Messico tra Conquista e Cristeros (III)

Alla prima parte

Il vestito indossato da Rosa María Ojeda fa riferimento a un episodio specifico della storia messicana: la rivolta dei cosiddetto "Cristeros", la "Cristiada", che a varie riprese sconvolse una buona parte del Messico tra il 1926 e il 1941, in apparenza per protestare contro le leggi anticlericali imposte dal governo del paese.

Uno sguardo a questa rivolta ci aiuta a capire molte cose sulle trasformazioni del mondo, sul rapporto tra dominanti e dominanti, sul Messico, sulle lotte contadine, sul ruolo dei simboli nei conflitti, sulle false rappresentazioni.

Ma prima di dare uno sguardo a questa rivolta, dobbiamo sapere da quali falsi sguardi liberarci.

Grazie al meccanismo mediatico, la gonna di Rosa Maria Ojeda è entrata infatti – per il tempo di un "toh, guarda!" – nelle fantasie anche italiane.

E questo ci porta a chiederci una cosa fondamentale, che riguarda tutte le notizie che provengono da paesi esotici, non solo dal Messico: in quale casella sarà inserito questo episodio? Dov’è che l’italiano di media cultura può inserire i Cristeros (o i Taliban, o il Darfur, o i creazionisti statunitensi, o tante altre strane cose)?

Se un afghano dovesse entrare in un bar a Padova, tutti cercherebbero freneticamente la più vicina uscita.

Se un messicano dovesse entrare nello stesso bar, si troverebbe circondato da una folla di avventori, pronta a cantargli:

Mamma, mamma, lo sai chi c’è,
è arrivato il Merendero,
è arrivato col sombrero,
è arrivato, eccolo qua.
El Merendero!

Nel luogo comune italiano, i messicani sono, infatti, simpatici e lievemente ridicoli.

Nel mondo globalizzato, ci troviamo spesso di fronte a cose strane, e per spiegarcele occorre un racconto preconfezionato di massa.

I racconti di massa sono costituiti dal confuso retrogusto lasciatoci da cose apprese a scuole, dai fumetti e dalla televisione.

L’Egitto, ad esempio: dice il racconto di massa, c’erano i faraoni che avevano una grandissima civiltà, ma facevano costruire le Piramidi agli schiavi. Poi sono arrivati gli arabi che hanno distrutto tutto e adesso sono pezzenti che comprano le donne con i cammelli.

Questa è una storia di destra, se vogliamo, perché i faraoni ci fanno bella figura e i poveracci ne fanno una pessima.

Noi messicani, invece, abbiamo avuto la fortuna immeritata di un racconto più gradevole.

C’erano una volta gli Aztechi, oppure gli Inca (la confusione comunque non va ai nostri danni) che avevano una grande civiltà, sono arrivati gli spagnoli che erano padroni feroci e pigri e trattavano male i contadini.

Poi è arrivato Zorro, oppure Bud Spencer, e ha fatto la rivoluzione, ma forse era Marcos che non è come gli arabi e non uccide.

Questa storia la possiamo chiamare di sinistra, perché Zorro lascia il suo segno sul vestito dell’arrogante hacendado.

Ho citato due immagini associate al consumo infantile: Zorro e Bud Spencer (Marcos non saprei). Come dimostra El Merendero, il messicano immaginario ha molto a che fare con l’infanzia.

Ma Zorro, e di riflesso l’immaginario italiano sul Messico, è davvero "dalla parte degli oppressi"?

Zorro è un prodotto industriale che risale al 1919.

L’autore, Johnston McCulley, arrivò a produrre un racconto al mese sul suo eroe, per le riviste pulp su cui si esaltavano le masse proletarie, inutilmente alfabetizzate, degli Stati Uniti.

Le riviste pulp – che arrivavano a vendere un milione di copie alla volta – sono lo stesso mondo da cui poi sarebbe emerso Ron Hubbard con la sua religione-impresa Scientology, mentre Zorro avrebbe ispirato direttamente i personaggi dei comics, come Batman.

