Bellezze, squali e impiccati (XIII)

Alla prima parte

Fine anni Sessanta.

Il giovane ricercatore francese, Jean Meyer, e l’anziano Ezequiel Mendoza Barragán.

Ezequiel non è mai stato a scuola, ma è abile cavaliere, suona il violino, lavora i campi.

A tredici anni, ha cominciato a combattere, a diciotto comandava le milizie dei Cristeros di Coalcomán; combatterà fino alla fine, nel 1942.

Possiede, dicono, i doni poco cristiani della visione, della guarigione e della parola.

Inizia, diffidente, a raccontare la propria storia.

A quarant’anni dai fatti, Ezequiel assegna una data specifica a ogni battaglia che racconta.

Solo dopo il 1970, quando si apriranno gli archivi militari degli Stati Uniti, Jean Meyer scoprirà che Ezequiel, come gli altri anziani con cui è riuscito a parlare, non sbagliano né la cronologia, né i dettagli.

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Siamo partiti dal vestito indossato  da Rosa María Ojeda Cuén, contendente messicana di Miss Universo. Un vestito che ritrae appunto episodi della Guerra dei Cristeros, la Cristiada.

E’ una di quelle storie che, in apparenza, si riassumono presto.

Una versione, decisamente di parte cattolica, compare nella Wikipedia

Il racconto ufficiale, cattolico o no, suona, più o meno, così.

Lo stato messicano, sotto la guida di Obregón e Calles (gli assassini di Carranza), cercò di applicare gli articoli della Costituzione del 1917, che sottraevano l’istruzione alla Chiesa e sottoponevano gli ecclesiastici a un rigido controllo statale.

Ne nacque una protesta del mondo cattolico, che nella provincia contadina assunse la forma di lotta armata.

La ribellione fu sconfitta soprattutto grazie a un accordo tra la Chiesa e lo Stato che, in sostanza, sospendeva l’attuazione delle leggi anticattoliche.

Questa storia ci è familiare, in modo sospetto: è l’eterno conflitto tra Progresso e Reazione, o tra Demolizione e Conservazione, per citare le parole d’ordine delle rispettive parti.

A noi non interessa solo fare la storia della Cristiada.

E’ che la Cristiada ci dà un’opportunità per cogliere come il passato venga nascosto, manipolato, falsificato, espropriato per i fini più diversi.

Partiamo dal mistero fondamentale, cui la spiegazione "Progresso-e-Reazione" non può rispondere.

Come mai nessun proprietario di hacienda, e quasi nessun prete, ha combattuto a fianco dei presunti reazionari?

Come mai questa rivolta ha sconvolto per anni la parte più povera del Messico (infatti, non toccò le regioni benestanti del Nord e di Veracruz)?

Come mai vi parteciparono tanti reduci della guerra di emancipazione contadina di Emiliano Zapata?

Come mai gli Stati Uniti lavorarono attivamente per soffocare la Cristiada?

Come mai i Cristeros furono a un certo punto scomunicati – come Hidalgo e Morelos, i due sacerdoti che avevano guidato la prima rivoluzione messicana –  e denunciati dalle gerarchie ecclesiastiche?

Come mai il loro principale generale era un massone e anticlericale, che durante le cerimonie dei Cristeros, si divertiva a sdraiarsi su una panca in fondo alla chiesa, la sigaretta accesa, alla beffarda maniera messicana?

In altre parole, cosa ci faceva Ezequiel Mendoza Barragán, con il suo fucile e il suo violino?

Quando, negli anni Sessanta e Settanta, il ricercatore francese Jean Meyer  iniziò a cercare di risolvere questo mistero, si trovò a trattare un argomento di cui quasi nessuno osava parlare.

Non potè accedere agli archivi di Stato, perché una strage di contadini, di tale proporzioni, non poteva essere ammessa tra i miti fondanti del Messico – e ciò che non è mito, da quelle parti non è nemmeno storia.

Meyer non potè accedere nemmeno agli archivi della Chiesa: l’Istituzione doveva nascondere per sempre il fatto di aver comunque avallato, per un breve periodo, una grande sommossa armata contro lo Stato.

Il passato cambia momento per momento, ed è cambiato di nuovo in questi anni.

Perché tutto la fantasia di Progresso e Reazione è stata smascherata dalla storia stessa.

Il Progresso (le maiuscole per indicare un ente divinazzato) non consiste solo nell’eliminare le cose vecchie.

Consiste, soprattutto, in un’idea di accumulazione.

Lavori tutto il giorno, mettendo insieme una fila di mattoni, e quando ti svegli la mattina dopo, riparti da dove avevi messo in pausa la sera prima.

Costruendo un mondo sempre migliore, imparando dal passato per forgiare il futuro. Ecco il trinomio Stato, lavoro, educazione.

Ma oggi, quando ti svegli la mattina, senti dire che i tuoi mattoni sono fuori moda, e se vuoi costruire qualcosa, devi buttarli tutti giù e ricominciare daccapo, e usando un sistema completamente diverso: e se non lo fai, sei tu il reazionario. E pure non competitivo.

Ecco che Stato, lavoro ed educazione scompaiono dall’orizzonte della storia.

Ed ecco che si sgretolano le fantasie del socialismo reale, ma anche della socialdemocrazia europea o della rivoluzione messicana.

Se il Progresso non è più santo, i vecchi reazionari non sono più il diavolo: ecco che avviene il tanto temuto "sdoganamento", il "revisionismo storico" che provoca incubi tra gli ortodossi del passato.

Spacciando i Cristeros per tenere pecore del proprio gregge, Giovanni Paolo II – dopo il suo viaggio in Messico sponsorizzato dalla Pepsi, dalla FedEx e dalle patatine Sabritas – canonizzò 25 martiri, accuratamente scelti tra coloro che non avevano preso le armi con i Cristeros; mentre il primo presidente messicano dopo la caduta del regime del PRI, Vicente Fox, ex-presidente della Coca-Cola, celebrò la propria inaugurazione recandosi a pregare presso il santuario della Virgen de Guadalupe.

Questa manipolazione, in cui l’antico culto dei martiri si innesta perfettamente nel moderno culto delle Vittime e dei Vittimi, comporta conseguenze paradossali.

Leggerete dei Cristeros – partigiani contadini, terroristi se volete, uccisi sotto le bombe fornite dagli Stati Uniti – come "martiri cattolici", su siti che esaltano allo stesso tempo l’esproprio liberista, la devastazione culturale capitalista o il bombardamento planetario, o si agitano in urla laiciste nei confronti delle resistenze islamiche. Solo per dire, il disgusto – dei Cristeros parla anche, e bene, il sito del satanista Baget Bozzo.

La manipolazione cattolica è avvantaggiata.

Può fare a meno di ogni spiegazione: i cristiani, quando non vengono tosati dai propri pastori, vengono sbranati per pura cattiveria dai lupi. Chiunque nel mondo muoia ammazzato, e sia cristiano, è "ucciso per la propria fede".

Ecco che la guerra, armata, dei Cristeros può essere trasformata dagli apologeti degli haciendados di tutto il mondo in santa sofferenza di un pio gregge.

Ma se siamo passati dal silenzio allo sfruttamento (equivalente cattolico della magliettizzazione del combattente Ernesto Che Guevara), le cose in fondo non sono cambiate molto da quando Jean Meyer scriveva:

"La coincidenza è notevole, tra la Chiesa e lo Stato, che si accaniscono allo stesso modo nel presentare una versione ufficiale comune e monca: c’è stato un conflitto tra due istituzioni (nella versione "a" i cattivi sono il presidente Calles e i suoi acoliti, nella versione "b" il papa e i suoi acoliti), poi l’erosimo e il patriottismo del clero e quello degli uomini di Stato hanno permesso – secondo le diverse versioni – di arrivare a un modus vivendi in cui ciascuno vede la propria vittoria. In questa versione a doppio senso, c’è un solo assente: il popolo in armi, che per tre anni, ha tenuto testa a tutte le forze amministrative, economiche, militari dello Stato, solidamente spalleggiato dagli Stati Uniti." [1]

Noi abbiamo fatto da tempo la nostra scelta.

In un mondo pieno di vescovi, di politici e di pacifisti, tra l’incessante monologo autocompiaciuto dell’Occidente, scegliamo quantomeno di ascoltare gli Ezequiel Mendoza.

Con il fucile e il violino in mano.

Nota:

[1] Jean Meyer, Apocalypse et Révolution au Mexique. La guerre des Cristeros (1926-1929), Editions Gallimard,  1974.

(Continua…)

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96 Responses to Bellezze, squali e impiccati (XIII)

  1. utente anonimo says:

    D’ accordo. Ma non puoi identificare satanisti alla Baget Bozzo con tutto il cristianesimo.

    E molta ipocrisia c’e nella Chiesa, nelle gerarchie, e vero, si deve parlarne, dovrebbero parlarne i credenti. Ci sono molti cristiani-cattolici che non sostengono bomabrdamenti americani, che sono contro il saccheggio liberista e che neanche sono “di sinistra” (oppure cattocomunisti), ma semplicemente gente che vive la sua fede e pensa con la sua testa.

    Saluti da

    UN CATTOLICO TRADIZIONALE ANTICRISTIANISTA

  2. kelebek says:

    Per “un cattolico…” n. 1

    Hai fatto bene a fare la precisazione, che forse non era chiaro nel mio testo.

    Volevo solo dire che non tutto il “cristerismo” che si trova in rete è veramente fedele al movimento “Cristero”; si tratta piuttosto di un uso polemico.

    E non si deve quindi far ricadere le colpe dei Baget Bozzo sui Cristeros.

    Miguel Martinez

  3. kelebek says:

    Per Ritvan, se vuoi puoi incollare di nuovo il testo dalla Wikipedia…

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Sono l’unico a cui, leggendo tutto ciò, viene in mente costantemente e ossessivamente la Vandea controrivoluzionaria?

    Preciso che della Vandea nulla so, se non le immagini sbiadite che mi son state passate durante le scuole superiori dell’obbligo…

    Mr. XYZ

  5. utente anonimo says:

    Miguel, post magistrale!

    XYZ

    Da queste parti (i colli del parmense, ma del piacentino soprattutto) c’è stato, mi pare, un movimento di guerriglia contadina “reazionario” contro i francesi di Napoleone.

    Dico, a mia vergogna, “mi pare”, perchè a scuola non si studia e nessuno ne dice niente, solo ogni tanto si trova sui giornali locali qualche articoletto di storico locale.

    Prevale, invece, ancora la voglia di raccontare di essere stati per un periodo parte della “Francia”, che poi è un’idea come un’altra: il progresso, l’Europa, la modernità, vs l'”Italietta” e “i cattolici”.

    Perciò della guerriglia anti”francese” non si dice in pratica niente.

    Ma anche se si dicesse, ho paura che sarebbero cazzate “alla Messori”.

    Forse è meglio così.

    Paolo

  6. ALBERTOag says:

    seguo da tempo questa serie di post che trovo stupendi.complimenti!

