto per provocare Ritvan! Così la smetterà di studiare su wikipedia. Probabile che abbia digitato le parole: “terremoto” e “petrolio” su google per scoprire se le mie cazzate scientifiche sono attendibili.

    La storia non è come ce l’hanno raccontata gli storici. La verità di tanti avvenimenti è celata in qualcosa di più profondo!

    la Cellula

  36. utente anonimo says:

    Cellula

    ma leggiti “il quinto giorno” e scopri come arricchirti con certe idee.

    Siete così sicuri che il capitalismo sia cambiato? A me i ricchi odierni sembrano stronzi o meno quanto quelli descritti nei romanzi dell’800.

    Francesco

  37. utente anonimo says:

    @la Cellula

    Il capitalismo positivo?

    mm..

    Allora, premettiamo subito che Marxismo e Capitalismo sono due facce della stessa medaglia.

    Se c’è un capitale, da qualche parte c’è qualcuno che non ce l’ha.

    Ed è il capitale a generare ricchezza, quindi altro capitale.

    E un “non funzionare” di principio.

    Marx si prefiggeva di “creare” il plus valore dal nulla o quasi, dato che aveva (allora poteva anche sperarlo in effetti) che questo plus valore fosse prodotto dal lavoro e che chiunque è in grado di generare. Lo squilibrio palese infatti è stato proprio quando si è compreso che il lavoro non è un valore aggiunto ma solo il mezzo per aumentare il capitale.

    Da qui le guerre di espansione.

    Senza la conquista di quell’unico capitale reale che sono le materie prime non esiste nessun plus valore.

    E cmq. Al di la di qualsiasi disquisizione filosofica. Deve per forza esistere un sistema economico? Siamo davvero obbligati ad usare denaro? Solo così possiamo evolvee la nstra società? Non credo. Spero vivamente che un giorno finalmente qualcuno porterà avanti il serio obbiettivo di abolire definitivamente il denaro e il significato deviante che ne è parte indissolubile (il tentativo del marxismo di abolizione della proprietà privata era teso proprio a questo, ma che vi sia un unico possessore di capitale, o che i capitalisti siano diversi poco cambia, sempre capitalismo è, e genera sfruttamento).

    Lestaat

  38. utente anonimo says:

    @36

    Qualche secolo a dietro ma non troppo si chiamava Aristocrazia. Se non erro!

    Stronzi erano all’origine e stronzi son rimasti nonostante l’evoluzione della loro Classe.

    Ha cambiato solo aspetto perchè come ogni sistema si è evoluto. A risentirne è soprattutto l’ambiente, la natura e la nostra salute. In fondo chi governa il mondo è una congrega di aziende e banche. I politici sono solo dei fantocci nelle loro mani.

    la Cellula

  39. utente anonimo says:

    Senza la trasformazione del lavoro colle materie prime ci fai nulla. Il punto rimane quello, quindi, almeno per me. Come vogliamo lavorare? Io penso ancora che il futuro darà una risposta diversa da oggi a questa domanda.p

  40. utente anonimo says:

    @37 Lestaat

    Spiegaglielo a Fidel Castro e a Chavez!

    la Cellula

  41. utente anonimo says:

    Lestaat

    Abolire la proprietà privata? Credo che a breve il solo pronunciare questa utopia marxista (una folle bestemmia per le destre e le sinistre sempre più destre) ti costerà la galera.

    Difficile attuare l’idea di Marx in un mondo in cui anche la figura di Dio è stata capitalizzata.

    la Cellula

  42. utente anonimo says:

    @25

    Ritvan sei un genio, pensavi di essere ironico e burlone invece hai detto bene: l’AIDS, l’aviaria e Berlusconi sono le pessime conseguenze del capitalismo privo di regole morali.

    la Cellula

  43. utente anonimo says:

    #p. d’accordo, però.

    il limite è rappresentato dal fatto che quei paesi che sono stati individuati, una ventina/trentina d’anni fa, come fabbriche a basso costo per quello che si consuma dall’altra parte del mondo, ora hanno una posizione diversa, proprio grazie al sistema che ne ha voluto sfruttare la “arretratezza”. Qualcuno ha raggiunto la “nuova posizione” in tempi brevissimi.

    E dal momento che i consumi elevati non sono sostenuti da una produttività interna ma da artifici finanziari, la situazione paradossale che si è creata è quella per la quale le banche centrali hanno dovuto sostenere con iniezioni di liquidità il sistema che non si basa sulla produzione- su qualcosa di concreto, tangibile- ma di troppo pericolosamente volubile, virtuale.

