Intervista a Gilad Atzmon

Su Tlaxcala, il testo in italiano dell’intervista con il musicista e pensatore, Gilad Atzmon.

Riflessioni su Palestina, il boicottaggio accademico nei confronti di Israele, l’opera di Norman Finkelstein, l’antisionismo "progressista".

"Ciò che conta veramente è quel che fanno i Palestinesi".

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22 Responses to Intervista a Gilad Atzmon

  1. utente anonimo says:

    Atzmon riterrebbe idioti se i profughi di Istria,Dalmazia, etc, chiedessero di tornare lassù, magari con le famiglie allargate e decuplicate con “Istriani” e “Dalmati” acquisiti?

    JZ

  2. utente anonimo says:

    P.S: Interessante (giusto per cambiare tema) la posizione di Atzmon su come sia cambiato (o meglio DOVREBBE cambiare) il concetto di “classe operaia” negli ultimi anni.

    JZ

  3. utente anonimo says:

    provare per credere: digitare su google “antisemitismo”

    chi comparirà per primo?

    ma Miguel m., naturalmente

  4. involuzione says:

    esagerato … kelebekler compare solo quinto … wikipedia è in testa …

  5. utente anonimo says:

    La vignetta è eccezionale e me la frego, grazie.

    diego

  6. utente anonimo says:

    la vignetta rende bene…

    troppo poche le pecore pero’

  7. utente anonimo says:

    >…i leader di Hamas credono in gran parte nel tenersi saldi, di non arrendere ai loro principi. (dall’intervista di Atzmon).< Si potrebbe fucilare il traduttore, per favore?.-) >Shalom non vuol dire pace ed infatti a malapena esiste una qualche voce a favore della pace all’interno del mondo ebraico.< Ma il nuovo Presidente di Israele, Peres, premio Nobel per la pace, non ha forse parlato di ritiro ai confini del 1967? >il conflitto evolverà verso un singolo stato palestinese. Ed io ne sono parecchio compiaciuto.< Eh, mai dire “gatto” se non l’hai nel sacco. >..la soluzione dei due stati…. come molti di noi hanno previsto da più di dieci anni, non funzionerebbe mai poiché rigetta la causa palestinese.< Urka, che sottile ragionamento!:-) Ritvan

  8. Ritvan:

    Il traduttore ha fatto un lavoro coi fiocchi, anzi, COI FIOCCHI! E te lo dico il motivo. Io sono l’autrice dell’intervista, e come puoi forse intuire, sono di parte, ma ho qualche sparo in canne che non hai tu: Ho controllato la traduzione che ha fatto per quanto era fedele all’originale. Non sono madre lingua italiano, ma sono capace di riconoscere quando una traduzione apparentemente letterale non rappresenta pienamente il significato, soprattutto se insieme a questo ci sono gesti, toni della voce, un passato fatto di mille ore di conversazione, ecc, che comunicano il significato più preciso, ma non sono facilmente traducibile in parole. Forse non piace l’idea che defiance vuole dire resistenza, il che significa, non arrendersi, tenersi saldi.

    Se non piace il contenuto, il che mi sembra chiaro, questo poi…. come si usa…. is another kettle of fish.

    L’intervista era condotta nel corso di 6 sedute, e quel che vedi è meno della metà del materiale disponibile e trascritto. Ho fatto la scelta di rendere quello “finale” varia negli argomenti trattati, di proporre il più completamente il pensiero del soggetto intervistato, e di potere raffinare delle domande nel caso in cui c’erano punti che non avevo capito io, o che non credevo erano abbastanza chiari per i lettori che forse non leggono tutti i suoi articoli.

    Di nuovo, sul contenuto della dichiarazione che Peres parla di confini di 67… dimentichi qualche particolare non insignicante: Gerusalemme totalmente in mani israeliani, nessuna soluzione del problema dei profughi. Allora, non ha capito niente Peres, e ancora ora come sempre, non se ne comprende la parola Shalom e non vuole proprio fare la pace, ma fare altri subire una falsa pace imposta che non ha possibilità di portare a niente di buono. Bene, se solo gli israeliani devono godere della pace, che pace è? In ogni caso, lo stato unificato (in un modo o nell’altro) diventa una realtà inevitabile. Meglio prepararti in anticipo Ritvan. Vende quella proprietà in Israele ora mentre forse qualcuno se no interesse nel prezzo che chiedi. Altrimenti, rimani fregato pure tu. Non voremmo mai questo.

