Morti ma sensibilizzati

Interruzione breve nel ciclo sul Darfur…

Al circo mediatico, ogni sei mesi circa, si proietta lo spettacolo Emergenza Morti sul Lavoro, con musiche tenebrose, sguardi compunti e Sdegno Incommensurabile espresso da una fila di deputati che, a differenza degli operai, rischiano tutti i giorni di essere rovinati da feroci paparazzi.

Il pezzo più divertente è quando entra in scena il Presidente della Repubblica.

Per i nostalgici del genere, facciamo rivedere la puntata precedente, come ce la raccontano Marino Badiale e Massimo Bontempelli nell’indispensabile La sinistra rivelata. Il Buon Elettore di Sinistra nell’epoca del capitalismo assoluto (Roberto Massari Editore, Bolsena, 2007):

***************

“La Repubblica” di lunedì 27 novembre 2006 ha ospitato un articolo del sociologo Luciano Gallino, sempre rigoroso nelle sue analisi e sobrio nelle valutazioni, in cui si dice:

“il permanere degli incidenti sul lavoro su quote elevatissime(…) è uno scandalo che non ha attenuanti (…) perché in merito alla causa degli incidenti si sa quasi tutto. La frammentazione pianificata dei processi produttivi in imprese sempre più piccole, collegate da lunghe catene di esternalizzazioni e subappalti, diminuisce progressivamente la sicurezza, e in molti casi la rende tecnicamente inattuabile. L’elevato numero di datori di lavoro che reclutano masse di lavoratori in nero è un altro fattore che fa venire meno il tempo e la stabilità dell’occupazione indispensabili alla formazione della sicurezza. Allo stesso effetto operano i contratti di lavoro atipici, specie quelli della durata di pochi mesi (…). Un fattore che incide nel mantenere elevato il tasso di incidenti sul lavoro è la perenne carenza degli ispettori in servizio effettivo presso il ministero, l’Inail e le Asl”.

Un governo che volesse davvero spezzare la tragica catena delle morti sul lavoro potrebbe dunque farlo con pochi e rapidi provvedimenti: limiti drastici alle esternalizzazioni e ai subappalti, divieto di stipulazione di contratti di lavoro a scadenza breve, aumento immediato e consistente degli ispettori e dei controlli.

Sullo stesso giornale del 27-11-06 in cui Gallino spiega queste cose elementari compare una intervista in cui si chiede al Ministro del Lavoro Damiano cosa intenda fare perché sul lavoro non si continui a morire.

Egli risponde:

“Penso ad una grande campagna di sensibilizzazione. Penso in particolare ad un canale digitale terrestre della RAI-TV dedicato alla sicurezza del lavoro. Penso a rubriche di informazione.”

“E poi?” chiede l’intervistatore a Damiano.

Il ministro risponde:

“Poi stiamo pensando a un numero verde del ministero del lavoro dedicato esclusivamente ai problemi della sicurezza” e, alludendo ad una sua visita ad un liceo artistico di Firenze i cui studenti avevano disegnato materiali  sul lavoro che uccide, aggiunge:

“Ecco, credo che quell’iniziativa debba essere estesa a tutti i licei artistici italiani. I manifesti e gli spot realizzati dagli allievi dovrebbero essere stampati e trasmessi anche in TV”.

Se il lettore pensa che abbiamo riportato, per sbaglio, il pezzo di un giornale satirico, si ricreda.

Queste ricette per combattere i morti sul lavoro, dal numero verde presso il ministero ai manifesti dei licei artistici, sono comparse davvero su “La Repubblica”, nello stesso numero del giornale in cui Gallino spiega gli effetti devastanti delle esternalizzazioni, dei subappalti e dei contratti a termine, e sono state proposte non da un burlone di passaggio, ma dal Ministro del Lavoro della Repubblica Italiana.

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38 Responses to Morti ma sensibilizzati

  1. utente anonimo says:

    beh sulla sensibilizzazione damiano ha ragione da vendere: ovviamente non è la soluzione definitiva, ma servirebbe almeno ad evitare quelle morti di muratori che “ahò dottò er casco proprio nun o metto, che c’ho cardo”.

    adesso impallinatemi pure, ma prima provate a chiedere a qualche responsabile della sicurezza se difondere fra *tutti* (e *compresi* i lavoratori) un briciolo di cltura della sicurezza non sarebbe una cosa utile

    roberto

  2. utente anonimo says:

    caro roberto,

    il problema è che l’operaio che in romanesco ti dice che non si mette il casco perché fa caldo lo fa perchè evidentemente non ha ricevuto, né fuori, né (soprattutto) sul luogo di lavoro alcun genere di “educazione” alla dignità professionale (da cui deriva la sensibilità nei confronti della sicurezza).

