Mi correggo

Avevo scritto del conflitto all’interno della comunità islamica di Perugia.

Mi sono arrivate diverse precisazioni, che mi permettono di correggere alcuni errori.

In realtà, ci sarebbero tre parti in causa e non due: Abu Sumaya, gli occupanti della moschea di Via dei Priori e la moschea di Ponte Felcino.

Abu Sumaya, membro dell’UCOII, è palestinese e rappresenta un ceto molto "moderato" e integrato di musulmani borghesi, residenti da tempo in città.

Gli occupanti di Via dei Priori sarebbero un gruppo piuttosto piccolo di maghrebini.

La moschea di Ponte Felcino rappresenta, invece, l’immigrazione maghrebina: Mostafa el Korchi si è distinto in questi anni per un lavoro instancabile per l’integrazione, diventando membro della consulta comunale di Perugia per gli immigrati e mandando anche il proprio figlio di sei anni al doposcuola parrocchiale.

Come ti muovi, ti inchiodano, e tutto questo oggi viene usato per dimostrare quanto Mostafa el Korchi fosse malvagio e subdolo, ma il quadro è abbastanza chiaro: convivere correttamente e cortesemente con la società attorno, senza per questo rinunciare alla solidarietà con i propri fratelli aggrediti altrove.

In tutti questi anni, Mostafa el Korchi ha subito l’ostilità dell’Islam "borghese", che però non ha mai saputo lavorare con gli immigrati e quindi non poteva offrire una mano alle istituzioni comunali. A quelle repressive, invece, forse sì.

Segnaliamo che Repubblica di domenica 29 luglio ospitava un triste articoletto di Tahar Ben Jalloun, in cui si auspicava che le moschee venissero lasciate aperte solo per i pochi minuti al giorno necessari per pregare: "questo non impedirà a nessuno di ritrovarsi e stare insieme nei bar, negli internet point o nelle case degli uni e degli altri".

Lasciamo perdere le case – non c’è tutta una retorica su come "la gente se ne sta rintanata in casa" ?- e gli internet point dove fare chat virtuali e scaricare foto porno, tra un’incursione della polizia e l’altra.

Passiamo al terzo spazio gentilmente concesso ai meteci del nostro mondo.

Nei bar, notoriamente, ci sta spesso e volentieri la popolazione criminale immigrata. Senza dar retta ai deliri leghisti, è un fatto che gli italiani hanno trasferito agli stranieri la parte più rischiosa del lavoro illegale; e che gran parte dei migranti sono giovani maschi e avventurosi; e che i delinquenti da galera (e non da tangenti) si reclutano, in ogni società, tra i gruppi sociali più esposti e a rischio.

Ma se questa gente pone a rischio la borsa della vecchietta, o la salute del cocainomane aborigeno, le istituzioni della sicurezza non se ne occupano più di tanto.

Raccontano che nei gulag sovietici, i prigionieri politici venissero tenuti sotto controllo dai detenuti comuni, che preoccupavano molto di meno i carcerieri.

E’ una realtà di tutti i sistemi: lo spacciatore o lo stupratore non mettono in pericolo la società.

Il signore che saluta cortesemente i vicini di casa, non si ubriaca e solidarizza con le resistenze fa molta più paura.

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10 Responses to Mi correggo

  1. calmansi says:

    Non ho trovato l’articolo di Ben Jelloun online. Certo che la proposta che citi è assurda, ma forse pensava anche al rischio di risse causate da musulmanofobi nelle ore in cui non ci sarebbe stato un responsabile presente?

    Se le moschee dispongono di volontari in numero sufficiente, potrebbero invece proporre attività aperte anche ai non musulmani. Quando avevamo 12 anni, con una compagna, ci eravamo iscritte a un corso di arabo alla moschea di Ginevra (purtroppo avevamo abbandonato per incapacità fonetica). Allora la moschea di Ginevra era in un appartamentino, ma adesso che ha un suo stabile proprio, mi pare che continui ad offrire queste possibilità.

