Di isole e imperi (I)

All’Isola Polvese, di giorno vedi solo l’acqua e gli alberi, e senti solo le rane e gli storni.

polvesebutta

Di notte, vedi le stelle.

Meglio che in città; ma ti rendi conto lo stesso di come milioni e milioni di luci, accese quasi sempre senza alcuna utilità, conferiscano al cielo quella tinta che una volta si poteva vedere negli interni delle case, dove erano accesi i televisori in bianco e nero.

Per un attimo, comunque, si prende respiro e distanza dall’immenso orrore e dalla follia circostanti.

Il Campo Antimperialista è una piccola cosa; eppure non conosco nessun ambiente così vario.

Entrambe le cose – le ridotte dimensioni e la varietà umana – sono dovute a una scelta insolita per quello che un tempo era un gruppetto trotzkista imbevuto di operaismo, che a un certo punto ha smesso di essere un gruppetto, di essere trotzkista o di essere operaista.

Tutti i movimenti dell’estrema sinistra sono entrati in crisi negli ultimi decenni.

Qualcuno si è semplicemente pietrificato nei propri dogmi; qualcuno ha scelto di saltare sul carro del vincitore. I toni, nel primo caso, sono soffocanti; nel secondo, artefatti.

Il Campo ha scelto invece di rivedere tutto, di far saltare ogni rigidità dogmatica, ogni ricerca di sicurezza, lo stesso tesseramento dei membri, ma senza cedere in nulla. Il Campo è quindi fieramente ambiguo, come non mancano di strillare taluni dogmatici e taluni venduti.

Nel Campo, si ritrovano persone che hanno fatto i percorsi più diversi, e sono rimaste sorprese un giorno scoprendo che c’era qualcuno con una storia del tutto diversa, che era arrivato alle stesse conclusioni.

Questo vuol dire che un incontro come quello dell’Isola Polvese ha un’atmosfera molto particolare.

Non è facile essere riflessivi, contrari al complottismo, pronti ad ascoltare le voci più diverse – e anzi, mondi interi diversi da quello che chiamiamo "Occidente" – e allo stesso tempo fare la scelta più radicale possibile oggi in Italia: perché più malvagi del Campo, diciamocelo, non ce n’è.[1]

Ma non è in fondo tanto strano.

A essere una sabba di dementi estremisti è il mondo così com’è; e solo chi ne resta fuori, e contro, è in qualche modo normale.

Cercherò di dirne qualcosa, mescolando riflessioni del tutto mie, con cose dette durante l’incontro alla Polvese.

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35 Responses to Di isole e imperi (I)

  1. Immagino che gli argomenti non vi manchino con tutte le ingiustizie di questo mondo…(…)

  2. utente anonimo says:

    penso sia necessario essere “ambigui” se ambiguo vuole dire non inquadrabile in categorie precostruite.

    Non esserlo vuole dire fare il gioco di chi tende alla divisione in categorie per rinnovare la contrapposizione e perpetuare lo stallo in cui ci troviamo.

    fabrizio

  3. Pensa Miguel, persino il grande stratega americano Edward Luttwak, nei suoi libri scrive sempre quanto rubbbano molti nostri politici, è tutto dire, e quante pene devono sopportare le persone oneste, insomma io credo che le maniere di rubbbare siano diverse, ma certo i nostri politici sono dei volgari golaprofonda senza vergogna, sanno che regna per loro l’impunita’ assoluta, e vengono pure rivotati per anni e anni.

  4. Airel81 says:

    curioso… “sabba di dementi estremisti”… stessa accusa che “alcuni” rivolgono a quelli come voi. Il mondo ha bisogno di moderazione, non di altri fanatici con il dito puntato. Così la vedo io. Poi ovviamente non si discute sulla bellezza dell’isola polvese.

    Ciao

  5. metoikos says:

    @ Miguel

    Vorrei leggere tutti gli interventi fatti a Polvese. Come faccio?

    Grazie.

    Imed Mehadheb Metoikos (Tunisia)

  6. kelebek says:

    Per Imed n. 5

    Purtroppo non esiste nulla di scritto.

    Stavo pensando, per la prossima volta, di filmare gli interventi.

    Ma bisogna, appunto, aspettare la prossima volta.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    Io avrei voluto sentire 3umar andrea, che ha detto???

  8. kelebek says:

    Per n. 7

    Firmare sempre i propri commenti, anche con un nick qualunque.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    ascoltare le voci più diverse … dai Miguel, al massimo mettete in scena la versione antimperialista del Processo del Lunedì … e in fondo lo sai.