    La dignità professionale la si acquisisce se si acquisisce coscienza dell’importanza di quello che si fa, sempre che quello che si faccia sia valorizzato. Il problema è che nel mondo di oggi (diverso era il caso cinquanta anni fa, ed anche ad inizio secolo) nessuno valorizza più nulla, e tantomeno sa valorizzare il lavoro.

    In una società in cui si fa la propaganda dell’ “immateriale” e si contrabbanda ad ogni piè sospinto la leggenda della fine delle ideologie, lasciando di fatto in piedi l’ideologia che parla (a vanvera) di fine delle classi, non c’è poi da meravigliarsi che l’operaio si senta delegittimanto e deresponsabilizzato.

    maurizio

  3. utente anonimo says:

    >beh sulla sensibilizzazione damiano ha ragione da vendere: ovviamente non è la soluzione definitiva, ma servirebbe almeno ad evitare quelle morti di muratori che “ahò dottò er casco proprio nun o metto, che c’ho cardo”.

    adesso impallinatemi pure…roberto< Agli ordini, kompagno! Caricaaat…Puntaaaat…Fuoco!
    Ma come ti permetti, kompagno deviato e bieko servo del kapitale, di ironizzare sui kompagni muratori, vittime solo ed esclusivamente della malvagità degli sfruttatori succhiasangue del proletariato? Ma non lo sai che i kompagni muratori mettono sempre il casco al lavoro, come lo mettono quando vanno in motorino, come allacciano sempre le cinture quando vanno in macchina, come non guidano mai dopo aver bevuto un mezzo fiasco di buon chianti, come non superano mai i limiti di velocità e come non buttano mai le cicche per terra?

    Ciao

    Ritvan il viceMaria:-)

  4. kelebek says:

    Veramente mi sembra che sia Roberto che Ritvan stiano dicendo la stessa cosa: cioè che esiste anche un problema dei comportamenti degli stessi lavoratori, oltre ai problemi strutturali molto più gravi elencati da Gallino.

    Lì credo che interagiscano molti elementi, tra cui

    1) l’abitudine nulla alla sicurezza, in particolare nell’edilizia, nei paesi di provenienza di gran parte dei lavoratori;

    2) una generalizzata cialtroneria italica (e su quello Ritvan ha ragione);

    3) l’elemento di degrado del lavoro di cui parla Maurizio.

    Invece, non credo affatto all’efficacia delle campagne, terroristiche oppure cretine, del genere Pubblicità Progresso, se non come fonte di guadagno per agenzie pubblicitarie amiche dell’UDC o dei DS.

    Miguel Martinez

  5. utente anonimo says:

    Concordo con il n.4 di Miguel.

    Vorrei far osservare un’altra “stranezza”. O come mai si tirano in ballo solo ed esclusivamente (nell’ordine): padroni schiavisti e succhiasangue, governo imbelle, ispettori del lavoro fancazzisti e/o insufficienti? E nessuno menziona mai il ruolo che dovrebbero avere gli Angeli Custodi per Antonomasia del Proletariato, ovvero i Sindacati, nel promuovere la cultura della sicurezza sul lavoro ed eventualmente fare denunce mirate all’ispettoriato del lavoro (il quale non essendo ubiquirario non può controllare TUTTE le miniimprese edili italiche). O che il Glorioso Sindacato preferisce spendere il malloppo sottratto alle tasche dei lavoratori organizzando megagite sbandieratrici dei lavoratori a Roma, così tanto per rompere i coglioni a nosotros che, andando a lavorare, troviamo la metro invasa da orde di seguaci bandieromuniti della Trimurti, col rischio di venir sodomizzati o accecati da un’asta di bandiera, alla faccia della sicurezza sui mezzi di trasporto pubblico:-)?