    Come dire che il magnifico “privato è bello” è sostenuto dal “pubblico è pessimo”. A certi livelli privato e pubblico sono la stessa cosa, o meglio sono controllati dalle stesse entità. A discapito di tutto il resto: noi.

    In italia facciamo scuola su questo.

    Ora se l’ambito di questo discorso è globale, come le vogliamo mettere in moto le economie?

    Se esistono “tenori di vita non negoziabili”, se non si intende abbassare il livello di consumi- tenendo presente la limitatezza delle risorse, con un sempre crescente numero di bocche da sfamare- quale è la soluzione in tempi di globalizzazione? può essere la guerra, può essere il ricostruire dopo avere distrutto. può essere il volere perpetuare una situazione che esistendo sottolinea la mancanza di rinnovamento, di idee ed indirizzo. Il numero di “utenti” deve necessariamente essere inferiore, la crescita demografica imporrebbe scelte diverse, a meno che non si voglia sfoltire.

    fabrizio

  44. utente anonimo says:

    copio e incollo questo link perchè il contenuto mi pare inserirsi bene nel discorso

    http://www.megachip.info/modules.php?name=Sections&op=viewarticle&artid=4627

    fabrizio

  45. utente anonimo says:

    Miguel (20),

    avevo capito che la questione è stabile/liquido e non meglio/peggio.

    ma continuo a non essere convinto del fatto che questa epoca sia più “liquida” di altre.

    l’elemento di stabilità psicologica del bracciante che può essere cacciato per un qualsiasi motivo e in qualsiasi momento dal padrone fatico a vederlo.

    forse per capire basterebbe prendere un mestiere così come è adesso in italia e paragonarlo con le condizioni in cui viene esercitato in paesi socialmente e economicamente “in ritardo”.

    nel 2007 è più stabile la vita di un minatore sardo o di un minatore russo/cinese?

    roberto

    (segue)

  46. utente anonimo says:

    tornando al bracciante tu, a ragione, potrai ribattere: “la vita del cocopro, cococo, coccodé non è tanto più stabile”.

    può essere, ma qualche decennio di sviluppo qualche differenza l’ha portata.

    il coco… nel 2007 ha certamente meno possibilità di morire di polmonite; il coco del 2007 ha un’infima possibilità di prendersi il colera, ecc.

    roberto

  47. utente anonimo says:

    Roberto

    il servo della gleba aveva un sacco di diritto alla stabilità.

    Sono nati, nel Tardo Impero, proprio vendendo la propria libertà di cittadini romani in cambio della stabilità (e del nutrimento) offerti dai padroni terrieri.

    Il che non toglie che tutti i motivi di instabilità che rimanevano fossero più che sufficienti: ricordo le mosche di Petronio Arbitro e i fiori del campo della Bibbia?

    Forse bisognerebbe puntare l’attenzione sul mito (=bugia desiderata) del Posto Fisso (nel mondo) cui hanno aderito almeno gli italiani, forse tutti gli europei continentali (negli USA quella stabiltià non è mia esistita, nei fatti come nell’immaginario).

    Francesco

  48. iperhomo says:

    Bellissimo post, vecchio mio. Come sempre, molto ben scritto (e privo di refusi; a meno che, in “il

    virtuale e il logo vanno di pari passo”, quel “logo” non stia per “logoro”). Ben scritto e totalmente

    condivisibile.

    Tuttavia, quello che hai così ben descritto non è altro che l’inarrestabile processo dell’entropia, termine

    moderno (e meccanico) che designa la tradizionale (e perciò interpretabile spiritualmente) “caduta”,

    ovvero il progressivo allontanamento dal Principio. Questo è, insomma, il progresso [dallo spirito verso

    la materia], descritto nei Purana con minuzia di particolari. Ma, anche detto in termini meccanci, il

    concetto è lo stesso: l’accelerazione entropica (motus in fine velocior) deve andare avanti fino alla fine.

    Ovviamente, c’è una fine. Ed è anche abbastanza prossima. Poi arriverà Isa – lo so che tu t’arrabbi ogni

    volta che misticheggio – e raddrizzerà tutto. Ma prima addavenì il Guercio (che chiuderà tutti i blog).

    Coraggio, fratello.

    Ciao. Ipo

  49. utente anonimo says:

    @la cellula

    No, forse non mi sono spiegato.

    Non è quello che voglio (abolire la proprietà privata), è quello che ha fatto il marxismo per tentare di imbrigliare l’ingiustizia implicita nel capitalismo, ovviamente, fallendo nel tentativo.

