In barca, a Gaza

di SILVIA CATTORI

Greta Berlin, 66 anni, è una donna d’affari di Los Angeles. E’ madre  di due bambini con doppia nazionalità palestinese e statunitense. 

Negli ultimi quattro anni, ha raggiunto per due volte la Palestina  occupata con l’International Solidarity Movement. Membro delle Donne  in Nero, è una delle numerose persone che hanno organizzato un  progetto poco usuale: andare a Gaza in nave. E’ loro intenzione  sfidare l’affermazione delle autorità israeliane secondo la quale  Gaza non è più occupata. Nell’intervista che ha rilasciato a Réseau  Voltaire, Greta Berlin spiega le ragioni di questa coraggiosa impresa.

Silvia Cattori: Sul vostro sito Free Gaza, si può leggere questo: 

"Abbiamo cercato di entrare in Palestina via terra. Abbiamo cercato  di entrarci via aria. Questa volta prenderemo una nave" (1). E’ un  tentativo unico. Perché Gaza in particolare? E perché andare in barca  in uno dei luoghi più sorvegliati al mondo?

Greta Berlin: Israele afferma che Gaza non è più occupata. Bene, se  questo è vero, allora noi abbiamo il diritto di andarci. La verità è  che Israele controlla tutte le entrate a Gaza e che la popolazione è  più che mai isolata dal mondo. Gli internazionali non possono  accedere a Gaza attraverso la frontiera con l’Egitto, e anche, la  frontiera di Erez con Israele è chiusa a quasi tutto il mondo.

Così 50/80 di noi tra uomini e donne, partiranno da Cipro verso la  fine di quest’estate. Molti tra di noi hanno più di 50 anni: uomini e  donne di ogni origine e nazionalità ­ Palestinesi, Israeliani,  Australiani, Greci, Statunitensi, Inglesi, Spagnoli, Italiani ­ si  imbarcheranno su un battello chiamato FREE GAZA. Uno di questi  passeggeri, la signora Hedy Epstein, è una sopravissuta  dell’olocausto, e due o tre Palestinesi sono dei sopravvissuti della  Nakba. tra di noi hanno il divieto di accesso nei territori occupati  perché volevamo portare la testimonianza di quello che Israele fa  subire ai Palestinesi.

Silvia Cattori: Questa partenza via mare verso la Palestina avviene  60 anni dopo la partenza da Marsiglia del battello Exodus per la  Palestina, il 27 luglio 1947, con 4500 rifugiati ebrei a bordo. Avete  voluto far coincidere la vostra partenza con quella del 1947?

Greta Berlin: E’ una pura coincidenza. La ragione per la quale  partiamo quest’anno è perché cade il secondo anno dalla pretesa  ritirata dell’occupante israeliano.

Ed invece Gaza è più che mai assediata e le condizioni di vita, già  difficili, degli abitanti di Gaza si sono aggravate da allora. Si  tratta quindi per noi di attirare l’attenzione del mondo sulla  terribile negazione dei diritti civili e umani dei Palestinesi.

Silvia Cattori: Entrare nelle acque di Gaza non è un cosa semplice!  Credete veramente che la marina militare israeliana vi lascerà  penetrare?

Greta Berlin: Israele non ha il diritto di impedirci di andare a  Gaza, quindi noi ci andiamo. La legge internazionale dice che noi  abbiamo il diritto di recarci a Gaza.

Ricordatevi, che nel luglio 2005, le autorità israeliane hanno  proclamato che la Striscia di Gaza non è più occupata. Se Gaza non è  più occupata perché non dovremmo andarci? Lasciamo che le autorità israeliane provino che Gaza non è più occupata lasciandoci entrare. 
Questo viaggio è un tentativo per sfidare Israele sulle sue stesse  affermazioni. Siamo invitati da numerose ONG a visitare i loro locali  e le cliniche. Con quale diritto Israele può vietarci queste visite? 
Lo ripeto noi dobbiamo fare tutto quello che è in nostro potere per  attirare l’attenzione del mondo sul fatto che il blocco militare  israeliano porti lentamente alla morte la gente di Gaza. Sappiamo  benissimo che questo viaggio sarà difficile, ma siamo determinati. 
Noi possiamo, sia lamentarci dell’inerzia della comunità  internazionale, sia fare qualcosa che la faccia svegliare e che la  faccia reagire. Se noi, che abbiamo constatato la situazione, non  facciamo nulla che credibilità potremmo ancora avere agli occhi dei  Palestinesi sotto occupazione?

