Lo zafferano e il geco (II)

Credo che questa sia l’unica recensione in rete dello Zafferano e del geco di Paola Carusi: unica recensione di un libro introvabile.

Nel 1995, lavoravo a Imola, e ogni tanto, andavo a Venezia per dare qualche esame alla facoltà di lingue orientali.

Quell’anno, la docente di storia della filosofia islamica stava godendo del suo anno sabbatico, e scoprii con sorpresa che il suo posto era stato preso da una giovane ricercatrice di chimica, Paola Carusi.

Nei venti minuti che durò l’esame, Paola Carusi mi trattò con un distacco formale insolito in quella piccola facoltà e mi diede (giustamente) 26, il peggior voto della mia carriera universitaria. Non abbiamo mai più avuto contatti.

Eppure, sono dodici anni che sono – intellettualmente parlando – innamorato di lei.

Vi starete chiedendo, innanzitutto, cosa ci facesse lì una chimica.

Paola Carusi ha due lauree, una in chimica e una in lingue orientali. Difficile immaginare due ambienti umani più diversi di quelli delle rispettive facoltà; ma lei ha dedicato tutta la vita a far incontrare gli opposti, in un affascinante mondo intermedio che pochissimi hanno esplorato.

Chimica, storia della chimica, quindi alchimia, o alchìmia, scienza araba anche nel nome.

Ma la scienza alchemica era sottilmente vicina alla filosofia, e mirava a unire due opposti: lo spirito e la materia, in quel campo sfuggente e intermedio che è il mondo immaginale.

Sono cose di cui si occupano, in genere, serissimi storici delle scienze, che cercano solo i germi di modernità e scartano il resto; oppure, al contrario, persone ignorantissime in ogni disciplina, che affermano spavalde di sapere tutto sull’alchìmia.

Paola Carusi, invece, conosce sia le scienze esatte, sia cose come la Synagoge di Vindanio Anatolio di Berytos, compilazione greca di cui sopravvive oggi, una traduzione in lingua araba, in un unico manoscritto, conservato a Mashhad in Iran.

L’alchìmia fu essa stessa prodotto di immaginari lontani tra di loro: Antico Egitto, neoplatonismo, gnosticismo, frammenti sciiti, metafore indiane, correnti ebraiche; tutti mescolati nel crogiuolo, assieme a profumi (e quindi erbe e unguenti animali), minerali, matematica, artigianato, filosofia e rivelazione.

Poi, di nuovo, tutti questi si è scisso: da una parte la religione, dall’altra le moderne scienze esatte, e dall’altra ancora tutto il filone ermetico che entrò nella cultura europea, assumendo mille improbabili forme, per sciogliersi infine nella fanghiglia New Age.

Seguire questa storia, significa esplorare anfratti oscuri di manoscritti in arabo, in ebraico, in greco, in latino, seguendone la storia culturale e politica, ma anche tecnica e manuale.

E significa attraversare, incessantemente, tutte le frontiere: non solo quelle tra chimica e filosofia e tra le diverse lingue, ma anche tra Oriente e Occidente.

Avevo parlato a un mio amico editore del lavoro di Paola Carusi; contattata da lui per scrivere una piccola storia dell’alchìmia, lei gli rispose – e riesco a immaginare la sua cortese freddezza – dicendo che qualunque cosa lei avesse scritto oggi, rischiava di essere smentita dalle sue stesse ricerche future.

Se si pensa a quante persone colte scrivano testi attendibili, ma banali, e a quanti ciarlatani pubblichino con sicurezza cose di cui non sanno nulla, è una risposta davvero dignitosa.

Adesso Paola Carusi ha pubblicato un libro su un altro argomento, anch’esso di confine: tra Oriente e Occidente certo, ma anche tra forme di vita – un’esplorazione inedita del rapporto tra il mondo islamico e i mondi animale e vegetale. E come sempre, con quella capacità unica di chi sa trattare tanto i simbolismi esoterici, quanto le tecniche concrete di irrigazione.

Il problema è solo, come trovare il libro?

Intanto, ve ne do di nuovo i dati:

Paola Carusi
Lo zafferano e il geco. Le scienze della vita nella società islamica del Medioevo
Carocci, Roma, 2007

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35 Responses to Lo zafferano e il geco (II)

  1. utente anonimo says:

    Strano che il libro non si trovi,

    Carocci è una stimabile casa editrice piuttosto ben distribuita, di solito.

    Se è uscito quest’estate, non si trova perché i librai non prenotano quasi mai i libri in estate, ma attendono settembre.