    In quanto a Chavez e Castro, la via sud-americana al socialismo è ben diversa dal marxismo dato che poggia non su di una teoria economica ma sul concetto morale di libertà e uguaglianza. Non che sia tutto bello è perfetto, ci mancherebbe, ma è una strada diversa da quella Marxista che faceva del lavoro lo strumento per la liberazione della classe operaia.

    Lestaat

  50. utente anonimo says:

    >In quanto a Chavez e Castro, la via sud-americana al socialismo è ben diversa dal marxismo dato che poggia non su di una teoria economica ma sul concetto morale di libertà e uguaglianza. Non che sia tutto bello è perfetto, ci mancherebbe, ma è una strada diversa da quella Marxista che faceva del lavoro lo strumento per la liberazione della classe operaia. Lestaat< Giusto, la via “per la liberazione della classe operaia” scelta da Castro è ben diversa da quella di Marx. Non più il lavoro, bensì la passera, al servizio del turismo sessuale. Che genio! Ciao
    Ritvan

  51. utente anonimo says:

    >Ritvan sei un genio, pensavi di essere ironico e burlone invece hai detto bene: l’AIDS, l’aviaria e Berlusconi sono le pessime conseguenze del capitalismo privo di regole morali. la Cellula< Sì,sì, e anche gli tsunami sono conseguenza dell’estrazione petrolifera fatta senza “regole morali”:-). >Vabbè qualche mia cazzata fantasiosa la scrivo giusto per provocare Ritvan!<
    Si ma non esagerare, altrimenti si mettono a ridere pure i polli morti di aviaria kapitalistika immorale.

    >Così la smetterà di studiare su wikipedia.<
    Beh, il “Das Kapital” e il “Manifesto del Partito Comunista” li ho già letti. Dici che dovrei procurarmi una copia della “Grande Enciclopedia dell’URSS” rigorosamente in russo?

    >Probabile che abbia digitato le parole: “terremoto” e “petrolio” su google per scoprire se le mie cazzate scientifiche sono attendibili.<
    Indovinato. Ma solo per sapere se era farina del tuo sacco o se qualche demente ci credeva sul serio. Infatti, ho trovato che qualche demente ci crede sul serio.

    >La storia non è come ce l’hanno raccontata gli storici.<
    Tutti a libro paga della CIA, maledetti!:-)

    >La verità di tanti avvenimenti è celata in qualcosa di più profondo!<
    Già. Tale atteggiamente viene comunemente definito “dietrologia”. E’ il parente intellettualoide del gossip.

    Ciao

    Ritvan

  52. utente anonimo says:

    >Spero vivamente che un giorno finalmente qualcuno porterà avanti il serio obbiettivo di abolire definitivamente il denaro e il significato deviante che ne è parte indissolubile..Lestaat< E sostituirlo con la Commissione Centrale Planetaria Della Distribuzione Pianificata Dei Beni?:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Una società evoluta che non usava il denaro è esistita in passato: si chiamava Antico Egitto.

  53. utente anonimo says:

    >@Ritvan Le verità storiche non le trovi scritte su Wikipedia! la Cellula<
    Sì, lo so, fratello, quelle stanno mooolto in profondità:-).

    >Non crederai davvero alla storiella degli americani entrati in guerra per liberare l’Europa dal nazifascismo (altra faccia del capitalismo).<
    No, credo alla “storiella” dell’entrata in guerra degli USA perché proditoriamente attaccati dal Giappone (alleato di Germania e Italia) a Pearl Harbor. Secondo te, invece, avrebbero dovuto far finta di niente?

    E non era neanche la prima volta che gli USA entravano in una guerra inizialmente europea: anche nella I GM sono entrati, sempre a fianco di GB e Francia.

    >Io penso che Roosevelt se non avesse messo gli Usa in condizione di intervenire nel conflitto, noi ora parleremmo russo. E l’Europa sarebbe diventata uno stato satellite del sistema imperialista di stampo staliniano. Dici che agli States la cosa sarebbe andata giù?<
    Questo vale anche per la I GM, vero?:-)

    >Comunque io non sono antiamericano! Anzì…<
    Se non lo sei, sai però nasconderlo molto bene: complimenti vivissimi!:-)

    Ciao

    Ritvan

  54. utente anonimo says:

    @Ritvan

    ma tu ragioni solo per luoghi comuni e facili “etichettamenti”?

    Se ancora non si è capito, non sono Marxista e la “Commissione Centrale Planetaria Della Distribuzione Pianificata Dei Beni” non è certo una cosa che auspico.

    Cmq, ultima volta che non ti ignoro.

