Dâr Fûr (II)

Esiste la signora Fatima, profuga ad al-Fashir.

Esiste Mario Rossi, blogger italiano di buona volontà, esperienze di viaggio a Sharm el-Sheikh e Phuket, che fa un giro in Internet prima di andare a cena dalla suocera.

Esiste Mike Dangerchuk, pianificatore strategico del Sudan Office che timbra il cartellino tutte le mattine al Pentagono.

In altre parole, ci sono tre cose del tutto diverse.

Una tragedia, che indubbiamente esiste; la percezione occidentale, filtrata dai media, di tale tragedia; e la manipolazione politica di tale percezione.

Chiaramente la manipolazione funziona bene, solo perché ogni discussione sulla nostra percezione viene travisata come negazione della tragedia e offesa alle vittime. Come dire, se io critico Mike Dangerchuk e Mario Rossi, vuol dire che odio la povera Fatima, o sono pagato da quelli che la maltrattano.

Questo è un vecchio ricatto, da cui è bene liberarsi.

Il Sudan viene spesso definito un "failed state", uno "stato fallito". Il termine non mi piace: molto americanamente, indica che esiste un unico modo valido per organizzarsi e chi non ci riesce è un "fallito". Ma possiamo usarlo per dare un nome al fenomeno che abbiamo descritto nel primo post sul Darfur.

In questo, il Sudan è in buona compagnia, come ci dimostra questa mappa. Si tratta di una carta del tutto soggettiva e priva di valore concreto. Ma ci dà un’idea del fatto che gli stati funzionanti (in giallo e verde) sono, guardacaso, anche quelli economicamente e militarmente dominanti, a parte qualche curiosità come la Mongolia:

Una persona raziocinante dovrebbe concludere che se la maggior parte del pianeta non ha stati affidabili, vuol dire che il problema non è questo  "dittatore pazzo" o quel "predicatore sanguinario", come fanno pensare i media.

La teoria del Mad Dictator, infatti, è ancora più ridicola di quella razzista, secondo cui gli "stati falliti" sarebbero colpa di popolazioni nate "senza il gene della tolleranza" (come ha detto recentemente un ministro olandese) o che "non hanno voglia di tirarsi su le maniche e lavorare".

Nell’angolo più remoto e arido della catastrofe che si chiama Sudan, c’è un luogo che si chiama Dâr Fûr, che a giudicare dalle foto sembra la superficie diurna della Luna.

Lì, da alcuni anni, sta avvenendo qualcosa che non ha nulla da invidiare all’orrore che avviene nel resto di quell’angolo dell’Africa.

Non dimentichiamo che nel confinante Ciad è in corso una guerra civile, che segue altre guerre civili che hanno avuto inizio nel 1965.

Il conflitto tra altri due paesi che confinano con il Sudan, Eritrea ed Etiopia, dura, sotto varie forme, dal 1962.

E confina con il Sudan anche l’Uganda, un paese che, appena uscito da decenni di guerra civile e decimato dall’AIDS, ha condotto guerre in Rwanda e nel Congo-Zaire. E in quest’ultimo paese, le solite dubbie cifre parlano di quattro milioni di morti nella guerra civile e internazionale che dura da dieci anni, morti per strage, fame, malattia e persino per l’uso strategico del cannibalismo da parte di alcune milizie. Senza parlare della Somalia

Ma mentre il Mediatizzato Medio del Medio Occidente sa poco o nulla di questi altri conflitti, del Darfur ha sentito sicuramente parlare.

Se cerco su Google "Kivu" – il nome della provincia congolese più martoriata dalle recenti guerre – trovo 1.180.000 riferimenti, se cerco "Darfur", di riferimenti ne trovo 13.900.000 (ma Phuket lo batte con 14.500.000 riferimenti).

Sul Darfur, a differenze delle altre regioni che abbiamo citato, esiste una forte campagna mediatica, che parte soprattutto da ambienti evangelici di destra e sionisti statunitensi.

Questo fatto di per sé, però, non dimostra né la falsità di ciò che si dice sul Darfur, né che il Darfur rientri in qualche ampio progetto imperiale.

I complotti esistono, ma possono essere in conflitto tra di loro e soprattutto non sono necessariamente quelli che pensiamo noi; e comunque ogni cospiratore cerca di non lasciar indovinare le sue prossime mosse, né i suoi moventi. Non avendo una talpa al Pentagono, non me la sento quindi di fare ipotesi sugli scopi politici di questa campagna.

Mi limiterò a parlare di ciò che conosco, cioè del Mediatizzato Medio Occidentale.

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55 Responses to Dâr Fûr (II)

  1. Non c’è bisogno di essere “sionisti” per notare quanto il conflitto mediorientale sia enfatizzato, distorto, strumentalizzato, simbolizzato, usato come palestra di altri scontri, altre pulsioni, da destra come da sinistra. Di quanto, cioè, quella faccenda sia stata espropriata con sanguinaria violenza della sua penosa realtà materiale per assurgere a metafora di altro. Fenomeno – quello sì, davvero – straordinariamente mediatico che peraltro storicamente non è mai stato alcun giovamento per favorire il termine del conflitto, che ha la singolare caratteristica di essere eterno. E non c’è bisogno di essere “sionisti” per preoccuparsene, e magari per far notare quanto peso mediatico ha un morto a Gaza e quanto uno in Darfur.

    rosa

  2. falecius says:

    Scusa Miguel, ma Cina e Russia sono in rosa nella mappa (tra l’aktro su che indici si basa?). Io trovo che facciano parte del gruppo militarmente e politicamente dominante, assai più degli stati in verde (di cui l’unica definibile come potenza, anche se solo regionale, è l’Australia).

  3. kelebek says:

    Per rosa,

    veramente il morto a Tel Aviv fa anche lui più notizia di quello del Darfur (non voglio polemizzare dicendo che fa anche più notizia del morto a Gaza).

    E’ l’intera questione israelo-palestinese a essere caricata di significati, come giustamente dici.