    Francesco

  10. utente anonimo says:

    Per Kelebek n.8

    Pippo Inzaghi, ok? Adesso vorrei sapere di che ha parlato Lazzaro 3umar Andrea..

  11. kelebek says:

    Per Francesco n. 9

    Purtroppo non conosco il processo del lunedì, non ci capisco niente di calcio e non guardo praticamente mai la televisione.

    Miguel Martinez

  12. kelebek says:

    Per Pippo Inzaghi n. 10

    Umar Andrea Lazzaro ha parlato sul tema:

    “Una terza via? Gli islam, la deriva delle civiltà e la lotta antimperialista”

    Miguel Martinez

  13. AndreaYGHPSA says:

    Hai centrato molti aspetti essenziali del Campo.

    In particolare la nostra “normalità”, ne parlavo proprio con Erika.

    Aspetto con ansia le successive “puntate”, insha’Llah.

    ‘umar andrea

  14. utente anonimo says:

    Se vogliamo sapere gli argomenti trattati forse facciamo prima a chiederlo direttamente alla Digos?

    Da come scrivi posso intuire. L’ambiguit

  15. utente anonimo says:

    Se vogliamo sapere gli argomenti trattati forse facciamo prima a chiederlo direttamente alla Digos?

    Da come scrivi posso intuire. L’ambiguit

  16. utente anonimo says:

    Se vogliamo sapere gli argomenti trattati forse facciamo prima a chiederlo direttamente alla Digos?

    Da come scrivi posso intuire. L’ambiguit

  17. utente anonimo says:

    Se vogliamo sapere gli argomenti trattati forse facciamo prima a chiederlo direttamente alla Digos?

    Da come scrivi posso intuire. L’ambiguit

  18. utente anonimo says:

    Se vogliamo sapere gli argomenti trattati forse facciamo prima a chiederlo direttamente alla Digos?

    Da come scrivi posso intuire. L’ambiguit

  19. utente anonimo says:

    Se vogliamo sapere gli argomenti trattati forse facciamo prima a chiederlo direttamente alla Digos?

    Da come scrivi posso intuire. L’ambiguità non è una caratteristica positiva. Forse il Campo è fieramente ambiguo viste le sue molteplici definizioni di antimperialismo, cui ogni singolo partecipante si crede fiero portatore delle verità assolute. L’antimperialismo, come unico punto in comune tra i presenti, non può fungere da istinto di sopravvivenza e basta, per di più se basato su una visione conclusiva riempita di pensieri alternativi che risulta essere non omogenea per il suo scopo… quindi fallimentare. In fondo allora il Campo è abile nel teorizzare su tutto ma infine non si organizza in nulla. Così si trasforma in un raduno di navigati senza bussola, persi nell’oceano del anticapitalismo più esilarante.

    la Cellula

  20. metoikos says:

    @ Miguel

    SOCIALIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE

    POLVESE SOLO PER I POCHI PRESENTI?

    Credo che ormai tutti usano il PC, quindi immagino che sia facile avere i file degli interventi e pubblicare il tutto.

    Non so perché nella mia mente l’incontro di Polvese deve somigliare a un convegno, e dopo vengono pubblicati gli atti.

  21. utente anonimo says:

    L’antimperialismo è la stessa faccia dell’anticapitalismo, o no? O sono due aspetti diversi? Secondo me vanno di pari passo.

    la Cellula

  22. AbdelQader says:

    Col nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso.

    Sono in parte in accordo ed in parte in disaccordo con quanto affermi. Concordo con te quando affermi che il Campo ha subito una netta evoluzione nel suo stesso impianto teorico: da quello sterile nostalgico vetero-trotzkista fino all’attuale sintesi che forse è quanto di più originale c’è sulla piazza, forse per questo ambiguo. Sono in disaccordo invece perché questa ambiguità è tale solo vista in un’ottica ortodossa antecedente la caduta del muro: gli aderenti al Campo e gli oppositori d’area percepiscono una svolta, che per inciso è veramente notevole in un’ottica sinistrorsa, ma purtroppo non è percepita dall’osservatore esterno. La mancata percezione deriva sia da fattori esogeni che endogeni; quelli esogeni sono fin troppo scontati, e comunque legati al “vizio” di veicolazione dell’informazione attraverso i canali controllati dal sistema. Per ciò che attiene i fattori endogeni è necessaria una disamina molto più approfondita, ma che in sintesi sono legati ai vari memi ideologici: si è passati dall’operaismo e dalle classiche strutture agit/prop, ad una sorta di marxismo post-strutturalista annacquato con tanto terzomondismo che magari suona all’orecchio dei massimalisti come “ribellismo” (bravi i marxisti ad etichettarsi anche fra loro: ribellisti, avventuristi, opportunisti, deviazionisti e boiate varie). La verità è che il Campo non riesce ad immaginare qualcosa di nuovo, ed i suoi aderenti hanno avuto quel minimo di intelligenza, lungimiranza e forse opportunismo per capire che una linea ortodossa sarebbe stata una barzelletta. Basta già leggere la dicitura “Prima Internazionale dell’Odio” a cui qualcuno di voi dice di appartenere:

    1) Prima Internazionale: ovvio richiamo alla prima internazionale dei lavoratori del sig. Marx. Per fortuna ci si era lasciati alle spalle l’operaismo? Forse è ancora davanti. Sembra un remake di “Ritorno al Futuro” con tanti, tantissimi Mc. Fly. Va detto però che questo deriva anche da una ragione pratica di primaria importanza, ossia il classico “Chi siamo?”: per non sparire, per non essere fagocitati dal sistema informativo è necessario adottare i suoi medesimi schemi, ossia destra, sinistra, centro, conservatore, progressista, ecc.. In altre parole bisogna ballare secondo le regole del sistema se non si vuole essere estromessi: noi siamo qualcuno in relazione agli altri, infatti la visione stirneriana dell’Unico ha dimostrato di essere sostanzialmente una masturbazione mentale. Il Campo/Unico non esiste, ma esiste il Campo/Religo inteso come legame fra individui che interagiscono con un ambiente esterno (presumibilmente ostile) che li identifica come tali; in parole povere è inutile che due gatti parlino il swahili quando il mondo parla l’inglese. Il Campo in realtà non ha inventato nulla di nuovo, ha solo interpretato il terzo-mondismo di Guevara, Nierere, Nkrumah e Ben Bella in maniera diversa inserendo l’Islam come una categoria politologica spiegabile secondo logiche di classe sui generis.

    2) Odio: giusto! Bisogna essere brutti, sporchi e cattivi come la gente vi vuole, questo perché “più malvagi del Campo, diciamocelo, non ce n’è”. E ciò rimanda al punto uno. Il lemma odio poi rimanda anche al prefisso “anti”: antimperialisti, antisionisti, anticapitalisti, antitutto; in pratica date l’idea di sapere ciò che non siete, ma pare anche che non abbiate idea di ciò che siete esattamente. Siccome il mondo non si cambia con la funzione distruttiva ma quella creativa; penso che almeno per ora il progetto sia sterile. Poi diciamocela tutta: Campo antimperialista, P.I.O., la cosa mi pare assai puerile.

    Mettiamola così Miguel, prendi la cosa come una critica costruttiva e non solo come una critica fine a se stessa, almeno penso che fra di voi chi non ha la mente devastata dalle classiche cinque certezze sociologiche potrebbe trovare qualche spunto interessante. Se escludiamo dal Campo gli imbecilli e gli infiltrati di rito, penso che l’esperienza un domani potrebbe smettere di essere anti e diventare pro qualcosa.

  23. utente anonimo says:

    Parlano tuti della stessa cosa, fanno finta di accapigliarsi ma in fondo sono del tutto d’accordo.

    Certo, loro li pagano. Ma questo non è una colpa, anzi è un’aggravante fare certe cose gratis.

    Francesco

    PS mai visto una sola puntata, è una di quelle cose che conosci per osmosi.

  24. kelebek says:

    Per Francesco n. 19

    Forse è il contrario, allora.

    Poniamo, ad esempio, l’anarchico e il cattolico che usano due linguaggi molto diversi, ma scoprono che, su alcune cose, la pensano in modo molto simile. Senza accapigliarsi.

    Miguel Martinez

  25. kelebek says:

    Per AbdelQader

    Il tuo intervento merita una risposta più lunga di quella che ti posso dare adesso.

    Comunque “internazionale dell’odio” è un’espressione cretina di Magdi Allam, che Cospirazione delle Colombe ha satiricamente trasformato in un’organizzazione ovviamente inesistente, appunto la P.I.O.

    Uno scherzo, insomma.

    Miguel Martinez

  26. Santaruina says:

    Quel “contari al complottismo” caro Miguel proprio non lo capisco.

    E poi, il “complottismo”, cosa sarebbe?

    I complottisti sono quelli che complottano.

    Gli altri sono quelli che cercano di studiare i fatti per capirci qualcosa.

    Punto.

    Perchè vedere complotti ovunque è stupido, tanto quanto sostenere che i complotti non esistono, così, per principio.