  7. utente anonimo says:

    Paolo

    piuttosto che la censura, meglio un Messori o un Martinez che va a pesca nei meandri oscurati della storia.

    Francesco

  8. utente anonimo says:

    forse il termine che più si avvicina ai cristeros, restando alla storia italiana, è briganti.p

  9. utente anonimo says:

    Francesco

    secondo me però lo stile di un simil-Messori, che ne uscisse con i poveri contadini tanto cristiani che ce l’avevano con i francesi senzadio, sarebbe un’altra forma di censura, la censura parlata.

    Paolo

  10. utente anonimo says:

    Errata corrige:

    “..che SE ne uscisse”

    Paolo

  11. utente anonimo says:

    “i poveri contadini tanto cristiani che ce l’avevano con i francesi senzadio”

    Anche perché, come ci insegna questo individuo, la “Rivoluzione francese ha rappresentato un baratro spaventoso, un esplosione satanica senza precedenti”.

    Mr. XYZ

  12. utente anonimo says:

    Una particolarità stilistica generale di Miguel, che lo distingue facilmente e in particolare nel Web italiano, è quella di saper volare, con molto più equilibrio di un farfalla, fra i vari blocchi di cemento e impalcature del pensiero_ E costruire così percorsi unici e panorami mai visti fra luogo d’ origine e destinazione_

    In questi voli c’è un’acrobazia in cui si rivela abbastanza perfezionato_ La sospensione a mezz’aria_ La sospensione della parola – in funzione sospensiva del giudizio, o anche della trama, dell’immagine, dei temi in gioco, nel loro moto di incontro, scontro, rimbalzo, rivoluzione, ritorno_

    Ora, non voglio fare paragoni eccessivi, perché a Miguel non sempre riesce perfetta come a un ballerino o ginnasta professionista – ma è lo stesso strumento, se vogliamo “semiotico”, usato divinamente da tanti autori a me cari: Cechov, Beckett, Kafka, Conrad, il Mann della “Morte a Venezia”, Gadda, ma anche Altman, Godard, Sautet, il Buñuel messicano – o in un certo senso anche dai grandi padri rinascimentali della modernità_

    È uno strumento che, stranamente, ho sempre notato mancare nella letteratura e nel cinema statunitense – nel cinema poi è arrivato, solo in parte e col contagocce, e in circuiti meno commerciali, solo per influenza europea – fin da Twain e Poe, ma assente per esempio anche in grandi figure centrali come Williams o Steinbeck_

    La narrativa statunitense, fin dalle origini, sembra aver bisogno di “definizione”, di contatto col terreno, di dare alle cose il loro nome e possibilmente uno solo, sembra aver paura dell’ambiguità, del lasciare i frutti della storia in bocca al fruitore_ Ma allo stesso tempo non mostra nessun interesse nel Realismo, almeno nella sua accezione più ortodossa, e si lancia nel mito, nel didascalico, a volte mistici e pagani, a volte fideistici, a volte patinati_

    L.M.

  13. utente anonimo says:

    x Ritvan

    ti ringrazio del saluto che mi hai fatto sull’altro sito, temporaneo_

    se le mie risposte a volte ti sembrano dure o impulsive o logorroiche, in parte è quel che passa il convento, in parte è così che dev’essere – sono gli attrezzi del gioco_

    ma se qualche volta ti sentissi offeso, ti prego di farmelo sapere – ci tengo, mi dispiacerebbe e preferirei correggermi_

    se impari a incollare la tua foto, per favore, in bichini – grazie_

    L.M.

  14. utente anonimo says:

    Paolo

    questa per cui una lettura alternativa (e meno disonesta) della storia sarebbe Censura Parlata me la segno, se permetti.

    E’ bellissima.

    Francesco

    PS LM, ci saranno dei motivi se molti amano l’America. Come diceva Giuliano Ferrara, da noi c’erano i personaggi dei film che “gli facevano male i capelli” per la disperazione esistenziale, da loro Marylin Monroe.

    Non c’è paragone tra i due immaginari, anche se Norma Jean si è suicidata e le Nostre stanno nell’attichetto a Parigi.

  15. utente anonimo says:

    No Francesco

    la lettura alternativa va benissimo se mi mostra cose che non conoscevo, una prospettiva nuova, dati prima nascosti ecc.

    Se invece è una propaganda come un’altra, allora no, grazie.

    Meritevole rifuggire dalla Lettura Semplificatoria A;

    ma non per cascare nella Lettura Semplificatoria B, ecco.

    Paolo

  16. utente anonimo says:

    Io direi che tra lettura semplificatoria, forse semplicistica, e voluta travisazione dei fatti forse è ancora meglio la prima.

    Francesco

  17. utente anonimo says:

    Francesco

    semplificare troppo è spesso già una travisazione. Spessissimo voluta.

    Una cosa è essere semplici e concisi, il che spesso è un dono, un’altra dipingere col pennello grosso per nascondere i particolari che non piacciono, il che è malizia.

    Paolo

  18. utente anonimo says:

    >Come mai nessun proprietario di hacienda, e quasi nessun prete, ha combattuto a fianco dei presunti reazionari? MM<
    Ecché li prendi per fessi gli hacienderos? L'”armiamoci e partite” mica è un’esclusiva italica, sai.

    Anche i preti col fucile in mano non è che fossero visti di buon occhio dal Vaticano, il quale, perduto il potere temporale, ha dovuto fare di neccessità virtù e convertirsi al pacifismo.

    >Come mai questa rivolta ha sconvolto per anni la parte più povera del Messico (infatti, non toccò le regioni benestanti del Nord e di Veracruz)?<
    Vedi alla voce “hacienderos”. Come disse il buon Carletto, solo i proletari non hanno nulla da perdere nel far casino, tranne le catene. Ed è perché in Italia non ci sono proletari che ogni velleità “rivoluzionaria” è destinata a fallire miseramente.

    >Come mai vi parteciparono tanti reduci della guerra di emancipazione contadina di Emiliano Zapata?<
    Nostalgia del fucile?

    >Come mai gli Stati Uniti lavorarono attivamente per soffocare la Cristiada?<
    Che ti dicevo tempo fa: potevano mancare i biekissimi usani?:-)

    >Come mai i Cristeros furono a un certo punto scomunicati – come Hidalgo e Morelos, i due sacerdoti che avevano guidato la prima rivoluzione messicana – e denunciati dalle gerarchie ecclesiastiche?<
    Vedi sopra sul Vaticano pacifista. E successivamente la stessa fine rischiò di fare anche la cosiddetta “teologia della liberazione” in America Latina. Mettere Cristo idealmente a capo di un’insurrezione armata è – teologicamente parlando – una bestemmia. Non siamo più ai tempi delle Crociate.

    >Come mai il loro principale generale era un massone e anticlericale, che durante le cerimonie dei Cristeros, si divertiva a sdraiarsi su una panca in fondo alla chiesa, la sigaretta accesa, alla beffarda maniera messicana?<
    Mah, non è che uno si possa scegliere sempre i generali con le idee politiche che vorrebbe. un generale dev’essere bravo in battaglia, mica in sacrestia. Tu dici che avrebbero fatto meglio a sceglierne uno baciapile, ma che non sapesse come s’imbraccia un fucile?

    >In altre parole, cosa ci faceva Ezequiel Mendoza Barragán, con il suo fucile e il suo violino?<
    Quel che gli pareva:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Ho avuto come l’impressione – magari sbagliata – che un paio di gigantesche ali di farfalla avessero avviluppato il mio fondoschiena:-). Miguel, se hai messo il link alla voce “cristeros” della Wikipedia, a che pro io dovrei fare copia-incolla dello stesso?

  19. utente anonimo says:

    >semplificare troppo è spesso già una travisazione. Spessissimo voluta. Una cosa è essere semplici e concisi, il che spesso è un dono, un’altra dipingere col pennello grosso per nascondere i particolari che non piacciono, il che è malizia.

    Paolo<
    Già. Come per le foibe, il triangolo rosso della morte e altri simili “particolari che non piacciono”:-)

    Ciao

    Ritvan

  20. utente anonimo says:

    Beh Ritvan

    sono d’accordissimo. Che ti credi? Il mio è un discorso generale.

    Mo’ se viene uno a darmi i dati delle foibe, o dei morti del Triangolo Rosso, ecc., a studiare queste cose e farle conoscere, ben venga.

    Se invece uno usa le foibe per dire peste e corna di tutta la storia del PCI, o peggio se ne serve a mo’ di “Hitler card” per zittire un interlocutore di sinistra, allora no.

    Sennò ricadiamo nella visione da stadio, da tifo sportivo, della politica e, quel che è peggio, della storia: difendere a tutti i costi i propri “colori” non è il modo migliore per fare storia.

    Perciò a me uno che studiasse seriamente la lotta antifrancese delle mie parti farebbe davvero piacere: se non altro per curiosità.

    Come vorrei uno studio sui briganti dimenticati di queste parti.

    Ma per favore, dopo che per anni hanno tentato di farmi bere, in tutti i gusti, la solfa del rapporto privilegiato tra Parma e la Francia, e il codice napoleonico, i lumi, e il progresso, e bla bla bla;

    adesso non comincino a tentare di farmi bere la solfa dei contadini pronti a morire solo perché tanto ma tanto affezionati ai preti.

    Come si dice qua: non mi vengano a contare che Cristo è morto di freddo!

    :-)

    Paolo

  21. utente anonimo says:

    Appunto, Paolo, la tua ultima battuta è un ottimo esempio di sintesi non distorta nè disonesta.

    Francesco

  22. kelebek says:

    Assolutamente d’accordo con Paolo (n. 20)

    Miguel Martinez

  23. utente anonimo says:

    Anch’io d’accordo con paolo

    maria

  24. utente anonimo says:

    Allora siamo d’accordo con Paolo:

    il catto-capitalista problematico Francesco

    la compagna Maria

    il compagno reazionario, filo-islamico e messicano Miguel

    mancano giusto Reza e Ritvan poi possiamo essere certi di intendere ognuno una cosa diversa :)

    Francesco

  25. utente anonimo says:

    x MR XYZ (e chiunque sappia)

    —Come si inserisce un hyperlink nei commenti ? °°°°°°

    RitvanARIUM

  26. utente anonimo says:

    A’ France’, e come sei pessimista!

    Fosse invece che per una volta siamo d’accordo, e basta?

    E dai, non levarmi la soddisfazione di avere tante persone (che poi considero amici, almeno telematici) d’accordo con me, per una volta!

    :-)

    Paolo

  27. utente anonimo says:

    Per RitvanARIUM e tutti gli interessati.

    ***come inserire un link nei commenti***

    Il codice HTML è il seguente:

    < A HREF = " inserire qui l’indirizzo desiderato ” >

    Ovviamente vanno tolti gli spazi:

    - Dopo la prima parentesi uncinata e prima dell’ultima.

    - Dopo e prima l’uguale.

    - Dopo e prima le virgolette.

    Se desiderate che cliccando sul link questo si apra su una nuova pagina basta aggiungere, tra A e HREF TARGET=”BLANK”.