    Miguel Martinez

  4. utente anonimo says:

    “stato fallito” (…): molto americanamente, indica che esiste un unico modo valido per organizzarsi e chi non ci riesce è un “fallito”

    per la verità con “failed state” (o “etats sans goouvernement”, o ancora “collapsed states”) si indica un’altra cosa, in cui non c’è un giudizio morale: quel determinato stato non riesce a controllare il territorio e quindi non è più uno stato.

    è una teoria che può portare (ma non è affatto automatico) a delle conseguenze piuttosto considerevoli che descrivo molto schematicamente:

    se lo stato x non esercita il controllo del territorio viene meno in quanto stato e quindi chiunque può intervenire nella regione con la sua missione più o meno umanitaria

    roberto

  5. kelebek says:

    per roberto n. 4

    hai ragione. Casomai avrei dovuto dire, non “indica”, ma qualcosa come “suggerisce al lettore che…”.

    Perché ciò che è interessante è il fatto che si ritenga che la totalità del pianeta debba avere un unico sistema di governo, lo “stato”, sostanzialmente inventato in una parte d’Europa in secoli recenti.

    Altrimenti scatta appunto la “ingerenza umanitaria” con tutto ciò che ne consegue.

    Miguel Martinez

  6. falecius says:

    Ripassino di diritto internazionale: la condizione di failed state non rende il suo territorio “res nullius” (il concetto stesso è praticamente sparito dal diritto internazionale attuale: quelle che una volta erano condiderate res nullius, oggi sono meglio definibili come res omnium: tale sarebbe lo status dei fondali marini extraterritoriali, dello spazio extraterrestre e dall’Antartide.).

    A “proteggere” il “failed state” da ingerenza, interventi ed invasioni sarebbe in teoria il principio di autodeterminazione; naturalmente l’ONU può autorizzare ogni sorta di interventi se questo fa comodo ai soliti noti.

  7. utente anonimo says:

    falecius:

    1. nessuno ha mai detto che uno stato failed è res nullius

    2. secondo me hai anche ragione ma:

    2.a tu stesso scrivi “sarebbe in teoria”

    2.b la “collapsing/failed state doctrine” è stata già ampiamente invocata sia in dottrina sia dagli stati sia per giustificare interventi umanitari sia nella lotta al terrorismo

    giusto a titolo di curiosità dai uno sguardo qui (punto 4.19)

    http://www.iciss.ca/report2-en.asp

    roberto

  8. utente anonimo says:

    mi correggo:

    2. hai *solo un po’* ragione: se è giusto evitare ingerenze ad capocchiam, dubito che si possa giustificare il massacro di popolazioni inermi in nome del principio di autodeterminazione

    roberto

  9. falecius says:

    Non si può, anche se qui, non essendoci convenzioni internazionali in materia, la questione rimane controversa.

    Non esiste, anche se è stato invocato, un diritto/dovere d’ingerenza da parte di singole nazioni; tuttavia è generalmente riconosciuto che in caso di massacri, il Consiglio di Sicurezza può autorizzare o gestire interventi.

    Il diritto all’autodeterminazione non implica (ripeto, in teoria e dottrina!) il diritto a massacrarsi a vicenda.

  10. utente anonimo says:

    ok falecius,

    ti propongo per un attimo di deporre i libri e di provare a risolvere un problema:

    nello stato “a” bande di assassini seminano il terrore fra la popolazione civile di un gruppo etnico.

    lo stato “a” se ne frega/ non ha nessun mezzo per intervenire nella migliore delle ipotesi e aiuta gli assassini nella peggiore.

    il consiglio di sicurezza è paralizzato dal veto dello stato “b” che vede di buon occhio lo sterminio du una popolazione di pezzenti seduta su una miniera di diamanti.

    lo stato “c” vuole intervenire lo stesso perchè (a scelta)

    - è animato da buone intenzioni (il sangue verato di una popolazione inerme gli fa schifo)

    - è animato da semplice egoismo (i profughi in arrivo dallo stato “a” rendono la situazione drammatica nello stato “c”).

    ovviamente lo stato “a” considera un’ingerenza ed una lesione della sua (ahimé precaria) sovranità ogni passo al di là della frontiera

    ovviamente le sanzioni economiche hanno avuto solo l’effetto di far morire di stenti donne e bambini della popolazione sfigata (gli uomini erano già stati fatti fuori dagli assassini)

    che si fa?

    roberto

  11. utente anonimo says:

    “sembra il lato arroventato della Luna”

    Probabilmente ti confondi con Mercurio, che rivolge sempre la stessa faccia al Sole.

    La Luna rivolge sempre la stessa faccia alla Terra, ed è rispetto a questa che un suo emisfero è definito “oscuro”. Ma l’illuminazione solare la riceve a tempi alternati, proprio come il nostro pianeta.

    Anonimo qualunque

  12. utente anonimo says:

    Segnalo un interessante dossier sul Darfur: DARFUR, COME I LABORATORI DELLA GUERRA UMANITARIA STANNO PREPARANDO L’INTERVENTO MILITARE CONTRO IL SUDAN su http://www.contropiano.org/

    Antonio

  13. kelebek says:

    Per anonimo qualunque n. 11

    hai ragione, ho scritto qualcosa di piuttosto ambiguo.

    Adesso lo riscrivo.

    Miguel Martinez

  14. falecius says:

    Roberto 10:

    L’esempio più clamoroso, ma non certo unico, di una situazione del genere avvenne nel 1979, quando il Vietnam invase la Cambogia e rovesciò Pol Pot.

    In quel caso gli USA e la Cina si opposero all’intervento invocando il principio di non ingerenza, il Vietnam sostenne le sue ragioni in base al diritto umanitario. Alla fine il Vietnam agì unilateralmente (col sostegno sovietico), e la Cambogia sprofondò in una cupa guerra civile (anche a causa del sostegno dato agli khmer Rossi da Cina e Thailandia col consenso americano). Esistono diverse somiglianze con la situazione afghana post-talebani.

