Come cani di paglia

Dice il Tao Te King:

Il cielo e la terra sono inumani; trattano i diecimila esseri come cani di paglia per il sacrificio.

I

Piccolo cane di paglia
pulci vere e due sassi per gli occhi
due sassi sfregati per darti fuoco
due sassi a terra per farti da tomba

una bambina prende i due sassi occhi
una bambina prende i due sassi per far fuoco
una bambina prende i due sassi tomba

visione fuoco e morte tra le dita

conta, confondendo, le dita

tira i sassi tutti insieme nell’acqua

guarda l’acqua vede i cerchi

nei cerchi ci sono un milione di teschi di Verdun
tutte le vertebre di Stalingrado
i cavalli morenti di Waterloo

la lama di ossidiana taglia il cuore
e le vedove urlano dal ventre dal seno
e sanguinano dagli occhi

la bambina guarda il cielo viene giù il bombardiere
il mitragliere di prua e di poppa
la radio suona forte più forte del rumore dei motori
e il mirino punta tra gli occhi della bambina

II

La bambina guarda la neve
ogni fiocco diverso, dicono, da ogni fiocco che sia mai esistito
ogni fiocco un volto
ogni fiocco si scioglie nell’odore denso e nero di terra
e di aghi di pino
– vai, prendi l’ago, lo infili sotto pelle
ti incidi il pollice per far uscire una goccia di sangue.

Ogni fiocco un volto
occhi vivi e piccole dita per toccare l’universo
aste di legno disposte a terra
per sognare mondi
saltando cantando gioiendo delle stelle e del freddo

poi l’orrore squarciato e violato
astuzia e lunghe dita avide
occhi che si fanno cattivi per la paura
le dita che non trattengono più nulla
artigli di argilla che afferrano la polvere

fiocchi fiocchi fiocchi di neve
apri la bocca verso il cielo
cento fiocchi si sciolgono sulla punta della lingua

III

I lupi non sono cani
non sono di paglia
sono inumani quanto il cielo e la terra

la signora dei lupi si sveglia molto prima che sorga il sole
ma ha già occhi color del tramonto
sono vino sono pioggia chiara
morde la melagrana
appare in una maiolica e ti scompare tra le dita
la chiami con una campana di argento rubata
ne segui le orme sulla neve ti ingannano
ti cercano ti sfuggono

IV

E’ la storia del cane di paglia
dei sassi
della bambina
della signora dei lupi
e del silenzio della neve

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16 Responses to Come cani di paglia

  1. iperhomo says:

    Bella. Non si dovrebbe parlare, infatti. Però parliamo, per farci coraggio, forse.

    Un abbraccio.

    Ipo

  2. “Hold a Knife, Blooded, to the Throat of Love”

  3. ikalaseppia says:

    sta all’uomo vero riunire cielo e terra, immobile nella confusione, e indifferente alla vita e alla morte, come un cane di paglia che il cielo avvolge e la terra sostiene

  4. utente anonimo says:

    io ho smesso di voler essere altro da un cane di paglia. Bellissima.p

  5. kelebek says:

    Grazie dei commenti.

    Pochi, evanescenti, profondi.

    Miguel Martinez

  6. utente anonimo says:

    Nessuno che faccia parafrasi della poesia, nessuno che la spieghi.

    Son dovuta andare a cercare su internet per capire cos’era questo cane di paglia: è saltato fuori che i cani di paglia erano antichi feticci sacrificali.

    Ho trovato anche la critica del film ” Cane di paglia”, che ha preso il titolo dal verso del Tao Te King.

    E’ stato leggendone la trama che ho cominciato a fare qualche associazione con i temi di Kel.

    Il protagonista del film è l’uomo ” civile ” pacifico, abitudinario, che finge di non vedere per non complicarsi la vita, poco stimato dalla moglie, che lo considera un debole.

    In effetti lui è proprio così, fino a che i bulli del posto , dopo averlo in tutti i modi offeso e provocato, non attaccano la casa in cui vive. La casa è, per il protagonista, più importante della moglie, fa emergere in lui la natura bestiale, l’istinto alla difesa del proprio “territorio”.

    Reagisce trasformandosi in animale uguale ai teppisti, e , con il vantaggio di essere intelligente, li ucciderà. Non sarà più lo stesso uomo, non sarà più un programmato, un defilato, un ” comodista” : è pronto ad affrontare quel che il giorno gli porta, quel che la strada gli prospetterà man mano che la percorrerà.

    Non ho ancora capito il titolo, comunque.

    Il protagonista, da cane di paglia, si è trasformato in lupo ?

