Dâr Fûr (VII)

La mistificazione del Darfur non sta nell’orrore che si vive lì, ma nell’immaginario mediatico occidentale.

La mistificazione consiste, primo, nel distacco totale di un unico punto dal suo contesto, che è quello della tragedia complessiva che scorre da Mogadiscio fino ad al-Zwara, il porticciolo libico da cui tutto si riversa in mare: solo la scorsa estate, secondo le incerte statistiche ufficiali italiane, tremila morti per fame, sete o annegamento tra lì e Lampedusa.

Secondo, la mistificazione consiste nell’invenzione di spiegazioni menzognere o fuorvianti a ciò che succede nel Darfur.

La spiegazione menzognera dice che i musulmani stanno sterminando i nostri fratelli cristiani.

In realtà, tutti gli abitanti del Darfur sono musulmani, e anche sunniti e senza particolari differenze settarie.

La spiegazione fuorviante dice che gli arabi stanno sterminando i neri.

I termini, come vedremo vengono effettivamente usati. Solo che al Mediatizzato Medio italiano, fanno pensare a qualcosa come libanesi contro ghanesi.

Ora, non c’è dubbio almeno su una cosa: tutti gli abitanti del Darfur sono uniformemente neri di pelle e – secondo chi ci è stato – anche indistinguibili in termini di tratti somatici.

Matrimonio di "arabi" Baggara

Forse riusciamo a capire meglio, se partiamo dalla considerazione che in Darfur ci sono circa ottanta diverse popolazioni. Certamente tutte più diverse tra di loro, di quanto i giovani macdonaldizzati di Palermo lo siano oggi da quelli di Dublino.

Siccome si fa fatica a impararsi a memoria ottanta nomi, i vari gruppi vengono raggruppati a loro volta in vari modi.

Uno di questi raggruppamenti distingue appunto "arabi" da "neri". Qui troviamo anche gli echi dell’unico censimento su basi etniche della storia sudanese, quello del 1956: ognuno poteva scegliere a che tribù apparteneva, ma le tribù stesse venivano arbitrariamente raggruppate in poche categorie, tra cui "arabi".

Questi termini non indicano né il colore della pelle e nemmeno la lingua.

La lingua, infatti, si definisce attraverso la scolarizzazione di massa: gli ortodossi e i cattolici dei Balcani sono diventati "serbi" e "croati" quando i maestri di scuola hanno insegnato loro alfabeti diversi. Oggi, nel Darfur, circa un terzo dei bambini frequenta la scuola elementare, ma anche a loro manca tutto il contesto che ci obbliga in ogni momento a leggere e quindi identificarci con una lingua.

Certamente, tutti i darfuriani vedono nell’arabo del Corano l’unica lingua culturalmente degna, e quasi tutti conoscono qualche forma di arabo; mentre nella pratica, ognuno parla un proprio dialetto, che si può basare sull’arabo oppure su lingue non arabe.

Però i darfuriani passano facilmente da una lingua all’altra, secondo il contesto, come quella famiglia di Rom che conosco che ha smesso di parlare albanese in casa e si è messa a parlare in serbo, a causa dell’espulsione dei Rom dal Kosovo. La stessa famiglia parlava tranquillamente il romanè con altri parenti e seguiva la televisione turca.

In realtà, i termini "arabo" e "nero" indicano una genealogia: pensiamo a quei lunghi elenchi di nomi che troviamo nell’Antico Testamento e che sembrano oggetti alieni in un libro su cui noi abbiamo proiettato varie filosofie universaliste di tutt’altra origine.

La genealogia è un bene prezioso in particolare tra le culture nomadi, perché chi non ha un posto, ha comunque dei parenti; e chi non ha libri, sviluppa una memoria prodigiosa per ricordarseli e ritrovarli.

Queste genealogie assumono la forma di lunghi testi recitati, spesso nel contesto di complessi poemi epici, in cui ognuno traccia la propria collocazione, risalendo – come in Somalia – fino ad Adamo.

Gli etnologi hanno scoperto che le genealogie in realtà cambiano continuamente, in funzione delle alleanze e dei conflitti.