Abbiamo pianificato questo viaggio da molto tempo, riflettendo  accuratamente su quale fosse il modo migliore per dimostrare il  nostro sostegno. Abbiamo discusso la possibilità di andare a Gaza per  ostenere il diritto al rientro dei Palestinesi scacciati nel 1948. 

Il nostro viaggio doveva segnare i 60 anni dall’occupazione. Ma  Abbiamo preso in considerazione il fatto che è era molto più  importante smentire l’affermazione di Israele secondo la quale Gaza  non è più occupata e i suoi abitanti sono liberi.

Secondo la legge internazionale, il mare di Gaza, con i suoi 40  chilometri di coste, appartiene ai Palestinesi e Israele non ha alcun  diritto di controllo. Anche gli accordi di Oslo riconoscono che la  costa di Gaza appartiene ai suoi abitanti.

Silvia Cattori: Cosa volete dimostrare?

Greta Berlin: Vogliamo dimostrare che Israele e gli Stati Uniti  stanno affamando gli abitanti di Gaza perché hanno eletto  democraticamente il governo Hamas. Vogliamo fare appello alle  coscienze dei cittadini del mondo, dicendo loro: "Svegliatevi. Voi  non potete continuare a girare lo sguardo di fronte ai crimini  commessi da Israele. Voi non potete continuare a chiudere gli occhi  sul lento genocidio dei Palestinesi".

Noi pensiamo che è molto importante dimostrare che Israele ha  mentito, che Gaza non è mai stata liberata. Le navi da guerra  israeliane non hanno mai cessato di aprire il fuoco sui battelli da  pesca palestinesi, uccidendo numerosi pescatori nel corso degli  ultimi due anni. Cosa avevano fatto queste persone se non pescare per  nutrire le loro famiglie? Che crimine commette Israele sparando sulla  gente che ha il diritto di pescare nelle proprie acque?

Silvia Cattori: Credete seriamente che voi potete far fronte alla  potenza militare di Israele?

Greta Berlin: Noi ci proveremo. La nostra missione è di andare a Gaza.

Certamente, prevediamo che saremo fermati. Ma insisteremo sul fatto  che noi abbiamo, legalmente e moralmente, il diritto di andarci. E  abbiamo un po’ di giornalisti a bordo per raccontare quello che  succederà, allora lasciamo che provino a fermarci. Si potrà  dimostrare che la "libertà per Gaza" proclamata da Israele è una  completa mistificazione. Questo territorio è ancora occupato e la sua  popolazione quotidianamente terrorizzata.
Silvia Cattori: Quindi la vostra missione ha essenzialmente  obbiettivi politici?

Greta Berlin: Esattamente. Gaza ha il diritto di essere libera. Anche  se li abbiamo, il nostro obiettivo non è quello di convogliare viveri  e medicinali. Come qualsiasi altro popolo, il popolo di Gaza vuole  poter viaggiare, commerciare, lavorare in pace e beneficiare del  diritto di controllare il proprio destino. Dovrebbe avere il diritto  di utilizzare l’aeroporto, distrutto dagli Israeliani cinque anni fa,  e dovrebbe avere il diritto di pescare nelle proprie acque.

Certamente la catastrofe umanitaria è importante, ma essere liberi è  un’importanza vitale per questa gente. La comunità internazionale  deve fare pressioni su Israele e aiutare a ricostruire le strutture  interne dei Palestinesi permettendogli di costruire la loro società. 

Ma la nostra missione è di avvertire Israele, gli Stati Uniti e  l’Unione Europea, che hanno la responsabilità della sopravvivenza di  1,4 milioni di persone.

Silvia Cattori: E’ un grande progetto quello che voi lanciate!

Greta Berlin: I Palestinesi non hanno ottenuto nulla dopo tanti  supposti "processi di pace". Tutti gli sforzi internazionali sono  falliti. Noi ci auguriamo di contrastare la disinformazione diffusa  ormai da 60 anni in favore di Israele, al posto della reale storia  della espropriazione dei Palestinesi. Il mondo non può  indefinitamente aspettare che Israele vada a sedersi seriamente al  tavolo dei negoziati. Anche le ONG sono incapaci di dire la verità  per paura di perdere il sostegno internazionale. Più di 65  risoluzioni dell’ONU hanno cercato di far pagare le malefatte ad  Israele, ma ogni volta si sono viste porre il veto degli Stati Uniti. 

Per 60 anni i Palestinesi hanno atteso che si renda giustizia. Per  quanto tempo ancora dovranno pagare il prezzo di quello che l’Europa  ha fatto pagare agli ebrei? Per quanto tempo ancora la comunità  internazionale distoglierà gli occhi dicendo: "Non abbiamo visto, non  sappiamo"?