    Tendezialmente, su base morale, ti direi che lo Stato c ha il diritto/dovere di intervenire. Su base storica e politica, il problema è che

    - interventi di questo tipo raramente riescono a migliorare la situazione: in Cambogia ed Afghanistan si passò dal totalitarismo all’anarchia, onestamente non ti saprei dire cosa sia peggio.

    - se viene legittimato il principio di un intervento unilaterale di questo tipo, rischiano di generarsi infiniti pretesti per guerre che di fatto sono pure e semplici aggressioni contro regimi sgraditi. Nella pratica non è sempre facile definire quantitativamente il livello oltre il quale la situazione richiede/permette un intervento esterno.

    Io credo che il sistema mondiale articolato in stati nazionali titolari della sovranità sia pochissimo adeguato a gestire situazioni di questo tipo.

    (in sostanza non ti ho risposto, ho solo impostato il problema. Ma la risposta non ce l’ho).

    Anonimo 11:

    che mercurio rivolgesse al Sole sempre la stessa faccia e avesse quindi un lato arroventato ed un gelido ed in ombra, è vecchia convizione degli astronomi, che però è stata smentita dalle sonde Mariner alla fine degli Sessanta. La notte ed il giorno su mercurio però durano quasi due mesi, per cui la parte in cui è giorno risulta effettivamente arroventata, mentre quella in cui è notte può diventare freddissima.

  15. falecius says:

    @ Miguel: ti ho risposto da me in un arabo maccheronico. ;-) Comunque studio a ca’ Foscari come mi pare hai fatto tu, pensavo lo sapessi già.

  16. utente anonimo says:

    falecius,

    avrei scritto le stesse cose e ho gli stessi identici dubbi.

    aggiungerei che un altro problema dell’intervento umanitario è quello di salvare la vita a tizio sacrificando quella di caio (per dire, io ero favorevole all’intervento umanitario in kossovo, ma radere al suolo la serbia mi pare un’esagerazione)

    roberto

  17. utente anonimo says:

    Per la Cambogia ho qualche dubbio che l’occupazione vietnamita e la guerra successiva possano essere state peggio della dittatura di Pol Pot il bonaccione.

    Per MM: passi per tutto il resto dell’Africa, ma che la Somalia sia dimenticata mi sembra troppo! Certo, interessa meno del Grande Fratello, ma questa è un’altra storia (anche le elezioni presidenziali in Francia interessano meno del Grande Fratello ed hanno meno spazio di Mastella).

    Trovo divertente il tuo lungo e maldestro tentativo di difendere il governo di Kartuom, che interesse personale hai? Manuali tecnici sulla sottomissione dei negri agli arabi? :)

    Ciao

    Francesco

  18. utente anonimo says:

    PS

    da dove viene la curiosa mappetta scandinavo-centrica?

    In ogni caso, che, in un confronto tra stati funzionanti e stati falliti, i primi vadano meglio non parrebbe strano neppure agli ultrà del Cosenza.

    Francesco

  19. falecius says:

    @ Francesco: l’occupazione vietnamita era indubbiamente migliore del regime di Pol Pot. ma nel corso della guerra gli khmer rossi erano una delle parti in lotta, con le conseguenze che possimao immaginare.

    A me non pare che MM “difenda” il governo di Khartum.

  20. utente anonimo says:

    x Falecius

    ah no? tutta questa tirata per ignorare che i polentoni sudanesi stanno ad organizzare le mazzate ai terroni, MM ce la propina per caso?

    non sto dicendo che a Washington patiscano molto per i dolori dei sud sudanesi, sto dicendo che MM ha messo su un bello sbarramento d’artiglieria perchè si ignorino le responsabilità del governo (che al nord governa eccome) locale nelle sofferenze del Dar Fur.

    e il fatto che il governo sudanese sia un regime islamista aiuta a spiegarsi il comportmanento dei due (MM e l’Impero)

    Francesco

  21. utente anonimo says:

    @ Falecius & Francesco & roberto

    “- interventi di questo tipo raramente riescono a migliorare la situazione: in Cambogia ed Afghanistan si passò dal totalitarismo all’anarchia, onestamente non ti saprei dire cosa sia peggio.”

    Cosa mi dite, a questo proposito, dell’intervento dell’FPR (Front Patriotique Rwandais) in Rwanda, che, anche se al prezzo di c.ca 50.000 morti, arrestò il genocidio del 1994?

  22. falecius says:

    @Anonimo 21: faccio fatica a definire l’intervento del FPR un’intervento umanitario esterno. Gli “inkotanyi” controllavano già una parte del Rwanda da circa 4 anni ed aspiravano a prendere il potere su tutto il paese, quando inizò il genocidio.

    Fu il successivo intervento francese (per proteggere gli Hutu da rappresaglie indiscriminate che, in effetti furono molto limitate) che si qualificò a livello internazionale come “umanitario” e fu sicuramente esterno. Ma la Francia non fece nulla per impedire il genocidio Tutsi, anzi appoggiò indirettamente i suoi responsabili.

  23. utente anonimo says:

    anonimo 21,

    parli del FPR contro i cui dirigenti sono in corso processi per crimini contro l’umanità in spagna e belgio?

    non mi sembrano argomenti su cui scherzare

    roberto

  24. utente anonimo says:

    in effetti,

    pure io avevo avuto la vaga impressione di una impercettibile vena di simpatia di miguel per gli islamisti che governano a khartoum

    roberto

  25. falecius says:

    A parte che il gruppo più islamista a khartum è stato estromesso dal potere un po’ di tempo fa (Turabi & company) e adesso comandano dei militari indubbiamente rozzi e brutali, ma dire islamisti (in senso stretto) non saprei.