L’antenato di una popolazione confinante, che ieri era solo il fratello di un trisnonno, viene promosso a fratello del nonno quando le due popolazioni diventano alleate.

Una parte degli abitanti del Darfur rivendica genealogie arabe, cosa che permette anche al più misero cammelliere di presentarsi come discendente di qualche cugino del Profeta.

La genealogia non solo è una creazione artificiale, ma non coincide con le divisioni linguistiche.

Ci sono, infatti, comunità come i Berti che parlano l’arabo, ma non rivendicano una genealogia "araba".

Le comunità del Darfur non sono chiuse: moltissimi si sposano al di fuori della propria comunità. E questo vuol dire che la lingua madre in tutti i sensi è spesso diversa dalla lingua "padre".

La divisione simbolica tra "arabi" e "neri" non ci serve più di tanto per leggere i conflitti attuali.

Ad esempio i Tunjur, che hanno fondato il regno del Darfur (ma la madre del fondatore della dinastia era una Fur, cioè una "nera"), sono arabofoni e vantano una genealogia araba (anche se vengono considerati dagli altri i meno musulmani di tutti), ma oggi sono tra i protagonisti della rivolta contro il governo di Khartum.

Forse il modo più sensato per raggruppare le comunità del Darfur è secondo gli stili di vita: i Baggara – nomadi che allevano bestiame; gli Aballa – nomadi che allevano cammelli; gli Zurga – i contadini "non arabi"; e gli abitanti dei centri urbani. Curiosamente gli "Zurga" coincidono all’incirca con ciò che i media chiamano i "neri", ma il termine vuol dire "gli azzurri".

Allora, "nomadi arabi" contro "neri (o azzurri) sedentari"?

Nemmeno: gli Zaghawa allevano cammelli, ma non hanno una genealogia araba e sono attivi nella rivolta contro il governo di Khartum.

Però il conflitto tra Baggara e Aballa divide anche gli stessi arabi, come si può vedere da alcuni massacri avvenuti recentemente

Tutto questo temo che sia perfettamente incomprensibile a chi si interessa al Darfur solo per dare addosso al proprietario del negozio di kebab sotto casa.

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28 Responses to Dâr Fûr (VII)

  1. kelebek says:

    OT

    A rischio di innescare qualche polemica, segnalo un post molto bello e coraggioso sul blog di MMax:

    http://bloggoanchio.splinder.com/post/11851504/Sulle+relazioni+pericolose

    Miguel Martinez

  2. utente anonimo says:

    Carissimo e spericolato spargitore di cortine fumogene,

    la tua dotta dissertazione è molto bella ma ci manca una cosetta.

    Perchè cazzo si stanno ammazzando in Dar Fur? (ammesso che capiti, ma non ne parli).

    E siccome da che mondo è mondo c’è più gusto ad ammazzarsi per gruppi che per singoli (dalle bande di quartiere alle crociate), quali gruppi si sono formati?

    Insomma, con tutte le cose che mostri di sapere non vorrai dirmi che proprio questo ti sfugge.

    Francesco incuriosito

  3. kelebek says:

    Per Francesco,

    Vedi, c’è una differenza tra la mia dotta dissertazione e il tuo dotto commento.

    Per arrivare fin qui, ci ho messo sette post, giusto per capire alcune premesse della faccenda.

    Tu finora non solo non hai offerto una tua spiegazione, non hai nemmeno contestato le mie premesse.

    Quindi, quando ci arriverò, mi immagino che aderirai anche alle mie conclusioni.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    Miguel,

    tu sai di essermi simpatico e te ne approfitti bassamente :)

    Io ti ho visto operare miracoli di sintesi (e di fantasia) e adesso hai bisogno di post e post?

    Sarà, io mi aspetto la fregatura alla fine.

    In ogni caso, io aspetto con fiducia, ancorchè intraveda una confusa strada alla solita conclusione.

    Anche Ritvan il cortese ti aspetta, intanto battaglia con i lettori.