Silvia Cattori: Sperate che altre barche si uniscano a voi?

Greta Berlin: Tutti quelli che possiedono una barca, tutti quelli che  vogliono unirsi a noi per rompere l’assedio sono i benvenuti. Più  battelli si uniranno a noi, più grandi saranno le possibilità di  essere ascoltati.

Silvia Cattori: Non ci vuole una certa dose di coraggio per lanciarsi  in una tale avventura?

Greta Berlin: Mi dico che, se Hedy Epstein che ha 82 anni, e Mary  Hugues che ne ha 73, e tanti altri che anno più di 70 e più di 80  anni possono fare questo viaggio, allora devo esserne capace anch’io. 

Non penso che chiunque tra noi si consideri coraggioso, penso che noi  siamo determinati a fare ascoltare la voce dei Palestinesi e che, se  noi possiamo, dobbiamo farlo. Non possiamo distogliere lo sguardo  quando Israele bombarda ogni giorno donne e bambini.

Silvia Cattori: Come mai siete così sensibili al dramma dei Palestinesi?

Greta Berlin: Quando vivevo a Chicago, Illinois, ho sposato un  Palestinese, rifugiato dal 1948. E’ allora che ho iniziato a scoprire  la verità sulla pulizia etnica di 750.000 Palestinesi per costruire  uno stato ebraico. Siccome mi impegnavo di più, negli anni 60 e 70,  un gruppo chiamato Jewish Defence League ha minacciato di prendersela  con i miei due figli, dicendo che li avrebbe uccisi se continuavo a  militare per la giustizia per i Palestinesi. Per 20 anni ho  abbandonato la lotta, dedicandomi ai miei figli e alla carriera  professionale. Non ero pronta a mettere in pericolo la sicurezza dei  miei figli per la causa che sostenevo.

Nel 1977, una volta che i miei figli sono cresciuti e hanno lasciato  la casa, ho ripreso la militanza e a scrivere lettere. Non potevo  credere che, dopo 20 anni, la situazione dei Palestinesi potesse  peggiorare ogni giorno. Il 29 settembre 2000, Mohammed Al Dura, un  piccolo ragazzo di Gaza di 12 anni fu ucciso da un soldato  Israeliano. Qualcuno aveva filmato questa morte. Ne fui spaventata e  sconvolta.

Quando Rachel Corrie (2) fu schiacciata da un bulldozer israeliano,  nel marzo 2003, e Tom Hurndall (3) fu colpito da un proiettile alla  testa qualche giorno più tardi ­ due persone che difendevano i  diritti dell’uomo in seno all’International Solidarity Movement a  Gaza ­ ho deciso di andare nei territori occupati per vedere con i  miei occhi quello che Israele fa sopportare alle popolazioni dei  territori che occupa.

Silvia Cattori: L’International Solidarity Movement (ISM) non è  considerato da Israele come un movimento terrorista?

Greta Berlin: In verità no. I volontari dell’ISM sono delle persone  pacifiche che credono nella protesta non violenta contro  l’occupazione. Il solo terrorismo che ho visto durante i cinque mesi  che ho passato in Palestina, tra il 2003 e il 2005, è la violenza  militare israeliana contro di noi, e la violenza dei coloni illegali  contro i Palestinesi e quelli tra di noi che cercano di proteggerli. 

Sono stata ferita ad una gamba da un proiettile di acciaio rivestivo  di gomma, quando protestavo contro il terrificante muro che Israele  sta costruendo. E, come centinaia di militanti per la pace, ho subito  le granate lacrimogene e le bombe assordanti gettatemi addosso a  Bil’in. Mentre portavo a scuola dei bambini palestinesi a Hebron, i  bambini dei coloni ci hanno gettato delle pietre e sono stata ferita  ad una mano e al femore.

Quasi tutti quelli che si imbarcheranno sulle navi sono stati  picchiati, feriti da proiettili, o asfissiati dai gas lacrimogeni dai  militari israeliani. Molti tra di noi sono stati arrestati per aver  protetto delle donne e dei bambini. Le autorità israeliane sanno  molto bene che noi non abbiamo nessun legame con le organizzazioni  terroriste. Ma Israele è spaventato all’idea che noi possiamo tornare  nei nostri rispettivi paesi e raccontare la verità su quello che i  suoi soldati fanno subire al popolo palestinese sotto occupazione. E’  questo che Israele teme: la verità.