    In ogni caso, sotto la finestrella del form per inserire i commenti, c’è sempre una riga in cui vi dice quali tag HTML sono usabili: < B >, < I >, ecc.

    Eppoi, qualunque browser usiate, se smanettate tra i comandi in alto a sinistra (file, modifica, ecc.) dovrebbe esserci qualcosa tipo “visualizza sorgente”, che vi mostra il codice HTML “nudo” della pagina che state visualizzando.

    Può essere utile da consultare per capire come realizzare certi effetti manualmente con l’HTML che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, è estremamente semplice e intuitivo (per dire, io l’HTML di solito lo compilo A MANO nel bocco note di Winsozz…).

    Spero sia tutto chiaro. ^^

    Mr. XYZ

  28. utente anonimo says:

    >Se invece uno usa le foibe per dire peste e corna di tutta la storia del PCI, o peggio se ne serve a mo’ di “Hitler card” per zittire un interlocutore di sinistra, allora no. Paolo<
    Paolo, la storia non è una telenovela a uso e consumo come passatempo per casalinghe disperate:-). Da essa si tirano degli insegnamenti e su di essa si fanno dei ragionamenti. Se poi questi ultimi non ti piacciono, il problema è tutto tuo.

    Ciao

    Ritvan

  29. utente anonimo says:

    non so se conoscete quellafrase famosa di Daisetz Teitaro Suzuki sulla differenza intima fra Oriente e Occidente_

    Ve la lascio, anche se a memoria, potrei sbagliare i termini, ma il senso è chiaro_

    “Se un occidentale vede un fiore bellissimo in un prato, gli si avvicina e lo coglie_

    Se un orientale vede un fiore bellissimo in un prato, gli si avvicina e lo contempla_”

    L.M.

  30. utente anonimo says:

    se l’occidentale è uno svizzero tempo trenta secondi e si trova una multa da un fantastiliardo di franchi proprio perché ha colto il fiore.

    se è un tedesco…beh difficile che sfrecciando a 200 all’ora sulla sua bmw veda un fiore

    se invece l’orientale è un indiano il fiore se lo mangia. se è un cinese ci ha già costruito sopra un grattacielo.

    gli unici conteplativi restano forse i giapponesi

    la realtà è sempre più complessa di una frase di due righe

    ;-)

    roberto

  31. utente anonimo says:

    Bella Leonardo, questa è una di quelle frasi che convincono anche me, truce occidentalista, del fatto che ogni medaglia ha due facce, anche la mia medaglia.

    Francesco

  32. utente anonimo says:

    “Se un occidentale vede un fiore bellissimo in un prato, gli si avvicina e lo coglie_

    Se un orientale vede un fiore bellissimo in un prato, gli si avvicina e lo contempla_”

    maria

    un piccolo episodio della mia vita se mi è consentito, una volta su un treno indiano verso madras, in Tamil nadu, non so come, entrò un specie di insetto, io mi agitai un po’ , l’insetto cadde a terra e forse il mio dirimpettatio pensava che lo volessi schiacciare, allora mi fece un gesto con le mani, tipo, ferma, rassicurati, non è nulla, raccolse delicatamente l’insetto tra le dita e lo gettò fuori dal finestrino. Una cosa indimenticabile.

    maria

  33. utente anonimo says:

    Ehm…a proposito del rispetto per gli insetti..dalle mie parti si racconta questa storiella:

    In un villaggio arriva un baldo giovane forestiero che portava un campanellino legato ad ogni caviglia. Quando gli chiesero la ragione egli rispose:”E’ per avvisare le formichine che sta arrivando il mio piede, così che possano evitarlo e non finire schiacciate”. E la cosa parve a tutti bellissima.

    Dopo qualche mese di permanenza del giovanotto nel villaggio, ci si accorse che un impressionante numero di giovinette nubili erano rimaste incinte. Ci volle poco a scoprire il responsabile. Il capovillaggio, dopo aver dato un poderoso calcio in culo al giovanotto e quando questi si stava allontanando per sempre, gli gridò dietro:”Senti, per evitare guai peggiori con gente meno tollerante di noi, togliti un campanello dalla caviglia e legatelo al cazzo!”

    Ritvan

  34. utente anonimo says:

    “gli unici conteplativi restano forse i giapponesi”

    Difatti stanno spopolando gli oceani per poter contemplare tutto il pesce che tirano su. ;-)

    Idem dicasi per le foreste che le aziende giapponesi radono al suolo in Cina a bassissimo costo, per poter poi impacchettare in patria con 3 strati di carta i loro libri da 200Y.

    Dopotutto, se non salvaguardono le foreste nipponiche, cosa rimane loro da contemplare? ;-)

  35. utente anonimo says:

    Beh

    onestamente credo non si debba confondere quello che un popolo o una nazione fa nella pratica con le radici della sua cultura, che siano reali o frutto della nostra percezione.

    Cinesi, indiani, giapponesi, come praticamente tutte le civiltà umane, hanno una lunga storia di guerre e massacri.

    Adesso, essendo industriali, si comportano di conseguenza.

    Nessuna sorpresa in questo.

    Secondo me è più interessante far notare che i contemplativi buddhisti hanno attivamente partecipato, anche come parte in causa, a molte di queste guerre.

    Senza smettere di essere contemplativi.

    Come adesso un stressato dirigente giapponese, responsabile magari dell’estinzione di qualche pesce o della fine di qualche foresta, dopo il lavoro può benissimo mettersi a fare zazen e contemplare.

    Se c’è contraddizione, è la stessa che che può esserci tra pensiero cristiano delle origini e uso sistematico della violenza durante le Crociate, o anche banalmente l’odierna civiltà occidentale.

    Ammesso quindi che in guerra si uccide e in industria si inquina e si deforesta, rimane il fatto che l’epigramma è migliore quando è limpido e cristallino, l’haiku quando è evocativo;

    che Aristotele persegue la chiarezza, e il DaoDeJing l’indefinizione e l’intuizione.

    Però per esempio gli “orientali” indiani, pur spingendosi alla contemplazione, sono il massimo dell’analiticità e dell’acribia nelle loro sottili costruzioni grammaticali e nelle minuziose descrizioni dei loro trattati.

    Ma non sono un’orientalista, quindi può dirsi dica grandi cazzate.

    Paolo

  36. utente anonimo says:

    toh maria,

    è quello che fa mia moglie ogni volta che un insetto entra in casa (eppure lei fa parte di una popolo che si è rivelato abbastanza incazzoso e sanguinario)

    :-)

    roberto

  37. utente anonimo says:

    per anonimo 34

    :-D

    roberto

  38. utente anonimo says:

    Roberto,

    evidentemente tua moglie è una donna gentile e rispettosa dei viventi e del resto i singoli spesso sono diversi dai popoli di appartenenza come ha scritto Goethe a proposito dei tedeschi:-)

    Però raccontando l’ episodio forse avevo in mente la grazia, la gentilezza, la misura degli indiane e delle indiane, a me apparvero tali in quella ormai remota estate.

    maria

  39. utente anonimo says:

    Il miio commento appena sottoaveva errori di codice che hanno “grassettato” tutti i commenti precedenti e fatto saltare un link.

    Lo riposto qui sotto corretto, in modo che il gestore del blog, se desidera, possa cancellare il commento malfatto.

    ======================

    “Secondo me è più interessante far notare che i contemplativi buddhisti hanno attivamente partecipato, anche come parte in causa, a molte di queste guerre.

    Senza smettere di essere contemplativi.”

    Sì, ok, ma così possiamo “dimostrare” tutto e il contrario di tutto, magari solo cercando gli esempii che, in una cultura, ci fan comodo per descriverla come “contemplativa” o “a-contemplativa”.

    Facile mettere Aristotele al confronto col Dao de jing.

    Ma se da una parte tiriamo fuori l’oscuro Eraclito, il cinico Diogene (che come un qualunque maestro Zen, va al di là del linguaggio! :-), o qualche buon mistico medievale seguace della teologia negativa e dall’altra teste spaventosamente analitiche come Nāgārjuna in India, Fāzàng in Cina o Kūkai e Dōgen in Giappone, be’… allora il quadro si rovescia.

    Il problema è sempre questo: a definire una “cultura” in termini generali, si può mostrare tutto e il contrario di tutto.

    Es. semplice: di solito si afferma che l’Occidente è individualista mentre l’Oriente comunitario. Ma “dimostrare” il contrario è sin troppo facile: basta pensare alla tradizione occidentale del cavaliere, che agisce sempre all’interno di un gruppo di pari (dalla Tavola Rotonda ai Moschettieri di Dumas), sino agli odierni sport di squadra, dominanti in Europa & USA; mentre in Giappone la tradizione guerriera è quella del singolo samurai, o dell’eroico rōnin senza padrone… e tutto l’immaginario “orientale” dell’apprendistato marzialista o ascetico è fortemente INDIVIDUALE, il rapporto è da uno a uno, da maestro a discepolo; e difatti in Giappone, anche oggi, gli sport predominanti sono quelli individuali, e uno dei pochi sport di squadra che ha attecchito con successo è il baseball, dove è massimizzato lo scontro tra uno e uno (lanciatore – battitore).

    Quindi l’Occidente è tipicamente comunitario, mentre il Giappone è tipicamente individualista.

    (ovviamente non sto dicendo che sia così, ma che è sin troppo facile scegliere gli esempi utili per la propria tesi e dimenticare gli altri).

    Poi, sinceramente, rifugiarsi in una dialettica tra “pensiero delle origini” bianco che poi, corrotto (corretto?!) dal divenire storico diventa bianco… mi sembra poco efficace. Anche solo perché le “origini” di ogni cultura non solo sono solitamente poco rintracciabili, ma anche perché hanno la singolare abitudine di cambiare molto rapidamente: oggi ci dicono che la Democrazia e i Diritti Individuali sono inscritti nel DNA dell’Occidente sin dalle sue “origini” greche (peccato che i greci stessi si ritenessero solo gli ultimi eredi del pensiero afro-asiatico…), domani chissà…

    Il capo della Mitsubishi che fa zazen mentre le sue auto sputano fuori CO2 a manetta sta ritrovando le sue “vere” origini nipponico-contemplative o sta cercando un lavacro di coscenza in un pacchetto culturale (pre)confezionato ai nostri giorni che ha ben poco di antico?

    “Ma non sono un’orientalista, quindi può dirsi dica grandi cazzate.”