    thecutter

  9. utente anonimo says:

    >Ritvan: Il traduttore ha fatto un lavoro coi fiocchi, anzi, COI FIOCCHI! E te lo dico il motivo. Io sono l’autrice dell’intervista, e come puoi forse intuire, sono di parte,…thecutter< Ma va? E chi l’avrebbe mai detto!:-) >ma ho qualche sparo in canne che non hai tu:<
    Ehmmm… neanch’io sono madrelingua italico, ma qualcosa mi dice che nel dolce idioma di Dante si dica “qualche colpo in canna”. Le “canne”, poi, sono un’altra cosa:-).

    >Ho controllato la traduzione che ha fatto per quanto era fedele all’originale. Non sono madre lingua italiano, ma sono capace di riconoscere quando una traduzione apparentemente letterale non rappresenta pienamente il significato, soprattutto se insieme a questo ci sono gesti, toni della voce, un passato fatto di mille ore di conversazione, ecc, che comunicano il significato più preciso, ma non sono facilmente traducibile in parole.<
    E’ inutile fare tripli salti carpiati all’indietro con avvitamento a sinistra, quella frase in italiano che ho citato era proprio ‘na schifezza: “…i leader di Hamas credono in gran parte nel tenersi saldi, di non arrendere ai loro principi.”

    Una traduzione meno orripilante:-) sarebbe- anche se non ho la versione originale e vado “a orecchio” – “… la maggior parte dei leader di Hamas credono, nel tenersi saldi, di non tradire i loro principi.”. Però, mi piacerebbe vedere il testo originale della frase in inglese.

    >Forse non piace l’idea che defiance vuole dire resistenza, il che significa, non arrendersi, tenersi saldi.<
    Stai vaneggiando. Il mio era esclusivamente un interesse stilistico-grammatico-logico.

    >Se non piace il contenuto, il che mi sembra chiaro, questo poi…. come si usa…. is another kettle of fish.<
    Avrei fatto notare lo strafalcione anche se fosse stato inserito in un discorso del Presidente del mio paese.

    Passando anch’io dal piano squistamente linguistico a quello politico, non credo che la Palestina possa trarre beneficio da gente che nega spudoratamente l’evidenza di uno strafalcione.

    >L’intervista era condotta nel corso di 6 sedute, e quel che vedi è meno della metà del materiale disponibile e trascritto.<
    E allora? Vorresti dire forse che nella parte tagliata c’era di peggio, in quanto a strafalcioni?:-)

    >Ho fatto la scelta di rendere quello “finale” varia negli argomenti trattati, di proporre il più completamente il pensiero del soggetto intervistato, e di potere raffinare delle domande nel caso in cui c’erano punti che non avevo capito io, o che non credevo erano abbastanza chiari per i lettori che forse non leggono tutti i suoi articoli.<
    Va bene, fratello, ma tutto ciò non ha nulla a che vedere col fatto ACCLARATO che in italiano quella frase suonava – linguisticamente e non ideologicamente parlando – una boiata.

    >Di nuovo, sul contenuto della dichiarazione che Peres parla di confini di 67… dimentichi qualche particolare non insignicante: Gerusalemme totalmente in mani israeliani,<
    Mi sembra che nel 1967 non era così: Gerusalemme era divisa e, se ritorno ai confini del 1967 sarà, naturalmente Gerusalemme ritornerà ad essere (con)divisa. Ma, del resto, se gli israeliani si sbracassero completamente da soli prima di cominciare le trattative, che ebrei sarebbero?:-).

    >nessuna soluzione del problema dei profughi.<
    Lì, mi dispiace, ma – come dicono i madrelingua – non c’è troppa pe’ gatti. I profughi torneranno nello Stato palestinese e riceveranno un equo indennizzo per le proprietà lasciate in Israele. Altrimenti, tanto varrebbe farlo da subito lo Stato Unico Palestinese, con gli ebrei come minoranza.

    >Allora, non ha capito niente Peres, e ancora ora come sempre, non se ne comprende la parola Shalom e non vuole proprio fare la pace, ma fare altri subire una falsa pace imposta che non ha possibilità di portare a niente di buono.<
    E se prima si facesse la pace e poi magari si vedesse se è “falsa” o “vera”?

