L’universo e una fumatrice di sigari (I)

Chi vive nel passato, i cultori della cosiddetta memoria in tutte le sue tentacolari forme, si condanna a vivere tra i vampiri.

Nulla può cambiare ciò che è stato: attaccamento e pentimento sono le due debolezze di chi vive tra i fantasmi.

Le cose passate, però, ci hanno segnate, ci hanno aperto o chiuso delle porte, e in questa misura sono comunque significative.

Tra le cose significative della mia vita, ci sono stati quattordici anni spesi nella militanza teosofica; e ciò, ovviamente, mi ha insegnato diverse cose sia sulla militanza che su ciò che si autodefinisce “teosofia”.

Non credo che la militanza sia un concetto oggi facilmente comprensibile; ma allora, alla fine dei lontani anni Settanta, le scelte radicali erano una cosa ovvia per molte persone, in molti campi diversi.

Mi sembrava, e mi sembra tuttora, ovvio che se ritieni che una cosa sia più importante di altre, le subordini tutto il resto.

Da qui, anni spesi nella fame, a dormire sui cartoni, a passare inverni glaciali senza riscaldamento, tanto per dire: perché quando hai poche risorse, le usi per le cose importanti.

Ciò sembra far paura oggi: lo scopo reale della vita, pare di capire, dovrebbe consistere nella sua pura e semplice continuità, fino allo spegnimento.

Il resto sono “idee” [1], che si è liberissimi di “esprimere” in un’infinita varietà, a patto che non incidano in alcun modo sulla realtà, né del mondo, né di se stessi.

L’odio sprezzante per la militanza (il “fanatismo”, il “settarismo”, l’ “estremismo”) accomuna infatti persone di ogni “idea”.

Ma se è così, le differenze urlate con cui in pubblico ci assordano le orecchie, nascono tra individui che in privato non si distinguono per nulla, perché si limitano a seguire il corso che il grande flusso impone loro: è lecito, cioè, solo l’essere scelti, non lo scegliere.

La critica radicale che oggi faccio all’organizzazione di cui facevo parte allora è un’altra.

Semplicemente, ho dovuto ammettere, con gran ritardo, che l’organizzazione in cui militavo aveva un’orrenda finalità segreta, nascosta al mondo e ai propri militanti; ma anche ai propri dirigenti.

I complottisti strillino quanto vogliono, ma questa orrenda finalità non consisteva in qualche progetto per fare sacrifici umani o per dominare il mondo. E nemmeno per fare soldi: nessuno si è arricchito con Nuova Acropoli, il movimento a cui aderivo.

L’unico scopo reale e insieme inammissibile dell’organizzazione era di riprodurre se stessa all’infinito: avere più militanti in grado di aprire più sedi, attirando così più militanti per aprire più sedi.

 

La forma estrema di questo meccanismo, della macchina collettiva che alimenta se stessa senza altro fine, la conosciamo tutti: la Congregazione dei Testimoni di Geova. Noi non eravamo scesi così in basso… ancora.

Ciò non toglie che vi fossero delle “idee” presenti nell’organizzazione, che mi spingevano a scegliere di regalarle quattordici anni della mia vita; e qui arriviamo a parlare della “teosofia”. [2]

Note:

[1] Uso il termine "idea" tra virgolette, perché è di uso comune per definire un complesso insieme di pulsioni, fantasie, spinte interiori, casuali letture e conoscenze, dove i ragionamenti più o meno corretti costituiscono solo una piccola parte.

[2] Anche qui, le virgolette a ragion veduta: “teosofia” significa “sapienza divina”, cioè tutto e niente; mentre nella mia organizzazione, significava l’adesione a uno specifico insegnamento.

(Continua…)

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25 Responses to L’universo e una fumatrice di sigari (I)

  1. utente anonimo says:

    Pensa che io mi vergogno della mia scarsa militanza, e mi consola solo sapere che è un Altro che vuole e sa agire per mezzo mio, più o meno qualsiasi cosa faccia.

    Francesco

  2. kelebek says:

    Per Francesco n. 1

    Mi fa piacere che te ne vergogni.

    Comunque i cristiani hanno sempre il vantaggio dell’Altro che fa a posto loro.