    I palestinesi, da cani di paglia, si trasformano in lupi che guerreggiano contro altri lupi ?

    In breve, qualcuno ci ha capito qualcosa ?

    Aurora.

  7. utente anonimo says:

    Rif. 6 Grazie Aurora, io non ne ho avuto il coraggio.

    Ciao Sardina

  8. utente anonimo says:

    >Nessuno che faccia parafrasi della poesia, nessuno che la spieghi. Aurora<
    Piano col ditino puntato, caro avvocato, mica siamo pagati, eh!:-)

    E poi qui vige la più bieka e kapitalistika divisione del lavoro: la sezione “Poesie & affini” e stata affidata in esclusiva a te e a p. : casomai pigliatela solo con lui!:-)

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Sì, anch’io l’ho interpretata cosi: i “bambini” palestinesi, sotto l’attacco dei “bulli” israeliani, da cani di paglia si trasformano in lupi. La solita storia ad usum delphini, insomma. Perché avrei dovuto commentarla, quando anche i sassi che leggono questo blog sanno come, invece, la penso?

    P.S.2 Esteticamente parlando, la poesia l’ho trovata assai bella. Ma siccome sono notoriamente un rozzo, volgave (sic) e materialista:-), non credevo che la mia opinione in merito interessasse a qualcuno.

  9. utente anonimo says:

    Le poesie possono essere viste come terre emerse. In superficie sono compatte, ma sono profondamente attraversate da faglie di significati.

    Quella rilevata da me grosso modo è questa:

    la vita è un gioco crudele. La bambina gioca, il cane di paglia è un giocattolo, il giocattolo e la bambina sono la stessa cosa. La conta sulle dita è una filastrocca di giochi di bambini che da tempo immemore cantano. Il tutto mi ricorda questi versi di gozzano:

    . A quanti bimbi morti

    passò di bocca in bocca

    la bella filastrocca

    signora delle sorti?

    La neve sono tutti gli altri cani di paglia. Tutti noi. Tutti diversi e tutti accomunati dallo stesso diestino di cadere e scioglierci nella terra. Tutti siamo in tutti. È la mia interpretazione della punta di lingua protesa a cogliere quanti più può fiocchi di neve.

    Neve, sfondo classico di lupi affamati e famelici. C’è chi pensa di sfuggire al destino di essere cane di paglia trasformandosi in lupo. Ma è un cane di paglia per “la signora delle sorti”/signora dei lupi, che non si fa trovare da nessuno e comanda i lupi che cercano di comandare.

    Tutto infine ricopre una coltre di silenzio, che l’attimo presente illusoriamente spezza. E i versi che mi ricorda sono questi:

    Ma sedendo e mirando, interminati

    spazi di là da quella, e sovrumani

    silenzi, e profondissima quïete

    io nel pensier mi fingo, ove per poco

    il cor non si spaura. E come il vento

    odo stormir tra queste piante, io quello infinito silenzio a questa voce

    vo comparando: e mi sovvien l’eterno,

    e le morte stagioni, e la presente

    e viva, e il suon di lei

    Ma è solo una delle tante possibili faglie sotto la compattezza superficiale del testo.p

    ps: A te piace scherzare, ritvan, ma nessuno è specializzato in nessuna cosa qui. Se non altro perché manca un aspetto importante della specializzazione, cioè d’essere pagato come “esperto”.

  10. utente anonimo says:

    >A te piace scherzare, ritvan ma nessuno è specializzato in nessuna cosa qui. Se non altro perché manca un aspetto importante della specializzazione, cioè d’essere pagato come “esperto” p.< Già. Visto che prima o poi la signora delle sorti/signora dei lupi ci fisserà un appuntamento a cui non possiamo rifiutarci di andare, allora forse è meglio ingannare l’attesa scherzando, piuttosto che piangendo.
    Qui siamo nella Dittatura del Proletariato Traduttore (detto altrimenti “Kelebek”). Il denaro è stato abolito, nessuno paga, né viene pagato, ma non si è riusciti ancora a far trionfare del tutto la visione marxista, abolendo la specializzazione e facendo nei 365 giorni dell’anno 365 “mestieri diversi”. Magari qualcuno è in possesso di 2, anche 3 specializzazioni, qualcun altro fa “il generico” (ovvero parla ad minchiam:-) ), ma converrai con me che p.es. è difficile che qui appaia una poesia senza che Aurora ci si butti in picchiata, o che si parli di marxismo e tu ostenti indifferenza:-).

    Ciao

    Ritvan

    P.S. Da modesto peone in campo poetico, mi permetto sommessamente di copincollare il testo della canzone “Samarcanda” di Vecchioni.