    E’, tra l’altro (e qui rivelo un piccolo segreto) la ragione per cui il libro che conterrà anche un pregevole articolo di Miguel, pubblicato da un’altro serissimo editore, pur essendo già pronto uscirà in autunno…

    il timido donzello

  2. utente anonimo says:

    davveroo?

    Miguel ma non ci dici nulla?

    Sono contenta, era ora che le cose di miguel fossero stampate su Carta:-)

    maria

  3. utente anonimo says:

    E questo spiegherebbe come mai hai intrapreso quell’odissea per recuperare quel libro

    Paolo D.

  4. utente anonimo says:

    Affascinante ‘sta storia.

    M’incuriosisce il personaggio, anche se dubito il libro possa rientrare nel mio genere di letture, però potri provare.

    L’incontro di “opposti” m’ha sempre affascinato.

    Nella letteratura russa capitava spesso…

    JZ

  5. utente anonimo says:

    Il timido donzello!? ma non eri una donna?

    maria

  6. utente anonimo says:

    No,

    sono un’altro, mi sono solo ispirato alla timida donzella per camuffarmi.

    Il timido donzello

  7. kelebek says:

    Per tutti

    C’è un equivoco.

    Il post n. 1 non si riferisce al libro della Carusi, con cui – come ho detto – non ho avuto alcun contatto al di là di un esame (il mio intervento presso l’amico editore era a sua insaputa).

    Si riferisce a un altro testo.

    Miguel Martinez

  8. kelebek says:

    Strano personaggio, il timido donzello… quello del libro era un segreto noto a pochi.

    Ma i segreti difficilmente restano tali a lungo (chi sarà la talpa????).

    Comunque, alla Feltrinelli, non ho chiesto solo, “avete il libro?”, ma “guardiamo sul computer e vediamo se il libro esiste e si può ordinare”.

    Miguel Martinez

  9. utente anonimo says:

    Miguel,

    non c’è nessuna talpa (non apriamo un caso Lia II), non sono altri che il curatore del libro, sotto pseudonimo insospettabile.

    Ah, tra l’altro – notizia di un paio di giorni fa – il libro è stato adottato come libro di testo per un corso proprio a Venezia.

    Il timido donzello

  10. utente anonimo says:

    miguel,

    scusa se ti distruggo la romantica figura del libro perduto, ma prova a dare uno sguardo sul sito della feltrinelli…

    roberto

    http://lafeltrinelli2006.extra.fabbricadigitale.it/istituzionale/catalogo/scheda_prodotto.aspx?i=2465393#DISPONIBILITA

  11. utente anonimo says:

    ps.

    lo trovi pure su bol.it

    roberto

  12. kelebek says:

    Per roberto n. 10

    mi fa piacere… ma non ho cercato sul sito, ho cercato alla Feltrinelli in centro.

    Miguel Martinez

  13. utente anonimo says:

    pps.

    mi hai fatto venire i mente un curioso episodio: tre anni fa mia moglie cercava disperatamente un certo libro sull’allattamento.

    nella libreria più grande del granducato, dopo aver frugato per mezz’ora nel computer, il ciarlatano di turno ci dice “non abbiamo *nessun* libro sull’allattamento”.

    uh? nessuno? nessuno!

    bon.

    stiamo per andarcene quando

    scopriamo che:

    - i libri sull’allattamento erano nel settore gastronomia, fra vino e cucina italiana

    - tutti erano classificati sotto la voce “stellen” (“allattare” in lussemburghese, mia moglie diceva “stillen” in tedesco e il tizio non ha pensato a tradurre)

    - facendo la ricerca per titolo aveva mispelled “allaitement”, che scriveva con una elle sola.

    delle serie i computer sono stupidi ma gli umani non aiutano…

    :-)

    robeto

  14. utente anonimo says:

    non è che il tuo commesso della feltrinellli ha parenti nel granducato?

    :-)

    roberto

  15. kelebek says:

    per roberto n. 14

    In realtà, abbiamo guardato insieme sul computer, tutti i libri con autore Carusi (non mi ricordo se ha inserito anche il nome).

    C’erano alcuni testi, se ben ricordo, di sociologia.

    Miguel Martinez

  16. utente anonimo says:

    ISBN. I-S-B-N.

  17. utente anonimo says:

    l’oriente comincia con il clima dell’anima: al polo celeste, alla roccia di smeraldo…alchimia e profezia sono indissolubili e non é che l’inizio per arrivare a Hûrqalya!!!!!!!!!! ciao! wadhuda…ops!!!!!!