    A proposito di notizie ignote al Medio Mediatizzato, non era il governo sudanese islamista che aveva offerto Osama agli americani negli anni ’90?

    Saluti

    Francesco

  5. utente anonimo says:

    pur’io aspetto pazientemente

    roberto

  6. utente anonimo says:

    >Anche Ritvan il cortese ti aspetta, intanto battaglia con i lettori. Francesco< Già. Dobbiamo o non dobbiamo essere cortesi coi “padroni di casa”?:-)
    Ciao

    Ritvan

    P.S. A chi volesse verificare – nell’attesa dell’inevitabile conclusione migueliana sul suo bersaglio preferito, ovvero i “giornalisti cialtroni” e i biechi imperialisti che c’inzuppano il biscotto:-) – la prolissa, ma sostanzialmente veritiera, premessa di MM sul Dar Fur, suggerisco la lettura nell’URL:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Conflitto_del_Darfur

  7. utente anonimo says:

    >Perchè cazzo si stanno ammazzando in Dar Fur? (ammesso che capiti, ma non ne parli). Francesco< Vai all’URL che ho messo nel mio commento precedente, miscredente!:-)
    Ciao

    Ritvan

  8. utente anonimo says:

    tipico wikipedese: mille dettagli ma nessuno azzarda una intepretazione, imparavo di più sui libri comunisti quando facevo il liceo (genesi di un teocon …)

    Grazie comunque

    Francesco

  9. utente anonimo says:

    miguel, no, io credo che la questione sia oggettivamente intricata e quindi diffficile da comprendersi, anche per chi non abbia nulla contro il venditore di kebab.

    Comunque seguo:-)

    maria

  10. utente anonimo says:

    Azz…ho zetizzato:-).

    Vabbuo’, Miguel, da quel raffinato esteta che sei:-) puoi cancellare il mio commento precedente: l’ho salvato e lo posso reinviare nella forma corretta.

    Ciao

    Ritvab

  11. utente anonimo says:

    >tipico wikipedese: mille dettagli ma nessuno azzarda una intepretazione, imparavo di più sui libri comunisti quando facevo il liceo (genesi di un teocon …) Grazie comunque Francesco< Non c’è di che, dovere mio: qualcuno mi disse “Vai e predica la Sacra Wikipedia!”:-).
    Beh, Francesco mio, da quel che ho capito lì è cominciato all’insegna di intricate magagne tribali similindipendentiste, più o meno come l’assalto al campanile di San Marco da parte degli indipendentisti veneti col tanko di latta. Però, a differenza dei veneti, i sudanesi pare siano gente seria:-) e una volta cominciato non la smettono più.

    Ma magari li ci si ammazza, invece, per il dominio del petrolio, per l’interpretazione corretta del marxismo, per farsi l’harem di vedove o semplicemente perché non si sa come ammazzare la noia altrimenti, non avendo un campionato di calcio all’altezza di quello italico:-).

    La cosa più importante, secondo me – e credo a questo punto di interpretare anche il martinezpensiero – e ficcarsi bene nella zucca per cosa NON si ammazza laggiù. Ed è che laggiù non ci sonno musulkattivi che stanno affettando (nel senso di tagliare a fette) pacifici ed innocui cristianbuoni.

    Tu mi dirai: ma chi sta dicendo questo? E io ti rispondo: un certo Antonio Socci, p.es. Scriveva fra l’altro il nostro su “Il Giornale” del 17.4.2004 sotto il roboante titolo:

    “L’Islam mette in croce i cristiani”

    …La “guerra santa” proclamata venti anni fa dal regime islamico del Nord contro il Sud cristiano e animista (guerra che ha già fatto due milioni di vittime, qualche milione di profughi e migliaia di schiavi) proprio in questi giorni pare incendiarsi di nuovo nella provincia di Darfur dove migliaia di persone rischiano di morire. A denunciare questa emergenza è stato il New York Times.