    Blessed be

  27. utente anonimo says:

    credo che voglia dire “mantenere i piedi per terra”

    fabrizio

  28. kelebek says:

    Per Santaruina n. 22

    La questione delle definizioni che poni esiste e il tuo ragionamento è corretto.

    Il punto è che esiste un modo di ragionare che è facile, ma scorretto.

    Un esempio.

    E’ diffusa a sinistra l’idea che:

    1) non esiste l'”imperialismo”, ma solo la malvagia politica della “cricca di Bush”. Qui si rinnega Marx, che dice di cercare le cause delle cose, e si fa del personalismo; e lo si fa in nome dell’internazionalismo (la mitica “classe operaia” è buona ovunque, negli USA come in Iraq).

    2) Bush si è inventato l’islamismo jihadista come spauracchio per fare le sue guerre (variante colta: “il miliardario Bush è in guerra con il miliardario Bin Laden per il controllo del petrolio”).

    3) il jihadismo è “cattivo” secondo i canoni occidentali, e siccome i canoni occidentali sono tutto ciò che conta, è impossibile che esistano nella realtà dei jihadisti; anzi, non esiste nemmeno un conflitto, visto che dall’altra parte non c’è nessuno.

    4) perciò chiunque sostenga che esista il jihadismo nei paesi islamici è un “agente della CIA”.

    Invece il Campo dice che il jihadismo esiste (non che sia necessariamente vero tutto ciò che gli si attribuisce, ovviamente).

    Ergo, il Campo fa il Lavoro Sporco di Bush.

    Miguel Martinez

  29. AbdelQader says:

    Col nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso.

    Per Miguel #21. Appunto già sta boiata di Allam l’avevo già sentita. Il fatto che qualcuno gli dia il verso è quello appunto che dicevo: usare la lro semantica per essere da loro riconosciuto come antagonista.

  30. kelebek says:

    Per Abdel Qader n. 25

    Allora avevi capito… comunque puoi anche vedere la cosa diversamente: il piccolo blog di Miguel Martinez non può esattamente far finta che non esista il Corriere della Sera.

    Però può dire, in sostanza, le vostre minacce ci fanno sbellicare dalle risate.

    Dipende un po’ dal carattere – io reagisco così, altri no. Comunque nella storia della P.I.O., il Campo non c’entra niente.

    Miguel Martinez

  31. utente anonimo says:

    AbdelQader #18,

    sulla questione della P.I.O. (visto che è una sciapata di cui rivendico la maternità): c’entra una sega col Campo, che in quanto tale non ha certo bisogno di andarsi a ripescare le stupidaggini di Magdi Allam per definire la sua identità, giacché, se non è stato “fagocitato”, tenderei ad attribuirlo più alla nettezza e alla non-assimilabilità delle sue posizioni e delle sue iniziative (tutt’altro che ambigue: ambigui sono, piuttosto, coloro che si raccontano a vicenda che l’imperialismo non esiste, appunto) piuttosto che a una “necessaria adozione delle categorie sistemiche”, che è certo in parte inevitabile, ma di certo non come si manifesterebbe nell’ironia del riferimento alla P.I.O, che è un semplice private joke che mi sembra fuorviante elevare a paradigma delle modalità comunicative del Campo, dato che come dice Miguel riflette solamente delle inclinazioni personali

    Erika

  32. falecius says:

    Erika, ma che fine hai fatto?

  33. utente anonimo says:

    Godo di ottima salute, grazie :)

    Il blog, cui immagino tu faccia riferimento, l’ho pietosamente chiuso, viste le condizioni in cui versava.

    Erika

  34. utente anonimo says:

    > Bush si è inventato l’islamismo jihadista come spauracchio per fare le sue guerre (variante colta: “il miliardario Bush è in guerra con il miliardario Bin Laden per il controllo del petrolio”) < E’ proprio così Martìnez, è uno scontro tra il capitalismo statunitense e il capitalismo wahhabita, il jihadismo è una forma aberrante di violenza e stragismo inaccettabile e contraria alla natura umana, il miliardario Bin Laden è in guerra con Bush per il controllo del petrolio, il vostro ”Antimperialismo” è una gran cazzata!!!
    L’”Antimperialismo” è lo slogan delle élite locali che desiderano dominare la regione al posto degli Stati Uniti, una situazione che là lascerebbe ancora la massa della popolazione sfruttata e oppressa.

    Betto Pravo

  35. falecius says:

    Erika: meno male! Mi ero preoccupato… avvertire? ;)))))

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