  18. kelebek says:

    Per Wadhuda n. 18

    Grazie per il primo commento in tema… non che gli altri non vadano bene, però ne sentivo un po’ la mancanza.

    Miguel Martinez

  19. Senza nulla togliere a Paola Carusi e al suo libro, che non conosco, volevo solo fare un commento. Per quanto l’alchimia sia indubbiamente affascinante, da quel po che ho letto qua e la non ha davvero molte relazioni con la scienza moderna. Quello che sfugge a molti e’ che la scienza e’ puramente un metodo applicato alla conoscenza, e l’alchimia, anche in tempi relativamente moderni, si e’ sempre tenuta ostinatamente lontana da questo metodo. Un bezoar puo’ avere un interessante valore simbolico, ma nessuno pratico per la mancanza di sperimentazione “opportuna”. Quello che voglio dire e’ che per interessarsi di alchimia e di pratiche alchemiche non e’ necessario essere un chimico o comunque una persona di scienza, perche’ la scienza e’ altro. L’essere a cavallo tra “i due mondi” penso abbia come unico vantaggio di portare il suddetto approccio metodologico scientifico nella ricerca sull’alchimia, che per me rimane una disciplina prettamente filosofica con un po’ di puzza di zolfo intorno.

    Tupaia la Riduzionista

  20. kelebek says:

    Per Tupaia n. 20

    Sul rapporto tra alchìmia e scienza moderna, sono assolutamente d’accordo.

    Però nel contesto della storia della scienza, la distinzione è molto più sfumata:

    1) L’alchìmia araba fu sviluppata soprattutto da artigiani, quindi dalle stesse persone che hanno poi prodotto concretamente la “chimica”: l’origine araba (o arabicamente mediata) di tanti nomi in quel campo non è casuale.

    2) La scienza moderna nasce in stretta relazione con l’ermetismo (vedi gli studi di Frances Yates).

    Miguel Martinez

  21. utente anonimo says:

    @Miguel: sono contenta che siamo daccordo sulla distinzione tra chimica e alchimia. Tuttavia:

    1) che io sappia, le uniche parole in chimica di origine araba sono alcalino (da al-kali, le ceneri) e il nome dell’elemento Zirconio. Non me ne sovvengono altri.

    2) la chimica moderna e’ stata “inventata” da Lavoisier, Mendeleev, Boyles e altri ancora sulla base di osservazioni fenomenologiche e con alle spalle la filosofia (e la pratica) di Cartesio. Direi che nasce gia’ con una impostazione accademica, piuttosto che essere il derivato di “sapienza artigianale” e popolare.

    3) la scienza moderna nasce in stretta relazione con l’illuminismo prima, e necessita’ della rivoluzione industriale poi, e non direi che nella pratica sia stata influenzata piu’ che tanto da questo o quel filosofo, checche’ ne dicano i filosofi stessi.

    Ciao

    Tupaia

  22. falecius says:

    Per timido donzello 1 e 9… quale libro? Se circola nei corsi qui, lo voglio sapé

    Per miguel: chi era la prof di filosofia all’epoca? (io ho avuto scarabel e ho perso 30 e lode, ma non sono sicuro che fosse meritato ;) )

  23. kelebek says:

    per Tupaia n. 22

    Mi cogli svantaggiato, per una serie di motivi:

    1) Tu ne sai più di me. Questo è un dato di fatto, dovuto al semplice fatto che tu ti sei fatta un mazzo così a studiare le cosiddette scienze esatte, io no.

    E guarda che lo dico senza la spocchia dell’umanista che “di matematica non ci capisce niente”. E’ una mia mancanza, punto e basta.

    2) Quindi, contro le tue molteplici fonti, indico le mie principali fonti: le dispense del corso di Paola Carusi, cioè una gran quantità di articoli su riviste scientifiche astruse; e Frances Yates, L’illuminismo dei rosacroce.

    Credo che concorderai che entrambe sono fonti decisamente serie, che passerebbero tre volte qualunque esame CICAP; ma ci sono due piccoli particolari:

    - le dispense della Carusi le ho lette 12 anni fa

    - il libro di Frances Yates l’ho letto venti o più anni fa.

    E non ho sotto mano né l’uno né l’altro.

    Chiaramente non avrai le dispense di Paola Carusi, ma immagino che tu abbia il libro della Yates.