    Attenzione, nel più puro stile della dizinformacija in salsa d’incenso:-), il nostro non dice esplicitamente che anche nel darfur i musulkattivi stanno sgozzando i cristianbuoni, ma la premessa fa scattare nel lettore che non è precisamente un’aquila (ossia nel 99% circa dei lettori:-) ) un cortocircuito mentale che porta automaticamente ad associare anche la mattanza del Darfur alla lotta fra il Bene Cristiano e il Male Musulmano. E magari a qualche cristianuccio nostrano salta la mosca al naso e decide di far pagare al kebabbaro Ahmed sotto casa il martirio degli inesistenti “fratelli cristiani” dalla pelle nera nel Darfour.

    Ciao

    Ritvan

  12. utente anonimo says:

    P.S. (a proposito delle mie zetizzazioni) Miguel in attesa della Gloriosa Rivoluzione Proletaria che tutto aggiusterà:-), nel frattempo si potrebbe chiedere al gent.mo sig. Splinder se può mettere un congegno che ti rimandi indietro i commenti se non chiudi i tag? Sai, altri provider lo fanno nei blog costruiti sulle loro piattaforme.

    Ciao

    Ritvan

  13. http://peacepalestine.blogspot.com/2007/04/thinking-blogger-awards.html

    Ti ho dato il premio (prestigiosissimo!) di Blogger Pensante! Fa il resto tu!!

    thecutter

  14. utente anonimo says:

    Ho apprezzato molto il post di MMax su retine per farfalle e retone per coccodrilli,

    che fa giustizia dell’impressione poco positiva che avevo ricevuto dall’altro post (impressione, ripeto per l’ennesima volta, causata da e rivolta al ragionamento contenuto nel post, non alla persona MMax).

    Io però la vedo ancora in maniera sottilmente diversa, ed essendo di mio magari un po’ truce utilizzo una metafora un po’ più brutale: andrebbe benissimo addirittura sparare a dei pericolosi coccodrilli, ma prima avrei bisogno di un mirino che mi dica che sto sparando dritto, e poi (anzi no, prima) di uno zoologo che mi dica che quello a cui sto sparando è proprio un coccodrillo mangiauomini che sta mangiando un uomo, e non un lucertolone qualunque.

    allora, non so perchè, probabilmente in parte perchè sono prevenuto, probabilmente perchè la trovo più coerente con altre cose che mi capita di sapere dell’Africa, trovo l’analisi di Miguel più esauriente dell’articolo di Socci citato da Ritvan.

    E perciò, se proprio fossi obbligato a schierarmi sul conflitto del Dar Fur, vorrei che mi si concedesse il tempo di capire se mi stanno più simpatici i Tunjur o i Baggara.

    Paolo

  15. utente anonimo says:

    Io ‘sta faccenda di “retone per coccodrilli versus retina per farfalle” la vedo in un modo differente.

    MMax parte dal presupposto – per me falso – che io, modesto ed inerme cittadino occidentale, medico veterinario, perito informatico o modesto:-) traduttore di manuali tecnici abbia a disposizione e possa agevolmente meneggiare sia la “retina per farfalle” sia la “retona per coccodrilli”. In quasto caso sarebbe lapalissiano lasciar perdere la caccia alle (quasi) innocue e farfalle e andare a inchiappettare i fetentissimi & ferocissimi coccodrilli.

    Però, le cose non stanno così. Il modesto traduttore di manuali tecnici, il medico veterinario e il perito informatico NON HANNO ALCUN MODO DI INFLUIRE nella costruzione della retona per coccodrilli, né nella mobilitazione di provetti cacciatori che quella retona dovranno usare (poiché catturare un coccodrillo non è come catturare una farfalla) e nemmeno possono andare di persona – per comprensibili motivi – nel paese in cui quei coccodrilli vivono a dar loro la caccia.

    Invece, ogni persona di buona volontà potrebbe benissimo dar la caccia col retino alle farfalle che – diversamente dai coccodrilli – abbondano a queste latitudini.

    Traduzione dal linguaggio esopico.

    Noi, privati cittadini, possiamo far poco o nulla per fermare le mattanze del Darfur. Si può, al limite, mandare un’e-mail al Segretario Generale dell’ONU, sollecitandolo ad intervenire con la retona da coccodrilli, ma dubito fortemente dell’efficacia di tale mezzo.