    >Bene, se solo gli israeliani devono godere della pace, che pace è?<
    Ma anche i palestinesi godrebbero della pace, mi pare. A meno che non continuino a prendersi a kalashnikovate fra Hamas e Fatah, come finora.

    >In ogni caso, lo stato unificato (in un modo o nell’altro) diventa una realtà inevitabile.<
    Già. Magari con l’aiuto del buon Ahmy e della sua bomba “per usi civili”:-).

    >Meglio prepararti in anticipo Ritvan. Vende quella proprietà in Israele ora mentre forse qualcuno se no interesse nel prezzo che chiedi. Altrimenti, rimani fregato pure tu. Non voremmo mai questo.<
    Eh, magari ce l’avessi una proprietà in Israele! Ma coi pochi shekel che mi mandano quegli spilorci di ebrei del Mossad:-) nemmeno una tomba mi potrei comprare lì, mi potrei!

    Comunque, così, per pura curiosità intellettuale, ma davvero intendete fare espropri proletari dopo l’Unificazione della Palestina? Nel caso, il buon Atzmon sarebbe d’accordo?

    Ciao

    Ritvan

  10. utente anonimo says:

    ERRATA CORRIGE

    nEL MIO # 9, leggasi “sorella” al posto di “fratello” e “trippa” al posto di “troppa”.

    Ritvan

  11. utente anonimo says:

    Di trippa può capitare che non ce ne sia troppa: al più la si dà ai gatti.

    Ma tra un fratello e una sorella ne passa di strada – almeno fino a Casablanca e ritorno! :-)

    Zeta in pieno caZZeggio :-)

  12. utente anonimo says:

    …al più la si NEGA ai gatti.

    Ben mi sta, così imparo a fare lo spiritoZo :-)

    Z.

  13. utente anonimo says:

    Ciao Ritvan, sono il traduttore da fucilare….

    hai ragione, stilisticamente quella frase non mi piace, lo avevo già fatto notare….quando poi ho letto il tuo commento, mi è sorto il dubbio che la frase che avevo utilizzato in principio suonasse meglio (qualcosa tipo “credono in uno sprezzante atteggiamento di sfida”) e ho chiesto lumi alla cara Mary.

    Cmq, non mi pare il caso di stare a discutere di queste bazzecole (per quel che mi riguarda, tradurre mi diletta parecchio, anche se non sono mica un professionista…): se vuoi, di punti oscuri o poco scorrevoli ne puoi trovare diversi altri nel testo in questione…..mi raccomando, fammi sapere, i consigli utili sono sempre ben accetti, soprattutto quelli di persone illuminate e colte come te…

    Cmq, il testo dell’intervista è stato tagliato non per gli sfondoni ma per l’enorme quantità di argomenti trattati. Già così è parecchio lunga, meno male che è molto interessante e Gilad è un gran bel personaggio….

    Già che ci sono, ringrazio Mary per la sua pazienza….

  14. utente anonimo says:

    Rrrhitvan – cocco bbello – ma se vuoi una tomba a Gerusalemme che pprhobblema c’è, dico io, che prrrrhobblema c’è_

    Te la faccio farhe io la tomba a Gerusalemme, te la faccio.. farhe_

    Una colonna e un puttino – un puttino e una colonna_

    L. (Zazà) Migliarini

  15. utente anonimo says:

    No, Ritvan, lì no. In zona si sono verificati il 100% dei casi acclarati di resurrezione e non vogliamo correre rischi ;-)

    Francesco

  16. kelebek says:

    Per Mary n. 8

    Non te la prendere. Ritvan ha sempre da ridire su tutto: lo fa professionalmente, nel tempo libero fa anche il veterinario.

    Comunque non è cattivo e se gli dai un errore di stompa o di loggica al giorno da mangiare, è tutto contento.

    E svolge anche qualche utile funzione nel ruolo di Opposizione Ufficiale di Sua Maestà, nonché di correttore di bozze.

    Miguel Martinez

  17. Ritvan: Peres dice che vuole che Gerusalemme appartiene completamente ad Israele. Mi ti rendi minimamente conto che non è un’opzione praticabile in nessun modo? Gerusalemme, prima di “Israele” era la città principale per la gente palestinese. Israele ha tolto più della metà del territorio, ed ora, PRETENDE pure il capitale, TUTTO. Se questi sono i punti di partenza, pace vuole dire solo, “dacci quello che vogliamo e poi lasciateci in pace”.