  26. utente anonimo says:

    Ciao ragazzi, sto uscendo, ho scorso solo velocemente i vostri interventi ma senza leggerli bene_ Prometto che quando torno mi ci metto, perché mi sembra una chiacchierata stimolante_

    Però voglio fare una domanda – poi ci risentiamo_

    Siamo tutti d’accordo che – a parte Russia e Cina su cui ci sarebbe da fare un discorso a parte – tutti gli stati indicati nella cartina come failed, o come disgregati nel significato di stato, prima di incontrare/scontrarsi/essere ingurgitati dalla cultura occidentale no erano affatto falliti né disgregati??

    Leonardo Migliarini

  27. utente anonimo says:

    Ah, un’altra cosa_

    Per Francesco & C.

    sulla possibilità di fare le cose “fuori dalla logica di mercato” per interesse collettivo_

    Qui a Santiago de Chile dal 10 Febbraio hanno cambiato tutto il sistema di trasporti – per una serie di ragioni, hanno combinato un casino quasi da guerra civile_ Quindi i giornalisti si sono messi a studiare i sistemi di trasporti che funzionano nel mondo per paragonarli con la schifezza che hanno impiantato qua_ In particolare sono usciti vari servizi e studi sui sistemi di trasporti di Singapore e Giappone_

    Ebbene – in entrambi i casi i tasporti sono gestiti a maggioranza statale, e per mantenere i costi quasi senza peso per i cittadini devono essere mantenuti in passivo costante, passivo che ovviamente si accolla lo Stato_

    Questo vuol dire fare le cose fuori dalla logica di mercato per il bene comune_ Dove i trasporti vengono gestiti completamente da privati – vedi America Latina – c’è un conflitto continuo fra qualità del servizio e costi pesanti per i cittadini_

    Ora, qualcuno di voi potrebbe essere un matematico finanziario e dirmi che i cittadini pagano ugualmente il servizio con le tasse, e quindi pesa sulle loro tasche lo stesso_ Io non ho i mezzi adesso per dimostrargli galileianamente che la proporzione non è proprio così matematica, ma il mio Sesto Buon Senso mi dice che è così – non è la stessa cosa in questo caso ridistruibire il costo sulla collettività o tirarlo fuori dalle tasche dei cittadini_

    Infine – non ho la più pallida idea di come funzionano i trasprti in USA – se pubblici o privati, e quanto privati_ Ma se il Giappone, uno dei principi dell’economia Capitalista, capisce che il liberismo non è un dogma ma uno strumento da usare quando serve davvero – allora ci rendiamo conto di quanto ci piace farci fottere a noi italiani_

    Ci hanno quasi ricattati perché privatizzassimo tutto e noi, da bravi sudditi diligenti, gli abbiamo regalato addirittura le infrastrutture – non solo la gestione dei servizi, ma addirittura le strutture_

    Leonardo Migliarini

  28. qua c’è da sapere cosa nasconde il sottosuolo del darfur…nel 2005 fu scoperta anche una importante fonte petrolifera…

    bel post

    a presto

    orso

  29. falecius says:

    Leonardo: prima non erano nemmeno Stati, non nel senso moderno del termine. Se vai a guardare, per la grande maggioranza sono ex-colonie :)

  30. utente anonimo says:

    Purtroppo anche in me sovviene il sospetto che MM tratti il Sudan secondo un’ottica di “reductio ad Africam”, cercando di mescolare nel grande calderone del falcidiato continente le specificità di un regime ignobile in cui la parte araba è palesemente colpevole di conversione forzata, pulizia etnica e strage delle popolazioni nere meridionali.

    Che poi questo venga usato strumentalmente dal “nemico” nel ben noto clash, è vero. Ma non cambierà di una virgola di cosa penso riguardo alle milizie Janjawid.

    Antonello

  31. utente anonimo says:

    Sì Falecius – intendevo dire che non erano “società” fallite né disgregate – avevano i loro ritmi e struuture sociali tradizionali che duravano da millenni senza troppi traumi_

  32. utente anonimo says:

    Leonardo, solo per curiosità. Il bieko Pinochet ha imposto per caso a suo tempo laggiù tastiere di PC con l’underscore (_) al posto del punto?:-). O è solo un metodo per identificarti facilmente quando ti dimentichi di firmare?:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Il liberismo e l’economia di mercato funzionano bene solo a due condizioni indispensabili:

    1. Che ci sia effettiva concorrenza fra gli attori

    2. Che lo Stato controlli la qualità dei beni e servizi offerti, invece di diventare esso stesso un fornitore degli stessi.

    Per farti un esempio. Sarebbe da manicomio proporre la privatizzazione della polizia, in nome dell’economia di mercato. Come lo sarebbe chiedere di abolire i controlli dei NAS, AUSL ecc. su alimentari, ristorazione ecc., sempre in nome della “sacralità” dell’economia di mercato.

    Il trasporto pubblico nelle città si può privatizzare benissimo: basta dare alla società che si aggiudica l’appalto la stessa cifra che lo Stato attualmente versa nelle casse della municipalizzata diventata ricettacolo di clientes dei politici. E poi mandare ispettori a controllare la qualità dei servizi, cosa che oggi nessun politico fa, visto che l’ispettore dovrebbe andare a controllare il lavoro degli amichetti fancazzisti e ipersindacalizzati dello stesso politico, il quali li ha sistemati proprio lì:-).

    A questo proposito, vidi alcuni mesi fa 3 meccanici che stavano aggiustando una scala mobile della metro. Uno stava limando qualcosa con una lima, l’altro gli faceva luce con una lampadina tascabile e il terzo teneva in mano alcuni attrezzi e conversava amabilmente con il secondo. Siccome avevo tempo da perdere (tempo MIO, non del datore di lavoro) mi sono fermato un quarto d’ora ad osservarli. Penso che un fabbro del medioevo avrebbe fatto molto prima:-). Alla fine, visto che la cosa andava per le lunghe e lo stridio incessante della lima mi stava accavvallando i nervi, me ne andai, non senza lanciare al kompagno buontempone reggiattrezzi (che probabilmente doveva essere il rappresentante sindacale della categoria:-) ) una specie di “freccetta dei Parti”: “Ehi, kompagno lavoratore, ma nessuno vi ha mai detto che è stato inventato un aggeggio elettrico chiamato “fresatrice portatile”?”