    Ciao

    Ritvan

  6. utente anonimo says:

    mah miguel,

    non sono cosi sicuro.

    fermo restando che la televisione non è sicuramente l’unico strumento al quale affidare la sensibilizzazione (in questo damiano quando si concentra sul ruolo della tv sbaglia, secondo me, e ritvan ha ragione quando parla di sindacato), non sarei così categorico sull’inutilità delle campagne per inutili e cretine che siano

    maurizio,

    io penso che più che una questione di dignità professionale o valorizzazione del lavoro, sia una questione di “istinto di autoconservazione”.

    non riesco a vedere una relazione fra la nin valorizzazione del lavoro (che è comunque evidente) e il capire che il caschetto ti serve a riparare il cranio da un bullone che cade

    roberto

  7. kelebek says:

    Per Ritvan n. 5

    perché sciupi così i tuoi talenti?

    Dici una cosa molto sensata, cioè che si parla poco del ruolo dei sindacati nella prevenzione degli incidenti sul lavoro.

    E poi tiri in ballo una serie di cose urlate, che fanno perdere di vista la cosa ragionevole che hai appena detto, e che fanno pensare che il tuo sia solo uno sfogo rancoroso di parte.

    Boh, comunque chi ci rimette sei tu, e questo per un liberista dovrebbe andar bene…

    Miguel Martinez

  8. utente anonimo says:

    >E poi tiri in ballo una serie di cose urlate, che fanno perdere di vista la cosa ragionevole che hai appena detto, e che fanno pensare che il tuo sia solo uno sfogo rancoroso di parte. …MM< Sì, sono rancoroso, di parte e me ne vanto!:-). Vorrei vedere te avere a che fare nella buona stagione ogni due per te con sterminate orde di energumeni esagitati ed ideologizzati che ti costringono a viaggiare verso il luogo di lavoro per mezz’ora in piedi e col rischio di venire accecato o sodomizzato da un’asta di bandiera con falce e martello.
    E’ facile per te, i manuali tecnici te li traduci a casa tua (beato telelavoro!:-) ) e quando devi fare l’interprete lo sporko borghese che si avvale dei tuoi servizi ti fa viaggiare nella sua lussuosissima Mercedes.

    Come sempre, è molto facile fare i gai col culo degli altri…

    Ciao

    Ritvan

  9. utente anonimo says:

    caro ritvan, fatti un paio di mesi in edilizia e poi ne riparliamo (ma tu non sei così “fesso” da farlo, no?) (e poi comunque si muore, o si resta feriti, soprattutto in fabbrica), le manifestazioni a roma non mi pare ci siano tutti i giorni, quindi smettila di fare il qualunquista

    alex

  10. utente anonimo says:

    a proposito di sicurezza,

    che ne dite dell’articolo 36-bis del famigerato decreto bersani?

    qui trovate l’articolo

    http://www.amblav.it/download/Decreto-Bersani-sicurezza-lavoro-cantieri.pdf

    e qui una circolare del ministero del lavoro

    http://www.giurdanella.it/mainf.php?id=7623

    roberto

  11. utente anonimo says:

    Vorrei (timidamente) porre la vostra attenzione sul fatto che il luogo dove si registrano più incidenti sul lavoro è l’ambito domestico, ma forse quello domestico non è un lavoro?!…Tanto più che si tratta per la maggior parte di donne e pure anziane…

    In questo caso le statistiche sono molto attendibili e non c’è bisogno di sbucciare nessuna cipolla…^__^ Sardina

  12. utente anonimo says:

    Miguel,

    scusa il solito OT, ma vieni a farti un giro sulla nuova creatura della Nirenstein: lo “Stile Bin Laden;)

    diego

    ps: nel frattempo sto collezionando tutte le puntate-darfur per i posteri, sia chiaro

  13. utente anonimo says:

    Ecco, visto che si parla di statistiche, potremmo vederle?

    A parte le barzellette staliniste di Gallino (è colpa delle piccole aziende in cui non ci sono i Commissari del Popolo a fare i controlli, credevo fosse cattiva satira in stileLibero), si crepa di oiù nei cantieri o in fabbrica?

    E, a parità di settore, in Italia o all’estero?

    Così iniziamo a ragionare su qualcosa di concreto.