    Non conosci la differenza tra pace vera e pace solo a parole? Se Israele mette in galera tutti quanti che non vogliono tra i piedi, se li mette pure un muro davanti loro, sì, avranno la loro pace, non è una pace nel senso vero della parola.

    E poi, leggi l’intervista in inglese, forse alla seconda lettura, qualche cosa comincia ad essere più chiaro per te.

    Miguel, mi conosci, non supporto quelli che criticano per il gusto di farlo. Bene, fa il vetrinario, embè? Io faccio la restauratrice. Nessuno è perfetto.

    thecutter

  18. utente anonimo says:

    >Ritvan: Peres dice che vuole che Gerusalemme appartiene completamente ad Israele.thecutter<
    Mi pare logico:-).

    >Mi ti rendi minimamente conto che non è un’opzione praticabile in nessun modo?<
    E’ solo l’opzione israeliana. Molti stati non riconoscono Gerusalemme come capitale d’Israele e tengono le loro ambasciate a Tel Aviv. Si dovrà discutere sulla faccenda e io credo che si giungerà ad una soluzione di compromesso: se non ci si mette in mezzo pure il Vaticano – sobillato da Francesco.-) – a rivendicare un pezzo di Gerusalemme:-).

    >Gerusalemme, prima di “Israele” era la città principale per la gente palestinese.<
    Non mi pare un buon motivo, poiché mi pare fosse “la città principale” anche per gli ebrei e per ben noti motivi storici molto più antichi della conquista araba della città. Un buon motivo è, invece, che la risoluzione ONU a cui Israele deve la sua creazione prevedeva uno status speciale e condiviso per Gerusalemme e non è il caso che Israele tragga la sua legittimità da una parte di quella risoluzione e ignori l’altra parte.

    >Israele ha tolto più della metà del territorio, ed ora, PRETENDE pure il capitale, TUTTO.<
    Eh, si sa, gli ebr..pardon, i sionisti:-) sono mooolto avidi:-). Il Capitale, poi, (non quello di Marx, ovviamente) fa venir loro l’acquolina in bocca:-).

    Scherzi a parte, in ogni suk arabo che si rispetti nessuno fa fin dall’inizio la massima concessione che è disposto a fare. Come detto sopra, io credo che alla fin fine gli israeliani accetteranno la (con)divisione della capitale. Ovviamente:-) in cambio di qualcos’altro.

    >Se questi sono i punti di partenza, pace vuole dire solo, “dacci quello che vogliamo e poi lasciateci in pace”.<
    Come già detto, nel rispettabile suk arabo i “punti di partenza” sono in genere lontanissimi fra loro. Poi, dopo estenuanti trattative, si arriva all’accordo.

    Il problema è che nessuno si prende la briga di riunire in un castello isolato e con limitate scorte di viveri:-) i politici di più alto livello dei due popoli e rinchiuderli lì sotto forte scorta fino a che non raggiungano un accordo sottoscritto da tutti. (è una soluzione addottata con successo nel medioevo dal popolo di Roma in occasione di un Conclave che si protraeva da anni, perché i cardinali non si mettevano d’accordo ad eleggere il Papa: a volte la fame fa miracoli:-) )

    >Non conosci la differenza tra pace vera e pace solo a parole?<
    Mah, così, vagamente…la pace vera dovrebbe essere vera (ossia anche giusta ed equa). Però, sorella, tu dimentichi di citare la “terza via” della “pace”, ovvero la pace ” a orologeria”, detta in arabo “hudna”:-).

    >Se Israele mette in galera tutti quanti che non vogliono tra i piedi,<
    Ho letto che sta per rilasciarne la stragrande maggioranza. Tranne quelli beccati con un qassam nel portabagagli, ovviamente.

    >se li mette pure un muro davanti loro,<
    Il muro si può spostare, mica è il Muro del Pianto:-). O si può dare in cambio altra terra per compensare quella densamente popolata da israeliani a ridosso del confine e attualmente inglobata dal muro. P.es. – magari sto sparando una cazzata, che non sono stato in quei luoghi – terra israeliana fra il sud della Cisgordania e la striscia di Gaza, tanto per consentire la costruzione con spese non faraoniche di un tunnel o una sopraelevata che colleghi le due parti delle Stato palestinese (a meno che hamas non abbia già deciso di creare la “Repubblica islamica di Gaza”, lasciando che in Cisgiordania fondino uno stato laico i fratelli-coltelli di Fatah:-) ).