  2. ulivegreche says:

    La triste vita dell’immigrato musulmano: se be ve è si droga è un delinguende, se non beve e non si droga è una kanaglia integralista…

  3. utente anonimo says:

    —–

    Senza dar retta ai deliri leghisti, è un fatto che gli italiani hanno trasferito agli stranieri la parte più rischiosa del lavoro illegale;

    —-

    Eggià. E’ sempre colpa degli Italiani. E quando si stupra qualcuna , è sempre un italiano che ha delegato.

    -Papà ma gli asini volano?

    -Ma chi dice queste cazzate?

    -Papà , ma era scritto su l’Unità

    -Beh, volare volare no… i svulàzen , ecco. Saltano molto in alto, sai?

  4. kelebek says:

    Per n. 3

    Firmare sempre i propri commenti, anche con un nick qualunque.

    Se invece di buttare tutto in etnicità, cercassi di capire i fatti, penso che sia innegabile che oggi i camorristi che negli anni Settanta spacciavano droga – rischiando di persona – si siano fatti la villetta e abbiano appaltato i lavori più rischiosi ad altri.

    E tra vent’anni, avremo gli spacciatori marocchini con la villetta, che hanno subaltato il lavoro a – tanto per dire – i messicani.

    Dicesi miracolo economico.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    #2

    com’è che si dice, rotfl?

    ebbene, sto rotflando con molta amarezza su questa geniale intuizione.

    diego

    ps: me la rubo e la spaccio per mia alla prima occasione, sappilo

  6. AbdelQader says:

    Col nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso.

    Miguel scrive: “E’ una realtà di tutti i sistemi: lo spacciatore o lo stupratore non mettono in pericolo la società. Il signore che saluta cortesemente i vicini di casa, non si ubriaca e solidarizza con le resistenze fa molta più paura.”. Ovvio: il primo è parte del sistema poichè non mette in discussione i pilastri su cui si regge lo stesso, anzi metaforicamente ne è un caso limite. Il secondo invece è l’antisistema quindi il concetto di onestà e rettitudine divengono del tutto relativi. Comunque la situazione è sempre più ingarbugliata e fumosa: fino ad ora non mi sono espresso sul caso, ma ora comincio a pensare che tutto potrebbe risolversi nella classica sceneggiata drammatica da B-movie italiano … pardon italiota. Comunque restiamo ancora alla finestra. Allah (SWT) ne sa di più.

  7. kelebek says:

    Tra l’altro, Tahar ben Jalloun dice che apprestandosi a commettere attentati nel Paese che li ha accolti e che consente loro di guadagnare da vivere, questi soggetti pregiudicano qualsiasi speranza di convivenza…”

    Nessuno ha mai accusato gli arrestati di Ponte Felcino di voler fare attentati in Italia, ma evidentemente TbJ ne sa più della Procura di Perugia.

    Epoi aggiunge che “occorre che le autorità consolari – in questo caso marocchine – siano più vigili e lavorino seriamente in questi ambienti”.

    Cioè, TbJ si auspica che i servizi segreti marocchini (perché di questo si tratta, un consolato come tale si deve occupare solo di certificati di nascita e affini) controllino eventuali oppositori all’estero.

    E’ straordinario con quanta facilità passino proposte terrificanti (che poi sono già la realtà).

    Miguel Martinez

  8. AbdelQader says:

    Col nome di Allah Il Clemente Il Misericordioso.

    Va da se che i TG sbandieranono che la presunta cellula “forse” si apprestava a colpire in Italia. Niente di meglio dello stato emergenziale per far passare, anche in via ufficiosa, prassi che in condizioni normali verrebbero rigettate da chiunque abbia un minimo senso civico. E’ proprio vero, la paura gioca brutti scherzi.

  9. calmansi says:

    Tahar Ben Jelloun è un romanziere, non primariamente un giornalista, anche se scrive per diversi giornali. Probabilmente si sarà basato sulle informazioni fornitegli da Repubblica. Come diceva Mario Spagnol, non bisogna lasciare i letterati giocare con la politica.

    Claude

  10. utente anonimo says:

    Tahar Ben Jelloun è un romanziere

    maria

    i suoi romanzi piu belli sono Creatura di sabbia e Notte fatale, poi mi pare sia decaduto come scrittore

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