    3) di parole “chimiche” arabe, mi sovvengono anche chimica, alambicco, alcol… dove queste parole e questi concetti non vanno rivendicate “agli arabi”, ma a quel complesso coacervo di cui ho parlato nel post.

    4) Per ora, pescando tra i miei libri, ho trovato una breve citazione:

    “The alchemists… invented many laboratory utensils and improved many others, such as the crucible, alembic, and the retort. They also advanced such chemical techniques and operations as distillation, filtration, straining, calcination, crystallization, and the preparation of chemical elements and compounds. In addition, they improved the manufacture of ceramics, glass, soaps and perfumes. Because of their belief in the continuation of matter, alchemists contributed significantly to the objectivity of experimentation, to the use of weights and balances, and to the concept of proportional unification of metals”.

    John S. Badeau et al., “The Genius of Arab Civilization”, American University Press in Cairo, 2nd edition, 1983, p. 189.

    Dal mio ricordo delle dispense della Carusi, gli studi sono molto progrediti da allora, ma confermano sostanzialmente tale tesi.

    Miguel Martinez

  24. kelebek says:

    Per Falecius n. 23

    Non mi ricordo il nome, era una donna, credo di orientamento cattolico; ho vagamente in mente la lettera “L” per il nome o per il cognome.

    Più vago di così…

    Miguel Martinez

  25. falecius says:

    Ho scritto “perso 30 e lode” naturalmente volevo scrivere “preso”, ma forse il lapsus calami non è casuale. ;)

  26. utente anonimo says:

    Tupaia, sei una chimica ?

    Mi sto chiedendo se quando si fanno le analisi con le provette ( ex alambicchi , più o meno ) ci si rende conto che si sta esaminando un mistero: la vita. Anche la roccia, un minerale, un elemento , da dove salta fuori ? Come fa ad avere delle combinazioni così matematiche e/o geometriche ( presumo che tali siano ) ? Quali poteri, quali collegamenti con l’universo , avrà quell’elemento ? E’ in qualche modo , a suo modo, animato ?

    E’, pare, un detto alchemico :

    ” Prega teosoficamente e lavora psicochimicamente”. ( da ” Il tesoro delle scienze occulte” di Grillot de Givry) .

    Aurora.

  27. utente anonimo says:

    >..di parole “chimiche” arabe, mi sovvengono anche chimica, alambicco, alcol… MM< Aggiungici anche “elisir”.
    Ciao

    Ritvan

  28. @miguel: sul piano dell’impreparazione siamo pari, anzi io sono molto peggio di te, non solo non ne so di filosofia, mi ci tengo anche alla larga con un bastone, se appena appena posso evitare. Sono spocchiosa, abbi pazienza. Viste le premesse non ho letto naturalmente nessun libro della Yates, e questa certamente e’ una mia pecca. Ti posso dire tuttavia che degli studi degli alchimisti, quando si studia la chimica, non resta granche’ (anche con le parole arabe siamo a quota cinque). La chimica moderna e’ lo studio dell’atomo e delle energie dei legami chimici, dei rapporti tra cariche elettriche e degli orbitali atomici. E soprattutto dell’applicazione del metodo scientifico alle osservazioni dei fenomeni. Dell’alchimia resta piu’ o meno quanto resta di un nematode nel tuo DNA. Per quanto riguarda i rapporti ponderali, ne’ lavoisier, ne’ dalton, ne’ gay-lussac, ne’ avogadro, ne’ proust (Joseph), erano alchimisti, e non direi sia un caso. Non mi pare ci siano altri padri teorici delle leggi ponderali. Non dimentichiamoci invece che agli alchimisti dobbiamo teorie strampalate come il flogisto, smentita appunto da lavoisier, e un sacco di intossicazioni gravi da mercurio.

    Agli alchimisti dobbiamo certamente un po’ di vetreria e un po’ di scoperte fatte per caso mentre cercavano di ottenere altro. Gli dobbiamo senza dubbio la tecnica della calcinazione e della distillazione. quello che io discuto dell’alchimia e’ l’assenza di metodo, non i risultati. Puoi certamente inventare la calcinazione non avendo idea di quello che stai facendo, come il flogisto sembra dimostrare. Io penso che la differenza tra Stahl e Lavoisier sia proprio metodologica. Ermetico non a caso vuol dire incomprensibile. A differenza, appunto, della scienza moderna, per cui il confronto e la trasmissione puntuale della conoscenza sono fondamentali. Ma certamente io di filosofia non ne so niente. Come posso ribattere le fonti che tu mi citi e che sarebbero inoppugnabili anche dal CICAP? se solo tu me le citassi, questi articoli scientifici a cui ti riferisci!