    Lestaat

  55. utente anonimo says:

    … il concetto morale di libertà ed uguaglianza …

    non potresti spiegare come hanno fatto a far andare d’accordo due principi così opposti, che da noi in Europa ci si accapiglia da secoli solo per farli convivere?

    Grazie

    Francesco

  56. utente anonimo says:

    @Francesco

    ??

    Ma ho forse detto che Chavez e Castro sono modelli da imitare o che sono degli angeli riusciti a far tutto?

    Ho soltanto detto che la via bolivariana, perchè di questo parliamo, è ben diversa dal Marxismo perchè mette al centro delle decisioni politiche l’uomo e non l’economia.

    Che poi nelle applicazioni vi siano problemi, che funzioni o meno, che sia bello o meno non c’entra nulla con la mia affermazione.

    Si parlava di capitalismo buono o cattivo, e quando ho sottolineato che il marxismo non è altro che una variante del primo mi è stato fatto un appunto su Chavez e Castro. Al che ho fatto notare che la loro idea di socialismo è ben diversa dal Marxismo essendo ispirata agli ideali bolivariani. Era solo una constatazione, non un elogio.

  57. utente anonimo says:

    il commento 56 è ovviamente mio

    Lestaat

  58. utente anonimo says:

    >@Ritvan ma tu ragioni solo per luoghi comuni e facili “etichettamenti”? Lestaat<
    No. Per logica.

    >Se ancora non si è capito, non sono Marxista e la “Commissione Centrale Planetaria Della Distribuzione Pianificata Dei Beni” non è certo una cosa che auspico.<
    Bene, mi fa piacere. Ma, siccome auspicavi l’abolizione del denaro e non davi l’alternativa, ti informo che oltre alla soluzione della “Comissione Commissione Centrale Planetaria Della Distribuzione Pianificata Dei Beni” l’umanità ha conosciuto un solo altro “surrogato” del denaro: le pecore. Però, mi sembrava fare un’offesa alla tua intelligenza se ti avessi attribuito tali intenzioni “pecorecce”, pertanto ho ripiegato sulla Commissione ecc., ecc.

    >Cmq, ultima volta che non ti ignoro.<
    Già, è una strategia molto comoda fingere l’incazzatura quando non si sa che cazzo rispondere:-)

    Ma potresti mettere sempre un paio di dozzine di link rigorosamente in swahili:-).

    Ciao

    Ritvan

  59. utente anonimo says:

    Lestaat

    adesso Castro è bolivariano?

    e Cicciolina vergine, immagino.

    Francesco il vecch

  60. utente anonimo says:

    Ritvan,

    falsissimo! Esiste almeno un altro metodo di scambio che non passi né per la moneta né per la Sardegna :-) Hai mai sentito parlare di quell’isola polinesiana o che cacchio ne so io dove si pagano in ruote?

    Hanno delle ruote di pietra di volume variabile – alcune piccole piccole, altre enormi – e le usano come moneta corrente negli scambi interni (per quelli esteri, dato che le ruote sono difficili da far viaggiare sul web, usano i cari vecchi dollari).

    A volte si limitano a registrarne il passaggio di proprietà, perché spostando quelle troppo grosse si rischia di spaccarle, e quelle rotte perdono il loro valore.

    L’economista che aveva scritto il paragrafo sosteneva che si trattava di un efficace metodo di scambi perché eliminava il rischio di inflazione.

    Francesco, tu cosa ne dici?

    Z.

  61. utente anonimo says:

    Lestaat,

    – per ogni lato migliore che fa stare bene qualcuno ce n’è uno peggiore che opprime qualche altro —

    E’ una riflessione sul capitalismo o sulla vita in generale?

    z.

  62. utente anonimo says:

    La Cellula,

    – Ti sei mai chiesto cosa causa i terremoti? Noo… allora domandati: qual è la funzione scientifica di tutto quel petrolio e gas sotto la crosta terrestre. Hai notato che il numero di terremoti aumenta in relazione alla sempre meno presenza di petrolio sotto il suolo terrestre? —

    Spiegami meglio, ché in geologia non sono molto ferrato…

    Z.

  63. utente anonimo says:

    Rif. 60

    Caro Zeta le ruote di pietra che usano in quell’isola della Polinesia, o dove cacchio ne sai tu, sono moneta! Quindi con tutti i vantaggi e gli svantaggi ad essa connessi.

    Chi emette (o scolpisce) queste ruote? Lo fa in misura proporzionale a un bene o a una prestazione da pagare?

