Immagine

بہ شکل خود خدا را نقش بستم
مرا از خود برون رفتن محال است
بہر رنگی کہ ہستم خود پرستم


A mia stessa immagine mi dipinsi Dio.
Incapace di uscire da me stesso,
adoro me stesso, non importa sotto quale veste

Muhammad Iqbal, Payam-e Mašreq

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40 Responses to Immagine

  1. utente anonimo says:

    Anno (secolo?) di composizione?

    Mr.XYZ

  2. kelebek says:

    Per XYZ n. 1

    Anno di composizione, 1923, in risposta al West Oestlicher Divan di Goethe.

    Miguel Martinez

  3. kelebek says:

    Per vogliopartire n. 2

    Mi sembra che sotto ci sia qualcos’altro :-)

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Gli Etiopi dicono che i loro dèi sono camusi e neri, i Traci che sono cerulei di occhi e rossi di capelli. (Senofane di Colofone; ca 570 a.C. – ca 475 a.C.).

    Stradivari

  5. Mi sembra che sotto ci sia qualcos’altro :-)

    ———————

    lo sapevo…che era una cosa complicata! accidenti al trapassato remoto, ma non basta quello che succede oggi? o magari a 100 anni fa’…500 anni fa’…ma addirittura al 1923…Miguel mi fai scoppiare la testa!

  6. “Nello (stesso) anno 1270, nel giorno di Domenica 7 Dicembre. XIV indizione, fu effettuata una inquisizione nel castello di Trocchio su incarico del Maestro Bruno arcidiacono e amministratore di San Germano, procuratore e rappresentante del Monastero, alla presenza di Giovanni Landone di Raimondo, sindaco dell’università in questione eletto per l’università dello stesso castello. Giovanni, dopo aver prestato giuramento, e dopo essere stato interrogato da un Notaio sui diritti e le condizioni degli uomini del castello di Trocchio cui sono generalmente legati ed obbligati nei confronti del Monastero e della Curia Cassinese, per antica consuetudine municipale o per legge concessa al castello anche sui loro redditi e su quali dei loro possedimenti sono legati al Monastero. Il (sindaco) riferì che gli abitanti del castello che posseggono buoi sono obbligati a dare ogni anno le stesse prestazioni degli abitanti di Cervaro. Chi possiede dei buoi è tenuto a dare alla Curia ogni anno due galline e, se possibile un maiale, anche un prosciutto nel giorno di Natale. Chi poi possiede un maiale è comunque tenuto a dare le due galline e allo stesso modo a Pasqua è tenuto a dare altre due galline, una forma di formaggio e due pagnotte alla stessa. Curia. Se poi non ha buoi è obbligato comunque a dare alla Curia una gallina a Natale per la propria casa e un prosciutto se possiede un maiale, e un’altra gallina a Pasqua oltre al formaggio e alle due pagnotte. Allo stesso modo gli abitanti del castello, eccetto coloro che hanno l’esenzione, sono tenuti a versare alla Curia il glandatico sui maiali vale a dire a versare quattro grani per ogni scrofa e quattro per ogni maiale grande ad eccezione di quel maiale che è stato scelto per essere ucciso per la propria casa del quale consegna il prosciutto alla Curia come è stato precisato in precedenza e non paga dunque per questo maiale i quattro grani. Ugualmente paga il glandatico per i piccoli maiali che escono all’aperto al pascolo con i maiali grandi e allo stesso modo per ognuno di questi stessi maialini vengono pagati due grani che vengono versati nel giorno di Santa Maria di Agosto [15 Agosto]. Invece nulla viene pagato per i maialini che ancora non vanno al pascolo. Ancora, generalmente, gli abitanti della città, che non hanno esenzione, sono tenuti a dare alla Curia il terratico sui possedimenti sul grano, orzo e miglio; nella maggese si separi il grano dal farro e su quello stesso grano sia dato il terratico. Ugualmente, per ciò che riguarda i vigneti, sono tenuti a dare il terratico sul mosto nella misura di un terzo. Nessun cittadino puó né deve costruire frantoi o mulini senza un ordine o l’autorizzazione della Curia Maggiore di Cassino. La Curia puó, per i propri edifici, tagliare legna degli abitanti del castello. Questi, poi, sono tenuti una volta l’anno, quando l’abate si reca in città, a preparare una cerimonia e a versare del denaro per la consacrazione degli Abati. Essi sono per altro tenuti a prestare servizio nell’esercito dell’Abate. «Lo stesso ricorda che le cose riferite risalgono al tempo dei suoi ricordi cioè a 80 anni». Il sacerdote Blasio aggiunge, inoltre, un contributo che deve essere dato all’Abate quando è convocato presso il Pontefice o presso il Re e, ancora, che una parte dei beni, venduti integralmente da un cittadino che lascia la città, deve essere acquistata nella misura di un terzo. Se, invece, i beni sono venduti a “pezzi” non viene acquisito il terzo se non sull’ultima particella quando è venduta dal predetto cittadino. La medesima legge va osservata sui beni posseduti nel castello o nel territorio da coloro che abitano fuori dai confini dell’Abbazia. Non vengono prestati servigi se non sui buoi domestici; per il glandatico vengono pagati quattro grani per ogni scrofa con piccoli e due grani per una senza piccoli; per i piccoli maiali bisogna pagare un grano quando vengono fatti uscire fuori nei campi, mentre quattro grani al compimento di un anno. Seguono nella veste di testimoni gli arcipreti Lando e Girardo, il presbitero Lando, Simeone di Foresta, Benedetto Giovanni di Alfonso, il presbitero Matteo, Nicola di Onofrio, Leonardo di Lorenzo il quale, riguardo agli alberi da tagliare dai Signori Cassinesi [abati], dice che ciò non è consentito se non per volontà degli abitanti del castello. [Ancora come testimoni] Matteo di Notario, Giovanni di Palmer., Matteo di Maynar., Giacomo di Antonio e Nicola Marrosa il quale «disse di non sapere nulla se non per sentito dire poiché era troppo giovane».