    Non è poco…

    Miguel Martinez

  3. Sai Miguel, un tempo provavo invidia verso chi sapeva appartenere a qualcosa o a qualcuno, mio padre apparteneva al partito e al sindacato e ci faceva soffrire, io invece fuggivo da ogni appartenenza…ho letto moltissimo per capire perche le persone volessero appartenere ad un partito o una religione…o ad un uomo o una donna…toccando con mano e vedendo con i mie occhi, ho visto che in fin dei conti l’ipocrisia, le menzogne, la malafede regna dappertutto…nella politica e nella religione, nell’amore. Allora un bel giorno ho deciso di non cercare appartenenze, tanto mi sentivo sola anche tra cento persone che poi alla fine volevano solo il loro tornaconto personale, il famoso fare per il bene comune è cosa rara, non staremmo messi cosi se fossimo la maggioranza. La banale lotta del bene contro il male.

    Io credo che si sia *liberi* quando finisce la necessita’ di appartenere a qualcuno o a qualcosa…quando anche da soli si sa stare bene, sereni. Anche la voglia di non possedere fa parte per esempio della mia natura, un cartone per dormire e poco, ma una stanza attrezzata con libri per me è gia’ piu’ che sufficente…tutti mi dicono che sono comunista come mio padre…ma non è vero, semplicemente mi sento molto fortunata ad avere quel poco che ho, a esternare nel mio blog quello che penso senza paura, vedendo quanta gente non ha una casa , un lavoro, la liberta’ e la maledizione di nascere sopra un pozzo di petrolio, essere ammazzati per saccheggiare senza pieta’ un paese, con la scusa della democrazia, o essere costretta a professare una fede che mi sottomette mi rende una schiava, come molte donne sono costrette a subire in molti paesi. No.. io non voglio appartenere proprio a niente e a nessuno…se non ai doveri che sono l’unica cosa a cui non si puo’ fuggire se si è scelto di mettere su una famiglia…sia religiosa sia laica, il senso del dovere o lo possiedi o niente te lo puo’ insegnare, ne la religione ne la poltica.

    linda

  4. E chiaramente quando vado a votare la *mia* sinistra, poi seguo con attenzione quello che fa’ …gli faccio le pulci…non delego e poi me ne frego, no assolutamente no, scrivo decine di email e fax per dire quello che non mi piace, voglio che agiscano per il *BENE COMUNE* ma purtroppo finora non è accaduto.

  5. utente anonimo says:

    Secondo me ci sono gruppi religiosi ben più estremi della Torre di Guardia nella devozione e nei sacrifici che richiedono ai loro aderenti. La Chiesa di Scientology, ad esempio.

    Stradivari

  6. kelebek says:

    Per Stradivari n. 5

    Scientology è certamente più devastante della TdG. Però io sottolineavo un’altra caratteristica: quella della pura e semplice riproduzione di sé.

    Proprio per questo, le regole di vita dei singoli militanti della TdG sono relativamente rilassate: l’importante è solo la “predicazione”, maniacalmente seguita attraverso tabelline.

    Miguel Martinez

  7. utente anonimo says:

    x Linda (#3).

    Porca miseria, mi sembra di vedermi allo specchio! (vabbè, tranne che per la demagogia antiameregana dell’ “essere ammazzati per saccheggiare senza pieta’ un paese, con la scusa della democrazia”, beninteso:-) ). Sarò un inconsapevole kompagno?:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Dissento, invece dal tuo #4. Per “fortuna” i kompagni politici che inondi di fax hanno ancora abbastanza self control da non risponderti:”La vuoi piantare, trinariciuta che non sei altro, di romperci i maroni? Ancora non hai capito che se facciamo politica lo facciamo per il BENE NOSTRO (sapessi che stipendi e benefit!), mica per il BENE TUO? E guarda che con tutti i fogli di carta da fax che ci fai consumare stai mandando in malora la foresta amazzonica, pertanto datti una calmata!”:-).

  8. utente anonimo says:

    Potrei dire “lotta comunista”, il cui scopo principale è riprodurre se stessa. Quando noi sentiamo cifre quantitative invece ci viene l’orticaria. Lasciamole ai bilanci borghesi, noi siamo comunisti e non ragioniamo su questo per valutare il buon (o magari meno buono) lavoro svolto. In compenso adoriamo il settarismo e ci fanno ridere quelli che vogliono andare alle masse o non so dov’altro. Lasciate che le masse vengano a noi. Spero non serva la faccina per cogliere il tono ironico della citazione parafrasata.p

  9. utente anonimo says:

    >Pensa che io mi vergogno della mia scarsa militanza, e mi consola solo sapere che è un Altro che vuole e sa agire per mezzo mio, più o meno qualsiasi cosa faccia. Francesco< Il vigile ferma un prete che andava in motorino senza tenere le mani sul manubrio:
    - Padre, lei ha commesso l’infrazione di guida pericolosa. Le devo fare una contravvenzione di 50 euri.