    >sì, avranno la loro pace, non è una pace nel senso vero della parola.

    Eh, lo so la pace “vera” sarebbe che gli ebr..pardon, sionisti:-), si calassero le braghe e si consegnassero armi (soprattutto atomiche:-) ) e bagagli alla clemenza della controparte. La vedo difficile:-).

    >E poi, leggi l’intervista in inglese, forse alla seconda lettura, qualche cosa comincia ad essere più chiaro per te.<
    Eh, non essere così ottimista sul mio inglese, è molto peggio del tuo italiano…magari alla settima forse qualcosa comincerò a capire:-).

    Gentilmente, mi potresti mettere il link?

    >Miguel, mi conosci, non supporto quelli che criticano per il gusto di farlo.<
    Diciamo che non “supporti” qualsiasi critica, sorella. Come (quasi) tutte le donne, del resto:-).

    >Bene, fa il vetrinario, embè?<
    Vetrinario sarà tuo fratello e spero che allestisca graziose vetrine:-). Io sono “medico veterinario”, con tanto di laurea (albanese, ma sempre laurea è), se non ti dispiace. Mi sembra che anche in inglese si chiami “veterinarian” e non “vetrinarian” (così, tanto per non lascarti la solita scusa stantia di non esser tu madrelingua italiana )

    >Io faccio la restauratrice. Nessuno è perfetto.<
    Già e si vede:-). E comunque, la differenza di mestiere sembra si rifletti anche nelle relative concezioni delle soluzioni politiche. Io sono avvezzo a trattare il prezzo delle mie prestazioni con la gattara che vuol tirare sul prezzo (ma anche con certa gente che viaggia in Mercedes o in Porsche e che della salute della bestia sua nun gliene po’ fregà de meno, tanto ne compra un’altra:-) ), mentre tu, mia cara, avendo a che fare con oggetti di valore puoi sparare la cifra che ti pare per restaurarlo, tanto il riccastro (o lo stato o chi ne ha i mezzi) pagherà senza fiatare.

    Beh, mi dispiace, ma gli arabi palestinesi, purtroppo, sono più nella condizione del medico veterinario, piuttosto che in quella del restauratore. O viceversa, sono gli israeliani molto più simili al “restauratore”.

    Ciao

    Ritvan Il Correttore Ufficiale della Real Casa Martinez Ball

  19. utente anonimo says:

    P.S al#18

    Scusa la domanda gossipara, sorella Rizzo (ma la saga haramlichesca degli ultimi tempi purtroppo ci ha guastato irrimediabilmente il palato Altamente Intellettualee Di Concetto), ma per caso qualche parentela col Kojak alla Falce&Martello de Noantri?:-)

    Ritvan

  20. utente anonimo says:

    >se vuoi, di punti oscuri o poco scorrevoli ne puoi trovare diversi altri nel testo in questione…..mi raccomando, fammi sapere, i consigli utili sono sempre ben accetti, soprattutto quelli di persone illuminate e colte come te… il Traduttore< Ma ti pare, fratello Diego (a proposito, sei il “nostro” Diego o un altro omonimo?) che se avessi trovato altro non sarebbe stata mia somma goduria metterlo alla berlina?:-). Il Mossad mi paga (poco, maledetti eb..pardon, sionisti) proprio per questo:-).
    Ciao

    Ritvan

  21. utente anonimo says:

    Eh sì, caro Ritvan….magari il Mossad si limitasse a pagare qualcuno per screditare la propaganda antisionista, magari…

    No, sono un altro Diego, un altro dei tanti antisemiti che bazzicano da queste parti :-)

  22. utente anonimo says:

    >O si può dare in cambio altra terra per compensare quella densamente popolata da israeliani a ridosso del confine e attualmente inglobata dal muro. P.es. – magari sto sparando una cazzata, che non sono stato in quei luoghi – terra israeliana fra il sud della Cisgordania e la striscia di Gaza, tanto per consentire la costruzione con spese non faraoniche di un tunnel o una sopraelevata che colleghi le due parti delle Stato palestinese (a meno che hamas non abbia già deciso di creare la “Repubblica islamica di Gaza”, lasciando che in Cisgiordania fondino uno stato laico i fratelli-coltelli di Fatah:-) ). < O, perché no,restituire ai palestinesi i villaggi arabi israeliani Soluzione civile che leverebbe dalle palle qualche centinaio di migliaia di muslim :)

    JZ

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