    L’importante è non essere un orientalista in questo senso! :-)

    Mr. XYZ (che era anche l’anonimo n.34)

    PS. Eppoi chi ci assicura che il Dao de jing, che quasi tutti leggiamo tradotto, magari tramite una versione inglese, e probabilmente senza sapere nulla del contesto cinese del VI secolo a.C., chi ci assicura che, al suo tempo e nella sua lingua, non fosse un testo di splendente chiarezza & analitica precisione? E chi ci assicura che un cinese di oggi, leggendo Aristotele passato dall’inglese e senza saper quasi nulla della Grecia classica, non lo vedo come “oscuro e intuitivo”? :-)

  40. utente anonimo says:

    xyz,

    con il mio commento 30 volevo maldestramente dire quello che tu hai molto ben detto detto nel tuo ottimo post 40

    roberto

  41. Yupa1989 says:

    @ Roberto 30 & 41

    “la realtà è sempre più complessa di una frase di due righe”

    E infatti il mio “ottimo” post è diventato un papiro interminabile. Tipicamente Occidentale! ;-)

    Mentre un maestro zen Orientale sarebbe riuscito a rispondere perfettamente neanche in due righe ma lasciando il commento in bianco… ;-)

    Mr.XYZ

  42. utente anonimo says:

    In realtà XYZ

    sono d’accordo praticamente con tutto quello che dici, tranne che con questo:

    “ppoi chi ci assicura che il Dao de jing, che quasi tutti leggiamo tradotto, magari tramite una versione inglese, e probabilmente senza sapere nulla del contesto cinese del VI secolo a.C., chi ci assicura che, al suo tempo e nella sua lingua, non fosse un testo di splendente chiarezza & analitica precisione? E chi ci assicura che un cinese di oggi, leggendo Aristotele passato dall’inglese e senza saper quasi nulla della Grecia classica, non lo vedo come “oscuro e intuitivo”? :-)”

    A me che il DaoDeJing non sia il massimo della chiarezza lo assicura il sinologo, non inglese ma olandese, curatore dell’edizione che leggo.

    Il mio cinese classico è talmente scarso che mi consente solo di cercare i caratteri sul dizionario (che è già qualcosa :-) )

    E quindi il testo a fronte, che pure è presente, non mi è di grande aiuto.

    Mi pare sia abbastanza oscuro anche per i cinesi di oggi; per quelli suoi contemporanei non ci possiamo giurare, ma mi pare ci siano buoni indizi di credere che sia stato composto apposta così, per essere “oscuro”.

    Invece che Aristotele tentasse di essere chiaro ce lo assicura lui stesso, e rimane in effetti leggibilissimo sia in originale che in traduzione italiana (e scommetto anche cinese :-) )

    Comunque, per il resto ti quoto tutto, specialmente qua:

    “Ma se da una parte tiriamo fuori l’oscuro Eraclito, il cinico Diogene (che come un qualunque maestro Zen, va al di là del linguaggio! :-), o qualche buon mistico medievale seguace della teologia negativa e dall’altra teste spaventosamente analitiche come Nāgārjuna in India, Fāzàng in Cina o Kūkai e Dōgen in Giappone, be’… allora il quadro si rovescia.

    Il problema è sempre questo: a definire una “cultura” in termini generali, si può mostrare tutto e il contrario di tutto”

    Paolo

  43. utente anonimo says:

    Mr XYZ

    Visto adesso il tuo blog. Interessante! :-)

    Paolo

  44. utente anonimo says:

    Naturalmente, essendo l’Ecumenico, sono d’accordo con tutti – sembra una battuta_

    Con Roberto, XYZ, Paolo, Maria, Francesco (anch’io la trovo potente)_

    Solo poche banalità_

    Credo che l’Oriente, specialmente preso dal Marocco al Giappone, sia molto più complesso dell’Occidente, che in un certo senso è più definito_

    E credo che Suzuki si riferisse al suo Oriente e a prima dell’invasione di Materialismo, Comunismo, Industrialismo, che poi sono Occidente, Occidente che è “penetrato” in Oriente con più forza di quanto avesse mai fatto prima_

    Comunque se uno solo contemplasse tutti i fiori morirebbe di fame, ma se li uccidesse tutti morirebbe la vita_

    Mi dispiace, ho dovuto pensare e postare di fretta perché devo scappare, vi rileggo domani_

    L.M.

  45. utente anonimo says:

    Dimenticavo – fantastica la storiella popolare albanese di Ritvan_

    L.M.

  46. utente anonimo says:

    THANK YOU MR XYZ !!!

    By

    Ritvanarium

  47. utente anonimo says:

    >Dimenticavo – fantastica la storiella popolare albanese di Ritvan_ L.M.< Ehm…non è una storiella popolare. E’ una storia. Alcuni dei testimoni oculari sono ancora vivi. Se nessun intellettualoide italico alfabetizzato e foraggiato dallo Stato o da ricche case editrici muove il culo per andare a 100 km di distanza a scrivere questa storia, non è colpa degli albanesi ancora con le pezze al sedere.
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Oggi mi sento in vena storieggiante:-). La storia dei cristeros mi ha ricordato un’altra..Piccolo:-) quiz:

    a) Qual è il paese europeo in cui all’inizio del XX secolo ci fu un’insurrezione armata sotto la bandiera verde dell’islam contro il legittimo governo considerato “crociato” e/o miscredente?

    b) Chi la guidò?

    c) Che conseguenze produsse?

    d) Chi la represse nel sangue?

    e) Come fu considerata tale insurrezione dalla storiografia del paese dal 1945 al 1990?

    f) Come viene considerata oggi dalla storiografia del paese?

    …vabbè, la risposta alla a) è facile, no?:-)

  48. falecius says:

    Uhmm, Ritvan, immagino che la a) sia l’Albania. L’unica altra possibilità che mi viene in mente è la Bosnia, ma la rivolta contro l’Austria (che faticherei a definire “governo legittimo” dell’area) fu nell’Ottocento.

    Per il resto, nebbia totale :). Racconta, dai.

  49. utente anonimo says:

    @L.M.

    “Credo che l’Oriente, specialmente preso dal Marocco al Giappone, sia molto più complesso dell’Occidente, che in un certo senso è più definito_”

    Così complesso che, da un punto di vista estremo-orientale, non è nemmeno “tutto oriente” quel che hai citato. Dal punto di vista culturale giapponese, ad es. già l’India è poco “orientale”, mentre l’Islam è praticamente quasi “occidentale”.

    Generalizzo, ma per un cinese confuciano o un giapponese shinto-buddhista lo scontro Europa-Islam appare quasi una guerra tra monoteismi che non una guerra “Oriente”-“Occidente”, ed effettivamente Maometto è MOLTO più vicino a un Mosè, un Ambrogio o un Lutero che non a Confucio o Shotoku Taishi.

    Il problema è che a un certo punto il cosiddetto “occidente” (che prima del XVI sec. c.ca manco si autodefiniva tale…) ha chiamato così se stesso, e tutto il resto del mondo l’ha messo dentro un unico blocco, chiamato variamente Oriente o Terzo Mondo, o Culture Tradizionali o quel che volete.

    Ed è così che la Cina del XVIII secolo si è trovata, per l’occhio europeo, nello stesso insieme confuso in cui venivano messi anche gli indigeni del Congo del 1400, i babilonesi di 4000 anni fa e gli Inuit odierni…

    Chiediamoci poi sino a che punto l'”Occidente” sia davvero così definito. O se non siamo NOI che lo vogliamo vedere così, un blocco unico e omogeneo.

    Sbaglio o diversi post fa c’era chi si interrogava sull’enorme distanza che effettivamente divide le culture europee da quella (quelle?) USA. E come possiamo dimenticare che sino alla metà del XX secolo l’Europa è stata un enorme scannatoio, dove lo Spirito della Nazione Tedesca mai e poi mai avrebbe potuto convivere con quello della Nazione Francese? E non parliamo degli Slavi…

    Le somiglianze e le divergenze sono relative, e quel che oggi ci viene presentato come Estremamente Affine domani e in un istante potrebbe divenire (e venire mostrato come) Mortale Nemico.

    Se invece dell’Unione Europea avessimo l’Unione Mediterranea, probabilmente ci sarebbero anche tanti piccoli Marcello Pera pronti a illustrarci le virtuose radici comuni tra Cristianesimo e Islam, tra Aristotele e Avorroè (ehi, ma esistono veramente!! :-), tutti figli di Gerusalemme, Atene e Baghdad, magari tuonando contro i barbari e incivili costumi di Germanici e Albionici, sicuramente e assolutamente incompatibili con lo spirito del Mediterraneo… :-)

    (E poi, non dimentichiamoci che Maghreb significa (mi si corregga se sbaglio)… Occidente. :-))

    “E credo che Suzuki si riferisse al suo Oriente e a prima dell’invasione di Materialismo, Comunismo, Industrialismo, che poi sono Occidente”

    Il buon Suzuki aveva il suo Giappone da Mulino Bianco o, meglio, da Monastero Bianco ;-) e aveva soprattutto un FORTISSIMO interesse a vederlo e venderlo così a suoi proseliti buddhisti della California, affamati di Oriente Mistico & Contemplativo dei Bei Tempi che Fu! :-)

    E riguardo all’industrialismo, sappi che il Giappone, ben più della Cina, a partire dal XVII secolo aveva già sviluppato delle proto-industrie, un’economia monetaria e mercantilizzata estremamente avanzata e un’urbanizzazione che non aveva nulla da “invidiare” all’Occidente (urbanizzazione alimentata dalle masse di contadini poveri espropriati dalle loro terre). Tant’è che a fine ‘700, e senza l’insegnamento dei bieki (RitvanTM ;-) “occidentali” stavano quasi per DISBOSCARE l’intero paese per poter costruire le loro belle casette di legno… Senz’altro le montagne giapponesi NUDE E SENZA ALBERI sarebbero state molto Zen… ;-) Ma si accorsero in tempo e pragmaticamente che era meglio fermarsi, e avviare una seria politica forestale (che comprendeva tra le altre cose il taglio della testa per il contadino morto di fame che per sopravvivere provava a tagliarsi un albero di proprietà statale…); tant’è che, come accennato, appena hanno potuto, i giapponesi hanno cominciato a comprare legno a basso costo in Cina.

    Se qualcuno volesse approfondire queste cose, c’è un OTTIMO libro di Jared Diamond.

    Comunque tutto questo per dire che quando arrivarono le navi USA nel 1853, per aprire a forza i porti giapponesi, e poi partì l’industrializzazione che portò il Giappone in pochi anni ai livelli “occidentali”, be’… quest’ultima cosa avvenne perché il Giappone aveva già delle solide basi economiche: proto-industrie, masse di contadini spogliati della loro terra, mercantilizzazione e monetizzazione dell’economia, urbanizzazione… e tutto questo non certo grazie a qualche misterioso Spirito Imprenditoriale para-protestant-weberiano ;-) nipponico o per colpa della penetrazione della Cattiva Cultura Occidentale… ma semplicemente per materialissime e ciniche cause economiche, storiche e politiche.

    Su quest’ultimo argomento ottimo libro è Accumulazione e sviluppo economico in Giappone. Dalla fine del XVI alla fine del XIX secolo.

    Libro che però pochi leggono, forse perché è più facile pensare che la storia si muova (hegelianamente?) grazie agli Spiriti delle Nazioni, o alle caratteristiche culturali (che poi è la stessa cosa).

    O che la Storia si muova solo in Europa, mentre le altre culture (ovviamente tutte Tradizionali) restino ferme per i millenni nel loro beato (o deprecato, a seconda dei punti di vista) immobilismo.