    - Ma figliuolo, io non tenevo le mani sul manubrio perché è Dio stesso che mi guida.

    - E sono altri 50 euri di contravvenzione, padre, perché questo motorino non è omologato per portare due persone!

    Ciao

    Ritvan

  10. utente anonimo says:

    Miguel, secondo te questa cosa per cui lo scopo principale è la riproduzione di sé stessi è un modello estendibile ad ogni organizzazione esoterica e ad ogni organizzazione religiosa e politica?

    E’, insomma, generale o specifico della tua esperienza, per quello che hai capito?

    dorian

  11. utente anonimo says:

    Secondo *qualunque* cosa costituisca, volente o nolente, un potere, tende ad espandersi: una setta, una chiesa, una corporation, la classe politica, la magistratura, un consorzio editoriale, etc.

    E’ quasi una legge fisica.

    Stradivari

  12. utente anonimo says:

    x Stradivari (# 11).

    Concordo. Ma hai dimenticato la burocrazia statale: si riproduce peggio dei topi:-).

    Ciao

    Ritvan

  13. ho visitato il blog di “abdannur” l’ho trovato molto bello, è un piacere leggere i suoi post…grazie Miguel di queste segnalazioni.

    Ciao Ritvan…sono troppo vecchia per cambiare, pero’ ora con internet si risparmia la carta dei fax…io ho pochissimi commenti in *chiaro* e parecchie email private, pensano che io odio gli italianiscostumati…non è cosi, dovrei odiare 3/4 degli italiani…vorrei solo che facessimo qualche passo avanti verso un paese piu’ giusto.

    Smack…buona serata.

  14. °°Proprio per questo, le regole di vita dei singoli militanti della TdG sono relativamente rilassate: l’importante è solo la “predicazione”, maniacalmente seguita attraverso tabelline.°°

    Ma questo lo facevano (non so se lo facciano ancora) pure gli scientologi. Nella sede di Milano c’era un tabellone in cui per ciascun membro venivano segnati i contatti, quanta genta aveva fatto entrare, etc., come una gara collettiva; ed era messo li’ di fronte a tutti in modo che chi portava poca gente si potesse vergognare meglio.

    Pero’ questo e’ solo un dettaglio, la cosa che volevo dire era un’altra:

    °°L’odio sprezzante per la militanza (il “fanatismo”, il “settarismo”, l’ “estremismo”) accomuna infatti persone di ogni “idea”.°°

    A me non sembra che sia “odio sprezzante”, quanto piuttosto vergogna. Ho l’impressione che le persone si vergognino di avere idee proprie (idee non prese al supermercato, di quelle che incidono sulla realta’, insomma) e di agirle, come se il piu’ grande delitto possibile fosse quello di distinguersi dalla massa. Forse era conformismo anche quello degli anni ’70, per molti; un conformismo con contenuti diversi, semplicemente. Ma almeno induceva la gente a pensare. Questo conformismo appiattisce, spegne, omologa.

    uppe

  15. paniscus says:

    Secondo *qualunque* cosa costituisca, volente o nolente, un potere, tende ad espandersi: una setta, una chiesa, una corporation, la classe politica, la magistratura, un consorzio editoriale, etc.

    E’ quasi una legge fisica.

    Io, esattamente per la stessa ragione, me ne sono scappata a gambe levate da un dipartimento di ricerca universitaria dove facevo un lavoro che mi piaceva e dove, tenendo duro ancora un po’ più a lungo, avrei perfino avuto qualche possibilità di entrare di ruolo fissa…

    Lisa

  16. utente anonimo says:

    Per Stradivari #11

    Sono d’accordo. Il mio dubbio è solo sul fatto se ogni potere tenda ad espandersi o solo a sopravvivere e quindi fermarsi una volta raggiunto una sorta di minimo per non scomparire del tutto.