    Francesco

    PS Ritvan ha ragione da vendere; se non difendono la vita dei lavoratori, cosa ci stanno a far i sindacati, le manifestazioni per la pace? Ma andassero veramente in lunga degenza nei lao-gai

  14. utente anonimo says:

    >caro ritvan, fatti un paio di mesi in edilizia e poi ne riparliamo (ma tu non sei così “fesso” da farlo, no?)alex<
    Caro/a alex (che è un nome “bisex”), quando avevo 20 anni, di edilizia ne ho fatta quasi 2 anni interi nelle Gloriose Aziende Edili dello Stato Albanese. Conservo anche il certificato di muratore-carpentiere di III categoria (la più bassa la I e la più alta la VII) rilasciatomi dal kompagno responsabile del personale. Pertanto, tu parli a vanvera.

    >(e poi comunque si muore, o si resta feriti, soprattutto in fabbrica),<
    E il Glorioso Sindacato dei Metalmeccanici che fa, si dà all’ippica?

    >le manifestazioni a roma non mi pare ci siano tutti i giorni, quindi smettila di fare il qualunquista<
    Ah, vorresti anche che ci fossero tutti i giorni??!!

    Io sarò anche qualunquista, ma tu mi sembri proprio un/a sadico/a, caro/a kompagno/a.

    Ciao

    Ritvan

  15. Miguel, delle morti bianche Luciano Lama ne parlava negli anni 60/70 siamo al 2007, credo che i sindacati abbiano poi fatto molto per se stessi.direi moltissimo per se stessi…e aggiungo per l’impiego pubblico…minacciano scioperi se non ottengono quello che chiedono…dimenticando completamente le piccole aziende al di sotto dei 15 dipendenti, di questi lavoratori non è mai fregato un cazzo anessuno… ma Epifani ha mai lavorato? sindacalisti e politici…gente che non ha mai provato sulla propria pelle uno straccio di lavoro, quale idea puo’ nascere da tanti privilegiati?

    linda

  16. utente anonimo says:

    a proposito di caschi e persone che non sanno quel che dicono:

    La causa più frequente di infortuni resta nel settore delle costruzioni la caduta dall’alto (39,92%). Tra le altre cause è da rilevare l’aumento dei casi di vittime travolte da gru, carrello elevatore o ruspa (25,97%), seguono il crollo di una struttura (11,24%), colpito da materiali di lavoro (11,24%).

    alex

  17. penso che un punto importante siano i controlli, perché non aumentarli come fatto per gli evasori?

  18. utente anonimo says:

    Damiano è un deficiente. Nelle grandi aziende corsi e materiali di sicurezza sono fatti e distribuiti dagli stessi datori di lavoro. Dove non avviene, per organizzazione carente e costi di lavoro meno ammortizzabili, pensare che lo facciano i licei artistici, è risibile. Restano poi cause difficilmente eliminabili. La fretta e l’urgenza dei termini d’un opera fa lavorare sotto gli standard deliberatamente, anche se si conoscono. I contratti capestro di tanti lavoratori di piccole aziende, quelle che per i motivi precedentemente detti non fanno corsi e non distribuiscono materiali informativi, per non parlare degli indumenti a norma, spesso costosissimi. La difficoltà di tenere indumenti pesanti e sgradevoli da portare per tanto ore, mentre si fatica, che fa commettere imprudenze ai lavoratori. La stessa stanchezza, che appanna riflessi e toglie lucidità. I sindacati, che dovrebbero essere organizzati territorialmente, non per categorie, per dare un minimo di copertura decente ai lavoratori delle categorie più deboli. Ciò, per esempio, è evidentissimo anche nell’impossibilità da parte di questi sindacati di difendere i precari. Diminuire i subappalti di subappalti di subappalti aiuterebbe qualcosa, perché ad ogni subappalto diminuiscono le entrate di chi se li aggiudica, e bisogna tagliare da qualche parte per rientrare nei ricavi. Ma qui, essendoci il rischio che aumenti un po’ la disoccupazione, seppure in posti infami, ci sarebbe bisogno d’un minimo di ammortizzatori sociali per quei lavoratori che la subissero. Ma anche sulla sperequazione dello stato sociale verso certe categorie deboli, non interessanti né per la politica né per la trimurti, ci sarebbe troppo da dire. Certo che se tutto si riduce a un numero verde, quei poveracci continueranno a vedere sorci verdi.p

  19. utente anonimo says:

    A proposito di caschi e persone che sparano cazzate:

    “La causa più frequente di infortuni resta nel settore delle costruzioni la caduta dall’alto (39,92%). ”

    Visto che di grattacieli nel belpaese se ne costruiscono pochini (eufemismo per dire che non se ne costruiscono affatto) fra una caduta dall’alto COL casco e la caduta dall’alto SENZA casco c’è una bella differenza in termini di cervello sparso per terra, pur rimanendo uguale la probabilità di fratture ad arti e bacino.