  33. utente anonimo says:

    Siempre x Leonardo

    >Ma se il Giappone, uno dei principi dell’economia Capitalista, capisce che il liberismo non è un dogma ma uno strumento da usare quando serve davvero – allora ci rendiamo conto di quanto ci piace farci fottere a noi italiani< Migliarini, per favore, non mi fare paragoni ad minchiam. Quando leggerai sulla cronaca che un macchinista italico ha fatto harakiri, sentendosi disonorato perché il suo treno è arrivato con 4 ore di ritardo, o perché un viaggiatore ha protestato per la presenza di un solo bagno funzionante sul treno, bagno purtroppo imbrattato di cacca e senza carta igienica, ebbene, allora ne possiamo riparlare di un eventuale paragone col Giappone.
    Ciao

    Ritvan

  34. utente anonimo says:

    E non mi maltrattate Miguel, perfidi che non siete altro, accusandolo in anticipo di connivenza con i bieki islamonazikomunisti del FastFood (come da definizione che diede un italico parlamentare di quella regione del Sudan:-) ). Aspettate almeno che abbia finito la serie, che diamine! Poi, lo sappiamo che finirà sempre così:-), oltre a dare un bel po’ di colpe ai bieki ameregani, ma almeno a quel punto potremo parlare con cognizione di causa. O no?:-)

    Ciao

    Ritvan Er Garantista De Noantri

  35. utente anonimo says:

    Ritvan…

    No, è che il punto non l’ho mai fatto nemmeno a mano, perché mi restava più comodo fare una linea – e così ho preso l’abitudine di farlo anche al PC_ Pinochet, se mi avesse conoscuto, credo che come minimo mi avrebbe fatto tagliare tutte le dita – così poi dovevo dattilografare col birillino_

    Perfetto, vedo che arriviamo a una convergenza_

    Sono d’accordo con i tuoi punti 1 e 2 – e infatti se lo Stato controlla il servizio non è più “libero mercato” come lo intendono loro – cioè senza nessuno che gli rompa i cogl.. e potendo massimalizzare all’estremo i profitti_

    Lo Stato comunque farebbe bene a cominciare a controllare i suoi servizi e i suoi dipendenti interni, in funzione di efficienza_

    Ma sono assolutamente sicuro che i “beni strutturali comuni”, come l’acqua, i binari, la linea elettrica, la linea telefonica, le strade, etc.. sia meglio non cederli alle private che acquistano il servizio, ma concordare un piano di uso e di manutenzione al momento della cessione_

    Infine resto convinto che certi servizi sia molto problematico privatizzarli, perché finiscono somunque per diventare un problema sociale, un problema di serenità quotidiana civica_

    Per esempio non so se hai mai vissuto in un paese con la salute privatizzata, ma non te lo augurerei mai_

    Leonardo Migliarini

  36. utente anonimo says:

    Ritvanuccio – io non pretendevo mica che i pulcinelli nostrali arrivassero alla potentissima seppur funzionale etica di ruolo, o di casta, giapponese!!??

    Ma esempi di come far funzionare bene i trasporti a partecipazione pubblica, e senza politiche finanziarie da megacorporation, se ne trovano anche dietro casa – basta guardare la Francia e la Germania_

    È evidente che con la spinta e la direzione giuste, e risvegliandoci dai dogmi moderni di fede, si può fare senza problemi_

    Noi italiani però, converrai con me, siamo particolarmente inclini per gusto a farci pascolare da chiunque abbia potere come ovini_

  37. utente anonimo says:

    >Perfetto, vedo che arriviamo a una convergenza_ Leonardo Migliarini<
    Una convergenza parallela:-), moroteamente parlando.

    >Sono d’accordo con i tuoi punti 1 e 2 – e infatti se lo Stato controlla il servizio non è più “libero mercato” come lo intendono loro – cioè senza nessuno che gli rompa i cogl.. e potendo massimalizzare all’estremo i profitti_<
    No, guarda, mi sembra che tu abbia di “loro” la stessa idea distorta di quelli dell’altra parrocchia che dicono “i comunisti mangiano bambini”:-).

    “Loro” – e anch’io con loro – intendono il mercato come un campionato di calcio. Dove ci sono diverse squadre che si scontrano per raggiungere determinati obiettivi. “Loro” mica sono contro l’esistenza di arbitro, guardialinee, regolamenti, ecc. E neanche contro il fatto che le squadre devono avere 11 giocatori in campo e non una 11 e l’altra, magari perché più blasonata, 14 o 15:-). Loro, semplicemente chiedono che se una squadra ingaggia Maradona (del ltempo che fu, eh!) nessuno Stato del cavolo ci deve mettere becco e dire:”Ah, ma non è giusto, non è equo & solidale, a ‘sto punto gli avversari hanno diritto a mettere in campo 15 uomini anziché 11″:-).

    >Lo Stato comunque farebbe bene a cominciare a controllare i suoi servizi e i suoi dipendenti interni, in funzione di efficienza_ <
    Anche. Ma non ha alcun interesse o stimolo a farlo. E poi, scusami, ma il tuo modo di esprimerti mi fa sorridere: chi sarebbe questo “Stato”, disgiunto dai suoi “dipendenti interni”? I politici? Ma non farmi ridere: se sono loro ad assumere i propri amici, amici degli amici, mogli, amanti, amichetti delle amanti, nani e ballerine a vario titolo come “dipendenti interni”!