    Per questo sono curioso anche sull’esperienza di Miguel e su cosa ne ha maturato: non mi pare che il proselitismo manifesto sia una caratteristica necessaria di tutti i gruppi esoterici. Questo appunto mi lascia delle domande.

    dorian

  17. Fankey says:

    Ciao Miguel, sto leggendo con vivo interesse gli articoli sulla tua esperienza in Nuova Acropoli, movimento di cui, forse a causa dell’età, non conoscevo niente.

    Per quanto riguarda la caratteristica di certi movimenti, il cui unico scopo apparente sembrerebbe quello di riprodurre se stessi all’infinito, non posso che darti pienamente ragione. La “spiritualità” diventa un concetto non più distinguibile dall’attività di riproduzione sociale, svolta secondo un’ottica di efficienza fordista e standardizzata. La vera differenza tra Scientology e la TdG risiede nel grado di esperienza maturata nell’estendere la rete organizzativa coerentemente al pretesto “spiritualistico”, sino a creare piena identità tra i due momenti. La TdG raggiunge livelli davvero sbalorditivi, e rispetto a scientology, ha anche il vantaggio di prendere come base di partenza un elemento popolare diffuso, accettato e demagogicamente influenzabile quale l’esegesi biblica, mentre la setta di Scientology fonda la propria ragion d’essere su una cosmogonia alternativa e generalmente di più difficile accettazione comune.

    Ritengo che tutti i fenomeni analoghi andrebbero studiati da un punto di vista sistemico alla Bertalanffy, cosa che riesce un pò difficile quando molti di coloro che pretendono di “autorità” su tali argomenti utilizzano gli stessi canali delle organizzazioni in questione per smerciare i propri libri.

  18. kelebek says:

    Per Uppe n. 14

    interessante il tuo commento. Scientology è certamente ossessionato con il proselitismo, però sempre visto attraverso il denaro; e comunque offre, a modo suo, un “prodotto”.

    I TdG sono affascinanti, invece, perché – divieto di trasfusioni a parte – praticamente non sono altro che una macchina per fare proseliti.

    Non sono nemmeno una macchina per fare soldi.

    Miguel Martinez

  19. kelebek says:

    Per Dorian n. 10 e 16

    Non credo che tutti i gruppi abbiano una potente tendenza all’espansione.

    Diciamo, tautologicamente, che lo hanno certamente quelli che si espandono… e quindi che si vedono.

    Però la dinamica dell’espansione aiuta a capire molte cose.

    E’ anche un ottimo antidoto per il complottismo. Ad esempio, spiega, a mio avviso, gran parte delle spese della CIA: ogni piccolo ufficio deve farsi vedere importante, deve ottenere più soldi e più impiegati, e quindi genera più lavoro, a prescindere da ogni utilità di tale lavoro.

    Miguel Martinez

  20. kelebek says:

    Per Fankey n. 17

    D’accordo su tutta la linea.

    A proposito, conoscete il suo blog? Anche se tratta un argomento che forse non tutti conoscono, è davvero geniale:

    fankey.splinder.com

    Miguel Martinez

  21. kelebek says:

    Sempre per Uppe n. 14

    Hai visto il bellissimo film “Mio fratello è figlio unico”?

    Era proprio così, a Roma, nella mia prima adolescenza.

    E’ affascinante il miscuglio di cialtroneria (le generazioni di allora non erano meno cialtrone di quella attuale) e di scelte estreme, vissute con assoluta naturalezza.

    Quel film, che mi sembra perfettamente comprensibile, tanto da farmi spesso dimenticare di trovarmi in un film, credo che sarebbe del tutto incomprensibile ai giovanissimi di oggi.

    Miguel Martinez

  22. talib says:

    La Torre ti guarda è bellissimo! :D

  23. falecius says:

    Avete presente Lotta Comunista? :)

  24. utente anonimo says:

    Lotta comunista? come no, da me ogni tanto suona un giovane vestito di grigio, tipo bravo ragazzo anni Sessanta, e mi fa, compagna, lo vuoi il giornale? Io non lo vorrei, ovviamente, ma lo compro per lui, poi mi fa, e lì, indicando l’altra porta, no gli rispondo quello è di Fi:-)

    maria

  25. armentos says:

    LA RIVOLTA DEL SAGGIO SELVAGGIO

    [..] Leggo delle sommosse in corso nel Tibet. Il Tibet l’ho conosciuto, per primo, attraverso le affascinanti relazioni di due missionari francesi di metà Ottocento, Évariste Régis Huc e Joseph Gabet, per nulla ossesionati dall’o [..]

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