    Non basta ripetere a pappagallo le cifre. Bisogna esercitare anche un minimo di logica. Ovviamente se ce l’hai.

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Poi, per il camallo che – probabilmente credendosi immortale e invulnerabile come Hulk- si ostina a stare esattamente sotto il container che la gru sta sollevando, nel momento in cui il cavo cede o il kompagno manovratore – magari per l’emozione di aver ricevuto in quel momento un SMS in cui la morosa gli annuncia che finalmente s’è decisa a dargliela:-) – muove la leva sbagliata, ebbene, in quel caso temo che il casco serva veramente a poco.

  20. mi sembra interessante l’osservazione che ha fatto maurizio…valorizzare il lavoro è importante, peccato non sia negli interessi di questo bieco e becero sistema capitalista ;-)

    a presto

    ciao

    orso

  21. utente anonimo says:

    >PS Ritvan ha ragione da vendere; se non difendono la vita dei lavoratori, cosa ci stanno a far i sindacati, le manifestazioni per la pace? Ma andassero veramente in lunga degenza nei lao-gai#13<
    Ma il lao-gai non è l’istituzione in cui vengono “rieducati” gli omosessuali cinesi?.

    Ehm,cancelli pure Martinez,non mi offendo.

    Franz

  22. utente anonimo says:

    Credo che il lao-gai sia multi-tasking.

    Francesco

  23. utente anonimo says:

    Salve a tutti_

    Lo so, sono un po’ pezzo di guano, non riesco quasi mai a seguire le vostre chiacchierate – ho sempre poco tempo, perché preferisco leggere e studiare – anche se in realtà adoro scrivere – ma si sa, a volte il dovere e la disciplina devono anteporsi alla passione_

    Volevo solo fare i miei complimenti, in ritardo, a Miguel – perché l’articolo sul Darfur, che già era partito abbastanza bene, col capitolo V si sposta verso l’alta Arte di trattare, raccontare e insegnare_

    E, anche se di fretta, vorrei attaccarci un’appendice minuscola che proverò a sintetizzare al massimo, sperando resti comprensibile_

    Quella descrizione sul metodo del “sistema” per “costruire” la propria forma di comunicazione e di conseguenza il proprio “pensiero dominante” da regalare all’opinione pubblica media occidentale (potente operazione di marketing non per vendere, ma per regalare una pseudoverità al pubblico, strumento strutturale indispensabile per il dominio) si potrebbe integrare con uno studio schematico di Max Weber che dice, in estrema condensazione, così:

    Nella storia si sono succedute varie forme di “controllo” politico della popolazione, a partire dalle prime civiltà assolutamente gerarchizzate, passando per la società feudale e per i primi moti di autodeterminazione delle borghesie europee, fino all’ultimo “metodo” di controllo istituito, cioè la Burocrazia – della quale la punta più avanzata è la Tecnocrazia, cioè dove la presunta superiore conoscenza tecnica viene utilizzata come mezzo per legittimare il proprio potere_

    PS

    per riposare un po’ la mente anche dalle tristezze che si vedono in giro per il mondo, sto ascoltando da qualche ora “Embreceable you” di Gershwin a ripetizione – sarà una terapia naturale di buon senso o sarà un primo sintomo di infezione neurologica?

  24. utente anonimo says:

    ormai la mia firma è “dimenticarla” – quindi appare chiaro che era un sintomo di infezione neurologica, in fase di acutizzazione per giunta_

    Leonardo Migliarini

    Statemi bene – ci risentiamo_

  25. utente anonimo says:

    >Ma il lao-gai non è l’istituzione in cui vengono “rieducati” gli omosessuali cinesi?. Franz< >Credo che il lao-gai sia multi-tasking. Francesco< Ehm…Francesco, io invece credo che ti sia sfuggito il grazioso calembour dall’umorismo nero di Franz:-). Ciao
    Ritvan Dalla Battuta Facile

  26. utente anonimo says:

    ERRATA CORRIGE

    al mio commento #23

    Quello studio schematico di cui parlavo non è di Weber, ma di Erik Olin Wright, professore all’Università del Wisconsin, che si basava anche su delle analisi di Weber_

    È parte di un suo libro intitolato “Classi”, dell’85 o giù di lì_

    Leonardo Migliarini

  27. utente anonimo says:

    Ritty

    ho riletto ma non ho capito la battuta e mi spiace, perchè adoro il black humor.