Noi ci siamo impegnati ad andare a Gaza. E attendiamo con impazienza  il sostegno di tutti i progressisti che si uniranno a noi. Anche se  non riusciremo ad attraccare, avremmo almeno tentato e faremo  conoscere al mondo la reale situazione. Credo che tutti, su questa  nave, condividono le stesse convinzioni. Conosciamo gli ostacoli. E  non si tratterà di un solo viaggio. Ci ritorneremo; è una strategia  per far conoscere al mondo la verità sull’occupazione israeliana.

Silvia Cattori: Cosa contate di fare una volta arrivati a Gaza?

Greta Berlin: Andremo a pescare. Venite, unitevi a noi, prendete le  vostre canne da pesca.

Fonte: www.voltairenet.org

6.07.07

Tradotto per www.comedonchisciotte.org da CLAUDIA

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php? name=News&file=article&sid=3561

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44 Responses to In barca, a Gaza

  1. utente anonimo says:

    Certo che, per avere ragione, è antipatica in misura impressionante.

    Volevo chiedere se nella libertà di Gaza è compresa anche la responsabilità per “eventuali” attacchi contro il territorio di Israele.

    Grazie

    Francesco

  2. utente anonimo says:

    >le granate lacrimogene e le bombe assordanti gettatemi addosso a Bil’in

    un’esperienza che condividiamo…

    diego

    PS:

    Miguel, vedi che sta per passare la legge che renderà definitivamente Gaza una “foreign entity” (qualsiasi cosa significhi). Ne ho scritto diffusamente nel mio blog. Questo non significa che verrà fermato l’assedio (figurati), ma che lo status giuridico di Gaza sarà diverso da quello della West Bank, il che è ancora più grave: segnerebbe la formalizzazione dei “due stati” secondo Israele, cioè, riusciranno addirittura a pubblicizzarla come cosa positiva, come hanno sempre fatto. Rendendo i “territori” (le gabbie) un protettorato di ostaggi nelle mani del Fatah che piace a loro. Tutto, pur di non essere “costretti” alla democrazia da una situazione di non-emergenza.

    diego

  3. utente anonimo says:

    >le granate lacrimogene e le bombe assordanti gettatemi addosso a Bil’in

    un’esperienza che condividiamo…

    diego

    PS:

    Miguel, vedi che sta per passare la legge che renderà definitivamente Gaza una “foreign entity” (qualsiasi cosa significhi). Ne ho scritto diffusamente nel mio blog. Questo non significa che verrà fermato l’assedio (figurati), ma che lo status giuridico di Gaza sarà diverso da quello della West Bank, il che è ancora più grave: segnerebbe la formalizzazione dei “due stati” secondo Israele, cioè, riusciranno addirittura a pubblicizzarla come cosa positiva, come hanno sempre fatto. Rendendo i “territori” (le gabbie) un protettorato di ostaggi nelle mani del Fatah che piace a loro. Tutto, pur di non essere “costretti” alla democrazia da una situazione di non-emergenza.

    diego

  4. talib says:

    Diego scrive:

    Ne ho scritto diffusamente nel mio blog

    managgia ai napoletani nazicomunisti! mai una volta che lo citi, il tuo blog!

    http://khalas.splinder.com

    e non so fare il link dai commenti!

  5. utente anonimo says:

    >napoletani nazicomunisti

    quale delle due è l’accusa? ;)

    diego

  6. utente anonimo says:

    bella domanda, sigior Diego ;)

    Francesco

  7. talib says:

    mancanza di log in, sarà la pigrizia dei napoletani o la ritrosia nei nazicomunisti!

  8. utente anonimo says:

    Diego, però se Gaza inizia ad essere una Entità Straniera, come escludere che un dì anche la West Bank la segua?

    E se è straniera, prima o poi gli israeliani dovranno lasciarla stare, mica è il loro salotto o la loro Bielorussia …

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    scusa, non capisco: perchè la frontiera con l’egitto è chiusa? Gli egiziani non sostengono i palestinesi? E allora perchè non li fanno passare? Tra l’altro sono anche alleati con gli usa e quindi non si capisce perché uno che ha la cittadinanza americana non possa attraversare una frontiera egiziana. E poi perchè le frontiere della Palestina con Israele sono quasi chiuse, cosa vuol dire? Chi può passare da quelle frontiere?

    ciao,

    Ken il guerriero

  10. > http://khalas.splinder.com < Siamo sicuri che sia questo, l’url giusto?

  11. utente anonimo says:

    siamo sicuri che è questo:

    http://www.khalasnews.splinder.com

    lub

  12. utente anonimo says:

    #8

    mi rendo conto che la situazione vista dall’esterno è davvero molto complessa e paradossale, e credo di capire la tua curiosità su una cosa che veramente deve sembrare incomprensibile da qui.