    >Ma sono assolutamente sicuro che i “beni strutturali comuni”, come l’acqua, i binari, la linea elettrica, la linea telefonica, le strade, etc.. sia meglio non cederli alle private che acquistano il servizio, ma concordare un piano di uso e di manutenzione al momento della cessione_<
    Mah…a quel punto non si può più parlare di “privatizzazione”, bensì di una sorta di “concessione” o di “comodato d’uso”. Per le spiagge mi va bene (difatti quasi tutti i paesi non vendono le spiagge), per le linee elettriche e/o telefoniche meno. Ma io credo che non bisogna affrontare questi argomenti armati di pregiudizi ideologici (“privatizziamo tutto e subito” da una parte e “no, la proprietà dei mezzi di produzione e trasporto al popolo”, dall’altra), bensì con spirito pragmatico, ragionandovi caso per caso, anche alla luce di esperienze degli altri. Come già detto prima, io sono favorevole alla privatizzazione qualora questi crei concorrenza fra soggetti privati diversi fra di loro, ognuno interessato ad ampliare la propria clientele offrendo servizi migliori e al prezzo più basso. Fare privatizzazioni ad minchiam, come con la Telecom che si tiene il cosiddetto “ultimo miglio” della linea è una squallida parodia del mercato proprio da paese del pulcinella, una presa per il culo del consumatore.

    >Infine resto convinto che certi servizi sia molto problematico privatizzarli, perché finiscono somunque per diventare un problema sociale, un problema di serenità quotidiana civica_<
    Come dicevo io, p.es. la polizia mai!:-)

    >Per esempio non so se hai mai vissuto in un paese con la salute privatizzata, ma non te lo augurerei mai_<
    No, ho vissuto però in un paese dalla sanità totalmente pubblica. L’Albania di Hoxha. E faceva schifo. Non potevi sceglierti il chirurgo da cui farti operare: dovevi accettare quello che ti assegnava il Partito. E che tutti sapevano fosse un macellaio, ma se ti lamentavi finivi nel gulag, poiché l’esimio macellaio era per coincidenza:-) anche il Segretario della Sezione del Partito dell’ospedale e il Partito non poteva avere funzionari macellai, no? E così o ti tenevi l’ulcera o l’ernia (o quel che era) o andavi allegramente incontro alla morte (quasi) certa in sala operatoria, cantando a squarciagola l’Internazionale:-). E se avevi bisogno di un farmaco di quelli che “il bieko accerchiamento imperialisto-revisionista non ci consente di comprare all’estero” (una balla colossale, solo che non c’era valuta, perché il compagno Tiranno doveva comprare prima di tutto armi) potevi ugualmente schiattare, cantando “Bandiera rossa”.

    Poi ho vissuto in un paese dalla sanità mezza pubblica e mezza privata. L’Albania “democratica” postcomunista. Mezza pubblica perché l’ospedale era pubblico e i letti pure, ma mezza privata perché le lenzuola e i medicinali te li dovevi portare da casa. E se non davi il pizzo a medici, infermieri, e tutti gli altri, era meglio che restassi a casa. avresti vissuto più a lungo.

    Caro mio, io amo sempre ripeterlo: la democrazia, il welfare, le ricette econonomiche ecc., ecc. sono come le ricette di cucina. Nel senso che funzionano egregiamente (quasi) tutte se hai una cucina degna di questo nome, gli ingredienti giusti e un cuoco diplomato senza l’aiuto del solito amico degli amici. Altrimenti, anche la ricetta francese più raffinata finisce per scodellarti una sbobba immangiabile neanche dai maiali.

    >Ritvanuccio – io non pretendevo mica che i pulcinelli nostrali arrivassero alla potentissima seppur funzionale etica di ruolo, o di casta, giapponese!!??<
    E allora lascia perdere i paragoni col Giappone.

    >Ma esempi di come far funzionare bene i trasporti a partecipazione pubblica, e senza politiche finanziarie da megacorporation, se ne trovano anche dietro casa – basta guardare la Francia e la Germania_ <
    Hai detto nulla! Guarda fratello che è sempre una questione di psicologia di massa. I capistazione francesi non faranno harakiri se il bagno del treno e merdoso, d’accordo, ma alla “Grandeur de la France” ci tengono eccome e se un albanese “sauvage” o italiano “macaronì” fa qualche osservazione sarcastica son capaci di rimboccarsi le maniche e pulirlo di persona. Invece, il capostazione italico, con aria indolente ti risponde:”E che ci dobbiamo fare, ci chiamano Sud Europa, ma in realtà noi siamo Nord Africa”:-).

    Dei tedeschi, poi, non ne parlare nemmeno. Per loro “Ordnung is ordnung” punto e basta. E quando non hanno un fucile in mano:-) sono da ammirare.

    >È evidente che con la spinta e la direzione giuste, e risvegliandoci dai dogmi moderni di fede, si può fare senza problemi_<
    Già, meno dogmi e più pragmatismo.

    >Noi italiani però, converrai con me, siamo particolarmente inclini per gusto a farci pascolare da chiunque abbia potere come ovini_<
    Ma non credo, questo quadro è più attinente a tedeschi e giapponesi. Semmai voi fate finta di obbedirgli, poi gli fate le boccacce da dietro e cercate di fregarlo, prima che lui – così pensate – freghi voi. Senza accorgergervi di avere di fronte il VOSTRO Stato. Esattamente come fanno anche gli albanesi.

    Ciao

    Ritvan

  38. utente anonimo says:

    Non so, Ritty – io ho espresso il mio pensiero in forma più generalizzata possibile – anche perché mi ero stancato di scrivere e andavo di fretta_

    Te hai messo vari puntini sulle i – e direi che sono d’accordo – non mi piace “discutere” on line perché è un mezzo lento_

    Il “liberismo” va bene, ma sempre con un arbitro e un’ottica pragmatica – e non mi vorrai dire che tutti i dirigenti politici, economici, culturali del mondo sono disposti ad avere un arbitro e a dargli retta??

