In tema di redditi

Il 5 per mille…

Il cinque per mille dell’IRPEF, io lo darò all‘Associazione Benefica di solidarietà con il Popolo Palestine (ABSPP onlus).

Con tutto il rispetto per gli italiani che vogliono bene alla Palestina, l’ABSPP è costituita da palestinesi e non da italiani. E poi è fuori dal circuito storico dell’OLP, con tutti i suoi pregi ma anche difetti.

il codice fiscale relativo ( da indicare nella casella apposita ) è : 95083480103.

Sul suo sito, l’ABSPP si è dimenticato di mettere una nota sul 5 per mille, per cui ho dovuto cercare i riferimenti negli archivi del mio blog.

A proposito di redditi, sono entrato automaticamente in contenzioso con il fisco: dai cosiddetti studi di settore, risulta che io dovrei guadagnare 11.000 euro in più l’anno di quello che dichiaro.

E’ una cosa automatica, sul tipo, dichiari di aver lavorato tante ore, di aver tradotto tante pagine, bene, allora devi aver guadagnato tot.

In realtà, un traduttore praticamente non può evadere, perché deve fatturare tutto il lavoro che fa; e poi, rispetto alla media dei traduttori che conosco, guadagno decentemente (il fisco, poi, non si occupa dei soldi che mi manda il Mullah Omar dagli uffici della Western Union di Peshawar). 

Per qualche motivo, hanno sorteggiato la mia dichiarazione dei redditi per un controllo ogni anno da quando ho la partita IVA, e ogni anno è risultato tutto in regola.

Ma il fisco si rifà, evidentemente, alle tariffe "ufficiali" del tutto immaginarie, che nessuna agenzia di traduzioni oserebbe chiedere ai propri clienti, figuriamoci pagare ai propri traduttori.

Non me ne lamento, perché l’evasione esiste eccome, e qualcosa si devono pur inventare. Solo che i meccanismi burocratici possono facilmente sconfinare nella follia.

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7 Responses to In tema di redditi

  1. utente anonimo says:

    Buona fortuna.

    Francesco

  2. utente anonimo says:

    Chissà perché il fisco riesce a trovare qualcosa che non va solo tra coloro che le tasse le pagano. Ci sono riusciti anche con me, lavoratrice dipendente dallo stato (minuscolo).

    Poi invece l’errore era dell’agenzia dello entrate ma intanto ho dovuto integrare il mio presunto passivo. Per fortuna non pago il commercialista che è una mia amica, altrimenti mi sarebbe convenuto integrare il debito che lo stato (ancora minuscolo) sosteneva avessi e lasciar perdere :-(

    Il codice dell’ASBPP l’avevo tenuto dall’anno scorso e l’ho riutilizzato.

    Cocco

  3. utente anonimo says:

    un traduttore può facilissimamente evadere non fatturando…

    comunque auguri, sembri una persona abbastanza paziente per affrontare l’ordalia

    roberto

    ps in italia mia moglie (interprete/ traduttrice) in tre hanni ha avuto 0 controlli, in lussemburgo in cinque anni siamo già a 8 (e il controllo arriva al punto che *io* devo giustificare ogni movimento del *mio* conto)

  4. kelebek says:

    Per Roberto n. 3

    Tutte le ditte e tutte le agenzie per cui lavoro, mi chiedono fattura.

    In teoria, potrebbero capitare altri casi, come la mamma che arrivò una volta a un centro traduzione per cui lavoravo, con una lettera da una ragazza inglese a suo figlio, sedicenne e reduce da un viaggio in Inghilterra.

    La gentile autrice della missiva, tra un mare di parolacce, esprimeva l’auspicio di poter di nuovo intrattenere rapporti carnali con il giovane, mentre consumavano droghe varie.

    La mamma, in effetti, non ha chiesto la fattura.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    per me la mamma la fattura la ha chiesta, al mago locale perchè alla zozzona inglese le venisse un coppolone!

    queste nordiche scostumate che traviano la bella goiventù italica.

    Francesco

  6. utente anonimo says:

    Attento agli “studi di settore”, Miguel! Sono una trappola infernale! E’ quella roba che inchiappetta il ristoratore, presumendo il suo guadagno dalle volte che ha mandato le tovaglie in lavanderia: tot tovaglie in lavanderia, tot persone che hanno magnato al ristorante, tot soldini. Sgancia e zitto!

    La mia collega del laboratorio, che ha anche un laboratorietto tutto suo, s’è vista la GdF contare le provette dalle fatture d’acquisto e poi fare questo “splendido” sillogismo:

    “Signora (a chiamarmi “dottoressa” non sia mai – commento mentale suo), lei nell’anno scorso ha acquistato 5000 provette, ogni provetta serve per fare un’analisi (???!!!-ndr), pertanto sono 5000 analisi. Siccome dal suo tariffario il prezzo medio (??!!-ndr) di un’analisi è 30 euro (IVA esclusa), allora…bzzz….lei ha avuto delle entrate pari a 150 000 euro. E siccome le sue uscite documentate ammontano a 30 000 euro, lei ci ha guadagnato la bellezza di 120 000 euro, su cui dovrà pagare le tasse. Che fa, concilia?”. Per poco non le prese un infarto. Dopo laboriose trattative degne del peggior suk arabo (su cui non c’ho capito una beneamata mazza), la povera collega ha dovuto pagare tasse per un supposto guadagno di un’ottantina di mila euri.

    Fortunatamente per il “mestiere” di “consulente scientifico” che svolgo io ancora non hanno fatto “studi di settore”. Altrimenti ci sarebbe da sganasciarsi dal ridere. Per non piangere….

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Ho un’altra amica e collega (e cliente) che recentemente è stata sull’orlo di una crisi di nervi. Siccome lei è un’animalista sfegatata, ha riempito il suo ambulatorio degli ultimi – e costosissimi – ritrovati della scienza medica veterinaria (impianto anestetico gassoso con monitoraggio automatico incluso). Ebbene, siccome il “genio” che fa ‘sti studi di settore ha deciso che più sofisticata è l’apparecchiatura e più ci guadagna il veterinario (anche se non gli va un cane:-) in ambulatorio, quello è un dettaglio trascurabile:-)) l’hanno mazzolata per bene, facendole pagar tasse per il triplo del volume d’affari effettivamente svolto: ha consultato un paio di avvocati tributaristi ed entrambi le hanno detto che non c’era altro da fare che pagare. Allora le ho detto:”Hai capito cara mia, perché i colleghi sono restii a comprare i fantasmagorici e utrascientifici apparecchi medicali e continuano a fare la chirurgia di routine con l’anestesia iniettabile? Non è che non voglian bene alle bestioline, ma lavorare solo per il fisco alla lunga diventa un po’ pesante”.

  7. utente anonimo says:

    puro delirio…

    qui invece il controllo fiscale è una prova relativamente semplice (almeno per i professionisti, e almeno negli otto casi di cui sotto): basta presentare una pezza d’appoggio per ogni voce attiva sul proprio conto corrente (e quello del coniuge) et les jeux sont faits.

    il problema però è che non beccano i mariuoli che accettano i pagamenti in contanti

    roberto

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