    Se può tornarti utile, qualche tempo fa ho cercato di spiegare come funzionano i valichi (IL valico) qui. Ti consiglio di dare un’occhiata alla mappa per capire pure come funzionano le limitazioni allo spazio marino. Adesso la situazione è ancora più complessa, visto che è proprio Abu Mazen che spinge ad impedire l’apertura di Rafah per colpire Hamas, come dicono alcune fonti.

    #Francesco

    non ti facevo così ingenuo ;)

    in primo luogo la west bank non ha una “continuità territoriale” tale da permetterle lo status di entità straniera, soprattutto visto che si ritroverebbe “inglobata” entro i confini di Israele.

    In secondo luogo, ma più importante ancora, se tu levi i palestinesi come ostaggio finisce “lo stato di emergenza” permanente, e con esso tutta quella legislazione posticcia che tiene insieme il concetto di stato “ebraico” e “democratico”. Se israele delimitasse i propri confini, sarebbe costretto a tarare le regole di cittadinanza sulla base dei “normali” ordinamenti democratici… oppure, dovrebbe perdere l’attributo democratico per diventare un’etnocrazia, o una teocrazia a seconda dei punti di vista.

    semplifico, ma al succo questo è il grosso problema.

    Avere solo la west bank da controllare è più semplice ed economico, soprattutto quando puoi mettere gli stessi palestinesi a fare il lavoro sporco di tsahal. ma io sono ottimista, francesco, e vedo tutta questa storia – altamente instabile – come un’opportunità unica per andare verso lo stato unico.

    così finiscono di romperci i coglioni ;)

    diego

  13. utente anonimo says:

    #8

    mi rendo conto che la situazione vista dall’esterno è davvero molto complessa e paradossale, e credo di capire la tua curiosità su una cosa che veramente deve sembrare incomprensibile da qui.

    Se può tornarti utile, qualche tempo fa ho cercato di spiegare come funzionano i valichi (IL valico) qui. Ti consiglio di dare un’occhiata alla mappa per capire pure come funzionano le limitazioni allo spazio marino. Adesso la situazione è ancora più complessa, visto che è proprio Abu Mazen che spinge ad impedire l’apertura di Rafah per colpire Hamas, come dicono alcune fonti.

    #Francesco

    non ti facevo così ingenuo ;)

    in primo luogo la west bank non ha una “continuità territoriale” tale da permetterle lo status di entità straniera, soprattutto visto che si ritroverebbe “inglobata” entro i confini di Israele.

    In secondo luogo, ma più importante ancora, se tu levi i palestinesi come ostaggio finisce “lo stato di emergenza” permanente, e con esso tutta quella legislazione posticcia che tiene insieme il concetto di stato “ebraico” e “democratico”. Se israele delimitasse i propri confini, sarebbe costretto a tarare le regole di cittadinanza sulla base dei “normali” ordinamenti democratici… oppure, dovrebbe perdere l’attributo democratico per diventare un’etnocrazia, o una teocrazia a seconda dei punti di vista.

    semplifico, ma al succo questo è il grosso problema.

    Avere solo la west bank da controllare è più semplice ed economico, soprattutto quando puoi mettere gli stessi palestinesi a fare il lavoro sporco di tsahal. ma io sono ottimista, francesco, e vedo tutta questa storia – altamente instabile – come un’opportunità unica per andare verso lo stato unico.

    così finiscono di romperci i coglioni ;)

    diego

  14. talib says:

    Grazie Lub, ho sbagliato e il Diego si è guardato bene dal correggermi, fatalista! :D

  15. utente anonimo says:

    #10

    invece di fare propaganda scrivici qualcosa pure tu ogni tanto! almeno metti una foto, pure piccola, qualcosa! ché io devo da lavorà mannaggia!!!

    ;)

    ciao tu

    diego

    ps: scusa Miguel se ho usato questo spazio x comunicazioni redazionali… ma visto che il confine pubblico/privato è ormai tipo i confini di Israele…

  16. utente anonimo says:

    Scusa Diego ma la tua risposta non supera il livello delle baggianate alla Magdi Allam.

    Se vogliamo capire bene, se si chiede l’adesione ad una tifoseria preferisco gli altri colori, e de gustibus ecc ecc.

    Il che poi fa il gioco del più forte, cioè Israele.

    Non capisco

    Francesco

  17. utente anonimo says:

    #14

    Francesco,

    se hai intenzione di riportarmi di nuovo sui binari degli infiniti botta e risposta tra sordomuti, è bene che tu sappia che non ti seguirò.