    Francesco

  28. utente anonimo says:

    >Ritty ho riletto ma non ho capito la battuta e mi spiace, perchè adoro il black humor. Francesco< Lao gai. Rieducazione dei “gai” (o “gay”, ovvero omosessuali) mediante il lavoro (lao’) forzato.
    Insomma, una specie di Cin Ciam Pai, il corridore ad ostacoli cinese:-), ma meno allegro.

    Ciao

    Ritvan

  29. utente anonimo says:

    a questo punto è chiaro che l’azione più urgente, da suggerire al ministro è una campagna di sensibilizzazione per il casco alle casalinghe. s

  30. utente anonimo says:

    Avendo avuto un pò di tempo per pensarci,vi propongo una versione più elaborata del precedente giochetto.

    I lao-gai non sono nulla in confronto ai campi di rieducazione per omosessuali,i famigerati “may-piow-gay”(con la y,che rende più comprensibile)versione cinese dei terribili “kulag”sovietici,dove l’attività posteriore dei “ragazzi d’oro”(così eran chiamati in URSS gli omosessuali)era resa impossibile attraverso la continua somministrazione di…grandi purghe.

    Franz

  31. utente anonimo says:

    >a questo punto è chiaro che l’azione più urgente, da suggerire al ministro è una campagna di sensibilizzazione per il casco alle casalinghe. s< Ma cor cazzo! Di quella mala razza, più ne muoiono e meglio è! Gia il fatto che invece di andare a lavorare in fabbrica per farsi venire due bicipiti così da vero proletario e per contribuire alla “socializzazione del lavoro”, quelle stanno in cucina e scodellano figli, sporke microborghesi che non sono altro. Ma poi votano pure per il nano di Arcore che le rincoglionisce ulteriormente con telenovelas e televendite.
    Ma che schiattino pure, altro che metter loro il casco!

    Ritvan il Kompagno Duro e Puro

  32. utente anonimo says:

    Eh, no questo è troppo! Ma la persona che ti ha messo al mondo che lavoro faceva ? (e non ti permettere di fraintendermi nemmeno per scherzo o per amore della polemica) e sua madre e la madre di sua madre? Qualcuno di loro non era casalinga? Ma tu dividi il mondo femminile in due categorie sante e…

    Mi chiedo chi sia colei (senza alcun riferimento alle tue ave, attento a te!!!) che spezzandoti il cuoricino ti ha ridotto in questo stato!…

    Sardina

  33. utente anonimo says:

    Sardina, mi sa che il tuo – eventuale – senso dell’umorismo subisca negli abissi marini delle curiose distorsioni.

    La mia filippica anticasalinghe era evidentemente – per nosotros esseri umani, per i pesci:-) non saprei – una caricatura. Se t’interessa potrei spiegarti con molta calma e pazienza:-) anche il senso “nascosto” del papiro.

    Ciao

    Ritvan (non più Kompagno Duro E Puro)

  34. utente anonimo says:

    Rif. 31

    Chiedo venia Ritvan in effetti tu hai solo fatto un commento satirico su una battuta (29) a un mio commento sugli incidenti sul lavoro che capitano alle persone che lavorano in casa (11) (giocati i numeri…). Argomento che ritengo dovrebbe essere, anche questo, di interesse visto che è in rapporto cinque a uno rispetto agli incidenti degli altri lavoratori.

    Però sì, sì, sì vorrei che mi spiegassi con calma e pazienza il senso “nascosto” del papiro.

    Sarebbe come veder passare un cammello attraverso la cruna di un ago…

    Hai visto mai che possa iniziare a credere ai miracoli!…

    Attento che la Sardina può diventare Shardana…

    Sardina

    P.S. Ma tu hai mai chiesto scusa in vita tua?