Dove altri sistemi, come quello sovietico, hanno prodotto un’ideologia astratta, esteriore, il sistema americano ha prodotto un’ideologia talmente interiorizzata da essere presente in ogni parola, da non aver bisogno di alcuna struttura apparente.

Ecco perché i pulp come Zorro sono in realtà carichi di ideologia.

Da una parte, Zorro si inseriva in ciò che gli storici chiamano la Booster Era (1885-1925): l’intensiva campagna per vendere la California meridionale come angolo esotico degli Stati Uniti, la "nuova Roma" dotata del sole necessario per ridare vigore a pensionati miliardari e a letterati.

Los Angeles, infatti, è la prima città-immagine del pianeta, la creatura di un colonnello – Harrison Gray Otis – che dirigeva il quotidiano locale e organizzava le milizie per reprimere i sindacati, e di un suo geniale giornalista, Charles Fletcher Lummis. Insieme costruirono la fantasia della "città mediterranea", grazie a un gruppo di letterati, pubblicitari e architetti.[1]

Per questo, Zorro, pur essendo di sana razza bianca, non deve essere un biondo americano, ma un fascinoso aristocratico ispanico.

Allo stesso tempo, Zorro riesce a incarnare un’esigenza apparentemente opposta.

All’epoca, l’identità dei "white, Anglo-Saxon protestants", i WASP, si teneva in piedi grazie al confronto con il tenebroso mondo cattolico, con i suoi fastidiosi immigrati irlandesi, italiani e polacchi, fanatici succubi del Papa di Roma, portati per natura a vivere sotto tiranni: un immaginario esploso nel sangue una ventina di anni prima con la guerra di Cuba e l’invasione delle Filippine.

Oggi l’odio per gli uomini musulmani si traduce nella finzione di salvare da loro le loro donne.

Allora, l’odio per i cattolici assumeva la forma giustificatoria di una lotta a favore delle vittime dell’oppressione cattolica: in questo gioco complesso, il giustiziere americano è liberatore degli indios, come è liberatore delle donne afghane.

Il racconto preconfezionato di massa, la versione budspenceriana della storia del Messico non è sbagliata in sé: l’invasione spagnola ci fu, i contadini hanno molto subito e qualcuno si è ribellato.

Ma è una chiave misera e insufficiente per capire, che ci può portare a molte false certezze.

Nota:

[1] Sull’invenzione dell’immaginario californiano, si veda Mike Davis, City of Quartz. Excavating the Future in Los Angeles, Vintage Books, 1992.

(Continua…)

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44 Responses to Messico tra Conquista e Cristeros (III)

  1. falecius says:

    Ripeto: stai scrivendo dei post fantastici

  2. utente anonimo says:

    bellisimo..una piccola vacanza mentale

    Banu

  3. utente anonimo says:

    ups..bellissimo

    banu

  4. utente anonimo says:

    wow!

    mvl

  5. utente anonimo says:

    Non si nota che sei per metà messicano …

    … attribuisci agli Aztechi una grande civiltà e non i sacrifici umani (meglio, i sacrifici umani dei giocatori della squadra di simil-basket sconfitta).

    facciamo una scommessa sulla vera immagine esistente nel pensiero comune italiota?

    ciao, patriota

    Francesco

  6. falecius says:

    @ Francesco: prima o dopo Apocalypto? :)

  7. utente anonimo says:

    Non lo ha visto nessuno, neppure io.

    Però mi sento molto uomo medio, e parlando di Aztechi ho in mente le piramidi a gradoni con in cima il sacerdote che squartava una bella fanciulla seminuda in onore di un serpentone.