    Se non hai capito vuol dire che non sono stato chiaro, ed in effetti uno semplifica per “snellire” delle questioni che si ritiene – non fosse altro per il fatto che io so che tu (il mio interlocutore) frequenti il blog di Miguel da un po’ e quindi non dovresti essere lontanissimo da queste ehm… tematiche – siano pacificamente acquisite.

    C’è quindi bisogno di maggior chiarezza da parte mia, ma sarebbe più economico per tutti se tu cominciassi, per sempio, a chiedermi esattamente cos’è che non hai capito. Magari punto per punto, e io – dal mio piccolo di “filopalestinese” come vorresti tu – proverò a risponderti. Grazie.

    diego

    ps: maggior chiarezza esige più tempo, e al momento non ne ho. quindi non ti garantisco la rapidità delle risposte. ma ti garantisco le risposte. a patto che tu sia disposto ad ascoltarle.

    ps2:

    >Se vogliamo capire bene, se si chiede l’adesione ad una tifoseria preferisco gli altri colori, e de gustibus ecc ecc.

    ?

    questo sono io a non averlo capito…

  18. utente anonimo says:

    Non sono filopalestinese nè floisraelaniano, forse bisognerebbe schierarsi, a me paiono tutti scoppiati e c’hanno pure ragione, due milioni di galli in un pollaio. Quello che non capisco è perchè gli Israeliani, dopo avere conquistato sul campo si sono ritirati, per continuare a mettere filo spinato bombe posti di blocco, sparatorie..Ucciso un colono, sparato tre palestinesi. Questa guerra permanente non fa male a nessuno. Siete stati bravi, vi eravate quadruplicati..potevate mantenere l’estensione territoriale dopo la guerra dei sei giorni e pacificare la regione. Adesso dopo quarantanni assediate la striscia di gaza o quella assedia voi, cosa aspettate che vi buttino l’atomica per prendere una decisione?

    O si fa la guerra e la si finisce o si fa la pace e che sia finita. Questa dovrebbe essere la domanda che si fanno i Palestinesi come dare una via d’uscita a Sion da questa melma?

    Arafat firmava le tregue, ma intanto scoppiavano autobombe, e quelli si incazzavano e Arafat liberava i lupi e Sharon asfaltava le case, e quelli dentro la casa, che prima magari si sarebbero anche fatti i cazzi loro, diventano, comprensibilmente, delle belve assetate di sangue. E un ragazzo va in discoteca e salta la discoteca e diventa un killer pure lui…Poi o prima o durante ci si mette un deficiente ritardato di ultraortodosso e fa fuori il suo primo ministro perchè è troppo buono con i palestinesi (cosa doveva fargli di più metterli allo spiedo?), mentre dall’altra parte un vecchio paralitico sceicco del cazzo invita al martirio, e i mentecatti in giro per le strade con la faccia coperta di sciarpe nere ed un bazooka in spalla a fare le sfilate…

    Forse è meglio Hamas, se ha la sovranità e la capacità di fermare le schegge impazzite, ma se pure si combinano x una tregua accettabile,

    arrivano quei geni degli hezbollah a bombardare da fuori subito dopo aver costituito il casus belli con il rapimento di un militare, , allora dentro il libano e bombe sul libano.

    Adesso se gli hezbollah dichiarano guerra ad israele, se foi voste il giudice (come nella settimana enigmistica) se voi foste israeliano che fareste? che fareste voi se foste israeliani…io se fossi palestinese farei più o meno quello che hanno fatto, ma se voi foste israeliani che fareste..

    che problema

    edoardo

  19. infatti…

    avevo letto l’articolo su comedonchisciotte…

    sul mio blog ho riportato della distruzione dei due villaggi beduini in israele….’na tristezza!

    a presto Miguel

    orso

  20. utente anonimo says:

    LINK NEI COMMENTI:

    SEGUITO DA TESTO

    CLICK

  21. utente anonimo says:

    LINK NEI COMMENTI:

    SEGUITO DA TESTO

    CLICK

  22. utente anonimo says:
  23. utente anonimo says:
  24. utente anonimo says:

    SEGNO MAGGIOREa href=http://khalasnews.splinder.comSEGNO MINORE

    TESTO CLICKABILE

  25. utente anonimo says:

    IL #19 è L’ applicazione pratica funzionante

    scusate i troppi messaggi ma non è semplicissimo senza conoscere il gergo

    by

    DavidRitvanariumSamaritanusBonusTorahicusBiblicusCoranicusque ;-)

  26. utente anonimo says:

    x Diego

    credo di essere “molto lontanissimo” da certe posizioni, credo anzi di essere un contestatore delle loro basi e giustificazioni.

    Chiedere a Miguel per credere.