    Possiamo far molto, qui ed ora, spiegando al più alto numero possibile di Cittadini Mediatizzati che quella faccenda del cuggino musulmano del kebabbaro musulmano Ahmed, suo vicino di casa, che nel Darfur sta massacrando a colpi di scimitarra il fratello cristiano del sig. Mario Rossi, così, “in odio a Cristo” (col sottotitolo per non udenti:-): attento, il kebabbaro Ahmed potrebbe fare lo stesso con te, così meglio che lo sgozzi tu per primo!) è tutta una castroneria.

    Pertanto, meglio acchiappare qualche farfalla che rasare il culo (perifrasi albanese che significa più o meno “fargli un baffo”) a migliaia di coccodrilli.

    Ciao

    Ritvan

  16. utente anonimo says:

    OT di brutto:

    qualche giorno fa ho sentito due albanesi in dipartimento dire (scherzosamente) alla segretaria una frase tipo: “Eh, lo sappiamo che non ne puoi più di tutti ‘sti albanesi arrivati in gommone!!”

    E io intanto pensavo: che per caso Ritvan ha qualche parente che studia legge da ‘ste parti?? :-))

    Z.

  17. utente anonimo says:

    x Z. (#16)

    No caro Z., è che per nosotros il gommone rappresenta la cosiddetta “caratteristica etnica”, un po’ come il mandolino per vosotros all’estero:-). E noi ci scherziamo su. Ho letto anche su “Metropoli”, il supplemento domenicale per “diversamente comunitari”:-) di “La Repubblica” che perfino una ragazza albanese si lamentava perché l’Italiano Medio Mediatizzato (per dirla alla MM:-) ) immaginava che ogni albanese c’avesse il gommone parcheggiato sotto casa.

    Ciao

    Ritvan

    P.S.Il sig. Mario Rossi inizia a lavorare in una multinazionale e in breve si conquista la stima e l’amicizia del collega inglese John Smith. Dopo un po’ di tempo, John, magari credendo di fargli un

    complimento, gli dice:”Mario, ma sai che tu non sembri affatto un

    italiano?”. E lui di rimando:”Sì, perché prima di venire in ufficio lascio la coppola e il mandolino a casa e tolgo con cura ogni traccia di viscida brillantina dai capelli. A proposito, John, e il tuo ombrello e la tua bombetta che fine hanno fatto?”.

    Da quel che dice Mario, John rise di cuore e furono amici come prima e più di prima.

  18. utente anonimo says:

    Ritvan non fa un cavolo dalla mattina alla sera, e si diverte a scrivere fesserie su tutti i blog. Ha rotto le scatole…….!

  19. utente anonimo says:

    mah…comunque ritvan è solo un troll virtuale, meglio che giochi qui piuttosto di fare danni nel condominio

    peace&love

  20. utente anonimo says:

    beh a proposito di gommoni e del fatto che siamo sempre gli albanesi di qualcuno :-), su una metropolitana iuessei, mi è capitata questa conversazione

    indigeno (rivolto a me e moglie): posso chiedervi da dove venite?

    roberto: sono italiano, ma vivo in lussemburgo

    indigeno: WOW!! ti piace la nostra città?

    roberto: si molto. è molto diversa dal paese dove vivo.

    indigeno: ehi, wow!!! avete l’elettricità in italia?

    roberto: uhu?

    indigeno: voglio dire, sai, e-let-tri-ci-tà, capisci?

    roberto: oh si, ne ho già sentito parlare. abbiamo anche telefono e acqua calda nelle case

    indigeno: wow! buon viaggio amico

    roberto: grazie, e buona serata

    roberto

  21. utente anonimo says:

    >Ritvan non fa un cavolo dalla mattina alla sera, e si diverte a scrivere fesserie su tutti i blog. Ha rotto le scatole…….!<
    Vaffanculo, pezzo merda, anonimo e vigliacco! Nessuno ti costringe a leggere i miei scritti, decerebrato che non sei altro!