    Francesco

  8. Non capisco se degli aztechi conosci solo quello (e allora vabbe’) o piuttosto riesci a ridurre quel che conosci degli aztechi a quello soltanto. Questo secondo caso sarebbe psicologicamente interessante.

    uppe

  9. Ah no, ho capito, scusa: era un modo sottile per dar ragione a Miguel. Che idiota che sono.

    uppe

  10. utente anonimo says:

    Francesco

    boh, anch’io mi sento uomo medio, e direi che gli Aztechi mi fanno pensare sia a grande civiltà, che a sacrifici umani.

    Come i Faraoni mi fanno pensare sia a grande civiltà, sia a piramidi costruite dagli schiavi (che poi pare non fossero manco schiavi, o solo in parte, ma stiamo parlando di immaginario, non di archeologia).

    Comunque, bellissimo post di Miguel.

    da notare che sul blog di Sherif una commentatrice mi chiamava Pablito (chissà poi perchè) e mi invitava, di conseguenza (!), alla siesta.

    Ridanno in televisione una bella serie, credo inglese, di Poirot: visto che il personaggio è, dopotutto, un immigrato, belga, in Inghilterra, pensavo che forse è anche lui, in parte, un modo anglosassone per venire a patti con la cultura di lingua latina: azzimato, supponente, egocentrico, perso dietro le donne, eppure (nonostante tutto) intelligente. E simpatico.

    Paolo

  11. utente anonimo says:

    Dimenticavo: io Apocalypto lo ho visto.

    Diciamo che le cose interessanti sono, nell’ordine:

    -capire il perchè del titolo;

    -notare la bravura dei costumisti nel mostrare, nella parti “urbane”, i costumi degli indios che sfumano quasi nel costume messicano dell’immaginario comune, senza fare la comune distinzione indiano vs messicano;

    -capire se davvero la lingua maya ha tutti quei suoni tipo ‘ayn che si sentono nel parlato del film.

    -capire che tipo di camera ha usato il regista, spesso con brutto effetto “documentaristico”.

    Per il resto, la violenza reclamizzata, che è poi il motivo per cui il cinema era pieno di adolescenti tamarri, c’è quanto in qualunque filmaccio d’azione.

    Paolo

  12. Santaruina says:

    post preziosi questi, indubbiamente.

    è bello ogni tanto leggere gli scritti di qualcuno che parla con cognizione di causa.

    attendendo il seguito.

    Blessed be

  13. kelebek says:

    Ricambio i complimenti, segnalando un interessante racconto sul blog di Falecius

    http://falecius.splinder.com/

    Miguel Martinez

  14. LucaDorme says:

    Miguel, starai mica diventando un Fratello Kraus?

    http://www.youtube.com/watch?v=ua5Em9jGz14

  15. utente anonimo says:

    “Però mi sento molto uomo medio, e parlando di Aztechi ho in mente le piramidi a gradoni con in cima il sacerdote che squartava una bella fanciulla seminuda in onore di un serpentone.”

    Confermo, nell’immaginario comune gli aztecatl sono: splendide piramidi a gradoni, orrendi sacrifici umani, nonché fatalismo cosmico e terrore per l’imminente fine del mondo.

    Mr.XYZ

  16. utente anonimo says:

    A proposito di messicani (nativi e non) & immaginari.

    Quando frequentavo le scuole medie mi son trovato a leggere l’autobiografia di un capo pellerossa… non ricordo nemmeno chi fosse, se Alce Nero o Geronimo, o chi altri… No, non era una di quelle versioni edulcorate “per i piccoli”, e posso dirlo perché ricordo d’essermi annoiato a morte nella lettura; e anche perché il libro negava in maniera sconcertante quello che era il mio immaginario da studente medio delle medie sugli indiani d’America, buoni, amanti della natura, rispettosi del Grande Spirito, sempre pronti a fumare il calumet della pace, inermi di fronte alle canne di tuono e al cavallo di ferro dei perfidi bianchi. Il libro negava tutto ciò, perché l’autore dichiarava senza problemi d’aver ucciso e torturato nella sua lunga vita di capo e guerriero, e soprattutto di aver odiato i suoi avversari!