    Occidentalmente ;-) vostro mr. XYZ

  50. kelebek says:

    Per XYZ

    Mi permetto di fare un link al tuo blog, che è notevole.

    Miguel Martinez

  51. utente anonimo says:

    @MM

    “Mi permetto di fare un link al tuo blog, che è notevole.”

    A dire il vero ho commentato PER SBAGLIO da loggato… :-(

    Preferivo mantenere l’anonimato… :-((

    Ma ormai la frittata è fatta e, come insegna la fisica, rotte le uova non si possono rifarle intere (ammenoché non si disponga di molta molta energia).

    Mr. XYZ

  52. utente anonimo says:

    “Accumulazione e sviluppo economico in Giappone. Dalla fine del XVI alla fine del XIX secolo.”

    questo titolo è già poesia per le mie orecchie … avessi il tempo e la forza di tornare a leggere :(

    Francesco

  53. falecius says:

    Mr. XYZ, il tuo commento 49 è geniale.

    Tra l’altro, davvero ottimo il libro di Diamond. In cui si osserva anche la storia dei giap che preservano le loro bellissime foreste comprano legname, oltre che dalla Cina, dalle minuscole foreste primarie subtropicali DELL’AUSTRALIA.

  54. utente anonimo says:

    Anch’io condivido il commento 49 di Mr “Occident” XYZ (e non perché ha rispettato il mio bieko “copyright”:-) ): così chi d’ora in poi mi darà del “bastiancontrario” lo fucilo!:-).

    Ritvan

  55. utente anonimo says:

    Ovviamente, e anche questa sembrerà una battuta, XYZ, visto che rispondevi a me, ti dirò che sono assolutamente d’accordo con il tuo post (49)_ Perfino sul giudizio su Suzuki_ Anche Prabhupada ha potenziato e diffuso i Krishna solo dagli USA, contagiando le masse di hippies figli di papà_ Del resto, dove stavano i grandi capitali (o semplicemente i talleri)??

    Però per entrambi mi manterrei su un livello di giudizio più equilibrato, tipo in parte piazzisti e in parte maestri, e non proprio di veri venditori di pomate come Ron Hubbard, ammesso che questi non fosse matto e non credesse per niente alle proprie favole_

    Anche il tuo post lo prendo come inestimabile valore proprio per “riportare la barra al centro”, senza virare tutto sull’idealizzazione-astrazione, o tutto sulla semplice “contabilità” dei processi sociali_

    Ma mi permetto di affermare un paio di punti su cui mi sento sicuro_

    È sempre stata un costante abbastanza chiara che, come dici anche te, fissando tutte le altre variabili meno tecnologia porta a meno ecologia_ Ovvero, solo una maggior tecnologia ti permette di essere più ecologico – e le società tradizionali, in proporzione alla popolazione e alla produttività, erano molto più distruttive_

    Esempio_ Noi siamo mesmerizzati dall’immagine hollywoodiana dei sioux che vanno a caccia di bisonti con arco e frecce, e per giunta a cavallo_ Ma prima di conoscere il cavallo e il fucile, i Nativi americani, quando riuscivano a cacciare bisonti – vi giuro che uccidere un bisonte a piedi e con le frecce è un bel casino, un paio di frecce gli fanno danno come due o tre vespe a uno di noi – lo facevano con il fuoco_ Appiccavano piccoli incendi controllati e avanzavano in gruppo con torce, spaventando la mandria e dirigendola verso un precipizio dove cadeva, e poi lavoravano per i propri bisogni al massimo un 10% degli animali, mentre il resto si putrefaceva_ Quindi il fucile, se usato coscientemente, era uno strumento di caccia molto più efficiente ed ecologico_ Poi però è andata com’è andata, la moda di Buffalo Bill ha sfondato per decenni, la cultura di chi la praticava e di quell’epoca era quello che era, e sono quasi arrivati ad estinguerlo con dedizione “germanica”_

    Secondo punto_ Il Materialismo e l’Industrialismo sono sicuramente nati in Occidente_ Poi gli amanti della “Storia come risultato Naturale dell’attività umana”, a partire dall’Età del Bronzo, diranno che erano approdi obbligati – gli amanti di visioni alternative li contestualizzeranno più all’interno della Cultura e della Storia occidentali, a partire da Cheope, Parmenide, Platone e Abramo_

    E infine ti vorrei fare una domanda_

    Sei dell’idea che fino alla metà o fine del ‘700 la Cina fosse la cultura e la potenza più avanzata del mondo?

    E ti sembra che sia sempre stata una cultura molto poco imperialista? intendendo per imperialismo quello all’inglese, come i pratini_

    A corollario vorrei dire che la frase di Suzuki io me la tengo ben stretta, ma più che come giudizio storico o sociologico affidabile, la tengo stretta come insegnamento, dentro di me, direi individuale, nel senso che ho spiegato nel mio precedente post e che mi vede felicemente d’accordo con Francesco, una volta tanto_

    NOTA EDITORIALE

    Da bravo deficiente stavo scrivendo questo post, di getto, direttamente sulla putrida finestrella di Splinder – cosa che non faccio quasi mai – ma andavo di fretta_ Ero arrivato quasi in fondo e la gatta miagolava da minuti perché l’avevano lasciata chiusa in una camera_ Vado ad aprirgli, torno, pensando di continuare premo non so quale tasto, e il post scompare!!!

    Ora, cosa avrei dovuto fare? scuoiare la gatta e farmela al forno come i veneti, decapitare chi l’aveva lasciata chiusa e chi non gli era andato ad aprire, o disintegrarmi un coglione da solo con una macina da frantoio??

    A18 anni, impulsivo com’ero, le avrei fatte tutte e tre_

    L.M.

  56. utente anonimo says:

    >Uhmm, Ritvan, immagino che la a) sia l’Albania. L’unica altra possibilità che mi viene in mente è la Bosnia, ma la rivolta contro l’Austria (che faticherei a definire “governo legittimo” dell’area) fu nell’Ottocento.

    Per il resto, nebbia totale :). Racconta, dai. falecius< Va bene, per la gioia tua, di MM e di un paio di altri buongustai della Storia (gli altri possono saltare il commento a piè’ pari:-) ). La tua risposta a) era ovviamente:-) corretta. L’Albania, anno 1914. Il governo legittimo era quello del principe tedesco Wilhelm zu Wied, nominato dalle Grandi Potenze “Principe dell’Albania”, istituita a Principato sotto il controllo delle suddette Potenze. Il resto:
    b) Chi la guidò?

    Haxhi Qamil Xhameta, contadino analfabeta e fondamentalista islamico. Una specie di mullah Omar de noantri:-)

    c) Che conseguenze produsse?

    Che Wied non riuscì a mettere piede fuori Durazzo (dove aveva sede il sui governo) e alla fine – con lo scoppio della I GM – se ne andò per sempre.

    d) Chi la represse nel sangue?

    L’esercito serbo che invase l’Albania all’inizio del 1915. Haxhi Qamil venne catturato ed impiccato.

    e) Come fu considerata tale insurrezione dalla storiografia del paese dal 1945 al 1990?

    Il tiranno Enver Hoxha, forse desideroso di avere anche lui la propria jacquerie, la considerò un’ Insorgenza Popolare e Contadina contro l’oppressione e lo sfruttamento dei proprietari fondiari e della borghesia. Una cazzata. E’ vero che i ricchi furono spogliati, ma non tutti, solo quelli (anche musulmani) che non parteggiavano per le orde fanatiche.

    f) Come viene considerata oggi dalla storiografia del paese?

    Eh, un po’ come il regime dei talebani afghani:-). Fu una degenerazione dei moti di protesta patriottico-popolare dell’Albania Centrale contro l’atto infame del governo Wied, il quale concesse ai greci – tramite il cosiddetto “Protocollo di Corfù” che i maledetti sciovinisti greci continuano a sventolarci sotto il naso ancora oggi – di formare nel sud dell’Albania una “Repubblica Autonoma dell’Epiro del Nord” capeggiata da agenti greci. Il moto di protesta fu subito strumentalizzato e trasformato in rivolta da Qamil e alcuni altri nostalgici della sharia, che chiedevano un principe ottomano, discendente dei califfi come sovrano dell’Albania. Furono arrestati e maltrattati gli insegnanti della lingua albanese (che i ribelli volevano fosse scritta in caratteri arabi, in barba alla decisione assunta dalla crema degli intellettuali albanesi di tutte le religioni nel Congresso di Monastir del 1908 di adottare l’alfabeto latino), l’aquila bicefala di Scanderbeg – sprezzantemente definita dai mujahidin de noantri “la cornacchia” – sostiuita con una mezzaluna, proibito l’uso dell’alcol (la TV no, ma solo perché non c’era:-) ), gli intellettuali albanesi umiliati e maltrattati, ecc. Insomma, fu un movimento retrogrado teso a far sprofondare l’Albania nello stesso baratro medievale da cui la stessa Turchia coi Giovani Turchi stava faticosamente cercando di uscire e che con Ataturk avrebbe definitivamente lasciato alle spalle.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. La cosa mi è venuta in mente, poiché qualcuno recentemente ha ripristinato il vecchio nome “Haxhi Qamil”, dato dal regime di Hoxha a una scuola rurale della zona dove il ribelle era nato. C’è stata una generale levata di scudi, anche da parte musulmana, la cosa è finita perfino in Parlamento e le autorità locali sono state costrette a togliere quel nome retrò. Speriamo definitivamente.

  57. utente anonimo says:

    Bello Ritvan_

    Però, sulla E) – ma non lo sai che i marxisti li fabbricano in fonderia e li programmano per vedere ogni atto, oggetto, atomo dell’Universo, in prospettiva marxista??

    Sono di un buffo simpaticissimo, oggi_ Si potrebbe fare una parodia del marxista medio che dà giudizi marxisti a tutti gli episodi del suo quotidiano_

    Ovviamente voglio tirar fuori da questa caratterizzazione i grandi pensatori o critici che hanno avuto contatti e adiacenze col marxismo, come Sartre, Gramsci, Lukacs – quelli buffi li vedo più come Toni Negri, gli elleciini, antitesi dei ciellini, etc..

    L.M.

  58. utente anonimo says:

    >Bello Ritvan_<
    Insomma, bello si fa per dire, avere nell’album di famiglia – oltre al sullodato Hoxha – anche la brutta copia europea del mullah Omar non è che mi faccia fare salti di gioia:-). Ma la Storia è Storia.

    >Però, sulla E) – ma non lo sai che i marxisti li fabbricano in fonderia e li programmano per vedere ogni atto, oggetto, atomo dell’Universo, in prospettiva marxista?? Sono di un buffo simpaticissimo, oggi_ Si potrebbe fare una parodia del marxista medio che dà giudizi marxisti a tutti gli episodi del suo quotidiano_< Sì, ma non credo che p. la prendera tanto bene:-) la qualifica di “marxista” da te appioppata al nostro amato mailaureato despota rosso. Così come qualche animalista di questo blog se lo legherà al dito il tuo blasfemo desiderio di micio arrosto alla vicentina:-) e prima o poi te lo farà pagare:-).
    Stai in campana!:-).

