Messico tra Conquista e Cristeros (II)

Alla prima parte

Xi makwäni:
Xi makwäni ga möhö,
Xi makwäni, ga möhö.
Ga tsoguhu ya doni ne ya thuhu,
Götho nu’ä ‘bui jar ximhöi.
¡Makwäni ga möhö,
Makwäni ga möhö!

Davvero
Davvero noi andiamo

Davvero noi andiamo.
Lasciamo i fiori e i canti ,
Tutto ciò che esiste sulla terra.
Davvero noi andiamo
Davvero noi andiamo!

Poema nahua in lingua otomí

L’abito di Rosa María Ojeda Cuén ci presenta una serie di elementi che stonano. Tutti riassorbiti, perché anche la stonatura diventa immediatamente spettacolo; eppure è lungo queste piccole crepe che cogliamo la stranezza dei nostri tempi. 

In quell’abito, c’è il conflitto, quindi la violenza, quindi la morte.

Ecco, ad esempio, la foto originale dell’impiccagione di Cristeros lungo la ferrovia di Jalisco, da cui è  tratto un elemento della sua veste.

C’è, in quell’abito, poi, la religione. E c’è il passato.

Il volto buono della menzogna globale, come abbiamo già visto in un altro contesto , richiede la rimozione di tutti questi elementi.

Possiamo immaginare la crisi dei giornalisti mandati a coprire l’evento e costretti a capire e spiegare al mondo, nei concitati tempi mediatici, il significato di quell’abito.

L’intimismo planetario forma abilità molto specifiche.

Pensiamo al reporter parigino, appena sceso dall’aereo, insediatosi con il suo laptop nell’Albergo Intercambiabile, che conosce abbastanza spagnolo da dire, esa chica es muy bonita.

Pur essendo quasi analfabeta, è però in grado, nelle poche ore della sua sosta a Città del Messico, di rintracciare la madre, la zia e – con un po’ di fortuna – anche il fidanzato della concorrente e di tracciarne una biografia secondo i canoni preimpostati dell’Individuo Standardizzato.

Ma di fronte a una fila di impiccati, la cosa si fa più complessa.

Nella divisione del lavoro, il giornalista che è tenuto a capire tutto di una famiglia di cui non sa nulla, non è tenuto a sapere nulla del Messico, figuriamoci della sua storia.

In quindici minuti, prima che la notizia venga bruciata dalla concorrenza, deve però trovare una spiegazione qualunque.

E così si spiega il vestito di Rosa Maria Ojeda:   "presenta immagini di una rivolta religiosa chiamata la Cristiada".

In questo modo, il mondo viene a scoprire (e poi dimenticare) l’esistenza di una guerra, durata – con varie riprese – tredici anni, in cui sono morte da 90.000 a 300.000 persone (cifra riferita con tutte le dovute cautele a proposito di statistiche riguardanti il Terzo Mondo).

Qualcuno precisa che si trattò di una "rivolta cattolica", ma ciò non aiuta molto.

Infatti, in Italia, si sa, i cattolici non vanno in giro con le cartucciere. Secondo una parte maggioritaria degli italiani, perché sono troppo buoni; secondo una parte minoritaria, perché sono troppo impegnati a molestare i bambini.

Né basta essere stati in Messico per capirne di più. Nelle parole di un moderno Marco Polo:

"Eccomi qui pronto a raccontarvi il nostro viaggio in messico.

….Pensate nel nostro villaggio con più di 500 persone solo noi italiani… che figata… Cancun non è messico o meglio di messicano c’è solo il mare ed i lavoratori…. Cancun è sole, mare pulito durante il giorno e divertimento senza freni la notte….

Cancun è puro divertimento, andateci per divertirvi, non ponetevi limiti e sarà una delle vacanze più belle della Vs. vita!!!"

L’autore di queste riflessioni è meno cretino di quello che sembra. Infatti, coglie il fatto che Cancún non è il Messico (tranne per i lavoratori). E’ un pezzo un po’ lontano della periferia milanese, il semaforo successivo a Malpensa.