    Qui entrano in scena i messicani. L’autore esternava soprattutto il suo odio per i messicani, diceva di non aver mai odiato nessuno più dei messicani. E io, per tutto il libro, sino all’ultima pagina, sono rimasto col dubbio se per “messicani” intendesse i bianchi, uomini in divisa parte dell’esercito regolare, oppure altri amerindi, siti di là del confine tra Stati Uniti e Messico.

    Il dubbio m’è rimasto tuttora.

    Comunque, credo proprio che il libro fosse l’autobiografia di Geronimo.

    Mr. XYZ

  17. utente anonimo says:

    Parlando di Zorro, non dimenticatevi di parlare del Sergente Garcia!

    Paolo

  18. falecius says:

    XYZ: bhè, credo fossero le autorità messicane, gli Apache vivevano su entrambi i lati della frontiera.

  19. utente anonimo says:

    Insomma, un impero talmente solido e popolare che un manipolo di spagnoli riesce a raccogliere decine o centinaia di migliaia di alleati tra i popoli sottomessi per distruggerlo.

    Però a questo punto sto esulando dalla cultura comune e calandomi nella mia ignoranza personale.

    Francesco

  20. utente anonimo says:

    …e tra l’altro grazie per il tuo preziosissimo contributo a una lettura faticosamente complessa del mondo, che ci permette se non di sfuggire le ideologie, almeno di metterle in risalto… mvl

  21. utente anonimo says:

    A proposito di Zorro:

    Miguel, non ti pare che quella del nobile spagnoleggiante fosse l’unica copertura possibile per Zorro in una terra soggetta alla dominazione spagnola? Se lo facevano nativo pezzente avrebbe avuto vita breve, braccato come un animale, non credi? E anche il suo lontano predecessore, Robin Hood mi pare fosse un nobile o sbaglio? Del resto l’archetipo dell’eroe dalla doppia vita abbonda nell’Impero: Superman, Batman, Uomo Ragno e così via.

    Infine, ti dimentichi che recentemente lo Zorro cinematografico si sbarazza del sangue aristocratico e si incarna in un bell’indigeno impersonato da Antonio Banderas. Non siamo ancora all’archetipo di Chavez o Morales:-) ma pian pianino si arriverà. Con gran goduria dei “nativi” e grande scuorno dei biechi WASP:-).

    Ciao

    Ritvan

  22. utente anonimo says:

    >Ricambio i complimenti, segnalando un interessante racconto sul blog di Falecius. MM< Molto interessante. Avrebbe fatto la sua bella figura sulla “Komsomolskaja Pravda” (epurato dagli accenni sulla guerra russo-georgiana, of course:-) ) del tempo di Breznev. Ma anche sul “Corriere del Venerdì del Piccolo Pasdaran” a Teheran potrebbe trovare spazio oggi. Se la rete tlaxcala si desse la pena di tradurlo in farsi:-).
    Ciao

    Ritvan

  23. utente anonimo says:

    “nfine, ti dimentichi che recentemente lo Zorro cinematografico si sbarazza del sangue aristocratico e si incarna in un bell’indigeno impersonato da Antonio Banderas. Non siamo ancora all’archetipo di Chavez o Morales:-) ma pian pianino si arriverà. Con gran goduria dei “nativi” e grande scuorno dei biechi WASP:-).

    Ciao

    Ritvan”

    I sani cinematografari italiani ci erano arrivati ben prima! con i vari El Cuchillo, Vamos a matar companeros eccetera.

    Paolo

  24. utente anonimo says:

    Miguel, ancora non mi hai risposto sulla differenza fra il saluto del messicano vestito e quello del messicano nudo. Se non lo sai, dimmelo, che io non sono come reza che lascia gli indovinelli senza risposta:-).

    Ciao

    Ritvan

  25. utente anonimo says:

    Vabbè, lo dico io.