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    ________________________

    Miguel quello che ho copia/incollato sotto è coperto da copyrigth…leggi e cancella subito altrimenti la punizione piombera’ su di noi!

  8. 1923…(…) chissa’ perche avevo letto 1223…pardon!

  9. utente anonimo says:

    x vogliopartire (#7)

    Eh, com’era semplice a quel tempo pagare i tributi, mica c’era bisogno del commercialista:-). Bisogna decisamente ispirarsi a quell’epoca per la Nuova Società Antikapitalistika: chessò, Visco vuole l’IRPEF? Si becca un prosciutto e finisce lì:-). E per i musulmani la facoltà di permutare il prosciutto con l’abbacchio.

    Ciao

    Ritvan

  10. abdannur says:

    “Incapace di uscire da me stesso”. Il più sottile degli ostacoli, il nafs, l’Io, le cui proiezioni sono altrettanti idoli, e per il quale il monoteismo rasenta perpetuamente il culto di sé. Ma Iddio è più grande: Allahu akbar. E’ forse perciò che ogni movimento della preghiera è scandito da questo memento limitis. E’ Lui a saperne di più.

  11. kelebek says:

    Ringrazio Abdannur (n. 11) per avermi fatto conoscere quella straordinaria figura di Said Bahaudin Majrouh (nonché la splendida immagine con cui accompagni il testo):

    “E la debolissima, l’incerta, la vacillante

    luce in fondo alla Caverna

    non ha fatto ancora dilagare il suo fuoco

    sulle pianure

    e le rive del grande fiume al di là del tempo

    non saranno ancora conosciute

    che io vi dico:

    il senso dell’essere

    è Leyla!”

    http://aljihadalakbar.splinder.com/post/12140291/Bahaudin+Majrouh%3A+poesia+e+lotta+con+l%27Io-Mostro

  12. utente anonimo says:

    So già che sto dicendo una fesseria, tremo mentre la scrivo, penso alla coperta al tè e al calcio in … Ma a me la frase del post di Miguel mi sembra una delle frasi che dice Woody Allen… (sarà che ho la febbre?)

    Ciao Sardina

  13. kelebek says:

    Riguardo al mio commento n. 12

    Girando su Google, trovo che i testi di Bahaudin Majrouh sarebbero tradotti “dall’arabo”, stranamente (penso che siano davvero pochi i poeti di area irano-turca a essersi cimentati in arabo): mi viene il sospetto che siano invece tradotti dal farsi.

    Faccio fatica a cercare su Google in alfabeti diversi da quello latino (dovrei ritrovare il codice ASCII di ogni harf).

    C’è qualcuno in grado di vedere se i testi di Bahaudin Majrouh, in particolare del brano che ho ricitato io, sono disponibili in originale in rete?

    Miguel Martinez

  14. falecius says:

    Esiste un modo più semplice per fare ricerche in alfabeti non latini, se hai Xp, Firefox ed Unicode. (io uso la tastiera su schermo con alfabeto arabo) Ora provo.

  15. falecius says:

    Per ora, trovato nulla in arabo; tutto quello che ho visto su Majruh (che non conoscevo, prima) mi sembra in persiano (o magari è pashto, che non riconoscerei).