    Senza per questo accettare di iscrivermi all’altra fazione acriticamente.

    Saluti

    Francesco

  27. utente anonimo says:

    Stupenda Greta Berlin, stupenda autentica generosa, spero anch’io come dice lei la gente si “svegli” e auguro successo a quest’impresa…mentre sulle spiagge d’india, venti anni fa ad anjuna non c’erano i giovani ebrei!da dieci anni a questa parte mapuça, anjuna, vagator, chappora sono invase da israeliani strafatti di coca acidi ecc. Vogliono sballare a morte prima di tornare ‘in patria’ e doversi inserire in una società sionista che non amano veramente.! Voglia di vivere ed essere braccati da un forte sentimento di morte, voglia di sentirsi belli ed essere brutti, voglia di sballare e non riconoscere più la gioia. Questi massacratori di palestinesi sono gli avvoltoi della storia e la loro quotidianità é veramente molto squallida !e mentre i palestinesi cantano il loro dolore, gli ebrei se non sono ‘imbottiti’ di qualche ‘medicina’ non sanno nemmeno più cos’é una canzone. ciao wadhuda.

  28. utente anonimo says:

    #23

    Allora, caro Francesco, non dire “non capiso” se, a quanto pare, “certe posizioni” le conosci così bene da volertene tenere “molto lontanissimo”.

    Dovresti dire “non ho intenzione di capire”, sarebbe certamente più onesto. Almeno mi eviteresti di darmi pena per non essere stato sufficientemente chiaro… nel descrivere la mia nazicomunista (nonché partenopea) corretta e acritica visione del mondo ;)

    #24

    non riesco a biasimarli wadhuda, e non è detto che non riescano a trovare una loro dimensione di felicità… così come non credo sia sano quello che viene fatto loro, tre anni di leva obbligatoria nei Territori non sono una passeggiata… succede anche e soprattutto per colpa nostra, la nostra accondiscendenza. ma riusciranno a liberarsene, una volta per tutte.

    diego

  29. kelebek says:

    Per Wadhuda n. 34

    L’israeliano medio, ovviamente, non è altro che il Cialtrone Medio d’Occidente dei nostri tempi.

    Più Uzi, però.

    Se leggi l’inglese, ti consiglio di dare un’occhiata qui:

    http://peacepalestine.blogspot.com/2005/10/paradise-mombassa-translated-and.html

    Miguel Martinez

  30. kelebek says:

    Per Diego n. 13

    Se c’è una cosa di cui ti rimprovero, è quello di non presentare il tuo blog.

    Non è un fatto personale: il tuo blog contiene informazioni molto utili per i lettori di questo blog, e quindi dovresti sempre firmare i tuoi post mettendo per intero l’indirizzo del tuo blog.

    Tra l’altro, dovresti avere il log in automatico su Splinder.

    Miguel Martinez

  31. Commento n. 24, hai dimenticato di dire che i palestinesi hanno il ritmo nel sangue.

    tamas

  32. utente anonimo says:

    Diego,

    non ho intenzione di capire dillo a tuo cuggino! ;-)

    E’ proprio per tutto quello che riesco a capire che sono lontanissimo da certe posizioni.

    Vedi il razzismo, indegno del personaggio, di MM nel commento 26 … non userei certi toni neppure per Rosy Bindi o Ezio Mauro.

    Saluti

    Francesco

  33. utente anonimo says:

    si ho letto e che dire se non che per lorol’inferno non é dopo, ma adesso anche fra l’altro all’hotel paradise ed il sex-extravaganza? nello stato d’animo di chi vuole generare la sindrome di stoccolma (I love you, I love you!!!) per avere poi la coscienza pulita.ma questa pulizia é sporchissima ed é questo che li tormenta! Vorrebbero poterla comprare coi loro soldi avari…hanno sbagliato tutto che macello!!!! Ciao.wadhuda.

  34. talib says:

    ma cos’è un generatore automatico di commenti stilo articoli di Libero??

  35. kelebek says:

    Per Francesco n. 29

    Rileggi bene…

    1) qualcuno descrive il comportamento dei turisti israeliani

    2) io dico, guarda, non sono “gli israeliani” a essere così: rientra nella modalità, socialmente e non certo razzialmente determinata, del Cialtrone Medio Occidentale.

    3) Aggiungo che tra l’israeliano e il Cialtrone Medio Occidentale, una differenza c’è. Che non è data, di nuovo, dalla presunta “razza”, ma da un dato concreto: l’abitudine, sin dall’adolescenza e fino alla mezza età, a passare buona parte della propria vita a picchiare gente dalla pelle scura. O comunque a sentirsi sempre dalla parte giusta di un’arma potente.