    Gli americani lo fanno solo sul proprio territorio – perché “avere degli arbitri fa bene alla vita dei cittadini, e non vogliono mettersi contro i propri – mentre nel resto del mondo agli arbitri li ammazzano_

    Per non parlare dei nostri meravigliosi imprenditori indigeni – che solo a sentir parlare di arbitro entrano in epilessia retorica_

    Io soltanto non credo a quella tua fantasia della genetica culturale, per cui un popolo ha delle inclinazioni che non si possono contrastare, o con le quali non è possibile incamminarsi verso una direzione più efficiente di amministrazione pubblica_ I tedeschi non erano tanto diversi da noi in passato_

    Direi che il problema per l’Italia è stato di una serie di sovrastrutture incancrenite e parassitarie, sulle quali se ne sono installate altre ugualmente rigide e piramidali_ Non soe sono stato anbbastanza chiaro, ma il discorso è difficile da fare in per quProprio con gli esempi

  39. utente anonimo says:

    Maledetto ‘sto Splinder – mi incasino sempre_ RISCRIVO DACCAPO

    Non so, Ritty – io ho espresso il mio pensiero in forma più generalizzata possibile – anche perché mi ero stancato di scrivere e andavo di fretta_

    Te hai messo vari puntini sulle i – e direi che sono d’accordo – non mi piace “discutere” on line perché è un mezzo lento_

    Il “liberismo” va bene, ma sempre con un arbitro e un’ottica pragmatica – e non mi vorrai dire che tutti i dirigenti politici, economici, culturali del mondo sono disposti ad avere un arbitro e a dargli retta??

    Gli americani lo fanno solo sul proprio territorio – perché “avere degli arbitri fa bene alla vita dei cittadini, e non vogliono mettersi contro i propri – mentre nel resto del mondo agli arbitri li ammazzano senza battere ciglio_

    Per non parlare dei nostri meravigliosi imprenditori indigeni – che solo a sentir parlare di arbitro entrano in epilessia retorica_

    Io soltanto non credo a quella tua fantasia della genetica culturale, per cui un popolo ha delle inclinazioni che non si possono contrastare, o con le quali non è possibile incamminarsi verso una direzione più efficiente di amministrazione pubblica_ I tedeschi non erano tanto diversi da noi in passato_

    Direi che il problema per l’Italia è stato di una serie di sovrastrutture incancrenite e parassitarie, sulle quali se ne sono installate altre ugualmente rigide e piramidali_ Non so se sono stato abbastanza chiaro, ma il discorso è difficile da fare in questo spazio_

    E comunque, gli stati che si dimostrano efficienti e funzionano anche sul piano del controllo interno, ti dimostrano che è possibile farlo_

    Sulla privatizzazione del servizio sono completamente d’accordo – resto solo convinto che non si possa vendere anche la struttura, ma che ci debba essere una forma di mantenerla pubblica, sulla quale poi le varie compagnie private “fanno passare” il servizio che offrono_

    Infine – mi brontoli perché ti faccio paragoni col Giappone e poi mi fai i paragoni con le amministrazioni comuniste?? Maddai!! Di’ la verità, avevi mangiato sette budini di mascarpone armato al molibdeno e ti era uscito per un attimo il sangue dal cervello_

    Non mi dirai che le amministrazioni “pubbliche” degli stati comunisti non funzionavano solo perché erano pubbliche?? Io direi meglio che quegli stati non funzionavano quasi, dico quasi per prudenza, in nulla proprio per come erano stati progettati da cagare fin dalle basi_ Tanto per restare sempre sul generico_

    Alla prossima_

    Leonardo Migliarini

  40. utente anonimo says:

    Miguel, dai un’occhiata qui:

    https://www2.blogger.com/comment.g?blogID=23305468&postID=5671980394472829777&isPopup=true

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Scusa se ti scrivo qui, ma l’hai detto tu che la tua posta non funziona.

    P.S.2 Potrei sapere – sempre in relazione all’argomento – la tua data di nascita? La mia posta funziona benissimo:-)

  41. kelebek says:

    Certi commenti sono davvero strani.

    Uno cerca di capire qualcosa di più su una situazione profondamente complessa e sui suoi riflessi.

    E trova gente che freme e dice, “andiamo, forza, che si fa, che non ce ne frega niente di capire”. E altra gente che dice, o quasi, “tutto sto sforzo di capire non mi piace, vuol dire che ti paga il governo sudanese”.

    Di blog dove con un clic potete mandare qualche euro a qualcuno, che dice che poi lo manda nel Darfur, è pieno internet, lì i precipitosi possono fare qualcosa subito.

    Per quanto riguarda i soldi dal governo sudanese, stanno aspettando la piena del Nilo per mandarmeli.

    Miguel Martinez

  42. kelebek says:

    Per Ritvan n. 40

    Grazie della segnalazione e della difesa!

    :-)

    Comunque mi si può scrivere a muqawama@gmail.com

    Miguel Martinez

  43. utente anonimo says:

    ritvan e lorenzo,

    quando parlate di trasporti pubblici efficienti per favore toglietemi la francia, che è un paese dove:

    - una città come marsiglia i trasporti sono stati bloccati da 32 (dico trentadue) giorni di sciopero totale (24/24 7j/7)

    - la sncm (già tristemente famosa per i suoi venti di giorni di sciopero ogni estate sui traghetti per la corsica) ha bloccato totalmente per tre settimane ogni trasporto per la corsica in nome della “continuità del servizio pubblico” (delizioso vero? blocco un servizio pubblico per garantirne l’esistenza)

    - a memoria d’uomo nessuno si ricorda due mesi di fila senza scioperi dei servizi pubblici parigini (io ho vissuto un blocco totale di 15 giorni causato dalla falsa notizia dell’aggressione ad un controllore: la sera dell’incidente tutti sapevano che non c’era stata nessuna aggressione ma 15 giorni senza poter andare a lavorare ce li siamo beccati lo stesso)

    roberto

  44. utente anonimo says:

    Miguel,

    la piena del Nilo va verso nord ma i soldi si fermano alla diga di Assuan, sorry!

    quello che dico io è che hai scritto un sacco di roba (di per sè pregevole) per nascondere quello che si capisce benissimo. e che nel caso Sudan- Dar Fur non ti piace.

    Eri più lucido quando sostenevi che l’ordine islamico a Mogadiscio o a Kabul era meglio dell’anarchia e della guerra civile, aprendo una interessante riflessione (e sono serissimo) sul fatto che è meglio un “asino” vivo che un “dottore” morto, checchè ne dicano i Neocon.