A proposito del gesto della signorina Ojeda, il parere mediatico planetario, con blogger a ruota, è stato unanime: è di cattivo gusto portare gli impiccati a una sfilata di Bella Gioventù:

Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e cosi sono crudele, cosi forte sono e dura
che non mi fermeranno le tue mura.

Ma sta esattamente qui l’abisso tra il Messico e… si dice "Occidente" per indicare noi che stiamo a molte migliaia di chilometri più a est?

(prosegue)

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15 Responses to Messico tra Conquista e Cristeros (II)

  1. utente anonimo says:

    “si dice “Occidente” per indicare noi che stiamo a molte migliaia di chilometri più a est?”

    Buscar el Levante por el Poniente, si diceva circa mezzo millennio addietro, quando cominciò quel che, alla fine, ha portato tra le altre cose anche all’abito impiccatorio della señorita…

  2. kelebek says:

    Per Ritvan, scusami ma ho cancellato il tuo commento per ora.

    Hai postato – giustamente – la voce di Wikipedia sui Cristeros; solo che ci volevo arrivare, a modo mio, seguendo il solito percorso contorto.

    Mi farebbe piacere se lo ripostassi quando (verso la quarantesima puntata) ci arriverò.

    Ripeto, hai fatto benissimo, non potevi prevedere i miei oscuri progetti.

    Miguel Martinez

  3. utente anonimo says:

    caro miguel,

    ma che post affascinanti, io mi ci perdo a volte, non so se li capisco tutti ,o se li condivido, ma certamente qua e là colgo bagliori che illuminano per un istante l’ovvio di questi nostri tempi…

    Di chi sono i versi sulla morte?

    maria

  4. kelebek says:

    Per Maria n. 3

    Si tratta della nota canzone di Angelo Branduardi, ispirato da una danza del compositore Giorgio Mainerio (1535-1582).

    Qui c’è n testo interessante a proposito:

    http://guide.dada.net/angelo_branduardi/interventi/2005/02/198437.shtml

    e qui puoi ascoltare la canzone:

    http://www.totentanz-online.de/medien/musik/branduardi.php



    Sono io la morte e porto corona,

    io son di tutti voi signora e padrona

    e cosi sono crudele, cosi forte sono e dura

    che non mi fermeranno le tue mura.

    Sono io la morte e porto corona,

    io son di tutti voi signora e padrona

    e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare

    e dell’oscura morte al passo andare.

    Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo,

    posa la falce e danza tondo a tondo:

    il giro di una danza e poi un altro ancora

    e tu del tempo non sei piu signora.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    x Miguel (n.2)

    ma fai pure, non c’è problema, sei o non sei “il padrone di casa”?:-).

    Solo che trovo un po’ inquietante cancellare qui non un’inquietante scoperta di Ritvan ma una voce della Wikipedia, che qualsiasi frequentatore del blog potrebbe consultare per conto proprio.

    Sei sicuro di star bene?:-)

    Ciao

    Ritvan

  6. kelebek says:

    Per Ritvan,

    ognuno può cercare ciò che vuole, ovviamente; ma il blog ha una propria sequenza e una logica tutta strana.

    Non chiedere a me di capirla.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    “Chiese Alessandro ad uno degli abitanti della città perfetta: “Non avete alcuna tomba?” Egli rispose:”Il luogo in cui viviamo è la nostra tomba, Ivi giaciamo e seppelliamo sempre i nostri morti” , “Pera quale ragione avete posto dimora nelle tombe?” Chiese Alessandro, Risposero: “Abbiamo posto dimora nelle tombe per non obliare la morte e non fare affidamento sulla vita, affinché questo basso mondo non ci seduca e non tolga il fine della nostra vita nell’altro; l’Eternità.”