  16. georgiamada says:

    per cercare in rete con caratteri diversi basta scrivere la parola in splinder usando la tastiera universale che si trova fra le icone nello spazio scrivi, per la precisione è l’icona penultima sulla destra in alto ed è una tastierina con sopra una mano (ma certo già lo sai visto che hai scritto in caratteri arabi) poi fare copia e incollare su google.

    però facendolo con la frase da te scritta … rimanda solo a te :-) forse non è scritta del tutto correntemente oppure non esiste.

    geo

  17. kelebek says:

    Per Georgia n. 17

    1) Grazie, non sapevo nulla di ciò che dici

    2) se cerchi su splinder il testo della poesia in lingua farsi che ho messo sul blog, per forza troverai solo il mio testo – l’ho copincollato da un sito che non è un blog di splinder.

    3) Il testo che cercavo io è di un altro autore, appunto Bahauddin Majruh: si tratta di un nome-e-cognome che si possono scrivere in mille modi in alfabeti latini, ma in uno solo in arabo.

    E stavo cercando qualcuno che mi cercasse i suoi testi. Che presumo che siano in lingua farsi (come fa capire Falecius) e non in arabo.

    Tra l’altro il farsi è una lingua di una semplicità pazzesca, per cui si potrebbe tradurre senza grande difficoltà.

    Miguel Martinez

  18. georgiamada says:

    miguel io non ho cercato in splinder ma in google, e la cosa ha funzionato ai tempi in cui cercavo nadia anjuman (in caratteri arabi), una vota copiato, splinder non c’entra più nulla, come non c’entra per una aprola in italiano copiata:-) (ti indicavo splinder solo perchè fornisce la tastiera universale).

    Se hai il nome esatto in arabo (o farsi, è lo stesso perchè i caratteri sono gli stessi identici credo) lo puoi cercare facilmente in goggle (sempre che esista in rete) che ti rimanderà a siti persiani o dove viene usato il farsi e anche a siti arabi. Se vuoi posso chiedere a qualcuno dil ingua araba se conosce il poeta e come si scriva, per la traduzione non conosco nessuno che conosca il farsi a parte la blogger di Vento d’oriente che ha tradotto a suo tempo la poesia di nadia anjuman.

    geo

  19. georgiamada says:

    poi devo dire che ho sbagliato, di quello che hai scritto tu, il primo verso non rimanda a nulla, terzo solo a te, ma il secondo مرا از خود برون رفتن محال است rimanda ad un sacco di cose … naturalmente non conoscendo il farsi non so a cosa corrispondano le pagine :-)

    geo

  20. kelebek says:

    Per Georgia n. 19

    1) Scusami, avevo capito male.

    2) Il problema è che so come scrivere Bahaudin Majruh in caratteri arabi su carta, ma non sul mio computer

    3) Il farsi lo conosco abbastanza da capire le cose fondamentali: è la lingua più facile del mondo, molto più dell’arabo o del turco.

    Mi basterebbe trovare “bahauddin mjaruh” scritto in lettere arabe da qualche parte, copincollarle su google, e sarei a cavallo.

    Miguel Martinez

  21. kelebek says:

    per Georgia n. 20

    traduzione a intuito, senza vocabolario, e fallibile:

    “A me da me stesso fuori andare posto c’è”

    Miguel Martinez

  22. georgiamada says:

    ma se sai scriverlo su carta lo puoi scrivere anche su splinder, usa la tastiera universale (se hai un programma recente che ti fornisca le icone, quando scrivi sul blog non usi il linguaggio html vero?), l’arabo è il primo.

    geo

  23. utente anonimo says:

    >Il testo che cercavo io è di un altro autore, appunto Bahauddin Majruh…. MM< ‘Sto tizio di nome fa per caso Sayed?
    Ciao

    Ritvan

  24. utente anonimo says:

    Mi rispondo da solo, dopo aver visto il # 12. Ma cerrrrto che è lui. Dovrebbe essere afghano, il direttore dell’ “Afghan Information Centre” fatto fuori dai sovietici nel 1988. A meno di un’improbabile tripla omonimia:-).

    Ciao

    Ritvan

  25. ho visitato il blog di “abdannur” l’ho trovato molto bello, è un piacere leggere i suoi post…grazie Miguel di queste segnalazioni.

    Ciao Ritvan…sono troppo vecchia per cambiare, pero’ ora con internet si risparmia la carta dei fax…io ho pochissimi commenti in *chiaro* e parecchie email private, pensano che io odio gli italianiscostumati…non è cosi, dovrei odiare 3/4 degli italiani…vorrei solo che facessimo qualche passo avanti verso un paese piu’ giusto.

    Smack…buona serata.

  26. utente anonimo says:

    Miguelito, la Sacra Wikipedia ignora il buon Majruh, ma noi albanesi lo sai, siamo diabolici:-). Digitando il cognome alla gransatanese:-) “Majrooh” sono planato su un sito che si occupa di poeti afghani. Credo che se scrivi loro (http://www.realafghan.com/contact.htm) ti potranno fornire il nome scritto in caratteri arabi e/i altre informazioni.