    Esiste poi la possibilità che qualche nativo che abbia visto i film di Totò si metta a produrre delle ruote uguali mettendo in giro dei falsi…

    Per finire ti chiedo siamo sicuri che quest’isola esista o è l’ennesima leggenda metro-polli-tana?

    Ciao Sardina

    PS Il mio consulente servo pastore mi ha fatto notare che in Sardegna non si usavano le pecore come merce di scambio, ma i suoi prodotti: latte e lana che venivano, poi, trasformati. Quando mai uno si privava della fonte di produzione di beni di consumo?

  64. utente anonimo says:

    E’ una riflessione sul capitalismo o sulla vita in generale?

    maria

    la seconda che hai detto:-)

  65. utente anonimo says:

    – Ti sei mai chiesto cosa causa i terremoti? Noo… allora domandati: qual è la funzione scientifica di tutto quel petrolio e gas sotto la crosta terrestre. Hai notato che il numero di terremoti aumenta in relazione alla sempre meno presenza di petrolio sotto il suolo terrestre? La Cellula, —

    >Spiegami meglio, ché in geologia non sono molto ferrato… Z.< Eh, si è spiegato, caro Z., ma tu forse eri distratto. Leggiti il #35:
    “Vabbè qualche mia cazzata fantasiosa la scrivo giusto per provocare Ritvan! Così la smetterà di studiare su wikipedia. Probabile che abbia digitato le parole: “terremoto” e “petrolio” su google per scoprire se le mie cazzate scientifiche sono attendibili.

    Ciao

    Ritvan

  66. utente anonimo says:

    >Rif. 60 Caro Zeta le ruote di pietra che usano in quell’isola della Polinesia, o dove cacchio ne sai tu, sono moneta! Quindi con tutti i vantaggi e gli svantaggi ad essa connessi…Sardina< Sottoscrivo.
    Ciao

    Ritvan

  67. utente anonimo says:

    Sardina,

    la singolarità è che nessuno è incaricato di costruire nuove ruote. Quelle sono e quelle restano – e l’articolo lasciava intendere che nemmeno quelle rotte venissero sostituite (se poi ci siano dei falsari di ruote, questo l’articolo non lo specificava :-) ).

    Questo avrebbe potuto impedire fenomeni inflattivi, secondo alcuni studiosi del fenomeno. Certamente sotto gli altri aspetti le ruote sono molto simili, se non identici, al denaro.

    Poi, siccome non sono mai stato da quelle parti non ti so dire se sia una storia vera o inventata. Oddio, spero che un professore di economia del calibro di Mankiw non abbia riportato una notizia non verificarla, ma di questi tempi tutto è possibile ;-)

    Z.

    http://en.wikipedia.org/wiki/Gregory_Mankiw

  68. utente anonimo says:

    Questo avrebbe potuto impedire fenomeni inflattivi, secondo alcuni studiosi del fenomeno. Certamente sotto gli altri aspetti le ruote sono molto simili, se non identici, al denaro.

    maria

    agli spiccioli vorrai dire ,nel senso che sono tonde:-)

  69. utente anonimo says:

    Rif. 67

    Zeta, visto che non conosco niente bene l’inglese, potresti segnalarmi un sito che riporta il tutto in italiano?

    Altrimenti dovrei dire che Gregory Mankiv ha saltato piè pari il modesto (si fa per dire) Astolfi Negri che si studiava in ragioneria. Mi sembra un giudizio mooolto presuntuoso, per cui…

    Ciao Sardina

  70. utente anonimo says:

    Mankiw con la doppiavù

    Sardina

  71. utente anonimo says:

    “per ogni lato migliore che fa stare bene qualcuno ce n’è uno peggiore che opprime qualche altro”: ma la storia dell’economia non la ha mai studiata nessuno? almeno il buon vecchio Karla Marx?

    Perchè la superstizione della vita come gioco a somma zero, in cui ogni miglioramento è pagato dal peggioramento di un altro, è solo questo, mera superstizione frutto di preconcetto.

    Francesco

    PS notare che ho scritto “ogni”, ci sono miglioramenti effettivi e sòle rifilate agli altri.

  72. utente anonimo says:

    x Z.

    non mi sembra una grandissima idea, tranne che in un contesto assolutamente statico (popolazione, tecnologie), nel qual caso è anche inutile.

    In ogni caso si tratta di denaro tanto quanto i dollari o i sesterzi.

    Ad oggi non esiste nessuna idea funzionante per sostituire il denaro o farne a meno, almeno che io sappia. Una volta c’era il Gosplan, che però funzionava maluccio.

    Francesco

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