    Disse allora Alessandro al suo vice: “Trai consiglio da tali segreti mirabili, se sei sagace. Non desidero più cavalcare per il mondo poiché, di tutto quel che ho raccolto, mi è sufficiente quanto ho appreso da questa gente, se avessi conosciuto prima questa città, non avrei vagato intorno al mondo, per trovare l’Eternità per la mia anima.”

    Da Iskandarnameh di Nizami

    reza

  8. utente anonimo says:

    bello reza

    maria

  9. utente anonimo says:

    x Miguel (n.6)

    Tu confondi i post coi commenti ai post. Oppure credi di scrivere un giallo di fantasia a cui il perfido Ritvan svela il finale:-).

    Ciao

    Ritvan

  10. utente anonimo says:

    Una piccola nota, dopo la pioggia di ieri_ Visto che per il momento siete tutti occupati_

    Un giorno e mezzo di pioggia vera, e finalmente oggi pomeriggio, dopo mesi e mesi, siamo di nuovo incorniciati dai crinali bianchi_ Se alzo pochi gradi lo sguardo, sopra la strada e le nostre vecchie casette basse, solo celeste trasparente, neve e massicci rocciosi_

    In fondo al Cajón del Maipo, a un 40 Km da qui, proprio sul confine argentino, come un gigante nume tutelare della valle il Volcan San José ha alzato la testa e osserva tutto, sempre calmo e curioso_ Oggi così vicino che ti sembra ci potresti parlare_

    Quasi 4 anni fa, quando venni per la prima volta qua in vacanza con uno dei miei “fratelli”, eravamo alloggiati proprio laggiù, con la finestra del rifugio sul suo viso addormentato_ Per me è come se fossero passati secoli_

    Ma mi piace troppo anche navigare in catamarano attraverso il tempo, la gente, i ricordi_

    L.M.

  11. Miguel, non ti capisco mica.

    Stai parlando del fatto che abbiamo rimosso l’elemento “morte” dalla nostra vita?

    uppe

  12. utente anonimo says:

    Miguel, spesso una miscela di spezie aromatiche dei tuoi scritti sono i saporitissimi links_

    Ma avete visto come scrive Chichen Itza il “Marco Polo” de li Castelli??

    Da vedere anche il link “esa chica es muy bonita” – noterete che tutte le ragazze hanno gli stessi gusti e passatempi – nate in una fotocopiatrice come le miss_

    L.M.

  13. kelebek says:

    Per uppe n. 11

    Non esattamente: il sistema mediatico ci presenta anche tutto un aspetto truce, dai film dell’orrore ai telegiornali.

    C’è però una parte centrale del messaggio mediatico, costituito da eventi tipo Miss Universo e da quasi tutto ciò che è pubblicitario, che ci dice che viviamo nel migliore dei mondi possibili, che siamo giovani e belli (magari anche a settant’anni), che c’è sempre speranza e una chance, ecc.

    Lì l’elemento morte non deve proprio entrarci.

    Miguel Martinez

  14. Ritvanarium says:

    x Ritvan,

    la Policy di Kelebek la conosciamo, rispettiamola. Tuttavia, come ben sai, qui troverai sempre Asilo Politico :

    http://www.ritvanarium.splinder.com/post/12470534/LOS+CRISTEROS+

    ;-) ;-) ;-) ;-) ;-) ;-) ;-) ;-) ;-)

  15. @Miguel #13

    Si, era anche a qualcosa del genere che facevo riferimento, sono stata un po’ troppo stringata.

    Senza dubbio, di morte, ammazzamenti, squartamenti, scene truci e via dicendo sono pieni i media. Ma non e’ la morte di cui parlavo io, e’ solo un esorcismo collettivo per allontanarla.

    La morte a cui pensavo e’ quella a cui possono pensare le culture fondate su una visione ciclica, in cui l’alternanza vita-morte-vita e’ vissuta come normale, in cui ci si prepara ad una buona morte mentre si vive (chi lo fa piu’?), si va a fare il pic nic nei cimiteri nel giorno dei defunti e via dicendo. La morte che da’ valore alla vita, insomma. Discorso eretico, per i piu’.

    uppe

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