    Ciao

    Ritvan

  59. utente anonimo says:

    @tutti i non computerofili

    “Vado ad aprirgli, torno, pensando di continuare premo non so quale tasto, e il post scompare!!!

    Ora, cosa avrei dovuto fare?”

    Quando succede qualcosa del genere, se non usate un Mac, può essere utile provare a digitare immediatamente CTRL+Z. Spesso e volentieri fa ricomparire il testo perduto. :-)

    Mr. CTRL+XYZ :-)

  60. utente anonimo says:

    “Sei dell’idea che fino alla metà o fine del ‘700 la Cina fosse la cultura e la potenza più avanzata del mondo?

    E ti sembra che sia sempre stata una cultura molto poco imperialista? intendendo per imperialismo quello all’inglese, come i pratini_”

    Per quel poco che ne so della Cina (di formazione sono nipponista), tento di rispondere:

    1) Come cultura non so. Non credo esistano parametri generali di “avanzamento” delle culture. Poi, se ne concordiamo tra di noi, possiamo anche passare a una valutazione. Come potenza tecnologico-economico-militare… Nel ‘700 non credo: la dinastia Ming, dopotutto, aveva più remato contro che a favore del “progresso” tecnologico e un eventuale espansione militare-politica, e i successivi Qing, dinastia “straniera”, non fecero di meglio. Ma sino a metà 1500 e per molti millenni addietro mi sento di affermare con sicurezza che la Cina fosse tecnologicamente ben più avanzata dell’Europa.

    La stragrande maggioranza delle tecnologie che hanno cominciato a far “partire” il motore economico e demografico europeo, a partire dal X secolo, sono venute quasi tutte dall’Asia, molte partendo dalla Cina.

    2) Sull’imperialismo. Bella domanda, e non credo di saperne abbastanza per rispondere. Azzardo alcune idee, probabilmente sbagliate. Consideriamo innanzi tutto due cose: – La Cina come blocco unico è una cosa che vediamo noi, adesso; ma la Cina, per certi versi, è un subcontinente, e quello che oggi si chiama processo di “unificazione” della Cina è stato anche e a lungo (e per certi versi tutt’oggi…) una forma di imperialismo o, comunque, dominio, del gruppo etnico Han su tutti gli altri. – Seconda cosa: la Cina ha comunque dei netti confini a Sud (lo Himalaya), a Ovest (i deserti) e a Nord (artificiale: la Grande Muraglia), e a Ovest un Oceano ben più grande del Pacifico. Non aveva grandi territori a portata di mano da conquistare, non aveva un Islam con cui combattere e con cui imparare nei secoli cos’è la guerra, non aveva un territorio interno spezzettato e perennemente in guerra come l’Europa. E poi aveva un’agricoltura che concedeva un’alimentazione povera ma abbondante, il riso, ben più abbondante e meno soggetta ai capricci climatici dei raccolti europei; anche questo per dire che l’impulso all’espansione era meno forte che in Europa.

    Ad esempio credo che la Cina, militarmente, avrebbe potuto farsi un boccone del Giappone in qualunque momento, almeno sino alla fine del ‘600: non lo fece perché non ne aveva bisogno, si accontentava di farsi spedire qualche tributo ogni tanto.

    Comunque, ripeto: non sono un sinologo. Può ben darsi che ho appena scritto un monte di corbellerie. :-)

    “Il Materialismo e l’Industrialismo sono sicuramente nati in Occidente_ Poi gli amanti della “Storia come risultato Naturale dell’attività umana”, a partire dall’Età del Bronzo, diranno che erano approdi obbligati ”

    Non è questione di approdi obbligati: è questione che nulla impedisce che in ambienti diversi ma simili gruppi diversi *possano* (non *debbano*!) produrre risultati simili.

    Si chiama “convergenza evolutiva” e, per i non-creazionisti ;-), funziona benissimo anche in natura: se viviamo in un mondo con un’atmosfera trasparente è ragionevole pensare che una buona parte degli animali si evolveranno sviluppando, indipendentemente, organi di visione ottica basati sulla rifrazione della luce (detti volgarmente “occhi”).

    Certo, se non ci sono le condizioni materiali, i gruppi umano possono anche rimanere per millenni o per sempre (o fino all’estinzione) nell’Età del Bronzo; difficilmente (almeno, io credo) ciò avverrà perché non sono “culturalmente predisposti” a passare al Ferro e poi oltre. Ma ancora una volta rimando alle pagine di Jared Diamond: Armi, acciaio e malattie – Breve storia del mondo negli ultimi tredicimila anni.

    –Poi bisogna anche vedere cosa si intende per Industrialismo e soprattutto Materialismo: quest’ultimo soprattutto mi sembra un po’ troppo indefinibile (eppoi, non capisco il perché delle majuscole… ^.^’).

    Mr.XYZ

  61. utente anonimo says:

    Ohibò – caro XYZ (60) – mi hai proprio convinto!!

    E poi fra tutti quelli che mi conoscono c’è ancora chi si azzarda a darmi del testone – quei diffamatori!!

    Te “garantisci” che la proto-industrializzazione giapponese non aveva avuto influenze occidentali – io mi lascio un minimo beneficio del dubbio, su questo esempio specifico, ma tendo a crederti – mi hai “comprato” con quell’accostamento alla convergenza evolutiva_

    Ma poi anch’io – fare domande sul possibile imperialismo cinese a un nipponista!! Bisogna essere “di fuori”, o almeno impavidi o ubriachi, e io non tocco l’alcool da anni_

    Per ringraziarti delle risposte ti lascio qualche Haiku – o meglio Hokku – ma qual è il plurale? – di Basho_

    Mi dispiace che i miei libri di haiku sono a Firenze – te li prenderò da una edizione minuscola che ho trovato qua e te li tradurrò io dallo spagnolo, cercando di mantenere l’equilibrio ritmico meglio che posso_

    L.M.

    (il primo dedicato al nostro ospite)

    Sveglia, sveglia!

    Ti prendo come amica,

    farfalla.

    – – –

    La camelia

    cadde dal suo albero

    versando l’acqua.

    - – –

    Sono solo un uomo

    che mangia la sua zuppa

    davanti al fiore dell’ossequio

    - – –

    La libellula

    cerca invano posarsi

    su uno stelo d’erba.

    - – –

    Vento del fiume,

    in kimono estivo,

    il fresco notturno.

    - – –

    Il cuculo:

    un bosco di bambù

    filtra la luna

    - – –

    Dovunque si sente | Dovunque si sente | Dovunque si sente

    il mormorio delle cascate, | il mormorio delle cascate, | il mormorio delle cascate,

    e le foglie cadono. | le foglie cadono. | e cadono le foglie.

    (quale vi sembra migliore di queste ultime tre??)

  62. utente anonimo says:

    SCUSATE – PROVO A RISCRIVERE L’ULTIMO HAIKU NELLE 3 VERSIONI

    Dovunque si sente _______Dovunque si sente________Dovunque si sente

    il mormorio delle cascate, _il mormorio delle cascate,__il mormorio delle cascate,

    e le foglie cadono. ________le foglie cadono.__________e cadono le foglie.

    (quale vi sembra migliore di queste ultime tre??)

    L.M.

  63. utente anonimo says:

    Caro XYZ, se sei dell’89 ho una cognata che è tua coetanea, sagittario, ed è di una bellezza emozionante, sia interiore che esteriore_ Però ha un “fidanzatino” ed è innamorata, per ora_

    Sulle maiuscole lascia stare, è una specie di fisima_ Diciamo che le metto per specificare bene, tipo un grassetto più veloce da battere, e per dargli un senso di “categoria filosofica”_

    Ma ti vorrei spiegare come potremmo definire un po’ meglio il Materialismo_ Ultimamente mi sono ritrovato a fare una specie di critica seria al Materialismo e a considerarlo come origine comune delle ideologie dominanti del ‘900_ Ma qui ti farò una sintesi e una semplificazione impressionanti, quindi, almeno per adesso, trascuro tutte le specifiche possibili_

    Prima di tutto, il Materialismo di cui parlo io è profondamente occidentale – dalle prime civiltà del Levante, ai Greci, all’Ebraismo, che di tutte le religioni antiche è una delle più materialiste, o delle meno spirituali, come vuoi_

    Poi questo Materialismo si lega anche all’Umanesimo, che se vogliamo ha le proprie radici ancora nella Grecia, nelle culture pagane, e si può trovare anche nel Cristianesimo_

    Ma essenzialmente il Materialismo di cui parlo io nasce nel momento dove diventa Cultura Dominante, almeno ad Occidente, quella per cui “sicuramente” tutto l’Universo è composto di sola materia, per cui non esiste “l’Anima”, per cui ognuno ha solo quei 60/70/80 anni di vita che gli sono toccati, per cui la volontà umana può “superare” qualunque ostacolo, o limite, etc.. Non so se ti bastano queste poche definizioni estemporanee e generalizzate per capire, o farti un’idea_

    Ora, se la volontà umana può superare qualsiasi limite, e ne ha il diritto, o se ognuno di noi ha a disposizione solo “questa vita”, o se siamo fatti solo di elementi chimici, capirai che le prospettive nel vedere il mondo e operare in esso cambiano decisamente_

    Bene – dopo di che facciamo un attimo un passo di lato_

    Sia il Pensiero Liberale che il Socialismo, carichi di tutte le loro differenze, affondano almeno una delle loro grosse radici nei Lumi_ E al loro fianco, parallela, avanza anche la loro posizione di riflesso, quella Tradizionalista_

    Ecco che, come alla fine di un lungo processo, questi tre “rami” si cominciano a compenetrare, a far inzuppare, a fondere con quel Materialismo crescente, e si radicalizzano, si estremizzano – oppure si cominciano a radicalizzare e da lì si incontrano col Materialismo, fai te_

    Nel corso del XX secolo, da questa radicalizzazione, e da questa fusione di corpi culturali, oltre al progredire “naturale” di vari “organi” lungo una traiettoria più o meno rettilinea, nascono anche delle “aberrazioni” ultramaterialiste, con l’aiuto pure della massificazione della società_ Massificazione da non confondere, per favore, con la sana e progressiva democratizzazione reale_ Intendo massificazione come massificazione dei processi sociali, degli interventi sulla società, etc.. – non so se abbiamo chiara questa distinzione_

    Ma a parte questo_ Da quelle che prima avevano, e lo hanno ancora oggi, un valore come di “correnti” di pensiero, sorgono delle deviazioni totalitarie, dogmatiche, ultramaterialiste, di massa, che acquistano sempre più potere_ Cioè, il Comunismo, il Nazismo, e il Neoliberismo Darwiniano (o Ultraliberismo, o Turboliberismo, o come lo vuoi chiamare)_

    Nella banalità della semplificazione estrema, dovuta al voler essere chiaro e al bisogno di sintesi, ti è chiaro cosa intendo io, tra le altre possibilità, per Materialismo?