    Poi, e te lo ha detto pure Ritvan, ti eri lasciato andare a descrizioni da Mulino Bianco delle corti islamiche

    … un pò come i libri di storia che edulcorano la Seconda Guerra Mondiale, credo dando così il massimo sostegno ai vari svitati neonazisti tutti presi a gridare ” vi hanno nascosto questo e quello!”

    Francesco

  45. Santaruina says:

    “i complotti esistono”

    ossiur…. :-)

    Blessed be

  46. kelebek says:

    Per Francesco n. 44

    Guarda che le corti islamiche somale mi piacciono, il cosiddetto governo sudanese no.

    Miguel Martinez

  47. utente anonimo says:

    perchè cosiddetto?

    governare governa, visto che prosegue la guerra di occupazione del sud.

    se ti è antipatico, ti è scappato qualcosa tra le righe nei post, e sono troppo vecchio per essermelo inventato.

    ciao

    Francesco

  48. utente anonimo says:

    e la mappa da dove viene?

    sono molto incuriosito

    grazie

    Francesco

  49. utente anonimo says:

    >perchè cosiddetto?

    governare governa, visto che prosegue la guerra di occupazione del sud. Francesco<
    Ma la guerra al sud non era finita con un dignitoso accordo di pace?

    Comunque,sembra proprio che ci siano forze esterne che vedono di buon occhio la disgregazione del Sudan.

    Compito peraltro non troppo difficile,

    poichè,questa nazione,come quasi tutte quelle nate dal colonialismo europeo,è una costruzione artificiale,fatta mettendo insieme un nordest arabo/musulmano che sarebbe stato più naturale aggregare all’Egitto,un sud africano e animista/cristiano che sarebbe dovuto essere nazione indipendente,e un ovest africano/musulmano,il Darfur appunto,che,se non indipendente,avrebbe potuto essere aggregato al Ciad,ma gli accordi di pace tra Gran Bretagna e Francia seguiti alla crisi di Fashoda,assegnarono il territorio alla prima.

    Franz

  50. kelebek says:

    Per Francesco n. 48,

    per la quarta volta cerco di risponderti, ci deve essere un problema mio di connessione.

    La mappa viene da qui:

    http://www.fundforpeace.org/programs/fsi/images/fsi-map-large.gif

    Non conosco l’organizzazione che l’ha pubblicata, ho trovato per caso l’immagine, però mi sembrava comunque interessante, anche se solo come spunto.

    Miguel Martinez

  51. utente anonimo says:

    anche più che come spunto, visto dove mettono l’Italia

    peccato che non spieghino come si arriva ai voti che piazzano i paesi nelle varie categorie

    a proposito di categorie, il sito è una roba decisamente socialdemocratica, moderata, centrista

    inutile

  52. utente anonimo says:

    ah, grazie

    Francesco

  53. utente anonimo says:

    #11,

    ehm… veramente da oltre mezzo secolo ormai si è appurato che Mercurio NON mostra sempre la stessa faccia al sole :-) Il che, tra l’altro, ha pressoché azzerato l’efficacia di un ottimo racconto di Asimov scritto pochi anni prima…

    Z.

    p.s.: A proposito di res nullius. Perché gli zigani che hanno segato i lucchetti attaccati al lampione di Ponte Milvio sono stati indagati (non si sa bene per cosa, dato che si erano semplicemente impadroniti di cose abbandonate) e i deficienti che a forza di attaccare lucchetti hanno distrutto il lampione di cui sopra sono, secondo Veltroni, una sorta di orgoglio cittadino? Bah…

  54. utente anonimo says:

    a proposito di lucchetti segati, cosa si dovrebbe dire allora dei lucchetti segati e relative biciclette portate via con multe salatissime, dagli zelanti vigili urbani della mia città in nome del “decoro di Firenze”, anche quando i mezzi in questione non danno noia alcuna?

    certo il più delle volte le notizie che leggiamo ci fanno rimanere basiti!

    maria

  55. utente anonimo says:

    Cara mary, non c’hai capito ‘na mazza:-). Non è che i vigili si divertano a tagliar cavi d’acciaio e portar via biciclette. E non è nemmeno questione di “decoro”, altrimenti dovrebbero portar via anche certi signorini e signorine che stazionano in abiti indecorosi ed atteggiamenti inequivocabili, seppur equivoci:-), nelle vie dalla Decorosa Firenze dal tramonto all’alba.

    E’ una questione di “rispetto pei lavoratori”. Infatti il kompagno assessore alla mobilità di Firenze, a suo tempo, disseminò la città di rastrelliere per biciclette, impiegando all’uopo centinaia di kompagni lavoratori. Tempo dopo, siccome tu e altri soggetti anarcoidi :-) come te continuavano a snobbare le rastrelliere e legavano la loro bici al primo palo della luce che trovavano a tiro, al suddetto kompagno assessore venne un atroce dubbio:”sia mai che i kompagni lavoratori disseminarastrelliere non abbiano svolto coscienziosamente il loro compito?”. E così, decise di commissionare ad un altro gruppo di lavoratori, della cui fedeltà al Partito non sussisteva ombra di dubbio, una consulenza – pagata svariate decine di migliaia di euri – finalizzata al censimento e allo stabilire l’esatta ubicazione delle rastrelliere per biciclette nella Decorosissima città di Firenze. Una voltà avuta in mano la mappa dettagliata, il kompagnò assessore esclamò:”Ma allora ogni metro quadrato della città è tappezzato di rastrelliere, pertanto chi si ostina a legare la bici ai lampioni è chiaramente un Nemico del Popolo, servo della Borghesia, che lo fa per disprezzo ai Gloriosi Lavoratori che hanno messo le rastrelliere e a quelli che le hanno censite! Che si usino le tronchesi e le multe nei loro confronti, visto che deportarli in Siberia ancora non si può!”

    Ciao

    Ritvan

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