    Il messicano vestito saluta con “Hasta la vista”, mentre quello nudo con “Vista la hasta?”:-)

    Ciao

    Ritvan

  26. Ritvanarium says:

    Kelebek carissimo,

    consentimi di appuntare che nella tua analisi del Messicano immaginario legato per lo più all’ infanzia mancano due tipologie di personaggi di prima grandezza :

    1

    Che dire della simpaticissima canaglia, targata Warner Bros [!], Speedy Gonzales che fa impazzire quei due biechissimi Gringos di Gatto Silvestro e Duffy Duck ?

    2

    Che dire dei “Giamburrasca del Ring” ? Quei “dritti” “Luchadores” [il compianto pieno di risorse ei fu Eddie Guerrero, il piccoletto agile come un gatto Rey Mysterio …] agili e scaltri che fra “guasconate” e trucchi riescono a umiliare e battere i biechissimi “Wrestlers” Yankee & Wasp ?

    — Come vedi a nosotros biechissimi Occidentali Greco-Latino-Giudeo-AteoCristiano-Massonico-PostModerno-NeoNichilisto-Italici ;-)

    l’ AntiAmeriKanismo non ci dispiace affatto ! … Purché secondo le nostre disposizioni, ovviamente.

    Vuoi essere osannato dall’ Italia intera (o quasi) come AntiAmeriKanista a oltranza ?

    *** Segui queste istruzioni di “virtualook” e ti garantisco che avrai un successo straordinario:

    1)

    Togli turbante e djeballah (o come si scrive) e mettiti sombrero y poncho

    2)

    Getta la scimitarra e impugna un bel machete campesino

    3)

    Anziché con un arcano e spaventoso (Mamma li Turchi !) “Kelebek” fatti ben chiamare con un gioviale e accattivante “El Hombre Mariposa”

    4)

    Basta con karkadé, narguilè, halal e kebab, vai di tequila, mezcal, cigarros, nachos y tortillas

    5)

    Anzicché salutare i lettori con inquietanti “Inshallah”, “Salamaleikunn”, “Bismillah” salutali con amichevoli “Hola que tal” , “Saludos amigos” , ” Si Dios lo quiere ” e così via …

    °°° Naturalmente fa’ come meglio credi ma ti assicuro che El Hombre Mariposa sarebbe una vera bomba … di simpatie e consensi di masse sterminate in tutta Italia , naturalmente, eh !

    At salud !

    [Nell’ Antico Idioma dei Samurai Rossi della Bassa il cui sangue orgogliosamente scorre nelle mie Vene !]

    PS

    “Smolla” ;-) Dacia Valent e ingaggia la pasionaria Rosa María Ojeda Cuén … tutti gli Italici perderanno la testa per lei e Bush a Roma fra qualche giorno non oserà nemmeno atterrarci ;-) ;-) ;-) ;-) ;-)

  27. utente anonimo says:

    Davide ha ricordato nel suo blog anche il famosissimo Paulista, quello del caffè, che diceva a Carmencita “… chiudi il gas e vieni via ! ”

    Adesso tu, Kel, invitato a chiudere il gas per andare a mangiare qualcosa di già pronto- una pizza nella vicina pizzeria – rispondi pragmatico che nei locali c’è troppo rumore, non si riesce a parlare, meglio andare alla ( più intima) manifestazione a Roma contro il Presidente degli Stati Uniti .

    Certo lì ci sarà meno distrazione che in pizzeria, tutti potranno godere della comune discussione , non ci saranno perdite di tempo in vane chiacchiere che nessuno sente o ascolta, e – se proprio si deve mangiare- organizzerete un barbecue poi ( Reza viene di sicuro).

    Nell’ occasione sarebbe forse elemento di novità anche cogliere lo spunto di p e – profittando di candele/ ceri da ” c’era una atmosfera un po’ speciale tra noi” – dar fuoco a un kilometrico striscione con su scritto ” integrazione”.

    Aurora.