    Un saluto dal Cu… del mondo_

    L.M.

  64. utente anonimo says:

    Un P.S. sulla massificazione_

    Per massificazione intendo anche quel processo di uniformazione, di livellamento, di appiattimento – e di distruzione della società_

    Quel processo, anche iper-individualista, per cui finisce che esistono solo due entità: l’individuo, e la massa, come “mandria” incommensurabile e informe di individui_

    Mentre le “società” tendono a sparire, a dissolversi_

    Perché le società, checché ne dica Durkheim, e mi prendo la responsabilità da “scemo del villaggio” di contestare le affermazioni del “padre della Sociologia”, non sono “somme di individui” – anche questo in fondo in fondo, se ci pensate bene, è uno strano dogma_

    Le società in realtà sono gruppi, comunità, culture, “organi” e “organismi”, famiglie, perfino identità, e sono la compartecipazione, l’interattività, la convivenza di tutti questi fra loro – e la massificazione di cui parlo io le danneggia e danneggia tutta questa “struttura” o “organismo ospite”, comuni_

    Uno dovrebbe capire di essere per metà individuo appartenente a sé stesso, ma per metà membro appartenente a una società, a un corpo colletivo comune_

    Questo piccolo PS solo per provare a rendere meno “vago” il concetto di “massificazione ” di cui parlavo nel mio post precedemte_

    L.M.

  65. utente anonimo says:

    >Ad esempio credo che la Cina, militarmente, avrebbe potuto farsi un boccone del Giappone in qualunque momento, almeno sino alla fine del ‘600: non lo fece perché non ne aveva bisogno, si accontentava di farsi spedire qualche tributo ogni tanto.

    Comunque, ripeto: non sono un sinologo. Può ben darsi che ho appena scritto un monte di corbellerie. :-)<
    Solo questa:-), a mio parere (per il resto concordo in generale, pur non essendo un sinologo neanch’io): ci provò col Giappone eccome. Sai la storia del “Vento Divino” da cui deriva il termine oggi tanto abusato “kamikaze”?

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Non che i cinesi medievali non fossero imperialisti, ma il loro era un imperialismo per così dire “razionale”: sapevano benissimo – e avevano un servizio d’informazione eccellente – che ogni avventura in occidente sarebbe stata destinata al fallimento.

  66. falecius says:

    Per Ritvan 65: kamikaze eccetera. Si sta parlando della Cina Yuan, quindi, dal punto di vista politico-militare, di Mongoli, non di Han.

    Per XYZ:

    tu parli del confine “naturale” meridionale della Cina, che sarebbe lo Himàlaya. Noterei che storicamente il Tibet non ha mai fatto della Cina fino al Settecento, e ne fu completamente inglobato solo tra 1951 e 1959.

    Il confine merdionale della Cina è il meno definito (meno del deserto di Gobi e dell’Oceano Pacifico), anche se si tratta di zone collinari e montuose.

    La Cina ci ha provato col Vietnam più volte di quante riesca a ricordare, e le ha sempre prese.

    Quanto al Giappone, secondo me col fatto di avere in Sengoku Daimyo sempre impegnati in lotte tra loro, erano più esperti in campo militare e avrebbero potuto dare diverse grane ad esempio, ad un esercito Ming.

    (è vero che i cinesi sconfissero Toyotomi Hideyoshi in Corea, ma il vantaggio di giocare in casa c’è sempre:))

  67. Yupa1989 says:

    @ M.L.

    haiku è sia plurale che singolare: i sostantivi giapponesi sono privi di numero e di genere. Comunque il termine più d’uso in Giappone sarebbe haikai.

    Mi permetto poi umilmente di far notare che l'”essenza” di uno haikai è, più che il contenuto o l’atmosfera, la lunghezza. Ovvero, tre versi di 5-7-5 sillabe. La metrica, auspicabilmente, dovrebbe essere rispettata anche nella traduzione…

    L’argomento può essere di qualunque tipo, anche scherzoso, faceto, parodistico o dissacratorio.

    Ovviamente da noi son più noti gli haikai “d’atmosfera”, in ossequio all’immagine del giapponese contemplativo. :-)

    “Caro XYZ, se sei dell’89 ho una cognata che è tua coetanea, sagittario, ed è di una bellezza emozionante, sia interiore che esteriore_ Però ha un “fidanzatino” ed è innamorata, per ora_”

    Comunque non sono dell’89, non anagraficamente. Sono ben più vecchio, ahimé. :-(

    Sulla bellezza, emozionante o meno, interiore o meno… credo sia qualcosa di radicalmente soggettivo. :-)

    “Nella banalità della semplificazione estrema, dovuta al voler essere chiaro e al bisogno di sintesi, ti è chiaro cosa intendo io, tra le altre possibilità, per Materialismo?”

    Molto più di prima! :-)

    @Ritvan

    T’ha risposto Falecius.

    E comunque non è mai stato chiaro se il celebre kamikaze fosse una metafora di uno scontro effettivamente avvenuto tra i Mongoli e gli eserciti giapponesi, o ci sia stata effettivamente una tempesta che ha spazzato via o quantomeno danneggiato significativamente la flotta dal continente.

    Su Hideyoshi, alcuni storici dicono che negli ultimi anni di vita non ci fosse più tanto con la testa, e la sua avventura coreana dovrebbe esserne la prova. :-)

    Mr.XYZ

  68. utente anonimo says:

    >Per Ritvan 65: kamikaze eccetera. Si sta parlando della Cina Yuan, quindi, dal punto di vista politico-militare, di Mongoli, non di Han. falecius< Precisazione esatta, ma non vedo che c’azzecchi col discorso. Si parlava di Cina fino al ‘700 che non avrebbe mai tentato di invadere il Giappone. Se in quel periodo la Cina ha avuto anche imperatori mongoli che hanno tentato di conquistare il Giappone, mica è colpa mia:-).
    Ciao

    Ritvan

  69. utente anonimo says:

    >@Ritvan

    T’ha risposto Falecius. Mr.XYZ< Vedi sotto:-).
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Allora, se il 1989 non è il tuo anno di nascita, si potrebbe sapere a cosa è riferito? Demolizione del Muro di Berlino?:-)

  70. utente anonimo says:

    x L.M. (62)

    Dovunque si sente

    mormorio di cascata

    le foglie cadenti

    ciao

    biric “o’ poeta”

  71. utente anonimo says:

    “Allora, se il 1989 non è il tuo anno di nascita, si potrebbe sapere a cosa è riferito? Demolizione del Muro di Berlino?”

    Forse alla morte di Salvador Dalí. O di Sergio Leone. O dell’ayatollah Seyyed Ruhollah Mustafavi Khomeini

    O agli incidenti di Piazza Tiān’ānmén.

    O alla dipartita dell’Imperatore Shōwa.

    O all’esecuzione di Ceausescu.

    O al divorzio di Madonna.

    O forse semplicemente agli affaracci miei! :-)

    Mr.XYZ

  72. utente anonimo says:

    caro XYZ – eeeeh lo so!! – lo dici a me – che sono il più depresso dalla questione_

    ma io purtroppo stavo traducendo una traduzione allo spagnolo che, personalmente, e con una certa sicurezza, mi azzarderei a definire “scadente”_

    comunque il traduttore era un certo Francisco F. Villalba, per un’edizione spagnola della Miraguano del 1986_

    ad essere sincero in un primo momento ti stavo scrivendo che era un “macellaio” e che io, dall’alto della mia sensibilità metrica degna di Saffo e Callimaco, avrei “indiscutibilmente migliorato le sue versioni” – poi mi sono messo a passarle all’italiano emi sono accorto di quanto fosse difficile_

    Ah ah_

    L.M.

  73. utente anonimo says:

    Biric #70

    sì – buona anche la tua_

    la mia 3ª la scarterei di sicuro, troppo prosastica e smarronata nella metrica_

    posto che con quel haikai, come ci ha insegnato XYZ, è difficile rispettare la cadenza 575, la mia 1ª versione la tengo per buona, dato che il primo e il terzo verso si bialnciano, sono senari_

    La tua pure, dove si bilanciano anche nel numero delle sillabe, nel tono, essendo entrambi piani, e fanno assonanza_ Ma la trovo tendente al massimo al lirico, e non sono sicuro se gli haikai abbiano una così forte ricercatezza lirica, o non siano più colloquiali, dimessi_

    La mia seconda mi piaceva, ma senza dubbio si avvicina troppo a canoni estetici della poesia occidentale moderna, per ritmo, tono, cadenza calante, etc..

    Quindi, per riassumere – come versione lirica meglio la tua, come versione colloquiale, iconografica, meglio la mia 1ª, credo_

    L.M.

  74. utente anonimo says:

    x Mr.XYZ (#71)

    Bella non-risposta! Non ho la minima intenzione di ficcare il naso nei tuoi affari personali, pertanto se fosse di tal genere il 1989 bastava semplicemente dirlo.

    Ciao

    Ritvan

  75. utente anonimo says:

    Comunque Biric, mi ero un po’ fissato su quella congiunzione nel terzo verso, perché il traduttore spagnolo aveva scritto

    y las hojas caen.

    quindi io, non sapendo niente di giapponese e poco di haikai, e non volendomi ergere al di sopra di un professionista, ho seguito la sua traccia_

    ma ora che ci penso, non credo che il giapponese, lingua crittografica, abbia delle vere particelle di congiunzione sintattica, quindi quella “e” si potrebbe togliere con tranquillità, se ci sembra meglio_

    a quel punto, come mia versione tesa sempre verso il colloquiale, potrebbe andare bene anche

    cadono le foglie.

    L.M.

  76. utente anonimo says:

    Per esempio, in un campo in cui mi sento un po’ più sicuro, una traduzione che non consiglierei a nessuno di leggere è quella del cofanetto di “Opere complete” di Rimbaud della Einaudi Tascabili a cura di Gian Piero Bona, che non so se sia anche il traduttore, ma credo di sì – in Einaudi, nonostante la cura, la completezza delle edizioni, e la ricchezza di cete sue collane, a volte ho trovato delle traduzioni più che dubbie_

    Molto più sicure nelle traduzioni, almeno nei tascabili e fra le grandi, la Garzanti e la Mondadori, nonstante la qualità editoriale di quest’ultima negli ultimi 10/15 anni sia caduta a picco_ Ma per esempio la collana “Specchio” ha sempre avuto ottimi traduttori_

    Per le minori, nel mare di edizioni bellissime che vi si trovano, voglio citare solo un secondo e con orgoglio la Passigli, ottima qualità, e vi ho sempre trovato ottime traduzioni_

    E a proposito, visto che siamo in tema – mi piacerebbe sapere da Miguel se ha mai tradotto qualche opera letteraria, e se sì dove la si può trovare pubblicata – se invece no, magari qualche saggio politico-sociale_

    Grazie_

    L.M.

    L.M.

  77. utente anonimo says:

    @ML

    “non sono sicuro se gli haikai abbiano una così forte ricercatezza lirica, o non siano più colloquiali, dimessi”

    Solitamente sono colloquiali & dimessi.