    4) Questa esperienza manca al Cialtrone Medio Occidentale.

    Miguel Martinez

  36. utente anonimo says:

    Miguel

    io trovo il tuo tapòn anche peggiore del buso …

    Ciao

    Francesco

  37. kelebek says:

    Per Francesco n. 33

    Io non rattoppo i buchi. Dico cose forti, ma sono esattamente quello che intendo.

    Miguel Martinez

  38. utente anonimo says:

    Il commento n. 33 è emblematico: “l’abitudine, sin dall’adolescenza e fino alla mezza età, a passare buona parte della propria vita a picchiare gente dalla pelle scura”.

    Si dimentica l’abitudine ad essere sotto attacco militare sin dal giorno della nascita. Come dimostra quella santa donna che prima di farsi esplodere in un locale pubblico si assicurò di avere vicino un neonato sionista.

    Personalmente non ritengo seria una discussione su Israele che non contempli un semplice presupposto: dal 1948 Israele è costretto a vivere in stato di guerra.

    Ignorando questo dato oggettivo, gli atti di Israele possono essere dipinti come crudeli finchè si vuole, ma si tratta di un quadro parziale. Di un immagine tagliata, casualmente(?), proprio nella parte che potrebbe contribuire a spiegarne il senso.

    SeBastiano

  39. utente anonimo says:

    prima di farsi esplodere in un locale pubblico si assicurò di avere vicino un neonato sionista.

    senti, non è che ci dici anche, dall’inizio di questa storia, quanti precisamente sono stati i neonati palestinesi uccisi e quanti quelli israeliani?

    sai i numeri hanno la loro importanza, lo diceva anche Francesco in un commento ad un altro post… se una vita è una vita, un milione di vite sono di più e quindi conoscere il numero delle vittime non è un dato irrilevante.

    Io non nego a nessuno il diritto di reagire al male subito.

    Suvvia anche Andreotti ha dichiarato che se fosse nato palestinese probabilmente sarebbe stato terrorista…

    basta con le menate, se sei tanto sicuro che i palestinesi abbiano potuto vivere meglio (e come no, sono loro i cattivi che con le loro ingenti forze costringono il buon colono israeliano ad una vita di m….) degli israeliani trasferisciti a Gaza e poi mi racconti

    gente come te mi fa solo incazzare

    Pitta

    PS peraltro essere stati trattati in modo disumano non da diritto a nessuno di trattare altri in modo disumano…. ammetto pure che non ci fossero allora le condizioni per andare tropoo per il sottile, ma perchè si continua?

  40. utente anonimo says:

    Israeliani in vacanza:

    è importante che il torero indossi il traje de luces, perchè la corrida, piaccia o meno, non è un macello.

    Invece gli israeliani hanno tentato, nel corso degli anni, di rendere la loro vita militare il meno militaresca possibile.

    L’assunto, profondamente “occidentale” nella sua razionalità un po’ semplicistica, doveva essere tipo:

    “visto che siamo costretti (daje..) a difenderci, almeno rendiamocelo il più naturale e il meno stressante possibile”.

    Pochissimi “lustrini”, parate, ispezioni formali, scarponi lucidati: spettacolo triste, fuori moda e machista (come la corrida) che però serve a staccare e a rimarcare la differenza tra la vita militare e quella civile.

    Tolto però il “guerriero” mitizzato, magari a torto, con la sua etica, magari pochissimo applicata, non si è capito che restava solo la guerra, spettacolo ancora più triste e meno edificante delle parate in alta uniforme, come il macello è più triste della Plaza de toros. E meno edificante.

    vabbè, è una causa piccola, e altri conosceranno meglio di me le cause più grandi: ma credo che anche questo serva a spiegare una certa, diciamo, iper-assertività dei turisti israeliani

    (fare il militare da loro non è come era da noi, e ho ragione di credere che incida molto di più e più in generale sulla popolazione) che li rende, a quanto si sente dire spesso, abbastanza sgradevoli.

    Paolo

  41. kelebek says:

    Molto interessanti le riflessioni di Paolo (n. 37)

    Miguel Martinez

  42. utente anonimo says:

    Mig

    24+16 sono, riassunti, un bel “uccidete quelle bestie”, in versione resistenziale. Stesso razzismo col minimo sindacale di razionalizzazioni.

    Quando capirai che nel paese che ha inventato il fascismo e che affoga nella retorica bisogna fare maggiore attenzione alla propaganda? E’ come fare pubblicità in America o essere sciovinisti in Francia: se ti vuoi confrontare coi migliori, devi dare il meglio.

    Ciao

    Francesco

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