    Ciao

    Ritvan Il Tuo Detective Di Fiducia

  27. kelebek says:

    n. 27

    Ritvan, tanto insopportabile quanto indispensabile… vedo che c’è una sezione in Pashto, e quindi lì dovrei poter copincollare il nome del poeta.

    Miguel Martinez

  28. kelebek says:

    Ci sono riuscito finalmente, grazie a Ritvan… ho trovato un Bahaudin che non c’entrava niente, ma ho incollato il suo nome su Google; questo mi ha dato dei risultati in lettere arabe, che ho copincollato ad una per scrivere Majruh.

    Alla fine, mi vengono cinque risultati, nessuno dei quali di particolare interesse (uno poi è in Pashto, che non conosco): evidentemente l’ottimo Majruh non fu uomo da rete.

    Miguel Martinez

  29. utente anonimo says:

    >…evidentemente l’ottimo Majruh non fu uomo da rete. Miguel Martinez<
    Eh, grazie al…:-), è morto nel 1988! Perché non provi a scrivere al sito?

    Ciao

    Ritvan L’Insopportabile

  30. georgiamada says:

    Miguel questo è il nome di sayd bahodine majrouh in arabo

    سيد| بهاء الدين| مجروح

  31. georgiamada says:

    e QUI trovi una sua foto con sotto scritto il nome e una poesia e una breve nota biografica. Non è scritta in farsi ma in arabo.

    ciao

    georgia

  32. georgiamada says:

    anzi ti do l’url per intero se è troppo lungo e ti sbarella tutto cancella

    http://www.geocities.com/marxist_lb/sayd_majrouh.htm

  33. falecius says:

    L’avevo digitato uguale a come scrive Georgia su google, ottenendo risultati solo in persiano. (e in arabo, ma che chiaramente non c’entravano) Purtroppo non avevo tempo di mettermi a tradurre: il mio persiano è arruginitissimo, anche se concordo con Miguel che sia una delle lingue con la grammatica più facile che conosca.

  34. georgiamada says:

    sembra, ma non ne sono sicura, che il poeta e filosofo afgano sayd bahodine majrouh scrivesse anche in arabo, quindi l’arabo c’entrerebbe eccome :-)

    geo

  35. falecius says:

    Può darsi, ma io in arabo non ho trovato niente :) Comuque Syed o sayyed o comunque lo scrivete non è il nome ma un titolo onorifico.

  36. georgiamada says:

    il link che ho lasciato io con foto e due poesie è in arabo, non so se è tradotto, ma non mi sembra sia indcato alcun traduttore

  37. georgiamada says:

    al 36

    si è vero è un titolo nel senso che corrisponderebbe al mr. però a volte è anche un nome, in arabo ad esempio, a quanto mi dicono, per essere il titolo va messo anche l’articolo, in questo caso sembrerebbe un nome, almeno nella versione araba, magari sarebbe interessante cercarlo aggiungendo l’articolo … chissà

    geo

  38. utente anonimo says:

    Per Kelebek,

    Esistono lingue più facili di altre in senso assoluto?

    Io credo che una lingua sia tanto più facile/difficile a secondo della tanta maggiore “distanza” che ha rispetto alla lingua madre di chi la deve imparare.

    Si parla di distanza “strutturale”, non geografica.

    L’inglese, ad esempio, è più facile da imparare per un italiano che non per un giapponese, poichè la sintassi e il lessico della lingua di Shakespeare (e, in misura molto minore, di George W. Bush) somigliano di più alla sintassi e al lessico dell’italiano che non a quelli del giapponese.

    Italiano e inglese sono due lingue indoeuropee, da cui le somiglianze sintattiche, e parte del lessico inglese è di origine latina, così come lo è (gran) parte di quello italiano.

    Il giapponese invece appartiene ad una famiglia di lingue completamente diversa da quella indoeuropea (o forse non appartiene a nessuna famiglia: alcuni lo ritengono una “lingua isolata”[1]).

    Stradivari

    [1] E’ una teoria che oggi si considera un po’ obsoleta, ma ha le sue ragioni d’essere. Del resto il Giappone fino all’altro ieri era molto isolato come paese, se non altro in quanto isola.

  39. utente anonimo says:

    Vabbè, però a parità di “indoeuropeità” l’inglese risulta più facile che non il tedesco o lo svedese, e qui probabilmente proprio perchè è, insomma, più facile grammaticalmente (oltre che lessicalmente più simile all’italiano).

    Il farsi pure è indoeuropeo, e per il pochissimo che avevo iniziato a studiare, mi sembrava anni luce più semplice del sanscrito (anche il fatto che sia scritto con il “semplice” alfabeto arabo aiuta…)

    Il giapponese, non fosse per la scrittura e gli omofoni, pure non ha una grande complicazione, credo.

    Paolo

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