  35. utente anonimo says:

    >Rif. 31 Chiedo venia Ritvan in effetti tu hai solo fatto un commento satirico su una battuta (29) a un mio commento sugli incidenti sul lavoro che capitano alle persone che lavorano in casa (11) (giocati i numeri…).

    Non gioco d’azzardo. Per principio. E anche perché ho sentito certe cosette su certe palline dell’estrazione del lotto tenute in freezer per tutta la notte:-).

    >Argomento che ritengo dovrebbe essere, anche questo, di interesse visto che è in rapporto cinque a uno rispetto agli incidenti degli altri lavoratori.<
    E invece non può essere di alcun interesse per i kompagni:-), visto che gli incidenti casalinghi non possono servire – per comprensibili motivi – da pretesto per aizzare il buon popolo italico contro gli sporki borghesi ammazzalavoratori, ne per mettere in discussione lo stesso sistema socio-economico kapitalistico in quanto sterminatore di lavoratori.

    >Però sì, sì, sì vorrei che mi spiegassi con calma e pazienza il senso “nascosto” del papiro.<
    Ma niente, te l’ho spiegato sopra, per “Ritvan il Kompagno Duro E Puro” (il mio alter ego) le casalinghe possono tranquillamente crepare, visto che l’Indignazione Equa e Solidale per la la loro precoce e accidentale dipartita non è di alcuna utilità nel combattere il sistema kapitalistiko-imperialistiko.

    In più, sempre nei panni del Kompagno Ritvan:-) ho voluto ricordare la vulgata kompagnesca, secondo cui Berlusconi avrebbe vinto le precedenti elezioni grazie al voto massiccio delle casalinghe rintronate dalle telenovelas sfornate a ritmi vertiginosi dalle reti Mediaset. Pertanto, in attesa delle prossime votazioni un kompagno che si rispetto dovrebbe auspicare una drastica riduzione della popolazione casalinga telenovelasberlusconiandipendente, riduzione da effettuare sia mediante il travaso in fabbrica delle kompagne ex-casalinghe, sia – nel caso non ci fossero fabbriche sufficienti – auspicando un aumento degli incidenti domestici a loro carico. Altrimenti, si rischia che nelle prossime elezioni il Berlusca possa vincere. Con gran nocumento dei kompagni, di cui il sottoscritto s’è improvvisato portavoce:-).

    >Sarebbe come veder passare un cammello attraverso la cruna di un ago…<
    Non era un cammello, errore di traduzione fu. Era una gomena, una corda da barca (gli apostoli erano prevalentemente pescatori), che c’azzecca – direbbe Di Pietro – il cammello con l’ago da cucito? Invece la metafora ha senso se si cerca di spiegare ai pescatori la difficoltà di far passare attraverso la cruna dell’ago al posto del solito spago che serviva a rammendare le reti la corda che serviva ad attraccare la barca.

    >Hai visto mai che possa iniziare a credere ai miracoli!…<
    Se hai votato per Prodi nella speranza che risollevasse le sorti del Belpaese, già l’hai fatto:-).

    >Attento che la Sardina può diventare Shardana…<
    Si ma anch’io della stessa razza sono. Albanese, discendente da Illiri, a sua volta discendenti da Pelasgi, nome con cui gli storici dell’antica Grecia chiamavano anche gli abitanti della Sardegna. Siamo cugini, via!

    >P.S. Ma tu hai mai chiesto scusa in vita tua?<
    Certo, quando ho sbagliato.

    Ciao

    Ritvan

  36. utente anonimo says:

    Rif. 35

    Ritty mi hai fatto ridere, ma non te lo confesserò mai e poi mai!…

    Sardina

  37. utente anonimo says:

    Cari Sardina e Ritvan,

    commento ancora quaggiù, ci sto prendendo gusto per vostro merito.

    Sono preoccupato del fatto che muoiono automobilisti, motociclisti, pedoni, ciclisti, nullafacenti e nanovotanti casalinghe :) ecc. ma i lavoratori no non possono morire! Ecco, non vorrei che gli faccino indossare uno scafandro con telecamera incorporata, onde l’esperto possa teleguidarli dalla centrale operativa.

    A tal proposito è disceso dal Sicomoro, col cestino, una cosa interessante (come potrebbe essere altrimenti?). s=serse

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