    (Si prega di notare che “Nera Signora” fa rima con “Aurora”. Sarà un caso?:-) )

    “C’era una grande festa nella capitale

    perché la guerra era finita.

    I soldati erano tornati tutti a casa e avevano gettato le divise.

    Per la strada si ballava e si beveva vino,

    i musicanti suonavano senza interruzione.

    Era primavera e le donne potevano, dopo tanti anni,

    riabbracciare i loro uomini. All’alba furono spenti i falò

    e fu proprio allora che tra la folla,

    per un momento, a un soldato parve di vedere

    una donna vestita di nero

    che lo guardava con occhi cattivi.”

    Ridere ridere ridere ancora

    ora la guerra paura non fa,

    brucian le divise dentro il fuoco la sera,

    brucia nella gola vino a sazietà

    musica di tamburelli fino all’aurora

    il soldato che tutta la notte ballò

    vide tra la folla quella nera Signora

    vide che cercava lui e si spaventò.

    “Salvami, salvami grande sovrano

    fammi fuggire, fuggire di qua

    alla parata lei mi stava vicino

    e mi guardava con malignità”

    “Dategli, dategli un animale,

    figlio del lampo, degno di un re

    presto, più presto perché possa scappare

    dategli la bestia più veloce che c’è”.

    “Corri cavallo, corri ti prego

    fino a Samarcanda io ti guiderò

    non ti fermare, vola ti prego

    corri come il vento che mi salverò…

    oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo,

    oh oh cavallo, oh oh”.

    Fiumi poi campi poi l’alba era viola,

    bianche le torri che infine toccò,

    ma c’era tra la folla quella nera Signora

    e stanco di fuggire la sua testa chinò

    “Eri tra la gente nella capitale

    so che mi guardavi con malignità

    son scappato in mezzo ai grilli e alle cicale

    son scappato via ma ti ritrovo qua!”

    “Sbagli, ti inganni, ti sbagli soldato

    io non ti guardavo con malignità,

    era solamente uno sguardo stupito,

    cosa ci facevi l’altro ieri là?

    T’aspettavo qui per oggi a Samarcanda

    eri lontanissimo due giorni fa,

    ho temuto che per aspettar la banda

    non facessi in tempo ad arrivare qua”.

    Non è poi così lontano Samarcanda,

    corri cavallo, corri di là…

    ho cantato insieme a te tutta la notte

    corri come il vento che ci arriverà.

    “Oh oh cavallo, oh oh cavallo, oh oh cavallo,

    oh oh cavallo, oh oh”.

  11. kelebek says:

    Un po’ per tutti,

    qui ci sono molte immagini diverse, esperienze personali, visioni che nemmeno io riesco ad afferrare in modo definito.

    Comunque, non sottovalutate i lupi :-)

    Quando l’ho scritto, non ho pensato affatto alla Palestina, nemmeno per un attimo.

    Poi magari ci sta anche bene, ma me lo avete suggerito voi, l’idea non parte da me.

    Miguel Martinez

  12. utente anonimo says:

    p, come sei bravo.

    “Come spirito attraversa i muri”, hai scritto una volta, ora mi sembra che tu riesca ad attraversare le faglie e le rocce.

    Comunque la richiesta di chiarimenti è servita a sgombrare dal “campo” la Palestina . ( non ci sono doppi sensi)

    Aurora.

  13. utente anonimo says:

    Mister precisino, Aurora fa rima con Signora.

    Comunque ,

    il Sole si leva al Tramonto ( disse qualcuno), quindi non sono contraria all’accostamento.

    Se poi ti piace proprio la Nera Signora, sappi che quando arriva l’ora, la trovi sia che punti a poppa sia che volgi a prora.

    Sventolando la bandiera filibustiera,

    Aurora.

  14. utente anonimo says:

    >Comunque, non sottovalutate i lupi :-) MM< Di che colore sono, grigi? (e qui il doppio senso c’è e si vede:-) )
    Ciao

    Ritvan

  15. utente anonimo says:

    >…la trovi sia che punti a poppa sia che volgi a prora….Aurora< E mi dichi, no?:-) Fantozzianamente tuo
    Ritvan il Precisino Corsaro

  16. utente anonimo says:

    bel commento p., davvero, eppoi quei versi leopardiani assolutamente meravigliosi e perenni che ti sono venuti in mente, voglio considerarli una piccola e inaspettata “sorpresa” nel virtuale uovo di pasqua.

    maria

    ps.

    miguel non avevo capito che la poesia era tua, complimenti:-)

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