  28. utente anonimo says:

    Paulista, el baffo que concuista …

    http://youtube.com/watch?v=JbJPXOXbkps

    by

    RitvanARIUM

  29. utente anonimo says:

    x 27

    Non sò se Reza viene bene alla griglia, magari bollito…

  30. utente anonimo says:

    Ma Paulista, con quel nome, non dovrebbe essere brasiliano (del sud)?

    Paolo

  31. utente anonimo says:

    Per Kelebek,

    Tu scrivi che la rivolta dei Cristeros avvenne “in apparenza” per protestare contro leggi anticlericali emanate dall’allora governo messicano.

    Se così è, cosa ci sarebbe stato davvero sotto la scorza delle apparenze?

    Stradivari

  32. Ritvanarium says:

    QUE VIVA MEXICO !!!

  33. ZanShin says:

    Notare la Croce da Cristero di Rey Mysterio …

  34. kelebek says:

    Per RitvanARIUM n. 26

    Per una volta, condivido in pieno ciò che scrivi.

    Io qui esprimo esattamente le stesse cose che dico quando parlo di Medio Oriente, Islam e Stati Uniti.

    Se le mie idee sono criminali, demoniache, terroristiche, antisemite, comuniste, reazionarie, nemiche dell’Occidente, integraliste e tutto il resto, dovrebbero esserlo a prescindere dallo specifico argomento di cui parlo.

    Eppure, a parte qualche delicata punzecchiatura cattolica di Francesco, nessun attacco quando si parla di Messico.

    Nessun altro blog che si indigna per ciò che scrivo.

    La dice lunga sulle fissazioni della gente.

    Miguel Martinez

  35. kelebek says:

    Per Stradivari n. 32

    Spero di arrivarci :-)

    Miguel Martinez

  36. kelebek says:

    Per Francesco n. 19

    Concordo, Tenochtitlan, oltre che dalle malattie, fu distrutta fondamentalmente dagli alleati indios degli spagnoli.

    Miguel Martinez

  37. utente anonimo says:

    >Per Kelebek, Tu scrivi che la rivolta dei Cristeros avvenne “in apparenza” per protestare contro leggi anticlericali emanate dall’allora governo messicano.

    Se così è, cosa ci sarebbe stato davvero sotto la scorza delle apparenze? Stradivari
    < >Spero di arrivarci :-) Miguel Martinez< Carramba, amigo Liutaio:-), ma come, non ci arrivi da solo usando le parole chiave? Poffarbacco, ma quella dei cristeros era una sacrosanta reazione all’ingerenza dei biekissimi Imperialisti WASP Yanqui che volevano sradicare il cattolicesimo dal Messico e sostituirlo con la protestantomassoneria imperialista. Il governo messicano del tempo non era altro che il solito “governo fantoccio” nelle mani degli imperialisti. I cristeros come i pasdaran, insomma!:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. Miguel, io non me la prendo se cancelli questo mio bieko intervento che svela perfidamente il “finale”.

  38. rezarez says:

    XAurora

    sono meglio crudo;-))))

  39. kelebek says:

    Per Ritvan n. 40

    Boh. Mai detto o pensato nulla del genere.

    Evidentemente Ritvan ha una sua idea di cosa penso io, peccato che non abbia molto a che fare con ciò che penso io.

    Miguel Martinez

  40. utente anonimo says:

    x Miguel (#42)

    Sei pure taqiyante!:-) :-).

    Ciao

    Ritvan il Vice Allam:-)

    P.S. Io allora aspetto in riva al fiume quando arriverai a rispondere alla domanda di Stradivari.

  41. utente anonimo says:

    Reza, è un/a anonimo/a biricchino/a che ti vorrebbe cotto, non io ( vedi commento n. 30).

    Ancora non sono ” camballa” ( cannibala) , però, se fossi una sopravvissuta delle ande o delle alpi, non esiterei, te lo dico, a frullarti bene bene, evitando i nervetti nazifascioratzisionisti .

    Gnam, gnam.

    Aurora.

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