    A citazione, comunque, ti ribatto con un’altra citazione, da un testo di chimica:

    “Benche’ alcune di queste idee siano notevoli, talvolta anche di grande accuratezza, esse sono solo ipotesi. […] una ipotesi veniva distrutta o seriamente messa in forse da un’altra e cosi’ la situazione resto’ per quasi 2000 anni. […] Di certo e’ corretto affermare che le basi logiche per credere nella esistenza degli atomi sono state poste da Dalton, gay-lussac e avogadro, nei lavori pubblicati agli inizi dell’800. Cosa e’, dunque, che distingue il contributo di questi uomini alle speculazioni inefficaci dei 2000 anni precedenti? […] Cio’ che univa il metodo di dalton, Gay-lussac e avogadro era il comprovare la fondatezza di una ipotesi con esperimenti quantitativi e questi tre scienziati ebbero il merito di dimostrare che piu’ dati sperimentali possono essere riassunti in un numero limitato di generalizzazioni sul comportamento della materia”

    Da: Mahan, B. (1983) Chimica. Casa Editrice Ambrosiana, Milano (Trad).

    Ciao

    Tupaia

  29. utente anonimo says:

    Per Falecius e Miguel,

    La professoressa era Francesca Lucchetta, che andò in pensione l’anno dopo (’96) e che aveva la strana abitudine di mettere 30 e lode a chiunque avessa la maturità classica. Gli altri potevano aspirare al massimo a un 30, se gli andava bene.

    Il libro è stato adottato da M.N., che ci ha scritto anche un articolo.

    Il titolo non lo dico, anche perché è provvisorio.

    Il timido donzello

  30. kelebek says:

    Per Tupaia n. 29

    Grazie!

    comunque la tesi fondamentale della Yates non riguarda tanto la chimica, quanto l’approccio scientifico generale.

    Attraverso una mole impressionante di documenti, lei documenta il passaggio, nel Seicento inglese, dall’ermetismo, nel filone di Giordano Bruno, al mondo di Francis Bacon e della Royal Society, in cui assistiamo contemporaneamente allo sviluppo sistematico della scienza moderna e della massoneria speculativa.

    E’ ovvio che in questo passaggio, l’ermetismo si diluisce fino a scomparire del tutto; ma il passaggio stesso mi sembra che possa dirsi seriamente documentato.

    Il filone ermetico è di origine italiana – Giordano Bruno, Pico della Mirandola, ecc.; ma le fonti delle fonti sono certamente arabe.

    Chiaramente qui parliamo di un rapporto genealogico: dire che l’ermetismo è per certi versi il padre della scienza moderna, non è diverso dal dire che il comunista Amendola aveva un padre liberale, e magari il nonno clericale.

    Miguel Martinez

  31. kelebek says:

    Ho trovato un breve saggio, certo imperfetto, ma comunque interessante e comunque in italiano, sul tema:

    http://www.pbmstoria.it/dizionari/storiografia/lemmi/245.htm

    Miguel Martinez

  32. miguel: allora concordiamo in pieno!

    ciao

    tupaia

  33. Caro Miguel,

    non capisco come mai tu abbia così tanti problemi a trovarlo: alla Feltrinelli di Genova l’avevo già sfogliato qualche settimana fa!!

    Ci vediamo al Campo, insha’Llah..

    ‘umar andrea

  34. #31 e #29

    Della Yates ho letto “giordano Bruno e la tradizione ermetica”.

    la signora era decisamente un’ignorante. ho trovato numerosi errori e fraintendimenti, oltre a una sostanziale ignoranza riguardo al neoplatonismo. Di testi arabi non se ne parla neanche.

    In quell’epoca alcuni studiosi del Warburg Institute cercarono di emergere all’attenzione pubblica proponendo una tesi alternativa a quelle degli studi tradizionali (in particolare tedeschi) riguardo al rinascimento, e spostarono l’attenzione sulla magia, la teurgia o questioni simili (nel libro che ho citato il Bruno è trasformato in un teurgo pagano ed è ipotizzata l’esistenza di una setta pseudo-egizia di cui avrebbe fatto parte anche Shakespeare). Alla stessa maniera venne trattato J. Dee da un altro studioso del Warburg, spostando l’attenzione sull’ultima parte della sua produzione di studi – distruggendo così la figura del matematico.

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