    Ritvan

  22. utente anonimo says:

    x roberto (n.20)

    Io gli avrei risposto così sul capitolo “elettricità”:

    “Cosa, se abbiamo la sedia elettrica? No, noi siamo gente civile, non abbiamo la pena di morte”:-) :-).

    E’ pur vero che io, diversamente da te, aborro i “padroni di casa” tronfi e presuntuosi, di qualsiasi razza siano, e non mi faccio scrupolo di farglielo capire ogniqualvolta si presenti l’occasione.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. E’ pur vero che spesso e volentieri quello che sembra arroganza nelle domande cretine degli yankees è solo un’abissale ignoranza della geografia. Ne scriveva già a suo tempo il kompagno Ilya Ehrenburg, scrittore sovietico, che scrisse un libello dopo il suo viaggio negli USA. Mi ricordo che una delle bieke calunnie:-) del kompagno Ehrenburg era che molti degli ameregani (di alto livello, eh, non venditori di hot dogs) che aveva incontrato credevano fermamente che Budapest e Bucarest erano il nome della stessa città, ma scritto e pronunciato diversamente da due diversi popoli europei:-).

  23. utente anonimo says:

    ma infatti mio buon ritvan, il tipo non era per niente arrogante, ma giusto ignorante come una capra…vabbé non voglio dire che gli americani sono più ignoranti degli europei: se è vero che quando ho provato a comprare una bottiglia di vino a boston mostrando un documento lussemburghese mi hanno chiesto “un documento di un *vero stato*, like france or mexico, you know?” è anche vero che la mia (ex-) banca italiana mi ha mandato una lettera indirizzata in “lussemburgo- Belgio”

    :-)

    roberto

  24. utente anonimo says:

    Quella sul documento del vero stato è fantastica :-))

    Z.

  25. utente anonimo says:

    Si, anch’io quella del “vero” stato la trovo fantastica. Però la domanda nasce spontanea: roby, ma i cari enotecari bostoniani non lo potevano costatare de visu che eri maggiorenne?:-)

    Ciao

    Ritvan

  26. utente anonimo says:

    innanzitutto contate che io ho un aspetto inquietante: folta barba e carnagione decisamente mediterranea temo che chiedere i documenti in questi casi sia la moda…:-).

    comunque in massachusset non solo gli enotecari, ma ovunque comprate alcol da portare a casa vi chiedono (e registrano) un documento, anche se prendete una lattina di birra al supermercato, pure se siete una vecchietta ultracentenaria.

    invece questa regola non vale in ristoranti/pub, dove sembra applicarsi un principio di riconoscibilità della maggiore età “ictu oculi”.

    devo dire che spesso i vari cassieri rendendosi conto del ridicolo della situazione si scusavano e mi spiegavano imbarazzati che “è la regola” (e comunque il documento lussemburghese per quanto fosse scritto pure in inglese e avesse il timbrino della prestigiosa istituzione che mi ospita non lo ha accettato proprio nessuno: tre tentativi tre richieste di un vero documento di un vero stato, roba da interrompere le relazioni diplomatiche)

    volete che vi racconti di quando siamo arrivati all’immigration, io con passaporto italiano, mia moglie con passaporto tedesco e nostra figlia con passaporto francese*? :-)…il poliziotto mi ha chiesto tutto serio “it’s a joke?” (però dopo aver consultato mezza gerarchia ci hanno fatti entrare con tante scuse e sorrisi e un simpatico “welcome my friends”)

    roberto

    *non volevo rompere le balle è che all’epoca il consolato francese era di gran lunga il più efficente per rilasciare il passaporto, e quindi fra le varie nazionalità trasmesse alla pargola abbiamo scelto per il momento i documenti dei mangiaranocchie

  27. utente anonimo says:

    anche quella del Lussemburgo -Belgio non è male:-)

    maria

  28. utente anonimo says:

    Forse leggendo “granducato di Lussemburgo” hanno pensato che fosse una maronata tipo “principato di Seborga”.

    O più probabilmente non hanno pensato affatto :-))

    Z.

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