    Tradurli in italiano o in altre lingue romanze (per non parlar del tedesco!) è un grosso problema, perché il giapponese predilige le parole corte, una, due o tre sillabe, e quindi riesce a concentrare in cinque sillabe quello che in italiano viene fuori in dieci o quindici.

    “lingua crittografica, abbia delle vere particelle di congiunzione sintattica”

    Cos’è una lingua crittografica?! ^^”

    Provo a remixare lo haikai rispettando il numero di sillabe…

    Ovunque s’ode

    brusio di cascate

    foglie cadenti

    Non so perché, ma le cascate mi sembrano meglio al plurale…

    “S’ode” mi piace poco. Troppo (pseudo?)lirico?

    “Ovunque suona”: meglio?

    Poi non capisco perché un “occidentale” che si mette a fare uno haikai finisce sempre sui paesaggi naturali. E un bello haikai industriale?!

    Fiamme nell’aria

    Bruciano il tramonto

    Porto Marghera

    (ispirata a quello che ho visto qualche ora fa sull’autobus in uscita da Venezia :-)

    Mr.XYZ

  78. utente anonimo says:

    Qualche haiku l’ho tentato anch’io, quando scrivo qualche verso.

    Anche questo è “cittadino”:

    maggio in città:

    tagliano la finestra

    tracce di voli

    p

  79. utente anonimo says:

    XYZ

    no, ho spadellato il termine – volevo dire di ideogrammi – mi son fatto rapire dal vocabolario enigmistico_

    comunque, ce le hanno le particelle di congiunzione o no??

    per rispondere – io personalmente non ci ho mai provato a comporre haikai_

    Direi che una delle loro bellezze sta proprio nel cogliere il lirico, l’assoluto e l’ontologico che si incontra dentro il quotidiano minimale, e condensarlo in una forma di estrema sintesi e colloquiale, semplice, umile_

    però appunto non avevo idea del grado di lirismo che potessero avere in giapponese_

    piuttosto farei alcune distinzioni_

    non avendo seguito la questione, non so quale forma nelle lingue occidentali sia stata scelta come canone per comporre haikai – so che fanno incontri e concorsi, e ci sono molti siti – ma a naso direi che la forma quinario/settenario/quinario potrebbe andar bene_

    poi, siccome credo che il giapponese sia una lingua atonale, come il latino e greco classici, non credo si possa davvero riprodurre l’effetto prosodico originale, quindi meglio affidarci ai nostri strumenti ritmici_

    ma mi piacerebbe da morire ascoltarli letti in giapponese_

    per questo credo che la vera bella sfida per un poeta occidentale, quando vuole comporre un haikai, sia proprio rispettare il canone affidatogli rigorosamente_

    ma nelle traduzioni secondo me, per rendere l’informalità, la popolarità, la semplicità, e allo stesso tempo la compiutezza del senso, forse è meglio non irrigidirsi e cercare solo un generico equilibrio metrico_

    comunque, mi chiedessero di tradurre haikai in italiano, prima di mettermici mi andrei a far benedire a San Giovanni Rotondo_

    L.M.

  80. utente anonimo says:

    ah – mi sono dimenticato_

    mi sembra pacifico che quando i poeti occidentali compongono haikai parlando solo della natura lo fanno per moda e imitazione delle antiche scuole_

    ma mi sembra di ricordare, ripeto, i miei libri di haiku sono tutti a Firenze, maldita sea, che invece i poeti giapponesi del XX secolo componessero anche haikai su immagini contemporanee e urbane_

    io credo che il bello di comporre haikai oggi sia proprio quello, cioè catturare quegli elementi che per tradizione l’haikai cattura, ma prendendlo dal quotidiano contemporaneo intorno a noi, qualsiasi esso sia_

    molti pittori figurativi di oggi, giovani o meno, lo hanno imparato bene – per esempio il divino pittore cileno Guillermo Muñoz Vera, per fare il primo nome_

    è il bello della sfida poetica_

    se uno non l’accetta può sempre scrivere in altre forme o in prosa_

    L.M.

  81. utente anonimo says:

    OK ragazzi_

    Ci ho pensato un attimo e, col contributo di tutti voi tre, ho partorito una mia versione ortodossa nel “conteggio numerico” delle sillabe – ma sempre tendente a non essere troppo lirica_

    Dovunque senti

    sussurrar di cascate,

    cadono foglie.

    Ora vi spiego le mie decisioni_

    ‘Dovunque’ mi piace un pizzico più di ‘Ovunque’ perché alla fine si crea un intreccio di suoni vocalici “d” e “s” in tutto l’haikai_ Però possono essere tranquillamente intercambiabili_

    ‘sussurar di cascate’ mi piace per la vaga allitterazione anche con il precedente ‘senti’ e perché sembra crei un movimento onomatopeico col suono delle cascate lontano_

    Ma anche ‘brusio di cascate’ non era male, però bisogna contare che ‘brusio’ in metrica è più bisillabo che trisillabo, quindi mancava una sillaba per arrivare a 7_

    E poteva andare bene anche ‘cascate sussurrare’, ma meno_

    ‘s’ode’ effettivamente non mi piaceva – troppo lirico, ricercato, desueto_

    Però è facile da sostituire con un “tu impersonale” della forma ‘sentire’ che è la più familiare e colloquiale_

    ‘foglie cadenti’ considerandolo in funzione di participio presente, troppo poco reale, troppo aereo, troppo “nominale” e poco “verbale”, meglio l’indicativo_ Anche considerandolo in funzione di aggettivo, diventa estremamente sintetico, crea una frase ellittica del verbo e una forma di pochissimo uso_

    Ma alla fine mi sembra di essermi tuffato nella pura masturbazione intellettuale_

    Solo un’ultima osservazione_

    Dato che l’italiano è una lingua tonale, sintatticamente complessa e semanticamente molto più analitica che sintetica, alla fine mi sembra che il risultato della condensazione che, inevitabilmente, abbiamo operato sia molto più schematico, rigido e perfino “freddo” di quanto dovrebbe, o di quanto risulta in un haikai compsto direttamente in italiano_

    Passo_

    L.M.

  82. utente anonimo says:

    Lo so – è una bella responsabilità, per cui non ti pagano mai abbastanza_

    Ma alla luce di tutti i discorsi fatti finora – se dovessi prendere la decisione su quale verisone pubblicare, sceglierei questa_

    E ora sputacchatemi pure_

    Dovunque si sente

    il sussurrare di cascate,

    cadono le foglie.

    L’ho fatto, ho deciso, uuuuuufff che sudata_

    Povero Miguel, che “sporco” lavoro_

    Sempre meglio che la miniera però_

    L.M.

  83. utente anonimo says:

    una versione che “rimescola” tutto, ma conserva 5/7/5

    dovunque i salti

    d’acqua suonano lievi

    foglie che cadono

    Tanto per giocare.p

  84. utente anonimo says:

    Chi conosceva bene gli haiku e ne ha tratto lezione è ungaretti. Questa poesia rispetta (nella stesura definitiva) la metrica haiku 7-5-7 (variante meno nota dei quella 5-7-5)

    Notte di maggio

    Il cielo pone in capo

    ai minareti

    ghirlande di lumini

    Dato lo scorcio arabo è d’obbligo dedicare questa poesia ad audace 12.p

  85. utente anonimo says:

    “comunque, ce le hanno le particelle di congiunzione o no??”

    Solo tra sostantivo e sostantivo. Tra le frasi ci sono “particelle” per subordinarle, ma non per coordinarle (per coordinare più frasi si usano forme verbali apposite, dato che il verbo è sempre in coda alla frase).

    Mr.XYZ

  86. utente anonimo says:

    Granita etnea :

    niente di giallo

    levante e giappone,

    solo limone.

    Ditelo allora, che siete specialisti, voi della Valle del Vento di Yupa.

    Aurora.

  87. utente anonimo says:

    p,

    che bello il tuo attimo tagliente.

    Aurora.

  88. utente anonimo says:

    Rifaccio la granita etnea :

    Niente giallo

    levante e giappone,

    solo lava.

    Aurora.

  89. utente anonimo says:

    Uffa che fatica che sudata ripeto la ricetta :

    Niente di giallo,

    levante e giappone,

    solo lapilli.

    Aurora.

  90. utente anonimo says:

    lapislazzuli

    splendono i tuoi lapilli

    brilla la lingua

    p

  91. utente anonimo says:

    Belli ragazzi – questo dimostra la grande versatilità del haikai come forma poetica – e la sua modernità, sintesi, astrazione, in senso addirittura contemporaneo_

    Un piccolo appunto sulla mia versione #82_

    Da una parte avevo deciso di riprodurlo con una versione senario/novenario/senario, dove per il novenario mi piaceva la cadenza da doppio quinario_

    Però mi creava un problema_

    Perché dall’altra parte ero molto affezionato a usare la preposizione articolata “delle cascate” piuttosto che “di cascate”_

    E questo per un motivo preciso_

    Se riuscivo a usare “delle cascate”, ottenevo l’effetto che le cascate acquisissero un senso più reale e meno metaforico, di modo che si potevano creare due significati, due quadri equivalenti, senza che nessuno dei due fosse più “vero” o “corretto” dell’altro_

    Cioè uno dove le cascate esistono davvero, e il loro rumore si aggiunge, si complementa, si armonizza con quello delle foglie che cadono – e un altro dove il rumore delle cascate citato è semplicemente la metafora del rumore delle foglie nel vento, spiegata nell’ultimo verso_

    Invece usando “di cascate” il senso di esistenza reale delle cascate si perdeva un po’, verso il senso più tipicamente metaforico_

    Ora, creando un neologismo con la fusione di ‘sussurro’ e ‘mormorio’ – mi tornerebbero i miei conti anche così

    Dovunque si sente

    il sussurrio delle cascate,

    cadono le foglie.

    L.M. – decisamente addentratosi in una foresta zen della poetica

    Ora esco – a smesso di piovere e di nevicare_

  92. utente anonimo says:

    un’altra petite chose tra vecchia chincaglieria per aurora che ha apprezzato. Sensasione pure molto “disagio metropolitano”.

    Notte fermata

    solo; come un indiano

    l’orecchio a terra

    p

  93. utente anonimo says:

    Giungla urbana,

    violino e fucile,

    spira la musa.

    ————

    Vado per strada,

    con reti di iridi

    voglio pescare.

    Aurora.

  94. utente anonimo says:

    Tu a Torino

    asfalti il rimpianto

    Torremaggiore.

    p, temo di non sapere scandire le sillabe : il conte è un conto, ma i conti non tornano.

    Aurora.

  95. utente anonimo says:

    molto bello il 92

    L.M.

  96. utente anonimo says:

    Be’ torremaggiore è un quinario perfetto. Il “paese della ruca” (altro che la ruchetta romana) ringrazia.p

    ps: molto ben trovati. Se la metrica zoppica, ma ogni tanto anche la mia, del resto è solo un’approssimazione d’una metrica diversa. Magari sbagliandola ci avviciniamo di più al ritmo giapponese.

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